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Antigone: "Anche nelle carceri anno durissimo per via dell'emergenza sanitaria" PDF Stampa
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Il Fatto Quotidiano, 11 aprile 2020


Sospese le attività coi detenuti, soprattutto la scuola. "L'emergenza sanitaria in carcere ha significato la sospensione di tutte le attività professionali, sportive e con i detenuti. Sono venuti meno i contatti con i familiari e soprattutto la scuola. Solo il 4% delle ore previste sono state erogate". Sono le parole dell'osservatore nazionale dell'Associazione Antigone, Claudio Paterniti Martello, che si occupa dei diritti dei detenuti.

"Secondo un nostro monitoraggio, a gennaio 2021 in un istituto su due la scuola era ripresa in presenza; nella parte restante la didattica a distanza veniva fatta solo in un caso su quattro. Sono emersi l'inadeguatezza delle infrastrutture tecnologiche e i problemi di spazi. Una diminuzione della popolazione detenuta permetterebbe quindi anche un maggiore accesso al diritto all'istruzione. Si è trattato di un anno durissimo e questo andrebbe riconosciuto dal parlamento con un provvedimento che preveda uno sconto di pena per chi ha passato quest'ultimo anno dietro alle sbarre. È stato un anno di vuoto che ha lasciato spazio all'angoscia e alla paura".

 
Domenica della Misericordia. Detenuti, infermieri e rifugiati con Papa Francesco PDF Stampa
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di Benedetta Capelli


L'Osservatore Romano, 11 aprile 2020

 

Il volto della Misericordia non è solo la Bolla d'indizione del Giubileo straordinario del 2016 - "Misericordiae Vultus" - ma anche lo sguardo di un detenuto che a Dio ha offerto il suo errore, di un infermiere che ha chiesto aiuto per salvare vite, di un disabile che vuole conforto nella difficoltà, di una famiglia che con la sua protezione arriva dall'Argentina in paese nuovo. Questi sono i volti che Francesco incrocerà nella Messa che celebra oggi, alle ore 10:30 nella Chiesa Santo Spirito in Sassia, in occasione della Domenica della Divina Misericordia.

Tra loro anche dei giovani rifugiati provenienti da Siria, Nigeria ed Egitto, tra cui due persone egiziane appartenenti alla Chiesa copta e un volontario Caritas siriano della Chiesa cattolica sira. Il gruppo di detenuti e detenute arriva dal carcere di Regina Coeli, Rebibbia femminile e Casal del Marmo di Roma, saranno presenti alcune Suore Ospedaliere della Misericordia, una rappresentanza di infermieri dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia.

Insieme al Papa - si legge in un comunicato del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione - concelebreranno diversi Missionari della Misericordia, in rappresentanza dei più di mille sacerdoti, istituiti durante il Giubileo straordinario, ai quali il Papa ha affidato un mandato particolare, legato alla celebrazione del sacramento della Riconciliazione e alla predicazione del mistero della misericordia divina.

Le letture saranno proclamate da un seminarista, mentre il servizio liturgico verrà svolto da ragazzi provenienti da una parrocchia della periferia di Roma. Nel rispetto delle norme anti-Covid la presenza è limitata ad 80 persone. La Santa Messa sarà trasmessa sul portale di Vatican News (www.vaticannews.va), in streaming sul sito (www.divinamisericordia.it) e verrà resa fruibile alle persone sorde e ipoudenti attraverso la traduzione nella lingua dei segni LIS.

 
Csm. Palazzo dei Marescialli, una poltrona per quattro correnti PDF Stampa
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di Jacopo Rosatelli


Il Manifesto, 11 aprile 2020

 

Elezioni suppletive al Csm. Oggi e domani 9 mila giudici e pm al voto. Un test dopo la bufera del caso Palamara. Il "caso Palamara" produce ancora effetti. Domani e lunedì gli oltre 9mila giudici e pm italiani sono chiamati a votare a elezioni suppletive per un posto vacante al Consiglio superiore della magistratura. Accade per la terza volta in tre anni, causa lo stillicidio di dimissioni seguite all'emersione pubblica del mercimonio sui vertici delle procure fra cinque membri del Csm, l'ex presidente dell'Anm Luca Palamara (ora radiato dall'ordine giudiziario) e i deputati renziani del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri, quest'ultimo passato poi a Italia Viva. Nota bene: Ferri è un magistrato in aspettativa che, prima di essere reclutato da Matteo Renzi, guidava la corrente più conservatrice, Magistatura indipendente (Mi).

Tra un anno la consiliatura di Palazzo dei Marescialli più travagliata della storia repubblicana finirà, quindi inevitabilmente l'attenzione per questo turno elettorale non è alta. Senza considerare che, fra emergenza Covid e caos vaccini con annesse polemiche sulle priorità nei turni, anche nei tribunali i pensieri in questo periodo vanno ad altre cose. In ogni caso è pur sempre un test interessante per capire umori e orientamenti delle toghe, che mai come ora stanno attraversando una fase di disorientamento interno e scarso feeling con l'opinione pubblica. Come dimostrano, emblematicamente, le vendite altissime del libro Il sistema dello stesso Palamara, scritto a quattro mani con il direttore de Il Giornale berlusconiano Alessandro Sallusti.

In lizza per il posto reso libero dalle dimissioni di Marco Mancinetti ci sono quattro candidati, uno per ogni corrente principale: Mario Cigna di Unicost (il gruppo centrista cui appartenevano Palamara e l'ultimo dimissionario), Maria Tiziana Balduini di Mi (sigla di altri tre costretti a dimettersi nel 2019), Marco D'Orazi della davighiana Autonomia e indipendenza e Luca Minniti di Area, della quale fa parte (non senza tensioni) Magistatura democratica. D'Orazi e Minniti sono dunque espressione delle uniche due componenti che non hanno visto propri membri costretti a lasciare il Csm a causa dello scandalo, ma non è affatto certo che sarà uno di loro ad essere premiato dalle urne. La destra di Mi conserva, nonostante tutto, molta presa, e c'è chi è disposto a scommettere che a vincere sarà la sua esponente, Balduini, presidente di sezione del tribunale di Roma.

Il davighiano D'Orazi, giudice a Bologna, si è fatto conoscere anche attraverso il libro Una giustizia degna dell'Italia (edizioni Pendragon). Pubblicato l'anno scorso sull'onda della vicenda Palamara, è un j'accuse contro "la perdita delle caratterizzazioni ideali" delle tre correnti tradizionali (Unicost, Mi e Area) trasformatesi in mere macchine autoreferenziali di gestione del potere, complice il fatto che "la gran parte dei magistrati si disinteressa del funzionamento dell'autogoverno".

Una delle soluzioni indicate: lo stop al carrierismo. Idea condivisa dal progressista Minniti, in servizio a Firenze nella sezione del tribunale dedicata a immigrazione e richieste di asilo: "Occorre evitare che la "dirigenza" sia inseguita come espressione di una tappa della "carriera"" si legge nel suo programma pubblicato sul sito della rivista di Md Questione giustizia. I fatti che hanno portato alla catena di dimissioni dal Csm, sostiene Minniti, "hanno rivelato condotte gravissime, che hanno dimostrato la ricorrente capacità d'infiltrazione d'interessi abusivi all'interno della giurisdizione e dell'autogoverno dei magistrati". Parole dure che forse non tutti i magistrati hanno voglia di sentire.

 
Dossier anni di piombo. La Francia ora apre al rimpatrio di 11 terroristi PDF Stampa
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di Conchita Sannino


La Repubblica, 11 aprile 2020

 

"Pressante richiesta" della ministra Cartabia al collega francese Dupond. Da Pietrostefani a Petrella a Marinelli, sembra che "sia arrivata l'ora". Recuperare conflitti e dinieghi. Magari prima che flocchino altre prescrizioni sulla variegata pattuglia di terroristi italiani, con esistenze nuove e consolidate, latitanti in Francia.

Troppi decenni dopo, Parigi promette di sanare "le ferite" degli Anni di piombo e annuncia con inusuale impegno di voler affrontare il nodo - politico, prima che giudiziario - di quei brigatisti. Dossier affidato con "pressante e urgente richiesta" dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia al suo omologo francese Dupond-Moretti nel corso del loro primo (virtuale) confronto.

"È venuta l'ora", ha annuito con Cartabia l'avvocato entrato a Place Vendeime come Guardasigilli del governo Lastex dieci mesi fa (l'altro cognome è un omaggio alla madre Elena, di origini italiane). Significherebbe: arresti e consegne. Sembra che abbia influito la sensibilità del ministro: sa qualcosa di sete di verità, Dupond. La vocazione del penalista gli nacque perché il nonno materno, operaio immigrato dall'Italia, fu trovato morto nel 1957 in circostanze misteriose lungo una linea ferroviaria e, a dispetto delle denunce di uno zio, "non fu mai aperta l'indagine".

La dialettica sul rientro dei terroristi "protetti" da Parigi si era rianimata già nel 2019, dopo la ratifica italiana della Convenzione di Dublino. Il trattato riapriva il calcolo della prescrizione, facendo prevalere le regole del Paese che richiede l'estradizione: cioè l'Italia, che ha termini più lunghi della Francia. Poi, dopo le tensioni e gli incidenti con i vicepremier dell'epoca Salvini e Di Maio, nel febbraio 2020 ecco il Bilaterale a Napoli e le pazienti ricuciture Mattarella-Conte-Macron. Ora, in base alla legge italiana, anche se l'arresto avvenisse in via provvisoria (nell'attesa del complesso iter di rimpatrio) si fermerebbe la clessidra. Ma chi sono i destinatari di queste richieste di estradizione, fino ad ora infrante sullo scudo della dottrina Mitterand, che invece Macron potrebbe licenziare con un placet politico?

Dal folto parterre iniziale (circa 30), con gli anni sono diventati sempre di meno i condannati in via definitiva su cui l'Italia potesse avanzare "pretese". Roma e Parigi lavorano oggi su 11 profili, di cui 4 all'ergastolo (unico verdetto che non può essere "prescritto"). Obiettivo: scongiurare ulteriori colpi di spugna, anche sul dolore dei familiari delle vittime.

Com'è appena avvenuto per la prescrizione scattata in favore di Luigi Bergamin, nelle stesse ore in cui i due Ministri della Giustizia riaprivano il dossier. Tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti, e come lui condannato per l'omicidio del macellaio Lino Sabbadin, Bergamin avrebbe dovuto scontare 16 anni di carcere. Analogamente, già da marzo 2020, ha potuto dimenticarsi dei 12 anni di pena residua (banda annata e omicidio) Ermenegildo Marinelli: oggi in Francia è un imprenditore.

Esattamente tra un mese, invece, il 10 maggio, si cancelleranno anche i 5 anni residui da scontare per Maurizio Di Marzio, brigatista che partecipò all'assalto e tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone, nel 1982. Il futuro direttore Interpol Italia, quella mattina, pensava di aprire a un postino e si ritrovò in casa un commando armato: rimase gravemente ferito, rispose con tre colpi di rivoltella. Stessa colonna romana, stesso rifugio Oltralpe, per Enzo Calvitti, che dovrebbe scontare in Italia 18 anni e 7 mesi, condannato per tre azioni di sangue: il tentato sequestro Simone, l'omicidio di Raffaele Cinotti, agente di custodia di Rebibbia, e quello di Sebastiano Vinci, il vicequestore ucciso mentre andava a lavorare, ne11981.

Tra quegli assassini, c'era anche Marina Petrella, Autonomia Operaia: arrestata dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri su un bus, condannata all'ergastolo e coinvolta nel sequestro Moro, ottenne lo status di esiliata in Francia. E quando la Corte di Versailles, nel 2007, concesse l'estradizione, Sarkozy la salvò per motivi di salute: con solidarietà pubblica dell'allora première dame Carla Bruni e di sua sorella, l'attrice Valeria Bruni Tedeschi.

Il nome di Petrella è oggi nell'elenco delle richieste di estradizione: rinnovata nel 2020. La mannaia dell'estinzione dei reati scatta poi, nel 2023, per Giovanni Alimonti, condannato nel processo Moro Ter; nel 2026 per Raffaele Ventura, ben 4 condanne per omicidio, rapine, banda armata, con 24 anni e 4 mesi da scontare.

Mentre nel gennaio 2027 si prescrive anche il carcere per Giorgio Pietrostefani, ex dirigente di Lotta continua, 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Quattro i latitanti da ergastolo che Cartabia vorrebbe riportare in Italia. Oltre a Petrella, sono: Narciso Manenti, coinvolto nell'uccisione del carabiniere Giuseppe Gurrieri, freddato a Bergamo nel 1979 davanti agli occhi del figlio 11enne, prima richiesta alla Francia inoltrata nel 1986; Roberta Cappelli, oggi architetto, stessa colonna romana delle Br; ergastolo anche per Sergio Tornaghi, colonna milanese Br, condannato per l'omicidio del maresciallo Francesco Di Cataldo.

Un caso ancor più spinoso è quello di Paolo Ceriani Sebregondi, origini nobili, accusato dell'omicidio di Carmine De Rosa, responsabile della sicurezza Fiat. A suo carico non pende più domanda: la richiesta italiana fu esaminata e respinta nel me" rito dai francesi. Come avviene anche per la legge italiana, non si potrà più rinnovare l'istanza. I due ministri si sono dati appuntamento a breve: per la svolta. Fuori tempo massimo, per far quadrare i conti. Mai tardi, per riparare sentimenti di giustizia.

 
Estradizione ex terroristi, dopo 40 anni vogliamo sbattere in prigione degli ottantenni PDF Stampa
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di Frank Cimini


Il Riformista, 11 aprile 2020

 

Quando venne estradato in Italia Cesare Battisti, al di là dei ministri armati di smartphone a Fiumicino perché evidentemente quel giorno non avevano niente di meglio da fare nell'esercizio del loro mandato, il messaggio forte arrivò dal Capo dello Stato Sergio Mattarella con le parole: "E adesso gli altri...".

E infatti siamo qui a registrare una nuova formale richiesta italiana alla Francia affinché consegni una decina di ex militanti di gruppi della lotta armata alle nostre prigioni. La ministra della Giustizia Marta Cartabia ha incontrato il suo omologo d'Oltralpe che ha detto di sì, ricordando però che tutto dipenderà dall'istanza politica superiore cioè da Macron.

Dunque non è sufficiente la riforma del trattato di Dublino che rispetto alle regole precedenti fa prevalere la legge del paese che chiede le estradizioni e non più quella del paese che riceve le richieste. Cartabia, che da presidente della Corte Costituzionale già aveva insistito sulla necessità di superare il carcere come sanzione penale ribadendo poi il tutto da ministro, evidentemente ritiene che invece per responsabilità relative a fatti di oltre quarant'anni fa non si debba transigere.

Dalla Francia Irene Terrel, storico difensore di moltissimi rifugiati italiani, spiega: "Non capisco come in Italia non si riesca, come è successo in altre questioni storiche, a concedere l'amnistia per delle vicende così vecchie. È incomprensibile, ci vuole una pacificazione servono misure di amnistia". "Se si guarda al diritto francese sono tutti casi prescritti - aggiunge l'avvocato. Non capisco come si possa tornare su tutte queste questioni, sarebbe un errore giuridico e sarebbe scandaloso. C'è la prescrizione, c'è un accanimento ricorrente. L'amnistia permetterebbe di pacificare questo periodo politico che è stato estremamente doloroso per molte persone, ma c'è un momento in cui bisogna voltare pagina. I tempi giudiziari sono passati".

L'Italia non ha mai voluto fare i conti con la sua storia in relazione agli anni 70 per responsabilità di tutti gli schieramenti politici, a cominciare dalla sinistra che considera tuttora indigeste le parole di Rossana Rossanda sull'album di famiglia. Per cui le autorità italiane continuano a cercare di artigliare in giro per il mondo una serie di corpi appartenenti a ultrasettantenni quasi ottantenni da esibire poi come trofei di guerra, di una guerra finita da tempo. La lotta armata e il terrorismo politico da decenni non costituiscono più un pericolo per le istituzioni. Eppure si rischia di veder finire in carcere, tanto per fare un esempio, Giorgio Pietrostefani condannato per l'omicidio Calabresi quando sono passati in pratica cinquant'anni.

Quel delitto in Francia è prescritto da tempo, in Italia lo sarà nel 2027. Nel nostro paese, ma anche in Francia ci sono giornali che danno conto anche dei sospiri in questa battaglia per ottenere le estradizioni. Si tratta di giornali pronti a criticare la magistratura e l'eccessivo peso del processo penale in merito ad altre vicende giudiziarie. Gli anni 70 invece restano tabù. Sarebbe necessario un minimo di equilibrio e pure di civiltà. Purtroppo non c'è.

 

 
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