Sabato 23 Novembre 2019
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Triveneto. Focus group-workshop sullo stress di contesto nelle carceri PDF Stampa
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di Domenico Alessandro De Rossi

 

Ristretti Orizzonti, 21 novembre 2019

 

A seguito dei tragici fatti di cronaca recente, che hanno visto ancora una volta personale della Polizia penitenziaria dare segnali di grave sofferenza, ricorrendo talvolta senza apparenti segni di preavviso anche ad atti violenti e/o autolesionistici, per iniziativa del sindacato Cgil, grazie all'attiva collaborazione del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria per il Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, si sono tenute il 16,17,18 ottobre u.s., tre giornate di lavoro presso i penitenziari di Trento, Rovigo ed Udine volte a conoscere la presenza di eventuali fattori causali dello "stress di contesto nelle carceri".

Gli incontri hanno visto la partecipazione di numerosi professionisti appartenenti non solo alla Polizia Penitenziaria nelle sedi coinvolte: Trento (n. 7), Rovigo (n. 47) e Udine (n. 12) con la compilazione di n. 4 questionari anonimi e strettamente riservati alla Commissione. La decisione di avviare un percorso di conoscenza, sostenuto da metodologie scientifico/multidisciplinari, è stato motivata dalla urgenza di non ritardare ulteriormente l'individuazione dei possibili fattori che possano compromettere il benessere e l'integrità di coloro che lavorano negli istituti carcerari.

Il protocollo operativo messo a punto da uno staff di specialisti del settore si è potuto realizzare grazie alla collaborazione di operatori della Polizia Penitenziaria, dei funzionari giuridico-pedagogici e degli assistenti sociali che hanno attivamente partecipato ai focus group.

Per approfondire le cause degli elementi esogeni stressanti e potenzialmente dannosi per il benessere del personale di Polizia, attraverso indagini caratterizzate da specifiche metodologie di rilevamento, il sindacato ha richiesto il contributo del C.S.P. Centro Studi Penitenziari di Roma, gruppo multidisciplinare che si occupa del contesto penitenziario e delle sue diverse problematiche. Lo psichiatra dr. Pier Luigi Marconi per le neuroscienze, il dr. Sandro Libianchi specialista in medicina interna, responsabile medico nel carcere di Rebibbia di Roma, il prof. Domenico Alessandro De Rossi esperto di architettura penitenziaria, già consulente del Dap, hanno gentilmente messo a disposizione le loro risorse professionali garantendo l'articolato supporto scientifico destinato al rilevamento dei dati della modellistica e dei criteri di valutazione.

I professionisti sono membri di organizzazioni di alto valore scientifico ed umanitario, quali la Fidu (Federazione Italiana Diritti Umani), la Artemis Neurosciences ed il Co.N.O.S.C.I. (Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane) di cui il dr. Libianchi è presidente p.t.

Nelle tre giornate di lavoro precedenti il convegno di Padova è stato avviato un primo livello di indagine pilota circa il complesso argomento dello stress negli ambienti destinati alla detenzione. La metodologia impiegata è basata su criteri multidisciplinari con strumenti di osservazione validati a livello internazionale.

Una comparazione relativa alle eventuali criticità presenti nel contesto lavorativo e sulla loro relazione con il senso di benessere o di malessere percepito ha completato l'indagine. Nelle giornate di lavoro che hanno visto un'interessata ed attiva partecipazione del personale impegnato presso i penitenziari delle provincie coinvolte, sono state sviluppate tematiche destinate alla esplorazione del delicato rapporto malessere/benessere relazionale oltre che tecnico-ambientale, per la prevenzione dell'eventuale danno lavorativo e della valutazione diretta dello stress di contesto.

Il Provveditorato del Triveneto, unitamente ai corpi intermedi sindacali hanno saputo dimostrare in questa occasione grande sensibilità e lungimiranza in merito alla gestione delle delicate questioni delle problematiche di coloro che operano in alcuni particolari settori, quali sono quelli della complessa realtà penitenziaria. L'osservazione promossa dal Sindacato, anche se limitata per ovvi motivi organizzativi al solo "focus" del Triveneto, rappresenta oggi un innovativo approccio pilota che, ai fini della conoscenza più estesa della situazione lavorativa interessante la Polizia penitenziaria, meriterebbe una non più rinviabile estensione esplorativa per disporre di dati differenziati utili a comporre una valutazione del quadro nazionale nelle sue diverse realtà territoriali.

Visti i significativi risultati ottenuti che hanno offerto obiettivi elementi per future azioni organizzative ed operative all'interno della organizzazione nel suo complesso, fattore auspicabile è quello di poter procedere in futuro - nell'interesse del personale e del buon funzionamento dell'amministrazione tutta - ad una azione sistematica di un più vasto rilevamento, capace di offrire un quadro esaustivo della situazione penitenziaria nel Paese.

 
Parma. Non può camminare, protesta e finisce in una cella "liscia" PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 21 novembre 2019

 

L'ergastolano Francesco Zavota, che è stato trasferito da Voghera a Parma, soffre di diverse patologie tanto da avere una piastra di ferro in una gamba, dovrebbe dormire su un materasso ortopedico come gli era stato prescritto dai medici, ma si ritrova in una cella liscia, senza suppellettili né televisione, e con un materasso inadeguato.

Parliamo di uno degli ergastolani trasferiti da Voghera a Parma e che si ritrovano nella "sezione Iride" come sanzione disciplinare. Il motivo è già stato riportato da Il Dubbio. Provenienti dal carcere di Voghera, reduci dello smantellamento delle sezioni 1 e 3 del circuito AS3, sono stati sanzionati disciplinarmente per essersi rifiutati di andare in celle poco più grandi di tre metri quadrati per starci in due.

Per punizione sono stati mandati nella sezione di isolamento denominata Iride, e alcuni denunciano di essere stati sistemati in quattro celle lisce. Uno di loro, l'ergastolano Francesco Zavota è colui che ha problemi di deambulazione, tanto che nel carcere di Voghera veniva assistito da un piantone. Ora però a Parma la situazione si è ulteriormente aggravata.

L'avvocato Giuseppe Annunziata ha denunciato la sua situazione direttamente al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alla direzione del carcere. "Dal colloquio - si legge nella lettera - è emersa una situazione di forte sofferenza del detenuto, fortemente debilitato anche dall'acuirsi degli effetti legati alle patologie di cui soffre (l'impossibilità di dormire bene su di un materasso non idoneo ed i dolori alle protesi causati dalla crescente umidità)".

L'avvocato Annunziata, inoltre, denuncia che il suo assistito gli ha riferito "di non essere stato ancora autorizzato all'uso del materasso ortopedico che aveva comprato a Voghera e che era stato consigliato dal fisioterapista e che pure aveva chiesto che gli venisse consegnato".

Sottolinea che "quella cella è priva di tv è di suppellettili, che è umida e non idonea ad una detenzione per un periodo prolungato; anche il tempo dedicato al passeggio è confinato in un piccolo spazio adiacente a quella cella senza condivisione con altri".

Per capire meglio il motivo della protesta dei detenuti, sanzionata disciplinarmente, viene in aiuto la stessa lettera dell'avvocato dove chiede che il suo assistito venga trasferito in una cella singola. Spiega che nel caso di specie è in corso una violazione dell'art. 6 comma 5 legge n. 354 del 26- 7- 75 L. dell'Ordinamento penitenziario che recita "fatte salve diverse contrarie prescrizioni sanitarie e salvo che particolari situazioni dell'istituto non lo consentano è preferibilmente consentito al condannato alla pena dell'ergastolo il pernottamento in camere ad un posto ove non richieda di essere assegnato a camere a più posti".

Anche se non è un obbligo, ma una preferenza, l'avvocato Annunziata sottolinea che tale disposizione ha trasfuso in norma giuridica, "una consuetudine o prassi consolidata negli anni e presente negli istituti carcerari per cui agli ergastolani vengono sempre assegnate camere singole".

Nel caso del suo assistito è poi una vera e propria necessità. "Considerate le patologie di cui è affetto - scrive l'avvocato - (lo stesso uso della turca in bagno crea non pochi problemi di movimento), il mancato rispetto della prescrizione de quo si ripercuote in concreto ed immediatamente sulla salute del detenuto al quale è stato negato, altresì, l'uso del materasso ortopedico".

In via subordinata chiede che venga disposto il trasferimento in altra struttura carceraria in modo tale da consentire "al detenuto di espiare la propria pena in una camera singola cosi come previsto anche in considerazione delle patologie di cui soffre".

 
Trento. Primo "ok" all'incredibile norma che toglie la casa Itea alle famiglie dei condannati PDF Stampa
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di Davide Leveghi

 

ildolomiti.it, 21 novembre 2019

 

Il capogruppo della Lega, Mara Dalzocchio: "Tuteliamo gli onesti". Le opposizioni: "Inqualificabile e vergognoso". E' stato approvato in Quarta Commissione il Ddl che contiene il discusso articolo sulla modifica dei requisiti di ingresso e permanenza nelle case Itea. Una norma che appare illogica, disumana e anche incostituzionale, visto che non riconosce la responsabilità individuale ma riversa sul nucleo familiare le colpe di un suo componente, aggiungendo disagi e sofferenza.

C'era una volta lo Stato di diritto. Potrebbe essere questo l'inizio della "favola" - più somigliante a un incubo, a dir la verità - concernente la storia dell'articolo 14 del disegno di legge 36/XVI approvato oggi dalla Quarta commissione con cui si introducono misure di restrizione all'accesso e alla permanenza all'interno degli alloggi Itea. Ddl che attende ora di passare in Consiglio per la votazione.

La "favola", se letta, fa accapponare la pelle.

Alla proposta di "implementare i requisiti soggettivi richiesti per l'accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica", infatti, si lega la possibilità non solo di escludere la relativa domanda a coloro che, negli ultimi dieci anni, sono stati condannati per delitti non colposi per i quali la legge prevede la pena detentiva non inferiore a cinque anni nonché per i reati particolarmente gravi quali i delitti contro l'incolumità pubblica", ma pure di ampliare la misura all'intero nucleo familiare del richiedente l'alloggio.

Ma non solo. "La modifica normativa interessa anche coloro che sono già inseriti all'interno di alloggi di edilizia pubblica". Tradotto in soldoni, chi occupa un appartamento Itea potrebbe essere sfrattato laddove un componente del nucleo familiare venisse riconosciuto colpevole di una dei suddetti reati: "riduzione in schiavitù, pornografia minorile, sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, furto, rapina, delitti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope, delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costituzionale" o qualsiasi condanna superiore ai 5 anni.

A leggere "delitti di eversione dell'ordine costituzionale", a questo punto, verrebbe pure da sorridere - seppur amaro - visto che la stessa Costituzione contiene all'articolo 27 una chiara contraddizione con il contenuto dell'articolo proposto dalla Giunta leghista. "La responsabilità penale è personale", "le pene devono tendere alla rieducazione del condannato", tutti principi esclusi da una misura che non solo riversa sull'intero nucleo familiare, già scosso dall'incarcerazione di un suo componente, le colpe del singolo, ma che pure se ne frega alla grande dell'estinzione del "debito con la società" scontato dal soggetto scarcerato, lasciandogli appiccata la stigma di delinquente e impedendogli di ottenere l'aiuto pubblico attraverso l'accesso all'edilizia popolare per ripartire.

Come se non fosse abbastanza l'articolo 14 prevede che la famiglia colpita possa essere sfrattata pure in virtù di crimini con pene inferiori ai 5 anni, come lo spaccio o il furto, almeno fino a quando non vengono rilevate le attenuanti e il fatto considerato di lieve entità. In sintesi: in attesa di capire se tuo figlio, il padre o la madre siano dei criminali, statevene fuori di casa.

Nonostante le palesi illogicità e incostituzionalità dell'articolo 14 del Ddl, in Commissione gli esponenti leghisti l'hanno difeso a spada tratta. "Il regolamento attuale prevede già che un nucleo possa perdere l'alloggio per il mancato pagamento dell'affitto o la mancanza osservanza del regolamento condominiale - ha affermato la capogruppo della Lega in Consiglio provinciale Mara Dalzocchio - quindi l'articolo si colloca in questo solco. Gli immobili Itea sono stati costruiti con i soldi pubblici e quindi si deve richiedere un comportamento corretto. L'articolo può scuotere le coscienze ma va anche a tutela del vicinato, perché c'è il rischio di un uso illecito o immorale degli alloggi".

E dopo aver mescolato piani che nulla che hanno a che fare l'uno con l'altro, la consigliera del Carroccio ha continuato: "Sui diritti di chi ha commesso reati devono prevalere quelli delle persone oneste, magari dei padri o delle madri separati, che non riescono ad avere una cosa o che ne hanno una di una sola stanza. Chi sceglie di delinquere ne deve pagare le conseguenze". Poco importa che a farlo siano pure i famigliari, automaticamente trasformati in molestia per il vicinato. Chi vorrebbe vivere, d'altronde, accanto a una famiglia con un figlio o un genitore criminale?!

Argomento ribadito dall'assessora alle politiche sociali - o meglio, alle politiche sociali? - Stefania Segnana, che non solo ha affermato che la norma sia stata introdotta a seguito "delle molte segnalazioni" ma che pure ha sostenuto che sia stata "fatta per dare serenità ai condomini".

Di diverso avviso le opposizioni, che per bocca di Lucia Coppola (Futura), Luca Zeni (Pd) e Paola Demagri (Patt), hanno espresso una netta contrarietà. Se la prima ha bollato come "incostituzionale, inqualificabile e insopportabile" l'articolo, auspicando di evitarsi la vergogna di vederlo arrivare in Consiglio provinciale, gli altri due hanno fatto notare come questo finisca per ripercuotersi inevitabilmente su persone deboli, come ad esempio le vittime di maltrattamenti - quale genialata sfrattare una donna, magari con figli, dopo che il marito è stato condannato per averli maltrattati!

E non a caso qualche perplessità arriva pure dai banchi della maggioranza. "Anche se l'ho votato - ha dichiarato il consigliere Claudio Cia (Agire) - ho dei dubbi più che politici di coscienza, perché una famiglia che si trova di fronte al dramma di un familiare nei guai per la giustizia diventa così doppiamente disgraziata. Si potrebbe capire se ci fosse una connivenza o complicità della famiglia ma in questo modo si rischia di mettere in campo un esercizio muscolare e poco concreto". Il rischio? Trasformare il Trentino in "una fabbrica di problemi sociali".

D'altronde questa proposta con primo firmatario il presidente di Giunta Maurizio Fugatti "puzza" oltre che di incostituzionalità anche di "Legge del taglione". Aprendo un libro di storia giuridica bisogna infatti risalire al Codice di Hammurabi di più di 3700 anni fa, in cui veniva sancita la possibilità di punire persone appartenenti alla stessa famiglia per colpe attribuite ad un soggetto terzo. Un principio superato dalla Bibbia - nel Deuteronomio si proibisce la punizione dei figli al posto dei genitori - e ampiamente trasgredito in tempi di guerra, come quando i nazifascisti colpivano i familiari dei partigiani che non si consegnavano alle autorità.

 
Roma. Università in carcere, rinnovata l'Intesa con Garante e Provveditorato PDF Stampa
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italpress.it, 21 novembre 2019

 

E' stato rinnovato il protocollo d'intesa tra l'Ateneo di Roma "Tor Vergata", il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio e il Provveditorato regionale Lazio-Abruzzo-Molise dell'Amministrazione Penitenziaria. La firma è avvenuta presso la Macro-area di Lettere e Filosofia dell'ateneo, nell'ambito dell'incontro "In carcere oggi-Rieducazione, Ordinamento penitenziario, Ergastolo ostativo".

Viene così consolidata la collaborazione, iniziata oltre dieci anni fa, che ha dato l'avvio all'iniziativa "Teledidattica-Università in Carcere", grazie alla collaborazione dell'allora Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio, Angiolo Marroni, e la Casa circondariale di Rebibbia, con l'allora direttore del carcere Carmelo Cantone, oggi Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria. La firma è avvenuta alla presenza di Marina Formica, responsabile del progetto "Università in carcere" per l'Università Roma "Tor Vergata".

All'incontro, al quale hanno partecipato numerosi studenti, sono intervenuti Paolo Canevelli, magistrato della Procura generale della Corte di cassazione, già presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ed esperto di Diritto penitenziario; Stefano Anastasia, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio; Carmelo Cantone, provveditore delle regioni Lazio-Abruzzo-Molise del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria; Angiolo Marroni, avvocato, già Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Lazio, che ha presentato il volume "Passami a prendere, racconti sul carcere scritti in collaborazione con Stefano Liburdi, Marta Mengozzi, docente di Istituzioni di Diritto pubblico, Università Roma "Tor Vergata, tutor nel progetto "Università in carcere" e Giacomo Silvano, detenuto laureato di "Tor Vergata", oggi in regime di semilibertà, che ha presentato il libro "Dal calcio al carcere", racconto-testimonianza del suo personale di crescita personale e culturale che lo ha portato nel 2014 a laurearsi in Giurisprudenza, con una tesi sull' articolo 27 della Costituzione e gli aspetti problematici delle sanzioni penali. Giacomo Silvano è stato il primo laureato magistrale col progetto Università in Carcere a "Tor Vergata".

L'incontro è stata l'occasione per affrontare temi di grande attualità come la risocializzazione dei detenuti, la cosiddetta "rieducazione", la riforma del diritto penitenziario e l'introduzione di pene alternative, la funzione di difesa civica e di mediazione esercitata dalla figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e la questione dell'ergastolo ostativo.

E proprio il giorno in cui la Corte Costituzionale, poche settimane fa, anticipava in un comunicato stampa la pronuncia di incostituzionalità dell'ergastolo ostativo, nel teatro della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, Filippo Rigano, studente detenuto iscritto all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", si laureava in Giurisprudenza, con una tesi in Diritto Costituzionale dal titolo "Sopra la Costituzione... l'ergastolo ostativo: per chi ha sete di diritti".

"Alla discussione della tesi - ha raccontato Cristina Gobbi, ricercatrice e cultore della materia in "Diritto penale", tutor nel progetto "Università in carcere" e presente oggi alla firma del Protocollo - ha assistito anche il gruppo degli altri detenuti del reparto Alta Sicurezza, iscritti presso l'Università Roma 'Tor Vergata', che formano una piccola ma vivace comunità studentesca all'interno della struttura penitenziaria".

"L'Università Roma 'Tor Vergata' è stata tra i primi poli universitari in Italia ad aver aperto le porte ai detenuti - ha detto Formica -. Da quando è iniziato, in via sperimentale, pur tra innumerevoli difficoltà finanziarie, il progetto non solo ha continuato a vivere ma ha preso gradualmente corpo grazie al coinvolgimento, sempre più partecipato, di numerosi docenti, volenterosi neolaureati e dottorandi di ricerca e, soprattutto, all'impegno costante di altrettanti numerosi detenuti.

Grazie poi all'esperienza di 'Università in carcere' - ha proseguito - l'Ateneo di 'Tor Vergata' nell'anno accademico 2018-2019 ha avviato il Master di I livello, 'Mediatori del disagio penitenziario', rivolto a tutte quelle figure professionali impegnate nel lavoro nel mondo carcerario per accrescerne le competenze e offrire strumenti idonei ad affrontare le relative complessità e le diverse forme di disagio che si manifestano nelle carceri. A breve, partirà la seconda edizione, prevista per l'a.a. 2020-2021".

Il tema del diritto allo studio e delle attività di formazione universitaria in carcere sarà oggetto di un convegno "Libertà di studiare: l'Università in carcere", organizzato dalla Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (il prossimo 28 novembre), al quale parteciperà anche l'Università di Roma "Tor Vergata" e dove sarà presente la Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (Cnupp), istituita presso la Crui. Le macro-aree/facoltà coinvolte nel progetto "Università in carcere" all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" sono:

Giurisprudenza, con i corsi di laurea in Giurisprudenza (laurea magistrale a ciclo unico) e Scienze dell'Amministrazione e delle Relazioni Internazionali (laurea triennale); Lettere e Filosofia, con i corsi in Beni Culturali, Lettere (laurea triennale), Scienze dell'Informazione, della comunicazione e dell'editoria, Musica e Spettacolo (laurea magistrale); Economia, con i corsi in Economia e Management ed Economia e Finanza (laurea triennale); Medicina e Chirurgia con il corso di laurea triennale in Scienze Motorie.

I detenuti della Casa Circondariale di Frosinone possono accedere, almeno per il momento, soltanto al corso di laurea triennale in Lettere (Macro-area di Lettere e Filosofia), e al corso di laurea in Scienze Motorie (Medicina e Chirurgia). Nell'anno accademico 2018/2019, che si è appena concluso, si sono iscritti 59 detenuti iscritti all'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", di cui 50 in regime di detenzione presso la Casa Circondariale di Rebibbia e 9 presso quella di Frosinone.

 
Firenze. Scrittura d'evasione, ritorna il corso per i detenuti di Sollicciano PDF Stampa
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gonews.it, 21 novembre 2019

 

"Scrittura d'evasione", il corso di scrittura creativa promosso da Arci Firenze, giunto alla sua quinta edizione. Il progetto di animazione sociale e culturale rivolto alla popolazione carceraria, ideato e condotto dalla scrittrice Monica Sarsini, torna dopo i successi delle passate edizioni ed anche quest'anno porterà nelle aule della scuola carceraria di Sollicciano scrittori, giornalisti e documentaristi in un ciclo di 20 incontri settimanali che da gennaio fino a maggio coinvolgerà un gruppo formato da detenuti e partecipanti esterni.

Per questa quinta edizione il motore della narrazione richiesta ai partecipanti sarà il tema del Viaggio con tutte le sue numerosissime implicazioni, dirette ed indirette, presenti nella vita di ognuno di noi. Il tema sarà sviluppato attraverso lezioni frontali e laboratori in cui si lavorerà sui testi elaborati dai partecipanti, ma anche incontri con scrittori, attori e docenti universitari, per offrire ai partecipanti una grande opportunità di confronto, formazione e crescita: uno strumento prezioso per imparare ad ascoltare se stessi e gli altri, per poi raccontare e raccontarsi.

Tra i nomi degli ospiti di questa edizione lo scrittore romano Tommaso Giagni, la giovane scrittrice di romanzi già premiata col Premio Brancati Giulia Caminito ma anche Augusta Brettoni ed il giornalista ed esperto di comunicazione Gioacchino De Chirico. In seguito all'esperienza del laboratorio di scrittura creativa nella sezione femminile, dal 2016 Monica Sarsini insieme ad Arci Firenze ha progettato un corso di scrittura creativa anche nella sezione maschile del carcere di Sollicciano, dove questa attività non era ancora stata prevista in modo continuativo.

La successiva ulteriore idea di aprire il corso anche a persone esterne ha creato uno scambio attivo ed importante per i due mondi separati, partendo dal principio base che la lettura e la scrittura non sono attività solitarie e isolate, ma creano la possibilità di una riflessione collettiva.

Un progetto, quello di "scrittura d'evasione", su cui il Comitato fiorentino di Arci crede ed investe da anni con convinzione, proprio per la sua capacità di coniugare quei valori di inclusione, umanità, solidarietà, cultura e partecipazione su cui l'Associazione si fonda. Il corso sarà gratuito per tutti i partecipanti. Una novità rispetto agli scorsi, grazie anche al contributo del Comune di Firenze nell'ambito del progetto "realizzazione attività di animazione culturale e socializzazione a favore della popolazione carceraria del Nuovo Complesso Penitenziario di Sollicciano e della Casa Circondariale maschile Mario Gozzini" realizzato in Rti con Cat (Capofila) e Arci Firenze (partner).

Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione e al sostegno dell'Istituto Cpia 1 Firenze, dei suoi docenti e della scuola carceraria. Come nelle passate edizioni, l'emittente fiorentina Novaradio di cui Arci Firenze è editore, trasmetterà al termine del corso degli estratti dai racconti.

Chi è l'autrice Monica Sarsini è nata a Firenze e vive nelle campagne vicino alla città. Scrittrice e artista visiva, ha esposto in numerose personali e collettive, in Italia e all'estero, e ha realizzato installazioni, performance e scenografie per spettacoli teatrali d'avanguardia. Tra le sue numerose pubblicazioni: "Crepacuore" (1985); "Crepapelle" (1988); "Crepapancia" (1996) per l'edizione Scheiwiller.

Tiene corsi di scrittura nella sezione maschile e in quella femminile del carcere di Sollicciano. Da questi ultimi sono nate ben tre raccolte: "Alice nel paese delle domandine" (2011) "Alice, la guardia e l'asino bianco" (2013) e l'ultimo appena uscito "Racconti dalla Casa di Nessuno" pubblicate dalla casa editrice Le Lettere. Quando? Le lezioni si svolgono nella scuola carceraria di Sollicciano, tutti i martedì dalle 10.30 alle 12.30, a partire dal 14 gennaio 2019. Le iscrizioni scadono giovedì 5 dicembre.

Come iscriversi Tutte le informazioni sul calendario e in merito alle modalità di iscrizione si possono richiedere all'indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure chiamando Arci Firenze dalle ore 9 alle 18 al numero 055.2629721. La partecipazione per gli esterni è prevista fino a 10 iscritti. La scheda di partecipazione debitamente compilata e la copia del documento d'identità dovranno poi essere inviate all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro giovedì 5 dicembre, per i tempi necessari al rilascio dei lasciapassare da parte dell'autorità carceraria.

 
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