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Lettera aperta sulla Sezione di Alta Sicurezza AS1 del carcere di Parma PDF Stampa
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di Roberto Cavalieri (Garante dei detenuti di Parma)

 

Ristretti Orizzonti, 17 giugno 2015

 

Mi rivolgo con la presente alle SS.LL. per rappresentare alcune criticità che deriverebbero, qualora confermate, dalle notizie diffuse da alcuni organi di stampa e relative alla chiusura delle sezioni di Alta Sicurezza nel carcere di Padova e al conseguente trasferimento dei detenuti ivi reclusi. Tali notizie riportano la decisione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di trasferire parte di questi detenuti presso la sezione AS1 (detenuti appartenenti alla criminalità organizzata di tipo mafioso)del carcere di Parma. Ad oggi risulterebbero essere stati realizzati già due trasferimenti fatto che ha di conseguenza intensificato le preoccupazioni sul degrado delle proprie condizioni di reclusione dei detenuti presenti a Parma.

Come noto presso gli Istituti penitenziari di Parma è presente una sola sezione per detenuti AS1 sulle sei sezioni di Alta sicurezza, le restanti 5 sono per detenuti AS3 (detenuti condannati per reati associativi). A questa "nicchia" di detenuti, per ovvi motivi organizzativi del reparto Alta Sicurezza, restano poche occasioni di partecipazione ad attività che sono da considerarsi marginali rispetto a quelle destinate agli altri detenuti del circuito AS3.

A quanto risulta allo scrivente le attività trattamentali presenti a Parma per i detenuti AS1 sono:

- incontri del progetto Etica e Legalità gestito da alcuni volontari e che terminerà nel corso di quest'anno.

- una attività con cadenza settimanale di produzione di prodotti da forno per la locale mensa per i poveri del Frati Francescani.

- un corso di formazione professionale, se finanziato, della durata di 300 ore per anno (pari a 4 mesi di attività).

- una attività sportiva strutturata di ginnastica con cadenza settimanale.

Non è presente alcuna attività lavorativa significativa e solo ed unicamente, quando presente, ristretta ai lavori alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria per porta-vitto e poco più. Sotto il profilo dello studio questo è in gran parte rappresentato dalla autonoma iniziativa di alcuni detenuti che sono iscritti a percorsi universitari.

Sotto il profilo della collocazione nelle celle questa è in parte soddisfatta in termini di assegnazione in cella singola, molto spesso sostenuta e obbligata anche da esigenze di salute, patologie psichiatriche e di studio dei detenuti.

Ora, non entrando nel merito delle motivazioni che hanno orientato il Dipartimento verso la chiusura della sezione Alta Sicurezza del carcere di Padova, non posso non segnalare che il trasferimento di questi detenuti presso il carcere di Parma rappresenta una scelta non condivisibile sotto diversi profili che illustro di seguito:

- l'offerta trattamentale presente nel carcere di Parma non è in alcun modo paragonabile a quella presente nel penitenziario di Padova e pertanto si penalizzerebbero in modo profondo le scelte, anche intraprese da anni, da parte di questi detenuti che qui a Parma non troverebbero altro che poche attività di trattamento spesso senza disponibilità di posti e con una erogazione assai rarefatta nel corso della settimana;

il carico sanitario presente nel carcere di Parma, conseguente alla detenzione di persone con serie e complesse problematiche di salute e bisognose di prestazioni che spesso sono carenti sotto il profilo della tempestività di erogazione, si aggraverebbe con una ricaduta negativa per tutti i detenuti oltre che per il personale sia sanitario che dell'amministrazione penitenziaria;

- le condizioni di vita dei detenuti AS1 sarebbero compromesse dovendo collocare due detenuti per cella con ricadute negative sia sul piano delle relazioni che della qualità psico-fisica della vita detentiva (in particolare per gli studenti e per i detenuti con problematiche sanitarie);

- i detenuti del circuito AS1 e reclusi a Parma non hanno prospettive di sviluppo trattamentale e di partecipazione ad attività le quali, anche se proposte dal volontariato o dalla Comunità esterna, non sono realizzabili per problematiche organizzative legate ai divieti di incontro con i detenuti AS3, alla mancanza di spazi idonei e alle note questioni di disponibilità di personale addetto alla sorveglianza che possa permettere una "apertura" alle attività che vada oltre al normale, e ristretto, orario attuale che va dalle 9.00 alle 15.00 con un'ora di pausa.

Solo a titolo di esempio rispetto a quanto esposto si vuole ricordare che ad oggi risulta essere non rispettata l'ordinanza di ottemperanza N. 2014-4127 Sius - N. 2014/1743 Ord emessa in data 15 luglio 2014 dal competente Magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia a seguito di reclamo presentato da un detenuto, ancora presente a Parma, ai sensi dell'art. 35 della legge 26 luglio 1975. In tale ordinanza il Magistrato concedeva al detenuto di potere studiare in una sala dedicata e fornita di PC personale per un numero di ore discreto oltre alle ore di aria previste dal R.E.

Per quanto illustrato si chiede alle SS.VV. di volere scongiurare il piano di trasferimento di detenuti AS1 presso il penitenziario di Parma al fine di garantire il livello attuale dei diritti dei detenuti anche se non del tutto soddisfacente e non sempre conforme ai dettami normativi.

 
Lombardia: la Regione paga l'avvocato a chi si difende dai malviventi PDF Stampa
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di Giannino della Frattina

 

Il Giornale, 17 giugno 2015

 

La Regione offre assistenza legale gratis alle vittime di assalti accusate di eccesso colposo di legittima difesa. Fondi antimafia per 4 milioni. La Lombardia sarà la prima Regione a offrire gratuitamente la difesa legale alle vittime di reati contro il patrimonio o la persona accusati di eccesso colposo di legittima difesa.

Una promessa fatta due anni fa in campagna elettorale dall'oggi governatore Roberto Maroni e da tutto il centrodestra e diventata ieri realtà in uno degli articoli della nuova legge per la "Prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità" approvata ieri in consiglio. Un testo che comprende tutta una serie di interventi contro la delinquenza e le mafie, votato all'unanimità dall'intero emiciclo. E così chi dallo scorso gennaio è finito nei guai per essersi difeso magari da rapinatori armati entrati in casa o in un negozio, potrà già attingere al fondo per il gratuito patrocinio nei procedimenti penali.

Nella legge già previsti per il solo 2015 quasi 4 milioni di euro per "contrastare la criminalità e diffondere la cultura della legalità". Di questi, spiega l'assessore Simona Bordonali, 200mila per spese di assistenza e aiuto alle vittime dei reati di stampo mafioso e della criminalità organizzata, per la prevenzione e il contrasto della criminalità comune e il contrasto delle truffe agli anziani, 300mila per la diffusione della cultura della legalità tra studenti e docenti, 100mila per assistenza e aiuto ai familiari delle vittime della criminalità e 350mila al fondo per il recupero sociale dei beni confiscati.

"Una legge importante per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata - ha detto ieri Maroni che da ministro dell'Interno ha fatto della lotta alle mafie la sua principale battaglia - Siamo la prima Regione a farlo e ho voluto essere presente in aula per testimoniare l'impegno che la Regione sta mettendo per garantire a chi vive e lavora in Lombardia di poterlo fare secondo le regole del mercato e non subire le distorsioni che genera la criminalità".

Soddisfatto anche il Pd che con il presidente della commissione Antimafia Gian Antonio Girelli parla di "una giornata importante per la Lombardia che non è, come qualcuno dice, una regione mafiosa ma un territorio dove bisogna fare i conti con la forte presenza delle mafie e dare supporto alla parte sana della società, delle istituzioni e del mondo imprenditoriale". Ricordando la creazione di due nuovi organismi: il Comitato tecnico-scientifico a supporto degli organismi consigliari per la conoscenza della materia e il Comitato regionale per la legalità e la trasparenza dei contratti pubblici presso la giunta regionale.

E poi il nuovo codice di autoregolamentazione per i consiglieri, la rivisitazione dei regolamenti anticorruzione, i corsi di formazione per amministratori locali e funzionari dei Comuni, il rafforzamento del rapporto con il mondo della scuola e l'università. Per il relatore della legge Stefano Carugo (Ncd) "vogliamo essere sentinelle contro la mafia e aiutare le vittime dal punto di vista economico e anche psicologico. Importante aver istituito la Giornata contro le mafie e in ricordo delle vittime, da celebrare in Lombardia ogni 21 marzo coinvolgendo le scuole".

Per il capogruppo Fi Claudio Pedrazzini "importante è aver istituito due fondi: uno per gli enti locali che vogliano recuperare a fini sociali i beni confiscati alle mafie e l'altro per sostenere le vittime dell'usura e dell'estorsione. Ma con 1,5 milioni di euro abbiamo anche pensato anche alle vittime della violenza e dei danni durante le manifestazioni, come quelli dei no-Expo che il Primo maggio hanno devastato Milano". Per la portavoce "grillina" Silvana Carcano "finalmente i gruppi politici dovranno dotarsi di strumenti attivi di contrasto alla corruzione".

 
Molise: nove infermieri per tre carceri e da gennaio rischiano di restare a casa PDF Stampa
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di Rita Iacobucci

 

primopianomolise.it, 17 giugno 2015

 

Nove infermieri professionali per tutte e tre le carceri molisane. A Campobasso operano h24 su tre turni, a Larino e Isernia non fanno più le notti. Sono precari. Anche loro precari della sanità del Molise, i meno visibili. Quelli di cui difficilmente ci si occupa. Entro ieri avrebbero dovuto firmare un nuovo contratto che "ci mette fuori a fine anno e se non ci saranno i soldi per il progetto non ci richiameranno", spiegano alcuni di loro.

Non lo hanno sottoscritto e si sono rivolti ad un legale. In precedenza gestita dal ministero della Giustizia, dal 2008 la sanità penitenziaria è passata alle Asl con tutte le conseguenze in caso di piano di rientro. Gli infermieri lavorano con un rapporto libero professionale (alcuni da circa 25 anni), che prima era contemplato da una convenzione con il dicastero di via Arenula. Veniva rinnovata ogni due anni. E hanno una norma che li tutela, la 740/70.

"Nel 2008 - scrivono in una lettera, con il passaggio della sanità penitenziaria alle Asl, la Regione Molise ha firmato un protocollo di intesa con il ministero della Giustizia, lo stesso protocollo, insieme alle linee guida nazionali, prevedeva entro un anno dal passaggio che il personale transitato doveva essere assorbito dalle Asl con un contratto migliorativo per non disperdere la professionalità acquisita, con concorsi interni o con posti riservati al personale che già vi opera. Nulla di questo è stato fatto". Anzi, da gennaio hanno saputo dalla direzione generale dell'Asrem che avrebbero dovuto essere sostituiti da infermieri di ruolo. "A nulla sono valsi i tentativi di giungere a una soluzione accettabile da entrambe le parti, tenendo conto anche delle difficoltà finanziarie in cui l'azienda versa", affermano ancora gli infermieri penitenziari del Molise.

"Sono state prospettate al direttore generale varie soluzioni adottate anche da altre Regioni", proseguono, ma a loro è stato risposto "che sono soluzioni fantasiose e la Corte dei Conti ha deciso (chissà perché dopo 7 anni) che i nostri contratti sono illegittimi". Contestano al manager Pirazzoli di averli inseriti in un "progetto pensato apposta per mandarci via alla fine di dicembre 2015 di fatto uguale al contratto originario (adesso non è più illegittimo?). Si fa presente che un contratto stipulato con un libero professionista va concordato". Sono stati già effettuati tagli, evidenziano, per circa 250mila euro all'anno. Nemmeno la legge in discussione, di riforma della sanità regionale, risolve la loro situazione e poi, aggiungono, "le Regioni con piano di rientro non possono legiferare.

La cosa più grave, è che ci sono colleghi di ruolo e quindi con contratto a tempo indeterminato che già lavorano in ospedale o ambulatori, disposti a sostituirci contribuendo a peggiorare la nostra situazione mettendo in mezzo ad una strada nove famiglie".

 
Lecce: reinserimento lavorativo dei detenuti, intesa tra Scuola Edile e Casa circondariale PDF Stampa
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leccenews24.it, 17 giugno 2015

 

L'obiettivo è ammirevole. Corsi di formazione se organizzano tanti. E spesso sono rivolti a laureati, diplomati o comunque categorie professionali specifiche. Pochi però si preoccupano di puntare sulle persone, ancor prima che del processo produttivo. Le aziende - o almeno quelle poche che assumono - dovrebbero considerare anche il lato umano.

Scommettendo su uomini e donne con la voglia di ricominciare. Ebbene, tale aspetto potrebbe rappresentare un surplus non indifferente e perché no, anche un eventuale vantaggio competitivo. Questa rappresenta solo una delle ragioni per cui la Scuola Edile di Lecce e la Casa Circondariale di "Borgo San Nicola" intendono sottoscrivere un protocollo d'intesa molto, molto particolare e lodevole.

Il protocollo si pone, infatti, la finalità di attivare una serie di progetti congiunti di collaborazione e sviluppo delle attività rivolte al miglioramento delle competenze professionali e alla riqualificazione dei detenuti ospitati presso la casa circondariale salentina. All'incontro con la stampa prenderanno parte: Massimiliano Dell'Anna, Presidente della Scuola Edile di Lecce; Rita Russo, Direttore della Casa Circondariale di "Borgo San Nicola" e Sandro Russo, Direttore della Scuola Edile di Lecce.

Iniziativa di formazione professionale che va ad aggiungersi ad un'altra attività compiuta ultimamente presso il carcere del capoluogo salentino. Si ricordi, infatti, il progetto GAP (un esteso laboratorio territoriale di sperimentazione e contaminazione dei linguaggi contemporanei dell'arte nel dialogo), tramite cui venne effettuato un restyling che permise la costruzione una cucina nuova di zecca. Nell'occasione, gli stessi detenuti collaborarono alla progettazione e alla realizzazione dello spazio interessato assieme ai designer.

 
Catania: detenuto ingiustamente per 5 anni, ora viene "risarcito" con mezzo milione PDF Stampa
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La Sicilia, 17 giugno 2015

 

Risultato estraneo a un omicidio e assolto dopo sentenza di revisione della Corte d'Assise d'Appello di Catania ora ottiene 500 mila euro di risarcimento per ingiusta detenzione. Protagonista di questa storia è un agricoltore di Delia, ma molto noto a Canicattì, il bracciante agricolo Giuseppe Giuliana, di 50 anni.

La sentenza è stata emessa dalla Corte di Appello di Catania che ha accolto l'istanza. I giudici hanno riconosciuto e liquidato allo stesso Giuliana, con l'ordinanza emessa il 14 ottobre dello scorso anno, a titolo di riparazione per errore giudiziario, quale indennizzo per la carcerazione ingiustamente subita, la somma di mezzo milione di euro ponendone il pagamento a carico dello Stato, in persona del Ministero dell'Economia e delle Finanze. L'omicidio per il quale Giuseppe Giuliana venne condannato ingiustamente è quello dell'imprenditore Luigi Lovalente, avvenuto 21 anni fa in contrada Cusatino, a Serradifalco.

Somma che Giuliana, assistito dall'avvocato Angela Porcello, dopo un complesso iter amministrativo ha percepito ed incassato per come erogatagli dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il risarcimento è scaturito a seguito dal giudizio di revisione definito con sentenza di proscioglimento emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Catania del 6 dicembre dello scorso anno. Giuseppe Giuliana è stato dapprima condannato con sentenza della Corte di Assise di Caltanissetta del 4 luglio 1997 e confermata dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta a 19 anni di reclusione per omicidio, detenzione e porto d'armi da fuoco, rapina aggravata commessi a Serradifalco l'11 settembre 1994.

Successivamente fu promosso giudizio di revisione disposta all'assoluzione di Giuliana ritenendosi veritiero l'alibi fornito dall'imputato: in pratica i magistrati accertavano che la condanna di Giuliana era stato un errore giudiziario. Così l'uomo è stato assolto e scarcerato dopo avere ingiustamente subito 5 anni e 29 giorni di detenzione: a questo lasso di tempo trascorso ingiustamente in carcere dall'agricoltore di Delia, vanno aggiunti 2 anni 5 mesi e 4 giorni trascorsi con l'obbligo di dimora e di divieto di espatrio. Da qui l'indennizzo riconosciutogli quale liquidazione stimata in via equitativa per il subito danno morale ed esistenziale. Per l'omicidio di Luigi Lovalente sono stati condannati all'ergastolo, con sentenza passata in giudicato, altri due imputati di Delia, Cesare Genova e Cesare Giuliana, fratello di Giuseppe.

 
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