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La rivolta dei magistrati: "niente sanzioni, non siamo pigri" PDF Stampa
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di Giovanni Altoprati

 

Il Riformista, 24 gennaio 2020

 

La norma è stata inserita nel testo "processo breve" voluta da Bonafede per diluire gli effetti del blocco della prescrizione. Ma le toghe protestano.

Solo noi possiamo decidere i tempi dei processi. Nessuno può permettersi di dirci quanto deve durare un dibattimento. Neppure il legislatore. In estrema sintesi. è questa la risposta delle toghe italiane alla proposta della maggioranza di prevedere delle "sanzioni' per i giudici pigri. Una risposta prevedibile e scontata.

L'Italia, infatti, pur essendo continuamente sanzionata dalla Cedu per l'eccessiva durata dei processi. non ha mai posto in essere serie misure strutturali - ad esempio facendo lavorare di più e meglio i magistrati - per evitare che i cittadini trascorrano gran parte della loro esistenza in Tribunale prima di avere una sentenza definitiva.

Leggendo l'ultima relazione della Corte di Strasburgo. sono stati oltre 1200 i ricorsi per "l'irragionevole durata del processo" e "la mancata applicazione della legge Pinto". Un record che ci ha permesso, nel 2018, di superare la Turchia, paese dove vige uno dei sistemi giudiziari peggiori del pianeta.

Era stato il responsabile giustizia del Pd, Walter Verini, in un intervento pubblicato la scorsa settimana su Il Riformista, ad annunciare la possibilità di rafforzare l'illecito disciplinare per "ritardi immotivati nello svolgimento del procedimento". La norma è stata poi inserita nel testo sul "processo breve" voluto da Alfonso Bonafede per diluire gli effetti del blocco della prescrizione sulla durata dei processi e presentato mercoledì agli alleati di governo.

Per i magistrati pigri è previsto un procedimento disciplinare più "efficace" davanti al Csm. normalmente di manica larga per le toghe lumaca: Palazzo dei Marescialli Io scorso anno, prosciolse un giudice fiorentino che aveva impiegato oltre cinque anni per depositare una sentenza. La reazione delle toghe è stata durissima.

"Una soluzione demagogica e di propaganda", hanno affermato in coro i magistrati. Il tema, va detto, è di quelli che ricompaiano la categoria. Le tensioni fra le correnti del dopo "Palamara" sono subito sfumate come per prodigio. Dalla sinistra giudiziaria di Area-Md alla destra di Magistratura indipendente è immediatamente partito il fuoco di sbarramento per impallinare nella culla la proposta del governo.

"Esprimiamo - scrivono i magistrati progressisti - la ferma ed assoluta contrarietà a qualsiasi riforma che ipotizzi di garantire la durata ragionevole dei processi penali minacciando ipotesi di responsabilità disciplinare a carico dei magistrati qualora i tempi imposti per legge non vengano rispettati".

Ciò "non può certamente passare attraverso riforme che impongano ai magistrati italiani, pena l'individuazione di loro responsabilità di ordine patrimoniale o professionale, termini perentori di definizione dei processi". I magistrati, dicono, farebbero già miracoli nell'attuale contesto. "La magistratura italiana rappresenta un esempio di produttività nel panorama comparato dei sistemi giudiziari europei e non accetta di diventare, in ragione di una mediazione politica che non dovrebbe mai andare disgiunta dalla ricognizione dei problemi reali. il capro espiatorio di inefficienze e malfunzionamenti che fanno torto all'abnegazione e all'impegno profusi dalla larga maggioranza dei suoi esponenti", scrivono le toghe di destra.

"La lentezza dei processi non è certo determinata dalla pigrizia dei magistrati: all'opposto, nel quadro normativo attuale, deve a loro essere riconosciuto il merito della residua, per quanto insufficiente, funzionalità della giustizia penale", fanno eco i giudici di sinistra.

Cosa fare? "Risorse" ed "investimenti". la soluzione togata. Sul fronte risorse, comunque, l'anno scorso il governo ha già aumentato il numero dei magistrati, portandone l'organico a 10.600. Uno dei più alti in Europa se sommato anche alle migliaia di giudici onorari. Su un punto, però. le toghe hanno ragione. E cioè quando reclamano una seria depenalizzazione.

Una rivoluzione dopo anni di panpenalismo spinto che ha portato a reati fumosi ed evanescenti come il traffico di influenze o l'abuso d'ufficio. Se Bonafede dovesse insistere nel suo progetto. i magistrati si sono comunque già dichiarati pronti alla "mobilitazione generale". Ministro avvisato. ministro salvato.

 
Fallimento, il debito verso l'Erario esclude l'intento distrattivo PDF Stampa
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di Francesco Machina Grifeo


Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2020

 

Corte di cassazione - Sentenza 23 gennaio 2020 n. 270. In caso di fallimento dell'azienda, va considerata "congrua" la motivazione che esclude la "condotta distrattiva" dell'amministratore in quanto il "passivo ammesso" consiste in debiti verso Equitalia e verso la banca.

Lo ha stabilito la Quinta sezione penale della Cassazione, sentenza n. 2708 di ieri, annullando la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale decisa dalla Corte di appello di Napoli in riforma della pronuncia assolutoria di primo grado. Per la Suprema corte, infatti, legittimamente, il tribunale aveva affermato che non poteva ritenersi integrasse una condotta distrattiva il mancato pagamento di debiti erariali e verso la banca.

Accolto dunque il ricorso dell'imputato che aveva sottolineato come il divario tra attivo e passivo "era costituito da debiti maturati verso il Fisco e verso gli istituti di credito". La Cassazione afferma poi che, il giudice di secondo grado, nel ribaltare la decisione era venuto meno all'obbligo di motivazione rafforzata dovuto in caso di riforma della sentenza assolutoria di primo grado.

Come chiarito dalle S.U. (n. 33748/2005) infatti il giudice che riformi totalmente la decisione ha l'obbligo di "delineare le linee portanti del proprio, alternativo, ragionamento probatorio e di confutare specificamente i più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza, dando conto delle ragioni della relativa incompletezza o incoerenza, tali da giustificare la riforma del provvedimento impugnato".

Ragion per cui, prosegue la decisione, "emerge l'insufficienza dell'apparato argomentativo" della sentenza impugnata "in ordine alla questione decisiva, congruamente affrontata dal decidente di primo grado". Secondo il tribunale infatti "poiché il passivo ammesso (per 105.543 euro) era costituito da debiti verso Equitalia per tributi non pagati, maggiorati della quota dovuta per interessi e sanzioni (per 30.000 euro), da un debito nei confronti della Camera di commercio e da un debito verso la Banca Popolare di Ancona per anticipazioni bancarie per euro 70.000, non poteva ritenersi che il mancato pagamento del debito erariale e il mancato rientro delle esposizioni debitorie con istituti di credito integrassero condotte distrattive".

 
E-mail della madre sul figlio malato, diffamazione al medico che le divulga PDF Stampa
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di Giampaolo Piagnerelli


Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2020

 

Corte di cassazione - Sezione V penale - Sentenza 23 gennaio 2020 n. 2705. Diffamazione per il medico che diffonde una email arrivatagli dalla madre sui metodi inumani (in particolare sui medicinali somministrati al giovane) operati sul figlio nel reparto di psichiatria. Il medico aveva eccepito l'eccessiva genericità delle imputazioni a suo carico e per questo aveva invocato l'applicazione della particolare tenuità del fatto prevista dall'articolo 131-bis del codice penale. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza n. 2705/20.

Non serve l'animus iniurandi - I Supremi giudici, rileggendo la vicenda, hanno precisato che non è richiesto "l'animus iniurandi vel diffamandi", essendo sufficiente il dolo generico, che può anche assumere la forma di dolo eventuale, in quanto è sufficiente che l'agente consapevolmente faccia uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive, ossia adoperate in base al significato che esse vengono oggettivamente ad assumere, senza un diretto riferimento alle intenzioni dell'agente.

Per quel che concerne il mancato riconoscimento della causa di non punibilità del fatto, la Corte territoriale aveva già giustificato la decisione facendo riferimento alla gravità delle accuse all'onore e alla professionalità della persona offesa, e considerando non occasionale la condotta per le ripetute email inoltrate dal ricorrente. È di tutta evidenza - si legge nella sentenza - come nella fattispecie non fosse possibile rinvenire la causa di non punibilità.

Condanna alle spese - Alla declaratoria di inammissibilità segue per legge (articolo 616 cpp) la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché, trattandosi di causa di inammissibilità determinata da profili di colpa emergenti dal ricorso, al versamento, in favore della cassa ammende, di una somma da ritenersi equa e congrua pari a 3mila euro.

 
Sardegna. Sanità penitenziaria: 8 istituti su 10 senza coordinatori sanitari PDF Stampa
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sardegnalive.net, 24 gennaio 2020


Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo diritti riforme", punta il dito

contro la situazione sanitaria all'interno delle carceri sarde. "Risultano assenti otto coordinatori sanitari su dieci Istituti, carenti i medici specialisti e spesso anche i farmaci per i disturbi psichiatrici, in aumento costante i detenuti in doppia diagnosi. Le carceri della Sardegna sono in affanno e la situazione nella Casa circondariale "Ettore Scalas", la più grande dell'isola, richiede immediati interventi dalla Regione".

La presidente ha ricevuto diverse segnalazioni dai familiari dei detenuti "preoccupati per la difficoltà che i congiunti incontrano per disporre di alcuni farmaci e per le lunghe liste d'attesa per una visita odontoiatrica o psichiatrica".

Caligaris sottolinea che: "Nel villaggio penitenziario di Cagliari-Uta sono attualmente recluse 565 persone (23 donne - 137 stranieri) a fronte di 561 posti. Una situazione solo apparentemente accettabile sotto il profilo strettamente numerico ma assai complessa per la tipologia di ristretti. A parte le persone anche con insorgenze tumorali, a preoccupare sono le problematiche psichiatriche specialmente quelle connesse alle tossicodipendenze.

Sono infatti all'ordine del giorno i gesti di autolesionismo e atti inconsulti. Nonostante un'alta percentuale di persone con problemi psichiatrici e psicologici, disturbi dell'umore e borderline (circa il 40%), sono in servizio solo due psichiatri e due psicologhe. Ma soprattutto spesso mancano alcuni farmaci antipsicotici".

"È diventato improcrastinabile - sottolinea la presidente di Sdr - il coordinatore sanitario. Una figura stabile e a tempo pieno che possa gestire al meglio le risorse umane e professionali nell'ottica di garantire costantemente e con efficacia il percorso di cura dei ristretti. La procedura di selezione peraltro è stata espletata lo scorso luglio ma ancora non è stata effettuata la nomina. C'è poi il problema del referente medico per ciascun detenuto.

È assente insomma il corrispettivo del Medico di base che permetterebbe ai detenuti di avere un rapporto più diretto e meno ansiogeno, in analogia a quanto si verifica con i reclusi ricoverati nel Centro Clinico. Si tenga conto che l'ingresso e la permanenza in carcere aumentano i rischi per la salute fisica e psichica. Non si possono del resto sottacere le aggressioni verso gli Agenti di Polizia Penitenziaria e del Personale sanitario da parte di detenuti che distruggono i suppellettili della cella manifestando crisi nervose o tendenze antisociali".

"Infine l'organizzazione della sanità penitenziaria, in particolare a Cagliari-Uta, ha necessità di un riordino e di una seria presa in carico da parte dell'Ats. Occorre una rivisitazione e un aggiornamento. A 8 anni dalla riforma urge una verifica sull'efficienza del sistema.

La situazione della struttura detentiva è profondamente cambiata. Aldilà delle istanze dei familiari dei ristretti, non solo i detenuti ma anche gli Agenti della Polizia Penitenziaria, gli Educatori e tutti gli operatori sanitari - conclude Caligaris - hanno necessità di svolgere il proprio ruolo con garanzie di sicurezza e serenità".

 
Sassari. Unida, il garante dei detenuti: "Ho un sogno per Bancali" PDF Stampa
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di Giovanni Bua


La Nuova Sardegna, 24 gennaio 2020

 

Da quasi tre mesi "Jodo" è il rappresentante dei detenuti nella Casa circondariale. "Non mi spaventano le critiche, ma ho ancora tanto da vedere e imparare". Un vestito di Bagella indosso e una copia di "Abolire il carcere" di Luigi Manconi sotto il braccio.

"Perché - dice parafrasando il mitico George Best - nella mia vita la maggior parte dei soldi li ho spesi in abiti, corsi e libri. E il resto l'ho sperperato". Non manca certo il senso scenico, e una robusta autoironia, ad Antonio Unida, per tutti semplicemente Jodo, pseudonimo scelto in onore del suo maestro Alejandro Jodorowsky, studioso e teorico di psico-magia.

Pezzo importante, e come sempre stravagante, dello "spiazzante" puzzle che forma la vita del 58enne di belle speranze che da novembre è il nuovo garante dei detenuti della casa circondariale di Bancali. La sacrestia. Infanzia tra via Munizione Vecchia a la sacrestia di monsignor Masia a San Giuseppe, dove fa incetta di incenso e politica. "Mi ci ha mandato mia madre per togliermi dalla strada - racconta. E, guardando la fine che hanno fatto la maggior parte dei miei vicini, mi sento di ringraziarla".

Tessera del Fronte della gioventù in tasca in pieno 1968 ("mio padre, che ha combattuto con la resistenza a Bologna, quando l'ha trovata mi ha preso per l'orecchio da scuola fino a casa e poi me l'ha strappata in faccia, e forse proprio per avere quella reazione l'avevo fatta") e ritiri spirituali autoimposti già dai tredici anni. Studente disastroso ("mi hanno bocciato due volte, per fortuna dopo il militare ho finito ragioneria) e fresco dottore in psicologia a Roma. Impiegato al banco di Sardegna, sindacalista, ambientalista e consuelor, sciamano, social-maniaco, attore e fresco gattaro.

Insomma: "Un po' maccu - ammette - ma non maccu maru". Le critiche. Niente da stupirsi dunque se, quando il consiglio comunale lo ha eletto per il delicato ruolo ("al sindaco mi sono proposto io, con umiltà ma determinazione") in molti hanno storto il naso. Anche perché lui delicato nella vita, e nel raccontarla passo passo nella sua pagina Facebook, non lo è mai stato. "Ho scoperto i social solo nel 2015 - racconta - usavo il web per interagire con il mio relatore, all'università, e ho pensato di usare Facebook per lanciare messaggi a carattere ambientale.

Ebbero un grande successo, così ho pensato che potevo denunciare situazioni, dare esempi. A un certo punto "funzionavo" talmente tanto che mi ha cercato pure Striscia la Notizia". Mezzo nudo. Difficile verificare, perché nel mentre Jodo è già andato avanti. Tra il quotidiano bagno al mare in pieno inverno ("il freddo è una questione di testa, di concentrazione, ne ho parlato anche con Pozzecco") reading, meditazione e qualche brutto scivolone. Come quel filmato diventato virale, mezzo nudo sopra il letto, in cui si lamenta dell'imbecillità dei sassaresi che non l'hanno eletto alle ultime Comunali.

"Per un pelo mi costava il posto di lavoro. Grande errore. Non il primo né l'ultimo. Ma non faccio mai due volte lo stesso". Dentro. E ora Bancali, dentro le cui mura il "dandy" si è tuffato con il solito incosciente entusiasmo. "Sì lo ammetto - dice sornione - mi hanno detto di darmi una calmata. Anche perché ci sono situazioni molto delicate dentro cui devo imparare a muovermi. I 41bis per esempio. Regime carcerario che, sia chiaro, andrebbe radicalmente rivisto". Il fronte. Roba da far drizzare i capelli al vecchio iscritto del "Fronte", che spesso appunto deve apostrofare i suoi seguaci.

"Mi seguono molte persone che si classificano, e mi classificano, di destra. Collocazione che chiaramente mi sta stretta. E che comunque non giustifica un modo miope di vedere il carcere e chi lo occupa. Che è una potenziale risorsa, e non un problema da dimenticare". Senz'acqua. E così, tra una visita alle 6.30 del mattino ("vado "dentro" due volte a settimana, per tutto il giorno, ma faccio qualche sorpresa"), qualche post ancora da "limare", un ufficio a Palazzo Ducale aperto per incontrare i parenti, l'ex consigliere provinciale di An ("mi chiese di candidarmi Gianfranco Deriu, e lì ho proposto per la prima volta, sia a livello comunale sia provinciale, l'istituzione della figura del Garante dei detenuti, appena introdotta a Roma") inizia a snocciolare le sue denunce: "L'acqua è sporca, imbevibile.

E non tutti hanno i soldi per comprarla in bottiglia. Ed è colpa dei serbatoi da ripulire. Gli sciacquoni dei water sono vuoti. Piove dal tetto. Spesso manca la luce. Il menù è interessante ma mal cucinato. E in cucina, sino a qualche giorno fa, gli estintori erano scaduti". E ancora: "Ci sono solo 5 educatori, che poi diventano 3. E carenze croniche di personale amministrativo e agenti. Siamo senza direttore e capo delle guardie".

Ma soprattutto: "Domina l'ozio, l'abbandono. Bancali è un contenitore di corpi. Non è colpa di nessuno, perché chi è dentro quel contenitore lavora, si danna, fa l'impossibile. Ma purtroppo è così". La visione. E, tra tanti piccoli, grandi problemi da risolvere, arriva "la visione": "Quella importante - spiega Jodo - perché quando i ragazzi mi chiedono di fargli la copia di un codice fiscale o portare un messaggio alla famiglia, io li aiuto, ma gli spiego anche che il mio ruolo è un altro. È fare il facilitatore del rapporto tra il carcere e la città. Trovare il modo di portare i detenuti in città, e la città dentro il carcere".

Avamposti. Molti gli "avamposti" che già ci provano: il laboratorio di teatro di Gazale, di sartoria, musica, falegnameria, pittura. Le scuole (come il Pellegrini) che organizzano percorsi di qualificazione personale o (come il Devilla) veri e propri corsi di istruzione superiore. I dentisti della Fraterna Solidarietà e i volontari Caritas. "Ma non basta. Mai. Il punto è che, ogni volta che si organizza qualcosa per la città - spiega Unida - bisogna pensare a come coinvolgere Bancali. Che deve diventare un quartiere della città, anche perché ci vivono mille persone, e la maggior parte dei detenuti sono sassaresi.

E deve partecipare al Natale e alla Cavalcata, ai reading e alle rappresentazioni. Uscire fuori a presentare i suoi lavori, e ospitare chiunque abbia interesse a portare conoscenza, speranza, tra le sue mura. Mi prendo l'impegno di appoggiare ogni progetto, piccolo o grande, di affiancare, consigliare. E nel mentre guardo, studio, imparo. E continuo la mia battaglia per incontrare provveditore e presidente del consiglio regionale, direttori di carceri modello come Opera ed esperti delle problematiche carcerarie come la galassia radicale. E a raccontare tutto".

Prospettive. "Io penso che ridare prospettive ai sassaresi che passano dentro Bancali vuol dire ridare prospettive a Sassari. E che dobbiamo puntare all'eccellenza". Il tutto con un bel completo dandy indosso, una copia di "Abolire il carcere" sotto il braccio. E il passo veloce e incosciente di uno che non si spaventa per prese in giro e critiche.

"Nella mia vita ho spesso sentito la necessità di sentirmi un po' diverso. E per questo ho pagato pegno. Ma sono troppo maccu per farmi abbattere. E poi chi ne ha il tempo con tutto quello che c'è da fare".

 
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