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Appello per il mantenimento dei colloqui audiovisivi telematici PDF Stampa
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camerepenali.it, 10 luglio 2020


Il documento dell'Osservatorio Carcere dell'Unione delle Camere Penali Italiane relativo all'uso di applicativi in video-conferenza per i colloqui audiovisivi.

Fra le tante criticità, una delle poche novità positive registratesi durante la recente emergenza pandemica nel mondo del carcere è rappresentata dall'improvvisa accelerazione nell'uso di applicativi di videoconferenza per l'effettuazione di colloqui audiovisivi fra detenuti / internati e loro familiari, nonché fra i primi ed i rispettivi difensori.

L'uso di applicativi a ciò finalizzati era in sperimentazione da tempo, con alterne fortune. Improvvisamente, grazie ai vantaggi sanitari che potevano immediatamente ricavarsene, ci si è resi conto che era possibile allestire postazioni in tutti (o quasi tutti) gli Istituti di detenzione e perfino sostituire integralmente i colloqui visivi, che il rischio di contagio suggeriva di sospendere.

É doveroso sottolineare che l'incontro diretto è altra cosa e che la sostituzione integrale rispondeva ad esigenze di emergenza, ma l'occasione ha consentito di sperimentare finalmente anche ulteriori vantaggi, oltre a quelli legati alla specifica congiuntura, che connotano questa modalità di interazione e suggeriscono di mantenerla a regime. Essa, infatti, in particolare, consente di coltivare rapporti ben più gratificanti di quelli consentiti da una mera telefonata anche per chi, per ragioni di lontananza, economiche o di salute, non ha la possibilità di accedere ai colloqui visivi di persona, che richiedono spesso impegnative e costose trasferte.

Ecco dunque che, finita l'emergenza, alcuni detenuti hanno deciso di manifestare l'aspirazione che i colloqui in videoconferenza vengano mantenuti a regime, scrivendo al Presidente della Repubblica. A ciò hanno fatto eco varie iniziative del mondo della cultura e del volontariato carcerario, atte a rivolgere la medesima sollecitazione alle Istituzioni preposte.

L'Unione delle Camere Penali Italiane, con il proprio Osservatorio Carcere, ritiene di doversi esprimere a favore di queste iniziative e rivolge accorato richiamo in tal senso al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, al Ministero della Giustizia ed al Governo tutto, affinché lo sforzo organizzativo compiuto durante l'emergenza pandemica non sia dilapidato e i colloqui audiovisivi vengano mantenuti, quale alternativa ai colloqui dal vivo, ove questi risultino non praticabili.

 
Fase 3. Bonafede: "Nuovi spazi per le udienze? Non c'è tempo" PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 10 luglio 2020

 

Il no del Ministro all'utilizzo dei tribunali soppressi. La Fase 3 della Giustizia non potrà usufruire delle decine di tribunali soppressi in giro per lo Stivale. Nonostante l'esigenza di distanziamento sociale e le condizioni, in molti casi critiche, dei Palazzi di Giustizia.

A dirlo, nel corso del Question time di ieri al Senato, è stato il Guardasigilli Alfonso Bonafede, che ha assicurato di aver fatto "il possibile" per garantire che la Giustizia uscisse dalla paralisi imposta dal Covid. Una risposta insoddisfacente per il senatore Marco Perosino, di Forza Italia, che ieri ha chiesto di rispolverare i tribunali dismessi per ovviare all'esigenza di distanziamento sociale imposta dall'emergenza, considerato che, in molte sedi attualmente attive, non ci sono locali sufficientemente ampi per garantire la sicurezza dei dipendenti e degli utenti.

Tribunali che, in alcuni casi, "sono stati oggetto di richiamo da parte dell'Ispettorato per la funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri sull'applicazione e sull'osservanza delle norme anti Covid", ha sottolineato Perosino, che ha suggerito un'alternativa per evitare ulteriori problemi in caso di recrudescenza dell'emergenza. L'idea sarebbe quella di utilizzare la norma che attribuisce al ministero della Giustizia la facoltà di accordarsi con Regioni e Province autonome, per disporre, temporaneamente, l'utilizzo degli immobili delle cosiddette sedi giudiziarie soppresse.

Una via che, per Bonafede, non appare, però, di immediata praticabilità, "avendo tempi tecnici che non appaiono compatibili con le esigenze di carattere emergenziale". Insomma, non ci sarebbe il tempo per farlo. Il tutto nonostante in molti tribunali la situazione sia ancora critica, con il personale di cancelleria ancora parzialmente fuori sede e l'avvocatura sul piede di guerra per i rinvii e per l'impossibilità di svolgere le udienze in maniera regolare. Bonafede ha però approfittato dello spazio del Question time per rivendicare l'azione del proprio dicastero a tutela dei cittadini e degli addetti ai lavori.

"Fin dalla prima fase dell'emergenza è stata evidenziata la necessità di adottare misure organizzative e logistiche volte alla tutela della salute, dell'igiene degli ambienti e della sicurezza dei locali: gli uffici giudiziari sono stati immediatamente autorizzati ad effettuare acquisti diretti di materiale igienico sanitario, nonché un adeguato numero di dispositivi di protezione delle vie respiratorie - ha dichiarato.

È stata inoltre prevista una procedura semplificata per la gestione delle richieste provenienti dagli uffici giudiziari e relative a pareti in plexiglas e paratie para-fiato, è stata elaborata una serie di strumenti di controllo della temperatura, si stanno inoltre offrendo supporto e indicazioni agli uffici in merito alla pulizia e igienizzazione degli impianti di aerazione nel periodo estivo".

Assieme alle misure igienico- sanitarie, il ministro ha ricordato anche quelle logistico- organizzative, tra le quali la regolamentazione dell'accesso ai servizi, la istituzione di percorsi dedicati all'utenza, la gestione di una banca dati delle aule migliori al fine di assicurare al meglio distanziamento sociale e le altre prescrizioni sanitarie. Misure aspramente criticate dall'avvocatura, soprattutto per l'eccesso di protocolli prodotti per la gestione dell'emergenza, a causa della delega del ministro ai singoli capi degli uffici.

"Certamente l'esigenza di mantenimento del distanziamento sociale si interseca con il problema degli spazi - ha aggiunto Bonafede - soprattutto in ragione della necessità della ripresa delle attività giudiziarie "in presenza", con aumento dell'afflusso dell'utenza, dei dipendenti, dei magistrati e degli avvocati, esigenza segnalata altresì dall'Ispettorato per la funzione pubblica con note rivolte a vari Uffici giudiziari". Ma niente da fare: la Giustizia, almeno per il momento, dovrà accontentarsi degli spazi che ha a disposizione e dei protocolli dei singoli capi uffici, delegati dal ministero a gestire l'afflusso ai tribunali.

 
Non negare le vittime di errori giudiziari PDF Stampa
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di Claudio Cerasa


Il Foglio, 10 luglio 2020

 

Le vittime della mafia, le vittime delle foibe, le vittime del terrorismo e va da sé del nazifascismo, giù giù fino alle vittime da incidente stradale, da disastro ambientale e ora, ahinoi, del Covid. Ogni giorno ha la sua pena e quasi ogni giorno, in Italia, ha ormai una "giornata" per ricordare le vittime di qualche evento scellerato.

Nessuno tocchi le vittime, ovviamente, ma in qualche caso si ha come l'impressione di un'enfasi retorica, che trabocca e si fa un po' pleonastica. Eppure ci sarebbe una giornata delle vittime - forse alla fine arriverà, la parola passa al Senato - che in un paese come l'Italia sarebbe sacrosanta, se non la più sacrosanta di tutte: la Giornata per le vittime di errori giudiziari, che Italia viva voleva dedicare a Enzo Tortora, il 17 giugno.

Basterebbero i numeri a dimostrare la necessità di un ricordo così: ogni anno nel nostro paese ci sono in media mille cittadini innocenti che diventano vittime di errori giudiziari, i casi negli ultimi 25 anni sono oltre 26 mila. L'associazione Errori giudiziari ne ha pubblicati online oltre ottocento, limitandosi alle vicende processuali definitivamente chiuse. I Radicali Maurizio Turco e Irene Testa hanno ricordato che l'istituzione sarebbe "un atto con il quale ricordare l'alto numero di coloro che hanno subito la gogna mediatica alla quale è seguita l'ingiusta detenzione o la estraneità ai fatti per i quali sono stati indicati al pubblico ludibrio".

Una strage morale indegna di uno stato di diritto. Ora, di fronte a tutto questo, l'altro ieri in commissione Giustizia la mozione proponente è passata per un pelo, con i voti dell'opposizione e di Italia viva. Mentre il Movimento cinque stelle e il Partito democratico hanno votato contro.

E se per i forcaioli grillini, che esprimono l'attuale ministro della Giustizia, l'impossibilità di ammettere i danni della mala giustizia e della gogna mediatica è strutturale, peggio di riconoscere la concessione delle autostrade al gruppo Benetton, per il Pd l'errore è più doloroso e rivelatore: finirà mai, il partito erede del partito del moralismo giudiziario e dei processi come arma politica, di flirtare con il giustizialismo?

 
Abuso d'ufficio, la riforma che non può aspettare PDF Stampa
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di Antonio Palma*


Il Riformista, 10 luglio 2020

 

Ben venga la modifica della responsabilità amministrativa limitata ai soli comportamenti dolosi: dovrebbe essere accompagnata da quella della prescrizione. Molte e prevedibili sono le difficoltà del Governo nel varare il decreto legge dedicato alla semplificazione amministrativa, in particolare nell'approntare le norme di revisione del reato di abuso di ufficio e quelle destinate a incidere sui presupposti della responsabilità amministrativa dei funzionari pubblici, per la quale è competente la Corte dei conti, un autentico spauracchio per coloro che hanno responsabilità di firma perché incide sul loro patrimonio personale.

É noto che l'abuso d'ufficio per la indeterminatezza della fattispecie incriminatrice e la responsabilità per comportamenti dolosi e gravemente colposi che abbiano arrecato danno al pubblico erario siano da tempo tra le cause di quella fuga dalla responsabilità che rende difficile concludere nei tempi previsti i procedimenti amministrativi, generando lentezze ed inefficienze gravi e, soprattutto, rendendo vani i tentativi di riforma voluti dal legislatore e poi finiti impantanati nella palude delle inerzie.

Dunque, si tenta di riscrivere il reato cli abuso di ufficio rendendo meno generico il profilo incriminar te e di limitare la responsabilità ai soli casi di dolo del funzionario pubblico, con esclusione della colpa grave, che in fondo si risolve nei fatti in un riesame ed in un apprezzamento esterno a volte anche di merito dei comportamenti amministrativi da parte del Giudice contabile, che si sovrappone a quello dei competenti organi amministrativi.

Immediate le reazioni di chi teme che cm allentamento dei controlli possa aggravare quei fenomeni corruttivi che di certo costituiscono un fattore di inquinamento della vita amministrativa Ma sul punto è necessario fare chiarezza con determinazione la politica richiede visioni, passioni ed emozioni.

L'amministrazione invece impone ragione tecnica e discernimento. Il riformismo che di quella ragione è realizzazione se riesce ad innescare processi continui di rinnovamento dell'esistente incide sulla realtà più di una rivoluzione, che si consuma nell'istante storico in cui si realizza. Il riformismo come rivoluzione forte e dolce deve affrontare resistenze, interessi consolidati e contrastanti e lo può fare solo avendo chiari gli obiettivi da perseguire e le conseguenze del raggiungimento di tali obiettivi.

Or dunque, sono dati di comune esperienza le lentezze, i tempi biblici dei procedimenti amministrativi, l'elusione dei termini previsti dalla legge per la conclusone dei procedimenti, la farragine del concerto tra le diverse pubbliche amministrazioni, la complessità della tutela dinanzi al giudice amministrativo oltretutto a volte non realmente satisfattiva della domanda di giustizia del privato leso dall'inerzia dell'amministrazione. Tutto questo notoriamente scoraggia chiunque voglia affrontare il rischio di doversi confrontare con il complesso normativo e amministrativo del nostro paese. Molte le cause certo, ma una determinante è la moltiplicazione dei controlli che soffocano il potere di amministrazione attiva, senza proporzione tra l'esigenza del fare e il dovere di controllare.

Un'eresia per i teorici di quella paranoia permanente che si fonda su una fondamentale sfiducia nei cittadini, invece una realtà che obbliga un legislatore che voglia seriamente riformare, sulla base del principio del corretto bilanciamento tra efficienza dell'agire e correttezza delle azioni. Le nonne penali attualmente vigenti in tenia di rea ti della pubblica amministrazione sono più che sufficienti ad assicurare una adeguata repressione dei comportamenti devianti e si pensi che un fatto corruttivo può essere punito più di un omicidio preterintenzionale - ad esse appare sufficiente aggiungere una corretta quota di controlli concentrala in fase successiva all'adozione degli atti amministrativi in un unico livello di esercizio.

Quindi, ben venga la riforma della responsabilità amministrativa limitata ai soli comportamenti dolosi, riforma che dovrebbe essere accompagnata, rispolverandola da un passato recente, quella della prescrizione, che come in tutti i casi di illecito dovrebbe decorrere dal fatto generativo di danno erariale e non dal suo accertamento, poiché siamo completamente al di fuori da moduli privatistici che possano giustificare la diversa previsione.

Si eviterebbe cosi ai pubblici funzionari di essere chiamati a rispondere dinanzi alla Corte dei Conti anche decenni dopo la cessazione della carica, anni dopo il collocamento in pensione, una specie di incubo permanente che può connotare l'intera esistenza.

Perché allora fingersi anime belle che si stracciano le vesti perché nessun pubblico funzionario ama assumersi la responsabilità della firma di un provvedimento, per la quale può essere simultaneamente chiamato a rispondere dalla Procura della repubblica, dalla Procura della Corte dei Conti, dalle Autorità di controllo e via procedendo? Forse un sano approccio laico alla questione porterebbe a maggiori utilità per il paese nel suo complesso.

 

*Docente all'Università "Federico II" di Napoli

 
Csm, Curzio proposto primo presidente della Corte di cassazione PDF Stampa
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di Giacomo Puletti


Il Dubbio, 10 luglio 2020

 

La proposta sarà all'ordine del giorno mercoledì 15 luglio, quando il plenum si riunirà al Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica. La Commissione incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura ha proposto all'unanimità la nomina di Pietro Curzio, attuale presidente di sezione della Corte di cassazione, per il ruolo di primo presidente. La quinta commissione ha inoltre proposto la nomina di Margherita Cassano, ad oggi presidente della Corte d'Appello di Firenze, come presidente aggiunto. Le proposte saranno all'ordine del giorno mercoledì 15 luglio alle 10 dal plenum del Csm, presieduto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel salone delle Feste del Quirinale.

Le nomine sono arrivate in vista dell'addio, per sopraggiunti limiti d'età, dell'attuale presidente Pietro Mammone, che lascerà il 17 luglio. Il ruolo di presidente aggiunto era invece già vacante da qualche settimana.

Curzio è in Cassazione dall'ottobre 2007, appartiene alla corrente di Magistratura Democratica ed è presidente della sesta sezione civile della Corte. Cassano invece è stata consigliere di Cassazione per tredici anni, membro delle Sezioni unite ed è approdata alla Corte d'Appello di Firenze dopo quattro anni al Csm per Magistratura indipendente. È la prima donna a ricoprire l'incarico di presidente aggiunto di Cassazione.

Il plenum di Palazzo dei Marescialli ha intanto eletto i quattro componenti supplenti della sezione disciplinare, il cui implemento era stato deliberato due giorni fa dallo stesso Csm. "L'incremento del numero di procedimenti pendenti davanti alla sezione disciplinare determina un aumento dei casi di possibile incompatibilità - aveva scritto il plenum - il che rende opportuno, al fine di assicurare l'indefettibilità e la continuità della funzione disciplinare, prevedere un incremento del numero dei componenti supplenti".

Da qui la delibera, approvata a larga maggioranza. Gli eletti sono il laico Emanuele Basile (24 voti), e i tre togati Elisabetta Chinaglia (esponente di Area, 21 voti) Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, entrambi di Autonomia & Indipendenza, con 24 voti. Tra i processi che tratteranno anche quello a carico del pm (ora sospeso) Luca Palamara e altri sei magistrati, cioè il deputato di Italia Viva Cosimo Ferri e cinque ex togati del Csm, per il "caso Procure", il cui inizio è fissato per il 21 luglio.

 
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