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Bologna: la Camera penale "alla Dozza celle piccole e troppi detenuti" PDF Stampa
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La Repubblica, 25 maggio 2019

 

Sovraffollamento, anche se comunque "le celle non ospitano più di due detenuti ciascuna, ma sono molto piccole e con notevoli carenze igieniche". E poi poco cibo, di qualità scadente, e una "carenza di personale sanitario specializzato nel contenimento di detenuti para- psichiatrici".

Gli avvocati di Bologna hanno visitato il carcere della Dozza e hanno incontrato la direttrice Claudia Clementi, secondo la quale il numero dei detenuti presenti si aggira mediamente sulle 800 presenze, a fronte di una capienza regolamentare di 500. Sei detenuti su dieci sono stranieri. Il problema più grave segnalato dalla direttrice è "la carenza di personale sanitario specializzato a contenere detenuti para-psichiatrici". Sulla questione dei bimbi in cella con le madri, invece, gli avvocati segnalano che "è in itinere un progetto per asilo nido nella sezione femminile".

La delegazione ha poi visitato la sezione "Alta sicurezza", riscontrando anche qui alcune criticità: "C'è il problema della capienza effettiva delle celle, tutte composte da due posti letto che, assieme agli altri arredi, consentono un limitato spazio vitale. Nei i bagni non ci sono finestre l'acqua non è riscaldata, per cui l'igiene risulta altamente compromessa, visto che anche le stoviglie sono lavate con acqua fredda e in prossimità dei bagni". Come se non bastasse, "è stato riscontrato che le luci rimangono accese giorno e notte".

Le celle, puntualizza infine la Camera penale, "sono aperte circa sette ore al giorno, e la chiusura avviene alle 18". Anche la sezione "Nuovi giunti", che ospita 16 detenuti, di cui due italiani, presenta qualche problema. "La permanenza qui è di 15-20 giorni, mentre la normativa di riferimento prevede la collocazione dei detenuti per non più di una settimana". Infine, i detenuti nell'infermeria sono 30, dove "le celle più piccole sono di soli 10 metri, a fronte di una capienza di due-tre persone, mentre quelle più grandi hanno sei posti letto".

 
Andria (Bat): don Riccardo Agresti "così rieduco i detenuti con il lavoro" PDF Stampa
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di Carlandrea Poli

 

dire.it, 25 maggio 2019

 

Il lavoro può rappresentare lo strumento più potente per offrire una opportunità concreta di rieducazione e di reinserimento nella società di un condannato. Il progetto "Senza sbarre" della diocesi di Andria si spinge oltre. A raccontarlo è don Riccardo Agresti, nell'ambito della IV Conferenza nazionale dell'associazione italiana giovani avvocati (Aiga) dedicata alla "Difesa dei non difesi". Agresti, parroco da 26 anni, da 12 è impegnato a stretto contatto coi detenuti.

È partito da una riflessione: nell'esecuzione penale in Italia l'aspetto rieducativo è spesso assente. Per questo insieme alla diocesi e alla Caritas ha dato vita a "Senza sbarre", creando una comunità alle pendici del Castel del monte, luogo riconosciuto come patrimonio Unesco.

"Le statistiche ci stanno dimostrando che sono sempre di meno le persone che avendo diritto alla misura alternativa al carcere non rimangono dentro - rileva don Agresti. Ostinatamente stiamo proponendo un modello di comunità. All'interno del carcere i detenuti passano tante ore senza far niente. Noi diciamo: fateli uscire, fateli inserire nelle comunità e quindi nel nostro progetto, perché vogliamo proporre loro anche il lavoro".

Gli imprenditori si sono messi a disposizione, spiega, "così abbiamo creato anche un pastificio, dove sono i detenuti che producono la pasta che inizieremo a commercializzare". La strada che intende seguire il progetto ha un duplice ancoraggio: al Vangelo e alla Costituzione. "Il Vangelo buono ingloba tutti - ricorda - mentre la Carta costituzionale proietta tutto sulla rieducazione della pena".

 
Cagliari: detenuti al lavoro a Monte Claro, accordo per il reinserimento sociale PDF Stampa
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sardiniapost.it, 25 maggio 2019

 

È stato firmato a Palazzo Regio il protocollo d'intesa tra la Città Metropolitana di Cagliari, la Casa circondariale di Uta e la Proservice Spa con l'obiettivo di agevolare il reinserimento sociale, magari anche con un lavoro, dei detenuti attraverso progetti di pubblica utilità sul territorio metropolitano.

La Proservice Spa, società in house della Città Metropolitana e della Provincia del Sud Sardegna, individuata come soggetto esecutore del protocollo d'intesa, inserirà i detenuti in quattro progetti: manutenzione e conservazione delle aree verdi nel compendio di Monte Claro, nelle sedi istituzionali e nelle scuole.

Al lavoro anche nelle strade di pertinenza della Città Metropolitana di Cagliari, nel monitoraggio delle manutenzioni ordinarie impiantistiche (elettriche e idrauliche) o edili, nella gestione tecnico-amministrativa della Proservice Spa, con incarichi di archiviazione e riordino magazzino. In ciascun progetto, le attività lavorative di ciascun detenuto risulteranno articolate su cinque giorni settimanali con un massimo di sei ore giornaliere, per un periodo complessivo di sei mesi, eventualmente prorogabili per altri sei. La società potrà ospitare contemporaneamente un massimo di quindici detenuti durante l'attuazione dei progetti lavorativi.

 
Roma: Mattia (Consigliere regionale) "la scuola in carcere va salvaguardata" PDF Stampa
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controluce.it, 25 maggio 2019

 

"Con docenti e detenuti il mio impegno a tutela di un sacrosanto diritto costituzionale". "È stata un'esperienza molto toccante, conclusa con il mio impegno ufficiale a fare in modo che a questi ragazzi venga garantito pieno diritto allo studio. Di fronte a me, nel teatro di Rebibbia, i docenti e oltre 120 studenti del corso di informatica dell'IISS "J. Von Neumann" di Roma, che studiano presso la sede carceraria. Per l'occasione, la professoressa Barbara Battista e gli altri colleghi hanno messo in evidenza le straordinarie attitudini degli alunni detenuti, frutto di quel percorso di rieducazione del condannato sancito dall'articolo 27 della Costituzione".

Lo dichiara Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione consiliare del Lazio Diritto allo studio, a commento della partecipazione all'incontro sulla pace che si è tenuto presso il Teatro di Rebibbia, al Nuovo complesso della Casa Circondariale "Raffaele Cinotti", con la premiazione di Madi Ferrucci, Flavia Grossi e Roberto Persia quali vincitori del premio Morrione 2018, per il giornalismo d'inchiesta rivolto a giovani under 30.

"Una scuola - aggiunge la Mattia - che a Rebibbia esiste dal 1989 e quest'anno ha avuto un numero di iscritti di ben 425 unità, a fronte delle quali sono state però concesse classi per soli 270 studenti, impedendo così a 155 detenuti di frequentare, privandoli di un diritto sancito dalla Costituzione. Credo sia urgente ragionare con l'Ufficio scolastico regionale sulla particolarità di questa scuola che, per ovvi motivi, non può essere assoggettata alle medesime regole e agli stessi indici di un qualunque istituto del Lazio, perché i fattori che determinano l'iscrizione ad una classe anziché ad un'altra non sono legati esclusivamente alla data di nascita dello studente ma anche, e soprattutto, vincolati al genere, agli interessi e al reparto di assegnazione". "Sono certa - auspica la Mattia - che, insieme all'Usr, troveremo una soluzione che tenga conto dell'esigenza dello Stato di fare economia ma non perda mai di vista il diritto primario allo studio e alla rieducazione che abbiamo il dovere di garantire a tutti i detenuti".

 
Volterra (Pi): petizione del Garante regionale per un teatro nel carcere PDF Stampa
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Redattore Sociale, 25 maggio 2019

 

È la richiesta avanzata dal garante toscano dei detenuti Franco Corleone: "Trent'anni di attività teatrale della Compagnia della Fortezza nel carcere di Volterra meritano la realizzazione di un teatro". "Costruiamo un teatro nel carcere di Volterra".

È la petizione lanciata su change.org dal garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone per chiedere nuove attività culturali nel penitenziario in provincia di Pisa. "Trent'anni di attività teatrale della Compagnia della Fortezza nel carcere di Volterra meritano la realizzazione di un teatro - è scritto nella petizione.

L'impegno di quanti da anni si battono perché finalmente siano create le condizioni strutturali per svolgere con pienezza tutte le attività che concernono lo svolgimento del lavoro teatrale, ha portato allo stanziamento di un finanziamento specifico da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ma i diversi progetti che sono stati presentati hanno trovato il parere avverso delle autorità competenti. Noi chiediamo che sia trovata una soluzione che risponda a tutte le esigenze presenti affinché sia finalmente reso possibile lo sviluppo di tutte le potenzialità che l'attività teatrale nella Casa di reclusione di Volterra contiene".

"Occorre aver chiaro un fatto - continua il testo della petizione - Nell'esperienza di alto valore artistico che è stata costruita c'è un lavoro professionale che ha permesso a tanti detenuti di acquisire competenze tecniche e avere un'occupazione. Questo lavoro si è sviluppato con enorme fatica in locali di fortuna del tutto inadeguati (una cella di tre metri per nove) e gli spettacoli interni alla fortezza hanno potuto svolgersi teatralizzando cortili dell'aria e altri ambienti di servizio.

Coloro che hanno presente la complessità del lavoro teatrale sanno dell'importanza di poter disporre, oltre che di passione ed energia, anche delle condizioni e degli spazi appropriati che l'attività teatrale richiede per la sua preparazione come per la sua fruizione. Ma un altro fatto è importante: la lunga esperienza della Compagnia della Fortezza nel carcere di Volterra, sviluppata a partire dal 1988, ha modificato geneticamente un carcere che in passato era noto per la sua durezza e il suo isolamento.

Ha attraversato lo spazio della pena, la sua struttura e le sue funzioni, i suoi linguaggi e le sue relazioni, ha costruito ponti con la società esterna, ha realizzato una metodologia di lavoro teatrale apprezzata e studiata a livello internazionale. Ma ora occorre trasformare ancora, superare i limiti in cui la pratica artistica si è potuta svolgere, per raggiungere nuovi risultati con i detenuti e con la società". A firmare la petizione insieme a Corleone anche Corrado Marcetti e Grazia Zuffa.

 
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