Sabato 11 Luglio 2020
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Stati Uniti. Tornano le esecuzioni federali. La Ue: "Fermatevi, no alla pena di morte" PDF Stampa
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today.it, 11 luglio 2020


Dopo uno stop di 17 anni, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha deciso di dare seguito alle circa 60 pene capitali pendenti a livello federale. Il via libera della Corte suprema che ha bocciato il ricorso di 4 detenuti, tra cui un suprematista bianco. L'Unione europea si schiera ufficialmente contro la decisione del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di ripristinare la pena di morte federale dopo una pausa di 17 anni. La portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna, ossia il ministero degli Esteri dell'Ue, ha detto in una nota che "questa decisione è contraria alla tendenza generale negli Stati Uniti e nel mondo di abolire la pena di morte, sia per legge che nella pratica".

L'Ue, ha proseguito la portavoce, "si oppone fermamente alla pena di morte in ogni momento e in ogni circostanza". La pena capitale è una "punizione crudele, disumana e degradante, incompatibile con l'inalienabile diritto alla vita, non fornisce un'efficace deterrenza al comportamento criminale ed è irreversibile.

L'Unione europea sostiene fermamente e inequivocabilmente le vittime di crimini e le loro famiglie e sostiene l'applicazione di sanzioni efficaci e non letali. L'Unione europea continuerà a lavorare per l'abolizione universale della pena di morte", conclude la nota. L'ultima esecuzione federale negli Usa risale al 2003. Ma va chiarito che iniezioni letali e sedia elettrica nel Paese non si sono mai fermate: i 29 Stati degli Usa dove la pena di morte è legale hanno proseguito in questi anni a uccidere i detenuti condannati alla pena capitale. Solo il Covid-19 ha rallentato il ritmo delle esecuzioni, ma solo perché l'emergenza ha reso indisponibili i farmaci per le iniezioni letali.

 
Stati Uniti. Condannato a morte salvato dal Covid: esecuzione sospesa grazie alla pandemia PDF Stampa
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di Davide Giancristofaro Alberti


ilsussidiario.net, 11 luglio 2020

 

Un detenuto condannato a morte nello stato dell'Indiana si è salvato grazie al coronavirus e al fatto che i suoi parenti non avrebbero potuto stargli vicino. E' stata sospesa un'esecuzione in Indiana. Un uomo doveva essere condannato a morte federale nella giornata di lunedì prossimo, la prima dal 2003 nello stato di cui sopra, ma i giudici hanno deciso di bloccare la stessa su richiesta dei famigliari delle vittime.

A causa dell'epidemia di coronavirus, infatti, i parenti non avrebbero potuto assistere agli ultimi momenti di vita del condannato per il rischio di contagi, e di conseguenza, hanno invocato il giudice federale affinchè potesse sospenderla. Il detenuto "graziato" si chiama Daniel Lee, un suprematista bianco che era stato condannato per aver ucciso una coppia e una bimba di soli 8 anni. Sono diversi i casi di pene capitali sospese oltre oceano in periodo di Covid, l'ultimo precedente risale a meno di un mese fa, lo scorso 17 giugno. In quell'occasione ad essere "salvato" fu Ruben Gutierrez, un uomo rinchiuso in un carcere di massima sicurezza in Texas, colpevole di aver ucciso 20 anni fa una donna di 85 anni.

L'uomo avrebbe voluto incontrare il cappellano prima di morire, ma l'epidemia di covid-19 ha reso impossibile questa richiesta, e un'ora prima dell'esecuzione la sua condanna a morte è stata sospesa in attesa che la situazione possa migliorare. Lo stato del Texas è quello dove ogni anno avvengono più condanne a morte, ma la pandemia ha permesso a numerosi "Dead man walking", di salvarsi, almeno per il momento. Lo scorso 18 marzo, ad esempio, John Hummel avrebbe dovuto sottoporsi ad una iniezione letale nella camera della morte di Huntsville alle 18:00 di sera, pena poi sospesa per 60 giorni "alla luce dell'attuale crisi sanitaria e delle enormi risorse necessarie per far fronte all'emergenza". Pochi giorni dopo stessa fortuna era toccata a Tracy Beatty e con grande probabilità tutti gli altri condannati a morte per il 2020 potranno rimanere in vita ancora per alcuni mesi.

 
Stati Uniti. Chi è il giudice della Corte Suprema che fa arrabbiare Trump PDF Stampa
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di Alberto Flores D'Arcais


La Repubblica, 11 luglio 2020

 

Dopo aver votato a fianco dei liberal sull'aborto, essersi espresso a favore dei "Dreamers" e con i democratici per i diritti di transgender e gay, il repubblicano John Roberts è finito nel mirino dei super-conservatori. Prima ha votato insieme ai 'liberal' per bloccare una legge sull'aborto in Louisiana, poi per proteggere i giovani immigrati che vivono ai margini della legalità negli Stati Uniti (i cosiddetti 'Dreamers'), infine si è unito ai giudici democratici per allargare i diritti di gay e transgender. Tre sentenze in tre settimane e anche John Roberts, il presidente (repubblicano e conservatore) della Corte Suprema Usa, è finito nella lista dei 'nemici' della Casa Bianca, diventando - per il popolo dei 'social network' che adora The Donald - oggetto di insulti e sarcasmi. Lui non se ne cura, come non se ne è mai curato quando gli attacchi arrivavano dalla sinistra o perfino dalla Casa Bianca.

"Non ci sono giudici di Obama, giudici di Trump, di Bush o di Clinton", disse pubblicamente due anni fa, rimproverando l'attuale presidente Usa che si era lasciato andare (via Twitter) ad attacchi personali contro giudici che lo avevano criticato. Perché da quando il 29 settembre 2005 è diventato (dopo soli due anni che sedeva nella Corte) il più giovane 'Chief Justice' degli ultimi due secoli, ha cercato di tenere fuori dalle sentenze influenze politiche ed ideologiche di qualsiasi segno. In quella che è una sua personale battaglia per combattere la diffusa (anche a ragione) percezione che la Corte Suprema sia solo un altro corpo politico, lacerato da divisioni 'partisan' come il resto di Washington e del paese.

Secondo il Rasmussen Report, pubblicato martedì 7 luglio, sono adesso i democratici ad apprezzare di più il lavoro (e le sentenze) di Roberts. Che è visto con favore dal 56 per cento degli elettori 'dem', mentre tra quelli repubblicani la sua popolarità è scesa al 47 per cento. Numeri che hanno prodotto sul Washington Examiner (il giornale conservatore della capitale) il titolo "democratici innamorati, abbracci e baci per il giudice Roberts".

Giudice 'minimalista', che ha sempre cercato di limitare cambiamenti radicali nella Giustizia Usa - "ha le qualità che gli americani si aspettano da un giudice, esperienza, saggezza, senso di giustizia e civiltà", lo presentò Bush diciassette anni fa - Roberts è finito da tempo nel mirino degli oltranzisti conservatori e di chi vorrebbe trasformare i giudici supremi in semplici esecutori del potere politico.

A Washington è considerato un 'insider', un uomo che conosce profondamente i delicati meccanismi della capitale e che sa muoversi a proprio agio nel crinale che separa, sempre più sottilmente, la politica dalla giustizia. Le ultime sentenze hanno irritato profondamente la Casa Bianca, che vuole fare della Corte Suprema uno dei cavalli di battaglia delle prossime elezioni presidenziali (3 novembre 2020), con il vicepresidente Mike Pence che si è già sbilanciato: "Sono per noi una sconfitta, dobbiamo rimettere in gioco la Corte Suprema, abbiamo bisogno di più giudici conservatori".

Il voto di Roberts a fianco dei quattro giudici 'liberal', con cui ha voluto sancire la sua indipendenza su tre temi fondamentali (aborto, immigrazione, diritti gay), può servire agli stessi conservatori per fermare le richieste sempre più pressanti che arrivano dal campo democratico per riformare la Corte Suprema e aggiungere nuovi giudici.

Al Congresso (dove a novembre i democratici potrebbero riconquistare la maggioranza anche al Senato) è pronto il progetto di 'grande riforma' che Elizabeth Warren, Pete Buttigieg, Cory Booker e Kamala Harris (quattro ex candidati alla presidenza) hanno preparato per vendicare il cosiddetto "seggio rubato", quando nel 2016 i repubblicani bloccarono per mesi la nomina di Merrick Garland (scelto da Obama al posto di Antonin Scalia), facendo così scegliere due nuovi giudici (nel frattempo si era dimesso anche il repubblicano moderato Anthony Kennedy) a Donald Trump.

Senza una riforma la Corte Suprema è destinata ad avere una maggioranza di repubblicani e conservatori per diversi anni o decenni. Anche se Joe Biden dovesse vincere la corsa per la Casa Bianca, probabilmente potrà sostituire solo i due giudici più anziani, Stephen Breyer e Ruth Bader Ginsburg, ambedue democratici. I cinque conservatori - dato che è un incarico a vita - possono restare ancora a lungo. Roberts ha solo 65 anni. Il repubblicano più anziano, Clarence Thomas, ha dieci anni meno di Breyer, i due ultimi nominati da Trump sono i più giovani. Con le sue sentenze, con il diventare ago della bilancia tra giudici di destra e di sinistra (come lo furono nei decenni passati due altri giudici repubblicani Sandra Day O'Connor ed Anthony Kennedy), con i richiami all'indipendenza dal potere politico, ora potrebbe evitare che quella 'grande riforma' veda mai la luce.

 
Egitto. In cella chi parla del contagio, Al Sisi fa scattare la censura PDF Stampa
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Corriere della Sera, 11 luglio 2020


Almeno dieci medici e sei giornalisti sono stati arrestati in Egitto dall'inizio della pandemia, per aver messo in dubbio i dati ufficiali o la capacità del governo di Abdel Fattah Al Sisi di gestire la crisi. Lo scrive l'Associated Press, citando, tra gli arrestati, un medico che ha scritto un articolo sulle difficoltà del sistema sanitario, un farmacista che lamentava sui social la scarsità di mascherine, una dottoressa incinta che aveva prestato il cellulare a chi voleva denunciare un contagio. A molti altri è stato intimato di tacere.

Un corrispondente del Guardian ha lasciato l'Egitto temendo l'arresto, i colleghi del New York Times e del Washington Post sono stati redarguiti. I casi registrati sono oltre 76 mila; i morti 3.300 (il numero più alto nel mondo arabo). Le cifre testimoniano anche il sacrificio del personale sanitario: 117 dottori, 39 infermiere, 32 farmacisti sono morti. Ma chi vive stia zitto, altrimenti è un "nemico dello Stato" che rischia 5 anni di carcere.

 
Ma davvero siamo così brutti noi qui fuori? PDF Stampa
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di Carla Chiappini*


Ristretti Orizzonti, 10 luglio 2020

 

Rientro in carcere a Parma con autocertificazione, mascherina, disinfettante. Oltre al documento e qualche foglio per scrivere. Il gruppo redazione di Alta Sicurezza 1 si incontra nella solita stanza con le finestre spalancate e in due turni per garantire il distanziamento.

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