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Vaccini, 13mila agenti penitenziari ancora senza la prima dose PDF Stampa
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ansa.it, 18 settembre 2021


Il caso sollevato dal segretario generale della Uil-Pa polizia penitenziaria Gennarino De Fazio. "La decisione del Governo d'imporre l'obbligo del possesso del green pass nei luoghi di lavoro introduce una serie di problemi aggiuntivi nelle carceri. Dai dati forniti dal Dap aggiornati al 13 settembre scorso si evince infatti che sono ben 13mila, più di un terzo, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che non si sono ancora sottoposti neppure alla prima dose della vaccinazione anti-covid. Cosa succederebbe, allora, in caso di sospensioni dal servizio che si andrebbero a sommare alla gravissima deficienza degli organici già esistente e quantificata, dallo stesso Dap, in 17mila unità mancanti?".

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Carcere, il lusso del No Vax PDF Stampa
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di Eleonora Martini


Il Manifesto, 18 settembre 2021

 

Reportage dal carcere di Rieti, un anno e mezzo dopo le rivolte. E dopo i lockdown. Tutti i detenuti sono vaccinati, almeno con la prima dose. Come da media nazionale, al contrario di quanto accade nel Corpo di polizia penitenziaria. L'allarme lanciato ieri dai sindacati di polizia penitenziaria è un colpo allo stomaco di chi ha ancora stampata negli occhi l'immagine dei detenuti sul tetto di alcune carceri italiane, emblema dell'inizio del lockdown.

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Costa caro stare in carcere PDF Stampa
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di Attilio Bolzoni


Il Domani, 18 settembre 2021

 

Come si può assicurare un menu di dignitosa qualità con 3,92 euro al giorno? Forse la risposta sta in una spettacolare e molto fastidiosa coincidenza. Chi fornisce il vitto al carcere fornisce anche il sopravvitto. È una condanna nella condanna: la spesa di prodotti scadenti e salatissimi del cosiddetto "sopravvitto". Il detenuto è il cliente ideale, il più indifeso, la vittima perfetta che non ha la possibilità di scegliere.

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"Io, ex grillino, ho provato il carcere e dico: prima di sventolare le manette bisogna aver visto... PDF Stampa
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di Valentina Stella


Il Dubbio, 18 settembre 2021

 

Marcello De Vito fu il primo degli eletti dei 5Stelle a Roma, portava le arance al sindaco Marino indagato. Poi la galera e la trasformazione: "Il carcere preventivo va frenato". Il 20 marzo 2019 la vita dell'avvocato Marcello De Vito, allora presidente del Consiglio Comunale di Roma in quota grillina, ora invece in quella di Forza Italia, viene sconvolta: all'alba i carabinieri del Nucleo Investigativo piombano in casa sua per arrestarlo con l'accusa di corruzione in uno dei filoni dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma calcio. Dopo 107 giorni nel carcere romano di Regina Coeli, arriveranno i domiciliari. Ad agosto dello stesso anno la Cassazione metterà in discussione l'ordinanza di arresto: contro di lui solo "congetture" ed "enunciati contraddittori". A novembre 2019 fine delle misure cautelari con il parere positivo del pm. Adesso si è ancora nella fase di primo grado di giudizio. Ma intanto quei mesi di reclusione hanno cambiato per sempre la sua vita e anche la sua visione del carcere e della giustizia. Non a caso, ora che è in campagna elettorale, una sua tappa importante è stata una visita presso l'istituto penale per minorenni di Casal del Marmo.

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Tribunale della famiglia, il pm Cascone: "Più risorse e più giudici, altrimenti la riforma fallisce" PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 18 settembre 2021

 

Al vertice della procura per i minorenni di Milano da sei anni, evidenzia pregi e difetti della riforma che sarà approvata in prima lettura al Senato la prossima settimana con la fiducia. Un voto sul futuro tribunale della famiglia? "Sei meno meno".

È la risposta secca di Ciro Cascone, 55 anni, un passato da pm a Torre Annunziata, da sei anni procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano, in magistratura da 26 anni. "Come si dice a Napoli, senza soldi non si cantano messe..." dice Cascone che alla politica chiede risorse cospicue "altrimenti il nuovo Tribunale rischia di essere una riforma solo di etichette ed a rimetterci saranno i minori".

 

Avrà sicuramente letto e studiato la riforma della giustizia della famiglia. Che, in prima lettura, sarà approvata la prossima settimana al Senato con il voto di fiducia. Qual è la sua impressione? In pillole, ci dia un aspetto positivo e uno negativo...

"L'aspetto positivo è la creazione di un unico Tribunale per la famiglia e i minori, una richiesta che noi magistrati minorili abbiamo sempre caldeggiato, a fronte di progetti semplicemente soppressivi. L'aspetto critico è l'impostazione di fondo: chi scrive questa riforma non ha piena conoscenza dei meccanismi di funzionamento della giustizia minorile. Il Tribunale per i minorenni non funziona come quello ordinario, e quindi va tenuto conto della sua specificità quando si interviene".

 

Dunque vede luci e ombre in questa futura macchina della giustizia. Per la sua esperienza, tenendo conto che la politica per una volta non si divide, ma che anche da suoi colleghi vengono rilievi critici, ci spiega quali potrebbero gli aspetti positivi?

"Sicurante ci sono. Perché dar vita a un unico tribunale è un grosso passo avanti rispetto alla situazione attuale, in quanto si elimina la frammentazione delle competenze".

 

Ecco, per chi ci legge ma non conosce a fondo come funziona la vostra giustizia dei minori, quando parla di frammentazione a cosa si riferisce?

"Parlo del fatto che oggi su questa materia operano diversi giudici, il Tribunale per i minorenni, quello ordinario, e poi il giudice tutelare (che è un'articolazione del tribunale ordinario). E non sempre sono chiari i confini di competenza. Le faccio un esempio con i provvedimenti che limitano la responsabilità genitoriale, che oggi sono di competenza del Tribunale dei minorenni, ma possono passare a quello ordinario nel caso ci sia in contemporanea una separazione o un divorzio che attrae la competenza del caso".

 

E quindi quali sono gli aspetti positivi?

"Il futuro Tribunale si occuperà in modo esclusivo di tutti i problemi della famiglia e dei minori e quindi il giudice sarà a sua volta specializzato. Mentre oggi, nei piccoli tribunali, il giudice civile spesso è costretto a occuparsi anche di divorzi assieme a tutto il resto".

 

In futuro per un divorzio, per una separazione, per l'affidamento di un bambino maltrattato in famiglia, l'unico referente sarà sempre il Tribunale dei minori?

"Sì, il Tribunale della famiglia si occuperà di tutto".

 

Ma nella riforma c'è una distinzione tra il tribunale di una grande città, come Milano, e quelli della provincia, dove ci sarà un solo giudice. La faccenda è complicata. Ce la spiega?

"Cerco di semplificare al massimo. Facciamo l'esempio di cosa succede in Lombardia. Oggi esiste il Tribunale per i minorenni di Milano. Che ha una competenza su otto province. Nelle quali ci sono i tribunali ordinari che si occupano di famiglia. Con la riforma invece a Milano ci sarà una sezione distrettuale del Tribunale della famiglia che avrà sempre competenza sulle otto province, ma solo per alcune materie, tra cui le adozioni. Ci saranno poi otto sezioni distaccate, quelle che la legge definisce "circondariali", che avranno sede negli otto tribunali ordinari già esistenti, e che si occuperanno di tutto ciò che riguarda la famiglia e i minori".

 

Un momento, perché qui la faccenda si complica. Voglio capire dove dovrà andare il cittadino quando avrà un problema. Facciamo un esempio. Un divorzio o una separazione di una coppia che vive a Milano e di una che vive a Sondrio da chi saranno decise?

"La coppia che vive a Milano si rivolgerà alla sezione circondariale di Milano".

 

Come? Perché a Milano ci saranno due sedi diverse, una distrettuale e una circondariale?

"Sì, certo, a Milano ci saranno tutte e due. Con funzioni e composizione diversa. La sezione distrettuale giudicherà con un collegio di giudici, quella circondariale invece con un giudice solo".

 

Ma con quale criterio un caso sarà deciso da un collegio, mentre un altro da un solo giudice?

"In base alla materia, per le adozioni la competenza sarà del collegio distrettuale, mentre tutto il resto sarà trattato da un singolo giudice, dalle separazioni e dai divorzi agli allontanamenti urgenti dei minori maltrattati".

 

Siamo sicuri che, rispetto a oggi, sia giusto che un singolo giudice decida su casi a volte molto delicati che oggi vanno davanti a un collegio di quattro persone, due giudici ordinari e due giudici onorari esperti della materia?

"Questo è il grosso punto debole della riforma perché in questo modo si spazza via la cultura minorile costruita negli ultimi decenni. Io vedo due grosse criticità, innanzitutto perché una persona sola deciderà quello che oggi decidono più persone con maggiore ponderazione e anche esperienza, domani invece ci sarà una persona che in totale solitudine dovrà prendere decisioni a volte molto delicate e che hanno ricadute molto rilevanti, a volte drammatiche, nella vita delle persone. E che rischia anche una sovraesposizione, specialmente nelle piccole città. Ma non basta. Viene eliminato il fondamentale contributo degli esperti nel prendere queste decisioni".

 

Sta parlando dei giudici onorari?

"Esatto, proprio loro, che danno un importante contributo di competenze e di sapere tecnico anche se spesso a livello di opinione pubblica non godono di buona fama".

 

Procuratore mi scusi, ma il Senato sta per votare la riforma e la politica la presenta come un'importante passo in avanti, ma lei avanza criticità importanti. Che correzioni suggerirebbe?

"Voglio essere lapidario: un recupero di collegialità e di presenza dei giudici onorari anche nelle sezioni circondariali. Per riequilibrare la presenza di un solo giudice che decide questioni importanti".

 

Eventuali correzioni a parte, il nuovo tribunale dovrebbe partire nel 2024. C'è tempo per

metterlo in piedi. Ma cosa serve davvero?

"Non vorrei che chi ha scritto la legge pensi che magistrati e cancellieri che oggi si occupano di minori e famiglia siano sufficienti a colmare gli organici e rendere efficiente il futuro tribunale. Non è affatto così. Bisogna veramente incrementare le piante organiche del nuovo tribunale perché, come si dice a Napoli, senza soldi non si cantano messe".

 

Lei sta chiedendo più giudici e più pubblici ministeri?

"Esatto, proprio così. Il disegno della nuova procura, anch'essa specializzata, mi piace perché verranno assorbite le competenze civili delle procure ordinarie, ma la mia richiesta è perentoria. Oggi le procure minorili sono fortemente sottodimensionate. Aumentandone le competenze mi aspetto quantomeno un raddoppio di risorse e soprattutto che anche i nostri uffici vengano finalmente informatizzati, mentre adesso viaggiamo ancora con il cartaceo. Ancora un suggerimento, prevedere anche la figura dei vice procuratori onorari proprio come nelle procure ordinarie. E poi questa faccenda dell'anzianità...".

 

E sarebbe?

"Parlo dell'anzianità richiesta per far parte di Tribunale e procura della famiglia, ben 12 anni, che trovo eccessiva e addirittura ingiusta nei confronti dei giovani magistrati, che quanto a competenza ed entusiasmo non hanno nulla da invidiare a quelli più anziani, anzi... Oggi dirigo una procura composta prevalentemente da giovani magistrati, che lavorano molto e bene, ma che con la nuova riforma non potrebbero farne parte, e francamente lo trovo irrazionale".

 

Il caso Eitan, chi se ne sarebbe occupato, il nuovo Tribunale?

"Verrebbe trattato dal giudice monocratico circondariale. L'eventuale Appello andrebbe alla sezione distrettuale, analogamente a quanto avviene adesso. Nel caso specifico il giudice tutelare di Pavia ha nominato il tutore, mentre sarebbe il Tribunale per i minorenni di Milano a occuparsi dell'eventuale Appello".

 

Che cosa accadrebbe invece per i femminicidi?

"Per questi casi vi sono competenze concorrenti del giudice penale e di quello civile. In linea generale i provvedimenti civili a tutela della donna maltrattata verranno presi dal giudice monocratico della sede circondariale, mentre oggi vengono assunti direttamente dal tribunale ordinario che emette l'ordine di protezione. Ma a volte, se ci sono figli minori, vengono presi anche dal Tribunale per i minorenni, su richiesta del pm minorile che emette provvedimenti a tutela di madre e figli".

 
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