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Trento. Sono 8 i detenuti positivi al virus, anche 4 operatori in quarantena PDF Stampa
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Corriere del Trentino, 9 aprile 2020

 

Si aggrava la situazione nel carcere di Spini di Gardolo. Presente anche la direttrice. Sono saliti a quattro i detenuti che hanno contratto il virus del Covid-19. Ma sono positivi anche due agenti di Polizia penitenziaria e due amministrativi.

Questi ultimi si trovano in isolamento fiduciario a casa, mentre i quattro detenuti sono stati trasferiti in un'ala separata dal resto della popolazione carceraria assistiti da i medici. Resteranno in quarantena, nella speranza che in questo modo si sia riusciti a isolare il contagio, in un luogo come il carcere, infatti, la diffusione potrebbe essere molto rapida.

Per questo è stato deciso di effettuare tamponi, con tempi e modalità che saranno individuati dall'Azienda sanitaria, su tutta la popolazione penitenziaria e su tutti gli agenti. Intanto sono stati potenziati i colloqui via skype.

 
Santa Maria Capua Vetere (Ve). Nel carcere i contagi salgono a sei, la denuncia del garante PDF Stampa
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di Titti Beneduce

 

Corriere del Mezzogiorno, 9 aprile 2020

 

"Due detenuti, che solo per motivi precauzionali sono stati accolti in stanze di isolamento sanitario, come già avvenuto per un altro detenuto risultato positivo e senza sintomi". Tutti i detenuti dell'intera sezione - oltre 130 persone, compresi i tre positivi presenti nel carcere - non presentano, dice Ciambriello, alcun sintomo di malattia, "non necessitano di alcuna terapia e sono monitorati dai sanitari. Abbiamo potuto rilevare come tutti i detenuti presenti nel carcere di Santa Maria siano attentamente valutati e seguiti sin dall'inizio dell'emergenza e ringraziamo il personale sanitario ai vari livelli che è intervenuto in questi giorni con immediatezza e professionalità".

A partire dalla notizia del primo caso positivo, nella notte di sabato, sono stati effettuati 200 test sierologici rapidi domenica e 200 tamponi naso-faringei lunedì, per tutti i detenuti della stessa sezione e per tutto il personale, sanitario e penitenziario, che vi lavora. "Siamo vicini - conclude il garante - al personale penitenziario e ai familiari dei detenuti. Collaboreremo giorno per giorno a garanzia del diritto alla salute, del diritto alla vita di tutte le persone che operano nel mondo carcerario, dando supporto al personale sanitario".

Intanto a Napoli c'è stata la protesta dei familiari dei reclusi prima davanti al carcere di Poggioreale, poi in Tribunale. Momenti di tensione durante il tentativo da parte di un folto gruppo di parenti di persone detenute nel carcere di entrare con la forza a Palazzo di Giustizia. A bloccare il gruppo, capeggiato da alcune donne, sono stati gli agenti della polizia penitenziaria che presidiavano il varco di piazza Cenni. Un dirigente di polizia è stato aggredito. Due persone sono state identificate e denunciate. Del gruppo facevano parte parenti di detenuti ristretti nel vicino carcere di Poggioreale, che poco prima aveva chiesto a gran voce l'indulto e l'amnistia.

 
Napoli. I parenti dei detenuti tentano di entrare nel tribunale, proteste anche a Poggioreale PDF Stampa
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Il Mattino, 9 aprile 2020

 

Fermati dagli agenti della polizia penitenziaria, polizia e carabinieri. In mattinata protesta davanti a Poggioreale. Momenti di tensione oggi a Napoli durante il tentativo da parte di un folto gruppo di parenti di persone detenute nel carcere di Poggioreale, una ventina, di entrare nel Tribunale partenopeo.

A bloccare il gruppo, secondo quanto si è appreso capeggiato da alcune donne, sono stati gli agenti della Polizia Penitenziaria che presidiavano il varco al Palazzo di Giustizia di piazza Cenni insieme con la Polizia di Stato e i Carabinieri. A causa dell'episodio su disposizione della Procura Generale sono stati temporaneamente chiusi tutti i varchi d'accesso al Nuovo Palazzo di Giustizia.

"Un plauso va alla Polizia Penitenziaria di presidio ai Varchi del Tribunale di Napoli - dice, in una nota, Ciro Auricchio, segretario regionale dell'Uspp - dove oggi un gruppo di 20 facinorosi per lo più donne familiari dei detenuti di Poggioreale, dopo aver protestato innanzi il carcere, si sono portati innanzi l'ingresso principale del Palazzo di giustizia e sono riusciti ad entrare negli spazi antistanti il Palazzo".

"La Polizia Penitenziaria - spiega Auricchio - è intervenuta nell' immediatezza per fermare i facinorosi che stavano per fare ingresso in Tribunale e unitamente a personale della Polizia di Stato e dei carabinieri, sopraggiunto sul posto, è riuscita ad allontanare i facinorosi".

"Ancora una volta l'apporto della Polizia Penitenziaria impiegata a presidio dei varchi di ingresso del Tribunale si è rivelato prezioso per la sicurezza del Palazzo di giustizia, - sottolinea il sindacalista - per questo chiediamo ancora una volta, come già fatto in epoca pregressa, che il predetto presidio non sia revocato per essere assorbito da organismi di vigilanza privata".

In mattinata davanti al carcere di Poggioreale è stato esposto uno striscione: "La salute è un diritto di tutti/e, amnistia e indulto". La protesta ha bloccato brevemente l'esiguo traffico di via Poggioreale organizzata per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sui pericoli derivanti da un eventuale contagio negli istituti di pena. "La Polizia Penitenziaria, tutti i giorni, - ha gridato con il megafono uno dei manifestanti - entra ed esce dal carcere senza alcuna protezione... i detenuti devono tornare urgentemente a casa".

 
Pisa. "Nel carcere Don Bosco contagiati 13 agenti e tre operatori sanitari" PDF Stampa
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gonews.it, 9 aprile 2020

 

Secondo il sindacato della Polizia penitenziaria Ciisa, a Pisa si contano 16 positivi al Coronavirus covid-19. Secondo il sindacato, i contagiati sono 13 agenti e tre operatori sanitari. Ciisa, Confederazione dei sindacati indipendenti di polizia penitenziaria, precisa che "i dati vengono raccolti col passaparola, visto che l'amministrazione non ha diffuso alcun bollettino ufficiale".

"Ultimati quasi i tamponi naso-faringeo alla Casa circondariale pisana - aggiunge Giuseppe Rodriguez della segreteria generale della Ciisa - che dovranno essere ripetuti almeno altre due volte e procedere con i test sierologici, non solo agli agenti e agli amministrativi, ma anche ai detenuti per avere un quadro reale. Questi test devono però essere estesi a tutti a livello nazionale.

Infine, abbiamo appreso che, anche il dirigente sanitario di Pisa ha avallato la decisione del direttore del carcere di non fare indossare agli agenti i dispositivi di protezione individuale vietando l'uso delle mascherine anche agli operatori sanitari e ricordiamo che il primo contagiato in carcere a Pisa è stato proprio un medico che non indossava alcun dispositivo. Ci chiediamo quanti saranno i detenuti positivi all'infezione da Covid-19".

 
Alessandria. L'inferno del carcere in tempo di epidemia da Covid19 PDF Stampa
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di Bruno Mellano* e Marco Revelli**

 

Il Riformista, 9 aprile 2020

 

In questi giorni le varie figure di garanzia per i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà sono letteralmente subissati da segnalazioni, istanze, denunce in riferimento alla vita detentiva nelle nostre carceri nel pieno dell'emergenza Covid-19. In particolare ci è giunta - in forma anonima - una lettera che crediamo significativa dall'interno della Casa Circondariale "don Soria" di Alessandria.

Il vecchio carcere collocato in centro città purtroppo può essere una perfetta cartina di tornasole del clima e delle tensioni delle 189 carceri d'Italia. I detenuti hanno scritto "Noi non vogliamo più che tutto ciò debba ripetersi", riferendosi ai tragici episodi di rivolta violenta che sono esplosi il 7, 8 e 9 marzo scorsi e che purtroppo hanno anche riguardato le due carceri alessandrine. In particolare la Casa di Reclusione San Michele ha subito danneggiamenti alle celle che hanno ridotto la capienza dell'Istituto di 50 posti, in un contesto che già soffriva di grave sovraffollamento (393 detenuti su 237 posti disponibili).

La comunità penitenziaria piemontese, infatti, conta 4.514 detenuti, ristretti nelle 13 carceri per adulti con una capienza effettiva complessiva di appena 3.783 posti: 731 detenuti in più rispetto ai posti disponibili. Vi sono istituti piemontesi con un indice di sovraffollamento ben sopra la già alta media regionale (120%): Alessandria San Michele 153%, Alba e Ivrea 142%, Asti 139%, Biella 138%, Vercelli 135%. La Casa Circondariale don Soria conta 230 detenuti su 210 posti disponibili.

I detenuti hanno scritto "Noi vogliano solo che la nostra voce, i nostri diritti umani, possano uscire da queste alte mura che ci dividono dal mondo esterno". E poi "La situazione per colpa del corona virus fuori la conosciamo bene, anche noi abbiamo le nostre famiglie che lottano insieme a voi e tutto il resto del mondo contro questa tragica situazione.

Quello che vogliamo che si sappia e che noi non ce l'abbiamo personalmente con la Direttrice del carcere e tutto il suo organico, che ogni giorno fanno il loro dovere, anche loro nel limite del possibile, in quanto siamo assolutamente sprovvisti di tamponi, mascherine, medicinali e cure mediche specialistiche per tantissimi detenuti che hanno gravi patologie".

E hanno rimarcato che "Ormai la paura del contagio, qui all'interno, è alle stelle, e l'ansia, l'agitazione, il nervosismo per la perdita di sonno. L'aumento di influenzati con febbre e i tanti detenuti con pene al di sotto i 3 anni che potrebbero uscire con i domiciliari, ma nessuno esce ... Tutto questo crea una tensione altissima". E poi: "Abbiamo mogli, figli e parenti ammalati gravi fuori, e ci vengono rigettate ogni forma di richiesta... la nostra non è una protesta con la Direzione del carcere, che si fa in 4 per noi, è una protesta verso il sistema giudiziario e verso un Governo e uno Stato che se ne frega!".

La Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà ha inviato un appello pubblico al Presidente della Repubblica, alle Camere, ai Presidenti di Regione, di Provincia, di Città Metropolitana ed ai Sindaci sulla crisi Covid-19 in ambito penitenziario. Si tratta di una richiesta pressante affinché si adottino misure straordinarie ed urgenti per "portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile". Prima che sia troppo tardi! I detenuti del "don Soria" concludono la loro lettera con una domanda, che facciamo nostra: "Voi fuori evitate gli assembramenti e noi qui sovraffollati cosa dovremmo fare per non contagiarci?".

*Garante dei detenuti del Piemonte

**Garante dei detenuti di Alessandria

 
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