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Egitto: attesa sentenza su ex presidente Mohamed Morsi, rischia condanna a morte PDF Stampa
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Askanews, 21 aprile 2015

 

Dopo oltre venti mesi dalla sua destituzione, l'ex presidente islamista dell'Egitto Mohamed Morsi potrebbe essere condannato oggi alla pena di morte, in primo grado, per "istigazione all'omicidio" di manifestanti nel suo Paese nel dicembre del 2012. La sentenza a carico dell'ex capo dello Stato egiziano è infatti attesa in queste ore e, denunciando una giustizia "strumentalizzata" dalle autorità locali, il Movimento dei Fratelli Musulmani ha chiesto a tutti i suoi sostenitori di manifestare senza interruzione a partire da questa mattina. Ieri intanto un tribunale egiziano ha confermato le condanne a morte di ventidue sostenitori dell'ex presidente islamista Mohamed Morsi, giudicati colpevoli dell'attacco di un commissariato nel luglio 2013 durante il quale fu ucciso un poliziotto.

 
"Congelati" i trasferimenti dall'Alta Sicurezza di Padova PDF Stampa
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Il Mattino di Padova, 20 aprile 2015

 

È sempre una dimostrazione di intelligenza e di sensibilità rivedere una decisione presa, se ti convinci che quella decisione era sbagliata, o magari frettolosa. La scorsa settimana abbiamo parlato della chiusura delle sezioni di Alta Sicurezza a Padova, erano già pronti i trasferimenti, poi su sollecitazione di molte realtà del volontariato, cooperative, operatori, scuola e Università, e del nostro giornale, Ristretti Orizzonti, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha fermato i trasferimenti e sta riprendendo in considerazione la situazione di ogni persona detenuta. La speranza ora è che tante di quelle persone, che a Padova hanno trovato una carcerazione un po' più sensata, delle attività, lo stimolo a cambiare, a uscire davvero da logiche criminali, siano "declassificate", cioè non considerate più quello che erano venti o trent'anni fa, ma ammesse a un percorso più civile nelle sezioni comuni. E non trasferite sempre come pacchi umani senza dignità.

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Giustizia: naufragio a sud della Sicilia, morti tra i 700 e i 900 migranti PDF Stampa
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La Repubblica, 20 aprile 2015

 

Secondo un sopravvissuto ricoverato in ospedale sul peschereccio affondato c'erano 950 persone, di cui 50 bambini. Stamattina la nave Gregoretti ha sbarcato i cadaveri recuperati in mare a La Valletta. I 28 migranti tratti in salvo diretti verso Catania. Colpo al traffico di esseri umani, 24 arresti: la base era al Cara di Mineo. Proseguono senza sosta le ricerche nel Mediterraneo delle vittime e di eventuali sopravvissuti dell'ultimo terribile naufragio che avrebbe provocato tra 700 e 900 morti nella notte tra sabato e domenica nelle acque libiche. Ventotto le persone salvate. Intorno alle 8 l'arrivo di Nave "Gregoretti" della guardia costiera a Malta per sbarcare le 24 salme, mentre arriveranno a Catania nelle prossime ore i superstiti del barcone affondato al largo della Libia. "Oggi capiremo di più su quanti erano, se effettivamente c'erano tanti bambini a bordo", ha detto la portavoce dell'Unhcr Carlotta Sami ai microfoni di Sky Tg24. Nell'area del naufragio stanno operando 17 mezzi di soccorso nel tentativo di trovare ancora qualche superstite, ma le speranze dei soccorritori sono ormai minime.

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Giustizia: il Mediterraneo fossa comune, quei morti pesano sulle nostre coscienze PDF Stampa
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di Roberto Saviano

 

La Repubblica, 20 aprile 2015

 

Uomini, donne e bambini inghiottiti dall'acqua e ancora più in fretta dall'indifferenza Il dolore per gli affogati bollato come buonismo mentre i rimedi sono solo blocchi e respingimenti. Il mediterraneo trasformato in una fossa comune. Oltre novecento morti. Morti senza storia, morti di nessuno. Scomparsi nel nostro mare e presto cancellati dalle nostre coscienze. È successo ieri, un barcone che si rovescia, i migranti - cioè persone, uomini, donne, bambini - che vengono inghiottiti e diventano fantasmi. Ma sappiamo già che succederà anche domani. E tra una settimana. E tra un mese. Spostando la nostra emozione fino all'indifferenza. Ripeti una notizia tutti i giorni, con le stesse parole, gli stessi toni, anche accorati e dolenti, e avrai ottenuto lo scopo di non farla ascoltare più. Quella storia non avrà attenzione, sembrerà sempre la stessa. Sarà sempre la stessa. "Morti sui barconi". Qualcosa che conta per gli addetti ai lavori, storia per le associazioni, disperazione invisibile.

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Giustizia: case famiglia protette per detenute-madri, il ritardo italiano PDF Stampa
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di Marta Caldara

 

www.lettera43.it, 20 aprile 2015

 

Le strutture devono ospitare i bambini con le madri detenute. Istituite nel 2011, non hanno ancora visto la luce. Questione di costi: servono 400 mila euro l'anno. Si tratta di una misura alternativa al carcere, istituita con la legge n.62 del 2011 con lo scopo di tutelare il bambino e preservare il legame con la madre.

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