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Giustizia: "Oltre i tre metri quadri", Antigone presenta i numeri del disastro PDF Stampa
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di Luca Fazio

 

Il Manifesto, 18 marzo 2015

 

Carcere. L'associazione Antigone ha presentato l'undicesimo rapporto nazionale sulle condizioni della detenzione in Italia. Si tratta di un documento ricco di dati e spunti redatto dalla fonte di informazione indipendente più completa sul sistema penitenziario italiano.

Uno sguardo attento su chi è dentro restituisce sempre l'immagine più nitida su ciò che sta succedendo qui fuori. Ecco perché l'undicesimo rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione di Antigone è uno strumento di analisi molto utile anche per i non addetti ai lavori.

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Giustizia: meno detenuti rispetto a un anno fa, ma le celle sono ancora strapiene PDF Stampa
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di Maurizio Gallo

 

Il Tempo, 18 marzo 2015

 

Calano gli stranieri, però il rapporto è di cento persone ogni 118 posti. Gli agenti penitenziari: 933 tentati suicidi nel 2014. I jihadisti sono 14.

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Giustizia: occorre depenalizzare cannabis e immigrazione PDF Stampa
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di Patrizio Gonnella (Presidente di Antigone)

 

Il Manifesto, 18 marzo 2015

 

In carcere c'è più spazio grazie alle riforme seguite alla sentenza di condanna della Corte Europea risalente a due anni fa nel caso Torreggiani. C'è stato un calo significativo della popolazione detenuta e sono state date direttive per rendere più normali e dunque meno vessatorie e umilianti le condizioni di vita interna. Non è facile capire cosa accadrà nell'immediato futuro.

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Giustizia: ministro Orlando; superata l'emergenza ora ripensiamo l'esecuzione della pena PDF Stampa
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Adnkronos, 18 marzo 2015

 

"Il sistema penitenziario è stato negli ultimi due anni al centro dell'azione del legislatore. Il governo e il Parlamento sono riusciti a superare la fase dell'emergenza causata dalla condanna della Cedu. È giunto il tempo, superata l'emergenza, di ripensare l'intero sistema dell'esecuzione penale".

Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel suo intervento alla Giornata mondiale del servizio sociale, che si è svolta al Senato, a palazzo Giustiniani a Roma. "Bisogna togliere al carcere la centralità che ha assunto in tutti i sistemi punitivi. Non solo per spirito umanitario, ma perché la sanzione penale si giustifica se produce deterrenza e se la sua esecuzione non produce recrudescenza - ha sottolineato Orlando.

Perché incidere su un sommo bene, quale è la libertà, deve rappresentare, proprio per la natura del bene, una misura d'eccezione, giustificabile laddove non vi siano altre sanzioni in grado di produrre deterrenza. Dopo anni in cui il tema della sicurezza è stato al centro della azione di propaganda di molte forze politiche, a volte anche di governi, bisogna fare un bilancio.

Il nostro sistema dell'esecuzione della pena è tra i più costosi d'Europa - ha ricordato il ministro - quasi tre miliardi, e tra i più inefficienti, con un tasso di recidiva tra i più alti. Si è propagandata sicurezza e si è alimentato il crimine". Orlando ha infine evidenziato il ruolo fondamentale degli assistenti sociali "centrale nel sistema giustizia", soprattutto "per l'esecuzione della pena, sia per i minori che per gli adulti"

 
Giustizia: chiusura Opg; rischio di commissariamento per le Regioni Veneto e Piemonte PDF Stampa
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di Eleonora Martini

 

Il Manifesto, 18 marzo 2015

 

Il sottosegretario alla salute De Filippo annuncia provvedimenti per Zaia e Chiamparino. Scaduto il termine per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, quasi tutte le altre regioni stanno attuando il programma.

Inaspettatamente c'è qualcosa che accomuna il Veneto del leghista Luca Zaia e il Piemonte del democratico Sergio Chiamparino: sono le uniche due regioni che rispetto alla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari non hanno mostrato grande interesse e impegno.

I compiti a casa - presentati domenica scorsa, 15 marzo, termine ultimo per le regioni per presentare i piani di attuazione della riforma per il superamento degli Opg e per trasmettere l'elenco delle Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria) - sono stati completamente insufficienti. E per questo "rischiano il commissariamento", spiega il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo (Pd) che presiede l'Organismo di coordinamento che "con 12 riunioni bisettimanali" ha messo a punto il percorso e che continuerà a seguire tutto l'iter di dismissione dei vecchi manicomi criminali.

 

L'Italia è pronta a chiudere definitivamente quella che il Guardasigilli Orlando ha definito "una pagina triste"?

"Secondo la mappa che abbiamo dovuto trasmettere al Ministero di Giustizia, gran parte delle Regioni saranno pronte dal 1° aprile: Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, e la Provincia Autonoma di Bolzano. Poi c'è il caso di Abruzzo e Molise dove la struttura congiuntamente individuata sarebbe pronta ma il comune ospitante ha impugnato la delibera e si è in attesa del pronunciamento del Tar che potrebbe arrivare entro la fine del mese. I casi molto a rischio sono due: il Veneto e in parte il Piemonte. Le altre regioni e la Provincia di Trento hanno individuato soluzioni transitorie che hanno bisogno però di tempi di attivazione più lunghi e dunque saranno pronte entro l'autunno. Solo in due o tre casi, poi, si è dovuto far ricorso al privato accreditato, ma solo in forma transitoria. Insomma, mediamente mi sembra che il Paese abbia colto in maniera puntale non solo quanto prescritto dalla legge 81/2014 ma anche l'ampio dibattito che c'è stato riguardo al superamento di questi luoghi che si presentano come luoghi arresi".

 

Perché "arresi"?

"Li definisco così perché sono stati luoghi finalizzati solo all'espiazione delle pene. Oggi la legge stabilisce che nelle Rems i malati siano sottoposti a importanti attività riabilitative e terapeutiche e che debbano scontare la misura di sicurezza per un tempo che non può superare la pena edittale, come qualsiasi altro cittadino. Basta con gli "ergastoli bianchi", non ci può essere un sistema carcerario diverso per le persone con malattie psichiche".

 

La legge prevede il commissariamento delle Regioni che non hanno rispetto i tempi. Procederete in questo senso, almeno con le due regioni che non hanno approntato alcun piano?

"Avendo deciso che non ci sarà alcuna proroga, possiamo tollerare qualche settimana di ritardo ma il governo indubbiamente utilizzerà lo strumento del commissariamento nel caso si protraesse il fermo totale".

 

Come avverrà il trasferimento dei circa 450 internati che dovrebbero rimanere negli Opg alla fine di marzo?

"Con molto tatto, non sarà certo un trasferimento di massa. Stiamo parlando di persone mosse da angosce, paure e inquietudini, dunque da manovrare con molta delicatezza. Dal 1° aprile comincerà questo processo con un cronoprogramma costruito con la magistratura, i Dipartimenti di salute mentale e i servizi sociali. Sanzioneremo le regioni che non cominceranno".

 

Il superamento degli Opg passa però soprattutto per un nuovo protagonismo dei Dsm ma anche delle comunità territoriali. C'è stata una riorganizzazione, un potenziamento dei Dsm? E come sta reagendo il territorio che dovrà reincludere i malati dimissibili?

"Devo dire che le regioni hanno già risposto con sollecitudine alla prima scadenza che era quella di valutare quanti internati fossero dimissibili, e predisporre per loro un piano terapeutico e riabilitativo. Mi sembra, per quello che stiamo monitorando, che il ritorno di queste persone nelle regioni e nei territori sarà un ritorno consapevole e ben organizzato. Ma nel provvedimento sugli Opg abbiamo messo ulteriori risorse finanziarie per consentire a questi servizi di essere adeguati ai bisogni nuovi. Ora si tratta di andare avanti e chiudere finalmente, entro il 2015, una pagina imbarazzante per l'Italia".

 

Coletto (Veneto): non inadempiente su Opg, ma contrari a lager insicuri

 

"Il Veneto è serio, non inadempiente. Noi i malati di mente giudicati pericolosi non li metteremo in dei lager improvvisati e insicuri, per rispetto della loro dignità e per la tranquillità sociale dei territori. Non si dimentichi che stiamo parlando di Rems, Residenze per l'Esecuzione della Misura di Sicurezza Sanitaria, provvisorie. Se il Governo vuole soluzioni tipo quelle di alcuni residui manicomiali tristemente assurti agli onori della cronaca anche recentemente, faccia pure. Se ne assumerà tutte le responsabilità".

L'Assessore regionale alla Sanità del Veneto Luca Coletto commenta la notizia secondo la quale il Veneto sarebbe l'unica Regione italiana a non aver ancora individuato una soluzione provvisoria alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) prevista per fine mese.

"Il Veneto aggiunge Coletto "ha già individuato la sede e il progetto per la realizzazione di una nuova struttura definitiva con tutte le caratteristiche necessarie di sicurezza e di umanità, e questo il Governo lo deve sapere bene. È anche bene si sappia "aggiunge l'Assessore" che la specifica legge è del 2012, che il Governo ha lasciato dormire la questione per tre anni, e che solo qualche giorno fa i fondi necessari sono stati effettivamente resi disponibili. Ciò significa che, anche partendo oggi con le procedure, occorreranno tra due e quattro anni per vedere l'opera realizzata". "Nel frattempo" dice l'Assessore "soluzioni raffazzonate costituirebbero solo un'offesa a malati e ai territori. Strutture anche solo lontanamente rispondenti a caratteristiche pur minimali di sicurezza, accoglienza e umanità da usare provvisoriamente in Veneto non ce ne sono. Il Veneto" conclude Coletto " non è inadempiente, è semplicemente contrario alle cose improvvisate e quindi ad alto rischio di essere fatte male".

 

Saitta (Piemonte): gravi ritardi su tempi chiusura Opg

 

"Il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari è un dovere per le istituzioni, oltre ad essere un obbligo di legge rappresenta una questione di civiltà che non va più rinviata". Lo sostengono in un'interrogazione urgente all'assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, i Consiglieri regionali del Pd Enrica Baricco, Valentina Caputo e Domenico Rossi. La risposta dell'assessore Saitta conferma il grave ritardo del Piemonte, e dell'Italia tutta, sulla chiusura delle strutture psichiatriche giudiziarie a pochi giorni della scadenza scandita dalla legge del 2014.

"Il ritardo delle istituzioni rende meno civile e umano il nostro Paese - dichiarano i presentatori dell'interrogazione, bisogna dare attuazione a una legge che individuava entro fine marzo il termine per il superamento degli Opg. Non si può - sottolineano - interrompere quel lungo processo democratico sulla psichiatria partito dalla Riforma Basaglia.

Apprezziamo la risposta dell'assessore - proseguono - in quanto ha illustrato la volontà della Regione Piemonte di procedere con soluzioni concrete attraverso l'individuazione di strutture alternative in i tempi certi, ipotizzati per le necessarie ristrutturazioni in 3 mesi". "Chiediamo all'Assessore - concludono i consiglieri del Pd - di convocare presto la Commissione tecnica affinché si ci possa confrontare sulle soluzioni. Il Piemonte non può più attendere, nelle prossime settimane torneremo sul tema per verificare che i tempi annunciati vengano rispettati".

 
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