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Sardegna. Sono tanti i detenuti in Alta sicurezza e al 41 bis PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 18 settembre 2021

 

Molto critica la situazione sanitaria e la regione è l'unica a non avere un Garante. Un suicidio e la protesta nonviolenta dei detenuti in As3 del carcere di Massama come riportato su questa stessa pagina de Il Dubbio, riapre di nuovo la questione della Sardegna. L' unica regione italiana a non avere un garante dei detenuti, nonostante sia una regione dove i circuiti penitenziari sono complessi e pieni di gravi criticità.

A partire dalla sanità nelle carceri, una vera e propria emergenza considerando anche che il maggior numero dei detenuti nelle strutture isolane sono anziani, dunque, con tutte le problematiche legate all'età.

La Sardegna si caratterizza per un numero elevato di Istituti di pena, superiore alle esigenze territoriali. Inoltre, è stato scelto di trasferire e concentrare nelle strutture detentive dell'isola un gran numero di persone detenute in regime di Alta sicurezza, nonché un numero consistente di coloro che sono detenute in regime del 41 bis, anche cambiando la missione di taluni di essi come per esempio il carcere di Massama che ospita ormai quasi esclusivamente detenuti in Alta sicurezza. Nonostante la forte presenza - come già di un elevato numero di persone detenute in questi regimi "speciali", nella Regione non è disponibile un SAI che possa essere utilizzato a tutela della loro salute. Fatto, quest'ultimo, ribadito due anni fa dal Garante nazionale delle persone private della libertà.

Una regione che, di fatto, raccoglie numerosi detenuti in alta sicurezza provenienti da tutto il territorio italiano. Il Garante nazione, infatti, nel suo ultimo rapporto, ha osservato che questa peculiarità rischia frequentemente di determinare la compressione di diritti fondamentali quali quello alla salute, al mantenimento delle relazioni affettive, all'accesso a piani trattamentali individualizzati, all'espressione della propria pratica religiosa.

Per questo, sempre il Garante, ha raccomandato al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria la considerazione soggettiva delle persone assegnate a Istituti della Sardegna in funzione della collocazione più consona ai singoli percorsi riabilitativi e la valutazione delle richieste di trasferimento, anche temporaneo, in termini tali da non pregiudicare i diritti fondamentali della persona in favore di esigenze di sicurezza altrimenti perseguibili.

E a proposito del carcere di Massama, sempre due anni fa, il Garante ha rilevato la permanenza di criticità di natura strutturale, della carenza delle offerte formative e trattamentali, dell'assenza di una Direzione stabilmente ed esclusivamente applicata all'Istituto, della restrittività dell'Amministrazione nella considerazione delle esigenze di trasferimento, anche soltanto temporaneo, connesse a ragioni di salute. Ciò nel contesto delle difficoltà intrinseche alla distanza geografica delle persone detenute rispetto ai riferimenti familiari e affettivi. A leggere la lettera odierna dei detenuti, sembrerebbe che dopo due anni, ancora non è stato risolto nulla.

 
Calabria. Siviglia incontra Cartabia: richieste per il sistema penitenziario calabrese PDF Stampa
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citynow.it, 18 settembre 2021


Il Garante regionale dei detenuti ha incontrato il ministro della Giustizia. Il punto sulla situazione del sistema penitenziario in Calabria. Lo scorso 16 settembre si è tenuto presso la Sala Manzo del Ministero della Giustizia l'incontro del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, con la Signora Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, i Garanti regionali ed una rappresentanza dei Garanti territoriali, incentrato sulle azioni, le criticità e i punti positivi del sistema penitenziario nei territori di rispettiva competenza. All'incontro hanno partecipato anche il Capo dell'Amministrazione Penitenziaria, Bernardo Petralia ed il Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, Gemma Tuccillo.

"Si è trattato di un confronto molto positivo", ha detto il Garante regionale della Calabria, Agostino Siviglia, che è intervenuto nel corso dei lavori, rappresentando alla Signora Ministra della Giustizia le principali problematiche, ma anche i punti positivi, del sistema penitenziario calabrese. "Ho evidenziato alla Signora Ministra la necessità di un intervento interministeriale, del Ministero della Giustizia e di quello della Salute, per regolamentare in maniera cogente l'assistenza sanitaria in carcere che, specie in Calabria, costituisce una delle principali problematiche, ancor più dopo il passaggio, nel 2008, della medicina penitenziaria al servizio sanitario nazionale. In una Regione commissariata da oltre due lustri, per vero, il diritto alla salute non viene garantito adeguatamente, tanto fuori quanto dentro le mura di un carcere, purtroppo.

Le morti di Pasquale Francavilla a Cosenza e di Michele Carosiello a Catanzaro, sulle quali stanno indagando le rispettive procure di competenza, chiamano lo Stato ad una ineludibile assunzione di responsabilità in ordine alla tutela del fondamentale diritto alla salute delle persone detenute", ha affermato Agostino Siviglia, che proprio nei giorni scorsi si è recato presso i due istituti penitenziari di Catanzaro e Cosenza per acquisire tutte le informazioni del caso e predisporre gli interventi di propria competenza.

Il Garante calabrese ha poi chiesto un intervento diretto della Signora Ministra per altre tre questioni afferenti il sistema penitenziario calabrese:

innanzitutto, sulla mancata apertura della Rems di Girifalco (CZ), i cui lavori di ristrutturazione sono ormai terminati e che per le inefficienze del Dipartimento regionale della salute, ancora, non riesce ad avviare le indispensabili attività funzionali;

poi, sull'interruzione dell'attività del Mandela's Office-Ufficio per la Giustizia Riparativa di Reggio Calabria, che per responsabilità dell'amministrazione comunale reggina, che non riesce neanche ad assicurare il pagamento delle utenze all'interno dell'immobile di via Diana 3, confiscato alla criminalità organizzata, è chiuso ormai da oltre tre anni;

infine, ma non di minore importanza, il Garante regionale della Calabria ha chiesto alla Signora Ministra un intervento per l'immediata interruzione dell'applicazione delle schermature in plexiglas alle finestre delle celle del carcere di Cosenza, previste per motivi di sicurezza, ma che non lasciano trasparire la luce, oscurano la vista e rendono l'aria asfittica, integrando così gli estremi di quei fattori negativi previsti in violazione dell'art. 3 della Cedu, in tema di trattamenti inumani e degradanti.

Il Garante Siviglia ha poi evidenziato fra i punti positivi l'istituto a custodia attenuta di Laureana di Borrello (RC), fortemente voluto dal compianto Provveditore Paolino Quattrone, che restituisce senso e dignità all'esecuzione della pena. La Signora Ministra della Giustizia ha seguito con grande attenzione l'intervento del Garante regionale della Calabria, assicurando una costante interlocuzione nell'ottica della risoluzione delle questioni poste.

"Nel ringraziare la Signora Ministra della Giustizia ed il Garante nazionale per l'invito all'incontro e per l'attenzione riservata, che lascia ben sperare per il futuro, Agostino Siviglia nel terminare il suo intervento ha auspicato proprio che, attraverso un comune impegno quotidiano, si possa davvero restituire un futuro migliore alla Calabria, anche e non marginalmente, in tema di giustizia e di tutela dei diritti delle persone private della libertà personale e magari, un giorno alla volta, rendere il futuro più presente, del resto la miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta", ha concluso il Garante regionale.

 
Foggia. Suicidio nel carcere, detenuto si toglie la vita nella sua cella PDF Stampa
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foggiatoday.it, 18 settembre 2021


Nelle carceri pugliesi si tratta del terzo recluso deceduto in pochi giorni. Ieri pomeriggio un recluso si è tolto la vita impiccandosi all'interno della cella in cui era ristretto. Lo comunica Fs Co.sp. Coordinamento sindacale penitenziario. Immediato è scattato l'allarme lanciato dall'agente di sezione che nel frattempo si era recato in cella per un controllo. A nulla sono valsi i tentativi da parte del personale di polizia e medico di salvarlo, nonostante l'intervento tempestivo. Il detenuto era privo di vita.

Nelle carceri pugliesi si tratta del terzo recluso deceduto in pochi giorni, "una sconfitta dello Stato" scrive Mimmo Mastrulli: "Serve un cambio di passo, un segnale forte e radicale da parte delle istituzioni centrali e regionali dell'amministrazione penitenziaria" nel penitenziario di Foggia dove nel marzo 2020 ci fu una sommossa e l'evasione di una settantina di reclusi tra cui anche noti e pericolosi criminali.

La federazione sindacale Co.s.p. ha chiesto che le unità del ruolo ispettori e sovrintendenti siano impiegate nei reparti anche in sovrannumero, se necessario, ma non negli uffici amministrativi e di segreteria della direzione. "In Puglia mancano oltre 1.000 unità rispetto ai 2.700 poliziotti in servizio. I detenuti superano le 4.100 persone contro le 2.400 regolamentari in 12 strutture carcerarie e il sovraccarico per ogni singolo agente di polizia va oltre ogni misura della reclamata qualità della vita" evidenzia Mastrulli. Nel corso della Tavola Rotonda che si è svolta in Senato il 9 settembre scorso indetta dal gruppo Camera e Senato i FdI e il sindacato Co.s.p, attraverso una interpellanza parlamentare in corso di deposito alla ministra della Giustizia Cartabia, hanno chiesto provvedimenti urgenti e radicali, a partire dalla sostituzione, se necessari per una svolta, di dirigenti e funzionari.

 
Oristano. Detenuto suicida nel carcere di Massama PDF Stampa
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linkoristano.it, 18 settembre 2021


La vicenda risale allo scorso mese di agosto, ma è stata resa nota nelle ultime ore dopo la protesta di 160 reclusi. Un detenuto si è tolto la vita nel carcere di Massama. La notizia è stata resa nota dall'emittente Radio Radicale nel corso della trasmissione Radio carcere, condotta da Maurizio Arena e andata in onda ieri sera. Arena ha dato lettura di una lettera inviata da una persona reclusa nell'istituto di detenzione oristanese, Gianfranco, e confermato che lo scorso mese di agosto nel carcere di alta sicurezza si è verificato un suicidio. A quanto si è appreso successivamente, a togliersi la vita sarebbe stato un detenuto sardo che aveva già manifestato problemi di salute.

La notizia arriva a poche ore dall'annuncio della protesta di 160 detenuti che proprio da Massama hanno lanciato un appello rivolto al capo dello Stato Sergio Mattarella e alla ministra della giustizia Marta Cartabia.

Minacciano lo sciopero della fame e della sete se non saranno attuati immediati interventi per risolvere numerosi problemi che rendono molto difficile la vivibilità all'interno del carcere. Tra questi le infiltrazioni d'acqua dal tetto e l'insufficienza di spazi. Proprio i problemi di vivibilità sono stati evidenziati ieri sera da Radio Radicale. Nella trasmissione Radio carcere, ancora il conduttore Maurizio Arena, dando conto sempre della lettera ricevuta dal detenuto Gianfranco, ha spiegato che a Massama nelle celle vengono ospitati tre detenuti e non due come previsto: se uno dei tre si deve muovere, costringe gli altri due a stare a letto.

 
Oristano. L'inferno di Massama: 20 ore al giorno in celle allagate e strapiene PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 18 settembre 2021

 

Acqua che perde dal soffitto e costretti a vivere con i secchi per evitare di essere allagati, celle sovraffollate, citofoni che non funzionano e quindi se di notte qualcuno si sente male rischia di non essere soccorso, muffa e umidità, zero attività trattamentali. Parliamo della denuncia sottoscritta da un centinaio di detenuti del carcere di Oristano- Massama, proprio due giorni fa si è avuta notizia di un detenuto che si è suicidato ad agosto. Notizia resa nota da Radio Radicale nel corso della trasmissione "Radio carcere", condotta da Riccardo Arena.

"Siamo stanchi di subire, ingiustamente, restrizioni e privazioni di ogni tipo in modo del tutto gratuito. Sia ben chiaro, non chiediamo niente di straordinario. Chiediamo solo di vivere i giorni, o anni che siano, in modo dignitoso e con il rispetto della persona!". Questo scrivono i detenuti del carcere di Massama, ad Oristano, allocati al reparto di Alta Sicurezza (AS3).

Sono pronti allo sciopero della fame e della sete per far rispettare i loro diritti, quelli minimi e garantiti dalla nostra costituzione. Lo fanno sapere tramite una lettera inviata alle istituzioni, dal presidente della Repubblica al ministero della Giustizia. Lettera che ha ricevuto anche Il Dubbio. I detenuti sottolineano che il carcere sardo di Massama ospita la stragrande maggioranza dei condannati in via definitiva e per questo dovrebbe prevedere una vasta offerta di attività formative, lavorative e ricreative, in modo tale da favorire il recupero del reo.

Purtroppo i detenuti denunciano che restano comunque chiusi in cella venti ore su ventiquattro. Le celle, dicono, sono occupate da tre persone mentre ne potrebbero ospitare al massimo due. Per potersi muovere all'interno di esse, hanno bisogno di montare i letti a castello. "Ma, cosa molto più squallida - aggiungono -, è che molte delle camere perdono acqua dal soffitto. Siamo costretti a vivere e dormire con dei secchi in mezzo alla stanza in modo tale da recuperare l'acqua delle perdite ed evitare di allagarci". Lanciano l'allarme di un pericolo costante di corti circuiti perché la maggior parte delle perdite provengono dai neon che illuminano la stanza. "La muffa e l'umidità ormai fanno parte del nostro quotidiano", scrivono nero su bianco.

Come se non bastasse, i citofoni che servono per chiamare l'agente di sezione, non funzionerebbero da una vita. "Di notte - si legge sempre nella lettera - se qualcuno di noi si sente male è costretto a gridare per farsi sentire svegliando l'intera sezione. Ovviamente il problema è stato fatto notare, ma i citofoni continuano a non funzionare!".

L'unica attività concessa è la scuola che attualmente però sarebbe chiusa a causa del Covid. "Da premettere - sottolineano i detenuti dell'AS3 - che quando ci è possibile svolgere l'attività scolastica veniamo chiusi a chiave, nell'aula, nonostante il docente sia un civile. Non ci è permesso svolgere attività sportive se decidiamo di andare a scuola". Infatti, per recarsi al passeggio, fare due passi oppure andare a fare una partita al calcetto, i detenuti si ritroverebbero costretti a rifiutare la scuola. "La stessa cosa vale per la palestra, se così la vogliamo chiamare: non c'è un solo attrezzo che funzioni, non c'è un bagno all'interno della stessa. Ce n'è uno adiacente, ma ci chiudono a chiave quando potrebbero chiudere la porta esterna del corridoio e permetterci così di usufruire del wc Perché non ci è permesso?" si domandano.

Come se non bastasse, i bagni del passeggio sarebbero otturati da mesi e mesi. In estate, sarebbero stati costretti a rimanere chiusi in celle roventi che hanno raggiunto temperatura insostenibile. I detenuti dicono che gli è stato consentito l'acquisto di un piccolo ventilatore di quattro euro che funziona con batterie mini stilo ed è composto da due eliche. Una denuncia che viene raccolta e rilanciata da Maria Grazia Caligaris dell'associazione di volontariato "Socialismo Diritti Riforme". "Se queste sono le condizioni - sottolinea l'esponente di Sdr - è evidente che si rappresenta una vita fuori da quei canoni costituzionali che dovrebbero garantire ai detenuti una riabilitazione utile alla società. Troppo spesso infatti si dimentica che trascurare i momenti di formazione, di lavoro, di svago dentro una struttura destinata a far vivere e apprezzare la legalità significa contraddire la finalità del ruolo del Penitenziario".

 

 
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