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Puglia: formazione e reinserimento per i detenuti, pubblicato l'Avviso Fse regionale PDF Stampa
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sudnews.it, 25 giugno 2015

 

Le domande dovranno essere inoltrate, a pena di esclusione, unicamente per via telematica.

Si chiama "Welcome" il progetto sperimentale di inclusione sociale rivolto ai detenuti (adulti e minori) in regime di media sicurezza. L'Avviso emanato dalla Regione Puglia, di concerto con il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria di Bari, il Centro di Giustizia Minorile, il Garante dei Detenuti e il Garante dei Diritti dell' Infanzia, sarà pubblicato domani 25 giugno sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.

"L'intera programmazione pugliese del Fondo Sociale Europeo per il periodo 2007-2013 è stata integralmente orientata ad accorciare le disparità sociali tra i primi e gli ultimi - ha detto Alba Sasso, assessore alla formazione della giunta Vendola, commentando il nuovo bando - Attraverso "Welcome" intendiamo sperimentare nuove forme di recupero dei detenuti in regime di media sicurezza, nella convinzione che attraverso un'adeguata formazione si possa contribuire ad evitare episodi di recidività dei reati, una volta saldato il debito con la giustizia.

Inoltre - ha proseguito Sasso - i momenti formativi contribuiscono a rendere meno gravoso il periodo di carcerazione, e ad alleviare il peso della detenzione, aggravato dal sovraffollamento delle strutture e dalla carenza di servizi, nonostante il grande lavoro del personale impiegato negli Istituti di pena. Welcome - ha concluso Sasso - e i tanti progetti a sostegno dell'inclusione sociale finanziati con le risorse Fse, rappresentano un patrimonio prezioso che certamente la nuova giunta Emiliano saprà valorizzare".

L'obiettivo generale del progetto è quello di potenziare le competenze professionali dei detenuti e migliorare le relazioni e i rapporti interpersonali, per agevolare il processo di inclusione sociale e lavorativa, attraverso l'offerta degli strumenti conoscitivi e professionali necessari per contrastare le condizioni di discriminazione nel mercato del lavoro e assicurare capacità competitiva, in condizioni di parità, nel sistema delle relazioni, nella famiglia e nella società. A tal fine, in un'ottica di approccio globale al tema del miglioramento della qualità della detenzione e del reinserimento socio-lavorativo delle persone a maggiore rischio di esclusione, Welcome promuove la realizzazione di azioni integrate di formazione ed accompagnamento per soggetti sottoposti ad esecuzione penale.

Nello specifico, con un impegno di spesa pari a 864mila euro a valere sulle risorse del Programma Operativo 2007-2013 del Fondo Sociale Europeo della Regione Puglia, Asse III - Inclusione Sociale, si prevede l'attivazione di 12 corsi di formazione, ciascuno da 320 ore suddivise in 180 ore di formazione teorica e 140 di attività laboratoriali tecnico/pratiche, per figure professionali che spaziano dal giardiniere al muratore, dal pittore al falegname, dal piastrellista all'addetto alle lavorazioni ceramiche. I destinatari degli interventi sono 120 detenuti interessati all'apprendimento di abilità e competenze attraverso il sistema della formazione professionale, individuati con criteri di trasparenza ed equità dalle Direzioni degli Istituti Penitenziari presenti nella regione in base a requisiti relativi alla anzianità di disoccupazione durante lo stato di detenzione, ai carichi familiari, alla professionalità. Le Direzioni degli Istituti, inoltre, procederanno alla selezione, per ciascun Istituto, di un detenuto in possesso di qualifiche professionali acquisite tramite percorsi formativi erogati dalla Regione Puglia, ovvero, che possiedano le abilità/competenze maturate in precedenti esperienze lavorative anche prima della detenzione, al quale affidare il ruolo di "mentore" nell'espletamento delle attività formativo/ istruttive nei confronti degli altri detenuti/allievi partecipanti.

Ad attuare i corsi di formazione saranno gli enti di formazione professionale che, alla data di presentazione della candidatura relativa al bando, siano inseriti nell'elenco regionale degli organismi accreditati dalla Regione Puglia, in partenariato, (pena l'esclusione) con almeno un organismo del Terzo Settore (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni dei familiari, associazioni di volontariato, ecc.).

Le domande dovranno essere inoltrate, a pena di esclusione, unicamente per via telematica attraverso la procedura on line Avviso n. 6/2015 - "Welcome - Progetto sperimentale di inclusione sociale per persone in esecuzione penale - P.O. Puglia F.S.E. 2007-2013", messa a disposizione all'indirizzo www.sistema.puglia.it nella sezione Formazione Professionale (link: www.sistema.puglia.it/welcome2015). La procedura sarà disponibile a partire dalle ore 14:00 del 30/06/2015 e sino alle ore 14:00 del 13.07.2015.

 
Veneto: Zaia; chiusura Opg, da commissariare è il Governo, fondi disponibili solo a marzo PDF Stampa
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marketpress.info, 25 giugno 2015

 

"In questa vicenda la Regione Veneto non è inadempiente. Se c'è qualcuno da commissariare è il Governo pasticcione, che avrebbe dovuto occuparsene fin dal 2012, e che si è ben guardato dal farlo sino al marzo scorso, quando sono stati resi effettivamente disponibili i promessi finanziamenti nazionali per realizzare le necessarie strutture. Ora si vogliono nominare commissari per fare la stessa cosa che con gli immigrati: inventare soluzioni raffazzonate e irrispettose prima di tutto della dignità delle persone e poi dei territori e dei cittadini residenti per coprire inefficienze, sottovalutazioni e mancati finanziamenti da parte di Roma".

Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia risponde al Governo nazionale, che starebbe valutando il commissariamento di quelle Regioni che non hanno ancora realizzato le Residenze per l'Esecuzione della Misura di Sicurezza Sanitaria (le Rems) in sostituzione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (gli Opg). "Se vogliono nominare un commissario in Veneto - aggiunge Zaia - facciano pure - ma non vorrei essere nei panni di chi dovrà assumersi la responsabilità di attivare strutture gravemente inadatte alla delicatezza di pazienti verso i quali occorre prima di tutto garantire che siano adeguatamente ospitati e messi nella condizione di non nuocere a sé stessi e agli altri".

"Respingo con fermezza totale - incalza Zaia - ogni ipotesi di inadempienza del Veneto - perché la Regione, facendo diligentemente la sua parte, realizzò e inviò al Ministero, che lo approvò, il suo progetto di realizzazione di una Rems, per la precisione a Nogara, già nel 2013. Da allora, i fondi necessari sono stati realmente messi a disposizione a marzo 2014. Il Governo ammetta che pretendeva mettessimo all'opera la fata turchina per costruire una Rems in qualche mese - conclude il Governatore - o scenda sulla terra, faccia un sano mea culpa e la smetta di scaricare sui territori le sue colpe e le sue sempre più gravi inefficienze".

 
Livorno: progetto "Frescobaldi per Gorgona", sostenere i detenuti anche fuori dal carcere PDF Stampa
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Askanews , 25 giugno 2015

 

Cresce e si rafforza il progetto sociale Frescobaldi per Gorgona, nato ad agosto 2012, grazie alla collaborazione tra l'azienda vitivinicola toscana e la Direzione della colonia penale, che mira a dare ai detenuti la possibilità di fare un'esperienza professionale nel campo della viticoltura.

In occasione della presentazione della nuova vendemmia (Gorgona 2014), sono state presentate sull'isola carcere le novità 2015 che vedono tra i partner, dopo Pinchiorri e Bocelli, anche Cescot, agenzia espressione di Confesercenti Firenze, attiva nel campo della formazione. Obiettivo è quello di sostenere un detenuto meritevole offrendogli un corso di formazione di sei mesi nel settore della ristorazione e uno stage in un ristorante di Firenze.

Dopo aver formato i detenuti sull'isola, grazie all'aiuto di agronomi ed enologi, arriva dunque il momento di accompagnare il detenuto anche fuori dal carcere per un percorso di reinserimento sociale concreto e tangibile dove mettere a frutto i segreti del mestiere imparati a Gorgona. Un'idea che aiuta a legare sempre più lo sconto della pena all'idea della riabilitazione, dell'educazione e della formazione. Un esempio reale a dimostrazione che il carcere può essere davvero l'occasione per i detenuti di un recupero nella comunità sociale e lavorativa.

Gorgona oggi è l'unica isola-penitenziario rimasta in Italia e rappresenta un esempio felice di sistema penitenziario: un modello di eccellenza e di recupero dei detenuti proprio secondo quanto indicato dalla nostra Costituzione, un esperimento che vede uniti pubblico e privato dove la recidiva è molto bassa rispetto agli altri istituti penitenziari. Un progetto in cui Frescobaldi ha creduto fin da subito rimettendo in sesto l'ettaro di vigna esistente sull'isola, raddoppiato poi a febbraio di quest'anno, da cui produrre un vino, Gorgona, un bianco di vermentino e ansonica servito nei migliori ristoranti ed enoteche italiani. Un progetto nel quale l'azienda di vini toscana ha investito oltre 150.000 euro in tre anni tra formazione e mezzi.

 
Avellino: Prestini (Cgil): sovraffollamento e organici in carceri, situazione preoccupante PDF Stampa
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irpiniafocus.it, 25 giugno 2015

 

Il responsabile nazionale della Fp Cgil Penitenziari denuncia: "Gravi carenze nella struttura, tipico carcere anni 80, dove inoltre all'aumento di lavoro dovuto al nuovo padiglione non è corrisposto un implemento della dotazione organica".

Non dà esiti rassicuranti la visita effettuata al Carcere di Bellizzi da una delegazione della Cgil che ha portato al di là dei cancelli della casa circondariale del capoluogo irpino anche il responsabile nazionale della Fp Cgil Penitenziari Massimiliano Prestini, insieme al coordinatore aziendale Fp Cgil presso la casa circondariale di Avellino Orlando Scocca, al vice coordinatore aziendale Fp Cgil per il carcere di Ariano Irpino Raffaele Pastore, al coordinatore regionale Fp Cgil Cinofili Gerardo Testa, al dirigente provinciale Fp Cgil Luciano Mastrangelo e al segretario generale Fp Cgil Marco D'Acunto.

"Sul problema del sovraffollamento, in questo istituto in particolare, non abbiamo registrato miglioramenti e le condizioni per i detenuti sicuramente sono preoccupanti, perché rispetto alle punte massime di 650 detenuti del passato oggi ne sono comunque presenti 630", riporta all'uscita Prestini, evidenziando che non si riscontrano i benefici apportati dalle "nuove modifiche normative introdotte nel nostro Paese, che hanno consentito una diminuzione del sovraffollamento negli istituti penitenziari, tanto che siamo passati da circa 70mila detenuti a poco più di 50mila in totale".

"Abbiamo visitato tutte le sezioni, un po' tutto l'istituto, ma più che altro le aree operative e meno gli uffici dove ci sono meno problematiche rispetto a sezioni in cui il personale ha difficoltà a gestire una situazione del genere. È chiaro che laddove c'è sovraffollamento - insiste - è più semplice lavorare. Abbiamo incontrato sia il direttore dell'istituto sia il comandante del nucleo traduzioni, ai quali abbiamo segnalato anche altre problematiche".

Prestini sottolinea, infatti, la coesistenza a Bellizzi di due situazioni molto differenti: da un lato, "un padiglione nuovo, che pare portato da un altro mondo perché è perfetto (cosa ci consente anche di superare i rimproveri giunti della Unione Europea per il sovraffollamento detentivo) e che viene utilizzato per il nuovo progetto di sorveglianza dinamica e destinato quindi a detenuti che hanno avuto un certo tipo di comportamento, di conseguenza possono restare per tutto il giorno al di fuori dalla cella". Dall'altra, "il resto dell'istituto, dove si trova la maggior parte dei detenuti e degli operatori, che invece è in pessime condizioni. È il classico carcere degli anni 80, quando si è costruito in modo becero, e i luoghi di lavoro oggi sono praticamente distrutti".

"A questo si aggiunge che all'aumento di lavoro dovuto al nuovo padiglione non è corrisposto un implemento della dotazione organica - prosegue il segretario nazionale, che è rimasta quella di parecchi anni fa, per cui si registra una carenza di personale al punto tale che ci sono agenti di polizia penitenziaria che hanno 200 - 300 giorni di ferie arretrate che non riescono a smaltire. Lo scorso anno, addirittura, nel periodo estivo ci sono stati lavoratori che rispetto ai 5 giorni festivi mensili spettanti hanno fatto un solo riposo, lavorando quindi 25-27 giorni di seguito".

Rispetto a questa situazione il sindacato ha chiesto un impegno al direttore della casa circondariale, ma guardando anche alla prospettiva di un possibile incremento di personale: "Tra pochi giorni discuteremo a livello nazionale la mobilità, perché termina un corso di allievi agenti - spiega Prestini - e con la loro immissione in ruolo cercheremo di lavorare per fare in modo che arrivi nuovo personale e venga cambiata l'attuale pianta organica".

Le difficoltà, però, sembrano toccare tutte le categorie: "C'è una forte carenza di organico anche nei ruoli di sovrintendenti e ispettori - precisa infatti Mastrangelo -, dove mancano all'appello rispettivamente 15 unità, ed è difficile garantire la turnazione sulle 24 ore, specialmente i turni da sei ore del quarto quadrante, incidendo sul riposo ma anche su un eccesso di lavoro straordinario".

Difficoltà di natura logistica, invece, per la sezione Cinofili, anche per la scarsità di mezzi per raggiungere la sede distaccata dell'Unità della Polizia Penitenziaria, che lamenta inoltre poca cura di spazi che potrebbero invece trovare utilizzazione migliore.

Il segretario generale D'Acunto denuncia, inoltre, "una difficoltà di relazioni sindacali con la Direzione, ma questa problematiche -dice - si possono cominciare a sanare se c'è la disponibilità della direzione ad un confronto serio non platonico, per così dire, con le organizzazioni sindacali. Se c'è questa disponibilità - assicura -, possiamo dare un contributo e provare a risolverli. Non certo il sovraffollamento - precisa -, ma rispetto all'organizzazione del lavoro e al miglioramento delle condizioni di lavoro si può pensare a un progetto di smaltimento ferie oppure a una organizzazione diversa da quella che la direzione, con molto ritardo, ci ha proposto".

Almeno 40 gli agenti in più ritenuti necessari, mentre "la pianta organica è attualmente composta da 357 unità - riepiloga D'Acunto, ma solo in teoria perché in servizio ce ne sono poco più di 240 per effetto della spending review, e per altro la stessa pianta non è stata aggiornata con l'apertura del nuovo padiglione, cosa che significa quindi detenuti in più con gli stessi agenti e gli stessi mezzi".

"Anche Ariano è in sofferenza, nonostante sia stato aperto il nuovo padiglione da maggio dell'anno scorso - riporta il vice coordinatore aziendale alla casa circondariale del Tricolle, Pastore -. Il personale è demotivato perché non può esplicare il proprio lavoro con la dovuta attenzione per il sovraccarico di impegno nel fronteggiare le esigenze giornaliere. Registriamo una vacanza organica di almeno 40 agenti". Come nel capoluogo, infine, ad Ariano si registrano disagi anche sotto il profilo strutturale: "Il nuovo padiglione è in ristrutturazione - aggiunge - e si sta cercando di riaprire le sezioni del vecchio, ma c'è ancora molto da fare e i lavori procedono a rilento".

 
Ivrea (To): manca il braccialetto elettronico, il detenuto deve restare in cella PDF Stampa
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di Giuseppe Legato

 

La Stampa, 25 giugno 2015

 

Anche se il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. Nella casa circondariale di Ivrea c'è un detenuto che dovrebbe essere a casa agli arresti domiciliari e non in una cella di due metri per due. Agli inizi di giugno i giudici del Tribunale della Libertà hanno disposto la misura cautelare a casa, ma solo se vincolata all'utilizzo del braccialetto elettronico. Il problema è che di braccialetti non ce ne sono e quindi l'uomo resta dietro le sbarre. Si chiama D.G, 40 anni, nativo di Settimo. Mesi fa è stato arrestato dopo una lunga indagine che ha ricostruito una quindicina di rapine. "Un malvivente seriale", ma solo in quel caso.

Perché agli atti risultava, fin lì, incensurato. Il suo legale Luca Calabrò, del foro di Torino, lo ha assistito dal primo momento. Passati pochi mesi l'avvocato ha fatto istanza al Tribunale della Libertà per chiedere i domiciliari. "E i giudici - spiega Calabrò - pur riconoscendo e ribadendo i gravi indizi di colpevolezza che sussistono a suo carico, hanno accordato i domiciliari previo utilizzo del braccialetto elettronico". L'ordinanza è del 5 giugno scorso e stabilisce nel 15 giugno la data di uscita dal carcere di Ivrea.

Peccato che da quella data D. G. sia ancora in cella: "Il motivo è che il Ministero non invia i braccialetti - spiega Calabrò, ho chiamato anche l'ufficio matricola che mi ha confermato l'esistenza di una lista d'attesa. Fin quando Telecom e polizia giudiziaria non hanno disponibilità del congegno, il mio assistito non può uscire anche se i giudici gli hanno accordato questo diritto". Calabrò non vuole sollevare una polemica, men che mai nei confronti del carcere: "Resta però un interrogativo: perché mai il legislatore prevede un istituto giuridico e poi non attua gli strumenti per renderlo concretamente fattibile?".

Dalla casa circondariale di Ivrea confermano: "Il detenuto in questione è tutt'ora recluso e il braccialetto non è ancora disponibile. Ci sono altri due casi di questo tipo, ma risulta che il problema sia esteso a molti altri istituti penitenziari". Il braccialetto deve essere inviato dal Ministero e viene applicato a casa dell'arrestato, insieme al congegno di allarme. Gli agenti penitenziari dovranno soltanto trasportare il detenuto ai domiciliari quando da Roma arriverà notizia che il congegno è disponibile.

 
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