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Migranti: Ue alla ricerca della quadratura del cerchio PDF Stampa
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di Anna Maria Merlo

 

Il Manifesto, 12 maggio 2015

 

Onu e Bruxelles. Mogherini chiede una risoluzione Onu per le missioni navali contro i trafficanti. Verso un sì al blocco, ma non alla distruzione delle navi nelle acque libiche. I paesi Ue in disaccordo sul "fardello". Mercoledì le proposte Juncker, che non piacciono al Ppe.

Federica Mogherini a New York spera di ottenere una risoluzione del Consiglio di sicurezza per combattere i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, ormai il passaggio più pericoloso al mondo per i migranti (1.727 morti dall'inizio 2015 secondo l'Organizzazione internazionale delle migrazioni). La Ue il 23 aprile scorso si era accordata per dare mandato a Mogherini di ottenere le basi giuridiche internazionali per una missione militare per "catturare e distruggere le imbarcazioni prima che vengano utilizzate" dai trafficanti in Libia, "nel rispetto del diritto internazionale", iniziativa "per salvare vite" nella versione di Mrs Pesc.

La risoluzione Onu è necessaria perché la missione militare presuppone di entrare nelle acque territoriali libiche e bloccare imbarcazioni con bandiera straniera (extra Ue), azioni contrarie al diritto del mare. Ma molto difficilmente la Ue otterrà dall'Onu un via libera per una missione di distruzione delle navi, un'avventura vista la situazione in Libia, aggravata dall'attacco di ieri a una nave turca: la Russia è contraria ad operazioni-commando e potrebbe al massimo accettare operazioni limitate al blocco e al sequestro delle navi dei trafficanti. La Cina deve essere ancora convinta. Il voto all'Onu non avrà luogo prima del Consiglio Esteri della Ue del 18 maggio, ma Bruxelles spera in una risposta per il Consiglio europeo del 25 e 26 giugno.

Intanto, mentre la Ue cerca una sponda di legalità internazionale, al suo interno permangono forti divisioni su come spartirsi il "fardello" dei migranti. Per il momento, gli europei hanno intensificato lo scambio di informazioni sulle reti di trafficanti, ottenute dalla sorveglianza aerea e dai radar. Mercoledì, la Commissione presenterà un "piano" d'azione sull'immigrazione. Ma il presidente Jean-Claude Juncker ha già contro la sua parte politica (partito popolare), vari governi e molti commissari. Juncker aveva già incassato due sconfitte al vertice del 23 aprile: "la mia proposta sull'immigrazione legale non è stata accettata", aveva ammesso alla conclusione dell'incontro, e "non abbiamo nessun mandato di reinsediamento". Cioè, è stata respinta la proposta di creare un quadro legislativo europeo per le politiche di immigrazione, che si fanno a livello nazionale: per il Ppe è fuori questione confondere in questo momento rifugiati e immigrazione economica. Né ha fatto passi avanti il progetto di creare un regime di asilo comune in Europa, in discussione dal 1999.

Anche il principio di solidarietà nell'emergenza attuale è stato rifiutato. Mercoledì, Juncker farà ricorso all'articolo 78 comma 3 del Trattato di Lisbona, che prevede "misure temporanee" per far fronte a situazioni di emergenza, con un sistema di "quote" stabilite in base al pil, alla situazione dell'occupazione, al numero di rifugiati già accolti. Juncker spera nell'approvazione di "corsie preferenziali" per l'accoglienza temporanea di richiedenti asilo, con voto a maggioranza qualificata (e non all'unanimità). "Gli stati della Ue devono mostrare la loro solidarietà e raddoppiare gli sforzi per aiutare i paesi della linea del fronte" dice la bozza del progetto di Juncker, con riferimento a Italia, Grecia, Malta, Spagna.

Ma l'opposizione è forte e già 12 paesi rifiutano di contribuire al finanziamento di Triton, che è stato triplicato. Il carattere obbligatorio dell'accoglienza è un casus belli e dovrebbe restare "su base volontaria". Per il primo ministro ungherese, Viktor Orban è semplicemente "un'idea folle". Difficile sarà anche mettere nero su bianco delle cifre: l'Alto commissariato ai rifugiati dell'Onu chiede alla Ue di accogliere 20mila profughi l'anno, ma al Consiglio del 23 aprile non è passata la cifra di 10mila (e una proposta di fermarsi a 5mila non è stata messa nel comunicato per vergogna, vista ma sproporzione con la realtà dei fatti, nell'ultimo anno in Italia sono sbarcate più di 100mila persone e le previsioni Ue sono di 200mila richieste d'asilo).

La Germania accetterebbe una mini-riforma di Dublino II, sulla redistribuzione dei richiedenti asilo (già la Finlandia, con la Norvegia, che non è nella Ue, non rimandano più i migranti in Grecia, quando questo è il primo paese di sbarco, perché ritengono che non siano ben trattati). "Sei paesi, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svezia, Italia e Belgio - ha riassunto l'ex primo ministro belga Guy Verhofstadt - si fanno carico dell'80% delle domande d'asilo nella Ue, 15 paesi accettano di accogliere rifugiati e 13 non fanno niente, non assumono nessuna responsabilità". Il rimprovero riguarda in particolare i paesi dell'Europa dell'est, a cominciare dalla Polonia. David Cameron ha annunciato prima della vittoria elettorale che la Gran Bretagna non accetterà nuovi arrivi.

 
La sinistra Pd tace sull'immigrazione PDF Stampa
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di Luigi Manconi

 

Il Manifesto, 12 maggio 2015

 

Si fa un gran parlare di "un vivace fermento nell'area oltre il Pd" e di "un laborioso cantiere aperto a sinistra" (ma forse si tratta di un giornale di due o sette o dieci anni fa). Sono un parlamentare del Pd e, al presente, non intendo lasciare quel partito. Per due ragioni. La prima è che è stato il Pd a candidarmi e a eleggermi (una questione di lealtà); la seconda è che non saprei proprio dove andare (una questione di politica). Quindi me ne sto qui, arrabattandomi come so e posso, per "limitare il disonore" (secondo il motto che ho rubato non so più se a Piergiorgio Bellocchio o a Alfonso Berardinelli). Cercherò di spiegare, quindi, che cosa ho fatto a partire dal naufragio del 18 aprile scorso. Tutti i giorni, ma proprio tutti i santi giorni, nelle interviste chiestemi graziosamente da qualche giornale o tv, negli articoli scritti e nei comunicati in rete, ho contestato quanto il premier diceva e faceva in materia di immigrazione; e non ho votato la mozione presentata dal Pd sul tema.

Poi ho sollecitato, monotonamente, una presa di posizione contro la politica governativa per l'immigrazione da parte dei leader della minoranza Pd: quegli stessi che occupavano giornali, tv e agenzie con inarrestabili flussi di sdegno a proposito della legge elettorale. Non c'è stato nulla da fare. Forse mi sono distratto e mi è sfuggito qualcosa, ma davvero non ho trovato, in tre settimane, una sola seria contestazione nei confronti di un governo che ha ridotto l'intera questione dell'immigrazione al suo atto ultimo: il ruolo dei "mercanti di carne umana". E che ha dichiarato guerra al nemico assoluto, lo Scafista, rimuovendo totalmente cause lontane e prossime, antiche e congiunturali delle grandi migrazioni in corso.

Ho sentito, piuttosto, le tonitruanti dichiarazioni dei miei pugnaci compagni della cara minoranza Pd, che rivendicavano la propria "schiena dritta" (qui, sulle colonne del Manifesto) e "un dissenso politico chiaro e forte" nei confronti della leadership del Pd. D'accordo, ma mentre ci si batteva e ci si batte come leoni contro il premio di maggioranza per la lista e contro i capilista bloccati, possibile che nessuno di questi "schiena dritta" abbia trovato e trovi una parola per criticare le vacue minacce di tanti piccoli ammiragli in pedalò ("blocco navale", "affondare i barconi", "sparare sugli scafisti" ...), presenti anche nel centro sinistra, e per sostenere le posizioni così radicalmente diverse di Ban Ki-moon?

Concentrare la gran parte delle dichiarazioni e delle iniziative, come ha fatto Matteo Renzi, sulla figura dello scafista rischia di risultare un diversivo pericoloso. Se infatti, per ipotesi, tutti i trafficanti venissero eliminati d'un colpo solo, che ne sarebbe di quelle centinaia di migliaia di persone che si rivolgono loro per trovare una via di fuga? Certo, non li vedremmo più sulle coste siciliane e sui barconi nel Mediterraneo perché - semplicemente - sarebbero in gran parte morti prima: nei paesi da cui fuggono, nei deserti che attraversano, nei lager che li imprigionano. Forse un conforto per il nostro gusto estetico, non più ferito da immagini così sgradevoli di agonia e di morte, e per la nostra tranquillità d'animo non più turbata da tanto orrore: ma nessun vantaggio per la stabilità dell'Africa e del Medio Oriente e nemmeno per il livello di civiltà giuridica delle nostre democrazie.

E, infine, si arriva a uno dei punti cruciali. Io, indubbiamente, mostro scarso interesse e scarsa aggressività nei confronti dell'Italicum e della riforma costituzionale, ed è un mio limite. Ma non riesco a sottrarmi a un interrogativo. Quella sinistra che la minoranza Pd vorrebbe ridefinire e aggregare, quel "grande cantiere aperto" oltre il Pd, può trovare il suo asse portante nella battaglia contro la legge elettorale (e per non buttarla in caciara, evito di dire "a favore delle preferenze")? E quella battaglia sarebbe davvero in grado di colmare il vuoto (un vero baratro) creato dall'inerzia e dal silenzio della sinistra, dentro e fuori il Pd, in materia di immigrazione? Come non comprendere che l'identità stessa della sinistra, oggi come mai, si qualifica proprio sulla sua capacità di affrontare questa ferita aperta del nostro tempo?

 
"Atletico Diritti", parlamentari e migranti in campo a Roma per triangolare di calcio PDF Stampa
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Adnkronos, 12 maggio 2015

 

In occasione della dodicesima edizione di "Cinecittà in Sport" - organizzato da A.S. World Sport e dalla Polisportiva Quadraro Cinecittà - il prossimo 15 maggio, a partire dalle 18.30, si terrà un triangolare di calcio per la solidarietà e contro il razzismo a cui parteciperà anche una selezione di parlamentari.

Lo scrive in una nota Antigone, che insieme a Progetto diritti ha fondato, l'anno scorso, la polisportica Atletico Diritti, che ha creato "una squadra di calcio in cui giocano migranti, studenti, detenuti ed ex detenuti - si legge, iscritta per la prima volta al campionato di terza categoria del Lazio nella stagione 2014/2015, in campo in nome dell'integrazione, dell'anti-razzismo e dei diritti per tutti, in nome dello sport quale strumento di coesione e di coinvolgimento". "Sarà un'occasione per lanciare un messaggio forte contro la strage di migranti nel Mar Mediterraneo. Il triangolare avrà luogo presso il campo Gerini, in via del Quadraro 311 ed avrà come partecipanti oltre alla selezione di parlamentari, la Polisportiva Atletico Diritti e la squadra multietnica Internazionale Asinitas".

 
Droghe: cannabis terapeutica, è dietrofront del governo "niente tagli ai centri di ricerca" PDF Stampa
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di Eleonora Martini

 

Il Manifesto, 12 maggio 2015

 

Il commissario straordinario del Cra, Salvatore Parlato: "La sede di Rovigo non chiude". Dopo la denuncia del manifesto, mal di pancia anche nel governo per i tagli della spending ai centri di ricerca per l'agricoltura.

"Nessuna chiusura", per la sede di Rovigo del Cra, l'unico centro in Italia autorizzato a coltivare piantine di marijuana e a fornirle allo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che da pochi mesi ha avviato la fase sperimentale per la produzione del primo farmaco italiano a base di cannabis. E "nessun ridimensionamento delle ricerche" scientifiche sull'uso terapeutico della canapa. Lo assicura il commissario straordinario Salvatore Parlato replicando al manifesto che domenica in prima pagina ha dato la notizia dei tagli imposti dalla spending review renziana sull'ente pubblico di ricerca e sperimentazione in agricoltura.

La notizia della chiusura era giunta venerdì sera al direttore del centro di Rovigo, ma evidentemente nemmeno nel governo c'è unità di vedute riguardo una tale ipotesi. "Mi impegnerò per approfondire cosa sta succedendo, questo taglio non rientra nei nostri programmi di governo, anzi siamo convinti che serve attenzione alla sperimentazione controllata di cannabis per scopi terapeutici", ha detto il sottosegretario all'Economia Pieropaolo Baretta, del Pd, in visita a Rovigo domenica mattina, secondo quanto riportato ieri da alcuni quotidiani locali del Polesine.

Ma è lo stesso Parlato a spiegare che "la prima bozza di riforma del nuovo Ente, ancora in discussione, prevede l'articolazione in 16 sedi principali, compresa l'amministrazione centrale di Roma, e 14 sedi distaccate". Lo scrive in una nota, il commissario nominato il 2 gennaio 2015 con il compito di predisporre "entro 120 giorni dalla data della sua nomina" un piano di riforma del Cra (nel quale è confluito l'altro ente pubblico di ricerca agroalimentare, l'Inea), per ridurne le "articolazioni territoriali di almeno il 50%", come impone la legge 190 del 23 dicembre 2014.

I primi incontri con i sindacati di categoria, però, sono previsti solo per il prossimo 20 maggio, e Parlato, che nel merito dovrebbe essere ascoltato domani in audizione informale dalla commissione Agricoltura della Camera, spiega che "nel caso specifico di Rovigo le attività di ricerca e di sperimentazione proseguiranno come vero e proprio "Laboratorio di ricerca"".

Dunque, non la chiusura, come scritto nel foglio numero nove del piano (riguardante le sedi di Foggia e Bergamo e quelle distaccate di Caserta e Bologna, tutte "mantenute", mentre verrebbe "chiusa" anche la sede di Osimo, e "accorpata" quella di Vercelli) - parole che avevano messo in allarme l'intera struttura, fiore all'occhiello della ricerca italiana sulla marijuana - ma solo una "diversa denominazione", scaturita "esclusivamente dalla specificità delle attività, che nel caso di Rovigo è rivolta alla Canapa da fibra e per altri usi, tra i quali il terapeutico".

Nelle ambizioni del piano triennale di riorganizzazione dell'Ente, aggiunge il commissario straordinario, in realtà c'è l'integrazione e l'estensione degli "obiettivi strategici sulle colture industriali, tra le quali rientra la Canapa, allargando le attività di ricerca alla valorizzazione ecosistemica nell'ampio contesto dell'uso sostenibile ed efficiente delle risorse naturali". In questa ottica, "le ricerche in corso sulla Canapa non solo non saranno ridimensionate, ma potranno avvalersi di ulteriori sinergie, per una più adeguata dimensione scientifica della ricerca".

In sostanza il commissario rassicura il personale del Cra di Rovigo e degli altri centri che subiranno la "razionalizzazione" imposta dai tagli di Renzi: "La nuova riorganizzazione - conclude Parlato - valorizzerà le grandi professionalità dei ricercatori pubblici in agricoltura ed efficienterà la struttura sotto il profilo economico e amministrativo".

Una precisazione importante, visto che anche l'Istituto farmaceutico militare di Firenze si augura di ottenere velocemente l'autorizzazione dell'Aifa, in modo da trasformare in farmaco "entro luglio" le prime infiorescenze che saranno raccolte a giugno. Al momento, però, spiega il generale Giocondo Santoni, a capo della "business unit" fiorentina, "la produzione di raccolto è limitata in quanto destinata alla sperimentazione e nell'ordine di alcuni chili. Su larga scala è prevista per dopo l'estate, una volta terminata la sperimentazione e una volta che avremo attivato una nuova serra da 150 metri quadri, per un tipo di produzione più industriale".

 
Iraq: fuga dal carcere al-Khalis, l'Isis rivendica l'azione PDF Stampa
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di Graziella Giangiulio

 

www.agccommunication.eu, 12 maggio 2015

 

Arriva una rivendicazione da parte di ISIS per la evasione di massa dal carcere di al-Khalis, in Iraq, non ovest di Baghdad avvenuta venerdì scorso, dove hanno perso la vita 36 persone, tra cui anche 5 poliziotti. Venerdì il ministero degli interni iracheno, il generale Saad Maan, aveva detto in una nota ufficiale che, 40 prigionieri, 9 dei quali erano detenuti per reati di terrorismo ero evasi.

Nello stesso comunicato aveva riferito che: "La polizia sta dando la caccia ai fuggitivi nei dintorni del carcere", ha aggiunto. Secondo alcuni media locali, l'azione è stata preceduta dall'esplosione di tre autobomba nei pressi della prigione, mentre il generale Maan ha smentito voci di un assalto dall'esterno, sebbene la provincia di Diyala sia stata investita dalla fulminea offensiva dell'Isis, che lo scorso anno ha portato i jihadisti a impadronirsi di vasti territori, ma in seguito sia stata riconquistata dalle forze lealiste.

L'agenzia di Stampa dello Stato Islamico, ha detto che lo Stato Islamico aveva raggiunto l'obiettivo di liberare dei fratelli dal carcere di al-Khalis. L'Azione era riuscita grazie al sostegno dei detenuti all'interno del carcere e ad azioni al di fuori dello stesso.

L'operazione "militare" secondo àmaq agency è partita all'alba di venerdì scorso quando combattenti di Stato Islamcio utilizzando ordigni esplosivi hanno costretto i poliziotti a uscire dal perimetro del carcere. A quel punto i combattenti di ISIS sono entrati in azione liberando un certo numero di prigionieri. "Dopo l'operazione, le milizie sciite hanno fatto irruzione nella prigione e hanno ucciso quasi 60 detenuti sunniti nella prigione in segno di rappresaglia per l'operazione" compiuta da ISIS.

 
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