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Fir e Dap ancora insieme per il "Rugby oltre le sbarre" PDF Stampa
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federugby.it, 21 settembre 2019


La stagione dente dai detenuti degli istituti di detenzione dei capoluoghi di Piemonte ed Emilia-Romagna, le due Società rappresentano la massima espressione del progetto "Rugby oltre le sbarre" che ha nella Federazione Italiana Rugby e nel Dipartimento di Polizia Penitenziaria i principali promotori e portatori d'interesse. Sviluppato nel corso delle ultime stagioni sulla scorta dell'esperienza positiva di Drola e Giallo Dozza, il progetto "Rugby oltre le sbarre", sostenuto dal protocollo sottoscritto tra Fir e Ministero dell'Interno, ha visto sempre più istituti di pena avvicinarsi e inserire la pratica del rugby nei propri percorsi di formazione e re-inserimento dedicati ai detenuti, apprezzando i positivi riscontri ottenuti dalla pratica del Gioco attraverso la comprensione e l'applicazione concreta dei valori che lo caratterizzano. Diciotto oggi gli Istituti dove, attraverso la collaborazione delle Società del territorio e della Fir, il rugby è regolarmente praticato.

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Patrocinio a spese dello Stato, presto l'ok al ddl Bonafede-Cnf PDF Stampa
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di Errico Novi


Il Dubbio, 21 settembre 2019

 

Dal governo e da Montecitorio la previsione di tempi brevi per l'esame della legge. Assegnato alla commissione Giustizia della Camera, il testo elaborato dal guardasigilli con l'istituzione forense punta ad affermare quell'equità sociale cara al nuovo esecutivo. Al Cnf avevano tenuto a essere scrupolosi nello screening delle norme preesistenti.

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Innocente ma rovinato dalle spese legali. Lo Stato deve rimborsarlo, serve una legge PDF Stampa
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di Pietro Di Muccio De Quattro


Il Dubbio, 21 settembre 2019

 

Il Governo Renzi nel luglio 2014 istituì l'indirizzo rivoluzione@ governo. it invitando i cittadini a fornirgli idee per la riforma della giustizia. Inviai un'email con tre proposte. Due riguardavano l'habeas corpus con rilascio su cauzione e la difesa diretta. La terza, "il risarcimento per l'assoluzione", vale a dire che, quando un imputato viene definitivamente assolto, lo Stato deve risarcirlo di tutte le spese sostenute per difendersi. Tale diritto al risarcimento non ha nulla a che vedere con la responsabilità civile del magistrato, ma configura una responsabilità oggettiva dell'amministrazione giudiziaria, perché è moralmente inaccettabile quanto contrario al senso di giustizia che lo Stato, pur sentenziando l'innocenza di un imputato, possa giungere a distruggerlo economicamente obbligandolo ad affrontare spese, cospicue fino all'insostenibilità, per difendersi in giudizio. Uno Stato che concede il gratuito patrocinio a un colpevole mentre impoverisce un innocente.

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Ingiusta detenzione, lettera al premier Conte PDF Stampa
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di Giulio Petrilli


inabruzzo.com, 21 settembre 2019

 

Vista la nascita del nuovo governo, che mi auspicavo avvenisse, ora spero che sulla riforma della giustizia, accolga la richiesta di rivedere i criteri e le norme che regolano il risarcimento per ingiusta detenzione. Ho scritto il 30 agosto scorso una lettera al Presidente del Consiglio prof. Giuseppe Conte, confidando in una sua risposta. Spero serva anche a sensibilizzare i parlamentari per fare una legge che garantisca a tutti il diritto al risarcimento. Volevo organizzare come già avvenne un anno fa, una iniziativa davanti Montecitorio, ma poi ho preferito per il momento scrivere e informare, allegando tutti gli interventi e le lettere con risposta della commissione europea perché' credo che in questo momento sia incisivo far conoscere il problema.

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Donna sotto scorta per tentato femminicidio: "Vespa mi ha offesa" PDF Stampa
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La Repubblica, 21 settembre 2019


L'ad Rai Salini: "Fare chiarezza sulla vicenda". Il conduttore di "Porta a Porta" aveva detto "se avesse voluto, l'avrebbe uccisa". Il numero uno di viale Mazzini: "Condivido la forte contrarietà suscitata dai toni dell'intervista".

"Le luci, la concitazione, il pubblico, i tempi velocissimi mi hanno frastornato in modo tale da impedirmi di capire ciò che era appena successo, ma ora a mente più fredda dichiaro di sentirmi profondamente offesa dal tono e dai modi usati da Bruno Vespa nel corso della trasmissione Porta a porta. Mi sento offesa anche a nome di tutte le donne che non sono state "fortunate" come me", ha dichiarato Lucia Panigalli, la donna vittima di violenza che è stata intervistata a Porta a porta nella puntata di martedì 17 settembre.

Un'intervista che ha subito sollevato molte critiche per le parole del giornalista: "È fortunata, perché è sopravvissuta, tante donne vengono uccise". E ancora: "Se avesse voluto ucciderla l'avrebbe uccisa". Affermazioni che oggi hanno visto la dura presa di posizione anche dell'ad Rai Fabrizio Salini, che ha sottolineato come l'azienda "considera la difesa e la tutela dei diritti delle donne un principio imprescindibile e indiscutibile della Rai, su cui non sono mai tollerabili equivoci".

Lucia Panigalli ha poi chiarito che desidera dissociarsi "da quanto apprendo che avrebbe dichiarato uno dei miei legali, fermo restando che ringrazio l'Azienda Rai per l'attenzione che da sempre riserva al mio caso", ha detto la donna, vittima di un primo tentato omicidio per cui l'ex compagno venne condannato e poi di un secondo episodio, per cui l'uomo è stato invece assolto: un altro tentato omicidio, ordinato dal carcere di Ferrara in cui era detenuto.

Dopo l'intervista rilasciata a "Porta a Porta", ha spiegato, "nell'immediato non sono riuscita a capire cosa mi aveva tanto infastidita. E solo in seguito ho realizzato che non mi sono state poste le domande che mi aspettavo dopo i lunghi colloqui con la redazione. Viceversa - ha precisato la donna - mi è stato chiesto di rivivere le fasi più truci dell'aggressione subita, senza quasi darmi modo di spiegare il motivo vero per cui mi trovavo in quello studio e senza che si cogliesse l'estrema drammaticità di quanto patito".

L'intervista aveva scatenato già ieri la prima ondata di polemiche. "Condivido la forte contrarietà suscitata dai toni dell'intervista realizzata da Bruno Vespa alla signora Lucia Panigalli - ha detto oggi l'ad Rai Fabrizio Salini, spiegando che l'azienda "considera la difesa e la tutela dei diritti delle donne un principio imprescindibile e indiscutibile della Rai, su cui non sono mai tollerabili equivoci. Assicuro che saranno svolti tutti gli approfondimenti necessari per fare chiarezza sulla vicenda".

"Prendo atto - ha detto ancora Salini - che lo stesso Vespa si è scusato per gli equivoci. Ribadisco che la Rai e tutte le sue strutture - a cominciare da Porta a Porta - devono aderire alla linea editoriale dell'azienda che condanna fermamente la violenza - di qualsiasi natura, in ogni forma e modo".

Sempre oggi è arrivata la condanna delle Cpo (le Commissioni pari opportunità): quella della Federazione nazionale della stampa, che insieme all'Usigrai si è chiesta "come sia possibile, alla luce del ruolo che la Rai svolge al servizio delle cittadine e dei cittadini, che possa venire tollerata una tale, distorta, tossica rappresentazione della violenza contro le donne". A loro avviso l'intervista è stata "in palese violazione non soltanto delle norme deontologiche e del Manifesto di Venezia, ma del contratto di servizio".

La vicenda è finita sul tavolo dell'Ordine dei giornalisti e la Cpo dell'Ordine ha spiegato che "Bruno Vespa, in seguito a un regolare esposto al Consiglio di disciplina inoltrato al consiglio territoriale del Lazio dall'Ordine nazionale in seguito alla segnalazione di una privata cittadina, sarà sottoposto al rituale procedimento disciplinare concluso il quale seguirà il pronunciamento". Una denuncia all'Ordine e anche alla Rai arriva dalla Cpo dell'Associazione stampa romana, secondo la quale il conduttore ha violato il Testo Unico dei Giornalisti e il Codice Etico Rai.

Ma anche la politica critica quanto accaduto. "Su temi così delicati e sulla sofferenza delle persone, tutti coloro che svolgono il difficile compito di informare devono avere la massima attenzione e delicatezza", ha detto la vicepresidente M5s della Camera, Maria Edera Spadoni, che ha annunciato "una personale segnalazione all'Agcom".

Vespa ha replicato alla bordata di polemiche. "Mi sono dimesso il 23 gennaio 2016 dalla Federazione nazionale della stampa per il carattere violento, pretestuoso e settario delle sue polemiche nei miei confronti. Il mio giudizio si rafforza alla luce dell'incredibile dichiarazione di oggi. Credo sia la prima volta in assoluto che un giornalista viene criminalizzato a causa di una trasmissione per la quale viene al tempo stesso ringraziato dall'avvocato della sua presunta vittima".

E poi alla vittima ha detto: "Alla fine della trasmissione e prima della dichiarazione del suo avvocato, la signora Panigalli mi ha ringraziato con molta cordialità. Successivamente alla nostra collega che la ringraziava al telefono per la partecipazione, ha risposto testualmente: 'Sono io che ringrazio voi'. Se a 24 ore di distanza ha ritenuto di smentire se stessa e il proprio avvocato dicendo di essere frastornata e di non aver capito quanto era accaduto in studio, è facile immaginare una strumentalizzazione ai suoi danni".

 
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