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In sella sull'e-bike da ubriaco: patente revocata, ma la Cassazione lo aiuta PDF Stampa
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di Paolo Grillo*

 

La Repubblica, 26 maggio 2019

 

Si è sempre detto che lo sport nazionale degli italiani è il calcio. Nessuno lo nega, ma questa affermazione è vera soltanto a metà. Non dobbiamo infatti dimenticare il ciclismo, che forse nella storia nazionale ha persino qualche merito in più. La passione per le due ruote è stata celebrata anche al cinema e sul piccolo schermo: da "Ladri di biciclette" a "Fantozzi contro tutti". A quei tempi, però, il povero ragioniere non doveva fare i conti con la bici elettrica. Su di essa, infatti, si è espressa nelle ultime ore la Corte di Cassazione. A dover invocare l'intervento dei supremi giudici è stato un cittadino toscano, che prima ha patteggiato una pena per aver pedalato in stato di ebbrezza e poi ci ha ripensato, dato che il tribunale di Massa, nell'accogliere la sua richiesta di definizione del procedimento, gli ha anche revocato la patente. La vicenda ha del particolare, perché la bici che il ciclista inforcava dopo aver alzato il gomito non era una bicicletta qualsiasi: si trattava, infatti, di una bici con pedalata assistita, oggi molto di moda per via di quel motore elettrico che aiuta il ciclista a non sforzarsi troppo.

La questione sollevata - con successo - dal suo difensore è sostanziale, perché esiste un regolamento europeo del 2013 che equipara le biciclette a pedalata assistita con potenze superiori a 250 W ai veicoli a motore (sia pure elettrico), con conseguente obbligo di guida con patente, di immatricolazione e di assicurazione Rca.

Se la potenza, invece, è inferiore la classificazione di competenza è quella dei velocipedi, cioè dei veicoli la cui propulsione è umana e nei quali il motore elettrico rappresenta un semplice ausilio ai muscoli di chi pedala. La difesa sollevata fa centro e la Cassazione annulla la sentenza di patteggiamento limitatamente alla sanzione amministrativa della revoca della patente dato che il giudice di primo grado non si è preoccupato di accertare quale fosse la potenza sprigionata dalla bicicletta condotta dall'imputato.

Un nuovo giudizio, quindi, attende adesso chi aveva montato sul sellino con troppo alcool in corpo e c'è da augurargli che quella due ruote non fosse animata da un motore troppo "spinto", perché in quel caso l'assimilazione alla categoria dei veicoli a motore leggeri non lascerebbe scampo alla sua patente.

 

*Avvocato di Diritto e Giustizia

 
Latina e Velletri, carceri che scoppiano. Morti sospette e manutenzione assente PDF Stampa
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ilcaffe.tv, 26 maggio 2019

 

Le carceri del Lazio hanno tutte un problema di sovraffollamento, ma a Latina ci sono punte particolarmente significative. È quanto viene fuori dalla relazione del garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio che ha diffuso i dati relativi al 2018. Non è l'unico dei problemi presenti: spesso è il decoro a mancare, o spazi per i colloqui con i figli o ancora c'è un problema relativo ad un alto numero di sospetti morti in cella, come è accaduto a Velletri.

A Latina la maglia nera nel Lazio per il sovraffollamento. Si colloca nell'ultimo posto della classifica con un indice del 173%, che è di gran lunga superiore alla media italiana (118%). Male anche Velletri il cui indice di sovraffollamento è del 136%. Per capire a cosa equivalgono le percentuali, basta comprendere alcuni dati: nel carcere di Latina ci sono 77 posti, ma sono presenti 168 persone di cui 35 donne e 42 stranieri. A Velletri la capienza è di 411 persone, ma ne sono presenti 561 (tutti uomini) di cui 185 stranieri.

Altro elemento che caratterizza la situazione di alcuni istituti di pena regionali è la presenza di detenuti stranieri sul totale della popolazione carceraria. Nel totale degli istituti della Regione, al 31 dicembre 2018 la percentuale era leggermente più alta che sul territorio nazionale (40,2% invece di 34,0%). A Latina e a Velletri la percentuale è in linea con la media nazionale: 31,6% nel primo e 33% nel secondo.

Uno dei problemi maggiori riguarda lo stato di manutenzione degli edifici e delle sezioni detentive. Quasi tutti gli edifici non sono di recente costruzione, alcuni addirittura sono vere e proprie strutture "storiche". Alcuni istituti come quelli di Cassino e Latina, entrambi ubicati all'interno del tessuto urbano e costruiti nella prima metà del secolo scorso, presentano invece problematiche diverse di non minore importanza, sia per i pochi spazi a disposizione che per le condizioni di detenzione. Il problema del riscaldamento delle stanze detentive, come dell'inadeguatezza degli impianti o dei tempi di accensione è continuamente segnalato da parte dei detenuti anche a Latina. A Velletri le docce sono presenti nelle camere del nuovo padiglione, mentre nel vecchio padiglione è presente una sala docce ogni 5 camere, in molti casi necessita di rinnovamento a causa di muffa e muri scrostati. Le stanze del vecchio padiglione sono in cattive condizioni con muri scrostati e muffa, necessiterebbero di interventi di ristrutturazione e di adeguamento. Le sale socialità sono anguste e disadorne. La sezione di isolamento è divisa in due parti, una sola delle quali è stata ristrutturata.

Per i colloqui con i figli minori in alcuni istituti sono previste delle sale ludoteca, ambienti dedicati a mitigare l'impatto del minore con la struttura detentiva e a favorire la relazione genitore-figlio. Lo spazio a disposizione può variare a seconda delle caratteristiche delle strutture stesse. A Latina non sono presenti.

Gravi informazioni a Velletri in tema di morti in cella e suicidi. Nel 2017 ci sono stati due decessi ed in entrambi i casi si trattava di suicidi e nel 2018 quattro decessi, di cui un suicidio. l'autorità giudiziaria ha avviato procedure di indagine per verificare la sussistenza di eventuali responsabilità di terzi. Al di là di quanto è stato o sarà appurato, resta il richiamo alla responsabilità di ciascuno degli attori istituzionali coinvolti per la prevenzione di simili, tragici, eventi.

Nel 2018 la Direzione regionale della Formazione, con il contributo del Garante e in raccordo con il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, ha programmato lo svolgimento di alcuni corsi. In tutti gli istituti si sono svolti corsi per installatore e manutentore sistemi elettrico-elettronici, assistente familiare, operatore alla ristorazione e aiuto cuoco, tecniche di stampa e serigrafia, operatore del legno e dell'arredamento, HACCP. A Latina si sono svolti corsi per operatore della ceramica artistica e a Velletri corso sulle tecniche di digitalizzazione dei documenti.

Dal monitoraggio svolto dall'Ufficio del Garante, è emerso il quadro delle lavorazioni attive nel 2018 negli Istituti penitenziari del Lazio. A Latina i detenuti sono impiegati in soli servizi e lavori interni alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria e si tratta di servizi domestici e ordinaria manutenzione. A Velletri gli stessi, ma anche servizi di lavanderia e attività agricole.

A Latina l'istruzione primaria e secondaria è di competenza del Cpia di Latina-Aprilia. Sono attivi un corso di alfabetizzazione e un corso di scuola secondaria di primo livello per 3 classi (Alta Sicurezza, media sicurezza, precauzionali). Sebbene pochi detenuti riescano a conseguire il titolo, è invece elevato il numero di detenuti che partecipano alle lezioni come "auditori"; che si inseriscono nelle classi ad anno scolastico iniziato, per via dei numerosi nuovi ingressi che caratterizzano l'Istituto, o che non riescono a completare l'anno scolastico, a causa di trasferimenti e sfollamenti. Le 4 aule scolastiche sono state tutte dotate di LIM. È stato attivato un corso extracurriculare di espressione artistica attraverso l'utilizzo di colori. A Velletri, invece, ci sono lezione per la scuola primaria, secondaria di 1° livello, secondaria di 2° livello - Istituto Agrario. Prevista l'attivazione per il prossimo anno di un corso anche per la sezione precauzionale e di un Polo universitario denominato Uniliberi in una sezione specifica che sarà dedicata ai soli detenuti studenti con 4 postazioni informatiche complete anche di collegamento Skype. La Direzione intende avviare anche un corso di scuola secondaria di 2° livello con indirizzo alberghiero.

 
Lecce: morte in carcere; prime conferme sul suicidio, resta il nodo dei farmaci PDF Stampa
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lecceprima.it, 26 maggio 2019

 

Il 32enne di Lizzanello trovato morto in cella, aveva assunto i medicinali adeguati, considerando la sua instabilità psichica? Si è svolta in giornata l'autopsia sul corpo di Matteo Luca Tundo, il 32enne di Lizzanello trovato morto in una cella d'isolamento del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, dov'era stato confinato in seguito all'arresto eseguito dai carabinieri per via di un'evasione dai domiciliari. A eseguirla è stato lo specialista Roberto Vaglio, designato dal pubblico ministero Giovanni Gallone, alla presenza della consulente incaricata dalla famiglia, il medico legale Sara Sablone.

Il decesso, stando alle prime constatazioni, sarebbe compatibile con il suicidio provocato da impiccagione. Il giovane si sarebbe procurato la morte usando alcune lenzuola e creando così una sorta di rudimentale corda. Ma non è questo l'aspetto più rilevante.

La famiglia, rappresentata dall'avvocato Roberto De Matteis - una denuncia è stata presentata dalla madre - intende capire se Matteo abbia ricevuto o meno un trattamento terapeutico. L'avrebbe indicato senza indugio la stessa madre, al momento dell'ingresso in carcere del figlio, tanto da proporsi di lasciare alcuni medicinali, per stabilizzare le condizioni del giovane; cosa impossibile, senza una prescrizione medica.

Considerando il probabile lo stato d'astinenza da cocaina (sembra che la fuga stessa, usando l'auto della madre, sia stata alimentata proprio dalla ricerca della sostanza), l'instabilità psichica e quanto rilevato dal 118 al momento dell'arresto eseguito dai carabinieri dopo un inseguimento, un forte stato d'ansia e vertigini, per la famiglia un trattamento sarebbe stato più che auspicabile: un dovere. Ma per avere un quadro preciso, bisognerà attendere l'esito delle analisi e il deposito di una relazione.

Il decesso risale alle 22 circa del 23 maggio. Inutile l'intervento degli agenti di polizia penitenziaria e dei medici del 118, arrivati in carcere per soccorrerlo. Vano ogni tentativo di rianimazione. E quello del giovane salentino, è stato solo l'ultimo caso in ordine di tempo, nelle carceri pugliesi.

"Un bilancio che lascia amarezza e perplessità in un quadro sempre più drammatico", ha commentato ieri Domenico Mastrulli, segretario nazionale della federazione sindacale del Cosp. "La polizia penitenziaria, il cui organico è ormai allo stremo, paga il prezzo più alto in termini di carichi di lavoro dovuti all'incremento dei servizi di controllo delle postazioni in rapporto all'elevato numero di reclusi da sorvegliare per garantire la sicurezza di tutti".

 
Lucca: nel carcere di San Giorgio detenuti imparano l'arte del taglio di capelli PDF Stampa
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luccaindiretta.it, 26 maggio 2019

 

Lo scorso 6 maggio, all'interno del carcere San Giorgio di Lucca, ha preso il via il progetto Che Barba! che propone la realizzazione di moduli formativi al fine di offrire ai detenuti delle competenze professionali di base nel settore del taglio dei capelli e della barba. La durata della prima parte del progetto sarà di due mesi (maggio e giugno) al termine dei quale i partecipanti avranno appreso le competenze necessarie per poter autonomamente iniziare a fare tagli base di capelli per uomo.

L'idea è quelle di offrire la possibilità di imparare un nuovo mestiere ai detenuti: un progetto pilota che possa creare un percorso di reinserimento professionale che parte dalla formazione professionale all'interno della struttura penitenziaria. La scelta del segmento barber shop dimostra l'attenzione verso la ricerca dell'integrazione con il mondo del lavoro, tentando cioè di indirizzare la formazione professionale sui fabbisogni del mercato del lavoro.

"All'interno del nostro istituto, stiamo sperimentando varie progettualità finalizzate ad aumentare le offerte e le opportunità formative per i detenuti - dice Santina Savoca, direttore della casa circondariale. Il progetto Che Barba persegue appieno questo obiettivo, pertanto speriamo che, dopo questa prima fase sperimentale, si possa pensare e riuscire a sistematizzare questa esperienza tra le proposte rieducative del carcere".

Il progetto è promosso dalla casa circondariale di Lucca e da Studio Creativa in collaborazione con Cencos srl e Linea L. Lamberto Abate si occuperà della direzione tecnica e della realizzazione dei moduli formativi, vista la sua trentennale esperienza nel settore. Tanti i partner dell'iniziativa che hanno voluto contribuire con le proprie esperienze nel settore professionale dell'hair beauty: Tricobiotos Spa, azienda leader nella produzione e distribuzione di prodotti cosmetici parrucchieri; Selective Professional che con la sua linea uomo Cemani sarà il partner tecnico principale fornendo prodotti ed accessori; Wahl Clipper Corporation, leader nel settore della rasatura professionale e domestica fin dal 1919, anno della sua fondazione, che fornirà le attrezzature.

"La formazione è una delle aree di maggior focus per Wahl e siamo onorati di poter dare il nostro contributo a un percorso importante e significativo come quello di Che Barba. I valori della solidarietà e del rispetto per tutti costituiscono le fondamenta della nostra cultura aziendale" ha dichiarato Carolina Braina, communications specialist di Wahl Italia.

 
Palermo: successo per le visite al carcere Ucciardone durante la Settimana delle Culture PDF Stampa
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blogsicilia.it, 26 maggio 2019

 

In occasione della Settimana delle Culture il carcere Ucciardone ha aperto le porte ai visitatori. "Siamo entusiasti e emozionati per il grande successo che ha riscosso questa nostra iniziativa. Il plauso più grande va al Direttore della Casa di Reclusione Calogero di Bona - Ucciardone e a tutto il personale dell'Amministrazione Penitenziaria per la possibilità di aprire le porte del Carcere alla popolazione civile". Lo dice il presidente dell'Associazione Clio, organizzatore dell'evento, Ruggero D'Amico.

Continua D'Amico: Una menzione speciale merita l'Ufficio Educatori e il personale della Polizia Penitenziaria per l'enorme supporto datoci durante i due weekend di visita, accompagnando sia noi che la popolazione civile alla scoperta del mondo dietro le mura del Carcere ottocentesco. Un percorso di rieducazione e reinserimento svolto con professionalità e coinvolgimento da tutti coloro che vivono l'Ucciardone quotidianamente".

Conclude D'Amico: "Ringraziamo calorosamente e sentitamente tutta la popolazione civile per aver accolto entusiasticamente le nostre visite: i messaggi lasciati nel registro preparato dagli educatori hanno riempito i nostri cuori e soprattutto quelli dei detenuti. Ma soprattutto i visitatori hanno capito e apprezzato il grande lavoro che c'è dietro tutte le varie attività che si portano avanti. Questo è ciò che più ci ha reso felici. La nostra speranza è che si ripetano sempre più appuntamenti del genere, per offrire un punto di vista più realistico rispetto alla realtà detentiva che talvolta si riscontra nell'immaginario collettivo".

 
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