Lunedì 22 Dicembre 2014
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

                                                                           ARCHIVIO "STORICO"

                                                                                  link_ristretti_vecchio

Login



 

 

Roma: arrivano a bordo delle Ferrari rosse i doni per i figli dei detenuti di Rebibbia

PDF Stampa
Condividi

Adnkronos, 21 dicembre 2014

 

Sono state 15 le Ferrari messe a disposizione dal club "Passione Rossa", con il logo del Corpo di Polizia Penitenziaria e lo slogan "Noi siamo la Polizia Penitenziaria", ideato per il calendario 2015, che sono partite dalla sede del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, scortate da motociclisti e da due autovetture con i colori del Corpo. Il corteo di auto ha raggiunto il carcere di Rebibbia, dove sono stati distribuiti i doni acquistati dai soci del Club Ferrari, per i minori che si trovano all'interno della struttura per il colloquio con il genitore detenuto. Nell'occasione, il vicecapo vicario del Dipartimento, Luigi Pagano, ha presentato l'edizione 2015 del Calendario del Corpo di Polizia Penitenziaria.

 

Nuoro: iniziativa solidale, i detenuti Badu e Carros a cena con gli imprenditori

PDF Stampa
Condividi

Ansa, 21 dicembre 2014

 

I detenuti del carcere di Badu e Carros hanno incontrato gli imprenditori per una "iniziativa solidale". L'incontro è avvenuto ieri sera a Nuoro al Cesp di Pratosardo per portare a compimento il progetto "Ci sono anch'io: educazione al valore dello sport e della cultura", finanziato dalla Regione e seguito dall'Associazione "Donne al Lavoro" e dalla società sportiva Polisport, in collaborazione con la Lariso (Cooperativa sociale Onlus), la casa Circondariale di Badu e Carros, il Garante dei detenuti Gianfranco Oppo, gli assessorati alla Pubblica Istruzione e ai Servizi Sociali del Comune di Nuoro. Prima i filmati, la recitazione, la poesia e lettura libera, poi un buffet per chiacchierare tutti insieme.

"Dietro una cena e un momento di lettura e condivisione si cela un'impresa più nobile - ha detto il garante Gianfranco Oppo. Per l'occasione abbiamo favorito l'incontro tra nove detenuti, che godono già di permessi, e gli imprenditori locali. L'obiettivo è quello di dare un'opportunità a queste persone che dopo tanti anni di carcere sono cambiate e devono reinserirsi nella società".

"Nuoro come vuole la tradizione si è rivelata ancora una volta una città solidale - ha sottolineato Francesca Fenu presidente dell'associazione Donne al Lavoro - a consolidamento del nostro impegno che mira ad avvicinare sempre più i soggetti svantaggiati del carcere, alla nostra città. I detenuti hanno iniziato a esplorare cosa c'è fuori dal carcere e gli imprenditori hanno fatto altrettanto conoscendo loro". Presente alla serata anche il direttore della casa circondariale nuorese Carla Ciavarella.

 

Roma: l'elemosiniere del Papa oggi a Rebibbia per celebrare messa e fare doni a carcerati

PDF Stampa
Condividi

Ansa, 21 dicembre 2014

 

Il Papa ha incaricato il suo elemosiniere, mons. Konrad Krajewski di andare oggi nel carcere romano di Rebibbia, per celebrare la messa di Natale e portare in dono da parte del Papa il libretto di preghiere che è stato distribuito domenica scorsa in piazza San Pietro, aperto dalla frase di papa Francesco: "Quando prego, Dio respira in me".

Il regolamento carcerario impedisce visite ai carcerati, sia di familiari che di esterni, nel giorno di Natale "perciò - spiega una nota della sala stampa vaticana - questa messa anticipa domenica gli auguri del Papa".

A Rebibbia ci sono 2.500 detenuti, di cui 2.100 uomini e 350 donne (con 20 bambini da 0 a 3 anni). Il 38% di essi non sono italiani, molti sono molto poveri, diversi malati, molti non hanno una famiglia che li assista. Nel carcere prestano servizio 6 cappellani, con l'aiuto di 150 volontari. La scorsa Pasqua il Papa aveva incaricato l'elemosiniere di una analoga visita al carcere romano di Regina Coeli e in quella occasione aveva donato ai detenuti una piccolo Vangelo tascabile.

 

Immigrazione: tensione nel Cie di Ponte Galeria, per cambio di gestione della struttura

PDF Stampa
Condividi

www.fanpage.it, 21 dicembre 2014

 

Sale la tensione dentro il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria alle porte di Roma dopo il cambio di gestione della struttura. A denunciarlo dopo una visita nel Centro la consigliera regionale Marta Bonafoni.

Sale la tensione nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria alle porte di Roma, che al momento ospita 76 uomini e 22 donne. Il passaggio di gestione dalla cooperativa Auxilium alla società Gepsa avvenuto appena cinque giorni sta creando disagi per i migranti detenuti nel centro: non viene fornito loro sapone e spazzolini da denti, niente abiti puliti e molti sono ancora vestiti con il kit estivo (ciabatte e pantaloncini) nonostante siamo in pieno inverno; le donne lamentano la carenza di assorbenti. Problemi anche con il pocket money, ovvero la piccola cifra che i reclusi hanno a disposizione per le piccole spese come telefonate e sigarette, passato da 3,5 euro al giorno a 2,5. A raccogliere le testimonianze Marta Bonafoni, consigliera regionale eletta nella lista Per il Lazio collegata al governatore Nicola Zingaretti, che ieri si è recata in visita nel Cie romano.

Il rischio è che la tensione e l'esasperazione crescente porti a nuovi episodi di rivolta o a gesti eclatanti, come quando nel dicembre dello scorso anno 13 migranti si cucirono la bocca. Per Bonafoni il problema è che la gara vinta dalla Gepsa è stata vinta c0n una corsa al ribasso: "l personale è passato dalle 67 unità di prima alle circa 35 di adesso, con turni di copresenza diurni di 7 persone, che scendono a 3 la notte. E tutto non per inadempienze della Gepsa, ma rispettando il capitolato della gara bandita dalla Prefettura di Roma. Proprio il tema della qualità e della trasparenza delle gare per gli appalti delle strutture per migranti e rifugiati è saltato all'attenzione della cronaca con l'inchiesta Mafia Capitale: un elemento in più per farci dire oggi che su queste materie va ripensata completamente la politica nazionale". Proprio per questo Bonafoni ha chiesto al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti di inoltrare formalmente una richiesta di chiarezza e informazione al Viminale.

 

India: caso marò, New Delhi "valuta" una proposta italiana

PDF Stampa
Condividi

di Matteo Miavaldi

 

Il Manifesto, 21 dicembre 2014

 

 

La ministra Swaraj ammette l'esistenza di un documento italiano. Ma è presto per poter parlare di un'apertura che sblocchi la situazione.

Mercoledì 18 dicembre la ministra degli Esteri indiana Sushma Swaraj ha risposto per iscritto a un'interrogazione parlamentare avanzata da M.P. Achuthan - deputato del Kerala in forze al Partito comunista indiano (Marxista) eletto a rappresentare lo stato meridionale indiano alla Rajya Sabha, la Camera Alta del parlamento indiano - relativa al caso dei due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Achuthan chiedeva se corrispondesse al vero l'indiscrezione che il governo italiano avesse "cercato una soluzione consensuale relativa al caso dei due marines italiani accusati dell'omicidio di due pescatori (Ajesh Binki e Valentine Jelastine, ndr) al largo delle coste del Kerala nel 2012" e, in caso di risposta affermativa, quale fosse stata la reazione del governo centrale.

Swaraj, in una stringatissima risposta, ha confermato l'esistenza di questa proposta italiana che, al momento, è al vaglio del governo, mentre tutto il caso è "sub judice dell'Onorevole Suprema Corte indiana".

La notizia, battuta e arrivata solo in Italia - introvabile sui media indiani, il che dà la misura dell'apprensione locale rispetto al caso Enrica Lexie - ha rinnovato la speranza in un dialogo sull'asse Roma - New Delhi ancora in corso, nonostante lo stop della Corte suprema a un prolungamento della degenza di Latorre in Italia e al ritorno a casa di Salvatore Girone per le vacanze natalizie.

Nei mesi scorsi l'esistenza di una proposta indirizzata al governo indiano era stata indicata a mezza voce anche dalla stampa italiana, seguita da un'esclusiva del quotidiano indiano Economic Times.

Ora sappiamo oltre ogni lecito dubbio che sul tavolo del primo ministro Narendra Modi c'è una proposta di via d'uscita avanzata dall'Italia: un documento del quale non si conoscono i contenuti, ma che il governo indiano "sta valutando".

Nel burocratese asettico della politica indiana è importante pesare molto bene le parole. E Swaraj, al momento uno dei ministri degli Esteri meno influenti nella storia dell'India indipendente, in poche righe ha comunque confermato la posizione espressa già qualche mese fa da New Delhi: al di là di ogni dialogo o proposta proveniente dall'Italia, la conclusione della vicenda Enrica Lexie è prima di tutto subordinata al giudizio della Corte suprema. È una questione legale e come tale, ci tiene a chiarire New Delhi, sarà gestita. Un pò poco per parlare di "apertura all'Italia".

Da quando nel gennaio del 2013 il faldone delle indagini sulla morte di Binki e Jelastine - colpiti, secondo il rapporto della scientifica indiana, da colpi esplosi da fucili a bordo della petroliera italiana - è passato dalla Corte del Kerala a quella federale a New Delhi, l'impressione è che lo spazio di manovra per la diplomazia sia andato via via restringendosi, facendo sprofondare il procedimento penale nelle sabbie mobili di continui rinvii ora cercati dalla difesa italiana, ora banalmente fisiologici nella farraginosa macchina burocratica indiana.

Al silenzio della politica e della stampa indiana si aggiunge quello della comunità internazionale, eccezion fatta per la ministra degli Esteri Ue Federica Mogherini che, per ovvi motivi, ha alzato i toni minacciando ripercussioni sui rapporti tra Europa e India. Roma, al momento, pare piuttosto isolata nel braccio di ferro con New Delhi, e la pressione interna sull'esecutivo guidato da Matteo Renzi inizia a farsi sentire. Il neo ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, aumentando i dubbi circa l'efficacia di questa "nuova fase" diplomatica, due giorni fa in un'intervista esclusiva rilasciata a Rainews24 ha ammesso che i risultati portati dai contatti politici tra Italia e India sul caso marò sono "pessimi".

Sbloccare l'impasse in Corte suprema sembra sia l'unica via percorribile, se si vuole ancora insistere sulla strada del dialogo. Altrimenti, rimane la carta dell'arbitrato internazionale, che con le sue tempistiche dilatate e l'incertezza di un esito favorevole all'Italia, rischia solo di allontanare ancora di più la fine delle "ostilità" tra India e Italia.

 
<< Inizio < 1 2 3 4 5 6 7 9 > Fine >>

firma_copy

 

07_copy_copy

 

06_copy_copy_copy

 

05_copy

 

 

progetto_carcere_scuole

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it