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Giustizia: i Radicali alle Corti di Appello "uno Stato illegale inaugura l'anno giudiziario" PDF Stampa
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Il Garantista, 25 gennaio 2015

 

La lettera letta ieri dai Radicali in tutte le Corti d'Appello. Il richiamo al messaggio di Napolitano, inascoltato, per l'amnistia. I Radicali del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e i Radicali Italiani hanno chiesto di intervenire, in tutte le Corti di Appello in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, leggendo il testo che riportiamo integralmente.

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Giustizia: lavoro, pena e reinserimento sociale; gestire condannati non è un affare privato PDF Stampa
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di Milena Gabanelli

 

Corriere della Sera, 25 gennaio 2015

 

"I detenuti bisogna farli lavorare", dice la legge, perché nell'occupazione c'è la miglior garanzia di riabilitazione, e infatti le statistiche dimostrano che quando nel periodo di detenzione si è svolta una regolare attività, le recidive calano drasticamente. Dentro le carceri italiane di lavoro da fare ce n'è, ma siccome - sempre per legge - il lavoro deve essere stipendiato e di soldi non ce n'è per tutti, quasi l'80% dei detenuti guarda il soffitto.

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Giustizia: Consolo (Dap); più lavoro ai detenuti? attraverso riforma sistema retribuzioni PDF Stampa
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Adnkronos, 25 gennaio 2015

 

"Dobbiamo impegnarci per una maggiore possibilità di lavoro per i detenuti all'interno degli istituti di pena, questo lo possiamo fare prevenendo gli sprechi". Lo ha detto all'Adnkronos Santi Consolo, il nuovo capo del Dap. "Lo dobbiamo anche fare attraverso una riforma del sistema delle mercedi ai detenuti, cioè le retribuzioni da corrispondere ai carcerati - dice Consolo - Io già avevo proposto una modifica legislativa al Ministero.

E ho avviato un nuovo gruppo che collaborerà il Ministero della Giustizia in questa riforma del lavoro penitenziario". Sulla situazione nelle carceri Consolo dice: "non è semplicissima ma è in via di miglioramento". "Tra le mie prime iniziative al Dap c'è quella di rivitalizzare in modo corretto e trasparente il sistema applicativo dello spazio detentivo - dice ancora.

Lo avevo applicato quando ero vicecapo ed è un sistema che consente, anche dall'esterno di verificare la situazione di ciascuno istituto e di ciascuna sezione. Attraverso questo sistema abbiamo già avviato con tutte le direzioni e i provveditorati degli interventi in affidamento diretto, in economia, con manodopera dei detenuti. È un avvio virtuoso che consente di migliorare il benessere dei detenuti".

E ancora: "La problematica che avevo trovato relativa a dieci istituti per la prosecuzione del servizio mensa, ritengo che si sia avviata a felice soluzione. Questo perché abbiamo assunto in amministrazione diretta questo servizio e perché dopo un incontro durato un'intera giornata con le cooperative interessate abbiamo trovato un'intesa. Ho creato un gruppo di coordinamento con tecnici del nostro dipartimento a disposizione di tutte le cooperative. Ma anche nuovi progetti che implementino le linee di produzione già in atto negli istituti. Stiamo lavorando molto celermente, alcune cooperative hanno già presentato i progetti e vedranno valutazione a breve perché a breve saranno giudicati per l'approvazione".

 

In 18 mesi 12 mila detenuti in meno

 

"Bisogna uscire da una logica carcerocentrica dopo anni di pacchetti di sicurezza che hanno agito in direzione contraria. Si deve andare solo in casi gravi in carcere per rendere le carceri più umane, e i plurimi interventi del ministro Orlando per costruire un nuovo modello di detenzione ispirato alle misure penitenziarie europee vanno in questo senso".

Così Santi Consolo, capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap), alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo. "La popolazione carceraria, negli ultimi 18 mesi, è diminuita di oltre 12mila unità, attestandosi a 53.623 detenuti", ha aggiunto Consolo, intervenuto in rappresentanza del ministro della Giustizia.

 

La possibilità di sostenersi economicamente

 

Molte persone delinquono perché crescono in un contesto dove non hanno la possibilità di sostenersi, è un punto su cui intervenire per un recupero reale. Per questo noi siamo contrari ai "lavori forzati", ma più favorevoli a quelli remunerati. Ciò posto, va detto che in carcere ci sono molti momenti - definiti trattamentali - che vanno contro l'interesse del mercato. Al detenuto può accadere di doversi assentare dal lavoro perché deve essere trasferito in tribunale o interrogato all'improvviso da un magistrato, oppure perché deve incontrare lo psicologo che lo segue, eccetera. Questi momenti sono importanti per il carcere ma ovviamente vanno contro l'interesse delle imprese, che per sostenersi sul mercato hanno esigenze di orari specifici di lavoro, o di produrre velocemente. Ecco perché stiamo lavorando sulla normativa, per capire se il carcere può offrire un costo del lavoro più interessante per l'impresa, ed essere più competitivo. Siamo in una fase propedeutica di diversi progetti.

 

Ce ne anticipa qualcuno?

 

La condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo ci è stata comminata perché l'ambiente del carcere è ridotto alla cella. È un ambiente molto chiuso in sé stesso, visto che, a parte l'ora d'aria, si resta spesso rinchiusi dentro quattro mura. Se si riuscisse a lavorare per ampliare lo spazio in carcere, per trovare luoghi per svolgere attività fuori dalla cella, ciò sicuramente sarà più interessante anche per le aziende, che magari hanno la necessità di spazi appositi per lavorare. Stiamo provando a realizzare un'idea più moderna di carcere, speriamo di farcela.

 
Giustizia: Pagano (Dap) "ecco cosa stiamo facendo per promuovere il lavoro dei detenuti" PDF Stampa
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di Chiara Rizzo

 

Tempi, 25 gennaio 2015

 

"Vogliamo che i detenuti trovino una reale opportunità di lavorare per sostenersi". Intervista a Luigi Pagano. Il 15 gennaio hanno chiuso le attività le dieci cooperative che in via sperimentale nelle carceri italiane si occupavano di provvedere al vitto interno. Pochi giorni dopo, lo scorso martedì 20, le cooperative che attualmente hanno avviato progetti di lavoro che coinvolgono i detenuti sono state convocate con urgenza.

A farlo è stato Luigi Pagano, il vicedirettore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). Pagano, da ex direttore di San Vittore, è stato uno dei primi a sostenere l'importante contributo delle aziende o delle cooperative esterne per lavorare insieme ai detenuti, dando a questi ultimi una reale possibilità di apprendere una professionalità, e di rimettersi in gioco nella società. "Il nostro obiettivo principale è quello di migliorare le condizioni di vita all'interno delle carceri" si sono sentiti dire i rappresentanti delle cooperative da Pagano. Che a tempi.it spiega come intende rilanciare il lavoro per chi vive dietro le sbarre.

 

Ci spiega perché sono stati chiuse le attività delle coop che si occupavano del vitto interno?

 

Già un anno fa la Cassa ammende aveva previsto che l'esperienza delle cooperative per il vitto nelle carceri fosse chiusa, poi abbiamo scelto di prorogare per altre due volte, fino ad arrivare allo scorso 15 gennaio. La Cassa delle ammende è un ente istituito all'interno del Dap che finanzia sì le attività di reinserimento dei detenuti, però solo in fase di start-up. Ad un certo punto, le attività devono essere capaci di procedere con le loro gambe.

Il motivo per cui queste dieci esperienze nelle carceri sono state chiuse è stato questo: la Cassa ammende non poteva mantenerle a vita. Molte di queste cooperative hanno però sviluppato altre attività che funzionavano benissimo all'esterno: penso, a titolo di esempio, alla Giotto di Padova che produce panettoni, o la Sprigioniamo i sapori di Ragusa e Catania, che produce squisiti torroni e croccanti alla mandorla. Prodotti che in tutte le cooperative italiane che li hanno avviati sono molto apprezzati dai consumatori esterni. Ecco perché abbiamo sottolineato che queste esperienze ci interessano moltissimo, così come ci interessa il lavoro dei detenuti. Abbiamo annunciato alle cooperative che se erano previsti altri progetti di ampliamento e di implementazione, Cassa ammende sarebbe stata disponibile a finanziarli all'inizio. Questa volta è stato però esplicitato chiaramente che ciò avverrà solo in fase di start up. Ci siamo messi a disposizione anche per una consulenza in fase progettuale.

 

E le cooperative che cosa vi hanno risposto?

 

La maggior parte delle cooperative aveva già delle idee e alcuni, come a Ragusa, avevano iniziato persino a muoversi autonomamente, per chiedere dei fondi europei. C'è molta intraprendenza positiva. Vorrei anche aggiungere che qualsiasi altra impresa o cooperativa può muoversi per portare avanti delle iniziative, e può contattarci per farlo: se i progetti sono seri, e se hanno un'idea reale di commercio e di business che si può autosostenere sul mercato, siamo intenzionati ad investire dei fondi. È importante, però, vorrei sottolinearlo, che queste attività non siano di tipo assistenzialistico.

 

Si parla molto, anche dopo una puntata di Report, della proposta di far lavorare tutti i detenuti, o un numero più ampio, magari gratuitamente. Lei che ne pensa?

 

Anzitutto che c'è già una norma che è stata introdotta l'anno scorso nell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, che prevede che il lavoro possa anche essere svolto gratuitamente. Tuttavia noi riteniamo che, se si pensa alla rieducazione e al reinserimento, il lavoro deve dare alla persona la possibilità di potersi esprimere, quindi debba essere all'altezza delle capacità di ognuno, ma anche la possibilità di sostenersi economicamente. Molte persone delinquono perché crescono in un contesto dove non hanno la possibilità di sostenersi, è un punto su cui intervenire per un recupero reale. Per questo noi siamo contrari ai "lavori forzati", ma più favorevoli a quelli remunerati. Ciò posto, va detto che in carcere ci sono molti momenti - definiti trattamentali - che vanno contro l'interesse del mercato. Al detenuto può accadere di doversi assentare dal lavoro perché deve essere trasferito in tribunale o interrogato all'improvviso da un magistrato, oppure perché deve incontrare lo psicologo che lo segue, eccetera. Questi momenti sono importanti per il carcere ma ovviamente vanno contro l'interesse delle imprese, che per sostenersi sul mercato hanno esigenze di orari specifici di lavoro, o di produrre velocemente. Ecco perché stiamo lavorando sulla normativa, per capire se il carcere può offrire un costo del lavoro più interessante per l'impresa, ed essere più competitivo. Siamo in una fase propedeutica di diversi progetti.

 

Ce ne anticipa qualcuno?

 

La condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo ci è stata comminata perché l'ambiente del carcere è ridotto alla cella. È un ambiente molto chiuso in sé stesso, visto che, a parte l'ora d'aria, si resta spesso rinchiusi dentro quattro mura. Se si riuscisse a lavorare per ampliare lo spazio in carcere, per trovare luoghi per svolgere attività fuori dalla cella, ciò sicuramente sarà più interessante anche per le aziende, che magari hanno la necessità di spazi appositi per lavorare. Stiamo provando a realizzare un'idea più moderna di carcere, speriamo di farcela.

 
Giustizia: Capece (Sappe); tutele ai poliziotti penitenziari e sospensione vigilanza dinamica PDF Stampa
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Adnkronos, 25 gennaio 2015

 

"I numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni e i ferimenti si verificano costantemente, con poliziotti feriti e celle devastate. Il ministro della giustizia Orlando ed il Capo dell'amministrazione penitenziaria Consolo adottino con tempestività urgenti provvedimenti, a cominciare dalla sospensione della vigilanza dinamica delle sezioni detentive, provvedimento che ha favorito e favorisce questa ignobile e ingiustificata violenza facendo stare i detenuti fuori delle celle a non fare nulla tutto il giorno".

Così Donato Capece, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria, Sappe, commentando i gravi fatti di violenza accaduti in diversi carceri italiani nelle ultime ore. "Non si è ancora spento l'eco dei gravi episodi accaduti nel carcere di Padova, dove alcuni poliziotti sono stati aggrediti mentre detenuti arabi inneggiavano ad Allah e all'Isis, che altre aggressioni e ferimenti si sono contate nelle carceri", sottolinea Capece. "Una proprio a Padova, poche ore dopo i gravi fatti citati. Poi a Vigevano, dove un detenuto marocchino di 24 anni si è prima cosparso il corpo delle sue feci, ha poi sfasciato tutto ciò che aveva in cella ed ha poi fratturato la mano ad uno degli agenti intervenuti per contenere la furia ingiustificata del ristretto".

"Servono adeguati ed urgenti provvedimenti per tutelare l'incolumità personale dei nostri eroici poliziotti penitenziari, che nonostante tutto sono riusciti, a Vigevano, Frosinone, Padova, a scongiurare più gravi conseguenze sotto il profilo della sicurezza interna del carcere", prosegue Capece sollecitando il ministro e il capo del Dap ad intervenire: "la situazione nelle nostre carceri - rimarca - resta allarmante, nonostante si sprechino dichiarazioni tranquillanti sul superamento dell'emergenza penitenziaria: la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere senza alcun motivo o ragione. Eventi del genere sono sempre più all'ordine del giorno e a rimetterci è sempre e solo il Personale di Polizia Penitenziaria".

"Il Sappe esprime solidarietà al personale coinvolto e augura una veloce ripresa e ritorno in servizio. Ma va anche detto che queste aggressioni sono intollerabili ed inaccettabili. Noi non siamo carne da macello ed anche la nostra pazienza ha un limite. Per questo stiamo pensando di organizzare una manifestazione nazionale di protesta: per avere garanzie e tutele contro le frequenti aggressioni in carcere ai nostri poliziotti", conclude Capece.

 
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