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Belluno: Francesca Vianello (Antigone) "detenuti dimezzati e celle aperte per 8 ore" PDF Stampa
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di Irene Aliprandi

 

Corriere delle Alpi, 8 settembre 2015

 

L'associazione Antigone visita il carcere di Baldenich e trova una situazione decisamente migliorata rispetto a due anni fa grazie ad alcune norme recenti. Una situazione buona, decisamente migliorata rispetto a un paio di anni fa, senza sovraffollamento e con una maggiore "libertà". È questo il primo resoconto della visita dell'Associazione Antigone del carcere di Baldenich, avvenuta giovedì 27.

Ad illustrare l'esito del sopralluogo è Francesca Vianello, del dipartimento di psicologia e sociologia dell'Università di Padova e membro dell'associazione che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale. Antigone raccoglie e divulga informazioni sulla realtà carceraria, cura la predisposizione di proposte di legge e promuove campagne di informazione e di sensibilizzazione. L'ultima volta che Vianello aveva visitato Baldenich risale a due anni fa, prima dell'entrata in vigore di una serie di norme che hanno ridotto drasticamente la popolazione carceraria, grazie alla possibilità di ricorrere a misure alternative.

"Il problema del sovraffollamento non esiste più", spiega la dottoressa Vianello. "In passato il carcere di Baldenich si trovava ad ospitare più persone di quanto fosse il suo potenziale, mentre oggi sono molte di meno. Le leggi introdotte a partire dal 2011 prevedono sanzioni alternative per le pene più modeste e alla fine in carcere ci vanno in pochissimi. La tendenza vista a Belluno è generale".

Questo ha permesso anche di realizzare un nuovo orientamento dell'amministrazione penitenziaria, quello delle "porte aperte", cioè delle celle lasciate aperte per otto ore al giorno: "Inizialmente c'era qualche dubbio sull'efficacia e sulle conseguenze di queste scelte. Il personale della polizia penitenziaria temeva che le celle aperte sarebbero state difficili da gestire. Oggi sono proprio loro, invece, ad affermare che l'effetto è stato positivo e ha in qualche modo rasserenato la situazione", spiega ancora Vianello, che aggiunge le numerose attività di formazione professionale, lavoro e svago organizzate per i detenuti da varie realtà. Alla data del 27 agosto, dunque, i detenuti presenti nel carcere di Baldenich erano 58 (i posti disponibili sono quasi il doppio), dei quali 41 stranieri, 17 italiani, 11 transgender per lo più brasiliani e colombiani, 18 tossicodipendenti e 7 alcol dipendenti.

Sotto il profilo strutturale, il carcere risulta più vivibile del passato perché sono terminate le operazioni di ristrutturazione già avviate diversi anni fa e oggi le celle "che sembravano delle grotte" sono decisamente più decorose, ciascuna dotata di servizi igienici minimi e cucinino. "Attualmente i detenuti mangiano nella propria cella chiusa, ma l'obiettivo con il tempo è di farli mangiare insieme in una mensa comune". In Italia, infatti, non si usano i refettori, praticamente nessun carcere ha la mensa comune (come nei film americani) ma l'amministrazione penitenziaria ha anche questo progetto.

Antigone ha potuto parlare con la direttrice Tiziana Paolini, con il comandante della polizia penitenziari e con il responsabile degli educatori: "Ci sono sembrati tutti relativamente soddisfatti della condizione attuale, compresa l'apertura delle celle che ha reso le cose migliori di prima. Da un punto di vista sanitario, il carcere ha a disposizione almeno una volta a settimana un infettivologo, un dentista, un addetto del Sert e uno psichiatra". Proprio le patologie psichiatriche (oltre che quelle fisiche) in aumento sono il problema più rilevante segnalato dal personale.

Il progetto futuro, per il carcere di Baldenich, è quello di destinare una sezione ai malati psichiatrici in stato di semi infermità mentale successivo alla carcerazione. "Non sarà una sezione che ne sostituirà un'altra e in questo periodo se ne sta ancora parlando perché ovviamente va associata a personale specializzato attraverso il servizio sanitario. È più probabile che la nuova sezione sarà meno "specifica" e quindi meno problematica".

In conclusione, in attesa di dicembre quando sarà pubblicato il rapporto Antigone ufficiale, Vianello afferma: "La fine del sovraffollamento ha portato una svolta positiva a Baldenich. Devo ringraziare il personale che, a volte, ci vede come un'intrusione, mentre a Belluno abbiamo trovato grande disponibilità e possibilità di visitare tutte le sezioni che volevamo".

 
Massa: il Sottosegretario Ferri visita il carcere in occasione dell'apertura della Sezione B PDF Stampa
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Agenparl, 8 settembre 2015

 

Il Sottosegretario del Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri ha visitato la Casa di Reclusione di Massa in occasione dell'apertura della sezione B della Casa di Reclusione di Massa. Erano presenti anche la dott.ssa Michela Mencattini, magistrato di Sorveglianza presso il tribunale di Massa, il dott. Carmelo Cantone, Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, e la dott. arch. Maria Lucia Conti, Provveditore interregionale alle opere pubbliche per la Toscana, le Marche e l'Umbria, l'ing. Buonanno, sempre del Mit, responsabile per la Provincia di Massa, il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Massa cons. Aldo Giubilaro, i medici dell'ASL dott. Alberti, dott. Bianchi, il direttore della struttura dott. ssa Maria Martone.

A margine della visita Ferri ha dichiarato: "si volta pagina, con un gioco di squadra tra tutti gli operatori e tra le due amministrazioni quella penitenziaria e quella delle infrastrutture, si è resa funzionale ed operativa una parte della struttura che era chiusa da anni. Un traguardo importante perché rappresenta un segnale positivo di efficienza, di buona amministrazione, che rappresenta quello spirito di una politica del fare, propositiva che vuole dare risposte concrete. Sono molto soddisfatto perché abbiamo dimostrato in questa realtà territoriale che vogliamo far ripartire il Paese, che siamo in grado di attuare lo spirito propositivo del Governo, sbloccando le opere pubbliche che erano ferme.

Questo significa buona politica e credere nei progetti da realizzare. Abbiamo chiuso positivamente una vicenda che si è prolungata per troppi anni e vede finalmente aprire questa struttura costata oltre tre milioni di euro". I lavori sono iniziati il 4 luglio 2006 e sarebbero dovuti durare 480 giorni, ma per una serie di problematiche, anche giudiziarie, sono stati rallentati e si è giunti alla fine dei lavori il 24 novembre 2009. L'opera è stata collaudata ufficialmente da un documento del Provveditore interregionale in data 24 luglio 2012, ma fino ad oggi è rimasta ferma per ritardi inaccettabili e per alcuni problemi di adattamento della struttura alla sua funzione di detenzione.

Il Sottosegretario ha visitato varie volte la struttura nei mesi scorsi e ha stimolato tutte le parti affinché si sbloccasse, "ringrazio il Ministro Orlando per il suo impegno e tutti coloro che hanno messo impegno nel progetto grazie al quale negli ultimi due mesi sono state eseguite alcune opere ritenute indispensabili per procedere all'apertura (impermeabilizzazione delle coperture e modifica porte delle celle).

Sono certo che con questi nuovi spazi si possano perseguire ancora più seriamente le finalità della detenzione e possa proseguire la politica di umanizzazione del carcere. Anche il personale avrà vantaggi dalla nuova situazione perché potrà utilizzare spazi che fino ad oggi erano inutilizzabili e migliorerà la vivibilità per tutti.

Vengono migliorati i servizi sanitari e la struttura costituirà un punto di riferimento a livello nazionale per la degenza da operazioni chirurgiche per i detenuti. Quando si inaugurano opere pubbliche che hanno visto la luce grazie ai soldi dei cittadini c'è sempre molta soddisfazione e lavoriamo affinché possano velocizzarsi i tempi e non ci si imbatta in una.

La Casa di Reclusione di Massa costituirà, anche grazie alla nuova struttura, un punto di partenza e di riferimento per creare un modello di detenzione che possa dare davvero l'opportunità di reinserimento nella società ai detenuti. All'interno di questa struttura sono state predisposte alcune stanze per la degenza dei detenuti affetti da disabilità fisica che sono sottoposti a terapie di recupero. La struttura massese potrà essere, insieme a Busto Arsizio, Parma e Bari, un punto di riferimento per la detenzione di soggetti che necessitano di determinate cure e costituirà quindi un centro di eccellenza nelle cure sanitarie con celle in linea con le norme nazionali ed europee in materia."

Ferri ha aggiunto: "Ora dobbiamo lavorare per far si che si risolva il problema della carenza di personale, di fronte alla cui criticità l'amministrazione ha dato una prima risposta distaccando fino ad ottobre 10 unità, ora l'obbiettivo è cercare di stabilizzare nuovo personale. Oggi ho incontrato con piacere le rappresentanze sindacali e abbiamo parlato con franchezza e in modo costruttivo. Sono consapevole del problema e voglio ringraziare e valorizzare per quanto ha fatto tutto il personale, con la presentazione di un serio e condiviso progetto trattamentale. Ho voluto poi incontrare i detenuti e dare atto anche della loro partecipazione al progetto offrendo anche la loro disponibilità nel risistemare l'area aperta. Insomma tutti si devono sentire protagonisti per aver consentito di realizzare quest'apertura".

 
Catania: problemi nella Rems di Caltagirone. M5S "immobilismo all'Asp di Catania" PDF Stampa
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cataniatoday.it, 8 settembre 2015

 

Così denunciano i due deputati del Movimento 5 Stelle, alla Camera Gianluca Rizzo e all'Ars Francesco Cappello: "Nonostante le numerose e ripetute aggressioni subite dagli operatori, nonostante i tentativi e le riuscite evasioni da parte dei pazienti della Rems, l'Asp 3 di Catania, rimane inerte".

"Nonostante le numerose e ripetute aggressioni subite dagli operatori, nonostante i tentativi e le riuscite evasioni da parte dei pazienti della Rems, l'Asp 3 di Catania, la stessa che ha voluto a tutti i costi ed in barba al rispetto di tutte le normative stabilite dalla legge istitutiva delle Rems aprirne una a Caltagirone in un luogo ed in una struttura assolutamente inidonea all'ospitalità degli ex detenuti dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, rimane inerte e nessuna decisione è prevista nell'immediato".

Così denunciano i due deputati del Movimento 5 Stelle, alla Camera Gianluca Rizzo e all'Ars Francesco Cappello. "Che fine ha fatto, ad esempio, - chiede Cappello - la graduatoria degli psichiatri, approvata con delibera 1283 del 18 giugno 2015?". E ancora: "quali sono le ragioni per le quali l'ASP pare abbia deciso il congelamento della graduatoria e quindi la consequenziale assunzione del personale necessario alla Rems come previsto dalla legge?".

Tutte domande alle quali i vertici dell'Asp saranno chiamati a rispondere dinanzi la commissione Sanità non appena l'interrogazione a risposta orale, già depositata il 20 giugno scorso, verrà calendarizzata. Interviene anche il deputato alla Camera Gianluca Rizzo che ha presentato una risoluzione in commissione Difesa per la riapertura della stazione dei Carabinieri in loco. "Del tutto inidonee, infatti, - afferma Rizzo - le soluzioni proposte dall'ASP quali "l'innalzamento di 90 cm della recinzione attorno all'area, il potenziamento delle guardie giurate e l'ampliamento del servizio di video sorveglianza".

"È necessario, - aggiunge il parlamentare M5S - che l'Asp, la Prefettura, e l'assessorato regionale alla Salute rivedano il protocollo d'intesa siglato il 28 aprile del 2015. È necessario, però, che nelle more, il comitato per l'ordine e la sicurezza torni immediatamente a riunirsi per assumere tutte le necessarie misure per la garanzia della sicurezza".

 
Reggio Calabria: Garante e Comune insieme per il reinserimento sociale dei detenuti PDF Stampa
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strill.it, 8 settembre 2015

 

Un tramite tra carcere e società per il reinserimento sociale dei detenuti attraverso attività lavorative e di servizio in collaborazione con le istituzioni. L'iniziativa, promossa dal Garante per dei dritti delle persone private della libertà personale Agostino Siviglia, di concerto con il Comune di Reggio Calabria, è stata presentata stamani a Palazzo San Giorgio. "Il carcere è parte della società, non una società a parte".

Ad accompagnare Siviglia nell'enunciazione delle linee guida del protocollo "per i nuovi processi di governance tra reclusione e inclusione sociale" c'erano il Sindaco Giuseppe Falcomatà ed l'Assessore alle politiche sociali Giuseppe Marino. Obiettivo della partnership è quello di promuovere, programmare e coordinare la realizzazione di progetti di sviluppo in ambito penitenziario e sociale. In particolare in una città come Reggio, fortemente pervasa dalla criminalità, il progetto di reinserimento sociale dei detenuti può rappresentare un'occasione per colmare la distanza tra il carcere e le pratiche positive.

"Certamente è importante proseguire con l'attività repressiva nei confronti della criminalità organizzata - ha spiegato l'assessore alle politiche sociali del Comune Giuseppe Marino - ma dall'altra parte le istituzioni non possono rinunciare ad un percorso di rieducazione e reinserimento dei detenuti, naturalmente quelli selezionati dall'autorità giudiziaria. Chiaro che servirà un serrato lavoro di controllo al fine di promuovere azioni innovative e socialmente costruttive. Da questo punto di vista Reggio può diventare un modello".

L'idea è quella di promuovere borse lavoro, tirocini formativi, per il reinserimento sociale dei detenuti. Non è un caso se nell'ambito dell'iniziativa "L'ottavo sacramento" il Comune ha chiesto la partnership della casa circondariale di Arghillà. Nei prossimi mesi saranno illustrate altre iniziative simili. Tra queste, annuncia il Garante Agostino Siviglia, "stiamo valutando la possibilità di collaborare con l'Università per Stranieri per favorire la mediazione culturale all'interno del carcere, in particolare per i detenuti stranieri che sono ormai sempre più numerosi. E tra le altre cose - aggiunge - promuoveremo progetti con le scuole e per la tutela e la cura del verde pubblico e dell'ambiente".

"Siamo contenti di questa sinergia che si è creata - ha commentato il Sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà - da sempre sosteniamo che il governo della città non si può fare senza il contributo dei principali attori presenti sul territorio. Si tratta anche questa di un'iniziativa a costo zero per le casse del Comune che però contribuirà a rilanciare una nuova stagione dei diritti e dei doveri nella nostra città. Il garante può rappresentare una cinghia di trasmissione accorciando le distanze tra carcere e società".

 
Avellino: Sappe; nel carcere di Bellizzi detenuto aggredisce un poliziotto penitenziario PDF Stampa
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irpiniaoggi.it, 8 settembre 2015

 

Sembra senza fine la spirale di violenza che da alcuni mesi ormai caratterizza drammaticamente la quotidiana delle carceri della Campania. A pochi giorni dalle violenze nell'Opg di Aversa, questo pomeriggio si è registrata l'ennesima assurda aggressione di un detenuto contro un poliziotto penitenziario del carcere irpino, tanto violente da indurre il Basco Azzurro, colpito da due pugni al volto, a ricorrere alle cure dei medici dell'Ospedale cittadino S. Giuseppe Moscati. A darne notizia è Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo della Categoria.

"Sono stati momenti di alta tensione, gestiti al meglio dal personale di Polizia Penitenziaria che con grande professionalità ha impedito conseguenze più gravi all'interno della Casa Circondariale di Avellino, che alla data del 31 agosto scorso risultava affollata da 605 detenuti, ben 105 in più rispetto ai posti letto regolamentari.

È uno stillicidio costante e continuo: i nostri poliziotti penitenziari continuano a essere picchiati e feriti nell'indifferenza delle autorità regionali e nazionali dell'amministrazione penitenziaria, che sono per altro costrette a confermare l'aumento delle violenze contro i Baschi Azzurri del Corpo nonostante il calo generale dei detenuti ma che nonostante ciò non adottano alcun provvedimento concreto perché queste folli aggressioni abbiamo fine, ad esempio sospendendo quelle pericolose vergogne chiamate vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto", denuncia il leader nazionale del Sappe, che rivolge al poliziotto ferito "la solidarietà e la vicinanza del primo Sindacato dei Baschi Azzurri".

Capece ricorda che il Sappe aveva reso pubblico, nelle scorse settimane, il dato allarmante delle aggressioni contro i poliziotti in Campania nei primi sei mesi del 2015: 325 colluttazioni e 55 ferimenti che, alla data di oggi, sono lievitati complessivamente a più di 400 episodi.

Emilio Fattorello, segretario Regionale Sappe della Campania, evidenzia infine "la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate.

Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso. Ma che corrono rischi e pericoli ogni giorno, in carcere, a Bellizzi e nelle altre strutture detentiva campane, per il solo fatto di essere rappresentanti dello Stato che garantiscono sicurezza e per questo pagano anche prezzi altissimi in termini di stress e disagi".

 
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