Martedì 18 Giugno 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Forlì: "Incontri in Biblioteca", appuntamento in carcere con lo scrittore Luca Pagliari PDF Stampa
Condividi

www.ravennatoday.it, 29 gennaio 2015

 

Sabato Luca Pagliari, giornalista, scrittore, regista di numerosi documentari e cortometraggi, ha raccontato di persone a persone, convinto che il pregiudizio e la rassegnazione siano i vincoli e le gabbie peggiori da frantumare. Le parole sono importanti e quelle giuste varcano le sbarre e arrivano ai detenuti di Forlì grazie all'iniziativa "Incontri in Biblioteca". Linea Rosa e Lions Club Forlì Cesena-Terre di Romagna proseguono con forza il percorso di aperto confronto, con le detenute e i detenuti del carcere cittadino. Sabato Luca Pagliari, giornalista, scrittore, regista di numerosi documentari e cortometraggi, ha raccontato di persone a persone, convinto che il pregiudizio e la rassegnazione siano i vincoli e le gabbie peggiori da frantumare.

 
Parma: "Pena di morte. Morte per pena", ieri un convegno al Palazzo del Governatore PDF Stampa
Condividi

www.parmatoday.it, 29 gennaio 2015

 

Pena di morte, ergastolo, tortura: il Comune di Parma conferma il proprio impegno a favore dei diritti civili e a sostengo della dignità della persona. Si è parlato di diritti con la "D" maiuscola in occasione del convengo che si è svolto nel tardo pomeriggio di oggi all'auditorium del palazzo del Governatore, promosso dall'associazione LiberaMente Radicale, dall'Ong - Nessuno Tocchi Caino, con il patrocinio del Comune di Parma, dal titolo: "Pena di morte. Morte per pena. Riflessioni e proposte su pena di morte, fine pena mai e altre forme di tortura democratica".

Un momento di riflessione e di approfondimento legato in particolar modo al tema dell'abolizione della pena di morte e dell'ergastolo che ha visto il contributo di diversi relatori a partire da Marco Pannella, Presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Prntt), che ha sottolineato come "affrontare il problema dei detenuti sia oggi più che mai importante, così come soffermarsi sul tema della giustizia e della eccessiva durata dei processi".

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha ricordato come il Comune di Parma abbia già deliberato in merito a diversi temi che sono oggi all'ordine del giorno in materia di diritti civili come le unioni civili, il testamento biologico, la bi genitorialità ed in tema di Garante dei detenuti. "Il Partito Radicale - ha ricordato il primo cittadino - ha tracciato un solco proprio in tema di diritti che non deve mai venire meno". Il convegno è stato moderato dal giornalista Salvo Taranto ed ha visto il contributo di Marco Maria Freddi, segretario locale dell'Associazione LiberaMente Radicale, che ha parlato della necessità di affermare "lo Stato di diritto e di battersi per le libertà civili e diritti individuali".

Matteo Angioli, membro del Consiglio Generale del partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (Prntt), ha ricordato la figura di papa Francesco che non appena assurto al soglio pontificio ha eliminato l'ergastolo dal codice vaticano ed ha introdotto il reato di tortura. Rita Bernardini Segretaria di Radicali Italiani, ha fatto riferimento al caso di Enzo Tortora ed alla giustizia spettacolo, al 41 Bis ed alle sue implicazioni sui detenuti.

Ha ricordato come la Corte dei Diritti dell'Uomo Europea abbia avviato una procedura di infrazione in merito ai trattamenti inumani a cui sono sottoposto i detenuti in Italia. L'assessore al welfare del Comune di Parma, Laura Rossi, si è soffermata sulla situazione del carcere cittadino, sull'impegno, anche economico del Comune per la realizzazione di diversi progetti importanti ed ha fatto riferimento alla relazione del Garante con riguardo all'assistenza sanitaria in carcere, i permessi ed i trasferimenti. La giornata ha visto i preziosi contributi di Don Umberto Cocconi Presidente dell'Associazione San Cristoforo e Responsabile Pastorale Universitaria della Diocesi di Parma, Sergio D'Elia Segretario Nessuno Tocchi Caino, Paolo Moretti Presidente della Camere Penali di Parma.

 
Parma: il Garante dei detenuti; problemi anche su permessi-premio e trasferimenti PDF Stampa
Condividi

di Raffaele Castagno

 

La Repubblica, 29 gennaio 2015

 

"Trent'anni fa eravamo gli unici a fare queste battaglie, oggi sempre più Paesi abbandonano la pena capitale, aderendo alla nostra moratoria alle Nazioni unite".

Marco Pannella rivendica il successo delle campagne radicali, intervenendo al confronto sulla pena di morte, il carcere duro, l'ergastolo, il funzionamento della giustizia a Palazzo del Governatore. Presentato anche il rapporto del garante dei detenuti sul penitenziario di via Burla, con le persone in prigione che segnalano criticità su sanità, calo del permessi premio e difficoltà nell'ottenere trasferimenti.

Lo storico esponente dei Radicali è a tutto campo. Spezza una lancia a favore di Emma Bonino presidente della Repubblica, spiegando che la sua candidatura è quella che sostiene la gente comune. "Nessun giornale ci ha detto perché è stata rimossa dall'incarico di ministro degli Esteri. Parliamo di una persona che in 30 anni ha avuto solo riconoscimenti. Renzi - attacca - doveva fare il semestre europeo senza persone che lo oscurassero".

Si schiera con Pizzarotti, punzecchia Grillo: "Stai attento Beppe, oggi invece di mandare a sbattere cinque persone, il rischio è che ne mandi 500mila o cinque milioni". Le battaglie di ieri sono ancora quelle di oggi: "Possiamo rivendicare la legalizzazione dell'aborto, del divorzio. Le nostre posizioni sulle droghe, sono sempre più diffuse, l'antiproibizionismo è calante in tutto il mondo" dice.

Ma l'impegno per una giustizia giusta in Italia è tutt'altro che arrivato alla fine. Sergio D'Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino: "Stiamo dalla parte dello Stato che vorremmo fosse quello scritto nella Costituzione. Siamo i difensori non della mafia, ma dello stato diritto, che l'Italia non è più. Vogliamo riconquistare un Stato democratico, laico. Questa è il senso della nostra battaglia non solo contro la pena di morte, ma contro l'ergastolo e il carcere duro".

Temi ripresi dalla segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini che denuncia il cattivo funzionamento della giustizia in Italia, con 32mila fattispecie di reato, che vede "una mole incredibile di cause civili e procedimenti penali pendenti". Fenomeno che definisce "seriale" e che "mina ogni fiducia del cittadino nello stato di diritto". Dura la presa di posizione contro il 41bis.

Cita il caso Provenzano: "Un uomo incapace d'intendere e di volere, alimentato artificialmente, quale pericolo rappresenta? La conferma del 41bis dimostra l'inutile ferocia dello Stato. Uno Stato che se si comporta così, lo fa con tutti" dice, riferendosi alla condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo per le condizioni dei detenuti "sottoposti a tortura e situazioni degradanti". Reato quello della tortura - conclude - ancora assente dal nostro ordinamento.

Laura Rossi, assessore al Welfare del Comune tracciato un quadro del penitenziario di via Burla, sulla base del primo rapporto del garante per i detenuti - Roberto Cavalieri - figura istituita dal Comune alla fine del 2013. Sono 531, su 439 posti, le persone all'interno della casa circondariale. Le principali segnalazioni dei detenuti arrivate all'attenzione di Cavalieri hanno riguardato l'assistenza sanitaria percepita come "inadeguata", la riduzione dei permessi premi, la difficoltà a ottenere trasferimenti.

L'assessore al Welfare ha precisato che per quanto riguarda l'aspetto medico il carcere ha riposto che le urgenze vengono gestite in modo rapido. Secondo Rossi è poi necessario fare di più nell'area della mediazione: "I mediatori linguistici sono usati poco e male. Speriamo di poter parlare con il direttore, in modo da utilizzare al meglio queste importanti figure".

La delegata ha ricordato le azioni messe in campo dall'ente, previste dal protocollo sottoscritto con la struttura carceraria. Si tratta di quattro diversi settori, per un impegno di spesa da 120mila euro, un terzo dei quali a carico del Comune e due terzi dalla Regione. Dallo sportello informativo, che svolge un ruolo di tramite tra le persone in carcere e il mondo esterno, garantendo per esempio l'accesso ai documenti anagrafici o il permesso di soggiorno. Quindi l'ambito della formazione-lavoro, con 24 percorsi attivi nel 2015.

Il ruolo delle associazioni, come quella di "Per ricominciare", che mette a disposizione due strutture per le famiglie e i detenuti con permessi premio, e organizza un laboratorio per favorire l'incontro con i bambini e i minori. Infine le attività di carattere ludico-ricreativo, gestite dal Teatro Europa.

 
Guinea Equatoriale: caso Roberto Berardi, nuova interrogazione sull'italiano detenuto PDF Stampa
Condividi

di Andrea Spinelli

 

www.crimeblog.it, 29 gennaio 2015

 

Il firmatario è questa volta Mauro Ottobre del gruppo Misto. L'imprenditore pontino continua il Calvario in isolamento. Isolato nel carcere di Bata Central, l'imprenditore Roberto Berardi cerca di riprendersi faticosamente da una febbre malarica che nelle ultime settimane ha reso ancora più ardua la sua già drammatica detenzione in un paese straniero: nel frattempo in Italia la famiglia Berardi ed i suoi amici continuano l'infinita battaglia contro i mulini a vento per riportarlo a casa.

Il 15 gennaio scorso il deputato Mauro Ottobre, gruppo Misto-minoranze linguistiche, ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni nella quale, ripercorrendo la vicenda giudiziaria e penale di Roberto Berardi, chiede al ministro ed alla Farnesina quali misure stiano attuando per la salvaguardia del connazionale "ingiustamente detenuto" all'estero. Un'interrogazione imprecisa, per certi versi, ma che rientra perfettamente in quel mantra che recita imperterrito: "per fortuna che qualcuno ne parla".

Nell'interrogazione del deputato Ottobre viene riportata la pessima risposta scritta data dal viceministro Lapo Pistelli alla precedente interrogazione del senatore Luigi Manconi, nella cui risposta si descrive un'attività febbrile nel lavoro della Farnesina, un lavoro che allo stato attuale però non ci risulta (non tanto per mancanza di fonti quanto per i riscontri oggettivi che abbiamo, che ci fanno affermare con assoluta e diplomatica certezza che di certo la Farnesina potrebbe fare parecchio di più). In fondo alla risposta del viceministro Pistelli si legge: "Anche la sede centrale della Farnesina, dal canto suo, si è mossa ai fini di tutelare il connazionale e tenendo sempre informati i parenti più stretti del signor Berardi".

Come ci ha raccontato Rossella Palumbo, ex-moglie di Roberto Berardi, ma come anche ci è stato raccontato da molti altri amici e parenti stretti dell'imprenditore pontino, e come abbiamo potuto riscontrare direttamente quando abbiamo fornito noi di Crimeblog il telefono del legale equatoguineano alle autorità italiane (le quali non sapevano avesse un legale), diciamo che l'attività di comunicazione del Mae sin qui non è stata proprio il massimo.

Gli "Yes Men" incaricati dal Mae di parlare con i parenti per infondere un tuttapostismo che dopo due anni di detenzione somiglia più a una crudeltà fanno il paio con le balle snocciolate alle stesse autorità italiane ed alla famiglia Berardi dal governo della Guinea Equatoriale, nell'aprile 2014 all'onorevole Tajani e nel giugno 2014 allo stesso senatore Luigi Manconi, in visita all'ambasciata romana della Guinea Equatoriale, dove aveva ricevuto precise rassicurazioni sulla "volontà al rilascio" del detenuto italiano.

Chiacchiere da bettola di periferia buone unicamente a creare false speranze e disperazione in Roberto Berardi e nella sua famiglia. Nell'interrogazione l'onorevole Ottobre chiede al ministro Gentiloni: "[...] quali ulteriori iniziative urgenti il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale abbia intrapreso o abbia intenzione di intraprendere per giungere ad una documentata, obiettiva, ricostruzione dei fatti, delle responsabilità che hanno portato alla condanna ingiusta e arbitraria di Berardi; quali iniziative urgenti il governo italiano intenda porre in essere, nei rapporti con la Guinea Equatoriale e presso ogni organismo internazionale affinché sia sostenuta da parte del nostro Paese la richiesta di revisione del processo Berardi; quali atti il Governo italiano intenda assumere, affinché da parte della Commissione europea sia espressa una posizione comune sulla situazione di Berardi e in ordine ad altri casi analoghi di violazione dei princìpi del giusto processo e dei diritti umani, sulla base anche dei pronunciamenti della Corte europea per i diritti dell'uomo".

Domande cui una risposta è oggi un obbligo dopo due anni di detenzione e 14 mesi di isolamento assoluto, una restrizione resa ancor più insopportabile dal clima torrido, dalle malattie, dalla luce accesa per poche ore al giorno e dai pasti saltuari e inadeguati. Il 17 maggio 2015 terminerà la pena dell'imprenditore pontino, che dovrà essere scarcerato dall'inferno di Bata ma sul quale pende ancora una richiesta di risarcimento milionario di 1,4 milioni di euro: di contro l'impresa di Berardi, la Eloba Construcion Sa, vanta crediti per circa 6 milioni di euro dal ministero della Difesa guineano, crediti derivanti da alcune certificazioni sui lavori che rimasero in sospeso dopo l'arresto dell'imprenditore italiano. Una guerra che sembra non abbia una fine vicina, purtroppo.

 
Sud America: "Encerrados", un viaggio per immagini nelle carceri latinoamericane PDF Stampa
Condividi

di Roberto Saviano

 

La Repubblica, 29 gennaio 2015

 

"Encerrados" è un viaggio per immagini nelle carceri latinoamericane. Una discesa all'inferno da cui emerge l'umanità dei detenuti: anche i più pericolosi.

"Encerrados" non è un libro sulle carceri; è un libro sulla libertà perduta, sulla libertà mai avuta. Se nell'immediato non riuscite a percepire la differenza, è perché magari avrete avuto una vita felice e per voi carcere e assenza di libertà sono concetti che coincidono. Eppure la differenza esiste, ed è tutt'altro che sottile. Valerio Bispuri ha fotografato prigionieri, ha fotografato celle, ma il suo obiettivo era su altro. Era sulla mancanza di libertà che spesso precede e segue la vita di chi finisce in prigione.

La mancanza di libertà, e quindi di scelta, è ciò che ha condannato le migliaia di detenuti che Bispuri ha raccolto con il suo obiettivo. Le carceri in cui è entrato in Argentina, Cile, Uruguay, Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela sono tra le più pericolose del continente latino. Lurigancho è il carcere più grande del Sudamerica, si trova a Lima, in Perù, e qui Bispuri ha trascorso lungo tempo. Ospita diecimila detenuti, è una città nella città e in un paese che in questo momento è il primo produttore di coca entrare in questo luogo significa sbirciare nelle viscere dell'inferno. Poi è andato a Penitenciaria, a Santiago del Cile, il carcere più vecchio del continente, costruito agli inizi del Novecento.

Qui ha visto e fotografato detenuti ricavare spade da tubature arrugginite in vecchi bagni. "Encerrados": i volti in bianco e nero della libertà perduta Poi è stato a Villa Devoto, in Argentina, una delle carceri più pericolose del Sudamerica, proprio dentro la città di Buenos Aires. Poi a Los Teques, a Caracas, in Venezuela, un carcere paradossale ma non per il Sudamerica, lì tutti i detenuti sono armati di coltelli, pistole e hanno una sorta di codice per cui quando un capo esce di prigione sparano sul muro come per festeggiare. A Bogotà, in Colombia, ha visitato Combita, il carcere dove sono rinchiusi ex guerriglieri delle Farc. Quelle di Bispuri sono fotografie di città, carceri formicai, carceri dove chiunque è condannato, poliziotti e detenuti. Carceri dove il detenuto

sa che la differenza tra lo stare dentro e lo stare fuori è minima, sostanziale certo per fare affari, ma minima sul piano del disagio, della disperazione, finanche del diritto. Dal momento che si è armati, dal carcere in Venezuela si potrebbe forse persino scappare, ma per cosa? Per finire di nuovo dentro? O ammazzati da un rivale? Il carcere infondo dà regole e spesso sospende vendette. Il primo reato che riempie le carceri sudamericane è il primo reato che riempie le carceri americane, ed è il primo reato che riempie le carceri europee: la droga.

In paesi in cui i cartelli criminali sono fortissimi, a testimoniare quanto la repressione e il proibizionismo non siano stati la strada giusta, quanto le politiche repressive siano state fallimentari. Poi ci sono le truffe, ma prima delle truffe omicidi, stupri, furti. Bispuri è stato anche in carceri femminili. Ha trovato e fotografato storie di donne che hanno ucciso i mariti, spesso ubriachi, per difendersi o semplicemente per stordirli, ma hanno esagerato con i colpi. Madri che hanno ucciso i propri figli.

Figli drogati, figli violenti o figli innocenti e a essere ubriache e drogate erano loro. Eppure ciò che colpisce, in tutto questo bianco e in tutto questo nero, è forse la mancanza di disperazione finale, ciò che mi ha sempre colpito sono le percentuali di suicidi in questi inferni, percentuali bassissime se paragonate a quelle dei suicidi nelle carceri nordamericane ed europee. Nessuno si uccide in Sudamerica. E Bispuri, in fondo, è riuscito con il suo talento di fotografo a raccontare queste vite fatte di resistenza alla morte. Resistenza che spesso diventa indolenza - guardate i volti!, questi uomini e queste donne non sembrano voler insorgere, sembrano piuttosto resistere come legni, come stalattiti. Pelle, calli, gocce di sudore e ancora gocce di sudore. Nel carcere di Mendoza, Valerio Bispuri chiede di poter entrare nel Padiglione 5, dove sono reclusi i detenuti argentini più pericolosi, dove nemmeno le guardie vanno più,

loro si fermano e lasciano a distanza cibo, detersivi e lenzuola. Bispuri chiede di entrare: ottiene il permesso da direttore e guardie, ma gli fanno firmare un documento in cui c'è scritto che si assume tutta la responsabilità di quella decisione. Valerio entra da solo, nessuno lo accompagna. Entra e gli tremano le gambe. C'erano novanta detenuti, i più feroci di tutti ma a lui non è torto un capello. Non solo, lo accolgono commossi, gli indicano cosa fotografare e gli chiedono di documentare le terribili condizioni in cui erano costretti a scontare la loro pena, in cui erano lasciati sopravvivere. Lo accompagnano poi all'uscita e si fanno promettere che avrebbe pubblicato quelle foto.

E Valerio Bispuri lo ha fatto, le ha esposte, e così agli occhi degli argentini, grazie a lui e ad Amnesty International, finalmente il Padiglione 5 ha smesso di essere la gabbia delle bestie feroci ed è diventato uno scempio, una vergogna, segno, testimonianza di disumanità, ma non dei detenuti, piuttosto dello Stato. Criminali responsabili di delitti violenti che vivono in un crimine che è più grande di tutti i loro messi insieme, perché è un crimine di Stato.

La prigione che diventa tortura, come del resto avviene anche nella maggioranza delle carceri italiane, nel silenzio e nell'indifferenza generali. Dopo la pubblicazione di queste foto, il Padiglione 5 del carcere di Mendoza è stato chiuso. Non è stato chiuso perché ha denunciato l'abiezione di quel luogo, molti argentini volevano che quei detenuti soffrissero le peggiori pene possibili. È stato chiuso perché Bispuri ha mostrato l'orma umana in quelle persone e quando riconosci te stesso nell'altro, il peggiore altro possibile, forse riesci a capire che la sua umiliazione è la tua. Questo, e molto più, può la fotografia, arte maggiore, sguardo sul mondo.

 
<< Inizio < Prec. 8571 8572 8573 8574 8575 8576 8577 8578 8579 8580 Succ. > Fine >>

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it