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Milano: i detenuti diventano meccanici, officina-pilota al carcere di Bollate

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di Lorenzo Bordoni e Alice Dutto

 

Corriere della Sera, 27 maggio 2016

 

Le auto della polizia, spesso vecchie e malandate a causa dell'uso intensivo, ritornano a nuova vita grazie al lavoro dei carcerati. Le opportunità per il reinserimento. Detenuti e agenti insieme, fianco a fianco, con uno scopo comune: mantenere nelle migliori condizioni le auto della polizia penitenziaria. Sembra un paradosso, ma non è quanto accade a Bollate. Le auto della polizia, spesso vecchie e malandate a causa dell'uso intensivo, ritornano a nuova vita grazie al lavoro dei carcerati.

Quelli del carcere di Bollate, istituto modello dove sono nati importanti progetti di reinserimento sociale, come il Catering Abc e il ristorante InGalera. Questa volta, si tratta di automobili: a causa dei tagli dell'amministrazione, nel 2013 le oltre 300 vetture in dotazione al corpo di polizia lombardo erano in condizioni precarie. "Andavamo in giro con le gomme lisce", ha detto il commissario capo Mario Piramide. E proprio a lui è venuta l'idea di creare un'officina nei locali dismessi di fronte al carcere, dove prima era attiva l'unità cinofila.
L'officina in cortile - "Avevamo il 50% dei nostri automezzi fermi in avaria, l'altro 50% funzionante, ma con una manutenzione scadente; per questo abbiamo deciso di avviare una sperimentazione e così l'anno successivo abbiamo avviato questa attività", ha continuato Piramide. Sono partiti con attrezzature ricevute in dono e con materiali già in loro possesso. Hanno individuato e formato detenuti e agenti ed hanno trovato i fornitori migliori, che gli hanno consentito di ottenere ricambi con sconti che, in alcuni casi, superano anche il 60%. Infine, hanno stipulato una convenzione con una struttura esterna che certifica che il lavoro svolto in officina sia a regola d'arte.
"L'intuizione è stata felice sia da un punto di vista economico, perché abbiamo avuto un risparmio di oltre il 70% sui costi, sia trattamentale". I due detenuti che hanno partecipato alla sperimentazione e che sono usciti dall'istituto hanno trovato subito lavoro: "Uno è stato anche assunto a tempo indeterminato". Senza considerare che l'intero parco auto regionale è ora perfettamente recuperato e funzionante. E con il tempo, il bacino di vetture di cui i carcerati si prendono cura è aumentato: "Oltre alla Lombardia, oggi serviamo anche le Regioni limitrofe, come il Triveneto, l'Emilia-Romagna, il Piemonte e le vetture in uso al Ministero" ha aggiunto il commissario capo.
L'occasione della vita - Nell'officina sono impiegati sette detenuti, che lavorano sei ore per sei giorni la settimana. "Qualche recluso si ferma anche di più - ha precisato Roberto Carnelli, sovrintendente di Polizia Penitenziaria - anche perché l'alternativa è il carcere". A sorvegliarli ci sono cinque agenti che sono stati selezionati su tutto il territorio regionale. A segnalare gli individui più adatti a svolgere questo tipo di lavoro sono i vari comandanti di reparto e gli educatori, ma anche la direzione.
I detenuti devono godere dell'articolo 21, una speciale condizione giuridica che gli permette di lavorare all'esterno: "Quando andiamo a recuperare dei mezzi con la nostra bisarca, infatti, facciamo sempre uscire un agente e un recluso". Per i carcerati, l'esperienza è positiva: "Lavoro qui da circa tre mesi e mi trovo benissimo, perché anche se sapevo già fare qualcosa, c'è sempre da imparare - ha raccontato Prospero Milione. È un sollievo stare qui rispetto a essere confinati all'interno delle mura ed è una grande opportunità per noi, perché acquisiamo degli strumenti e delle competenze che ci saranno utili quando usciremo dal carcere".
Visioni future - Il progetto è andato così bene che l'amministrazione l'ha apprezzato e finanziato per i prossimi anni: "Con i fondi che abbiamo ottenuto, abbiamo ristrutturato e messo a norma i locali, acquistato tutte le attrezzature nuove che ci servivano e messo da parte gli stipendi per i detenuti che ci serviranno nei prossimi due anni - ha spiegato Mario Piramide -. A breve contiamo di aprire anche una carrozzeria e un autolavaggio.
Operazioni che garantiranno un impiego maggiore di persone: contiamo di arrivare a 10 assunzioni e ulteriori riduzioni dei costi". Un'esperienza che ha fatto scuola e che ha portato il capo dipartimento a invitare altre Regioni a ripetere l'esempio: "Ecco perché sono già state avviate due officine di questo tipo a Napoli e in Sicilia e un'auto carrozzeria a Sant'Angelo dei Lombardi". Un sistema che si autoalimenta e che dimostra come si possa dar vita a progetti virtuosi anche dove la speranza sembra perduta. È soprattutto grazie a queste iniziative che si riesce a restituire alla società un individuo riabilitato, rispettando quella che sarebbe la funzione del carcere: non è un caso che il tasso di recidiva a Bollate sia tra i più bassi d'Italia, appena il 12% rispetto al 70% di media.

 

Varese: una nuova vita per i Miogni, "con l'aiuto dei detenuti stessi"

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di Marco Tavazzi

 

La Provincia di Varese, 27 maggio 2016

 

I Miogni non chiuderanno i battenti. Tramonta definitivamente l'ipotesi di un nuovo carcere a Varese, anche se negli ultimi anni si era già indebolito il progetto di trasferire in un'altra area la struttura. Ma a rassicurare i varesini sul destino della Casa circondariale di via Morandi ci ha pensato il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, ieri in città per un sopralluogo alla struttura. Insieme a lui Santi Consolo, presidente nazionale del Dap, e Franco Vazio, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera.
"Abbiamo verificato le condizioni del carcere di Varese dopo le numerose segnalazioni che sono state fatte - ha spiegato Migliore dopo il sopralluogo - posso dire da subito che c'è la volontà di migliorare e implementare la struttura esistente, e che non c'è mai stata nessuna volontà di dismissione".
Interventi e attività - Il primo segno tangibile di questo progetto inizierà a breve e sarà la ristrutturazione delle mura esterne. Partire dall'estetica, proprio per dare un segnale ai varesini. Ma sarà solo il primo passo. L'intera struttura dei Miogni verrà messa a nuovo e dovrà integrarsi perfettamente nel contesto cittadino, diventando anche esempio di come il governo vuole migliorare il sistema carcerario italiano.
"Questa è una struttura dove si potranno realizzare una serie di attività fondamentali - ha continuato Migliore - e migliorare anche l'impatto della struttura con i cittadini. Il progetto è anche quello di migliorare sia le condizioni di lavoro di chi è addetto al carcere sia le condizioni di vita dei detenuti". Per riuscire a contenere i costi della ristrutturazione, il sottosegretario ha un'idea: "Stiamo pensando ad un investimento a basso costo, in economia, coinvolgendo anche i detenuti stessi e la loro esperienza. La filosofia che vogliamo portare, anche dopo gli stati generali, è quella di realizzare, anche nelle strutture piccole e storiche, dove il numero contenuto dei detenuti lo consente, un trattamento comportamentale più adeguato".
"Verbo fare" - Consolo ha aggiunto come il collegamento tra la società e il carcere sia fondamentale e importante. Erano presenti alla visita anche il segretario regionale del Pd e consigliere regionale Alessandro Alfieri, la deputata Maria Chiara Gadda e il consigliere comunale e capolista del Pd Andrea Civati. E soprattutto il candidato sindaco del centrosinistra Davide Galimberti, cui si deve l'arrivo del sottosegretario a Varese.
"Il progetto è quello di arrivare ad una struttura meno impattante per la città - ha detto Galimberti - il risultato di oggi è la dimostrazione di come un candidato sindaco metta al primo posto il verbo fare, passando dalle parole ai fatti. Questo è il metodo di lavoro che voglio utilizzare una volta eletto". La direzione del carcere ha quindi fatto dono al sottosegretario di una crest della polizia penitenziaria. L'edificio carcerario dei Miogni risale al 1893. Nel tempo ha subìto numerosi interventi ed ampliamenti, ma arrivati ad oggi ha davvero bisogno di una ristrutturazione completa che non può più essere rimandata.

 

Reggio Calabria: pm De Raho "vittime delle mafie non paghino affitto per beni assegnati"

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di Marina Malara

 

strill.it, 27 maggio 2016

 

"A Reggio Calabria si comincia a respirare aria diversa ed è come se nella gente vi fosse un po' più di fiducia". Parole che il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho ha pronunciato dopo aver assistito al resoconto delle iniziative curate da 13 associazioni sul tema della legalità e tutte con il coinvolgimento dei giovani, degli studenti a partire dalle scuole elementari fino alle medie.
Ragazzi che, con i loro racconti, interventi, recite, disegni hanno incantato la platea dell'Auditorium "Nicola Calipari" del palazzo del Consiglio regionale, dove si è tenuto l'incontro conclusivo del progetto "La rete per la legalità: un percorso condiviso per la crescita socio-economica del territorio", promosso dalla Camera di commercio di Reggio Calabria in partenariato con le associazioni attive sul territorio provinciale.
Le stesse associazioni hanno esposto e condiviso le esperienze e i risultati delle numerose iniziative messe in campo, al fine di affermare la supremazia della cultura della legalità in opposizione a quella criminale. Numerosi studenti sono stati attivamente coinvolti e dopo i saluti del Dott. Francesco Venneri, Commissario straordinario sono intervenuti Federico Cafiero De Raho, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria e la Dott.ssa Mirella Nappa, Direttore del Miur Ufficio scolastico regionale - Ufficio VI ambito territoriale RC. Natina Crea, Segretario generale della Camera di commercio di Reggio Calabria ha moderato il tutto.
All'interno della Rete per la legalità, la Camera ha svolto una funzione di coordinamento e di "messa a sistema" tra le iniziative sul territorio, al fine di massimizzarne l'efficacia e l'impatto comunicativo, rendere più proficuo il rapporto e l'impegno tra le parti sui temi della legalità, in una prospettiva di consolidamento delle attività di collaborazione finalizzate a contenere la diffusione dei fenomeni criminali e, nel contempo, favorire la sensibilizzazione ai principi della legalità e della leale concorrenza.
Nel suo intervento il procuratore De Raho ha manifestato il suo piacere nella partecipazione ad un incontro con i ragazzi invitandoli a non dimenticare mai di far valere il proprio diritto alla libertà e alla dignità. "Non è possibile continuare, così come è stato fino ad oggi, non è pensabile che chi vuole esercitare un'attività economica o lavorare debba prima presentarsi e chiedere autorizzazione alla 'ndrangheta. Non è pensabile che ci sia qualcuno che, con l'intimidazione e la violenza riesca a condizionare la libertà delle persone. Quello della libertà è un diritto che non ha prezzo, e non è accettabile che possa esistere una comunità che rinuncia a questa libertà o a una parte di essa".
De Raho si augura che questi ragazzi, quando un giorno entreranno nel mondo del lavoro e della imprenditoria, conservino questa ricchezza etica che hanno dimostrato oggi. "La libertà è un patrimonio al quale non dobbiamo mai rinunciare, meglio rinunciare a mangiare un giorno anziché rinunciare alla libertà e alla dignità, ha detto ancora. Tutti hanno diritto ad avere le stesse potenzialità e opportunità. La 'ndrangheta deve essere necessariamente sconfitta. Tutti assieme potremo vincere questa battaglia".
Poi il Procuratore ha salutato Tiberio Bentivoglio, presente in platea, che è riuscito ad andare avanti e a trovare intorno a lui una grande solidarietà. E sul tema inerente ai casi come quello di Bentivoglio aggiunge: "Ieri sono stato audito dalla Commissione Giustizia per quanto riguarda la riforma del Codice Antimafia e ho segnalato che tra le modifiche non è previsto un destinatario fondamentale per l'assegnazione dei beni confiscati alle mafie, cioè il testimone di giustizia e la vittima di usura ed estorsione.
Chi subisce queste cose ed è capace di ribellarsi deve essere risarcito per quella riduzione dell'attività che subisce per aver detto no. Il coraggio di dire no deve essere conveniente anche economicamente restituendo alle persone che hanno avuto conseguenze negative dal loro rifiuto alla 'ndrangheta un bene immobile confiscato e senza pagare il contratto di locazione anche oneroso che paga adesso, per esempio, Bentivoglio che ha difficoltà economiche per essersi ribellato. Lo Stato deve pensare che la rete di legalità va formata ma va anche condivisa".
Le associazioni che hanno partecipato alla Rete della Legalità e raccontato la loro esperienza sono state: Arci Comitato Territoriale di Reggio Calabria, iniziativa "Reggio perBENE", Associazione Centro Comunitario Agape, iniziativa "Mettiamoci in gioco: giovani per la legalità e la cittadinanza attiva", Associazione di promozione sociale "Espero", iniziativa "La giustizia è nel cuore dell'uomo", Associazione di volontariato "Don Bosco", iniziativa "Legalità conviene", Associazione F.A.G. Forest and Agricolture Group, iniziativa "Legalmente - promozione e diffusione delle buone pratiche di gestione ambientale", Attendiamoci O.N.L.U.S, iniziativa "In pratica...legalità", Centro Studi Colocrisi, iniziativa "Educazione alla legalità economica", Circolo Legambiente Reggio Calabria, iniziativa "Ambientando si impara la legalità", Confindustria Reggio Calabria, iniziativa "Legalità e impresa etica nelle scuole", Monithon Calabria, iniziativa "Monithon per la legalità", Pro Loco del Comune di Motta San Giovanni, iniziativa "Famiglia, scuola, comunità... generano legalità", Riferimenti Coordinamento Nazionale Antimafia, iniziativa "Informare per resistere: pedagogia delle scelte responsabili", U.N.L.A. Unione nazionale per la lotta contro l'analfabetismo, iniziativa "Non violate il giardino".

 

Livorno: nel carcere di Porto Azzurro colloqui via Skype per i detenuti

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quinewselba.it, 27 maggio 2016

 

Innovazione nella gestione dei rapporti familiari, 20 minuti di collegamento con la famiglia. Marotti: "Investire sul carcere è utile a tutti". Rilanciare la Casa di reclusione facendole ritrovare l'importante ruolo di carcere-modello: questa la sfida che attendeva e attende il nuovo direttore, Francesco D'Anselmo, e i suoi collaboratori. La sfida lanciata anche dal Sottosegretario alla Giustizia, Ferri, in occasione dell'ultima visita all'Elba.
"A meno di un anno dall'arrivo del direttore D'Anselmo - commenta il garante dei detenuti Nunzio Marotti - devo esprimere apprezzamento per il lavoro fatto, per le cose realizzate e quelle avviate. Certo, non mancano le criticità, alcune delle quali verranno affrontate prossimamente, con la consapevolezza che alcune richiedono investimenti significativi e coinvolgimento dei livelli regionale e nazionale dell'amministrazione penitenziaria.
Vorrei segnalare, fra le altre, due realizzazioni, a cui se ne aggiungono altre due che prenderanno il via nelle prossime settimane. Nei giorni scorsi è stata istituita la Commissione lavoro, prevista dall'ordinamento penitenziario. Uno strumento importante che si occupa dell'assegnazione dei lavori interni all'istituto, attraverso la redazione di due graduatorie, generica e per specifiche mansioni.
La Commissione ha elaborato i criteri e i punteggi per la formazione degli elenchi. Si integra così il lavoro svolto finora dagli uffici. È questa una realtà che contribuisce, da un lato, a facilitare il lavoro del personale addetto e, dall'altro, a dare un'informazione costante e trasparente ai detenuti. Continua, inoltre, la collaborazione con il comune di Rio Elba, che vede impegnati 7 reclusi in lavori socialmente utili. È uno dei modi per rendersi utili alla società in modo visibile. Nei prossimi giorni, prenderanno il via i colloqui in videoconferenza con modalità Skype. Sarà così possibile avere colloqui di 20 minuti con i propri familiari. Una misura che consente di coltivare gli affetti da parte di quei familiari che non hanno la possibilità, per motivi di lontananza, economici o di salute, di raggiungere Porto Azzurro.
Infine, desidero segnalare l'imminente riapertura della falegnameria: verranno impiegati quattro detenuti per lavori interni, ma non sono esclusi sviluppi. Investire nella missione propria del carcere vuol dire dare possibilità, a chi sconta la pena, di compiere un percorso di rivisitazione del proprio vissuto e di rieducazione, affinché al termine possa reinserirsi positivamente nella società. Le statistiche sostengono che dove si lavora bene, in linea con le normative, la recidiva diminuisce, cioè si abbassa sensibilmente la percentuale di quanti tornano a delinquere. A vantaggio di tutti".

 

Torino: detenuti acrobati e giocolieri per un giorno sperimentano la fiducia

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Redattore Sociale, 27 maggio 2016

 

Davanti a un centinaio di detenuti, lo spettacolo organizzato dal Cirko Vertigo nel carcere torinese dell "Vallette". Un cast internazionale di acrobati, giocolieri e artisti è salito sul palco assieme a un gruppo di detenuti, formati con una serie di laboratori.
Tutto è iniziato lo scorso 6 aprile, in uno stanzone attrezzato con birilli, trapezi e oggetti di scena: quel giorno il circo - col suo portato intrinseco di libertà, vagabondaggio "spirituale" e superamento dei limiti imposti da prudenza e abitudine - ha fatto il suo ingresso tra le celle del carcere torinese delle Vallette. A portarcelo, una piccola delegazione del Cirko Vertigo, polo internazionale di produzione e formazione nelle arti circensi con sede nel Capoluogo sabaudo, da sempre impegnato in una miriade di progetti a sfondo sociale: per le ultime otto settimane, una ventina di detenuti ha frequentato i laboratori di giocoleria e acrobatica condotti dal direttore Paolo Stratta e dall'artista colombiano Lukas Vaka Medina.
Lo scorso 25 maggio, con appena due mesi di preparazione dietro le spalle, quattro di loro sono entrati nello spazio scenico allestito nella palestra del penitenziario: ad accompagnarli, oltre ai giovani allievi della scuola di circo contemporaneo gestita da Forcoop Agenzia Formativa, un cast internazionale di artisti che per due ore si sono esibiti nelle discipline dell'acrobatica mano a mano, della giocoleria, della ruota canadese, dell'equilibrio alla corda molle e dell'acrobatica alla scala libera. Uno spettacolo che lo stesso Stratta definisce "straordinario".
"Soprattutto - sottolinea - se si considera quanto ristretto sia stato il tempo a disposizione per la loro formazione. Per questo non deve stupire che solo un quarto della classe sia arrivata a sostenere l'esibizione finale: molti dei nostri allievi, già impegnati nelle numerose attività organizzate all'interno del carcere, non hanno potuto garantire una presenza continuativa; così, arrivati alle soglie dello spettacolo, soltanto quattro di loro hanno dato l'effettiva disponibilità a sostenerlo. Ma ci tengo a sottolineare che si è trattato di una libera scelta, in nulla condizionata da noi istruttori".
Ai laboratori hanno preso parte detenuti tra i 20 e i 55 anni, provenienti da Italia, Africa, nord Africa, Sud America ed est Europa. Secondo Stratta, il passo fondamentale per la loro formazione è stato un primo laboratorio in cui gli allievi, divisi in sottogruppi, hanno lavorato "sul concetto di disequilibrio e fiducia, sperimentando una modalità di relazione parecchio diversa da quella esistente in carcere". "In sostanza - precisa il Direttore - dovevano lasciarsi andare a corpo morto, facendo affidamento sui loro compagni affinché non li facessero cadere". Per le successive lezioni, quindi, Lukas Vaka Medina è passato a prepararli nella manipolazione degli oggetti da giocoleria e nelle disciplina acrobatiche.
Allo spettacolo era presente un centinaio di detenuti delle sezioni maschili e femminili della casa circondariale: secondo Stratta, ai saluti finali sarebbe scattata una vera e propria ovazione nei confronti di Alice Giacomini, artista del Vertigo che si è esibita in una performance di acrobatica mano a mano; "il che - precisa il direttore - indica come anche in quel contesto emerga il fascino di una donna forte, determinata ed emancipata".
L'esibizione rientrava nella rassegna "Living circus", che ogni anno, tra primavera e autunno, porta le arti circensi nei teatri e negli spazi urbani di Francia e nord Italia. Non è la prima volta che il Vertigo varca i cancelli di un carcere: in passato simili laboratori erano stati tenuti con i ragazzi dell'istituto minorile "Ferrante Aporti", grazie anche alla collaborazione dell'agenzia formativa ForCoop.

 
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