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Lecce: i familiari sporgono denuncia "non gli hanno somministrato i farmaci" PDF Stampa
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Corriere Salentino, 25 maggio 2019

 

Nuovo suicidio nel carcere di Lecce. E scatta subito la denuncia dei familiari della vittima, per accertare le modalità della morte del detenuto e se vi sia stata la giusta attenzione nei confronti di un giovane che soffriva di crisi d'astinenza e forti stati d'ansia. Il dramma si è consumato attorno alle 22 di ieri in una cella d'isolamento del carcere di Borgo San Nicola, dove il 31enne M.L.T., di Lizzanello, si è tolto la vita impiccandosi con le lenzuola.

Nonostante gli sforzi profusi dal personale del 118, per il giovane non c'è stato nulla da fare. La madre del ragazzo ha sporto denuncia presso il posto fisso di polizia dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, dove si trova custodita la salma dello sfortunato 31enne, in attesa che venga disposta l'autopsia da parte della magistratura.

Il giovane, fuggito dai domiciliari due giorni fa pare per procurarsi cocaina di cui è dipendente, era stato rintracciato il giorno successivo e processato per direttissima. Dunque era stato accompagnato in carcere, poiché si trattava della terza evasione in pochi mesi. Nella tarda serata di ieri, purtroppo, la tragedia. Adesso sarà la magistratura a dover appurare le esatte cause della morte del giovane, se il personale carcerario gli abbia riservato la giusta attenzione e se, inoltre, gli siano stati somministrati quei medicinali che gli avrebbero consentito di avere uno stato psicologico diverso, da evitare il tragico gesto. Circostanza, quest'ultima, che solo l'esame necroscopico potrà appurare.

 
Civitavecchia (Rm): 64enne colto da un malore muore nel carcere di Borgata Aurelia PDF Stampa
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civonline.it, 25 maggio 2019

 

Un malore improvviso. Un infarto. È morto così nel pomeriggio di oggi, poco dopo le 17, Sergio Presutti. Il portuale, ex presidente della squadra di calcio Cpc2005, si è sentito male al carcere di Borgata Aurelia, dove si trovava detenuto da fine febbraio, quando venne arrestato dalla Polizia con l'accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente. Presutti era molto conosciuto in città per i suoi trascorsi in ambito sportivo e per il lavoro in ambito portuale.

La notizia della sua morte ha fatto il giro della città in pochissimo tempo, appresa con dolore soprattutto all'interno della Compagnia portuale. Nonostante tutto lasci supporre una morte naturale, l'avvocato Daniele Barbieri, che ha assistito Presutti nel corso delle ultime vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, presenterà domani una richiesta in Procura per poter far svolgere un esame autoptico per chiarire le esatte cause del decesso del 64enne. Nonostante i soccorsi tempestivi non c'è stato nulla da fare; una volta sul posto il personale dell'ambulanza non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.

 
Tolmezzo (Ud): arrivano i fondi per il lavoro, ma come si conciliano internati e 41bis? PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 25 maggio 2019

 

Il Garante nazionale dei detenuti ricorda che la misura di sicurezza risale al Codice Rocco. Visita a sorpresa nel carcere di Tolmezzo da parte del Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma per una verifica di un episodio specifico, dopo una importante segnalazione, sia per visitare in particolare il settore degli internati al 41bis, che recentemente avevano posto alla sua attenzione il problema della assoluta carenza di lavoro, in una sezione che dovrebbe configurarsi come casa di lavoro. Una criticità che Il Dubbio ha affrontato più volte.

Il problema del lavoro riguarda anche i detenuti: c'era stato un cospicuo taglio dei fondi per il pagamento dei compensi a coloro che lavorano e la riduzione delle ore lavorative per gli addetti alla cucina, i detenuti impegnati nella distribuzione del cibo, nelle pulizie e nella manutenzione dei fabbricati. Un carcere che teoricamente, ricordiamo, è anche una "casa lavoro" per gli otto internati trasferiti proprio in quell'istituto penitenziario perché c'è una serra. Ma da mesi che non è in funzione. Gli otto internati avevano anche intrapreso uno sciopero della fame, ma sono poi stati costretti a riprendere a mangiare perché rischiavano la vita.

Il Garante, raggiunto da Il Dubbio, ha fatto sapere che proprio il giorno prima della sua visita sono arrivati i fondi per sistemare la serra, circa 54mila euro, e anche altri soldi per pagare la mercede ai detenuti che fanno i lavori interni al carcere, quelli non professionalizzanti. Quindi, teoricamente, gli internati potrebbero a breve ricominciare a lavorare, anche se due di loro non sono in condizione fisiche di farlo.

Quindi tutto bene ciò che finisce bene? Nient'affatto. Rimane ancora il problema di come conciliare l'internato con la condizione del 41 bis. Come poi si possa conciliare la funzione che la legge assegna alla Casa di lavoro e la sua funzione di facilitazione nel rientro sociale con la previsione di internamento in regime speciale del 41 bis, risulta assolutamente non chiaro al Garante nazionale Mauro Palma che intravede in tale previsione il rischio di un mero prolungamento della situazione detentiva speciale per motivi di sicurezza.

Inoltre, la Casa di lavoro dovrebbe essere luogo ben distinto e distinguibile dal normale Istituto di detenzione: molto difficile che lo sia quando si tratti di una sezione di una Casa circondariale (come il caso di Tolmezzo) o di reclusione. Ricordiamo che proprio a Tolmezzo sono stati ospitati Salvatore Bizzi, Massimo Carminati e Roberto Spada, quest'ultimo ancora detenuto nell'istituto friulano.

Il poco lavoro è un problema sicuramente enorme, visto che toglie al magistrato lo strumento per valutare o meno la fine della misura di sicurezza nei confronti di una persona che ha comunque già finito, da tempo, di scontare la pena.

Però il problema a monte è la mancata rivisitazione della norma prevista dal codice Rocco per quanto riguarda la figura stessa dell'internato. "Se non si riesce ancora a ripensare totalmente il doppio binario - si legge infatti nel rapporto del Garante nazionale del 2018 - se si continua a privare della libertà non in base al principio di stretta legalità sintetizzato nel quia prohibitum, né da quello sostanzialista del quia peccatum bensì da un principio, discrezionale e neutralizzante sintetizzato nel ne peccetur ; se ancora non si è in grado di mutare tutto ciò, forse il tempo è ormai urgente per ripensare le forme in cui tutto ciò si realizza affinché almeno le parole ritrovino il loro significato".

 
Aosta: al carcere di Brissogne è di nuovo allarme sovraffollamento PDF Stampa
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aostaoggi.it, 25 maggio 2019

 

Celle sovraffollate, condizioni igieniche da migliorare, problemi gestionali, predominanza di stranieri e un forte turn over: la situazione della casa circondariale di Brissogne è ben lontana dal migliorare.

A mettere l'accento ancora una volta sulla condizione precaria del carcere valdostano è il Garante dei diritti dei detenuti, Enrico Formento Dojot. Nel 2018 la struttura è tornata ad ospitare più persone di quelle che potrebbe: 221 a fronte di 181 posti regolamentari. 153 sono stranieri, poi ci sono i collaboratori di giustizia italiani. "Nel corso del 2018 una sezione è stata chiusa e quelle aperte, di conseguenza, sono più affollate", spiega Formento Dojot.

L'eccessiva popolazione carceraria è soltanto uno dei problemi della casa circondariale. Per usare le parole di Formento Dojot, "Brissogne oggi più che mai riveste il ruolo di "polmone" rispetto a criticità di affollamento di altre istituti limitrofi". Quando cioè altre carceri italiane sono al collasso, i detenuti vengono spostati a Brissogne per il tempo necessario. Poi vengono ritrasferiti provocando "un elevato turn over e un'abbondante presenza di stranieri".

Tanti detenuti che cambiano spesso, mancanza di spazi, problemi con le docce e, a livello di gestione, nessuna linea di azione ben definita. "L'assenza di una precisa identità - dice a tal proposito Formento Dojot - si ripercuote anche sulle iniziative promosse in tema di lavoro e di formazione", quelle che aiutano i detenuti a rifarsi una vita lontana dall'illegalità una volta scontata la condanna.

"È statisticamente provato - sottolinea il Garante - che l'acquisizione di abilità e la loro spendibilità al ritorno alla vita libera è di gran lunga il migliore antidoto alla recidiva, che viene abbattuta drasticamente. Spesso i detenuti mi confidano di voler cambiare vita, ma quando si lasciano alle spalle le mura dell'istituto si scontrano con concrete e impellenti difficoltà nel rinvenire mezzi di sostentamento per sé e per i loro cari".

 
Viterbo: "dietro le sbarre troppi detenuti che potrebbero scontare pene alternative" PDF Stampa
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tusciaweb.eu, 25 maggio 2019

 

Avvocati in visita ai reparti detentivi di Mammagialla: carenza di spazi compensata con le "celle aperte", bene le attività rieducative. Si è tenuta giovedì 23 maggio presso la casa circondariale di Viterbo, la programmata visita dell'Osservatorio nazionale carcere dell'Unione della camere penali italiane, l'associazione che riunisce gli avvocati penalisti Italiani, in collaborazione con la camera penale di Viterbo "Ettore Mangani Camilli".

Erano presenti il responsabile nazionale, avvocato Riccardo Polidoro ed i responsabili regionali per il Lazio, avvocato Roberta Giannini di Roma e avvocato Marco Russo di Viterbo che ha costituito da collettore con la locale camera penale, rappresentata da tutto il consiglio direttivo in persona del presidente Roberto Alabiso, dal vice Remigio Sicilia e dagli avvocati Ada Baiocchini e Carlo Mezzetti. Era altresì presente il past-president Mirko Bandiera ed alcuni giovani avvocati iscritti (avvocati Corrado Cocchi, Ilaria Biscetti e Rachele Fazzi).

L'Osservatorio Carcere, costituito nel 2006, è una struttura che si prefigge l'obiettivo di studiare i problemi normativi e pratici dell'ordinamento penitenziario e della realtà carceraria, seguire la produzione legislativa in materia penitenziaria, organizzare ed attuare il monitoraggio della situazione carceraria attraverso le visite dei singoli istituti penitenziari. Ha stabilito in questi anni un rapporto permanente con le associazioni che si occupano di carcere, al fine di consolidare il proprio ruolo politico attraverso lo scambio di esperienze e conoscenze nel settore e per promuovere dibattiti e convegni. La visita si è protratta per circa tre ore ed è stata particolarmente approfondita ed ha riguardato i reparti detentivi (ad eccezione del famigerato reparto del 41 bis contrariamente a quanto avvenuto nella precedente visita del 2013) anche grazie alla collaborazione dell'ufficio comando rappresentato dal vice comandante commissario Tullio Volpi e della responsabile dell'area del trattamento, dottoressa Natalina Fanti.

Le buone notizie derivano da una palpabile attenzione al trattamento rieducativo dei detenuti. Numerose le attività sia lavorative che di studio che consentono ad un numero a rotazione di detenuti di impiegare il tempo proficuamente in vista di un futuro reinserimento nel tessuto sociale. Certamente il privilegio non è per tutti e la annosa carenza di fondi porta ad un impiego limitato della forza lavoro, rispetto alle esigenze concrete dell'istituto. Veri fiori all'occhiello sono apparsi il laboratorio di falegnameria, le coltivazioni in serra di germogli, la produzione di olio e miele.

Nelle sale dei colloqui familiari, si è avvertita una particolare attenzione ai minori, figli dei detenuti, che accedono in carcere in sale confortevoli ed adeguate dove trascorrono in un ambiente consono le ore di colloquio con i genitori ristretti. Altra iniziativa lodevole è costituita dall'attività di rivendita di piccoli generi alimentari di bar e lavaggio auto posta all'ingresso del carcere e nella quale sono impiegati i detenuti che beneficiano del lavoro all'esterno.

Alcune evidenti criticità sono state invece riscontrate nei reparti detentivi. In alcuni casi la precarietà di taluni locali è palpabile in conseguenza delle riferita carenza di fondi per le ristrutturazioni che vengono impiegati nel tempo e contingentati; inadeguati i locali docce di alcuni reparti, in altri casi, ristrutturati di recente.

Le cosiddette camere di pernottamento, nome con il quale vengono oggi indicate le celle, pagano il prezzo della atavica carenza di spazio vitale per i detenuti. Pur non potendosi definire il carcere di Viterbo, un carcere sovraffollato le celle sono state originariamente pensate per accogliere un solo detenuto, pur essendo oggi tutte occupate da due persone in uno spazio di tre metri per due, da cui va detratto lo spazio per gli arredi. Tale percepibile carenza di spazio è solo in parte compensata dal rimedio compensativo delle cosiddette celle aperte. La possibilità cioè per i detenuti di socializzare tra loro per alcune ore aggiuntive rispetto a quelle deputate al cosiddetto passeggio. Dopo la nota condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia europea nella vicenda Torreggiani, si è pensato infatti di compensare la carenza di spazio nei locali di contenzione, con maggiori libertà di movimento all'interno dei singoli reparti, con risultati che tuttavia non appaiono sempre confortanti.

La sensazione che la visita ha lasciato in tutti i partecipanti è che certamente vi è tanto da fare in un ottica di attuazione concreta ed effettiva del precetto costituzionale che affida all'esecuzione della pena una finalità di rieducazione, piuttosto che di vendetta sociale. Oggi sembra procedersi in una direzione opposta. Tra gli obiettivi precipui dell'Osservatorio Carcere vi è proprio quello di avvicinare l'opinione pubblica alle problematiche relative alla detenzione, per una grande sfida culturale di modifica del concetto di esecuzione della pena. Spesso si finisce con il confondere il piano della certezza della pena con quello dell'esecuzione penale che passa attraverso una concreta attuazione dell'ordinamento penitenziario e degli strumenti alternativi che, ove attuati, hanno dimostrato di funzionare con un bassissimo grado di recidiva.

L'Italia è certamente all'avanguardia nel mondo. L'emergenza riguarda l'ingiustificata esecuzione in carcere di tante pene che potrebbero e dovrebbero essere eseguite attraverso misure alternative. La situazione di Viterbo che va verso un sovraffollamento ritenuto ancora tollerabile, è paradigmatica di una situazione più generale che a livello nazionale, vorrebbe privilegiare l'esecuzione carceraria a discapito dei principi fondanti la nostra carta costituzionale.

 
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