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Rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea. Selezione di massime PDF Stampa
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Il Sole 24 Ore, 19 gennaio 2016

 

Comunità europea - Giudice nazionale - Rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia - Presupposti - Esclusione.

Non vi sono i presupposti per il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea ex articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ove la parte si limiti a censurare direttamente l'incompatibilità con il diritto dell'Unione delle conseguenze "di fatto" derivanti dall'interpretazione del diritto interno senza sollecitare un'interpretazione generale ed astratta di una normativa interna.

• Corte cassazione, sezione VI - 3, ordinanza 24 marzo 2014 n. 6862.

 

Giudice nazionale - Provvedimenti del giudice - Rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia ai sensi dell'articolo 267 Tfue - Necessità su richiesta della parte - Esclusione - Decisione esclusiva del giudice.

Il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea ex articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) non costituisce un rimedio giuridico esperibile automaticamente a sola richiesta delle parti, spettando solo al giudice stabilirne la necessità.

• Corte cassazione, sezioni Unite, Ordinanza 10 settembre 2013 n. 20701.

 

Giudice nazionale - Provvedimenti del giudice - Questione interpretativa di norme comunitarie - Limiti all'obbligo per la Corte di Cassazione di rimettere gli atti.

L'obbligo per il giudice nazionale di ultima istanza di rimettere la causa alla Corte di giustizia dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell'UE (già articolo 234 del Trattato che istituisce la Comunità europea), viene meno quando non sussista la necessità di una pronuncia pregiudiziale sulla normativa comunitaria, in quanto la questione sollevata sia materialmente identica ad altra, già sottoposta alla Corte in analoga fattispecie, ovvero quando sul problema giuridico esaminato si sia formata una consolidata giurisprudenza di detta Corte.

• Corte cassazione, sezione I, sentenza 26 marzo 2012 n. 4776.

 

Sentenza - Omessa pronuncia - Questione pregiudiziale di interpretazione del diritto comunitario - Richiesta di rinvio alla Corte di giustizia CE - Domanda autonoma - Configurabilità - Esclusione - Conseguenze per la richiesta formulata in grado di appello - Conseguenze per la richiesta formulata con il ricorso per cassazione - Obbligo di rinvio per la richiesta formulata nel giudizio in Cassazione.

La richiesta di rinvio alla Corte di giustizia CE su una questione pregiudiziale di interpretazione del diritto comunitario, in applicazione dell'articolo 234 del Trattato CE, non è configurabile come autonoma domanda, rispetto alla quale, nel caso di omessa specifica pronuncia, possa farsi questione del rispetto del principio di cui all'articolo 112 cod. proc. civ., ponendo tale richiesta una questione di diritto preliminare alla decisione sulla domanda di merito proposta dalla parte. La richiesta può essere compiuta per la prima volta in appello e formulando ricorso per cassazione, e, solo nel giudizio di cassazione la facoltà di rinvio si trasforma - ricorrendone le condizioni di rilevanza e decisività - in un obbligo.

• Corte cassazione, sezione I, sentenza 10 marzo 2010 n. 5842.

 
Lombardia: in Commissione carceri progetto per prevenire Tbc tra detenuti e personale PDF Stampa
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Askanews, 19 gennaio 2016

 

La Commissione speciale sulla situazione carceraria in Lombardia, presieduta da Fabio Fanetti, ha sentito i rappresentanti del Cirm, il Consorzio Italiano per la Ricerca in Medicina, che hanno presentato il progetto di prevenzione della Tbc negli istituti penitenziari. A richiedere l'audizione è stata Carolina Toia, consigliere regionale del gruppo "Maroni Presidente" e membro della Commissione.

"Nel nostro Paese la tubercolosi non è più endemica, ma colpisce ancora 5 mila persone l'anno. A Milano, purtroppo - ha detto la Toia - l'incidenza è tre volte superiore la media nazionale, in quanto qui, così come in altre metropoli, si concentrano più fattori che ne favoriscono la diffusione. Di fronte a questi dati ritengo che oggi più che mai sia necessario mettere in campo interventi mirati, soprattutto in realtà a rischio elevato quali sono ad esempio gli istituti penitenziari. In particolare ritengo di fondamentale importanza istruire coloro che, a vario titolo, entrano in contatto con i soggetti a rischio".

"Il progetto illustrato oggi dai rappresentanti del Cirm - ha proseguito e concluso il consigliere - ha per l'obiettivo di realizzare azioni di prevenzione e contrasto nella diffusione della Tbc anche in luoghi come le carceri o in zone di transito come le stazioni e gli aeroporti, attraverso una duplice azione di formazione e informazione, con l'utilizzo di strumenti e tecnologie innovative a favore del personale delle forze armate, forze dell'ordine, operatori delle strutture carcerarie, di volontariato e di comunità di accoglienza. Si tratta di un'iniziativa che merita grande considerazione proprio perché mirata a contrastare la diffusione di una malattia che purtroppo sta tornando ad essere un'emergenza".

 
Piemonte: 2 milioni € per progetti destinati a ex pazienti Ospedali psichiatrici giudiziari PDF Stampa
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quotidianosanita.it, 19 gennaio 2016

 

Verrà così garantito il finanziamento nell'anno in corso per quei pazienti attualmente presenti nelle strutture detentive (gli ex ospedali psichiatrici giudiziari) di progetti terapeutico riabilitativi territoriali. Si tratta di progetti che avranno la durata di un anno e sono stati concordati con il magistrato competente.

Due milioni di euro finalizzati a progetti per accompagnare i pazienti psichiatrici giudiziari non detenuti. È quanto ha deliberato la giunta regionale del Piemonte dopo il protocollo d'intesa firmato a metà dicembre dal presidente Sergio Chiamparino e dall'assessore alla sanità Antonio Saitta con la Corte d'appello e la Procura generale della Corte d'appello di Torino.

"Da lunedì - spiega l'assessore Saitta - la Regione Piemonte avvia il programma per la presa in carico sanitaria di pazienti psichiatrici non detenuti ovvero non sottoposti a misure di detenzione, in misure alternative alle residenze Rems ad esempio nelle loro stesse abitazioni o nelle comunità terapeutiche. Per fare questo, la Regione destina 2 milioni di euro alle aziende sanitarie del Piemonte".

La somma consentirà il finanziamento nell'anno in corso per quei pazienti attualmente presenti nelle strutture detentive (gli ex ospedali psichiatrici giudiziari) di progetti terapeutico riabilitativi territoriali. Si tratta di progetti che avranno la durata di un anno e sono stati concordati con il magistrato competente caso per caso: "una alternativa all'invio in strutture detentive nella quale la Regione Piemonte crede fortemente" conclude Saitta.

 
Veneto: apre la nuova Rems di Nogara, ma accoglierà pochi reclusi PDF Stampa
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Il Mattino di Padova, 19 gennaio 2016

 

I pubblici ministeri del Veneto, da Venezia a Verona, da Padova a Treviso, non sapevano più dove sbattere la testa: tra loro c'era chi ha scelto di ricoverare gli imputati ritenuti pericolosi a causa dei reati che avevano commesso nei reparti psichiatrici degli Ospedali delle rispettive città, altri invece che hanno preferito lasciarli in carcere.

Soltanto pochi, quelli meno pericolosi e più mansueti, sono riusciti a farli ospitare in comunità piccole e protette. Riccardo Torta, dopo essere stato arrestato, è stato portato a Santa Maria Maggiore e, almeno per ora, dovrà rimanerci per qualche tempo e nel carcere veneziano non è l'unico a soffrire di una malattia psichica. Gli agenti della Polizia penitenziaria, quindi, sono costretti a gestire anche dei malati di mente, spesso anche gravi, e non hanno le competenze. Tutto questo accade perché il Veneto non ha costituito la Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).

Pochi giorni dopo essersi insediato a Venezia, il nuovo procuratore generale Antonino Condorelli ha avuto un incontro in Regione con il governatore. Zaia gli ha promesso che entro un mese avrebbe aperto la struttura a Nogara. E nei giorni scorsi in Regione hanno assicurato che i primi cinque detenuti psichiatrici verranno trasferiti dall'Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia a Nogara il 20 gennaio, pochi altri potranno essere accolti entro febbraio (sono 46 i detenuti malati di mente veneti). La struttura di Nogara, comunque, potrà partire a pieno regime (40 posti) soltanto dal 2017.

 
Toscana: il Garante dei detenuti Corleone "per la Rems di Volterra avvio incoraggiante" PDF Stampa
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di Sandro Bartoli

 

parlamento.toscana.it, 19 gennaio 2016

 

Il Garante regionale dei detenuti in visita ieri mattina: "Impressione positiva, anche se l'impatto è da struttura chiusa. Meglio non crearne qui una nuova da 40 pazienti. Più appropriato interessare altri territori".

Il garante regionale dei detenuti, Franco Corleone ha visitato questa mattina la Rems di Volterra. La struttura, denominata Morel 3, è diventata la residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria e raccoglie in parte l'eredità dell'ex ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Il Morel 3 è una struttura residenziale intermedia parzialmente protetta dedicata a trattamenti terapeutici riabilitativi. "Quando siamo arrivati alla palazzina - racconta Corleone - gli operai erano al lavoro per il completamento della verniciatura delle inferriate: due file di sbarre alte cinque metri, un impatto da struttura chiusa, simile alle carceri, con le sbarre anche alle finestre e un servizio di sorveglianza affidato ad una società privata, che ha possibilità di controllo anche su quanto accade all'interno, attraverso l'utilizzo di videocamere".

L'impressione complessiva, spiega il garante, è però positiva: "Al pianterreno ci sono attualmente dieci ospiti, la struttura sanitaria che se ne occupa è molto nutrita: 8 tra psichiatri, psicologi, infermieri, Oss, educatori, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione. Gli ospiti provengono per sei unità dall'Opg di Montelupo, due dai servizi psichiatrici di diagnosi e cura di Pisa, uno, toscano, da Bologna e uno da una comunità.

Le camere sono sette, possono dunque arrivare ad accogliere fino quattordici ospiti. Il primo piano è dedicato alla parte trattamentale, agli spazi in comune e alle stanze dei medici. Al secondo piano, stanno predisponendo le stanze per accogliere altri quattordici ospiti, da scegliere tra quelli che sono rimasti ancora a Montelupo. Il lavoro dovrà essere ultimato entro la fine di febbraio. Mi hanno parlato dell'obiettivo di accogliere nella struttura fino a 34 persone, ma ritengo che non si debba arrivare a quel numero".

Corleone ha parlato anche con alcuni tra i dieci pazienti già accolti nella struttura: "Siamo in una fase iniziale, di adattamento, si trovano bene dal punto di vista del clima umano, li colpisce l'aspetto da struttura ospedaliera. Ci sono ancora pochi spazi per la socialità - tv, refettorio ci sono già, ma il giardinetto è da ripulire, altri spazi sono da allestire.

I progetti però ci sono - prosegue Corleone, che ha parlato con il direttore Alberto Sbrana. il programma è abbastanza ricco: dal cineforum alla lettura di giornali e libri, fino all'uscita dalla struttura per lo svolgimento di lavori sociali. Il regolamento è quello delle comunità terapeutiche, sono possibili due colloqui settimanali con i pazienti, c'è uno spazio per i fumatori. Rispetto all'Opg di Montelupo, qui ci troviamo di fronte ad una struttura tra la comunità e la struttura sanitaria, le porte - porte normali - sono aperte sempre. I pasti si consumano ad ore civili, i pazienti si riuniscono ogni giorno per decidere il menù".

Le perplessità del garante, che era già stato a Volterra quando c'erano ancora strutture intermedie, sono rivolte soprattutto agli scenari futuri: "Sul presente l'impressione è positiva, anche se il giudizio finale si dovrà dare a marzo: c'è attenzione, cura per le persone, la struttura è molto pulita, asettica, certo non c'è l'orrore di Montelupo. Quando ci saranno ventiquattro pazienti, i medici saranno otto, un numero sufficiente per svolgere un lavoro serio e approfondito sulle patologie, sarà possibile lavorare per il superamento delle condizioni detentive.

Con la Regione si dovrà però discutere del fatto che questa, nelle intenzioni, dovrebbe essere una soluzione provvisoria, mentre un'altra struttura, già individuata nell'edificio Livi, dovrebbe essere abbattuta e ricostruita per ospitare fino a quaranta pazienti. Bisogna ragionarci sopra: il rischio che vedo è quello è quello di una sovrapposizione per la quale, alla fine, resteranno in piedi l'una e l'altra, nuova e vecchia struttura e a Volterra si troverebbe una concentrazione spropositata di pazienti. Oltre allo spreco di denaro nel caso in cui invece la struttura attuale, Morel 3, con tutti gli interventi che sono stati effettuati in questi mesi, fosse poi dismessa.

E poi c'è la questione dei tempi - prosegue Corleone -. Montelupo non può restare aperto. Va chiuso, il processo è stato avviato, ma deve concludersi rapidamente, pena il commissariamento della Regione. Servono più posti e in tempi brevi, meglio allora pensare ad individuare una struttura analoga a quella di Volterra, ma in altro territorio, perfino in un'altra delle tre Asl in cui sarà suddivisa la Toscana: meglio diverse Asl di riferimento, meglio che tutto il territorio toscano, Firenze compresa, venga coinvolto. Tanto più che il limite per le Rems dovrebbe essere di venti". Il garante dei detenuti continuerà a seguire le questioni collegate alle Rems: "Ci occuperemo degli aspetti legati alla contenzione, che riguarda direttamente l'attività del garante, affinché vengano rispettati i diritti fondamentali sanciti dalla costituzione a salvaguardia della dignità della persona".

 
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