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Avellino. Due bambini nati in carcere a Lauro e a dicembre ci sarà il terzo fiocco PDF Stampa
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di Gianni Vigoroso


ottopagine.it, 18 settembre 2021

 

Ciambriello: "La maternità non si può conciliare con il carcere, per me è un ossimoro". "Negli ultimi mesi due detenute di Lauro sono diventate mamme in carcere, la prima a giugno ha partorito Alessio all'ospedale di Avellino, l'altra lunedì scorso ha partorito Alex all'ospedale di Nola. Entrambi i bambini stanno bene. Un'altra donna è incinta e a dicembre diventerà mamma in carcere.

Mi chiedo, un reato di furto, anche di 100 euro, può essere espiato in carcere o ci sono misure alternative? Io credo che quanto prima bisogna far uscire le mamme e i figli dalle carceri in strutture residenziali, e vorrei tanto che lo Stato e le Istituzioni si occupassero di queste mamme prima di entrare in carcere", così Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, all'uscita Dell'istituto a custodia attenuata per detenute madri di Lauro. La visita ha dato possibilità di incontrare singolarmente nei loro mini appartamenti le mamme con i figli, farsi raccontare i loro problemi. Per l'occasione sono stati regalati ai bambini materiale scolastico e vestiti.

L'istituto, diretto da Paolo Pastena, che è anche direttore del carcere di Avellino, oltre che con la cooperativa "Eco" per la quale 10 giovani con turni mattutini e pomeridiani svolgono il servizio civile, è impegnato in altri progetti trattamentali finanziati dall'amministrazione penitenziaria, quali "Mondo incantato" e "Bambini in movimento" (che hanno lo scopo di tutelare e rafforzare la genitorialità prevedendo la partecipazione sia di mamme che di bambini).

Ciambriello osserva: "In questo istituto la stragrande maggioranza di agenti, 24 su 34, sono di sesso maschile, e credo che sia opportuno che vi sia un rafforzamento di personale femminile, e inoltre che sia rafforzata la presenza costante di pediatra, ginecologo/a e psicologo/a". Nell'Istituto di Lauro ci sono 14 donne con 15 bambini, 3 dei quali frequentano l'asilo, 3 le scuole elementari, alcune mamme invece frequentano il corso di alfabetizzazione ed altre il biennio scuola superiore. Il Garante campano Ciambriello così conclude: "Mi auguro che quanto prima si arrivi alla riforma della legge 62/2011 (istitutiva degli Icam) con primo firmatario il deputato napoletano Paolo Siani.

Mi auguro altresì che, dopo il finanziamento messo in campo dal Governo per istituire case famiglia protette, la conferenza Stato - Regioni metta in campo al più presto standard minimi di accesso per la creazione di queste strutture e che in Campania siano almeno 2 visto che siamo la Regione con il più altro numero di detenute madri negli Icam. Sapere che per molte di queste donne i loro figli vengono vaccinati, vanno all'asilo e alle elementari solo quando entrano in carcere è un paradosso, e credo che occorrerebbe far qualcosa prima. È un ossimoro far vivere la maternità in carcere poiché la tutela degli affetti, l'educazione dei figli è incompatibile con il carcere"

 
Bologna. Dozza, non ancora operativa la sezione nido del carcere PDF Stampa
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bolognatoday.it, 18 settembre 2021


"Puntare su altre strutture esterne". "Non si può non fare, non agire - è la sollecitazione della garante regionale dell'infanzia, Clede Maria Garavini- il testimone deve passare alla prossima amministrazione del Comune di Bologna". Inaugurata ma non ancora aperta la sezione nido del carcere della Dozza di Bologna, varata lo scorso luglio, e quindi non ancora operativa.

"Nessuno si augura venga usata più di tanto, in realtà, ma manca ancora "un passaggio con le organizzazioni sindacali e la Polizia penitenziaria - spiega alla Dire la direttrice della casa circondariale Rocco D'Amato, Claudia Clementi - perché gli spazi necessitano di un posto di servizio della Polizia ulteriore" e dedicato. La riunione è già convocata e le previsioni sono di poter "comunicare la partenza entro fine mese, per poi procedere a eventuali assegnazioni" delle sezioni a mamme con bambini fino ai tre anni- aggiunge Clementi, in occasione della commissione in Comune che due giorni fa ha fatto il punto sulla questione. Come ribadito più volte anche durante l'inaugurazione degli spazi, nessuno tra garanti e rappresentanti delle istituzioni vede nelle due stanze, allestite comunque con tutti gli accorgimenti possibile, la giusta soluzione per la vita di mamme detenute con figli: bisognerebbe puntare su altre strutture esterne per evitare in ogni modo la presenza di bambini e bambine all'interno di quella penitenziaria, a partire dalle case-famiglia protette per detenute madri, in custodia cautelare o in espiazione di pena definitiva.

"Questa è la soluzione privilegiata - ribadisce Marcello Marighelli, garante regionale delle persone private della libertà - che aggiunge "l''urgenza di ripartire territorialmente gli 1,5 milioni di euro previsti all'anno, per tre anni, appositamente. Si tratta di fondi previsti dalla legge di Bilancio 2021 che però, al momento, non sono ancora stati sbloccati". Antonio Ianniello, garante delle persone private della libertà del Comune di Bologna, chiede un'azione tempestiva per poter "sfruttare i 4,5 milioni di euro totali. L'autorità nazionale di garanzia per l'infanzia e l'adolescenza ha chiesto un aggiornamento al Governo", ma la tappa successiva sarà un impegno da parte delle istituzioni regionali e locali.

"Non si può non fare, non agire- è la sollecitazione della garante regionale dell'infanzia, Clede Maria Garavini - il testimone deve passare alla prossima amministrazione del Comune di Bologna". Su questa priorità - prosegue la nota della Dire - si dice d'accordo anche il consigliere Pd Francesco Errani, che butta giù una serie di punti chiave: "Garantire ai minori l'accesso a scuola e a servizi territoriali e di quartiere, portare avanti una collaborazione con le associazioni e le realtà già attive sul territorio, come anche le strutture del privato sociale che possono mettersi a disposizione".

La letteratura scientifica e le leggi tracciano la linea per soluzioni alternative alle sezioni nido, anche perché "i casi di recidiva di mamme con bambini in carcere non sono pochi- ricorda Marighelli - meglio puntare su strutture che possano mettere in contatto con i servizi sociali".

E poi ci sono i risvolti sulla crescita dei minori: "In un luogo come quello del carcere, con persone autoritarie che esercitano un potere sulle loro stesse madri e che in un certo modo violano la loro intimità, provoca una ferita all'immagine che il piccolo ha di sé e delle proprie possibilità", conclude Garavini.

 
Trento. La Garante dei detenuti dalla ministra Cartabia: "Mancano agenti e educatori" PDF Stampa
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giornaletrentino.it, 18 settembre 2021


Antonia Menghini ha presentato le difficoltà della struttura di Spini: troppi avvicendamenti alla direzione, così non si può progettare. Le principali criticità che affliggono la casa circondariale di Spini di Gardolo sono state illustrate ieri (16 settembre) dalla Garante dei diritti dei detenuti del Trentino Antonia Menghini nel corso di un incontro con la ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Menghini ha rimarcato che dal novembre 2019 la direttrice della casa circondariale di Spini di Gardolo, Annarita Nuzzaci, ha riassunto anche la direzione della casa circondariale di Bolzano, senza contare il numero rilevante di avvicendamenti alla direzione che hanno caratterizzato i primi dieci anni di vita dell'istituto di Spini "dove di fatto è sempre mancata, salvo che per brevi periodi, una direzione in grado di garantire una progettualità di lungo periodo".

"Altrettanto deficitari - ha aggiunto la Garante - risultano essere i ruoli dei funzionari giuridici pedagogici, senza il lavoro dei quali non è pensabile la predisposizione del programma trattamentale, primo tassello ineludibile di qualsiasi percorso rieducativo. A Trento gli educatori sono, anche a causa di alcuni distaccamenti, meno di quanti dovrebbero essere (4 invece di 6), rispetto ad una pianta organica già sottostimata perché rapportata a numeri di presenze largamente inferiori alle attuali". "Anche la polizia penitenziaria - ha aggiunto Menghini - permane in sofferenza soprattutto rispetto alle figure chiave di Ispettori e Sovraintendenti che a Trento dovrebbero essere, da pianta organica, circa novanta unità e che invece risultano essere non più di dieci unità complessive.

Secondo Menghini, "centrale diventa l'investimento sulla formazione professionale e sul lavoro interni al carcere, così come detti investimenti risultano, più in generale, fondamentali per fornire una concreta possibilità di reinserimento sociale a chiunque, privo di mezzi, stia eseguendo la propria pena all'interno di un istituto di pena".

 
Firenze. A Sollicciano più che il cemento serve un ponte PDF Stampa
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Corriere Fiorentino, 18 settembre 2021


Il carcere di Firenze è nato male e vive peggio. Com'è costume di ogni fallimento, s'ipotizza continuamente di costruire un nuovo istituto di detenzione. Un progetto in realtà non c'è, però se ne parla come fosse qualcosa di inevitabile. Il fato penitenziario, quando entra in crisi, ricorre invariabilmente a strategie comunicative ambigue.

I tre pilastri dell'emergenza carceraria sono declinati in quest'ordine: edilizia penitenziaria, incentivo alle misure alternative, incremento del personale di polizia. Il nostro problema non è però sapere quale sarebbe il sistema penale ideale. Il nostro compito è, piuttosto, quello di mettere in luce le contraddizioni di un sistema che, per esempio, spinge per l'edilizia penitenziaria da un lato e dall'altro per le misure alternative.

Noi non siamo portatori di speranza e cerchiamo di osservare la realtà del nostro sistema di pena per quello che è, nella sua agghiacciante quotidianità. Il carcere è il risultato finale di questo processo, il calcestruzzo per costruire nuovi padiglioni la sua ragion d'essere e la marginalità sociale la sua carne viva. Il sovraffollamento carcerario è un'emergenza che non avrebbe ragione di esistere se fossero applicate le leggi in vigore nel nostro ordinamento per l'esecuzione esterna di pena. La nostra giustizia, però, è di classe. Lo dicono le statistiche. È secondo la classe cui si appartiene, secondo le proprie possibilità finanziarie, secondo le posizioni sociali che si occupano, che si ottiene giustizia.

Non serve costruire un nuovo carcere a Firenze, e non servono neanche nuovi padiglioni. Occorre solo guardare in faccia la realtà, e lavorare per costruire un rapporto diverso con la stessa città di Firenze. L'articolo 27 della nostra Costituzione dovrebbe essere applicato nella sua semplice e densa progettualità, dando vita al recupero, alla risocializzazione, alla responsabilizzazione dell'individuo e alla riparazione del danno, sconfiggendo così le sirene della punizione e della rieducazione come elementi storici dell'esecuzione di pena nel nostro ordinamento.

Occorre, dunque, creare un ponte fatto di idee e di progetti concreti per una continua interazione tra Sollicciano e Firenze, e tra la città e il carcere. Lo Stato e gli enti territoriali potrebbero fare la loro parte potenziando la magistratura di sorveglianza, l'esecuzione penale esterna e le strutture di accoglienza per i semiliberi. Così facendo, si potrebbe davvero porre fine al sovraffollamento e risolvere la situazione di permanente sotto organico di tutti i corpi funzionali del carcere: polizia penitenziaria, personale amministrativo e sanitario, rieducatori. È una strada da seguire, che oltretutto aiuterebbe ad alleggerire le sezioni per ripararne anche le mura, i corridoi, le celle e le fondamenta. Un'opera lunga e faticosa, meno, però, della costruzione di un nuovo istituto. E più economica.

Oggi tira una brutta aria a Sollicciano, un'aria che puzza di calcestruzzo. Anche in città, però, si respira una brutta aria. Firenze si è trasformata in una sorta di recinto per il consumo diffuso, dove chi non si adegua viene spinto ai margini. Le trasformazioni corrono veloci.

Noi nutriamo la ragionevole illusione che dalla ristrutturazione del carcere di Sollicciano (e non dalla costruzione di un nuovo carcere) possa partire una stagione di rinnovamento dei diritti individuali e sociali per impedire che la sorveglianza carceraria, grazie a nuove tecnologie politiche, si dilati all'intero corpo della società e per dare senso compiuto all'articolo 27 della Costituzione italiana.

Giovanni Michelucci progettò il Giardino degli Incontri per rendere meno disumano l'ambiente architettonico di quell'istituto. Noi vogliamo costruire un Giardino degli Incontri grande come l'intera città, che modelli una nuova cultura nella direzione dell'inclusione sociale e di misure alternative riparative.

Sottoscrivono: Massimo Lensi, Dmitrij Palagi, Grazia Galli, Emanuele Baciocchi, Sandra Gesualdi, Antonio Iocca, Antonella Bundu, Donella Verdi, Sergio Staino, Tomaso Montanari, Simone Maggiorelli, Maria Milani, Valentina Adduci, Serena Pillozzi, Maurizio Brotini, Roberto Di Loreto.

 
Gorgona (Li). Il carcere apre le porte al pubblico grazie al teatro PDF Stampa
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livornotoday.it, 18 settembre 2021


Detenuti in scena con "Ulisse o i colori della mente". Sabato 25, domenica 26 e lunedì 27 settembre gli spettacoli, prenotazione obbligatoria entro lunedì 20. Il teatro in carcere aperto a tutti. Per un momento di condivisione sociale che serve ad abbattere barriere e pregiudizi. È con questo intento che la casa circondariale dell'isola di Gorgona apre le porte al pubblico (sabato 25, domenica 26 e lunedì 27 settembre) portando in scena "Ulisse o colori della mente", lo spettacolo vincitore del premio "ANCT 2020 Catarsi - Teatri della Diversità" che vede protagonisti i detenuti/attori del penitenziario.

Primo episodio della trilogia "Il teatro del mare", lo spettacolo "Ulisse o colori della mente" presenta molti richiami al poema omerico ma racconta un'altra Odissea, contemporanea, di un uomo di oggi nel mondo di oggi. Ideato dal regista e drammaturgo Gianfranco Pedullà, con Francesco Giorgi e Chiara Migliorini all'interno del laboratorio "Teatro in Carcere" della Regione Toscana e in collaborazione con la Casa di Reclusione, lo spettacolo si inserisce in un progetto più ampio che ha la finalità di offrire ai detenuti un'esperienza fondata sulla comunicazione sociale attraverso i linguaggi della scena.

Presentato in anteprima lo scorso settembre, "Ulisse o colori della mente" si è aggiudicato il premio come "miglior spettacolo di teatro sociale in Italia nel 2020" che sarà consegnato a Roma il prossimo novembre. Nei mesi, scorsi lo spettacolo è uscito dal carcere in occasione del Contamina Festival 2021, a Piombino, ed Effetto Venezia 2021 a Livorno.

L'incontro con gli artisti e la visita sull'isola - Chiunque fosse interessato ad assistere allo spettacolo deve inviare una richiesta di prenotazione entro lunedì 20 settembre all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , indicando nome, cognome, luogo, data di nascita e allegando copia della carta d'identità. Questo il programma della giornata: partenza alle 8 di mattina dal porto di Livorno con il traghetto Superba, durata del viaggio 70 minuti e spettacolo alle 11. A seguire pranzo a buffet sulla terrazza dell'istituto, mentre nel pomeriggio sarà offerta la possibilità di incontrare gli artisti e visitare l'isola. Ripartenza per Livorno alle 18, costo complessivo di 25 euro compresi viaggio, spettacolo e pranzo a buffet. Per informazioni: Compagnia Teatro Popolare d'Arte - Tel. 055 8720058 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

 
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