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Giustizia: interrogazione di Tidei (Pd); carceri al collasso, cosa intende fare il Governo?

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Ristretti Orizzonti, 5 luglio 2011

 

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea presenta dal deputato del Partito Democratico, Pietro Tidei, al ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

“Per sapere - premesso che: sono già 29 i suicidi in carcere dall’inizio dell’anno: l’ultimo in ordine di tempo (ma potremmo essere già superati dalla cronaca...) è un giovane detenuto (28 anni) che il 27 giugno - dopo un colloquio con i familiari - si è impiccato nel bagno della sua cella nel sovraffollatissimo carcere di Bari. Un carcere vecchissimo, del 1926, che con una capienza di 250 detenuti, ne ospita 530, più del doppio. Un sovraffollamento mortale (alla tragica conta 2011 bisogna aggiungere, finora, tre agenti penitenziari) che dopo il 2010 - l’anno più “nero” per le carceri italiane, con un record storico di 191 suicidi e 1.134 tentati suicidi - pretende il suo costante tributo di vite umane. Secondo i dati di “Ristretti Orizzonti”, dal 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.800 detenuti, di cui 650 per suicidio cui vanno aggiunti 87 agenti di polizia penitenziaria. Pare indubbio che, nel silenzio assordante delle istituzioni, nelle carceri italiane stia avvenendo una “strage silenziosa” nemmeno scalfita dalla circolare del Dap dell’agosto 2010 sull’Emergenza suicidi e che prevedeva speciali corsi di formazione per il personale di custodia finalizzate all’istituzione di unità di ascolto e alla prevenzione di suicidi ed atti di autolesionismo;
 - le disumane condizioni di vita nelle carceri italiane viene quasi sistematicamente passato sotto silenzio dai media e dall’opinione pubblica; come sotto silenzio continuano a passare le giornaliere sofferenze di tante persone, di frequente diverse in tutto: razza, nazionalità, religione, rinchiuse 18 - 20 ore al giorno in spazi angusti, in celle fatiscenti, spesso sotto psicofarmaci per poter reggere ad una simile condizione di sofferenza;
 - la realtà carceraria è una realtà di disperazione e crudeltà, una pentola in ebollizione dove il disagio del personale di custodia e trattamento, demotivato, sottopagato e sotto organico, si aggiunge a quella dei reclusi ammassati nelle celle e a cui si disconoscono le necessità più elementari;
 - se a tale drammatica situazione il Governo continua a non dare risposte e si sono perse le tracce del famoso Piano carceri, ridimensionato dalle manovre finanziarie di Tremonti, appare preoccupante la mancanza di una lungimirante e sistematica politica penale che nel segno delle depenalizzazioni, della limitazione della custodia cautelare e del massiccio ricordo alle misure alternative possa, nel medio periodo, invertire la tendenza ad un sovraffollamento carcerario che, con il trend attuale, potrebbe a fine anno raggiungere le 70.000 presenze;
 - non meno preoccupante e drammatica è la situazione di abbandono e di incertezza normativa in cui versano i 6 ospedali psichiatrici giudiziari italiani, una situazione “scomoda” quella dei vecchi manicomi criminali, di chi non ha voce o ne ha meno degli altri. Il numero degli internati in Opg cresce costantemente: dai 1.200 del novembre 2007 si è passati nel maggio dello scorso anno a 1.460; gli ultimi dati, del maggio 2011, riferiscono di ben 1.550 reclusi.
Dopo il passaggio sancito col Dpcm del 2008 della sanità penitenziaria al Ssn e quindi alle regioni la mancata attivazione di queste ultime e la carenza di risorse hanno provocato una situazione di estremo degrado e in alcuni casi di vera e propria malagiustizia. Se infatti il promesso programma di dismissione non è mai partito, dalla nota relazione della Commissione d’inchiesta parlamentare sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale presieduta dall’on Marino è emerso un quadro di ordinaria disumanità: abbandono igienico - sanitario delle strutture, abusi e vessazioni sugli internati nonché un uso improprio delle cd. proroghe dell’internamento.
Basti pensare - cito dei dati prodotti proprio dalla Commissione Marino - che all’11 aprile di quest’anno su 376 internati dichiarati “dimissibili” solo 65 sono stati effettivamente dimessi, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga della pena. Di questi ultimi, i socialmente pericolosi sono solo 5 mentre tutti gli altri non sono usciti dall’Opg perché non hanno ricevuto un progetto terapeutico, non hanno una comunità che li accolga o una Asl che li assista.
E si va spesso avanti così, con la magistratura di sorveglianza che va di proroga in proroga per mancanza di un programma di reinserimento territoriale. Parliamo di soggetti che se in passato hanno manifestato un qualche disagio mentale o disturbi della personalità (e magari sono guariti da un pezzo...) sono spesso internati per reati minori, come oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale, etc. e che ora, da sani, si ritrovano in Opg a tempo indeterminato solo perché nessuno si può prender cura di loro. Storie, insomma, di denegata giustizia ed “ergastoli bianchi”.

: - se il Governo intenda assumere con urgenza le necessarie iniziative per garantire un immediato miglioramento della drammatica situazione degli istituti penitenziari nonché avviare un’approfondita indagine conoscitiva nazionale sulle carceri e sulla situazione degli ospedali psichiatrici giudiziari (con particolare riferimento all’abuso delle “proroghe” degli internamenti)”.

 

 

 

 

 


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