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Roma: alla Via Crucis con Papa Francesco anche detenuti e persone senza fissa dimora

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Adnkronos, 19 aprile 2014

 

Ci sono anche due detenuti a portare la croce in una stazione della Via Crucis di ieri sera al Colosseo, presieduta da Papa Francesco. La stazione iniziale e quella finale con la croce in mano al cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, che chiude la Via Crucis, prima della benedizione di Papa Francesco. Nella seconda stazione della Via Crucis, un operaio e un imprenditore reggono assieme la croce.

Poi, la volta di due immigrati, di due ospiti in comunità di recupero, di due persone senza fissa dimora, di una famiglia, di due detenuti, di due donne, di due malati, di due bambini, di due anziani, dei custodi di Terra Santa e di due suore, prima che la croce torni nuovamente nelle mani del cardinale Vallini. Quindi, la benedizione di Papa Francesco.

 

Via Crucis al Colosseo: immigrati e detenuti i nuovi crocifissi

 

Gli innocenti che muoiono per l'inquinamento nella Terra dei fuochi; gli immigrati che affogano quando sono ormai in vista della sponda della speranza; i bambini, le donne, i nuovi schiavi vittime della tratta degli esseri umani; quanti cercano nella morte la salvezza dalla disperazione di non poter portare il pane a casa; i cristiani perseguitati e torturati per la loro fede; i detenuti nelle carceri superaffollate; i malati terminali sulla cui pelle spesso altri speculano.

"Sono loro i nuovi Crocifissi - dice monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano, autore delle meditazioni per la Via crucis presieduta dal Papa questa sera, 18 marzo, Venerdì santo, al Colosseo - loro i protagonisti della vere meditazioni della Via crucis proposte da Papa Francesco nel suo ministero quotidiano".

"Sono tutti temi tratti dall'esortazione apostolica Evangelii gaudium", spiega Bregantini in una intervista all'Osservatore Romano. "È il filo conduttore di tutto il cammino. In effetti, la vera meditazione della Via crucis la fa Papa Francesco con la sua catechesi quotidiana, con i suoi interventi e con i suoi gesti. Ho cercato di farmi interprete di alcuni problemi di oggi, vissuti alla luce della fragilità umana: il peso della crisi, gli immigrati, i malati, specialmente quelli terminali e quanti muoiono per l'inquinamento della Terra dei fuochi. Ma anche l'esperienza del carcere, della tortura, della solitudine. Realtà di ogni giorno redente però dalla croce portata da Gesù".

 

Enna: prima visita ufficiale vescovo Rosario Gisana ai detenuti della Casa Circondariale

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www.vivienna.it, 19 aprile 2014

 

A due settimane dalla consacrazione ufficiale il vescovo della Diocesi di Piazza Armerina questa mattina sarà tra i reclusi presenti ad Enna per celebrare la messa.

Per alcuni di loro sarà anche un'occasione per ricevere i sacramenti del battesimo, della cresima e dell'Eucarestia conclusione di un percorso cristiano portato avanti dal cappellano del carcere e delegato regionale per la pastorale delle carceri per la regione Sicilia, don Giacomo Zangara che dice: "La presenza del vescovo tra i detenuti è segno della sollecitudine della Chiesa verso coloro che hanno iniziato un cammino di conversione. Oggi le carceri italiane stanno avviando un percorso di cambiamento nell'applicazione della cosiddetta sentenza Torreggiani che richiede ancora di più una umanizzazione delle carceri".

Don Zangara sostiene infatti la necessità di percorsi educativi e strutture alternative alla reclusione, ma anche strutture dove al detenuto possa essere sempre garantita la dignità di persona: "La pena serve per poter acquisire quei comportamenti che sono fondamentali per un vivere civile. Come comunità cristiana siamo chiamati a condividere le sofferenze dei fratelli". Di tutto ciò, ha evidenziato il cappellano, se ne occupano "i volontari che operano dentro le carceri nell'aiuto materiale per i detenuti indigenti e nel condividere la fede nella catechesi e nella celebrazione eucaristica domenicale".

 

Pesaro: "Villa Fastiggi Prison Blues"... una band fanese suona per i detenuti del carcere

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www.viverepesaro.it, 19 aprile 2014

 

Quando la musica può aggregare e unire, anche se per poco, persone che vivono e hanno vissuto destini diversi, 46 anni più tardi di Johnny Cash nella prigione di Folsom. Quando lo spirito di volontariato incontra la passione per la musica e per un genere in particolare.

Si può riassumere in questo modo l'esperienza vissuta dalla country band fanese dei The Fellows, che sabato 15 marzo 2014 hanno suonato all'interno della Casa Circondariale di Villa Fastiggi. Un concerto benefico, inserito all'interno dei laboratori riservati ai detenuti e fortemente voluto dalla direzione del carcere e dal personale che ogni giorno vive e lavora a stretto contatto con loro.

"È stata un'esperienza indimenticabile - racconta Fabrizio Pollastrelli, in arte Paul Aster, cantante dei The Fellows - di quelle che si ricordano per tutta la vita. Non avevamo mai suonato in un luogo e in un contesto così particolare e diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Devo ammettere che all'inizio eravamo un po' contratti, come si dice in gergo, ma mano a mano che il concerto procedeva, e viste le reazioni entusiaste del pubblico, ci siamo sciolti e ci siamo divertiti tantissimo. È stato un momento molto forte dal punto di vista empatico - continua Pollastrelli. Entrare in contatto con i detenuti è un'esperienza difficile da raccontare a parole. Il carcere visto e percepito da fuori è molto diverso da quello che poi è in realtà. Siamo ovviamente onorati di aver preso parte ad un'iniziativa del genere e speriamo di aver fatto passare qualche ora di allegria a chi ha voluto ascoltarci. Credo che la musica, in questo senso, abbia il potere straordinario di appiattire le differenze, di qualsiasi tipo esse siano. Speriamo anche che questo nostro concerto non sia l'ultimo di questo tipo".

 

Francia: nuovo record del numero di detenuti, anche se calano condanne al carcere

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Ansa, 19 aprile 2014

 

La Francia ha raggiunto un nuovo record di sovrappopolazione carceraria, con 68.859 detenuti al primo aprile 2014, nonostante i giudici condannino sempre meno spesso alla prigione. Attualmente, secondo statistiche pubblicate dal quotidiano Le Figaro, solo nel 51% dei casi in cui i reati prevedono la possibilità di pena detentiva, i magistrati transalpini decidono di infliggerla. Inoltre, il 30% delle volte la condanna alla prigione è commutata in libertà condizionale, quindi solo il 21% delle volte si finisce davvero in galera.

Questo apparente paradosso, spiega l'esperto Pierre-Victor Tournier al Parisien, è "principalmente spiegato da un allungamento delle pene: non si manda più in carcere, ma si resta in prigione più a lungo". Altri fattori che incidono, l'aumento della popolazione (che sempre secondo Tournier potrebbe incidere per quasi un terzo sull'aumento del numero di detenuti) e "la massificazione dell'attività penale", ovvero l'incessante aumento dei numeri di denunce e dei casi che effettivamente finiscono in tribunale, che in base ai dati del sindacato della magistratura sono raddoppiati tra il 1996 e il 2012.

 

Spagna: indulti "speciali" concessi per la Settimana Santa contestati da associazioni laiche

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di Antonio Andreucci

 

Ansa, 19 aprile 2014

 

La Settimana Santa è molto attesa in Spagna anche dai detenuti che hanno la possibilità di tornare liberi grazie a un indulto speciale, una pratica secolare, disciplinata da una legge del 1870, applicata sempre, eccetto durante i tre anni della Guerra civile. Quest'anno ne hanno beneficiato in 21, ma le Associazioni laiche contestano la violazione della Costituzione che all'articolo 16.3 afferma: "Nessuna religione deve avere un carattere di stato".

"Chi ottiene questo indulto - denuncia il portavoce di Giudici per la Democrazia, Joaquim Bosch - è sempre cattolico. Sono indulti legati a una particolare fede religiosa. In questo modo si ha la netta impressione che venga violato il principio costituzionale della separazione dei poteri tra Stato e Chiesa".

Contro questa prassi è attiva anche l'associazione "Europa Laica", il cui presidente, Francisco Delgado, lamenta come "l'applicazione della legge non sia coerente con lo stato democratico". "Abbiamo risollecitato il Ministero della Giustizia a intervenire, ma la politica è molto lenta e chiude gli occhi quando si tratta di tradizioni", aggiunge sconsolato. A loro replica José Carlos Alonso Diez, abate della Confraternita: "Non ci interessa quale religione professi il detenuto. Certo, se è cattolico, ci fa piacere". Sinora, però, nessun detenuto di altre religioni ha beneficiato di questo indulto.

La legge intervenne quasi un secolo dopo per disciplinare una consuetudine avviata nel 1759, quando a Malaga, a causa di un'epidemia, non si svolsero le processioni. I detenuti chiesero di avere un'immagine di Cristo, ma la richiesta fu respinta. Il diniego causò una serie di evasioni che indussero Carlo III a correre ai ripari, concedendo alla Confraternita "Jesus el Rico" di proporre i detenuti a cui concedere l'indulto. Della tradizione si tenne conto nel 1870 quando fu emanata la legge sull'indulto, ancora in vigore.

La Confraternita - alla quale provengono proposte da tutta la Spagna - presenta alcune decine di domande alla magistratura locale che le esamina e le trasmette al Governo per l'approvazione. Gli indulti di quest'anno hanno riguardato: 13 condannati per delitti contro la salute pubblica; tre per traffico di droga, due per falsificazione di documenti e uno ciascuno per lesioni, falsa testimonianza e falsificazione di banconote.

 
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