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Cuneo: detenuto in regime di 41 bis sta male, lo ignorano... e si impicca in cella PDF Stampa
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di Francesco Lo Dico

 

Il Garantista, 19 marzo 2015

 

Neanche il tempo di dare conto dei 9 suicidi in carcere da gennaio a oggi, che vanno ad aggiungersi ai 44 dell'anno appena trascorso, che il rapporto Antigone, alla voce morti di galera, dev'essere subito aggiornato: ieri si è impiccato nel carcere Cerialdo di Cuneo un detenuto di 53 anni. L'uomo, l'ennesimo che si è tolto la vita in cella, si chiamava Palmerino Gargiulo, nato a Torre del Greco.

E forse, come già accaduto in altri casi, poteva essere salvato. "Il suo avvocato - afferma il garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano - da tempo segnalava una situazione psico-fisica incompatibile con questa tipologia di detenzione. A causa di un'interpretazione restrittiva delle regole del 41bis, mi è impedito di avere colloqui riservati, a Cuneo come a Novara, con i detenuti". Parole chiare e forti: l'uomo non era più in grado di reggere il peso del 41 bis.

Era crollato. Ma l'eccessiva rigidità che regola il protocollo, ha impedito di appurarne la fragilità, e la probabile volontà di tirarsi fuori da quella condizione carceraria così dura soltanto con la morte. Non sarà facile fare luce sul caso. Le parole del garante dei detenuti non potrebbero essere più chiare e indignate. Tutto finirà nella solita bolla di sapone.

"Ho da poco ricevuto 10 telegrammi dai ristretti cuneesi e a breve tornerò in visita al carcere Cerialdo - spiega il garante - pur sapendo che, nonostante la disponibilità del direttore Claudio Mazzeo, non potrò parlare in modo riservato con i detenuti".

Gargiulo era sottoposto al regime detentivo del 41bis e doveva scontare una condanna all'ergastolo, in quanto affiliato al clan dei Francois, legato al clan Birra-Iacomino di Ercolano. E così, provato da un isolamento insopportabile, ha deciso di fabbricarsi un cordone fatto rozzamente con lacci e lenzuola. Gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno ritrovato impiccato nella sua cella quando ormai era troppo tardi.

"Purtroppo il pur tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari non ha potuto impedire che l'uomo, che era in cella da solo, mettesse in atto il tragico gesto", ha fatto sapere il segretario generale del Sappe, Donato Capece. "In un anno la popolazione detenuta in Italia è calata di poche migliaia di unità: il 28 febbraio scorso erano presenti nelle celle 53.982 detenuti, che erano l'anno prima 60.828.

La situazione nelle carceri italiane resta ad alta tensione: ogni giorno, i poliziotti penitenziari nella prima linea delle sezioni detentive hanno a che fare, in media, con almeno 18 atti di autolesionismo da parte dei detenuti, 3 tentati suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria, 10 colluttazioni e 3 ferimenti", annota il leader del Sappe. La morte di Gargiulo non fa che confermare l'esplosiva situazione in cui si trovano le carceri italiane, fotografata appena ieri dal rapporto Antigone. E sembra riproporre il solito refrain che l'Italia dedica ai morti di galera: chissenefrega se è crepato, era un delinquente.

 
Foggia: rettifica all'articolo pubblicato in data 08.03.2015, a firma di Damiano Aliprandi PDF Stampa
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di Maria C. Affatato (Direttrice Casa Circondariale di Foggia)

 

Ristretti Orizzonti, 19 marzo 2015

 

Con riferimento all'articolo pubblicato dal quotidiano Il Garantista in data 8 u.s. dal titolo "tossici, migranti, giovani: rinchiusi in una cella da uno" a firma di Aliprandi Damiano, divulgato anche dal sito web a cui la presente è diretta per conoscenza, si evidenzia che i fatti, le notizie e le problematiche in esso riportato non corrispondono alla verità, descrivendo un quadro infondato, falso ed oltremodo allarmante.

Si allega la nota di chiarimenti pervenuta dal Dott. Aldo Di Giacomo, componente della delegazione dell'Idv con la quale la scrivente in data 04.03.2015 ha avuto un incontro negli Uffici di questa Direzione. Alla luce di quanto sopra evidenziato è opportuno da parte della S.V, provvedere alla rettifica di quanto pubblicato, per ovviare al grave danno di immagine arrecato da tale articolo a tutti gli operatori quivi in servizio ed all'Amministrazione tutta, specie in questo momento storico in cui tutto il sistema penitenziario é impegnato costantemente ad adeguarsi ai parametri di civiltà e di vivibilità delle strutture imposti dalla Comunità Europea. Impegno questo assolto con grande senso di responsabilità da questa Direzione.

 

Chiarimenti in ordine all'articolo pubblicato sul quotidiano "Il Garantista"

 

di Aldo Di Giacomo (Responsabile Laboratorio Sicurezza IDV)

 

Come da conversazione telefonica, si chiarisce, in relazione all'articolo apparso in data 08.03.2015, sul giornale online "Il Garantista", a firma di Damiano Aliprandi, pubblicato anche sul sito web "Ristretti Orizzonti", che la delegazione composta dall'On. Ignazio Messina, segretario nazionale Idv, dal Dott Aldo Di Giacomo, responsabile nazionale del laboratorio sicurezza, e dalla Dott.ssa Daniela Caprino, responsabile nazionale rapporti esterni Idv, non ha direttamente visitato l'area detentiva dell'istituto penitenziario dì Foggia: vi è stato certamente un ricevimento, presso gli uffici della struttura carceraria, finalizzato però esclusivamente ad un semplice incontro di cordialità con il direttore ed il comandante della polizia penitenziaria; di conseguenza, si smentisce in modo categorico di aver visto i detenuti, giammai tumefatti ed in stato di alterazione psicologica, contrariamente a quanto lasciato intendere dal giornale in oggetto.

L'argomento di discussione con la direzione si è basato, invero, unicamente sulla carenza organica del personale della polizia penitenziaria e sulla mancanza di un vice-direttore presso il suddetto istituto. Immutata resta, pertanto, la fiducia sull'operato della polizia penitenziaria di Foggia e del suo direttore. Restando a disposizione per qualunque eventuale chiarimento, si porgono cordiali saluti.

 

 
Imperia: il direttore del carcere Frontirrè "nessuno ha vietato l'ingresso al Sappe" PDF Stampa
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di Maurizio Vezzaro

 

La Stampa, 19 marzo 2015

 

"La visita andava considerata su due piani diversi: c'era una componente sindacale a cui competevano questioni legate al personale di polizia, e poi c'era il consigliere regionale Marco Scajola che doveva verificare le condizioni dei detenuti. Nel primo caso l'autorizzazione del Provveditorato regionale è arrivata in leggero ritardo, al che il consigliere regionale Scajola non aveva più tempo e se n'è andato. Ma nessuno ha vietato l'accesso al Sappe".

Il direttore del carcere di Imperia Giuseppe Frontirrè replica alle accuse del sindacato della polizia penitenziaria Sappe, che lo ha accusato di aver impedito l'ingresso ai propri rappresentanti che dovevano compiere una visita congiunta col consigliere Marco Scajola. Per il Sappe si è trattato di "una intimidazione inaccettabile, rispetto alla quale chiediamo che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando disponga un'ispezione". Ribatte Frontirrè: "Che non ci fosse nessuna preclusione lo dimostra il fatto che c'era un ispettore che doveva seguire i visitatori nel loro sopralluogo in carcere".

 
Augusta (Sr): concluso Corso per pizzaioli "Detenuti di gusto", finanziato dal Rotary club PDF Stampa
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www.ondaiblea.it, 19 marzo 2015

 

Si è concluso ieri con gli esami di qualifica il corso di aiuto pizzaioli tenuto presso la casa reclusione Augusta e finanziato dal Rotary club di Augusta.

In presenza del maestro pizzaiolo Paolini, dei suoi collaboratori, del presidente del Rotary Signor Corbino e del vice presidente, i corsisti hanno prima risposto alle domande teoriche, su zuccheri, amidi, temperature conservazione degli alimenti e poi hanno dato dimostrazione pratica preparando ognuno una pizza.

Hanno presenziato all'esame ed hanno poi fatto una degustazione il direttore della casa di reclusione Dottor Antonio Gelardi, le educatrici dottoressa Castellano e dottoressa Spuches che hanno seguito il corso giudicato il più " buono " mai tenuto presso l'istituto. La giornata si è conclusa con una applaudissima esibizione di pizza acrobatica. La consegna ufficiale degli attestati avverrà il 22 aprile presso la sala teatro, ed alla manifestazione a cui sarà presente pubblico esterno seguirà la consumazione di una " pizza galeotta " ed una raccolta di fondi da destinare al finanziamento di attività rieducative da svolgere presso l'istituto carcerario. Un'altra pizza sarà offerta poi in un'altra serata ai familiari dei detenuti corsisti, che mostreranno così ai loro cari il risultato della preparazione acquisita. Il titolo, aiuto pizzaiolo sarà poi spendibile all'esterno trattandosi di persone che nei prossimi mesi torneranno in libertà.

 
Napoli: i detenuti di Poggioreale "il Papa si farà nostro portavoce" PDF Stampa
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Radio Vaticana, 19 marzo 2015

 

Tra i momenti cruciali della vista del Papa sabato a Napoli, il pranzo con i detenuti di Poggioreale. Ad attendere Francesco ci saranno anche i reclusi dell'altro istituto partenopeo, Secondigliano. In entrambe le strutture si contano circa 3mila detenuti. Fondamentale l'aiuto dei volontari: tra questi c'è Anna Maria Esposito, presidente dell'associazione "Carcere Vivo". Federico Piana l'ha intervistata.

"Da quello che abbiamo saputo sarà un pasto molto frugale, semplice, perché il tempo è breve e perché l'intenzione del Santo Padre è quello di salutare singolarmente ogni detenuto: non so bene in questo momento se prima o dopo il pasto, prima di andare via".

 

Cosa si aspettano i detenuti e i volontari del carcere di Poggioreale e di Secondigliano da questa visita del Santo Padre?

"Che la loro voce - di persone comunque "costrette" a vivere senza la propria libertà e "costrette" anche a vivere in situazioni molto difficili - possa essere portata fuori dal Papa".

 

Che situazione vivono le carceri di Poggioreale e di Secondigliano? Sappiamo che le carceri italiane sono sovraffollate: ma quali sono i problemi che ci sono e che affrontate voi operatori di volontariato che siete lì ogni giorno e cercate di fare tanto per queste persone ristrette?

"Sono 28 anni che io faccio volontariato nel carcere di Poggioreale e una ventina d'anni che sono anche a Secondigliano. Dal mio punto di vista, oltre al sovraffollamento, anche se da 7-8 mesi è diminuito perché parecchi sono stati spostati in altre carceri della Campania o dell'Italia, uno dei problemi è l'inattività che questi ragazzi devono subire durante la loro carcerazione. Le attività che si possono svolgere "dentro" sono poche; il lavoro è pochissimo. Stanno veramente 24 ore chiusi in cella. L'inattività, noi lo sappiamo, è il padre dei vizi ... E loro vorrebbero essere impegnati! Per quanto le direzioni di entrambi i carceri cercano di organizzare corsi su corsi, sia a livello volontario sia anche a pagamento, cioè la scuola, ma sono sempre pochi rispetto al numero enorme di persone che si trovano ristrette nelle carceri".

 

Quali frutti vi aspettate che porti questa visita del Papa?

"Una speranza maggiore. Giovanni Paolo II venne a Poggioreale. Anni dopo, io incontrai nel carcere di Secondigliano una persona e parlando della visita di Papa Giovanni Paolo II lui mi disse: "Il Papa passò davanti alla mia cella e mi strinse la mano. Io in quel momento sentii una scarica dentro di me, uno svuotarmi di me stesso e trovai una serenità dentro di me... non le dico che cosa ho provato!". E mi diceva: "Io sono sicuro che quando uscirò da qui non rientrerò più", perché evidentemente quella stretta di mano aveva infuso in lui tanta e tanta di quella forza, di quella speranza per cui lui con sicurezza diceva: "Io non rientrerò più in carcere!".

 
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