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Cartabia: la relazione "fuffa", il nulla su Csm ed ergastolo per i boss PDF Stampa
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di Antonella Mascali


Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2022

 

Le polemiche per la mancata riforma delle toghe ancora bloccata a Palazzo Chigi: Draghi attende il voto per il Colle. È il giorno della solita cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, quest'anno, però, preceduta dal brivido dell'illegittimità delle nomine dei suoi vertici dichiarata dal Consiglio di Stato una settimana fa e ripristinata ieri dal Csm alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A larghissima maggioranza sono stati riconfermati il presidente Piero Curzio e la presidente aggiunta Margherita Cassano. Oggi al "Palazzaccio" ci sarà anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che sogna il Quirinale almeno da quando fu nominata presidente della Corte costituzionale.

Arriverà dopo la sua relazione al Parlamento, sullo stato della Giustizia, mercoledì, dove ha portato la riforma penale più criticata dai tempi di Berlusconi e il fallimento della mancata riforma del Csm, che avrebbe voluto far varare al governo prima di Natale, per spendersela anche come biglietto da visita come candidata più che papabile al Quirinale, ma che Mario Draghi, che al Colle vuole andare, ha bloccato a Palazzo Chigi. D'altronde, si ragiona nei palazzi della politica, la riforma è troppo divisiva e ogni voto per il capo dello Stato pesa. Ed è in questo contesto che si comprende perché Cartabia ha messo da parte il suo stile ecumenico e si è tolta, durante la relazione, un sassolino il cui destinatario è Draghi. La ministra ha confermato quanto raccontato nella nostra newsletter Giustizia di Fatto e cioè che la sua riforma è pronta ma bloccata: "Gli emendamenti sono all'attenzione del governo" e lei si impegnerà "al massimo nel sollecitare il governo". Alla Camera l'ex membro laico del Csm Pierantonio Zanettin, Forza Italia, le dà man forte: "È questione assai grave se, da oltre un mese, questi emendamenti non sono stati esaminati dal Consiglio dei ministri. Credo che qualche spiegazione sia dovuta al Parlamento".

La relazione della ministra è stata approvata da tutti i partiti, con l'eccezione di Fdi e Alternativa C'è (i fuoriusciti M5S). Ed è Andrea Colletti, ex pentastellato, che ha messo il dito nella piaga della improcedibilità penale, in Appello e Cassazione, mentre in primo grado è rimasto il blocco della prescrizione della legge Bonafede. Colletti, riferendosi all'apertura della relazione della ministra, che ha letto la lettera di una madre che ha perso il figlio in un incidente sul lavoro, dice: "Ho ascoltato chiacchiere convincenti, ma chiacchiere da candidata in panchina, magari, alla Presidenza della Repubblica. Lei dovrebbe avere il coraggio di dire a quella madre che qualora il processo d'Appello dovesse durare più di due anni potrebbe essere cancellato dalla sua riforma sulla improcedibilità. Ho difeso (come avvocato, ndr) la famiglia di una neonata morta per malasanità, è arrivata la prescrizione in Appello, ma se ci fosse stata in vigore la Bonafede, il processo sarebbe finito con una condanna, se ci fosse stata in vigore la sua riforma sarebbe stato dichiarato improcedibile". Colletti ha anche criticato la ministra perché ha citato Falcone e Borsellino per ricordare un'altra riforma che la ministra, assicura, vorrebbe concludere, ed è quella sull'ergastolo ostativo e i benefici per i mafiosi detenuti, obbligata da una sentenza della Corte, che ha dato come scadenza per legiferare maggio 2022. Ma, ha detto Colletti, "il suo sottosegretario ha bloccato i lavori perché non avete ancora a disposizione i pareri". Ci risulta che ieri era atteso il parere della ministra in commissione Giustizia della Camera, non è ancora pronto e quindi se ne riparlerà dopo il voto per il Quirinale.

Un anno fa, all'inaugurazione c'era Alfonso Bonafede, agli sgoccioli come ministro della Giustizia, perché si stava preparando il "Governo dei Migliori": il Conte-2, che godeva di larga popolarità, fu fatto cadere e saltò pure la relazione annuale che Bonafede aveva pronta, incentrata grazie al Pnrr sugli investimenti nel settore Giustizia.

 
Ermini: "Sono stati anni dolorosi, riforma irrinunciabile" PDF Stampa
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di Errico Novi


Il Dubbio, 21 gennaio 2022

 

Dal vicepresidente il senso di una giustizia sospesa, che peserà oggi all'inaugurazione di piazza Cavour. È una fase di passaggio. Con destinazioni ancore da chiarire. Il clima che il plenum di ieri ha sancito descrive una magistratura e una giustizia sospese. È l'impressione di affacciarsi su un futuro incerto difficilmente scomparirà stamattina all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Forse la bocciatura dei vertici della Cassazione e la loro immediata rinomina firmata ieri dal Csm avranno effetti imprevedibili. Potrebbero rafforzare chi reclama una più sicura autonomia dell'organo di autogoverno, in vista della riforma Cartabia. È un'idea evocata, nel dibattito di ieri a Palazzo dei Marescialli, da un laico scelto nell'accademia su indicazione dei 5 Stelle, Alfonso Maria Benedetti: "Serve un intervento del legislatore che metta ordine sul regime di impugnazione delle delibere del Csm, in modo coerente con le sue funzioni di rilievo costituzionale". In altre parole, il potere di censura che il Consiglio di Stato detiene va ridimensionato, secondo Benedetti e gran parte degli attuali consiglieri. Ma in che modo?

È impossibile immaginare quale sarà l'equilibrio nell'ordine giudiziario. Gli orizzonti della riforma restano incerti. Ieri il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha assicurato che i tempi di approvazione del ddl sul Csm saranno rispettati: entro marzo dunque l'aula di Montecitorio dovrebbe licenziare il testo. Sisto ha aggiunto che ci sarà una sintesi fra le proposte della commissione Luciani e le soluzioni su cui si sono confrontati la guardasigilli e i partiti. Contorni ancora non facili da intuire. Dopo un travaglio come quello degli ultimi giorni, dopo l'annullamento delle nomine di Pietro Curzio e Margherita Cassano da parte del Consiglio di Stato e la loro immediata conferma, ci sono due strade. La prima consisterebbe nell'irrigidire i criteri per la scelta dei capi. L'alternativa è limitare quei criteri all'essenziale e lasciare che Palazzo dei Marescialli eserciti la propria discrezionalità entro un perimetro chiaro ma ampio. Nel primo caso saremmo di fronte a un atto di sfiducia, forse comprensibile, di governo e Parlamento verso le toghe. Nessuno ne sarebbe sorpreso. In un documento diffuso ieri, la storica corrente di Magistratura democratica è arrivata a parlare di "piccole e grandi miserie" alimentate in questi anni dall'autogoverno, di una gestione del "potere" attuata in modo addirittura "orrido". Poi sì, i giudici di sinistra dicono: giù le mani dal Csm e anche dall'Anm. Ma l'ammissione così netta del declino fa capire quanto sia dura la risalita.

Rilanciare viceversa un'ampia discrezionalità del Csm nelle nomine dei capi, dalla Cassazione alla più periferica delle Procure, significherebbe scommettere su una magistratura in grado di guarire in fretta. Scelta rischiosa, ma che potrebbe essere favorita proprio dal conflitto sulle nomine di Curzio e Cassano. Fatto sta l'incertezza sul futuro del Csm e della magistratura è assoluta. E a dirlo con parole sincere, autentiche, è stato ieri il vicepresidente David Ermini: "Sono stati tre anni e mezzo assai difficili, travagliati, dolorosi, per questo Consiglio superiore e per la magistratura". Poi ha cosi descritto il Csm prossimo alla scadenza: "Un Consiglio di transizione, che ha visto deflagrare fatti lasciati per troppo tempo sotto la polvere". Non un'attenuante, ma un dato di realtà. Fino all'ultima invocazione: "Ci attendiamo ora le riforme, indifferibili e irrinunciabili". Ed è tutto qui il senso di un tempo sospeso per l'ordine giudiziario.

Se ne avrà certamente un segno anche all'inaugurazione di oggi a piazza Cavour, dove il primo presidente Curzio potrà condurre la cerimonia, a cui interverranno anche il pg di Cassazione Giovanni Salvi, la ministra Cartabia, la presidente del Cnf Maria Masi - eletta proprio ieri, dopo due anni in cui è stata al vertice dell'avvocatura come facente funzioni con uno straordinario spirito di servizio - l'avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e, appunto Ermini.

Il quale non ha potuto fare a meno di esprimere ieri in plenum, tutta la propria gratitudine a Sergio Mattarella: "Lei, signor presidente, per me e il Consiglio è stato in questi anni guida saggia e autorevole, esempio di etica istituzionale e fermo sostegno nei frangenti più amari". Con ogni probabilità non sarà più Mattarella a esercitare questa guida. Chiunque dovrà farlo, si caricherà di un peso davvero impressionante.

 
"Da Cartabia eccesso di ottimismo: rischiamo la deriva efficientista" PDF Stampa
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di Valentina Stella


Il Dubbio, 21 gennaio 2022

 

Secondo Eugenio Albamonte, segretario di "AreaDg", dietro i toni "trionfalistici" della ministra Marta Cartabia si nascondono diverse criticità: le misure messe in campo addirittura potrebbero allungare i tempi dei processi, e persiste, nonostante le rassicurazioni della guardasigilli, il timore per un abbassamento della qualità delle decisioni a causa della iperproduttività reclamata dall'Europa.

 

La relazione della ministra offre l'occasione per un bilancio del suo operato. Lei come lo vede?

Sicuramente si sono aperti molti cantieri e bisogna dare atto alla ministra di aver messo in piedi, in un breve periodo di tempo, molte iniziative. Tuttavia credo si sia dato per scontato che attraverso tali iniziative i problemi siano già risolti o comunque seriamente avviati a soluzione. Invece siamo ben lungi dall'aver conseguito i risultati descritti, ma anche dalla certezza che si raggiungeranno in futuro. Quindi, in sintesi, ho trovato l'esposizione della relazione eccessivamente trionfalistica.

 

A cosa si riferisce in particolare?

Ad esempio al tema dei tempi ragionevoli del processo. Non mi esprimo sul civile, che non conosco. Sicuramente per quel che concerne il penale le misure messe in campo non accelerano i tempi dei procedimenti, che rischiano addirittura di potersi allungare in alcuni passaggi.

 

Proprio con lei, in una recente intervista, abbiamo parlato del rischio che l'iperproduttività reclamata dall'Europa infici la qualità delle decisioni. La ministra ha assicurato che non sarà così...

Io invece continuo a essere molto preoccupato per questo aspetto. Se si mette mano solo alle accelerazioni dei tempi e non anche alla quantità degli affari giudiziari, è inevitabile che la qualità scemerà. D'altronde ne abbiamo avuto un esempio nella giurisprudenza della Cassazione: quando si è cercato di accelerare i tempi di definizione dei ricorsi, abbiamo ottenuto un risultato positivo in termini di riduzione della durata ma un altro, non altrettanto positivo, nella difficoltà di mantenere alta la qualità di tutte le decisioni.

 

Le riforme non sono le migliori possibili ma sono frutto di compromessi, ha ammesso la ministra...

Ci sono delle mediazioni alte e dei compromessi bassi. A me sembra che per alcuni passaggi, come quello sull'improcedibilità, siamo nel campo dei compromessi bassi. La domanda è se questo dipenda dalla ministra o dall'incapacità dei partiti di maggioranza di rinunciare alle loro propagande in materia di giustizia. La risposta che mi do è che tale responsabilità non sia da attribuire alla guardasigilli.

 

Sul capitolo tanto importante della riforma del Csm, Cartabia ha ricordato solo a che punto siamo...

Comincio a disperare che si possa mettere effettivamente mano alla riforma. Ormai siamo a ridosso della scadenza del rinnovo del Consiglio e neanche abbiamo la nuova legge elettorale. Figuriamoci per tutto il resto della riforma quanto sarà complicato discuterne in Parlamento, con i tempi stretti che si hanno dinanzi. Sarà complesso esercitare la delega. L'impressione è che il tema sia stato accantonato perché divisivo, in un momento così delicato che ci avvicina all'elezione del nuovo presidente della Repubblica.

 

A proposito di legge elettorale, si avvicina il referendum sul sorteggio voluto da Anm: Area cosa dice?

Voteremo no al sorteggio, anche a quello temperato.

 

Ieri il Csm ha confermato Curzio e Cassano. Come legge la presenza di Mattarella?

Traggo il significato della sua presenza dalle sue stesse parole, ossia l'apprezzamento per la tempestività con cui la V Commissione ha riformulato le proposte e il plenum ha assunto le deliberazioni, che anche io ho personalmente approvato. Dunque sono contento che sia giunta anche da parte di Mattarella la condivisione di questo scatto di orgoglio del Consiglio.

 

Però alcuni consiglieri hanno votato contro...

La decisione del Consiglio di Stato, che ha dimostrato di essere un po' invadente nelle competenze del Consiglio, scivolando da una valutazione di legittimità a una di merito, non poteva che essere quella di invitare il Csm a motivare diversamente le proprie scelte. Il Consiglio questo ha fatto: mi sorprende che anche chi in precedenza aveva votato queste nomine oggi (ieri, ndr) abbia deciso di esprimersi diversamente. Non vorrei che da parte di qualcuno, soprattutto da chi ha votato contro, ci sia la condivisione di una strategia, che viene un po' dal mondo della politica, da quello della comunicazione e da alcune rappresentanze minoritarie della magistratura, che vuole ridurre progressivamente il ruolo e l'importanza istituzionale del Csm. Gli annullamenti possono rappresentare l'occasione buona per portare avanti questa strategia, e chi la supporta lo fa per una ragione politica, che è quella di ridurre anche dall'interno la credibilità del Csm.

 
"Non si è usciti dal tunnel della prescrizione, serve più coraggio sul carcere" PDF Stampa
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di Valentina Stella


Il Dubbio, 21 gennaio 2022

 

L'avvocato Beniamino Migliucci, past president dell'Unione Camere penali, boccia la relazione della ministra Cartabia al Parlamento. Vediamo perché.

 

Qual è il bilancio che si può tracciare sull' operato della guardasigilli?

Certamente rispetto all'attività del precedente governo c'è stato un cambio di passo significativo. Tuttavia la relazione mi è parsa uno sterile bilancio consuntivo senz'anima. Probabilmente la parte più persuasiva e convincente riguarda l'ordinamento penitenziario, quando si sottolinea la necessità di investire per avere carceri dignitose.

 

Tuttavia sul carcere non si è raggiunto alcun obiettivo...

Proprio per questo parlavo di relazione senz'anima. Nonostante una puntuale fotografia dell'oggi, ad esempio riguardo al sovraffollamento, e alle belle affermazioni di principio per cui le carceri non devono essere "contenitori stipati di uomini", quale indicazione specifica si è offerta per porre rimedio all'emergenza?

 

Le proposte sul tavolo ci sono: quella di Roberto Giachetti, della radicale Rita Bernardini e del Partito democratico...

Esatto. Ma perché non riparlare anche di amnistia e indulto, se ci sono queste situazioni indecorose, testimoniate dalla stessa ministra che è andata in visita a Sollicciano? Mi sarei aspettato che quella sensibilità che la guardasigilli ha verso il carcere potesse tradursi in proposte concrete, in politiche coraggiose, anche a dispetto di una maggioranza eterogenea. La ministra dovrebbe avere la forza di imporre alcune prospettive in linea con il proprio pensiero.

 

Il compromesso politico ha ostacolato la possibilità di arrivare a riforme migliori?

Certo, il compromesso non consente mai di raggiungere i risultati migliori, e in materia di giustizia ne abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione. La ministra ha fatto accenno nelle premesse alla necessità di un accordo tra i partiti: così i risultati raggiunti con la riforma del penale non sono stati i migliori possibili, anzi. Ad esempio è stata riformata ancora una volta la prescrizione per ragioni politiche, strumentali, senza andare alla radice del problema, cioè l'eccessivo numero di condotte sanzionabili penalmente. L'obiettivo sembra essere stato più quello di ottenere fondi dall'Europa che fare una riforma davvero organica e significativa.

 

Cuore della riforma, come la ministra ha sottolineato, è limitare la lunghezza dei processi: quelli irragionevolmente lunghi rappresentano un vulnus per tutti, sia per i condannati che per gli innocenti...

Ma basta la sua riforma per scongiurare questo? Purtroppo no. Non basta avere una prospettiva di efficienza, ma occorre il coraggio di rivedere la norma sulla prescrizione. L'Ucpi giustamente aveva proposto di ritornare semmai alla Orlando, evitando questo meccanismo attuale che consente comunque di dilatare i tempi del processo di primo grado. Un processo per corruzione oggi può durare anche vent'anni.

 

Ora poi stanno emergendo altre criticità: l'Ucpi ha organizzato proprio di recente un convegno per capire se l'inammissibilità prevalga sull'improcedibilità...

Lei ha colto un tema che io ho spesso sollevato. Mi auguro che non sia così, ma il timore giustificato esiste. Ora dobbiamo vigilare anche sui decreti attuativi della riforma del penale: mi auguro che alle indagini venga assegnato un termine perentorio e non ordinatorio. L'Ucpi poi ha dato indicazioni anche per l'ampliamento del patteggiamento, per una rivisitazione dell'udienza preliminare, per la depenalizzazione. Questi sono i temi che bisognerebbe affrontare per rendere ragionevole la durata dei processi, e nulla hanno a che vedere con l'Ufficio per il processo, tanto enfatizzato nella relazione della Ministra.

 

Non le piace il nuovo istituto?

Si sarebbero dovuti assumere più amministrativi e magistrati togati. Ho molti dubbi sui compiti che vengono affidati a questi giovani laureati. Io sono tanto legato all'idea che il giudice debba essere quello naturale, ed è lui che deve approfondire, studiare i fascicoli e redigere le minute, non altri.

 

Ultima domanda: anche sul Csm la ministra si è limitata, più o meno, a fare la descrizione dello stato dell'arte. Eppure il Csm è stato per l'ennesima volta travolto da una bufera...

Su questo aspetto la relazione è davvero debolissima e molto deludente: la guardasigilli ha fatto un breve riferimento al tema, non tenendo conto della crisi evidente della magistratura. Ho avuto l'impressione che si sia voluto stendere un velo su quello che è sotto gli occhi di tutti: sembra quasi che con Palamara quale capro espiatorio, si sia voluto chiudere la questione. Pare che tutto vada bene e non ci sia urgenza di una riforma strutturale e ordinamentale della magistratura. Forse questo governo non sente la necessità di un cambiamento radicale dell'organo di governo autonomo della magistratura. A meno che non si voglia lasciare tutto com'è, con il gran favore dell'Anm.

 
E Mattarella scarica lo scandalo giustizia sul suo successore PDF Stampa
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di Luca Fazzo


Il Giornale, 21 gennaio 2022

 

Il saluto al Csm. Rinominati in Cassazione i vertici bocciati dal Consiglio di Stato. Una ri-nomina fatta in fretta e furia, senza affrontare davvero i motivi per cui la nomina precedente era stata azzerata del Consiglio di Stato: a descrivere così la delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura si ostina a nominare il giudice Pietro Curzio alla presidenza della Cassazione e la sua collega Margherita Cassano come sua vice sono le uniche voci che ieri si levano in Csm per denunciare l'anomalia della corsa contro il tempo che ha rimesso le due toghe (una di sinistra, una di destra) sulle poltrone di vertice della giustizia italiana, e che permetterà così a Curzio di presiedere oggi la cerimonia inaugurale dell'anno giudiziario. Unici voti contrari, i consiglieri Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita e il leghista Stefano Cavanna. "È mancata una discussione approfondita e completa", dice Ardita. "Le nuove motivazioni si limitano a riproporre in forma diversa le stesse argomentazioni di quelle originarie", attacca Cavanna. In sostanza, i tre accusano il Csm di avere aggirato la sentenza del Consiglio di Stato. E anche se la versione ufficiale è che "non esiste nessuno scontro tra istituzioni" la sostanza è che il voto di ieri mette due organismi chiave dello Stato in rotta di collisione.

L'atto cruciale di questo scontro senza precedenti avviene alla presenza del Capo dello Stato. Sergio Mattarella ieri sceglie di presiedere personalmente il Csm, per rimarcare la delicatezza del passaggio. Assiste alla votazione senza prendere la parola, il suo commento finale suona come un avallo pieno alla decisione di mantenere Curzio e la Cassano ai loro posti: Mattarella fa gli auguri a entrambi, e ringrazia il Csm per "la tempestività" con cui ha assicurato "la piena operatività dell'esercizio delle funzioni di rilievo per l'ordinamento giudiziario". Ma se nello scontro con il Consiglio di Stato il Csm incassa la benedizione di Mattarella, il Presidente è assai più parsimonioso nell'appoggiare i propositi di riforma enunciati dal vicepresidente, il pd David Ermini. Ermini fa un discorso lungo e accorato, dice che la colpa del disastro è di quelli che c'erano prima (siamo stati, dice, "un consiglio di transizione che ha visto deflagrare fatti lasciati per troppo tempo innescati sotto la polvere"), rivendica di avere agito "nel solo rispetto della Costituzione e delle leggi" e promette rinnovamento. Mattarella risponde asciutto facendo gli auguri al Csm "per l'attività che continuerà a svolgere nei prossimi mesi con la presidenza di un nuovo capo dello Stato". Io ho finito, tra poco se la sbrigherà un altro, dice Mattarella. E chissà se nella sua asciuttezza conta anche il fatto che Ermini sia lo stesso Ermini la cui designazione a vicepresidente fu varata da una cena tra Luca Palamara, Cosimo Ferri e Giuseppe Fanfani e festeggiata con un messaggio da Palamara e Ermini dopo la consacrazione "Godo! Insieme a te!".

Quanto all'azzeramento della Cassazione, la benedizione di Mattarella alla ri-nomina di Curzio difficilmente chiude la partita, perché il candidato sconfitto, Angelo Spirito, presenterà nuovamente ricorso. D'altronde le nuove motivazioni del Csm a favore di Curzio, che aveva un'esperienza in Cassazione molto inferiore a Spirito, sono basate solo sulla carriera-lampo del candidato della sinistra: carriera "particolarmente rapida nelle sue tappe, che conferma la completa padronanza delle funzioni di legittimità nella sua massima intensità possibile tale da non potersi ipotizzare alcun ulteriore arricchimento determinato da un ulteriore decorso del tempo. Il che vale a giustificare la sua equivalenza con il dottor Spirito, pur a fronte di esperienze temporali così consistentemente diverse".

 
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