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Lecce. Una forma di riscatto sociale: fra i neolaureati due detenuti PDF Stampa
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Gazzetta del Mezzogiorno, 11 luglio 2020


"Sono orgoglioso di quanto sta facendo l'Ateneo per sostenere la formazione universitaria degli ospiti della Casa circondariale di Borgo San Nicola", sottolinea il rettore Fabio Pollice. Tra i neolaureati che, in questi giorni, hanno positivamente concluso il proprio percorso di studio all'Università del Salento, ci sono anche due detenuti del carcere di Lecce, uno in Beni Culturali (indirizzo archeologico) e l'altro in Comunicazione pubblica economica e istituzionale. Altre lauree sono in cantiere per nove detenuti, annuncia l'Ateneo.

"Sono orgoglioso di quanto sta facendo l'Ateneo per sostenere la formazione universitaria degli ospiti della Casa circondariale di Borgo San Nicola", sottolinea il rettore Fabio Pollice: "La cultura è l'arma più efficace per sostenere ogni reintegro possibile nel tessuto sociale. Compito di un Ateneo è valorizzare la persona, mettendone in risalto le qualità distintive e rendendola capace di contribuire allo sviluppo della collettività".

"Risultati di questo tipo non sono scontati", aggiunge la professoressa Maria Mancarella, già docente di Sociologia a UniSalento e oggi Garante dei detenuti di Lecce: "dipende dal carcere e dalle Università - spiega - dalle risorse umane interne e dalla capacità attivare risorse esterne, dalla presenza di una rete di volontari". Tra l'Università del Salento e il Carcere di Lecce c'è "un rapporto di lunga data" che è "un momento fondamentale per la vita delle due istituzioni".

 
Arienzo (Ce). Sei detenuti diventano operai edili dopo corso di formazione PDF Stampa
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edizionecaserta.net, 11 luglio 2020


Concluso il corso di operai edili per sei detenuti del carcere di Arienzo ai quali la direttrice Anna Laura De Fusco ha consegnato gli attestati. Una formazione di 120 ore con l'obiettivo di formare un lavoratore in grado di eseguire la preparazione di malte, collanti e calcestruzzo, l'intonacatura e altre operazioni. Si è trattato di un corso accreditato anche dalla regione.

Grande emozione per tutti, in particolare un detenuto si è messa a piangere e ha detto che mai aveva avuto una cosa del genere. Al termine di questo corso gli stessi quindi sono operai e possono potranno tranquillamente procedere alla riqualificazione delle sezioni. Un progetto di recupero molto significativo per il carcere arienzano.

 
Treviso. Vera scuola in carcere PDF Stampa
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di Lucia Gottardello


lavitadelpopolo.it, 11 luglio 2020

 

Ebbene sì. C'è anche chi tra le possibili destinazioni mette una crocetta per andare a insegnare in carcere. Tra di loro Roberta Dudan, trevigiana, per un periodo collega alla Vita del popolo e poi giornalista nell'Ufficio stampa di Koinè Comunicazione prima di dedicarsi, davvero anima e cuore, all'insegnamento. "Con la fine di questo strano anno scolastico ha termine anche la mia esperienza come insegnante in carcere", afferma raccontando questi 12 anni.

Ebbene sì. C'è anche chi tra le possibili destinazioni mette una crocetta per andare a insegnare in carcere. Tra di loro Roberta Dudan, trevigiana, per un periodo collega alla Vita del popolo e poi giornalista nell'Ufficio stampa di Koinè Comunicazione prima di dedicarsi, davvero anima e cuore, all'insegnamento. "Con la fine di questo strano anno scolastico ha termine anche la mia esperienza come insegnante in carcere, iniziata nel 2007.

Dodici, anzi quasi 13 anni in un ambiente molto particolare, anni intensi e difficili, che ho vissuto con entusiasmo, anni ricchi di incontri: dal personale ai detenuti, tutti mi hanno lasciato un segno. In questi anni credo di aver dato qualcosa, ma più di tutto ho ricevuto" ha scritto in un post sul suo profilo Facebook. L'abbiamo contattata mentre si sta godendo le meritate ferie con la sua famiglia, dopo la soddisfazione di vedere arrivare al diploma di terza media sette corsisti del Cpia Alberto Manzi, guidato dall'attenta dirigente Michela Busatto.

 

È tanto diverso insegnare in carcere? Come ci si avvicina a questo luogo?

Ho varcato i cancelli della Casa circondariale di Santa Bona come insegnante il 1° settembre del 2007. Era però un luogo che conoscevo per averlo frequentato come giornalista. Non ti abitui mai, comunque, alle porte che si chiudono dietro di te e alla visione di detenuti in manette. Ci sono regole da seguire e abitudini che devi imparare a conoscere. Negli ultimi due anni ho svolto il ruolo di coordinatrice e ai nuovi colleghi consigliavo sempre di prendersi tempo per osservare e ascoltare.

 

Quali corsi vengono offerti alla popolazione detenuta?

I Cpia (Centri provinciali per l'Istruzione degli adulti) che hanno preso il posto nell'anno 2014/2015 dei vecchi centri territoriali permanenti (Ctp) offrono corsi di alfabetizzazione, corsi di primo livello primo periodo per acquisire il diploma di scuola media e relativi corsi preparatori. E poi corsi primo livello, secondo periodo, che sarebbero 800 ore equivalenti al biennio superiore con materie generaliste, come italiano, storia, scienza, matematica, lingua inglese, per potersi iscrivere a un tecnico professionale. E poi ci sono corsi di lingua e informatica come ampliamento dell'offerta formativa. Quest'anno eravamo otto insegnanti.

 

Com'è la frequenza, sono i detenuti che chiedono di partecipare ai corsi?

Sì, è un diritto di cui possono usufruire. Rientra nel percorso di riabilitazione del detenuto. Nella scuola media erano 13 e 7 hanno, con tutte le difficoltà di quest'anno scolastico, conseguito il diploma. Nel primo livello, secondo periodo erano di più, una quarantina divisi tra le due sezioni, quella del penale, dove c'è un vero polo scolastico con 4 aule e 2 lavagne lim e quella del giudiziario, dove facciamo lezioni in celle adibite ad aule o a biblioteca. E poi 4 corsi di lingua A1 con 20 persone circa e 2 corsi di lingua A2 per circa 10 persone. A cui si aggiungono svariati corsi di inglese e informatica, corsi brevi di 30 ore. In questo periodo in cui non si è potuto entrare in carcere per il problema del virus abbiamo fornito fotocopie e fatto delle videochiamate con Skype per rimanere vicini ai nostri studenti e prepararli all'esame di terza media. Un po' come hanno fatto tutti gli insegnanti.

 

Che tipo di relazione si instaura tra voi e questi alunni particolari?

È proprio la relazione il centro del nostro lavoro che fa in modo che una persona detenuta decida di venire a scuola. Con tutte le difficoltà e gli alti e bassi. Persone che sospendono per un periodo la frequenza, c'è chi apprende una brutta notizia e va in crisi, chi viene inserito nel lavoro e quindi la scuola passa in secondo piano, deve essere fatta in un orario extra, dalle 17,30 alle 18,30. E' un gruppo agguerrito, questo, perché non è semplice stare sui libri dopo una giornata di lavoro. Certo, ti mettono alla prova come insegnanti, l'importante per noi è essere autentici. Posso sicuramene dire che la scuola in carcere è stata per me un arricchimento non solo professionale, ma anche e soprattutto umano.

 

Conoscete le storie personali di chi avete di fronte, il motivo per cui sono detenuti?

Non siamo tenuti a saperle. A volte lo sappiamo perché sono loro a raccontarcelo o perché lo abbiamo letto nei giornali. Noi ascoltiamo, accogliamo senza giudicare, siamo pronti a cambiare piano di studi se quello previsto non funziona, stimolando la loro curiosità e partendo dalla loro storia anche personale. In carcere si impara che si può cambiare, che ci sono possibilità di recupero, e a volte il recupero avviene, ed è veramente motivo di gioia. Ho sperimentato come la scuola offra occasione per riconquistare la propria dignità, per superare i fallimenti passati, per tirare fuori lati di sé accantonati. Personalmente se c'è da riprenderli, li riprendo, se c'è da incoraggiarli, li incoraggio. Come si fa con tutti gli studenti.

 

Ci sono corsisti che ti hanno sorpreso o che ti sono rimasti nel cuore?

Ho conosciuto corsisti che hanno letto e scritto molto, con competenze. Vorrei ricordare in particolare una persona che porto sempre come esempio, cambiato tantissimo anche grazie alla scuola, partendo da una situazione di alfabetizzazione bassissima. Aveva dei figli e voleva dar loro il buon esempio. È riuscito a completare con tanta volontà anche il percorso dei due anni delle superiori. Oggi non c'è più, aveva problemi di salute che non ha superato. Ma il suo esempio è uno stimolo per tutti i corsisti e anche per i miei colleghi insegnanti.

 

Il gruppo degli insegnanti deve essere necessariamente unito, immagino...

Certo, la realtà che affrontiamo è particolare e l'armonia tra noi è il nostro punto di forza. Ho avuto colleghi e colleghe magnifici, docenti che credono in ciò che fanno e lo fanno con passione. Come vorrei ricordare gli educatori e gli agenti che in carcere ci aiutano con la scuola. E i promotori di progetti particolari come, dal 2016/2017, il teatro fatto con Mirko Artuso e Bruno Lovadina, insieme alla Fondazione Benetton, che ha permesso ad alcuni detenuti di portare il loro testo teatrale fuori dalle mura carcerarie. Ora per me è tempo di dedicarmi ad altre avventure professionali, insegnerò al Besta. Ma questa esperienza è nel mio cuore.

 
Treviso. La scrittura come terapia per i ragazzi del carcere minorile PDF Stampa
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di Elisa Giraud


Il Gazzettino, 11 luglio 2020

 

Rabbia, sofferenza, disincanto. Ma anche speranza e sogni. Quelli dei ragazzi aPIEDElibro, il progetto condotto dalla Cooperativa sociale Itaca, che a Treviso ha coinvolto diciotto giovani tra i 14 e i 25 anni detenuti nell'Istituto Penale per i Minorenni trevigiano. L'iniziativa rientra nell'ambito di Ti Leggo - Le frontiere della lettura negli istituti penitenziari minorili, un progetto di Fondazione Treccani Cultura con il contributo di Siae, che in Italia ha visto la partecipazione di cinque carceri per minori, tra i quali appunto quello trevigiano.

aPIEDElibro strategie creative di sopravvivenza alla lettura è un laboratorio che si è svolto nell'istituto trevigiano tra dicembre 2019 e febbraio 2020, e ha consentito, attraverso le operatrici di Itaca, di offrire un'opportunità di lettura ai giovani che andasse oltre, nella direzione di sperimentare emozioni e sentimenti attraverso i libri, la lettura e la scrittura.

"Gli amici sono come cani che ti seguono quando sentono odore di crocchette ha scritto uno dei ragazzi -. Te ne accorgi dei veri amici quando sei in ospedale o in carcere. Come me ne sono accorto io. Tranne uno che all'inizio lo calcolavo come uno degli altri cani. Ma mi sono sbagliato perché mi sta accanto anche se sono tra le sbarre e non vede l'ora di abbracciarmi forte". "Se hai capito, bene, se no, fallo da solo. E poi io...ero considerato un perdente per loro, uno stupido, quindi ero come insistente. Che noia che mi dava! E quanto odio provo, se non mi avessero trattato così forse non sarei quello che sono ora".

Durante gli incontri con i giovani detenuti sono stati affrontati temi come l'amore, l'amicizia, la scuola utilizzando i libri, le immagini, la lettura ad alta voce e la scrittura autobiografica. L'équipe di Itaca ha utilizzato approcci diversi da quelli scolastici e tradizionali. "Pensiamo che l'amore per la letteratura e la lettura passi attraverso l'esperienza dell'ascolto delle storie - affermano Mariagrazia Antoniazzi e Cecilia Zuppini, educatrici della Cooperativa Itaca -. Passaggi nei quali potersi riconoscere, parole che aiutano ad esprimere qualcosa che non si riesce a dire, racconti di vite che risuonano come sguardi ulteriori e occasioni per immaginarsi anche esperienze di vita diverse dalla propria". Il materiale prodotto nel corso del laboratorio sarà raccolto in una pubblicazione, inoltre l'artista Mattia Campo Dall'Orto ne farà un libro d'artista e tre murales.

 
Un libro sul carcere: il nuovo lavoro di Ciambriello PDF Stampa
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napoliclick.it, 11 luglio 2020


È appena arrivato in libreria il lavoro di Samuele Ciambriello, Garante dei Detenuti della Regione Campania, "Carcere. Idee, proposte e riflessioni" (Rogiosi Editore). Il libro sarà presentato lunedì 13 luglio, alle 17, al Complesso Monumentale Donnaregina - Museo Diocesano Napoli.

Insieme all'autore, interverranno il magistrato Nicola Graziano; Adriana Pangia, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli; Annamaria Ziccardi, Presidente Associazione "Carcere Possibile"; Don Franco Esposito, Cappellano Carcere di Poggioreale. Le conclusioni sono affidate a Sua Eminenza il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. All'incontro, moderato dal giornalista RAI Guido Pocobelli Ragosta, prenderanno parte anche l'editore Rosario Bianco e le coautrici del libro Anna Buonaiuto, Celestina Frosolone, Anna Malinconico, Dea Demian Pisano.

Il libro - "Carcere è l'anagramma di cercare. Cercare per ricostruire, per ritrovarsi, per seguire una strada che è tracciata anche dalla Costituzione: assumersi le responsabilità, per trovare se stessi, rispettando i diritti delle persone".

È questo lo slogan di Samuele Ciambriello, giornalista, scrittore, professore, attivamente impegnato da 40 anni nella lotta per i diritti delle persone sottoposte a restrizioni della libertà personale e Garante dei Detenuti della Regione Campania da ottobre 2017. Presidente dell'Associazione La Mansarda, il Professor Ciambriello, dopo diversi anni, ha sentito l'esigenza di 'scrivere di carcere', di trattare del complesso sistema penitenziario, ma soprattutto delle esperienze di vita vissuta in esso annidate, di diritti negati, di affettività, partendo da un'attenta analisi, attraverso attività di monitoraggio, osservazioni, colloqui, sopralluoghi, progetti, il tutto rifacendosi all'art. 27 della Costituzione, che recita "Le pene [17 ss. c.p.] non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Un testo alla portata di tutti, professionisti del settore e non, che cerca con un linguaggio semplice di fornire dei riferimenti teorici, empirici e scientifici, con l'intento di abbattere i muri e di instaurare ponti tra il 'dentro' e il 'fuori', mettendo in risalto l'importanza di costruire e di 'cercare' insieme, popolazione detenuta e non, una 'zattera' che possa remare controcorrente nel mare dell'indifferenza e della repressione, sull'onda della consapevolezza e del rinvenimento.

L'autore - Samuele Ciambriello, giornalista e docente universitario, è stato Presidente del Corecom e componente del Comitato nazionale TV e minori. Per quattro anni è stato docente di religione. Attualmente è Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania. È autore del saggio "Dentro la comunicazione - Concetti, modelli, persone" (2012 - Ed. Guida), della novella "Dalla Valle Caudina al Vaticano" per il volume Dal Co' del ponte presso Benevento (2014 - Ed. Edimedia) e del libro denuncia "Caste e castighi. Il dito nell'occhio" (2015 - Ed. Guida). L'ultimo lavoro è "Caro Prof ti scrivo... gli adolescenti scrivono al docente di religione" (2018 - Ed. Rogiosi).

 
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