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Giustizia: Sabelli (Presidente Anm) "dallo Stato schiaffi ai pm e carezze ai corrotti" PDF Stampa
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Corriere della Sera, 18 marzo 2015

 

Il presidente dell'Associazione, all'indomani dell'inchiesta di Firenze sulle tangenti sulle grandi opere: "È il contrario di ciò che deve accadere". Renzi: "Frasi false e tristi". "Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità". Ma in Italia è accaduto il contrario: "i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati". Così il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, ha commentato martedì in tv, a Uno Mattina, l'inchiesta di Firenze sulle tangenti sulle grandi opere.

"Frasi false e tristi", ha commentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola Superiore di Polizia. "Sostenere che lo Stato dà gli schiaffi ai magistrati e le carezze ai corrotti è una frase falsa che fa male. Quando si parla delle istituzioni lo Stato non dà gli schiaffi ai magistrati, sostenere questo avendo responsabilità istituzionali è triste". "Questo governo intende combattere perché ci sia uno Stato di pulizia, non uno Stato di polizia", ha poi scherzato, citando il ruolo dell'autorità Anticorruzione per eliminare "la sporcizia e intervenire a far pulito". L'autorità anticorruzione "l'abbiamo messa in campo perché casa per casa, appalto per appalto, si possa far pulito". E ha aggiunto: "Arrivare a prescrivere la corruzione è inaccettabile, e per questo stiamo intervenendo". E "le pene sulla corruzione devono essere aumentate".

Il numero uno dell'Anm è critico, in particolare, sulla serie di interventi legislativi che avrebbero favorito i corrotti, a cominciare da Tangentopoli, poi nel 2002 con "la depenalizzazione del falso in bilancio" e ancora nel dicembre 2005 con la "riduzione della prescrizione".

Quindi Sabelli ha spiegato che contro la corruzione possono funzionare solo lo sviluppo di una cultura della legalità, la prevenzione e la repressione. "Non si può rinunciare a nessuno di questi tre momenti", ha sottolineato, riferendosi indirettamente all'inchiesta di Firenze sulle tangenti sulle grandi opere. "In vent'anni abbiamo assistito ad una serie di interventi legislativi che non sono andati nella direzione che ci si sarebbe attesi", dice Sabelli. In questo quadro lo Stato "deve darsi da fare". Occorre che "le istituzioni arrivino prima" e che "lavorino insieme alla magistratura per raggiungere lo stesso obiettivo". Secondo Sabelli "ci sono segnali di miglioramento ma bisogna fare ancora un po' di strada. Poi ha chiesto a "chi ha responsabilità della cosa pubblica" di dare "il buon esempio" perché nel Paese possa "diffondersi la cultura della legalità".

Ma quello della corruzione è un problema che non si risolve in breve tempo, ha tenuto a sottolineare il presidente dell'Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, che a Radio Anch'io ha commentato: "L'Anac deve ancora compiere il suo primo anno di vita e se in un anno avessimo risolto il problema corruzione, saremmo stati Nembo Kid".

Il numero uno dell'associazione delle toghe - pur osservando che osserva che le "critiche contro i magistrati hanno superato i livelli fisiologici", ha comunque un "giudizio moderatamente positivo e moderatamente critico" nei confronti dell'attuale panorama giustizia. Giudica, così, "positiva l'inversione di tendenza" sul falso in bilancio, anche se, secondo Sabelli, "prevedere una pena fino 5 anni per le società non quotate vuol dire non consentire le intercettazioni" alle stesse società che commettono questo tipo di reato. Quanto alla prescrizione è "positivo prevedere l'allungamento dei termini di prescrizione per il reato di corruzione", dice il presidente Anm ma "anche su questo punto si fa troppo poco. Bisognerebbe intervenire in termini più generali, ovvero rivedere completamente il sistema della prescrizione". "Oggi - ha detto - le istituzioni politiche stanno intervenendo, perché si sono rese conto che chi semina vento raccoglie solo tempesta". In materia di corruzione "un passo in avanti" è "l'introduzione di meccanismi premiali per coloro che collaborano" ma, dice, serve "fare di più in materia di indagini, cioè estendere alla corruzione quello che è già previsto in materia di mafia e criminalità organizzata".

 
Giustizia: "Carezze ai corrotti", è lite Anm-premier PDF Stampa
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di Dino Martirano

 

Corriere della Sera, 18 marzo 2015

 

Il presidente delle toghe Sabelli contro il governo: noi presi a schiaffi, chi semina vento raccoglie tempesta. La replica di Renzi: parole false, triste che vengano da chi ha responsabilità istituzionali. Faremo pulizia. "Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità".

Ma in Italia è accaduto il contrario: perché "i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati. Chi semina vento raccoglie tempesta. Chi ha responsabilità della cosa pubblica deve dare il buon esempio per difendere la cultura della legalità". Un'autentica rasoiata lanciata dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, sul volto del governo, impegnato in queste ore a diradare le nubi scatenate dall'ennesima inchiesta su malaffare nei ministeri, alla quale il presidente del Consiglio replica altrettanto duramente: "Dire che lo Stato dà carezze ai corrotti e schiaffi ai magistrati è un falso, una frase falsa. Sostenere questo avendo responsabilità istituzionali è triste".

Il presidente del "sindacato" delle toghe, di solito prudentissimo e per questo attaccato dai colleghi più radicali, parla in tv a Uno Mattina. Dopo un paio di ore Renzi è all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola superiore di polizia dove il direttore del Dipartimento della pubblica sicurezza, Alessandro Pansa, annuncia la creazione di nuclei anticorruzione nelle questure. Per il premier le priorità sono chiare: "Appalto per appalto si può fare pulizia. È inaccettabile che i reati arrivino alla prescrizione... Questo governo intende combattere perché non si formi uno Stato di polizia ma uno di pulizia. .per eliminare la sporcizia in questo Paese...". Ma la giornata - mentre in Parlamento fioccano le mozioni si sfiducia contro il ministro Lupi - è dominata dallo scontro tra Anm e governo.

Molte telefonate (dal Csm del vice presidente Giovanni Legnini, dal gabinetto del ministro Andrea Orlando, dagli uffici del Quirinale) raggiungono i vertici dell'Anm. Ma a Sabelli arriva anche l'incoraggiamento della "base" che tante volte lo ha giudicato troppo tiepido. Quando parla di schiaffi, Sabelli si riferisce agli interventi legislativi che hanno spuntato le armi dei magistrati in materia di falso in bilancio e di prescrizione quando al governo c'era Silvio Berlusconi.

Ma la ruggine con Renzi è recente: sono ferite fresche quella delle nuove regole sulle ferie dei magistrati e soprattutto quella della responsabilità civile. Il dialogo tra magistrati e governo è ai minimi termini con il paradosso che la corrente di Magistratura indipendente (guidata dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri) spinge l'Anm nell'angolo dello sciopero.

Lo scontro si infiamma nei giorni in cui la maggioranza sta per chiudere due provvedimenti importanti: il ripristino del reato di pericolo per il falso in bilancio (oggi licenziato dalla commissione e domani ci sarà la discussione generale in aula al Senato) e l'allungamento dei termini di prescrizione all'esame della Camera.

"Ecco, dice il senatore Andrea Marcucci (Pd), non ci sono carezze e pugni ma provvedimenti che servono al Paese". Per il sottosegretario Graziano Delrio, "le affermazioni dell'Anm sono inaccettabili, i fatti parlano". Ma una mano ai magistrati sembra tenderla il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: "Il popolo degli onesti deve assolutamente reagire senza deprimersi... anche protestando nei modi corretti contro questo "mal esempio" che sembra essere un regime".

 
Giustizia: scontro tra i magistrati e Renzi... solita gara a chi è più puro PDF Stampa
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di Astolfo Di Amato

 

Il Garantista, 18 marzo 2015

 

Bruttissima la gara aperta dal presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. La dichiarazione secondo cui "uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità", mentre in Italia è accaduto il contrario "i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati", ha aperto una gara a chi è più puro. Renzi ha replicato che il suo esecutivo combatte per "uno Stato di pulizia e non di polizia".

a, poi, ha affrontato il merito dicendo che "un reato che arrivi a prescrizione" nega la dignità dello Stato "ed è inaccettabile prescrivere la corruzione: per questo stiamo intervenendo". Il terreno del confronto, quindi, non riguarda più l'efficienza del sistema e le cause del malaffare da combattere ed estirpare, ma si è spostato sull'esistenza in capo al governo di un adeguato tasso di giustizialismo, tale da resistere alla critiche del presidente dell'Associazione nazionale magistrati. L'impressione che ne viene è, innanzitutto, quella di una pochezza impressionate nella quale sono precipitati il dibattito pubblico e la cultura politica nel nostro paese.

Gli oltre venti anni che ci separano dall'inizio di Tangentopoli hanno condotto ad una tale semplificazione nelle analisi e nella ricerca delle soluzioni che ormai gli unici concetti utilizzati sono quelli della sufficienza o no della risposta repressiva, la cui teorica adeguatezza è spinta sempre più avanti. In questo quadro, chiunque si dia carico anche solo di tentare di ragionare viene immediatamente accusato di carezzare i corrotti.

La conseguenza è che il riformismo, che è necessario al nostro paese per poter ripartire, viene ad essere in ogni momento soffocato da un'ansia di manette, subdolamente capace di vellicare il populismo più becero. In questo quadro le frasi del Presidente dell'Associazione nazionale magistrati diventano una sorta di diffida al governo in ordine a quel timido programma di riforma che si sta cercando di portare avanti nel settore della giustizia. Ed è formulato in modo tale da poter costituire una parola d'ordine, su cui aggregare quel blocco sociale e politico che cerca disperatamente una via di uscita in questo momento di crisi.

Ma le espressioni di Sabelli hanno un ulteriore significato implicito, che certifica la rivoluzione istituzionale orami verificatasi nei fatti. L'Associazione nazionale magistrati si propone, nel dibattito pubblico e politico, come soggetto istituzionale legittimato a contrapporsi agli altri soggetti istituzionali, quali la presidenza del Consiglio, con una propria legittimazione politica che finisce con l'avere un diretto raccordo con una visione populista delle dinamiche delle nostra società.

Renzi, quale capo del Governo, è stato costretto a rispondere proprio per il peso politico delle dichiarazioni di Sabelli. Accade, così, che la sede delle riforme, e in genere del processo legislativo, non è più quello previsto dalla Costituzione, ma diventa la piazza nella quale alcuni magistrati sono scesi in capo, ormai da tempo, svolgendovi un ruolo guida. Spesso costituisco addirittura i carri armati, dietro cui si nascondono le truppe appiedate di alcuni gruppi politici. Ma la nostra Costituzione, la più bella del mondo, davvero vuole che sia questo il tessuto istituzionale su cui è organizzata la nostra società?

 
Giustizia: più numerose sono le leggi, più lo Stato si corrompe PDF Stampa
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di Carlo Nordio

 

Il Messaggero, 18 marzo 2015

 

Le parole del presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, secondo il quale il governo ha schiaffeggiato i giudici e accarezzato i corrotti, sono ingiuste e dannose. Dannose, perché inaspriscono l'eterna polemica tra toghe e politica.

E ingiuste, perché il governo non ha somministrato né schiaffi né carezze. Ha soltanto alzato la voce, e la voce si perderà nel vento.

Lo schiaffo sarebbe rappresentato dalla nuova legge sulla responsabilità civile: un provvedimento che colpirà solo il nostro portafoglio, già ampiamente protetto da costose assicurazioni. Se l'Anm avesse voluto criticare seriamente il governo avrebbe potuto e dovuto farlo quando con un bizzarro decreto legge ha pensionato i 500 magistrati più importanti d'Italia, con la conseguenza di paralizzare gran parte dei processi e l'attività del Consiglio Superiore della Magistratura.

Quello sì, più che uno schiaffo, è stato un calcio al fondoschiena.

Le carezze (ai corrotti) non si vede invece in cosa consistano. Al contrario, il governo ha fatto quanto l'indignazione collettiva chiedeva: ha creato nuovi reati, inasprito le già pesanti sanzioni, incrementato gli strumenti investigativi, aumentato i tempi della prescrizione. Nessuno può sinceramente dubitare che sia animato dalle migliori intenzioni. Si tratta solo di vedere se queste misure siano risolutive, o almeno utili. E secondo noi non lo sono.

Non lo sono perché ancora una volta confondono i "motivi" della corruzione con gli "strumenti" con i quali essa viene consumata, e si concentrano sui primi trascurando i secondi.

I motivi sono tanti, ma prendiamone due ad esempio: l'avidità umana e i costi della politica. Per la prima si è pensato alla repressione penale: sei un amministratore infedele rapace? Ti aumento i reati e gli anni di galera. Per i secondi si è detto a suo tempo: finanziamo i partiti legalmente. Poi si è visto che le pene non son servite, e i partiti, una volta legalmente e copiosamente finanziati, hanno rubato ancora di più.

E sarà sempre così finché si vorrà combattere la corruzione intervenendo sulle sue cause, perché esse sono molteplici, e soprattutto ineliminabili: è dai tempi di Lisia che leggiamo di processi contro i corrotti, in tutti i regimi e in tutte le latitudini, con pene esemplari che non hanno mai intimidito nessuno.

Perché il criminale a tutto pensa, tranne alla possibilità di essere scoperto, preso e quindi punito. Soprattutto in un sistema sfasciato come il nostro, dove si entra in prigione prima del processo da presunti innocenti per uscirne subito dopo la condanna, da colpevoli conclamati.

Se l'intimidazione dunque non può agire sui motivi della corruzione, occorre intervenire sugli "strumenti" che la rendono possibile. E questi strumenti sono le leggi esistenti: numerose, ingarbugliate, contraddittorie, incomprensibili. È maneggiando queste norme che il ministro, il sindaco o qualsiasi organismo pubblico può vessare il cittadino chiedendogli un compenso illecito. E senza nemmeno esporsi troppo.

Rallentando l'iter amministrativo, sarà lo stesso imprenditore a capire che, prima o dopo, dovrà ungere le ruote, e da vittima diventerà istigatore, anche se sarà stato il sistema a costringerlo ad attivarsi in modo illegale. Con il fatale corollario che quando la corruzione assume proporzioni estese e infiltrazioni capillari, contagiando tutti i settori della vita civile, e germinando progressivamente dai settori più modesti dell'impiegato comunale a quelli più elevati dell'alta amministrazione, subisce una trasformazione genetica. Non perde il suo connotato criminoso, ma lo altera e lo decompone.

Diventa, in definitiva, un fenomeno culturale. E quindi va affrontato con strategie di ampio respiro, essenzialmente educative, sempre ricordando il monito di Tacito: "Corruptissima republica, plurimae leges". Più lo Stato è corrotto, più le leggi sono numerose; e più aumentano, più lo Stato si corrompe. Bisogna dunque ridurre, e soprattutto semplificare, quelle esistenti: perché il corrotto, prima ancora che essere punito o intimidito, va disarmato.

 
Giustizia: colpevoli da condannare, grandi opere da assolvere PDF Stampa
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di Riccardo Chiari

 

Il Manifesto, 18 marzo 2015

 

Affari e mazzette. Le 268 pagine dell'ordinanza del gip Angelo Antonio Pezzuti confermano ancora una volta il diffuso malaffare negli appalti pubblici. Ma per il Pd si deve andare avanti, dal sotto attraversamento Tav alla Cispadana. Oggi interrogatorio di garanzia per Incalza, il suo difensore chiederà di togliere l'inchiesta dalla procura di Firenze.

Gli arrestati e gli indagati si difendono. I politici chiacchierati e/o intercettati smentiscono. I sindaci e i presidenti regionali - da Enrico Rossi a Stefano Bonaccini - condannano. Ma chiedono che le grandi opere, dal sotto-attraversamento fiorentino della Tav all'autostrada Cispadana, vadano avanti. Nonostante che le 268 pagine dell'ordinanza del gip Angelo Antonio Pezzuti documentino una situazione talmente patologica da lasciare interdetti anche i pasdaran delle cosiddette "grandi opere".

Per tutte, possono bastare i lavori dell'alta velocità tra Bologna e Firenze. Quelli che disseccarono fiumi e torrenti del Mugello, provocarono frane e devastazioni, inaridirono interi territori. Anche allora la direzione dei lavori era stata affidata dal Consorzio Cavet (con Fiat in pole position) alla Ingegneria Spm di Stefano Perotti.

Il quale, secondo un suo collaboratore intercettato dal Ros dei carabinieri, aveva incassato 70 milioni di euro: "Per non fare un cazzo..., un ufficietto in Fiat... e hanno aumentato del 40% il valore dell'opera. Il 40% sono tutte opere accessorie, impressionante". Del resto il figlio Philippe Perotti, parlando con un amico, spiegava: "Devi riuscire a prendere una impresa seria che sappia fare bene i lavori, e il 30% te lo porti a casa".

Mentre il procuratore capo Giuseppe Creazzo e i suoi sostituti Mione, Turco e Monferini ascoltano alcuni blindatissimi testimoni, il quadro della situazione è tratteggiato in tre parole dal predecessore di Creazzo. "Non sono sorpreso", commenta Giuseppe Quattrocchi, che adesso è in pensione ma è stato impeccabile protagonista delle inchieste avviate dalla sua procura sulla "cricca" e sulla corruzione nei grandi appalti pubblici, dalla Tav al G8.

Quelle inchieste sono state progressivamente "atomizzate". Smembrate fra diverse procure e tribunali, con il rallentamento dei processi e delle sentenza. E con la prescrizione dietro l'angolo, specialmente per i reati giudicati colposi, in primis quelli ambientali. Succederà così anche stavolta? Per certo il difensore di Ercole Incalza, Titta Madia, ha già spiegato di voler sollevare la questione della competenza territoriale: secondo lui non dovrebbero essere quegli impiccioni di fiorentini a indagare su queste cose. Guarda caso, successe così anche ai tempi della cricca.

Nel preparare la difesa per il suo storico cliente, uscito indenne (fra assoluzioni e prescrizioni) da 14 inchieste e atteso oggi a Regina Coeli dall'interrogatorio di garanzia, l'avvocato Madia ha anche anticipato: "È un processo di corruzione in cui manca la materia prima, cioè i soldi". Ma di soldi, tantissimi soldi, scrive il gip Pezzuti, riepilogando il cammino di Incalza, Perotti e compagnia negli ultimi 15 anni. A colpi di appalti delle "grandi opere" per almeno 25 miliardi di euro. Pubblici. Con varianti e adeguamenti che facevano salire i costi fino al 40, 50%. E con favori, lavori e cadeau distribuiti a pioggia, nei cerchi concentrici del potere.

Si scaldano i grandi avvocati: Stefano Perotti ha nominato Franco Coppi. Mentre Franco Cavallo, l'uomo delle mediazioni, collaboratore di Lupi e presidente di Centostazioni spa, sceglie Mario Brusa. Il quarto arrestato, Sandro Pacella, uomo di Incalza, ha nominato il suo stesso difensore, Titta Madia.

Nel mentre Gaetano Quagliariello smentisce le parole - intercettate - di Incalza che si vanta di aver scritto il programma di governo del Ncd. Mentre il viceministro Nencini ringrazia Maurizio Lupi che, nonostante i guai personali, prova a derubricare a chiacchiere scherzose l'endorsement di Incalza, antico esponente della "sinistra socialista ferroviaria" di Claudio Signorile, in favore dei compagni del garofano craxiano Nencini e Umberto Del Basso De Caro. Entrambi nominati viceministri nel governo di Matteo Renzi il rottamatore. Rottamatore di che?

 
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