Sabato 08 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Marche: situazione delle carceri, approvata la mozione del presidente Mastrovincenzo PDF Stampa
Condividi

viveremarche.it, 20 gennaio 2016

 

La situazione degli istituti penitenziari marchigiani, per quanto migliorata rispetto al passato, presenta ancora alcune criticità che vanno risolte. Questo l'impegno chiesto dal Presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo con una mozione che è stata approvata oggi con 15 voti favorevoli e 4 astenuti (Zaffiri, Malaigia, Leonardi e Celani) dall'Assemblea legislativa.

Partendo dai contenuti del report predisposto lo scorso ottobre dal Garante dei detenuti, Andrea Nobili, al termine di una serie di visite negli stessi istituti, l'atto impegna il Presidente della Giunta a sollecitare il Ministero della Giustizia ad adottare le misure necessarie per la soluzione delle diverse criticità.

Tra quelle indicate nella mozione, un non adeguato numero di educatori impegnati nelle attività trattamentali; il ridotto numero dell'organico degli operatori di Polizia Penitenziaria; il sostegno e l'ampliamento dei percorsi destinati alla risocializzazione ed al reinserimento dei detenuti; una diversa attenzione nei confronti di quelli con varie forme di dipendenza; il miglioramento delle relazioni con i familiari; le barriere architettoniche e i problemi strutturali dei vari penitenziari.

Accolto l'emendamento alla mozione del consigliere Maggi, sottoscritto dal Presidente Mastrovincenzo e dai gruppi consiliari di minoranza, che impegna la Giunta a valutare il rifinanziamento della legge 28/2008 al fine di garantire la continuità delle attività trattamentali negli istituti penitenziari marchigiani. Via libera anche agli emendamenti dei consiglieri Leonardi, relativo al miglioramento delle condizioni di vita e servizio degli operatori di polizia penitenziaria, e Marconi su accesso dei volontari esterni, ridotta disponibilità dei servizi sociali e sanitari di tipo psicologico e scarsa diffusione delle pene alternative.

 
Liguria: proposta di legge per l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti PDF Stampa
Condividi

Dire, 20 gennaio 2016

 

Verrà presentata ufficialmente giovedì la proposta di legge regionale per l'istituzione del garante dei diritti dei detenuti, depositata a ottobre scorso dal consigliere regionale Gianni Pastorino di Rete a Sinistra. "Purtroppo - dice Pastorino alla Dire - in Liguria non esiste alcuna funzione di garanzia per la popolazione detenuta né a livello regionale nè a livello locale". La proposta sta per iniziare il proprio iter in Commissione e si pone l'obiettivo di istituire una figura che possa intervenire, al pari dei detenuti e dei consiglieri regionali, nei confronti delle istituzioni carcerarie nei casi di maltrattamento e violenza.

"La nostra proposta - prosegue il consigliere di Rete a Sinistra - è stata considerata una delle più avanzate dagli esperti delle associazioni che si occupano di tutela dei detenuti. L'intenzione è quella di creare la figura di un garante che abbia totale capacità di intervento, che sia incastonata dentro l'organigramma della Regione Liguria e che non abbia altre funzioni oltre a quella di tutelare i diritti dei carcerati". Si "tratta- conclude Pastorino- di un intervento assolutamente necessario alla luce di quanto sta avvenendo ultimamente nelle carceri liguri in termini di sovraffollamento e di episodi di violenza".

 
Padova: omicidio Floris, due mesi dopo la morte si continua a battere la pista sarda PDF Stampa
Condividi

padovaoggi.it, 20 gennaio 2016

 

La Barbagia, terra natia del detenuto 60enne trovato cadavere sotto una pila di legna, a Padova, continua ad essere "terreno fertile" per le indagini della squadra Mobile. Sono trascorsi più di due mesi dal ritrovamento del cadavere di Antonio Floris, il detenuto 61enne trovato sotto una pila di legna, in via Righi, a Padova, all'interno del centro Oasi (Opera assistenza scarcerati italiani) dei padri Mercedari, dove da anni lavorava la terra con altri carcerati ammessi al programma di reinserimento nella società.

Barbagia. La squadra Mobile di Padova sta portando avanti le indagini ma la risoluzione del caso sembra essere ancora lontana. Il dirigente Giorgio Di Munno è rientrato in questi giorni dalla Barbagia, la terra natia di Floris, dove è stato per la seconda volta. Sono state riascoltate 9 persone tra le quali figurano anche alcuni famigliari. La pista più battuta sarebbe dunque quella sarda.

Il siciliano. In un primo momento si era pensato che la mano omicida potesse essere quella di un siciliano la cui camera, all'interno dell'Oasi, si trovava quasi di fronte a quella usata da Floris per cambiarsi e riporre le proprie cose. Inoltre, in passato, lo stesso siciliano sarebbe stato accusato di avere derubato il detenuto ucciso.

Ricostruzione. Antonio Floris è stato ucciso con una serie di colpi al cranio, forse con una spranga o con un bastone. L'arma con la quale è stato ucciso Floris non è ancora stata ritrovata. Floris si trovava al Due Palazzi per scontare una pena di sedici anni per due tentati omicidi. Venerdì 6 novembre non era rientrato in carcere dopo il pomeriggio trascorso al centro Oasi.

Chi era. Negli anni 90 era uno degli "emergenti" della criminalità sarda, Floris era originario di Desulo. L'uomo era già scappato dal carcere, nel gennaio del 1991, dalla colonia penale all'aperto di Mamone, dove stava scontando alcune condanne, tra le quali una per rapina in banca. Una latitanza che ebbe fine cinque anni dopo. Il 10 gennaio 1996 era stato trovato dalla Criminalpol, che lo intercettava da tempo. In quell'occasione, gli agenti fecero una scoperta sorprendente: i diari scritti in codice cifrato che l'uomo teneva nei tascapane, e nei quali aveva registrato le sue attività criminali.

"Codice Floris". Il materiale fu studiato, analizzato e tradotto. Gli agenti affermarono che Floris scriveva basandosi su un antico dialetto nordafricano modificato con "accezioni" personali. La decriptazione aveva consentito agli investigatori di denunciare 20 persone per favoreggiamento.

 
Sondrio: la città perde i pezzi, Casa circondariale "targata" Bergamo PDF Stampa
Condividi

di Alberto Gianoli

 

Provincia di Sondrio, 20 gennaio 2016

 

Schema di decreto. Si studia un nuovo accorpamento con il rischio di avere una gestione senza direttore Progetti di apertura alla città in forse e tante incognite. Nei mesi scorsi sembrava che la Prefettura dovesse essere accorpata a quella di Bergamo. Archiviato il progetto del ministero dell'Interno, ora arriva quello della Giustizia a proporre quella che dovrebbe essere un'altra ipotesi per ridurre la spesa pubblica Un altro accorpamento con Bergamo: la casa circondariale di via Caimi, secondo uno schema di decreto predisposto dal capo di gabinetto del dicastero romano la vigilia dello scorso Natale, dovrebbe unirsi a quella del capoluogo orobico.

Pare di immaginarli certi funzionari dei ministeri, che nella capitale stanno ad osservare la nostra remota provincia periferica per pensare ad accorpamenti coi territori vicini. Il tutto guardando una cartina rigorosamente politica. Perché, se almeno la usassero geografica, privilegerebbero le continuità territoriali ed eviterebbero di porre un arco di montagne tra il lavoro di un direttore di due case circondariali che, nel caso in cui il decreto fosse approvato, si troverebbe ad avere la responsabilità di oltre 500 detenuti, circa il 5 per cento nell'istituto di via Caimi e il rimanente a Bergamo.

Le riflessioni - Lo sguardo ai numeri dei detenuti però non rende l'idea di quelli che sarebbero gli effetti di una riforma che non sembra tener conto delle riflessioni maturate con gli Stati Generali dell'Esecuzione Penale e nemmeno di quanto seguito alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo nel gennaio di tre anni fa, la cosiddetta "Sentenza Torreggiani", che ha giudicato le condizioni dei detenuti fino a quel momento in diverse carceri italiane una violazione degli standard minimi di vivibilità che determina una situazione di vita degradante. Se, infatti, nella casa circondariale di via Caimi non fosse presente con una certa frequenza un direttore, la gestione dei detenuti sarebbe affidata in via quasi esclusiva al personale di polizia penitenziaria.

Questo, di fatto assolvendo correttamente al proprio compito, si troverebbe a preoccuparsi della sorveglianza più che di progetti e iniziative come quelle che, negli ultimi mesi, abbiamo imparato a conoscere da quando alla guida dell'istituto è giunta Stefania Mussio. Attività che, rendendo riabilitativo e non solo punitivo il periodo della detenzione, permettono di ridurre la percentuale di recidiva.

Se venisse attuata la riforma, le carceri rischierebbero di "essere gestite nel peggiore dei modi - ha affermato nei giorni scorsi Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato e giustizia, cioè con direttori che, avendo più sedi e nessun riconoscimento, non appaiono in grado di seguire situazioni delicate e complesse, come sono di fatto gli istituti di pena, né di garantire il rispetto della dignità delle persone che ci vivono o ci lavorano dentro".

Le raccomandazioni - Inoltre, si contravverrebbe alle raccomandazioni del Comitato dei ministri agli Stati membri del Consiglio d'Europa sulle Regole penitenziarie europee, che nel 2006, stabilivano che "ogni istituto deve avere un direttore" e che questo "deve essere incaricato a tempo pieno e deve dedicare tutto il suo tempo ai propri compiti istituzionali".

Anche Antonio Galantine segretario nazionale della Dirigenza penitenziaria sindacalizzata, ha manifestato perplessità circa la bozza di decreto. "Le violazioni di legge, le illogicità manifeste e le carenze e contraddittorietà di motivazione - ha scritto - sono tante e tali da non poter consentire l'inserimento di tale scempio nell'alveo delle norme di uno Stato democratico"

 
Savona: detenuti in sciopero della fame e agenti in protesta contro la chiusura del carcere PDF Stampa
Condividi

Il Secolo XIX, 20 gennaio 2016

 

I detenuti contestano la chiusura del carcere Pentole contro le inferriate. I detenuti contestano la chiusura del carcere. La casa circondariale di Savona è stata ufficialmente cancellata dal Ministro della Giustizia, lo spezzino Andrea Orlando, che ha firmato il decreto di soppressione con cui il comune capoluogo vede scomparire la struttura di detenzione situata nel centro cittadino. Nel testo vengono specificate le motivazioni.

Tra le cause, il decreto individua nella presunta "anti-economicità, in termini di costi-benefici, del mantenimento dell'attuale casa circondariale" una delle principali ragioni della soppressione, oltre alla "modesta capacità ricettiva della stessa (capienza massima pari a 49 detenuti compresa la sezione semilibertà)" e soprattutto "la grave inadeguatezza dell'immobile sotto il profilo strutturale e della sicurezza". I detenuti, per i quali è già stato avviato da tempo un percorso di trasferimenti nelle vicine strutture di Genova, Sanremo e Imperia, dovrebbero mano mano lasciare tutti la struttura alle spalle di via Paleocapa.

Ma nel carcere la tensione è alta. I quaranta detenuti hanno annunciato lo sciopero della fame a partire da domani, mercoledì 20 gennaio per "protestare come noi contro il decreto del ministero di Giustizia", afferma Lorenzo Michele, segretario regionale del Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria.

"La situazione è critica - prosegue Michele - La chiusura del carcere rischia di avere ripercussioni anche sull'intero sistema della sicurezza. Senza penitenziario una pattuglia dei carabinieri, per fare un esempio, sarebbe costretta a trasportare un detenuto da Albenga al carcere di Marassi a Genova. Il Sappe, da tempo, chiede invece al Comune di Savona di pronunciarsi illustrando, se questo esiste, un progetto dove potrebbe essere realizzata una nuova casa circondariale. A oggi, l'unica certezza invece, è quella che quello attuale che ospita quaranta detenuti e cinquanta agenti, chiuderà senza ma e senza forse".

 
<< Inizio < Prec. 8901 8902 8903 8904 8905 8906 8907 8908 8909 8910 Succ. > Fine >>

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it