Lunedì 09 Dicembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

"Più umanità in carcere": ai detenuti tempo libero col proprio partner PDF Stampa
Condividi

La Repubblica, 22 gennaio 2015

 

Tre ore al mese in un locale non controllato: è il cuore del ddl presentato dal senatore dem Lo Giudice. "Non restituiamo alla società uomini e donne incattiviti da privazioni dolorose".

Leggi tutto...
 
Giustizia: Rita Bernardini; i trattamenti inumani e degradanti nelle carceri non sono cessati PDF Stampa
Condividi

di Vittoria Dolci

 

www.clandestinoweb.com, 22 gennaio 2015

 

La piaga che da tempo affligge l'Italia in tema di carceri, quella relativa al sovraffollamento, sembra essere stata debellata, stando a quanto affermato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. "Siamo in una stagione cupa, nella quale la crisi economica fa crescere la paura e c'è chi utilizza la paura per comprimere i diritti.

Leggi tutto...
 
Giustizia: misure alternative, la statistica "gonfiata" del Ministro Orlando PDF Stampa
Condividi

di Riccardo Arena

 

www.ilpost.it, 22 gennaio 2015

 

Qualche giorno fa, il Ministro Andrea Orlando si è rivolto alle Camere per fare il punto sullo stato dell'amministrazione della Giustizia. Ebbene, in quella relazione è stato fornito ai parlamentari (e quindi a noi cittadini) un dato che non corrisponde a verità, quello relativo al numero delle persone sottoposte a misura alternativa alla detenzione. Un dato definito importante dallo stesso Ministro, tanto da porlo in stretta correlazione con il calo delle persone detenute nelle carceri italiane.

Leggi tutto...
 
Giustizia: considerazioni sull'intervento del guardasigilli Andrea Orlando alla Camera PDF Stampa
Condividi

di Anna Muschitiello*

 

Ristretti Orizzonti, 22 gennaio 2015

 

Il Ministro Andrea Orlando nel riferire al Parlamento sullo stato della Giustizia e sulle strategie attivate dagli ultimi Governi e dal Parlamento, per andare incontro alle Raccomandazioni del Consiglio d'Europa che raccomanda ai Governi nazionali e in particolare all'Italia di favorire le sanzioni di comunità, pene che non contemplano soltanto la segregazione del condannato dal consorzio civile, ma che hanno anche l'obiettivo di recuperare il rapporto e la relazione tra l'autore del reato e il contesto sociale,

Leggi tutto...
 
Giustizia: mense carceri; Coop incontrano Dap, "apertura" per salvare commesse esterne PDF Stampa
Condividi

di Ambra Notari

 

Redattore Sociale, 22 gennaio 2015

 

Nel giorno degli incontri individuali con il capo del Dipartimento Santi Consolo, si discute sul futuro delle coop dopo il mancato rinnovo del finanziamento da parte della Cassa ammende (circa 6 milioni di euro). Sono le dieci realtà che gestiscono le mense di nove delle maggiori carceri italiane.

Dalle 9.30 fino alle 18.45 di oggi, 21 gennaio, al Dipartimento amministrazione penitenziaria il capo Santi Consolo incontra la cooperativa Ecosol di Torino; la Divieto di sosta di Ivrea; la Campo dei miracoli di Trani; L'Arcolaio di Siracusa; La Città Solidale di Ragusa; Men at Work e Syntax Error di Rebibbia; Abc di Bollate (Milano); Pid di Rieti e la Giotto di Padova. Sono le dieci realtà che gestiscono le mense di nove delle maggiori carceri italiane. A dicembre la Cassa delle ammende non ha rinnovato il loro finanziamento (circa 6 milioni di euro).

È il giorno dei colloqui individuali per stabilire il futuro delle cooperative. Gli ultimi a parlare saranno Syntax Error e Men at work, le due cooperative romane. "Annunceremo la nostra chiusura: questo incontro non servirà a nulla", dichiara Maurizio Morelli di Syntax Error.

Proprio a febbraio Syntax error avrebbe potuto cominciare a lavorare con i cinema romani per una commessa di quattro mesi. Obiettivo del progetto (lanciato ormai dieci anni fa) era proprio rendere autosufficienti dal punto di vista economico le cooperative. "Sarebbe stata un'occasione - dice Morelli - avevamo bisogno di più tempo per consolidare ciò che abbiamo cominciato".

Non tutte le cooperative sono nella stessa situazione. A Bollate, per esempio, il fatturato viene per il 70% da commesse esterne e per il 30% dal lavoro nella mensa del carcere. Il Dap ha giustificato la decisione di incontrare singolarmente le cooperative proprio per valutare "caso per caso" le situazioni. "Non mi costa fare autocritica: non abbiamo avuto lo stesso spirito imprenditoriale di altri - aggiunge Morelli - ma al Dap per mesi lo scorso anno è mancata una guida che potesse puntare sul progetto. Non ci hanno aiutato".

 

Apertura del Dap per salvare le commesse esterne

 

Nasce una collaborazione diretta tra la direzione del penitenziario di Bollate e cooperativa Abc. Lo conferma il direttore Parisi: "Importante salvare quest'esperienza". Boscoletto (cooperativa Giotto, Padova): "Registriamo l'impegno del Dap a salvare le attività esterne per mantenere i posti di lavoro".

Il carcere di Bollate mantiene in vita la mensa a gestione della cooperativa Abc - La sapienza in tavola, una delle dieci a rischio chiusura dopo il niet del Dipartimento di amministrazione penitenziaria ad un rifinanziamento per il 2015, tramite Cassa delle ammende. Lo afferma il direttore del carcere di Milano Bollate, Massimo Parisi, il quale ha già cominciato questa nuova sperimentazione a partire dal 15 gennaio, data in cui si è esaurito il fondo della Cassa delle ammende per il progetto.

"Al momento i detenuti trovano la stessa situazione che c'era prima del 15 gennaio", afferma il direttore del carcere. Per poter salvare l'esperienza Parisi ha stretto con la cooperativa "una collaborazione" per impiegare i detenuti a mercede nella cucina. In sostanza, quindi, Abc mantiene la commessa della mensa a cui somma quelle esterne costruite in questi anni, che ormai pesano per il 70% del fatturato.

"Per noi è un percorso di grande importanza per la vita all'interno del carcere", continua Parisi. Un dato che è dedotto dall'esperienza perché, conferma il direttore di Bollate, "non esistono studi sull'impatto di questo progetto nelle carceri". Secondo Parisi, i detenuti dipendenti di Abc "hanno avuto un graduale inserimento nella società", dato che merita almeno una nuova sperimentazione per salvare l'esperienza.

Positivo è anche l'atteggiamento di Nicola Boscoletto, presidente della cooperativa Giotto, appena uscito dall'incontro a Roma con il capo del Dap Santi Consolo. "Registriamo - spiega - una grande disponibilità a fare in modo che nessuna attività sviluppata collateralmente debba chiudersi. Anzi, da parte del Dap c'è stato l'impegno al massimo sforzo per implementare le attività aprendo nuovi posti di lavoro". Obiettivo quindi è conservare almeno il personale al momento impiegato dalle cooperative per poi allargarsi. L'impegno del Dap però fa seguito alla pubblicazione in data 29 dicembre del documento in cui si legge un taglio del 34% dei fondi alla Commissione Smuraglia (6 milioni di euro contro i 9 richiesti dalle associazioni) con cui si finanziano tutti i progetti in carcere.

 

Iori (Pd): rinnovare gli appalti alle cooperative

 

La proposta della deputata Pd Vanna Iori in un'interrogazione al ministro Orlando che dice: "Proporremo altre soluzioni". Desi Bruno (Garante detenuti Emilia-Romagna): "I detenuti che lavorano retribuiti si reinseriscono nella società una volta fuori".

"La possibilità di formarsi e di lavorare in carcere è uno strumento potentissimo per allontanare le persone dalla criminalità: in 10 anni, negli istituti penitenziari dove si è applicata la sperimentazione, il tasso di recidiva è crollato dal 70 al 2 per cento": forte di questi dati, la deputata reggiana Vanna Iori (Pd) ha presentato un'interrogazione alla Camera. Un'interrogazione per chiedere al ministro della Giustizia Andrea Orlando di rinnovare gli appalti in carico alle cooperative per la gestione delle cucine all'interno degli istituti penitenziari. "Il ministro Orlando ha spiegato che proseguire su questa strada è impossibile per impedimenti tecnici, ma che saranno proposte altre soluzioni. Quindi non chiudere questi appalti, ma ripensarli, magari anche ampliarli".

Immediata la contro-risposta di Iori, anche membro della commissione Giustizia della Camera: "Sono parzialmente soddisfatta, ma ora è bene chiarire cosa si voglia fare e con che tempistiche, perché la questione è urgente". Secondo la deputata, i detenuti che lavorano nelle carceri, con stipendi regolari allineati ai contratti collettivi nazionali, possono pagarsi il soggiorno in carcere, le spese legali, le tasse e i risarcimenti alle vittime dei reati, determinando un risparmio per le casse dello Stato.

"Non solo: nei 10 penitenziari che hanno aderito alla sperimentazione, è migliorata di molto la qualità dei pasti e dell'igiene". Iori chiede anche al ministro un punto su questi primi 10 anni di sperimentazione, affinché le esperienze migliori siano mandate avanti: "Tutti gli studi, italiani e non, indicano che la logica della responsabilizzazione dei detenuti attraverso il lavoro è positiva; l'idea di punizione, invece, causa disagio, violenze e recidiva".

Completamente d'accordo Desi Bruno, Garante dei detenuti dell'Emilia-Romagna: "Lavorare è il fondamento dell'attività penitenziaria, e non solo perché lo dice la legge, ma perché è davvero così. Perciò, ben venga l'interrogazione della parlamentare Iori - spiega. I detenuti che lavorano retribuiti riescono a trovare la motivazione, a riprendere le relazioni con i famigliari, a reinserirsi nella società una volta fuori. Non sentono di avere perso tempo, ma di averlo investito in qualcosa di buono". Purtroppo, non si tratta certo di una prassi, ma di sperimentazioni fin troppo isolate, e cita l'officina meccanica Fare impresa in Dozza a Bologna e la Pasticceria Giotto del carcere di Padova: "Sono interventi di nicchia, che non rispondono se non in minima parte alle effettive necessità".

Bruno sottolinea con forza la diversità tra lavori socialmente utili e lavori retribuiti, spesso confusi e citati a sproposito: "I lavori socialmente utili sono un'attività riparatoria, quelli retribuiti sono una possibilità di reinserimento. Vogliamo uno stipendio diverso rispetto a quello normale? Più basso? E sia. Ma non possiamo togliere anche quello ai detenuti: significherebbe togliere loro la speranza".

Quanto all'intervento di Orlando, "avrei preferito che le sperimentazioni avessero potuto proseguire ed essere, anzi, estese. Ovunque, in tutti gli istituti penitenziari italiani sarebbe necessario affidare la gestione del cibo alle cooperative: in un colpo si risolverebbero i problemi legati alla qualità e al sopravvitto (le spese extra, quando il vitto che passa il carcere non è sufficiente, a carico del detenuto, ndr). Non solo: si responsabilizzerebbero maggiormente i detenuti, chiamati a prendersi cura del proprio corpo e dell'alimentazione. Purtroppo, sull'onda di altri avvenimenti, si mette in crisi tutto".

 
<< Inizio < Prec. 9561 9562 9563 9564 9565 9566 9567 9568 9569 9570 Succ. > Fine >>

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it