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Un suicidio ogni 3 giorni e per il Covid ci sono le nuove restrizioni PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 26 gennaio 2022

 

Nuove restrizioni in carcere per far fronte al dilagare del Covid, ma queste nuove limitazioni creano disagi e tensioni senza garantire un "ristoro" a chi sta pagando una ulteriore pena. Questo e altro ancora si è affrontato, martedì pomeriggio, in una riunione on line promossa dalla Conferenza nazionale del volontariato della giustizia alla quale hanno partecipato i rappresentanti di enti, associazioni e gruppi impegnati in esperienze di volontariato nell'ambito della giustizia in generale e all'interno e all'esterno degli istituti penitenziari, e numerosi garanti territoriali. Nel corso della riunione sono intervenuti anche il Garante nazionale, Mauro Palma, e il Portavoce della Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, Stefano Anastasìa.

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Odissea Covid nelle carceri PDF Stampa
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di Fausto Biloslavo


Panorama, 26 gennaio 2022

 

Migliaia di contagi tra detenuti e agenti, dispositivi di protezione solo per pochi, tensioni che si avvicinano pericolosamente a quelle d'inizio pandemia. Negli istituti di pena la situazione è tornata esplosiva. E le misure previste dal ministro Cartabia non sembrano poter davvero incidere.

Il 6 dicembre i detenuti positivi in tutta Italia erano appena 196. Un mese e mezzo dopo sono 2.625 nonostante 100 mila vaccini somministrati. La variante Omicron sta "decimando" anche gli agenti della polizia penitenziaria e gli amministrativi, che lavorano negli istituti di pena, con 5.593 casi. "I contagi Covid in carcere in questo momento sono tantissimi" ammette in Senato il 19 gennaio il ministro della Giustizia, Marta Cartabia.

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Finito l'effetto pandemia? Torna a crescere la popolazione detenuta PDF Stampa
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redattoresociale.it, 26 gennaio 2022


Sono oltre 54 mila i detenuti nelle carceri italiane al 31 dicembre 2021. Un dato che inverte, anche se lievemente, la tendenza innescata dalla pandemia che ha visto crollare le presenze da marzo 2020 in poi. Diminuiscono gli stranieri. Puglia e Lombardia maglia nera per sovraffollamento.

Nel 2021 la popolazione penitenziaria torna a crescere, anche se lievemente. Dopo il calo repentino registrato nei primissimi mesi della pandemia - a febbraio 2020 si contavano oltre 61 mila detenuti, contro i poco meno di 54 mila di aprile - al 31 dicembre 2021, nelle carceri italiane ci sono 54.134 persone. Al 31 dicembre 2021 erano 53.364. A crescere lievemente nell'ultimo anno, inoltre, è la capienza regolamentare degli istituti dichiarata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Complessivamente, dai 43 mila posti del 2008 si è arrivati ai 50,8 mila posti disponibili nel 2021. Un dato che ancora una volta mostra l'assottigliarsi del divario tra presenze e capienza degli istituti. Tuttavia, il sovraffollamento, risulta essere ancora critico in alcune regioni e in alcuni istituti di pena: le regioni maglia nera anche nel 2021 sono la Puglia (con 3.760 detenuti presenti al 31 dicembre contro una capienza regolamentare di 2.907 posti) e la Lombardia (con 7.838 detenuti presenti al 31 dicembre contro una capienza regolamentare di 6.129 posti).

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Con la nuova sentenza sui detenuti "ostativi" la Consulta richiama i deputati all'ordine PDF Stampa
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di Errico Novi


Il Dubbio, 26 gennaio 2022

 

Il nodo "collaborazioni inesigibili". La Corte costituzionale sa essere tanto più sottile quanto più scomposte rischiano di rivelarsi le reazioni alle sentenze. Lo dimostra anche con la decisiva pronuncia depositata ieri in materia di accesso al beneficio dei permessi premio per i detenuti "ostativi".

Da una parte infatti la Consulta ribadisce la necessità di verifiche più stringenti nei confronti di quei reclusi che per scelta deliberata non collaborano; dall'altra, non solo chiarisce di nuovo che persino questi ultimi possono essere ammessi al beneficio, ma consolida il principio per cui la "collaborazione inesigibile" è di per sé un dato sufficiente a evitare che il condannato debba sottostare a verifiche identiche.

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I detenuti che non collaborano non sono tutti uguali PDF Stampa
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di Adriano Sofri


Il Foglio, 26 gennaio 2022

 

La Corte costituzionale si è pronunciata contro l'assolutezza del criterio che esclude il detenuto non "collaborante" dall'accesso ai benefici carcerari. "Il silente 'per sua scelta' non equivale al silente 'suo malgrado'". Ma in Parlamento questa linea non passa.

Seguendo un pronunciamento della Corte europea dei Diritti dell'Uomo, nel maggio scorso la Corte costituzionale, trattando dell'ergastolo cosiddetto ostativo, per delitti di contesto mafioso e detenuti che avessero scontato già 26 anni, aveva sentenziato che la mancata "collaborazione" non potesse più essere intesa come una condizione assoluta, tale da impedire ogni altra valutazione circa la pericolosità perdurante del detenuto, dimostrandone automaticamente il mancato distacco dalla criminalità organizzata (art. 4-bis, comma 1 dell'ordinamento penitenziario).

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