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Braccialetti elettronici: da circa 20 anni previsti e dimenticati PDF Stampa
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camerepenali.it, 14 novembre 2019

 

Il 30 novembre 2019, si terrà la quinta "Giornata dei braccialetti". Una iniziativa nazionale della Camere Penale di Firenze che si svolgerà presso l'Istituto Penitenziario di Sollicciano unitamente ad iniziative locali a cura delle Camere Penali territoriali. Le richieste per iscriversi devono pervenire entro il 15 novembre al seguente indirizzo email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

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Ergastolo: senza speranza l'uomo perde la sua umanità PDF Stampa
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di Carmelo Musumeci

 

pressenza.com, 14 novembre 2019

 

"Perché si limitano a tenerci vivi? Non abbiamo neppure un filo di speranza a cui appoggiarci. A stare in carcere senza sapere quando finisce la tua pena, ci vuole tanto, troppo, coraggio. Non si può essere colpevoli, cattivi e puniti per sempre. Nessuna condanna dovrebbe essere priva di speranza e di perdono. L'ergastolano se vuole vivere più serenamente deve sperare di morire prima del tempo." (Dal libro "Nato colpevole" di Carmelo Musumeci, pubblicato e distribuito da Amazon). Da tanti anni sono un attivista per l'abolizione della pena dell'ergastolo, e del carcere, come solo luogo per espiare la pena.

"Antonio Cianci, l'ergastolano 60enne che tra il 1974 e il 1979 uccise un metronotte e 3 carabinieri, venerdì scorso, in permesso premio, ha tentato di ammazzare un anziano per rapinarlo, all'ospedale San Raffaele." Quando accadono fatti di sangue come questo mi cadono le braccia e il cuore per terra perché immagino le reazioni di chi legge. Innanzitutto trasmetto tutta la mia solidarietà alla vittima dell'aggressione, ma subito dopo mi domando cosa ci stava a fare Cianci ancora in carcere, da 40 anni, per un reato commesso quando aveva 20 anni. E perché allora dicono che in Italia l'ergastolo non lo sconta nessuno?

Bisognerebbe riflettere anche sul fatto che con lui, e con la maggioranza di chi ci finisce dentro, il carcere non funziona e che il 70% dei detenuti che escono ritornano dentro. La verità è semplice: il carcere, così com'è, non è la medicina ma, anzi, è la malattia.

Non voglio, nel modo più assoluto, cercare o trovare delle attenuanti ad Antonio Cianci, ma so che in ognuno di noi c'è il bene e il male e purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, un carcere cattivo e fuorilegge e una pena che non finisce mai tirano fuori il peggio delle persone.

Ho conosciuto Antonio Cianci negli anni 80 e nel gergo carcerario fra noi detenuti si diceva che "quello con la testa non ci stava", ma si comportava bene perché aveva imparato la lezione, che al "sistema" non interessa che tu diventi bravo, ma solo che fai il bravo, anche perché se diventi davvero "buono" crei problemi all'istituzione. Una persona buona, infatti, difficilmente riesce a sopportare le ingiustizie del carcere, fatte su di sé e soprattutto sugli altri compagni.

Penso che prima del detenuto bisognerebbe educare il carcere all'umanità e alla legalità. Tutti sanno che il sistema carcerario è fuorilegge: istituti sovraffollati, fatiscenti e invivibili, condizioni igieniche sanitarie da terzo mondo, suicidi, morti sospette, ecc.

Tutti sanno che il carcere è il posto più illegale di qualsiasi altro, ma nessuno fa nulla. Ormai solo i delinquenti, o ex delinquenti, credono e si appellano alla legge, probabilmente perché è difficile accettare di essere in carcere per non aver rispettato la legge e poi dentro vedere che lo Stato e gli uomini dello Stato fanno peggio.

Quei pochi detenuti che hanno il coraggio di rivolgersi al Magistrato di Sorveglianza (e questo coraggio lo pagano caro, ne so qualcosa io) spesso vengono additati ed emarginati dalle stesse istituzioni. Allora che fare per portare il carcere alla legalità? Bisogna educare i nostri politici al rispetto della legge (ovviamente senza sbatterli in carcere perché non c'è posto). E dato che nelle 207 carceri italiane quasi nessuno rispetta le leggi internazionali, i trattati, le convenzioni europee, la nostra Costituzione, le leggi nazionali e il regolamento di esecuzione dell'Ordinamento Penitenziario, denunciamo il carcere.

Tutti coloro che affermano di avere a cuore la legalità in carcere, compresi i detenuti, la polizia penitenziaria, i politici e quei parlamentari che una volta ogni mai visitano le carceri, denuncino pure alla Procura della Repubblica tutto quello che vedono e che accade nelle carceri in Italia. Insomma, non solo con le parole, ma denunciamo il carcere con i fatti! Denunciamo che il carcere è un po' tutto fuorché un carcere, denunciamo che è un luogo crudele che gli uomini hanno creato e mal governano e che fa diventare i prigionieri più cattivi di quando sono entrati.

 
L'idea del Dott. Caselli: vietare truffe di mafia PDF Stampa
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di Gian Domenico Caiazza

 

Il Riformista, 14 novembre 2019

 

 

Il grido di dolore lanciato dal Fatto Quotidiano contro la sentenza della Corte Costituzionale sull'ergastolo ostativo è ora condiviso dalla prestigiosa firma del dott. Gian Carlo Caselli. L'appello, come abbiamo già avuto modo di ricordare, invita il Legislatore ad adottare iniziative che di fatto sterilizzino quel comando del Giudice delle Leggi, per sua natura (costituzionale) inappellabile e tanto meno "governabile", in un modo o nell'altro, dal Legislatore, come sorprendentemente e del tutto incomprensibilmente i firmatari sembrerebbero pretendere. A prescindere infatti dalle regole costituzionali ed istituzionali, che all'evidenza l'appello considera carta straccia, ancora non abbiamo capito cosa dovrebbe fare il Legislatore, compulsato dai totmila Indignados. Vediamo se ci aiuta il dott. Caselli.

L'ex Procuratore capo di Palermo, rilanciando una inchiesta giornalistica (del Fatto Quotidiano, manco a dirlo) ci racconta come e qualmente i mafiosi da decenni -la faccio breve- ambiscano strategicamente ad un riconoscimento della dissociazione dalle cosche di appartenenza, al fine di ottenere benefici e dunque proseguire i loro traffici criminali. Colta l'allusione? Benefici uguale favore alla Mafia; sentenza della Corte Costituzionale uguale favore alla Mafia. Nulla di nuovo, lo spartito è sempre quello ed il disco è rotto. Ormai non si argomenta più, si allude. Non si sviluppa un discorso, si ammicca. Intervenga il Legislatore! Per fare cosa? Boh. E cosa c'entra il tema della dissociazione con la decisione della Corte Costituzionale? Vattelapesca.

Il dott. Caselli comprende di dover dare una spiegazione plausibile a quella troppo generica allusione, ma il risultato è francamente disarmante.

"Ora, anche alla luce di tali significativi precedenti (cioè i vari tentativi dei mafiosi di vedersi riconoscere le dissociazioni farlocche, n.d.r.) è facile prevedere che la sentenza della Consulta sull'ergastolo ostativo potrà obiettivamente prestarsi ad iniziative pensate con riferimento ad "aperture" ricollegabili alla dissociazione". Proprio lineare non direi, ma ci provo. Una sentenza della Corte Costituzionale, che non si occupa di dissociazione dalla criminalità organizzata, e che soprattutto non è stata ancora scritta nelle sue motivazioni, potrebbe dare la stura ad iniziative (di chi? Quando? Dove? Perché?) volte a realizzare il sogno fino ad oggi abortito dei mafiosi: la dissociazione, comoda gherminella per evitare la collaborazione e passare all'incasso del beneficio.

E il nesso con la sentenza quale sarebbe? Sentite qua: "infatti, per l'estensione della possibilità di futuri benefici ai mafiosi ergastolani irriducibili, in quanto non pentiti cioè non collaboranti, si richiede (da parte della sentenza, n.d.r.) l'acquisizione di "elementi tali da escludere sia l'attualità della partecipazione alla associazione criminale, sia più in generale il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata".

Esattamente. E allora? Ma è tutto chiaro, per il dott. Caselli: "Di sicuro qualcuno vorrà sostenere che la semplice dissociazione integra detta acquisizione". Ecco un esempio fulgido delle poderose ragioni che legittimano l'entusiastica adesione all'Appello degli Indignados.

Non conosciamo ancora le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, siamo già certi, dal principio anticipato dallo Corte, che il tema della dissociazione non c'entri nulla, ma "di sicuro qualcuno vorrà sostenere" che ora tocca dare credito alle dissociazioni farlocche.

E questo - ci assicura il dott. Caselli - è "un ottimo motivo per aderire all'appello... affinché il Parlamento approvi, per decreto legge, una norma che impedisca ai mafiosi di truffare lo Stato".

Finalmente abbiamo capito cosa dovrà fare il Legislatore: un decreto legge, articolo unico "È fatto divieto ai mafiosi di truffare lo Stato ottenendo permessi ed altri benefici senza meritarli". Caspita, non ci avevo pensato. Sono folgorato dalla profondità di questa proposta, a volte le grandi riforme stanno lì dietro l'angolo, e nessuno le sa cogliere. Approviamola subito, e la questione è risolta. Per fortuna, ci pensano gli Indignados, che vegliano su di noi e rimediano - con norme semplici ma straordinariamente efficaci - agli strafalcioni della Corte Costituzionale, ed alla fanciullesca sprovvedutezza dei Tribunali di Sorveglianza e delle informative delle Distrettuali Antimafia. Quasi quasi firmo anche io.

 
Durata dei processi fino a tre anni. Ecco la bozza di riforma della giustizia PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2019

 

 

Maggiore impulso ai riti alternativi: ora aggiunto anche il patteggiamento. Durata dei processi a misura di complessità. Sino a un minimo di 3 anni per quelli di competenza del giudice unico penale. Lo stabilisce l'ultima bozza del disegno di legge sulla riforma della giustizia, quella inviata ai partiti di Governo e quella sulla quale il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede chiama la maggioranza al confronto in un vertice che potrebbe svolgersi già oggi.

Il testo era già stato approvato a fine luglio dall'allora maggioranza gialloverde, come di frequente per le partite più delicate con la formula "salvo intese", formula che in realtà nascondeva un forte dissenso sull'efficacia delle misure messe in campo per accelerare i processi, soprattutto quelli penali.

Perché, all'orizzonte, età come allora, c'è la ormai prossima entrata in vigore, da gennaio, della nuova modalità di calcolo della prescrizione, che ne congela il decorso una volta chiuso il giudizio di primo grado. Il testo intanto è stato sottoposto a cambiamenti che vanno ben oltre una risistemazione da parte dell'ufficio legislativo del ministero della Giustizia. A partire da una più articolata predeterminazione della durata dei processi, sia penali sia civili.

Ora, infatti si prevede una durata non superiore a 6 anni (3 per il primo grado, 2 per l'appello, i per la cassazione, come stabilito dalla legge Pinto) per i procedimenti penali a più elevato tasso di complessità, per esempio quelli in materia di criminalità organizzata e terrorismo, ma anche i più gravi delitti contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, indebita induzione) e l'economia (falso in bilancio, bancarotta).

La durata, sempre nel penale scende a 4 anni complessivi per i fascicoli di competenza del giudice unico, con l'ulteriore precisazione che, dal 2022, la durata complessiva scenderà ancora sino a 3 anni, i anno per grado di giudizio. A 5 anni è previstala durata per i residui giudizi attribuiti al tribunale in composizione collegiale. Quanto al civile, la durata base dovrà essere di 6 anni, ma 4 per le cause in materia di lavoro e previdenza, di separazione personale dei coniugi, di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

A presidiare l'effettività dei termini e il fatto che il giudice dovrà adottare le misure organizzative per rispettarli c'è la leva dell'illecito disciplinare, che scatterà quando, per negligenza, l'autorità giudiziaria si sia resa responsabile dello sforamento dei limiti in almeno un quinto dei fascicoli, civili o penali, di cui è titolare.

Ma nel testo trova posto anche un maggiore impulso ai riti alternativi, dove a quanto già era stato previsto per dare più appeal all'abbreviato, tagliando i casi in cui la concessione è subordinata all'integrazione probatoria, ora viene aggiunto anche il patteggiamento. In buona sostanza, la nuova versione del disegno di legge prevede che aumenti sino a 8 anni di reclusione, solo o abbinata a pena pecuniaria, il limite di pena applicabile su richiesta delle parti. Contestualmente si introduce però l'esclusione da questo allargamento dei reati di omicidio e istigazione al suicidio.

Ma modifiche sono state previste anche per i casi di inappellabilità, mentre la scansione della durata delle indagini preliminari è quella già prefigurata in estate con il presidio della discovery anticipata per le inerzie del pm. Dal Pd già un pacchetto di richieste di intervento ulteriore è stata messa a punto e oggi potrebbe essere presentata nel vertice con Bonafede.

L'obiettivo è di trovare al più presto una sintesi, visto che il tentativo di disinnescare la bomba prescrizione, malgrado le rassicurazioni di Bonafede sul fatto che l'intervento comincerà a produrre effetti solo tra qualche anno, perde di credibilità man mano che il tempo passa.

Tanto più che in commissione Giustizia alla Camera, nei prossimi giorni, sarà in discussione, in quota opposizione, un disegno di legge di un solo articolo per bloccare la riforma che per i 5 Stelle in generale e per Bonafede in particolare è invece ormai un punto identitario. Un provvedimento sul quale potrebbero alla fine convergere anche i non pochi scontenti della maggioranza, se una soluzione non verrà trovata nei prossimi giorni.

 
Giustizia, il Pd minaccia di boicottare la riforma Bonafede PDF Stampa
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di Liana Milella

 

La Repubblica, 14 novembre 2019

 

Alta tensione sulla prescrizione: "O cambia o siamo pronti ad approvare la proposta di Forza Italia". "Il Pd si ricordi degli scontri con Berlusconi sulla prescrizione" dice il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

"O lui congela la norma sulla prescrizione o votiamo la proposta di Enrico Costa per fermarla" ribatte il Pd. Sta in queste due frasi lo scontro durissimo tra Bonafede e il Pd sulla riforma della prescrizione e del processo penale. La lite covava da settimane, si è acuita domenica con l'intervista di Bonafede a Repubblica in cui chiedeva al Pd "di non comportarsi come la Lega", che ha fatto la crisi di governo anche sulla prescrizione.

La rissa è esplosa ieri, dopo un lungo summit del Pd alla Camera con l'attuale vice segretario del Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando e lo staff che si occupa di giustizia, Pinotti, Giorgis, Miceli, Vazio, Bordo, Rossomando, Bazoli. Oggi con il premier Conte si cercherà un compromesso che appare difficile perché sulla prescrizione si scontrano due filosofie giuridiche contrapposte.

Bonafede, nella Legge Spazza-corrotti, ha inserito pure il blocco della prescrizione dopo il processo di primo grado. Ma la Lega ha preteso che la norma slittasse a gennaio 2020. Col governo Pd-M5S sono cominciati i mugugni dei Dem perché la legge cancella la precedente proprio di Orlando, prescrizione solo sospesa per 36 mesi tra appello e Cassazione.

Ma Bonafede vuole a tutti i costi la "sua" prescrizione, un cavallo di battaglia per M5S. In cambio propone processi più corti. Il Pd non ci sta. Una settimana fa gli manda la controproposta, rinvio dell'entrata in vigore della prescrizione. Poi la cosiddetta "prescrizione processuale", ogni grado di giudizio non può durare più di un tot di tempo, 4 anni per il primo grado, e via a scendere.

Ieri l'accusa a Bonafede di aver parlato su Repubblica, anziché rispondere nel merito, paragonando il Pd alla Lega. Infine l'altolà, o Bonafede accetta le tesi Dem o il Pd vota la proposta del forzista Costa. L'ex ministro della Famiglia ha lanciato pure la provocazione dell'orologio dei 49 giorni che mancano all'entrata in vigore della legge minacciando interrogazioni a Bonafede ogni giorno. Oggi la partita si preannuncia difficile anche per Conte.

 
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