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Teramo: appello dal carcere di Castrogno "un gomitolo di lana... per le detenute" PDF Stampa
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Il Centro, 9 febbraio 2015

 

Un gomitolo di lana per le detenute del carcere di Castrogno. Perché nessuna può permettersi di comprarli, perché i fondi pubblici sono sempre più esigui, perché quelli che portano le volontarie non bastano mai, perché in quest'Italia dalle carceri sovraffollate e dai continui richiami della Corte Europea basta un gesto per accorciare le distanze: comprare un gomitolo di lana o recuperarne qualcuno in casa. È un appello che arriva direttamente dalle detenute della sezione femminile quello che l'area educativa della casa circondariale fa suo e rilancia: chiunque volesse partecipare alla raccolta può consegnare la lana ai sacerdoti della parrocchia Madonna della Salute di Villa Mosca che poi la farà arrivare in carcere.

Perché per le 35 detenute il lavoro a maglia è un ponte con il futuro: molti lavori artigianali sono già stati esposti in alcune mostre e nei progetti c'è quello di realizzare un laboratorio dove creare maglie, sciarpe, centrini, borse e cappelli da vendere all'esterno. Il tutto ricorrendo all'antica arte dei ferri e dell'uncinetto, inventandosi trame che uniscono e avvolgono. Anche nel chiuso di un penitenziario

Come quello di Castrogno, uno dei carceri più sovraffollati d'Abruzzo che ospita circa 400 detenuti a fronte di una capienza di 270. Insieme a quello di Chieti è l'unico della regione ad avere una sezione femminile. Gli agenti di polizia penitenziaria in servizio sono 192, un numero che secondo i sindacati è notevolmente sottodimensionato per far fronte alla presenza di così tanti reclusi. Basti pensare che la pianta organica del 2001 di agenti ne prevedeva 202. La carenza di personale è stata più volte al centro di interrogazioni parlamentari.

Ospita detenuti con gravi patologie sanitarie e psichiatriche perché a Castrogno, unico caso in tutto l'Abruzzo, c'è un servizio di guardia medica 24 ore su 24 e uno psichiatra per alcune ore a settimana. Tra le tante iniziative avviate dalla direzione il progetto con l'istituto agrario Di Poppa-Rozzi con lezioni ai detenuti. Sono stati allestiti spazi verdi, in corrispondenza delle sezioni maschili e femminile, chiamati "Il giardino degli affetti": attrezzati con giochi, sono destinati a colloqui familiari e ad incontri tra i detenuti e i loro figli.

 
Chieti: gli ex internati Opg in ospedale? Caramanico (Sel) dice sì "ma resti psichiatria" PDF Stampa
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di Giovanni Iannamico

 

Il Centro, 9 febbraio 2015

 

L'esponente di Sel è l'unica voce fuori dal coro dopo il no delle liste di centrosinistra e centrodestra. "Sì all'allocazione temporanea della Rems, la Residenza per la misura di sicurezza sanitaria, presso il locale ospedale Santissima Immacolata, purché non venga toccato il reparto di Psichiatria e il nuovo servizio trovi posto al secondo piano della struttura sanitaria".

La posizione dell'ex consigliere regionale Franco Caramanico, in merito al preannunciato arrivo della Rems al nosocomio guardiese, rappresenta senz'altro una voce fuori dal coro, dopo il secco no espresso sia dalla lista di centrosinistra "Il bene in comune" che dall'amministrazione comunale di centrodestra, guidata dal sindaco Sandro Salvi.

L'esponente del Sel, in una lettera inviata al commissario regionale alla sanità, Luciano D'Alfonso e all'assessore Silvio Paolucci, evidenzia che lo spostamento del reparto di Psichiatria dall'ospedale guardiese a quello di Ortona causerebbe molteplici danni, compromettendo il futuro del locale ospedale che verrebbe privato di un importante reparto di eccellenza.

"L'assessore Paolucci", sostiene Caramanico, "dovrebbe ricordare che queste problematiche sono state inizialmente affrontare nell'incontro dello scorso 20 ottobre , quando si è deciso di sospendere i lavori da realizzare presso l'ospedale di Ortona e di accorpare nell'ospedale guardiese, sia i detenuti psichiatrici e sia i pazienti già presenti nei reparti di Psichiatria e di Riabilitazione psichiatrica".

Caramanico ricorda quindi che, in un secondo incontro, svoltosi lo scorso novembre nella sede dell'assessorato regionale alla sanità, si decise di sentire anche il parere del primario del reparto di Psichiatria, Massimo Di Giannantonio, prima di prendere decisioni definitive. "Quest'ultimo", ricorda Caramanico, "riconoscendo la fondatezza delle obiezioni sollevate da me, suggerì di organizzare un ulteriore incontro che, nonostante le mie continue sollecitazioni, non fu però mai convocato".

Caramanico, nella speranza di aver fornito utili elementi per assicurare una programmazione efficace e condivisa, che garantisca anche un futuro al nosocomio guardiese, nella lettera ribadisce la richiesta di bloccare lo spostamento del reparto di Psichiatria e di destinare gli spazi inutilizzati dell'ospedale, al secondo piano della struttura, al ricovero dei detenuti psichiatrici.

L'esponente del Sel, ricorda infine, che per l'ospedale di Guardiagrele è necessario dare attuazione a quanto previsto dal piano sanitario regionale e dal piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, valorizzando la sua vocazione di ospedale medico geriatrico e psichiatrico e potenziando la sua pianta organica e i suoi posti letto. "Alla luce di quanto esposto", conclude Caramanico, "è necessario assicurare un confronto chiaro, sereno e costruttivo su questi argomenti che porto avanti con determinazione e senso di responsabilità ormai da oltre vent'anni".

 
Savona: Sappe: alla scuola agenti di Cairo Montenotte l'università delle Forze di Polizia PDF Stampa
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Secolo XIX, 9 febbraio 2015

 

Un polo interforze all'interno della Scuola di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte. Un'idea che, a onor del vero, era già stata proposta in passato, scontrandosi, però, contro il parere negativo dei vari Ministeri competenti. Ma che questa volta potrebbe avere una valenza maggiore, visto che arriva dal segretario regionale del Sappe.

Spiega, Michele Lorenzo del Sappe: "L'ottica dovrebbe rimanere quella della formazione: una sorta di "Università delle Forze dell'Ordine" all'interno della Scuola cairese. Già ora ospitiamo colleghi di altri Corpi, così come la nostra struttura, dal poligono alle aule, alla mensa, viene utilizzata da altri Corpi per specifiche attività. Si potrebbe mettere a regime questa vocazione". Anche perché, continua Lorenzo, "attualmente nella Scuola si sta svolgendo il corso per centoventi allievi e l'organico in servizio, composto da trenta unità anziché i cinquanta del passato, per ora consente lo svolgimento del corso, ma a causa della spending review non abbiamo certezze sul futuro, nonostante le potenzialità della struttura".

Potenzialità che potrebbero consentire addirittura di utilizzare la Scuola come un Polo Interforze a tutti gli effetti, viste anche la necessità, per i carabinieri, di avere una nuova caserma per il Comando Compagnia; nonché la situazione della Guardia di Finanza, ora "in affitto" in un appartamento a Cairo Due. Commenta, Lorenzo: "Si possono valutare soluzioni per convivenze con altri Corpi. Però, per farlo, ci devono essere progetti, proposte concrete.

E finora non ce ne sono state se non quella di un eventuale carcere che, però, si è dimostrato irrealizzabile". Nuovo carcere di cui, però, Savona ha necessità, considerate le condizioni del Sant'Agostino: "È fuor di dubbio che serva un nuovo carcere. L'ipotesi di realizzarlo nella Scuola, oltre ad essere tecnicamente difficile, non risolverebbe il problema visto che serve un carcere in grado di ospitare duecento detenuti, non un doppione del Sant'Agostino. La Val Bormida ha le aree per poterlo ospitare in modo adeguato". Mentre la scuola agenti, nella idea del Sappe, potrebbe appunto diventare un'Università delle forze dell'ordine.

 
Taranto: ping-pong, quadrangolare fra detenuti, magistrati, avvocati, polizia penitenziaria PDF Stampa
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Quotidiano di Puglia, 9 febbraio 2015

 

Quadrangolare fra detenuti, magistrati, avvocati e polizia penitenziaria. Il torneo di tennis tavolo è un pretesto, lo scopo è provare a compiere percorsi rieducativi passando attraverso step culturali e sportivi. Così un'altra iniziativa promossa dalla Casa circondariale di Taranto diretta da Stefania Baldassari, è andata daccapo in rete.

Con la collaborazione di magistrati, avvocati, poliziotti penitenziari e, naturalmente detenuti, quindici in tutto, in squadre miste per il "doppio", e l'ospitalità del Circolo Tennis Taranto del quale è presidente Francesco Marzo. A sostegno dell'iniziativa, non poteva mancare l'assistenza del Coni, presieduto da Giuseppe Graniglia, e del Comune di Taranto del quale si è fatto portavoce Francesco Cosa, assessore allo Sport. La cerimonia di premiazione di vincitori e vinti, con targhe e foto-ricordo per tutti, è stata presieduta dal procuratore capo Franco Sebastio.

Un torneo di tennis tavolo, dunque, con uno scopo sociale.

Organizzato lì, dove di solito s'incrociano racchette più grandi e robuste su rettangoli di gioco in terra rossa. A poca distanza da via Magli, sede della Casa circondariale dove in questi ultimi anni numerose sono state le iniziative all'interno e all'esterno del penitenziario. Fra le tante, l'ultima, "Storie di dentro, dentro le storie". E poi, "Fuorigioco", un vero fiore all'occhiello della direttrice Baldassari. Un quadrangolare di calcio giocato allo stadio Iacovone fra detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e avvocati, e giunto alla seconda edizione.

Ed è proprio a questa esperienza che si sono ispirati gli organizzatori. Ci sono dei vincitori, naturalmente. Dovrebbe essere un dettaglio, ma chi ha stretto il trofeo principale a fine torneo, non voleva ci fossero errori. Dopo una serie di sfide, quella più avvincente è stata la finale, che ha goduto di un tifo da stadio. Silenzio durante gli scambi, applausi in occasione di ogni punto. Ha vinto il doppio formato dal detenuto Hazizaj Abresh, e dal dottor Massimo De Michele del Tribunale penale. Hanno avuto ragione all'ultima "schiacciata" sulla coppia formata dal detenuto Emanuele Soliberto e dall'avvocato Davide Maggiore.

Fra gli altri partecipanti, il pm Raffaele Graziano, il gip Martino Rosati e Alessandro de Tomasi del Tribunale penale. Non ci stanno a perdere. Soprattutto Rosati, più ragionatore su un rettangolo di calcio: sufficienza stiracchiata, impegno: dieci. La media meriterebbe un podio, ma il tavolo dice De Michele-Abresh. Alla manifestazione hanno partecipato in qualità di coach, campioni più volte balzati nelle cronache sportive nazionali, i tarantini Lino Catapano e Francesco Marangio. Visita a sorpresa nel corso del quadrangolare.

Una rappresentanza di parlamentari radicali, formata da Marco Perduca, Nicola Maialetti e Michele Macelletti, impegnata nel giro fra le carceri italiane, ha incontrato il direttore Stefania Baldassari. È stata l'occasione per complimentarsi con la responsabile della struttura penitenziaria di via Magli per l'iniziativa e la serie di attività sportive e di spessore culturale promosse all'interno e all'esterno della Casa circondariale tarantina.

 
Filippine: caso Bosio, lettera aperta al Ministro Gentiloni dal "Comitato Internazionale" PDF Stampa
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www.liberoreporter.it, 9 febbraio 2015

 

Il Comitato Internazionale di sostegno a Daniele Bosio chiede al Ministro Gentiloni di occuparsi del caso Bosio, mostrando che lo Stato non abbandona un cittadino italiano, trattenuto nelle Filippine da quasi un anno e ancora in attesa di un processo.

Daniele Bosio è stato arrestato nell'aprile 2014 sulla base di sospetti, per aver violato una legge filippina raramente applicata che vieta a qualsiasi adulto di trovarsi in compagnia di un minore senza un legame di parentela fino al quarto grado. Le testimonianze dei bambini delle baraccopoli con cui si trovava Daniele, che raccontano come dopo averli sfamati e rivestiti abbia offerto loro un pomeriggio in un parco acquatico, sono pubbliche e rivelano che Daniele ha mostrato nei loro confronti, massimo rispetto.

Daniele Bosio si trova dunque da quasi un anno "sequestrato" nelle Filippine dopo aver subito una carcerazione preventiva e passato 40 giorni in una cella di 30 mq con altri 80 detenuti in condizioni che gli hanno causato gravi problemi di salute. Egli si trova senza stipendio e neppure un documento d'identità (il passaporto gli è stato sequestrato dalle autorità filippine) ed è ancora in attesa dell'inizio del processo malgrado la libertà su cauzione gli sia già stata accordata sulla base dell'assenza di prove determinanti di colpevolezza.

Chi è Daniele Bosio? Daniele Bosio, è un diplomatico italiano, ex ambasciatore dell'Italia in Turkmenistan; nato a Taranto nel 1968 è entrato nella carriera diplomatica nel 1995. È stato arrestato a Manila con l'accusa di aver violato la legge sui minori nell'aprile del 2014.

Come la stessa stampa italiana ha riportato, il processo langue e l'accusa - complice la scarsa efficacia del sistema giudiziario locale - ha assunto una strategia dilatoria. Il caso tende dunque a complicarsi ogni giorno di più e urgono interventi decisi da parte del governo italiano. A chiedere un cambio di atteggiamento da parte dell'Italia, anche l'ambasciatore Sergio Romano, che non ha dubbi: "Siamo stati accanto ai due marò quando il governo indiano li ha accusati di omicidio e ci siamo attenuti al principio della presunzione di innocenza. Credo che dovremmo dare prova di coerenza e fare altrettanto nel caso di Daniele Bosio".

Testimonianze da tutto il mondo sono giunte al Comitato, una selezione è disponibile sulla pagina FB "Page for Daniele Bosio". Il Comitato confida in un riscontro rapido ed effettivo da parte delle autorità competenti. Il Comitato conta più di 1.300 persone tra cui autorevoli membri di entità governative e non governative che sostengono l'innocenza di Daniele Bosio.

 
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