Mercoledì 02 Settembre 2015
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Giustizia: per il Giubileo dei detenuti 2016 in mille saluteranno il Papa "sindaco"

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di Paola Zanca

 

Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2015

 

Giubileo detenuti 2016. In 1.000 saluteranno il Papa "sindaco". Il sindaco di Roma sarà affiancato da un tutor, il prefetto Gabrielli, che controllerà, vigilerà e di fatto avrà l'ultima parola su ogni operazione e appalto del Giubileo prossimo venturo. Ma a Ignazio Marino e tutor la linea la detta direttamente un'altra testa, una che per definizione è infallibile. Sul Fatto Quotidiano Paola Zanca prende a pretesto l'ultima delibera della Giunta (Marino è ancora ai Caraibi) per ironizzare sul Papa sindaco, il Papa commissario. La delibera definisce il "Piano organico e coordinato" del Giubileo, rigorosamente ispirato al "Misericordiae Vultus", la bolla di Papa Francesco che annuncia l'evento santo. E dedicato agli ultimi della Terra.

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Giustizia: una giungla di 90mila associazioni, così prospera la finta antimafia

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di Nino Femiani

 

La Nazione, 1 settembre 2015

 

Bilanci e attività poco trasparenti, eppure è facile accedere ai fondi. "Basta erogare soldi pubblici ad associazioni che nascono dal nulla: l'antimafia non può essere un mestiere". Lo ha detto in un'intervista pubblicata ieri sul Qn il procuratore di Reggio Calabria, Gratteri. Che ha criticato il governo: "Ha fatto piccole cose, ma manca di coraggio".

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Giustizia: Ferri; abbiamo fatto tanto contro la mafia ma l'allarme di Gratteri va ascoltato

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di Andrea Bonzi

 

La Nazione, 1 settembre 2015

 

Verifiche "a raggi X sui soggetti che riceverebbero questi finanziamenti" e controlli "su come questi soldi vengono spesi". Cosimo Maria Ferri, magistrato e sottosegretario alla Giustizia del governo Renzi, rilancia così l'allarme del Procuratore Nicola Gratteri sui professionisti dell'Antimafia.

 

Sottosegretario, sa che ci sono ben 87mila associazioni in Italia legate in vario modo alla lotta al crimine organizzato?

"Non si può generalizzare, ma certo l'allarme di Gratteri non va sottovalutato. Io credo molto nel contributo del volontariato, si pensi al lavoro svolto da Libera di Don Ciotti: dopo aver dato atto del lavoro a chi si è impegnato, però, bisogna controllare bene che cosa facciano concretamente e quanti finanziamenti percepiscano".

 

È ipotizzabile una stretta ai fondi degli enti locali a questi soggetti?

"Bisogna verificare i meccanismi dei finanziamenti, magari anche gli stessi Prefetti possono svolgere una funzione di controllo. L'importante è distinguere caso per caso".

 

Nell'intervista a QN, Gratteri è stato critico col governo. Dice che ha fatto "piccole cose".

"Un giudizio ingeneroso. Il ministro tiene in grande in considerazione i lavori delle commissioni presiedute da Canzio e dallo stesso Gratteri, gliel'assicuro".

 

Il procuratore dice che, a parte l'inasprimento del 41bis (reati di mafia), i 150 articoli del suo pacchetto di norme giacciono in un cassetto.

"Non è vero, abbiamo lavorato su molti spunti offerti dalla relazione della commissione".

 

Qualche esempio?

"Abbiamo rivisto l'articolo del 416 ter che riguarda il voto di scambio tra politica e mafia, uno dei reati più insidiosi, come dimostrano gli intrecci di Mafia Capitale. Prima era difficile da applicare, l'abbiamo migliorato. Poi c'è il reato di auto-riciclaggio, che era proprio nelle proposte di Gratteri, così come la riforma dei reati ambientali, con nuove ipotesi di reato anche a seguito della questione della Terra dei fuochi. E altri spunti sono stati recepiti negli emendamenti del governo al ddl sul processo penale, ora alla Camera, come la revisione per consentire ampi margini per il dibattimento a distanza, che vale per imputati e testimoni".

 

Eppure Gratteri dice che manca il coraggio per dare veramente una svolta alla lotta al crimine. È così?

"Il coraggio non è affatto mancato: quelli che ho elencato sono fatti, non parole. Non siamo fermi, tutt'altro. Certo, non abbiamo recepito tutto il pacchetto".

 

Le intercettazioni: il sì arriverà entro l'anno, ha detto il ministro Orlando. La materia è calda, non teme intoppi all'orizzonte?

"No, le linee guida le ha indicate il ministro: vogliamo garantire lo strumento investigativo, è indispensabile. Fermo restando il diritto alla cronaca, vareremo però misure che, senza alcun equivoco, fermino la pubblicazione di conversazioni che non c'entrino nulla col processo penale e coinvolgano persone che nulla hanno a che vedere con le indagini, nel rispetto della privacy".

 

Giustizia: il capo dell'antiracket Tano Grasso "fondi concessi solo ad enti col bollino blu"

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di Nino Femiani

 

La Nazione, 1 settembre 2015

 

Nei primissimi anni 90, Grasso, commerciante di scarpe di Capo d'Orlando (Me) convinceva un gruppo di negozianti a denunciare gli estorsori. Ex deputato Ds, oggi è presidente della Federazione antiracket

"Gratteri ha ragione, non si può fare dell'antimafia un mestiere. Immagino una carta delle associazioni che definisca princìpi e modalità operative per ogni associazione che voglia definirsi antimafia". Tano Grasso è da sempre schierato sul fronte delle iniziative contro Cosa Nostra. Il Presidente onorario della Federazione antiracket e antiusura, punta il dito contro il proliferare di iniziative che ottengono l'imprimatur dell'antimafia. "La responsabilità è in primo luogo dei mass media".

 

La colpa è sempre dei giornalisti.

"Venticinque anni fa quando iniziai questa battaglia coi commercianti di Capo d'Orlando, se nasceva una nuova associazione, i giornalisti mi chiamavano e chiedevano: "Tano, chi sono questi, c'è da fidarsi?". Oggi non più. Prevale il clamore mediatico, la creazione di personaggi dietro ai quali, talvolta, non c'è nulla. A volte c'è solo la furbizia di chi si mette in mostra per accreditarsi. Si dà una patente antimafia a gente che con quest'impegno non ha nulla a che vedere".

 

Davvero non c'è possibilità di scoprire questi millantatori?

"Le verifiche si possono fare. Noi, come associazione antiracket, siamo soggetti a controlli che sarebbe possibile immaginare anche per i soggetti che beneficiano di sostegni pubblici".

 

Quali sono questi controlli?

"Intanto siamo per legge sottoposti a un controllo da parte delle prefetture".

 

Siete gli unici.

"Sì, è vero, quelle antiracket sono le uniche associazioni a essere regolate per legge: dal 1994, per iniziativa dell'allora ministro dell'Interno Maroni, una legge poi modificata nel 2007"

 

In cosa consiste il controllo?

"C'è una legge che mi obbliga, se intendo creare un'associazione antiracket, a comunicare alla prefettura del territorio interessato statuto e nomi dei soci: sarà compito suo verificare eventuali precedenti penali. È un filtro importante a cui ne sarà aggiunto un altro tra poche settimane".

 

Quale?

"Nel regolamento di iscrizione all'albo delle prefetture bisognerà documentare che l'associazione abbia accompagnato i commercianti a denunciare. Niente denunce, niente riconoscimento. Non bastano in convegni nelle scuole o le iniziative con gli studenti, occorrono atti concreti".

 

Ma non ci sono solo le associazioni antiracket...

"Per le altre io penso a una carta delle associazioni".

 

Sembra una cosa burocratica.

"No, immagino un documento capace di definire princìpi e modalità vincolanti per ogni associazione che voglia definirsi antimafia. Insomma, uno strumento di autoregolamentazione. Una sorta di 'bollinò da parte delle principali associazioni. Non basta il nome: occorre la sostanza".

 

Giustizia: Ncd "sulla prescrizione non votiamo"... e sulle intercettazioni è lite dem-grillini

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di Silvia Barocci

 

Il Messaggero, 1 settembre 2015

 

La maggioranza rischia di andare in cortocircuito su due importanti dossier della riforma della giustizia. Se da un lato Andrea Orlando è fiducioso che in settembre il ddl sul processo penale, contenente la delega al governo sulle intercettazioni, otterrà il primo via libera alla Camera e quello definivo entro la fine dell'anno, dall'altro il Guardasigilli dovrà fare presto i conti con il "no grazie" di Ncd sul raddoppio dei termini di prescrizione per i reati di corruzione. Gli alfaniani non hanno trovato un accordo col Pd e si apprestano a chiedere lo stralcio dell'articolo in questione, altrimenti voteranno contro.

Bisogna riavvolgere il nastro per comprendere il perché della presa di posizione di Ncd. In aprile, per blindare il varo definitivo del ddl anticorruzione, la maggioranza si accordò per affrontare separatamente il capitolo prescrizione e sulla base di quella dichiarazione d'intenti gli alfaniani ritirarono gli emendamenti.

Più volte il viceministro alla Giustizia Enrico Costa (Ncd) aveva fatto notare che, alla luce dell'aumento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione, un contemporaneo raddoppio dei termini per questi reati avrebbe portato alla perseguibilità anche dopo più di 20 anni dalla commissione del fatto. Il tentativo di un accordo - portato avanti da Nico D'Ascola per Ncd e David Ermini per il Pd - sembrerebbe al momento naufragato, salvo ripensamenti o nuove proposte dell'ultima ora.

In Commissione Giustizia al Senato, d'altronde, l'esame della prescrizione sarà successivo a un altro provvedimento che il governo Renzi ritiene prioritario - il ddl sulle unioni civili - rispetto al quale Ncd ha già deciso di smarcarsi.

La seconda partita, sulla riforma del processo penale, riprenderà alla Camera, non prima di metà settembre. Il Movimento Cinque Stelle continuerà sulla linea dell'ostruzionismo che in luglio aveva fatto slittare il primo via libera dell'aula. Ma i tempi saranno contingentati: i circa 350 emendamenti saranno votati entro il mese, al massimo i primi di ottobre.

Stavolta Ncd, da sempre in pressing sulle intercettazioni, concorda con il Guardasigilli sul fatto che l'attuazione della delega, contenuta nella riforma del processo penale, possa avvenire "a strettissimo giro". Il timing è il seguente: subito dopo il primo via libera alla riforma del processo penale sarà nominata la Commissione che inizierà a stendere l'articolato di attuazione della delega. I cui punti fermi - ha garantito Orlando nella sua intervista al Messaggero di ieri - restano tre: "nessuna modifica alle intercettazioni come strumento investigativo; sì a tutte le modifiche possibili e necessarie ad impedire la diffusione di quelle che non hanno alcuna rilevazione penale; garanzia del

diritto di cronaca". Per il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sa belli, si tratta "di principi giusti in teoria ma la delega al governo è troppo vaga, bisognerà vedere come questi principi potranno essere trasformati in norme utili ed efficaci".

M5S si prepara a dare battaglia: "la riforma del processo penale che stanno varando è una mostruosità giuridica e non avranno mai la delega in bianco sulle intercettazioni. Si vuole mettere il bavaglio al giornalismo d'inchiesta". Walter Verini (Pd) replica con durezza: "la polemica M5S sulle intercettazioni va del tutto contro la realtà dei fatti".

Verini ricorda infatti di aver presentato, assieme ad Ermini, un emendamento che supera il contenuto di quello a firma di Pagano (Ncd) sulle intercettazioni "rubate". Il correttivo Pd mette al riparo il giornalismo d'inchiesta in quanto esclude dalla punibilità coloro che di nascosto compiono registrazioni o riprese "per l'esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca". L'emendamento deve essere ancora votato dall'aula.

 
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