Venerdì 20 Settembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Santa Maria Capua Vetere: detenuto di 35 anni si strangola nel bagno della sua cella PDF Stampa
Condividi

di Biagio Salvati

 

Il Mattino, 21 aprile 2015

 

Ancora un dramma nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere dove ieri mattina, gli agenti di polizia penitenziaria hanno tentato di salvare, senza riuscirci, un giovane detenuto originario del Napoletano suicidatosi nel bagno della sua cella che condivideva con uno straniero.

Carmine Martino, 35 anni, accusato di tentato omicidio (doveva trascorrere almeno altri cinque anni nel penitenziario), stando a quanto si è appreso, si è recato di buon mattino nel piccolo bagno della cella, ha inzuppato d'acqua una maglietta intima e se l'è stretta al collo fino a strangolarsi. Un gesto autolesionistico difficile da portare a termine su sé stessi e che purtroppo non ha trovato ostacolo nell'azione messa in atto dal recluso.

Il personale di polizia penitenziaria è riuscito ad arrivare in tempo e a trasferire il giovane nel reparto sanitario del carcere per sottrarlo alla morte, purtroppo quando sono arrivati i medici del 118 (che nel frattempo erano stati già allertati), Martino era già deceduto. La salma è stata trasferita presso l'Istituto di Medicina Legale di Caserta per l'autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, così come da prassi. Carmine Martino era stato arrestato due anni fa per un

tentato omicidio commesso nel Casertano. Dopo un periodo trascorso ai domiciliari era entrato in carcere dove, peraltro, si stava reinserendo con buoni risultati: aveva conseguito un diploma di cucina ed era addetto nell'area giardinaggio. Qualcosa, però, è scattato ieri nella sua mente, aggravando così un suo disagio psichico.

La notizia della morte del giovane ha lasciato sgomenti anche gli operatori del penitenziario che seguivano le attività di reinserimento del detenuto e la stessa direttrice Carlotta Giaquinto sorpresa dal gesto del giovane detenuto. Di recente, nel penitenziario sammaritano, dove sono ospitati oltre mille detenuti (417 nel reparto cosiddetto di Alta Sicurezza), tra cui 77 donne, aveva fatto visita il presidente dell'associazione Antigone che da anni si occupa dei problemi dei detenuti nelle carceri italiane oltre a realizzare dei dossier sul pianeta carcere.

Nella struttura sammaritana negli ultimi dieci anni si sono registrati una decina di suicidi mentre sono di numero superiore gli atti di autolesionismo. Intanto, con le richieste avanzate dal sindacato del Sappe, è stato assicurato al penitenziario di Santa Maria Capua Vetere un rinforzo di personale di polizia penitenziaria, la risoluzione di alcune criticità interne e la liquidazione di missioni e straordinari. La situazione del personale era stata richiamata nei mesi scorsi a seguito dell'aggressione ad un agente da parte di un detenuto violento avvenuta nel settembre dello scorso anno ed un'altra a distanza di tre mesi.

Dei problemi dei detenuti si occupa anche una speciale commissione per la tutela dei diritti dei detenuti attivata qualche anno fa in seno alla Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere. L'organismo, presieduto dall'avvocato Nicola Garofalo, interagisce con la direzione carceraria e segnala eventuali criticità lamentate all'interno della struttura.

 
Frosinone: due detenuti tentato il suicidio, sono entrambi in coma all'ospedale PDF Stampa
Condividi

www.ciociarianotizie.it, 21 aprile 2015

 

Da venti giorni C.B. quarantadue anni, detenuto nel carcere di Frosinone per reati sessuali, sta lottando tra la vita e la morte dopo che ha tentato di impiccarsi in cella con un lenzuolo. "L'uomo - ha riferito a Tg24 il direttore del penitenziario di Frosinone dr. Francesco Cocco- a differenza degli altri che in genere mettono in atto il proposito suicida a scopo dimostrativo, voleva veramente farla finita. Quella detenzione stava diventando ancora più dura da quando una maculopatia lo stava rendendo cieco.

A questo c'è da aggiungere che la famiglia, proprio a causa del reato per il quale era finito in carcere lo aveva abbandonato. Da qui la depressione che lo ha portato all'insano gesto". Dicevamo che l'uomo sta lottando ancora tra la vita e la morte. Quella morte a cui fortunatamente lo ha sottratto quel giorno un suo compagno di cella che ha subito chiesto aiuto.

 

Prova a togliersi la vita poco prima dell'assoluzione

 

Aveva rinunciato a comparire all'udienza dibattimentale fissata per i primi giorni di aprile e così, lo scorso 25 marzo, ha tentato di togliersi la vita in carcere, impiccandosi con le lenzuola legate alla grata della finestra. A distanza di anni dalla maxi operazione "Dolmen", l'ex latitante Pietro Bassi torna, in un modo o nell'altro, a far scalpore.

Il 57enne tranese, noto come "Bobby Solo", è tra i pochi reduci dell'organizzazione mafiosa capeggiata da Salvatore Anacondia, storico boss della mafia del Nord barese, di cui Bassi era uno dei più fedeli collaboratori. Accusato di duplice omicidio e associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, era stato condannato a 30 anni di carcere, pena confermata sia in Appello che in Cassazione, ma a dicembre del 2008 era svanito nel nulla. Rintracciato dai Carabinieri, in collaborazione con la Quick Unit Response del Police Department di Amsterdam, era stato arrestato in Olanda mentre passeggiava con due tranesi. Dopo un lungo periodo di detenzione nella Casa Circondariale di Bellizzi Irpino, era stato da poco trasferito nel Carcere di Frosinone.

Probabilmente a causa del nuovo ed imminente processo penale, Pietro Bassi era caduto in uno stato di profonda depressione e, approfittando dell'ora d'aria degli altri detenuti, ha tentato il suicidio. "Bobby Solo" ha penzolato per circa una quarantina di secondi, fino a quando gli insoliti rumori hanno scatenato l'immediato intervento degli agenti di Polizia penitenziaria. È stato trasportato in gravissime condizioni nell'ospedale di Frosinone, dove tutt'ora si trova in stato di coma. Per uno strano scherzo del destino, di lì a poco, l'avvocato del detenuto, Rolando Iorio, avrebbe comunicato al Bassi l'esito del processo, celebratosi dinanzi al Tribunale di Trani. "Bobby Solo" è stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, ma questo lui ancora non lo sa.

 
Cagliari: detenuto 70enne muore in carcere. Diabetico, era ricoverato nel Centro Clinico PDF Stampa
Condividi

La Nuova Sardegna, 21 aprile 2015

 

"Sgomento nel carcere di Cagliari-Uta per la morte di un detenuto. L'uomo, G.P.C., originario di Arbus, si è sentito male nel primo pomeriggio di ieri. Nonostante l'immediato intervento degli Agenti della Polizia Penitenziaria, degli Infermieri e dei Medici è deceduto per un arresto cardio-circolatorio". Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", facendo osservare che "l'evento luttuoso, il primo nella nuova Casa Circondariale di Cagliari, ha provocato un profondo cordoglio". "L'uomo, che aveva subito diverse carcerazioni, era considerato un detenuto tranquillo. Avrebbe compiuto 70 anni proprio oggi essendo nato il 20 aprile 1946. Diabetico, era ricoverato nel Centro Clinico".

"Una domenica infausta - sottolinea Caligaris - che impone una riflessione. In questo caso si è trattato di un evento acuto imprevedibile ma è chiaro che occorre un'attenzione particolare verso una realtà, a venti chilometri dal capoluogo di regione, dove sono attualmente ristrette oltre 500 persone".

 
Firenze: i penalisti; la Casa Circondariale "Mario Gozzini" non diventi una Rems PDF Stampa
Condividi

Ansa, 21 aprile 2015

 

"L'Unione delle Camere penali italiane (Ucpi) e anche la Camera penale fiorentina auspicano che la Casa Circondariale "Mario Gozzini" di Firenze non venga trasformata in Rems" perché "non sussistono le condizioni necessarie per l'accoglimento e la cura dei pazienti dell'Opg (di Montelupo Fiorentino, ndr) e soprattutto verrebbe cancellata una struttura di custodia (ma soprattutto di recupero sociale del detenuto) perfettamente funzionante e confacente al dettato costituzionale in tema di recupero del condannato".

Così, il referente dell'Osservatorio Carceri della Camera Penale di Firenze, avvocato Luca Maggiora, dopo una visita all'istituto Mario Gozzini di Firenze, effettuata unitamente ai colleghi Rosa Todisco e Michele Luzzetti, anch'essi componenti dell'Osservatorio fiorentino, e ai colleghi Riccardo Polidoro, Davide Mosso e Gabriele Terranova rispettivamente responsabile dell'Osservatorio Carcere e membri dell'Osservatorio Carcere dell'Ucpi.

"Abbiamo visitato la struttura in oggetto - riferisce l'avvocato Maggiora. La visita è stata organizzata a seguito della ipotesi di trasferimento degli internati dell'Opg di Montelupo a seguito della dismissione dello stesso. La casa circondariale Mario Gozzini è struttura detentiva a custodia attenuata dove bene viene attuato il principio rieducativo della pena. Molti sono i laboratori in cui i detenuti esprimono le proprie capacità creative e non tese al recupero sociale post delictum". Inoltre, prosegue, "abbiamo riscontrato un oggettivo buon funzionamento della struttura ed un clima disteso e collaborativo non solo dei detenuti ma anche degli operatori, tutti, che ivi prestano la propria attività lavorativa".

 
Roma: sette detenuti di Rebibbia al lavoro per digitalizzare 900 mila atti del Csm PDF Stampa
Condividi

di Marzia Paolucci

 

Italia Oggi, 21 aprile 2015

 

Dal prossimo maggio fino a ottobre sette detenuti della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso saranno impegnati per sei mesi nella digitalizzazione di circa 900 mila pagine di atti del Consiglio superiore della magistratura. Una parte di quelle migliaia di fascicoli che vanno dal 1970 al 2002, oggi stipati nel deposito atti di viale Trastevere di proprietà dell'Agenzia del demanio (che ne chiede la restituzione).

Dal prossimo maggio fino a ottobre sette detenuti della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso saranno impegnati per sei mesi nella digitalizzazione di circa 900 mila pagine di atti del Consiglio superiore della magistratura. Una parte di quelle centinaia e migliaia di fascicoli oggi stipati nei locali dell'ufficio adibito a deposito atti di viale Trastevere di proprietà dell'Agenzia del demanio (che ne chiede la restituzione).

Atti che peraltro si sarebbe dovuto distruggere in base alla delibera della precedente consiliatura e che invece saranno in parte digitalizzati da cinque detenuti e trasportati dall'ufficio al laboratorio informatico del carcere romano, da altri due. In particolare, si tratta di 595 fascicoli dell'Ufficio studi dal 1970 al 2002, 90 faldoni della Sezione disciplinare dal 1980 al 1990, 253 faldoni della Commissione antimafia dal 1985 al 2001 e di 2662 fascicoli personali dei magistrati, già fuori servizio nel periodo 1985-2001.

Un progetto seguito dalla Commissione di sorveglianza sugli archivi ricostituitasi a febbraio scorso e composta dal vicepresidente Csm, vicesegretario generale, un funzionario dell'Archivio di stato e uno del Ministero dell'interno. L' obiettivo è quello di ridurre il materiale cartaceo del Consiglio e creare opportunità lavorative per i detenuti nel laboratorio informatico dell'istituto romano come già avvenuto per un analogo progetto relativo alla digitalizzazione dei documenti del tribunale di sorveglianza di Roma.

L'importo complessivo del progetto, pari a 43.130 euro, è quasi interamente a carico del Csm e servirà a finanziare la formazione, il pagamento degli stipendi dei detenuti e l'acquisto di cinque scanner in sostituzione dei vecchi già in dotazione a Rebibbia. Per parte sua, il ministero della giustizia, attraverso la Cassa delle ammende sostiene la spesa di 780 euro per l'acquisto di carburante e materiale di cancelleria.

Un'intesa inter-istituzionale tra il Consiglio superiore della magistratura e il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria la cui fase di realizzazione è affi data alla Direzione della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso su cui per ora vige il più assoluto riserbo visto che né il Csm né il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria hanno fornito maggiori ragguagli in merito.

L'unica fonte di riferimento è la delibera che appare sul sito del Consiglio all'indirizzo www.csm.it, dal titolo "Progetto di de materializzazione dei documenti del Consiglio superiore della magistratura situati presso l'immobile di proprietà dello stato sito in Roma, viale Trastevere". Ed è lo stesso testo della delibera che cita la creazione all'interno del carcere di Rebibbia di "una struttura organizzata per l'informatizzazione dei dati cartacei attraverso la scannerizzazione dei documenti".

"Questa attività", è scritto nel documento, "oltre che portare a una significativa professionalizzazione del settore, successivamente spendibile all'esterno, ha permesso di dare lavoro negli anni a molti detenuti creando nella struttura un'attività consolidata che, in via permanente, può garantire quei servizi ad altre amministrazioni pubbliche e private".

Ed ecco come funzionerà il servizio a cui si vuole evidentemente dare un profilo tecnico di lungo respiro: due detenuti ammessi al lavoro esterno trasporteranno i faldoni dall'archivio di viale Trastevere a Rebibbia per poi restituire i documenti in digitale al Csm. Digitalizzazione che avverrà su supervisione del Consiglio Superiore da parte dei restanti cinque detenuti formati sui programmi software di scansione e indicizzazione dello stesso Consiglio mentre il controllo di garanzia sulla riservatezza dati sarà congiunto, con la partecipazione sia del personale Dap - Dipartimento amministrazione penitenziaria sia del Csm.

 
<< Inizio < Prec. 8571 8572 8573 8574 8575 8576 8577 8578 8579 8580 Succ. > Fine >>

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it