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Empoli. Morì durante un fermo di polizia, il Gip ordina indagini su 3 agenti e 2 medici PDF Stampa
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Il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2020


Il 31enne tunisino, Arafet Arfaoui, è morto il 16 febbraio 2019 durante un fermo della polizia di Empoli. Ma per la Procura di Firenze, il caso doveva essere archiviato dopo quattro mesi, senza nessun indagato. Una tesi respinta dal gip Gianluca Mancuso che ha imposto al pm Christine von Borries l'iscrizione nel registro degli indagati di sette persone: i cinque agenti di Empoli che quella sera arrestarono il giovane tunisino, ma anche il medico e l'infermiere del 118 che provarono a rianimarlo per quasi un'ora.

L'uomo era andato in un money transfer per spedire 40 euro alla famiglia, ma il titolare gli aveva contestato la falsità di una banconota. A quel punto Arfaoui aveva dato in escandescenza prima di avere un arresto cardiaco dopo il fermo dei carabinieri che lo avevano sdraiato a terra con le manette ai polsi e le gambe immobilizzate con una corda.

L'indagine, sempre a carico di ignoti, aveva portato alla richiesta di archiviazione: secondo la pm, il comportamento di agenti e soccorritori era stato corretto e la morte del giovane causata da un'alterazione provocata dall'assunzione di cocaina e dallo stress del fermo. Una tesi rifiutata dal gip che ha dato ragione all'avvocato della moglie, Giovanni Conticelli, ordinando nuove indagini "entro sei mesi".

 
Asti. Progetto di un nuovo padiglione, capace di ospitare 200 detenuti? PDF Stampa
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lavocediasti.it, 25 gennaio 2020


Il sindaco Rasero e l'assessore Cotto, dichiarandosi molto preoccupati, hanno espresso l'intenzione di chiedere chiarimenti al ministero competente. Nell'ambito del 4° Dossier delle criticità strutturali e logistiche relative alle carceri piemontesi, presentato il 30 dicembre scorso da Bruno Mellano, Garante Regionale dei Detenuti, con riferimento al carcere di Asti figura - oltre ad altre specifiche esigenze quali "adeguamento, ampliamento e rifunzionalizzazione dei servizi di accoglienza dei parenti, in particolare per quanto riguarda i colloqui con i figli minori che ora si svolgono in condizioni del tutto inadeguate" e "costruzione di spazi per i progetti e le attività trattamentali, formative e scolastiche" - anche il progetto di realizzazione di un nuovo padiglione detentivo, da ricavare utilizzando una parte dello spazio attualmente occupato dalle aree verdi.

Stando ad informazioni ufficiose, si tratterebbe di un padiglione di 3 piani in grado di ospitare circa 200 detenuti "a custodia attenuata", ovvero detenuti a bassa pericolosità sociale prossimi al fine pena per i quali sono previsti laboratori per attività varie come avviene nella Casa di Reclusione di Fossano (Cn)? O come nel caso del progetto Arcobaleno della Casa Circondariale "Le Vallette" di Torino?

Il sindaco, Maurizio Rasero e l'assessore Mariangela Cotto, dichiarandosi molto preoccupati, affermano: "Chiederemo spiegazioni al Ministero competente anche per il tramite dei parlamentari astigiani, in considerazione che un simile progetto dovrà trovare la collaborazione del Comune e dell'Asl ed avrà una ricaduta sui servizi sociali locali".

 
Livorno. Il futuro del carcere tra raddoppio della capienza e interventi necessari PDF Stampa
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Gazzetta di Livorno, 25 gennaio 2020


L'amministrazione comunale: "Il futuro raddoppio della capacità di accoglienza delle Sughere impone interventi urgenti". "Indispensabili azioni di recupero delle aree abbandonate da anni all'interno della struttura". Di questo, rende noto il Comune di Livorno, si è parlato ieri alla Casa Circondariale Le Sughere, con il provveditore dell'amministrazione penitenziaria a livello regionale Gianfranco De Gesu, il garante regionale per i detenuti Franco Corleone, il direttore del carcere Carlo Mazzerbo, l'assessore comunale Andrea Raspanti, il garante dei detenuti di Livorno Giovanni De Peppo e, in rappresentanza del Dap, Gabriella Pedota.

"È stata l'occasione - scrive il Comune in una nota- per fare il punto ed anche una riflessione sulle maggiori criticità del carcere già evidenziate dall'Amministrazione Comunale ai massimi vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Il futuro raddoppio della capacità di accoglienza delle Sughere, che da 250 dovrebbe passare ad oltre 500 detenuti, impone infatti interventi urgenti senza la realizzazione dei quali potrebbe aggravarsi una situazione già complessa".

"Sul tavolo - riferisce l'amministrazione comunale- la necessità di una totale ristrutturazione delle aree di carattere trattamentale abbandonate da anni come la sala polivalente, ma anche dell'edificio (caserma della Polizia Penitenziaria) abbandonato da anni, prezioso per l'accoglienza degli agenti e per finalità correlate all'istituto.

Tra gli interventi da realizzare la chiusura della sezione transito, grazie all'avvio dei nuovi padiglioni, e l'immediata ristrutturazione della stessa. Necessaria anche una riflessione sulla restituzione della sezione "verde" a sezione per la detenzione femminile ed un opportuno reperimento di risorse per la bonifica e la ristrutturazione della attuale cucina centrale. La cucina sarà presto sostituita da una nuovissima e attrezzata cucina delle sezioni dell'Alta Sicurezza ormai prossima all'attivazione".

"L'amministrazione comunale - si legge nella nota- dovrebbe invece provvedere ad interventi di natura infrastrutturale quali l'ampliamento del parcheggio antistante l'Istituto e la riattivazione della fermata Ctt davanti alla Casa circondariale per facilitare le visite dei tanti familiari dei detenuti".

"Il carcere è a tutti gli effetti parte della nostra città ed è un servizio pubblico molto importante - ha affermato l'assessore al sociale e diritti Andrea Raspanti - Un carcere che funziona bene e rispetta la dignità delle persone detenute offre garanzie alla comunità nel suo complesso, perché riduce il rischio che, una volta scontata una pena e tornate libere, queste commettano nuovi reati. Diversamente, un carcere che non funziona produce recidiva e rende più insicura la società. Lo dicono i dati ufficiali.

Perché il carcere funzioni deve offrire ai detenuti opportunità di crescita e risocializzazione, e per farlo ha bisogno di ambienti di detenzione adeguati. Abbiamo pertanto richiesto che vengano recuperate le aree destinate alle attività trattamentali e che, nei padiglioni di prossima costruzione, ne siano previste di nuove. Abbiamo inoltre sollecitato il Dap affinché si risanino le sezioni di media sicurezza, oggi degradate e degradati sia per chi ci vive sia per chi ci lavora. Il confronto avviato è molto positivo e ci aspettiamo che, da questa collaborazione, arrivino risposte concrete ai tanti problemi dell'istituto".

"È stato un incontro importante proprio per definire quelle che sono le urgenti azioni di recupero da fare - conclude il Comune-. Interventi che sono stati presentati al nuovo provveditore regionale De Gesu, alla presenza del garante Corleone, ormai prossimo alla fine del proprio mandato, ma che proprio in vista di questa scadenza, come lui stesso ha affermato in una recente intervista, vuole lasciare un cantiere di prospettive per i carceri toscani, compreso appunto Le Sughere di Livorno".

 
Velletri (Rm). Polo universitario in carcere: lo studio per la crescita personale e sociale PDF Stampa
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studio93.it, 25 gennaio 2020

 

Ieri, presso la Casa circondariale di Velletri, nel corso dell'iniziativa "Agricoltura sociale - Istruzione come forma di riscatto" è stato consegnato a 3 detenuti il diploma di maturità dell'Istituto agrario "Cesare Battisti" di Velletri. Alla presenza del sindaco di Velletri, Orlando Pocci, dell'assessora regionale all'agricoltura, Enrica Onorati e del consigliere regionale Salvatore La Penna, e al fianco della direttrice della casa circondariale, Maria Donata Iannantuono, del dirigente scolastico Eugenio Dibennardo e del referente scolastico presso il carcere, professor Antonino Marrari, è intervenuta anche Eleonora Mattia (Pd), presidente della IX Commissione della Regione Lazio istruzione, lavoro e diritto allo studio.

"Abbiamo visitato le serre, la fungaia e i luoghi dove vengono prodotti olio e vino - spiega la Mattia - toccando con mano l'entusiasmo con cui i detenuti si impegnano in queste attività, consapevoli che istruzione e cultura siano gli unici veri stimoli per crescere e riscattarsi, una sorta di ascensori sociali di cui non possiamo fare a meno.

Non è un caso che nel carcere ci siano anche 10 iscritti all'università, motivo per cui, insieme alla direttrice, abbiamo lanciato la sfida per attivare nel prossimo anno, oltre all'istituto alberghiero (già previsto) anche il corso Its di Enologia e, in tempi brevi, un percorso distaccato con l'Università Roma Tre".

"Va detto - conclude la Mattia - che già quest'anno c'è stata la novità, importante, di aver aperto ai detenuti protetti l'istruzione secondaria. Senza contare che la Regione Lazio ha appena stanziato, con la L.R.7/2007, 500 mila euro per le carceri del Lazio destinati, in parte, ad un protocollo d'intesa con cui le università di Roma Tre e Tor Vergata si fanno carico del tutoraggio dei detenuti in specifici corsi di studio e, in parte, in corsi di teatro. Un lavoro attento sulla persona, affinché il percorso in carcere sia realmente di recupero e di riscatto, per tornare ad approcciarsi in modo nuovo alla società esterna".

 
Lucca. Domenica un incontro su carcere e fine pena alla Casa San Francesco PDF Stampa
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Gazzetta di Lucca, 25 gennaio 2020


Un pomeriggio di socialità per conoscersi e per parlare dei temi legati al carcere e al fine pena. È questa la finalità dell'iniziativa promossa dalla Caritas Diocesana e dal Gruppo Volontari Carcere insieme alla parrocchia di San Pietro a Vico, che si terrà il pomeriggio di domenica 26 gennaio a San Pietro a Vico, dove sorge la Casa San Francesco, struttura che ospita ex detenuti temporaneamente privi di abitazione e detenuti ammessi a godere di misure alternative alla detenzione.

Il programma prevede alle 15:30 un primo appuntamento alle strutture sportive dei Campini, dietro la chiesa del paese, dove è previsto un momento di socialità a cui sono invitati in particolare i giovani. Poi alle 17:30 una merenda alla casa San Francesco (in Via del Ponte, 406, vicino alla stazione) e un incontro con testimonianze e filmati per far conoscere la struttura e le sue finalità. Il pomeriggio si concluderà alle 19:30 con un aperitivo.

L'iniziativa fa parte dell'area sensibilizzazione del "Progetto nazionale carcere" sostenuto da Caritas Italiana e portato avanti sul territorio dagli operatori della Caritas diocesana in collaborazione con il cappellano della casa circondariale e i volontari della casa S. Francesco. L'intento è quello di diminuire la distanza tra il carcere, soprattutto chi lo abita, e le nostre comunità, innescando riflessioni sulla detenzione, l'essere umano, la corresponsabilità e il significato di essere comunità. Diversi incontri sono già stati fatti nelle parrocchie del territorio e alla casa San Francesco, coinvolgendo soprattutto i giovani.

 
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