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Lamezia Terme: i club Rotary finanziano progetto "Oltre le mura" nell'Istituto Penale Minorile PDF Stampa
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www.lametino.it, 27 marzo 2015

 

"Oltre le mura" è il progetto finanziato dai Rotary Club Lamezia Terme e Catanzaro Tre Colli, e dalla Sovvenzione della Rotary Foundation del Distretto 2100, per creare un momento d'interazione fra la realtà carceraria minorile e la società civile e, in particolar modo, il mondo della scuola.

"L'iniziativa - è scritto in una nota - ha promosso attività tese a migliorare le primarie esigenze del disagio minorile inframurario, ed il taglio che si è voluto conferire al progetto è stato, prima di tutto, di carattere pratico. Per questo, infatti, sono stati attivati, all'interno dell'Istituto Penale Minorile di Catanzaro, corsi professionali di pizzaiolo, che hanno consentito ai giovani detenuti di imparare un mestiere. La formazione professionale, infatti, oltre ad alleviare il peso della carcerazione, costituisce uno stimolo di vitale importanza per i ragazzi che, finito di scontare il proprio debito con la giustizia, avranno la necessità di ricollocarsi positivamente nel consesso civile. Una qualificazione professionale potrà, di certo, agevolare il loro percorso di reinserimento sociale".

A presenziare alla cerimonia di consegna degli attestati di qualifica di pizzaiolo ai giovani detenuti, che si è svolta dopo la degustazione delle pizze preparate dai ragazzi, sono stati oltre al direttore dell'Ipm, Francesco Pellegrino, il past governor Francesco Socievole (presidente della Commissione Rotary Foundation del Distretto 2100 - che ha sovvenzionato il progetto), il presidente del Rotary Club Catanzaro Tre Colli, Felice Foresta, il presidente del Rotary Club Lamezia Terme, Raffaella Gigliotti (accompagnata dal vice-presidente - Massimo Sdanganelli, e dal segretario - Claudio Sdanganelli) ed il presidente della Scuola Pizza di Cosenza, Michele Intrieri.

Il Pdg Francesco Socievole ha spiegato "l'impegno del Rotary profuso per il mondo adolescenziale e giovanile; impegno, che con questo progetto si è voluto in particolare dedicare ai giovani reclusi, al fine di far sentire loro più vicina e più vera la prospettiva di una serena vita di lavoro, senza il contraccolpo dell'emarginazione e dell'isolamento post carcerario". "Siamo entusiasti degli esiti di questo progetto; un progetto straordinario - ha detto il presidente del Club di Lamezia Terme, Raffaella Gigliotti - perché è rivolto ai giovani, al nostro futuro - a voi, che siete una generazione di giovani che ha tanto bisogno di aiuto, che ha il bisogno di credere che esiste una società accogliente "oltre queste mura", quando sarà per voi il momento della libertà; ma è un progetto straordinario anche perché è rivolto ai giovani studenti delle nostre città (alcuni sono già stati qui, altri ancora ne verranno il mese prossimo), perché vogliamo che queste mura non siano mai da considerare un frammento insormontabile di pregiudizio - tra voi e loro, tra voi e tutti i giovani ai quali arriverà questo messaggio da parte nostra. E ha proseguito, rivolgendosi ai giovani detenuti, "Noi siamo orgogliosi di voi e siamo certi che un giorno - fuori da qui - saprete fare tesoro di questa professionalità acquisita, testimoni e protagonisti di una azione solidale, che è partita dal cuore dei Rotary Club".

"Considerando che la reclusione minorile dovrebbe essere l'ultima spiaggia cui approdare - quando è franata ogni altra strada di prevenzione, è da prendere atto - ha affermato il presidente del Rotary Club Catanzaro Tre Colli, Felice Foresta - che la tragica frattura che si crea tra giovani reclusi e mondo esterno può essere recuperata e sanata solo comprendendo l'importanza del recupero a tutela della dignità umana e dell'interesse collettivo, affinché successive ricadute nella disperazione siano fortemente contrastate. Con questo progetto abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati, contribuendo alla formazione professionale ed al recupero sociale dei giovani ospiti dell'Ipm". I Rotary Club Lamezia Terme e Catanzaro Tre Colli, oltre a finanziare i corsi di pizzaiolo rivolti ai giovani detenuti, hanno organizzato visite presso l'Istituto Penale Minorile di giovani studenti di alcune Scuole Superiori delle rispettive città. In particolare, hanno aderito al Progetto il Liceo Classico Galluppi di Catanzaro e l'Istituto Tecnico Commerciale V. De Fazio di Lamezia Terme - unitamente ai giovani soci dei Club Interact Catanzaro e Lamezia Terme-Reventino.

Nel corso delle visite lo staff dell'IPm, diretto egregiamente dal dottor Francesco Pellegrino, ha illustrato l'organizzazione ed il funzionamento dell'Istituto, le iniziative poste in essere di continuo, a sostegno dell'educazione e della dignità dei giovani ospiti, cercando di comunicare la mission che ispira la loro azione: non solo di custodia, ma fortemente educativa e costruttiva rispetto alla proiezione dei ragazzi nella società civile. Tali aspetti sono stati rimarcati anche dai docenti accompagnatori, che hanno indirizzato gli studenti a considerare il disagio attraversato dai loro coetanei meno fortunati, portando proprio per questo rispetto e comprensione. I gruppi hanno anche incontrato alcuni giovani ospiti dell'Istituto restando senza dubbio colpiti dai contenuti del dialogo instaurato; contenuti che hanno dato prova della buona qualità della vita condotta all'interno di questa struttura d'eccellenza, ma, soprattutto, del grande e valido patrimonio umano presente al suo interno.

 
Cagliari: il 31 marzo incontro-dibattito sul tema "41bis e territorialità della pena" PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 27 marzo 2015

 

La territorialità della pena e il regime di massima sicurezza nelle carceri sono due aspetti delle norme penitenziarie che offrono spunti di riflessione e confronto. Il primo, sancito dall'articolo 42 della legge sull'ordinamento penitenziario e dall'art. 62 del regolamento di esecuzione, ripropone la questione della funzione rieducativa della pena e del reinserimento sociale della persona privata della libertà. Il secondo "41bis" mette invece l'accento sull'esigenza del massimo rigore nei confronti di detenuti considerati pericolosi come i terroristi e gli appartenenti a clan e/o a organizzazioni criminali.

La territorialità della pena resta in moltissimi casi solo un principio a cui non conseguono atti concreti, mentre l'annunciata apertura nelle Case Circondariali di Cagliari-Uta e Sassari-Bancali di un apposito padiglione destinato ai detenuti in regime di 41bis sta suscitando preoccupazioni per le conseguenze derivanti da possibili infiltrazioni mafiose della criminalità organizzata.

In considerazione dell'attualità delle problematiche, l'associazione culturale Onlus "Socialismo Diritti Riforme" e la sezione cagliaritana dell'Associazione Nazionale Forense organizzano un incontro-dibattito su "41bis e Territorialità della Pena".

L'iniziativa è in programma nella Sala Biblioteca dell'Ordine degli Avvocati, al quarto piano dell'ala nuova del Palazzo di Giustizia, in piazza Repubblica, martedì 31 marzo ore 16.30. Coordinerà il dibattito l'avv. Francesco Mulas, segretario dirigente della sezione cagliaritana dell'Associazione Nazionale Forense. Ad introdurre il tema dell'incontro sarà Maria Grazia Caligaris, responsabile dell'associazione Sdr. Tra gli interventi programmati quelli Rita Dedola, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari, Anna Maria Busia, consigliera regionale CD, Pierluigi Farci, direttore della Casa Circondariale di Oristano-Massama, Giampiero Farru, referente regionale dell'associazione "Libera". L'evento è in corso di accreditamento per il riconoscimento dei crediti formativi. Cagliari - martedì 31 marzo - Sala Biblioteca Ordine Avvocati - 4 piano - Ala Nuova Palazzo Giustizia - Piazza della Repubblica - ore 16.30.

 
Busto Arsizio: "Voce Libera", il giornale voluto da Fabrizio Corona diventa cartaceo PDF Stampa
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www.varesenews.it, 27 marzo 2015

 

È uscito il primo numero di Voce Libera, il progetto voluto dal noto paparazzo durante il suo periodo di detenzione nel carcere di via per Cassano.

È stato presentato nei giorni scorsi il nuovo giornale realizzato dai detenuti del carcere di Busto Arsizio. Il 24 marzo è uscito il numero zero di "Voce Libera", il mensile fortemente voluto da Fabrizio Corona durante il suo breve periodo di detenzione a Busto Arsizio. A presentarlo è stato il fratello Federico insieme a Rita Gaeta, responsabile dell'area trattamentale del carcere di Busto Arsizio.

Il giornale, gestito da una redazione di detenuti e realizzato dalla cooperativa sociale 3B, intende dare voce al mondo carcerario, alle riflessioni sullo status di detenuto, ad approfondimenti sul sistema giudiziario e penitenziario, norme, regolamenti e informazioni utili raccontati in forma critica ma attinente alla verità anche attraverso inchieste e analisi di dati. Il giornale è anche fornito di un portale su internet (www.vocelibera.net) dove si possono trovare alcuni dei contenuti del giornale e le modalità per avere informazioni ulteriori.

 
Lucca: studenti dell'Istituto "Benedetto Croce" si recano in visita al carcere di San Giorgio PDF Stampa
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www.luccaindiretta.it, 27 marzo 2015

 

Alla scoperta della realtà carceraria, trovando spunti di riflessione importanti. Venti ragazzi del centro studi Benedetto Croce - Gruppo Esedra di Lucca, ieri (26 marzo) hanno fatto visita ai detenuti della Casa circondariale di via San Giorgio. L'iniziativa, fa parte del progetto Carcere - scuola, organizzato dallo stesso istituto lucchese con i dirigenti della struttura di detenzione. Accompagnati dalla direttrice del centro, Arianna Fanani, e dalle docenti Federica Brugiati e Marina Ciucci (che hanno curato la parte didattica in aula e seguito l'interazione coi detenuti), gli studenti del Benedetto Croce hanno socializzato con gli ospiti, attraverso la produzione di attività sociali gestite dai volontari del gruppo teatrale Empatheatre. Dopo questo passaggio emotivamente forte, si è passati ad un vero e proprio "faccia a faccia" tra alcuni detenuti e gli studenti.

La giornata in San Giorgio è seguita all'incontro svoltosi un mese e mezzo fa nella sede di Esedra Scuole a San Concordio, quando il direttore della struttura, Francesco Ruello, parlò del rapporto tra detenzione e rieducazione. In queste settimane di intensa preparazione all'evento di ieri, la professoressa Brugiati (insegnante di diritto) si è occupata di curare gli aspetti giuridici del sistema penale e carcerario italiano, mentre Marina Ciucci ha puntato sulle dinamiche psicosociali che si vivono all'interno della realtà penitenziaria: "Sono soddisfatta - dichiara Arianna Fanani, perché i ragazzi hanno lavorato sodo per preparare questa giornata che sicuramente non dimenticheranno, e che si inserisce nella filosofia dell'azienda, cioè che la scuola deve guardare anche fuori dalle aule e vivere la realtà quotidiana, anche quella più delicata".

 
Milano: "Bail Bond", una mostra fotografica che parla ai detenuti del carcere di Opera PDF Stampa
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di Silvia Parmeggiani

 

Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2015

 

Ci sono oltre una ventina di scatti di medie dimensioni, tutte a colori. Una dopo l'altra, pannello dopo pannello, raccontano la storia di Warren, rapinatore seriale, di altre decine e decine di persone che hanno commesso reati, oltre alle storie di Bobby e del fratello George: di uno che presta ai soldi agli imputati per non finire dentro e l'altro che, se questi non rispettano le regole, li cerca in capo al mondo per riportarli in carcere. È una storia particolare quella di Bail Bond, di un mondo underground della legislazione americana raccontato dalla fotografa freelance Clara Vannucci nel suo progetto per Fabrica e in mostra fino al 2 aprile al carcere di Opera a Milano.

È qui, tra le celle, che Clara ha deciso di ospitare la sua mostra, nel posto dove ha già insegnato qualche lezione di giornalismo e dove presto seguirà un nuovo corso di fotografia assieme ai detenuti di Opera. Una mostra che, per ragioni di estrema sicurezza, non rimarrà aperta a tutto il pubblico (lo è stata solo il 19 marzo in una serata particolare) ma che sarà riservata - proprio per proseguire le attività che avvicinano il carcere al mondo esterno- ai giovani studenti delle scuole e anche a tutte le famiglie di chi è detenuto a Opera che potrà passare una giornata diversa coi propri famigliari.

"Un'iniziativa che permette di ridare o mantenere la dignità delle persone" ha detto l'ispettore Maria Visentini, presentando l'iniziativa. Una mostra che parla di pene e detenuti americani all'interno del più grande carcere italiano e che, come spiega Clara Vannucci, "non poteva trovare sede migliore se non all'interno del carcere". Un carcere dove stanno nascendo sempre più progetti da parte di detenuti che vogliono cercare di cambiare le loro vite, come il corso di giornalismo che sta portando molto lavoro esterno ai detenuti che si stanno impegnando a formare una start up che faciliti l'accesso al mondo del lavoro, che dia competenze, formazione e che sia qualcosa in cui credere e a cui aggrapparsi. Ed è qui che si inserisce Clara che, dopo la mostra, con Fabrica entrerà nelle aule del carcere per insegnare fotografia ai detenuti e dove, forse, potranno nascere anche nuove collaborazioni con il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Notizia che dà Enrico Bossan, responsabile dell'area Editorial di Fabrica, nell'ottica di proseguire questo percorso di riabilitazione e avvicinamento col mondo esterno dei detenuti. È stato lo stesso Bossan a scoprire Clara Vannucci, a darle delle dritte su come proseguire con il suo progetto fino a pubblicare Bail Bond per Fabrica. Un progetto nato per caso nel 2011 in un bar dove Clara incontrò Bobby, un bounty hunter. Un cacciatore di taglie, uno che segue gente in debito col suo capo e aspetta giorno e notte il momento migliore per recuperare i crediti dai defendant, cioè tutti coloro che, in America, si fanno prestare soldi dai Bail Bondsmen per riuscire a pagarsi la cauzione e non finire in carcere.

Tra defendant e bail bondsmen si crea un rapporto fatto di regole da rispettare e se l'imputato non le rispetta, il garante può assumere un cacciatore di taglie, il bounty hunter, per ritrovare il fuggitivo affinché si presenti in aula. Una storia complicata di una zona giuridica ancora inesplorata che Clara racconta in Bail Bond. "Un progetto che più volte avrei accantonato - dice - ma che alla fine sono riuscita a portare a termine. Sono stata scaraventata in un mondo troppo distante dal mio, non avevo freddezza nello scatto e non sapevo mai cosa sarebbe successo". Per diversi mesi Clara ha infatti lavorato al fianco di un bondsman e ha condiviso con lui i tempi lunghi e incerti degli appostamenti, le uscite notturne a caccia di fuggitivi, la tensione nell'indossare un giubbotto antiproiettile, le scariche di adrenalina durante le irruzioni nelle case dei presunti evasi, le notti insonni nonostante la stanchezza.

Storie difficili come quella di Warren, che ha colpito Clara tra tutte. "Lui ha messo a segno 13 colpi, al tredicesimo è stato arrestato a seguito di un incidente. Quando si è svegliato dal coma si è trovato ammanettato al letto. È stato arrestato, si è fatto 11 anni in carcere e poi è uscito, poi arrestato di nuovo per detenzione arma da fuoco. Oggi Warren è libero, è stato dichiarato innocente per il suo secondo reato. È la testimonianza che, anche dopo un grosso errore, si può cambiare".

 
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