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Giustizia: "Convenzione", ecco nuovo patto Servizi-Dap per le spie in carcere PDF Stampa
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di Nicola Biondo

 

Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2015

 

Si chiama "Convenzione". È un testo di sei pagine con 10 punti, siglato nel 2010 e rivelato nel 2014 in Commissione Antimafia. Il suo obiettivo è lo "scambio di informazioni anche contenute negli archivi" tra l'amministrazione penitenziarie e l'Aisi. Un accordo che esclude la magistratura, tenuta all'oscuro da ogni attività degli 007 che acquistano maggiore potere per entrare nelle celle rispetto a quello concesso dall'accordo siglato da Mori

Il titolo è di basso profilo, in pieno stile burocratese: "Convenzione". Un testo di appena sei pagine composto da 10 punti. La sua missione è semplice: "Scambio di informazioni anche contenute negli archivi" tra l'amministrazione delle carceri (Dap) e il Servizio segreto civile (Aisi).

In realtà si tratta di un passe-partout universale che consegna agli 007 le chiavi di un enorme patrimonio informativo senza alcun limite e controllo. Un accordo così riservato ed esclusivo che esclude la magistratura inquirente che va tenuta all'oscuro da ogni attività dei Servizi nelle carceri. Un protocollo riservato applicato tra i primi ad un boss di mafia testimone nel processo di Palermo sulla Trattativa.

Ad avere siglato la Convezione sono stati il generale Giorgio Piccirillo - ex direttore dell'Aisi - e Franco Ionta, ex numero uno del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Era il 10 giugno 2010.

Ecco l'incipit dell'accordo: "Le parti si impegnano a realizzare un costante scambio informativo per lo svolgimento, in collaborazione, di attività istituzionali dei contraenti nonché per favorire la ricerca informativa nei settori di competenza e lo scambio delle informazioni in proprio possesso...".

La base giuridica a cui la "Convenzione" fa riferimento è la legge di riforma dei servizi del 2007. E fin qui tutto bene. Ma è il punto "8" che disegna un regime di assoluta esclusività di questo accordo. "Ciascuna delle parti si impegna a non trasmettere a terzi né a divulgare le informazioni e i documenti di cui sopra senza il preventivo consenso dell'altra parte". È un diritto di veto che tutela soprattutto i Servizi, obliterando quelle informazioni agli occhi della magistratura o di una commissione parlamentare, lasciandoli all'oscuro su quello che succede nelle carceri e sul flusso informativo che da lì parte.

L'accordo Dap-Aisi viene rivelato nel gennaio 2014 in Commissione Antimafia nell'ambito di un'inchiesta sulla tenuta del 41bis. A farne cenno fu l'allora direttore delle carceri Giovanni Tamburino che tentò di farsi scudo del punto 8 della Convenzione, ingaggiando con la Presidente Rosy Bindi un vero e proprio duello.

Presidente: "Vorremmo averne una copia".

Tamburino: "Attore della convenzione non è solo il dipartimento, ma anche l'Aisi".

Presidente: "Lo chiederemo anche all'Aisi la prossima settimana, ma credo sia già importante acquisire la sua disponibilità, che peraltro non ci può essere negata".

Tamburino: "Non devo offrire nessuna disponibilità, che non può essere negata. Dicevo solo che, essendo la controparte pubblica l'Aisi...".

Presidente: "...ritiene che sia scontato che l'avremo. La ringraziamo."

Ma a quali detenuti è stata "applicata" la "Convenzione"? Secondo Tamburino non più di sei aggiungendo che "nessuno di questi casi potesse riguardare casi di eversione interna o di criminalità organizzata interna". Ma le cose sono andate diversamente. Secondo le indagini della Procura di Palermo - nell'ambito della trattativa Stato-Mafia - l'Aisi sulla base della "Convenzione" ha attenzionato nel 2012 Rosario Cattafi, boss al 41bis, trait d'union tra mafia, imprenditori e pezzi dello Stato. Prima che Cattafi riuscisse a parlare con i magistrati, diventando testimone nel processo Trattativa, l'Aisi - applicando la Convenzione - ha "anticipato" le indagini della Procura palermitana inoltrando una richiesta al Dap per conoscere la situazione carceraria del boss, le persone con cui parla, i colloqui ottenuti da detenuto. Il perché rimane un mistero: a cosa potevano servire quelle informazioni? Quella richiesta sarà definita dallo stesso Tamburino irrituale e inspiegabile nell'interrogatorio reso ai pm di Palermo. Il caso di Cattafi è rimasto l'unico?

Chi indaga sottolinea la precisa sovrapposizione tra la convezione e "l'operazione Farfalla", una joint venture tra il Dap e il Sisde - sotto la direzione di Mario Mori - datata 2004, sulla quale si sono appuntate le critiche (assai timide) del Copasir, l'organismo parlamentare di controllo dei servizi, con una relazione licenziata l'altro ieri. Anche in quel caso le penetrazioni non ortodosse degli 007 dovevano, come per la "Convenzione", essere blindate alla magistratura. Ma se l'"operazione Farfalla" che metteva sotto osservazione otto detenuti di mafia al 41bis a detta del Copasir "è stata costruita solo sulla base di conoscenze personali tra i rispettivi dirigenti e direttori degli enti e non sulla base di regole precise, concordate e codificate, risultando fallimentare", la "Convenzione" stabilizza quello che era l'obiettivo dell'"operazione Farfalla", entrare nelle carceri senza alcun limite.

Ma come avviene lo scambio di informazioni tra "barbe finte" e Dap? Il braccio operativo della Convezione è il Nic - nucleo investigativo centrale all'interno del Dap - che, secondo l'ex-direttore Tamburino, "dispone di una sala situazione... la convenzione prevede una collaborazione da parte di questa sala situazione con l'agenzia per sue esigenze di intelligence". Celle aperte agli 007 dunque con la Convezione targata Dap-Aisi. In barba, è il caso di dire, alla legge.

 
Opera (Mi): in carcere per omicidio della fidanzata si uccide impiccandosi con il lenzuolo PDF Stampa
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La Repubblica, 3 aprile 2015

 

Si è ucciso ieri mattina in cella, alle 10,30, facendo un cappio con asciugamano e lenzuolo e annodandolo alla sbarra della finestra. Luciano Biancotti, 50 anni, era in carcere a Opera da luglio del 2013: avrebbe dovuto scontare una pena fino al 2028 per l'omicidio preterintenzionale della fidanzata.

Ieri ha approfittato del momento in cui il suo compagno di cella si era assentato per il colloquio con la propria famiglia e quando è stato soccorso dal medico presente in reparto era ormai troppo tardi. Il detenuto aveva tentato il suicidio anche due anni fa, prima di essere arrestato.

"Estremamente problematico" ed ex alcolista, era stato immediatamente preso in carico dal servizio di psichiatria e psicologia del carcere, dove svolgeva attività lavorativa tra pulizie e consegna del vitto.

 

Il Comunicato del Sappe

 

L'uomo si è impiccato nella sua cella. Sarebbe tornato in libertà nel 2028. La denuncia da parte del sindacato di polizia penitenziaria: "È il secondo caso in pochi giorni". Nel carcere di Opera, in provincia di Milano, un detenuto italiano di cinquant'anni, condannato per maltrattamenti in famiglia e lesioni con fine prevista nel 2028, si è impiccato nella sua cella. A darne notizia è il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. "A nulla purtroppo è servito l'intervento degli agenti in servizio. E certo fa riflettere che sia il secondo suicidio in pochi giorni di un detenuto in un carcere italiano, dopo quello di Firenze Sollicciano domenica notte", commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe.

Capece ricorda il pronunciamento del Comitato nazionale per la bioetica, che ha rimarcato come "il suicidio costituisce solo un aspetto di quella più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, disgregando le prospettive esistenziali, affievolendo progetti e speranze.

La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere". "In un anno la popolazione detenuta in Italia è calata di poche migliaia di unità", avverte Capece. "Il 28 febbraio scorso erano presenti nelle celle 53.982 detenuti, l'anno prima erano 60.828.

La situazione nelle carceri italiane resta ad alta tensione: nel solo 2014 sono stati 933 i tentati suicidi di detenuti sventati dagli agenti. Ma ogni giorno, i poliziotti penitenziari in prima linea delle sezioni detentive - conclude - hanno a che fare in media con almeno 18 atti di autolesionismo da parte dei detenuti, tre tentati suicidi, dieci colluttazioni e tre ferimenti".

 
Firenze: Opg; polemiche sul trasferimento degli internati nel carcere di Solliccianino PDF Stampa
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Redattore Sociale, 3 aprile 2015

 

Non cessano le polemiche sul trasferimento degli internati nel carcere di Solliccianino: "Si va di male in peggio. Dall'Opg si è passati al carcere-Opg".

Non cessano le polemiche sul trasferimento degli internati dell'Opg di Montelupo al carcere di Solliccianino, una struttura giudicata inadeguata da molti. A schierarsi contro questa decisione anche il coordinatore nazionale dei garante dei detenuti Franco Corleone, che firma una lettera per il comitato Stop Opg insieme a Stefano Cecconi e Giovanna Del Giudice. "Pessima soluzione - dicono i tre nella lettera - si va di male in peggio: dall'Opg al Carcere-Opg". E poi un riferimento anche alla Lombardia sull'Opg di Castiglione delle Stiviere, che "rimane aperto, con 160 posti tra cui vi saranno anche internati provenienti da altre regioni".

Ecco perché in questi casi, prosegue l'appello, "serve il commissariamento. Come abbiamo sempre sostenuto, è evidente che le Rems non sono la soluzione per superare gli Opg ma una loro prosecuzione. E, come nei casi toscano e lombardo, nemmeno sotto mentite spoglie. La mobilitazione continua".

Posizione simile sull'Opg di Montelupo da Psichiatria Democratica: "Al peggio non c'è fine. Se eravamo stati facili profeti nel denunciare, con largo anticipo, che il 31 marzo 2015 l'opg di Montelupo non avrebbe chiuso, nemmeno per gli internati toscani, non potevamo certo immaginare che, a due giorni dalla scadenza di legge, al termine di un grottesco "gioco dell'oca", la Giunta Regionale avrebbe deliberato di costituire la Rems a vigilanza rafforzata, presso il carcere Mario Gozzini di Firenze comunemente noto come Solliccianino perché limitrofo al più conosciuto e grande Sollicciano.

Tutte queste incertezze sono più che sufficienti per ribadire il giudizio negativo ripetutamente espresso da Psichiatria Democratica sulla incapacità della Regione Toscana di gestire, politicamente, una così importante scadenza di legge (e in tre anni avrebbe avuto tutto il tempo di farlo). Alla luce di questi fatti, come Psichiatria Democratica, respingiamo questa ipotesi di Rems auspicando che altrettanto faccia il Ministero provvedendo di conseguenza al commissariamento della Regione".

 

In struttura Volterra prima paziente da ex Opg

 

È stata inserita nella struttura residenziale Morel 3 di Volterra (Pisa) la prima paziente proveniente dall'Opg di Castiglione delle Stiviere (Mantova) dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Lo rende noto l'Asl 5 di Pisa. Il Morel 3 è dedicato a trattamenti terapeutici riabilitativi destinati ad accogliere persone con disturbi psichici autori di reato per le quali è venuta meno la misura detentiva di custodia cautelare, pur permanendo la necessità di misure di sicurezza con saltuari controlli esterni da parte delle forze dell'ordine.

I posti letto sono 12, spiega l'Asl pisana, "e il tempo di degenza massimo è di 18 mesi più 6 che deve essere concordato con il dipartimento di salute mentale di riferimento, la struttura è gestita da personale che appartiene a più profili professionali che garantisce la presenza sulle 24 ore: la comunità fa parte a pieno titolo della rete di risorse sanitarie della Asl 5 di Pisa ed è dedicata ad accogliere persone residenti o autori di reato nel territorio delle aziende sanitaria dell'Area Vasta Nord-Ovest, in dimissione dall'ospedale psichiatrico giudiziario".

La Asl pisana sottolinea che i pazienti che "possono essere inseriti nella struttura volterrana si possono riassumere in tre tipologie: autori di reato dimissionabili dall'Opg di Montelupo Fiorentino, per cui è venuta meno la necessità della misura detentiva, pur permanendo la necessità di misure giudiziarie di tutela; pazienti dimissionabili dalle Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza (Rems), per i quali sia venuta meno la necessità della misura detentiva, pur permanendo l'applicazione di misure di sicurezza e autori di reato provenienti dal territorio, per i quali l'autorità giudiziaria dispone l'invio in struttura per trattamenti riabilitativi con misure di libertà vigilata attenuata in alternativa al carcere o alla Rems".

 
Giustizia: Opg; la chiusura non placa le polemiche, il destino della villa resta un mistero PDF Stampa
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di Ylenia Cecchetti

 

La Nazione, 3 aprile 2015

 

Una foto dell'interno dell'opg di Montelupo che avrebbe dovuto chiudere oggi, ma invece resterà aperto per ancora non si sa quanto Una foto dell'interno dell'Opg di Montelupo che avrebbe dovuto chiudere oggi, ma invece resterà aperto per ancora non si sa quanto.

All'indomani ella chiusura stabilita su carta ma non nei fatti, è ancora buio sul fronte Opg. La Regione ha deciso dove sistemare gli ospiti dell'Ambrogiana rendendo nota all'ultimo tuffo la lista dei luoghi che ospiteranno i 49 internati toscani. Ma la maggior parte delle strutture, come la Rems che dovrebbe essere attivata all'Istituto Mario Gozzini di Sollicciano per 22 non dimissibili, devono essere riadeguate. La data effettiva della chiusura, quindi, è difficile da stabilire.

La fase di smantellamento per quanto riguarda l'Opg di viale Umberto I sarà lunga e graduale. Ci sarà ancora da aspettare (e chissà quanto) perché la villa venga restituita ai cittadini; ci vogliono almeno 70mila euro e un progetto appetibile per il recupero dell'immobile in grado di attirare qualche buon investitore. Dalla direzione dell'Opg cala il silenzio mentre dall'amministrazione comunale montelupina si apprende che il 15 maggio in un consiglio straordinario l'attenzione sarà tutta per il futuro della struttura. Si vede la fine dell'opg, insomma, ma non la fine delle polemiche che infuriano soprattutto sulla scelta della Rems ricaduta su Solliccianino.

A Montelupo per ribadire la sua posizione è arrivato ieri mattina il parlamentare di Fratelli d'Italia-An, Achille Totaro.

"La questione Solliccianino è vergognosa - ha dichiarato l'onorevole in accordo con il consigliere comunale di Montelupo Federico Pavese, Giuseppe Madia membro della commissione Villa Medicea ed Andrea Poggianti, presidente di Fratelli d'Italia-An dell'Empolese-Valdelsa - presenta molti rischi. Si tratta di una struttura nata per il reinserimento dei detenuti (ne ospita già 70 in regime di semilibertà che dovranno, non si sa come, convivere con i malati psichiatrici) dove il trasferimento dei 22 internati porterà sicuramente scompiglio e disagi per la sicurezza".

Non una soluzione adeguata, quindi. E nemmeno largamente condivisa. "Da un opg si passerebbe ad una struttura carceraria che tutto è tranne che una Rems. Se la scelta sarà quella che si prospetta anche il personale penitenziario dovrà essere posto in mobilità. Si creeranno licenziamenti per tutto l'indotto privato che ruota intorno all'Opg. Oltre allo spreco di denaro, visto che poteva essere convertito l'Opg montelupino (recentemente restaurato con tutti gli standard sanitari e non penitenziari) in Rems, si assiste anche ad un concreto disagio di tutto il personale sanitario ed infermieristico. Professionisti la cui sorte lavorativa ancora oggi è in un limbo assurdo".

 
Mantova: direttore di Castiglione delle Stiviere "il post-Opg non deve allarmare cittadini" PDF Stampa
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Adnkronos, 3 aprile 2015

 

I cittadini non devono temere l'era post-Opg. È la rassicurazione di Andrea Pinotti, direttore di quello che oggi si chiama Sistema polimodulare di Rems provvisorie di Castiglione delle Stiviere (Mantova), ex ospedale psichiatrico giudiziario. "Il nuovo modello - spiega oggi in una nota - non deve allarmare la popolazione lombarda, che non è in pericolo. Continueremo a lavorare nella sicurezza delle persone e dell'ambiente, garantendo la dimissione degli autori di reato solo nel momento in cui il rischio di recidiva è diminuito in modo significativo o ormai assente".

Questi i piani per la nuova fase che si è aperta sulla carta da due giorni, dopo che il 31 marzo è scaduta l'ultima proroga concessa alle Regioni per organizzarsi in vista del superamento degli Opg. A Castiglione sono in arrivo 57 nuove assunzioni. La Regione Lombardia ha dato il via libera al reclutamento di 39 infermieri, 7 psichiatri, 7 psicologi e 4 fra educatori e tecnici della riabilitazione. E intanto domani cominciano i primi trasferimenti di pazienti di altre regioni: 12 persone, destinate alle strutture del Lazio e dell'Emilia Romagna. Castiglione è al lavoro per strutturare le 8 Rems temporanee che saranno ospitate nell'ex Opg. Rems che diventeranno 6 a transizione compiuta, per un numero complessivo di 120 pazienti, ricorda la struttura in una nota. Le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, realtà da 20 posti letto affidate alle singole Regioni, concepite allo scopo di riportare i servizi psichiatrici e il territorio al centro dell'intervento terapeutico, cercando misure alternative all'internamento, cambiano gli scenari, sottolinea Pinotti: "Con la nuova normativa cambia il ruolo di questa struttura, non più punto di arrivo ma tappa di transito per il trattamento territoriale.

L'obiettivo principale è offrire la migliore risposta terapeutica per riportare il paziente sul territorio in condizioni adeguate. Stiamo intervenendo sugli operatori, per uniformare le modalità di presa in carico all'interno del centro e all'esterno, così da evitare un distacco e mantenere, al contempo, la specificità del trattamento psichiatrico forense, riconosciuta come eccellenza a livello internazionale".

Le Rems sono inserite in un complesso unico ('Balloon Model') con la suddivisione in alta, media e bassa intensità, che va dall'accoglienza-diagnosi-acuzie (alta), allo specifico trattamento rispetto alla patologia (media), fino al ritorno sul territorio, passando eventualmente attraverso la comunità esterna (bassa). Questo percorso viene coniugato con un'offerta riabilitativa. Il progetto, assicurano da Castiglione, deriva dalle più rilevanti esperienze internazionali. L'Opg che ha operato nella cittadina lombarda, ricordano dal centro, è sempre stato considerato come "riferimento assistenziale e terapeutico-riabilitativo".

La struttura mantovana è stata l'unica a gestione esclusivamente sanitaria, con caratteristiche alberghiere e di assistenza ospedaliere, assenza di guardie carcerarie e celle. I punti su cui hanno lavorato qui, spiegano i responsabili, sono: impostazione comunitaria dell'organizzazione ed elevato impegno terapeutico-riabilitativo offerto da medici psichiatri, psicologi, infermieri, oss, educatori, assistenti sociali, insegnanti di educazione fisica, oltre a varie figure di supporto (dagli autisti, ai portinai e così via). La struttura, si legge nella nota, "è immersa nel verde con ampi spazi aperti, piscina, campo da tennis-pallavolo, campo da calcetto. Si svolgono attività ludiche e lavorative remunerate - gestione del verde, piccola manutenzione, falegnameria, stamperia, sartoria - culturali e scolastiche".

 
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