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Belluno: nel carcere di Baldenich ha aperto una sezione per gli infermi psichici PDF Stampa
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di Paola Dall'Anese

 

Corriere delle Alpi, 14 maggio 2015

 

Prende il posto di quella femminile che all'inizio di quest'anno è stata trasferita Novità sulla gestione sanitaria: cambia l'orario dell'assistenza infermieristica. Novità alla casa circondariale di Baldenich. Entro la fine dell'anno (o al massimo a inizio 2016) sorgerà una sezione per l'accoglienza dei "detenuti con infermità psichica sopravvenuta nel corso della detenzione e dei detenuti con pena diminuita per vizio parziale di mente".

Si tratta, in pratica, della messa in atto della legge 81/2014, che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici. La sezione (tra le poche in Veneto, tanto che il personale carcerario e sanitario andranno a visitarne una simile in un'altra provincia per capire come funziona) ospiterà sei celle singole con un sistema di controllo interno ed esterno ad hoc e prenderà il posto di quella femminile, spostata altrove.

Una novità che preoccupa l'Usl 1, chiamata a gestire la parte sanitaria del carcere. L'azienda, infatti, deve fare i conti con un budget che non riesce a coprire tutte le spese. E l'arrivo di soggetti così problematici potrebbe mettere in crisi la struttura sanitaria. "In base al carico assistenziale", precisa il responsabile dell'Unità operativa di sanità penitenziaria, Marco Cristofoletti, "l'istituto penitenziario di Belluno viene classificato "a basso carico".

La struttura, infatti, ha una presenza media annua di circa 122 detenuti, anche se il decreto "svuota carceri" ha portato le presenze al di sotto delle cento unità. Per questa attività, ci vengono trasferiti 271 mila euro l'anno a fronte di una spesa effettiva di 480 mila euro. Dal prossimo anno Venezia ha annunciato che aggiungerà 40 mila euro".

Spiccioli, di fronte a un gap di 200 mila euro, che viene coperto dall'Usl con risorse proprie. "Una spesa così elevata", prosegue Cristofoletti, "è dovuta al fatto che il nostro carcere è l'unico in Veneto ad avere la sezione per transessuali, persone che richiedono un'alta intensità di cura e soprattutto un elevato consumo di farmaci (ormoni, farmaci psicotici). Non vorremmo trovarci con le forze attuali a dover gestire detenuti con problemi psichiatrici pesanti".

Intanto, all'interno del carcere è partita una nuova organizzazione del servizio sanitario, che interessa soprattutto l'attività infermieristica. Il servizio, appaltato alla cooperativa sociale Croce Blu, funziona otto ore per 365 giorni, quattro al mattino e quattro al pomeriggio. Ma per motivi organizzativi è stato chiesto all'infermiere di spostare più avanti al pomeriggio la sua presenza, soprattutto in corrispondenza della somministrazione di determinati farmaci che devono essere assunti dai detenuti in presenza degli agenti penitenziari. L'infermiere, quindi, sarà presente dalle 18.30 alle 23.30 (prima era 16-20.30).

 
Alessandria: il pane prodotto dai detenuti del carcere di San Michele approda ad Expo PDF Stampa
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di Eleonora Anello

 

ambiente.tiscali.it, 14 maggio 2015

 

"Buono come il pane", "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Sono solo alcuni dei modi di dire che sottolineano l'importanza simbolica del pane, non solo come alimento. Proprio riferendosi alla preghiera, in occasione dell'apertura dell'Expo, Papa Francesco ha ribadito l'importanza di assicurare cibo sano e giusto a tutta la popolazione. E la stessa fiera internazionale deve essere un'occasione e una vetrina per aiutare le persone più deboli e chi si trova in difficoltà, anche solo momentaneamente. Cercando di realizzare tale obiettivo, l'Expo in corso a Milano ha aperto le sue porte al lavoro dei detenuti.

È purtroppo ormai risaputo che le carceri italiane versano in tragiche condizioni. Vari appelli si sono succeduti affinché la situazione migliori. Anche i media hanno fatto la loro parte documentando il sovraffollamento, la precarietà, l'assoluta assenza dei più basilari diritti. Eppure, in questo scenario drammatico, esistono realtà in cui le istituzioni riescono ad assicurare una vita dignitosa ai reclusi.

È il caso della Casa Circondariale San Michele di Alessandria in Piemonte. Qui, fra i diversi progetti educativi, da anni è attivo "Pane Quotidiano", laboratorio promosso dalla Cooperativa Pausa Cafè che vede proprio i detenuti produrre pane che viene commercializzato nei punti vendita Coop di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria. La cooperativa sociale con sede a Torino produce eccellenze alimentari, tra cui anche birra e caffè, si occupa di commercio equo e solidale e fa parte della rete di Slow Food.

Dopo la presenza a Eataly e al Salone del Gusto, in occasione dell'esposizione universale di Milano interamente dedicata all'alimentazione, il forno alessandrino rifornisce anche 20 ristoranti regionali presenti in fiera all'Expo di Milano. Potrete trovare questo pane nei ristoranti gestiti da Cir (Cooperativa Italiana di Ristorazione). Colpiti da questa lodevole iniziativa, abbiamo rivolto qualche domanda a Marco Ferrero di Pausa Cafè.

 

Marco, raccontaci di questo panificio un po' speciale...

"Il panificio di San Michele nasce nel 2012 con l'idea di produrre un "Pane quotidiano", realizzato con materie prime bio e prodotte rispettando l'ambiente, riscoprendo una modalità di produzione antica e salubre, a lievitazione naturale con il lievito madre, cotto in un forno a legna tra i più grandi del Piemonte. Il pane è prodotto da personale detenuto accompagnato da esperti panificatori della cooperativa. Attualmente vi lavorano 14 persone detenute e 5 formatori".

 

Immaginiamo che i panettieri siano molto contenti di questa nuova collaborazione...

"I ragazzi in carcere sono contenti perché hanno l'opportunità attraverso il lavoro di dare maggiore dignità alla loro persona. Inoltre, questo lavoro permette loro di guadagnare un salario ed essere indipendenti, aiutando le loro famiglie. I detenuti del forno apprendono un lavoro utile da utilizzare a fine pena e assumono consapevolezza delle capacità e delle potenzialità che possiedono".

 

E all'Expo cosa si dice di questo pane?

"L'accettazione da parte sia degli chef che lo utilizzano che del pubblico è straordinaria. Tra gli addetti ai lavori più entusiasti cito Andrea Ribaldone, lo chef de "I due buoi" di Alessandria che gestisce "Identità golose", un ristorante presente all'Expo. Per quanto riguarda il lavoro dei panettieri, il nostro pane dimostra che è possibile nutrire il pianeta con prodotti sani, di alto valore organolettico e portatori di valori di solidarietà. "Cum panis", ovvero il companatico, prendere il pane insieme, riconoscendosi figli di una stessa umanità e riconoscendo nell'altro un compagno, anche se quest'altro è all'interno di un carcere".

 

Il pane è un alimento presente ogni giorno sulle tavole, che ben si addice a un contesto carcerario che ha come scopo ultimo quello della rieducazione. Il lavoro in carcere, infatti, abbassa la recidiva e offre una professione da spendere una volta scontata la pena. Sfornare pagnotte bio è dunque un modo educativo per ridare dignità e la presenza di questo progetto a Expo rappresenta un'occasione importante per dare visibilità e valore all'economia carceraria.

 
Modena: i detenuti curano il verde pubblico, un progetto del "Gruppo Carcere-Città" PDF Stampa
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modenaonline.info, 14 maggio 2015

 

Si occupano della manutenzione del verde nelle rotonde davanti a San Cataldo e a Sant'Anna. È cominciata, con lo sfalcio dell'erba, nella mattinata di lunedì 11 maggio e proseguirà anche nei prossimi mesi l'attività di manutenzione del verde che vede al lavoro un gruppo di detenuti del carcere di Sant'Anna in tre rotonde nella zona del carcere e di San Cataldo.

Il progetto è curato dal "Gruppo Carcere-Città", con il coordinamento dei volontari del verde dell'associazione Sant'Anna che hanno messo a disposizione sia gli strumenti necessari che la loro esperienza, e si è sviluppato attraverso un accordo di collaborazione per sponsorizzazione di verde pubblico concluso con il Comune di Modena.

Obiettivo principale dell'iniziativa, come sottolinea l'assessore comunale all'Ambiente Giulio Guerzoni, è "collaborare con il gruppo Carcere - città per offrire un'opportunità in più di sostegno, operativo e formativo, per il reinserimento nella società delle persone detenute in carcere. Un grazie particolare va al gruppo dei volontari dell'associazione Sant'Anna per il loro sostegno determinante". I detenuti, a coppie o in piccoli gruppi, intervengono sulle rotatorie tra le vie Neviani, Razzaboni e Sant'Anna; tra via Neviani e strada San Cataldo; tra strada San Cataldo e via Breda, per ripulire, falciare l'erba e, entro l'estate, piantumare nuove essenze. Una volta terminato il lavoro, installeranno anche i cartelli informativi che dichiarano l'adozione da parte del Gruppo Carcere - città delle tre rotatorie.

 
Pavia: "Torre Gallo in rete", un progetto per educare i detenuti alla legalità PDF Stampa
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di Lara Morano

 

Il Giorno, 14 maggio 2015

 

"Torre Gallo in rete", è il nome del progetto che riunisce educatori e professionisti attorno ai detenuti per educare alla legalità, in un'ottica di reinserimento che passa attraverso un percorso educativo nel quale sono state coinvolte alcune associazioni del Centro servizi volontariato di Pavia. Il Protocollo d'intesa tra il Comune di Pavia e la casa circondariale è stato siglato ieri mattina a Palazzo Mezzabarba, e riconferma una collaborazione già esistente da diversi anni, la cui vocazione è il valore riparatorio. "Il carcere non deve essere visto come un parcheggio - ha dichiarato l'assessore alle Politiche sociali Alice Moggi - ma come un punto di partenza di un percorso educativo che guarda all'immediato dopo carcere".

L'obiettivo è spostare idealmente la struttura da una posizione decentrata e farla avvicinare sempre più alla città "per favorire l'integrazione e scongiurare il rischio della recidiva", ha affermato il sindaco Massimo Depaoli. I percorsi integrativi prevedono anche incontri con le famiglie, e per lo scopo potrebbero essere messi a disposizione degli spazi comunali, e un contatto sempre più diretto tra detenuto e società civile in vista di un futuro reinserimento nel mondo del lavoro. All'incontro erano presenti la direttrice della casa circondariale Iolanda Vitale, la responsabile dell'area trattamentale Daniela Bagarotti e Gianni Mittino, responsabile Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna).

 
Taranto: Sappe; un detenuto con problemi psichiatrici ferisce operatore sociale e agenti PDF Stampa
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Gazzetta del Mezzogiorno, 14 maggio 2015

 

Un detenuto italiano 40enne con problemi psichiatrici, recluso nel carcere di Taranto, ha ferito al volto con un pezzo di vetro un operatore sociale e si è scagliato contro sette agenti di Polizia penitenziaria intervenuti per bloccarlo, tutti rimasti contusi.

Lo rende noto Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), secondo il quale l'aggressione, avvenuta nella tarda mattinata di oggi, "avrebbe potuto avere un bilancio assai drammatico". Il detenuto, che ha precedenti per reati contro il patrimonio, era a colloquio con un operatore sociale quando, secondo Pilagatti, all'improvviso gli ha provocato un taglio al volto con un pezzo di vetro. Immediatamente è intervenuto un agente che ha "gettato per terra il detenuto e contemporaneamente ha lanciato l'allarme". Sono quindi accorsi altri poliziotti penitenziari che hanno immobilizzato l'esagitato.

"Purtroppo - osserva Pilagatti - alla fine si contano sette agenti, oltre ai civili, che sono dovuti ricorrere alle cure del Pronto soccorso dell'ospedale di Taranto per lesioni e contusioni varie dovute ai calci, ai graffi e al vetro che il detenuto teneva in mano. Così non si può andare avanti, questo fatto era stato ampiamente denunciato dal Sappe poiché ormai le carceri, con la chiusura degli ospedali psichiatrici, sono diventati dei veri e propri manicomi".

 
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