Venerdì 26 Maggio 2017
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Novara: detenuti all'opera al Parco della Mora di Pernate

PDF Stampa
Condividi

corrieredinovara.com, 25 maggio 2017


Manutenzione del verde, degli arredi e della pista di pattinaggio del Parco della Mora di via Collodi a Pernate. È stato questo l'intervento iniziato oggi, martedì 22 maggio, nell'ambito delle Giornate di recupero del patrimonio ambientale condotte da Assa mediante l'impiego dei detenuti che in permesso premio escono dalla Casa circondariale di via Sforzesca.
L'intervento ha riguardato prevalentemente il ripristino delle condizioni di sicurezza e di fruibilità della pista di pattinaggio presente nel parco che risultava danneggiata anche da atti vandalici e invasa da sporcizia ed erbacce. Sono iniziati lo smantellamento e la sostituzione dei cordoli perimetrali e dei pannelli di protezione. Contestualmente Assa, con i detenuti in permesso premio e con i cantieristi dei Cantieri di lavoro del Comune di Novara appartenenti sia alla categoria "disoccupati", sia "detenuti", è intervenuta massicciamente sulla vegetazione per rendere fruibile anche la parte del parco circostante la pista.
Gli interventi verranno ultimati con la collaborazione della società A.s.d. Gioca Pattinaggio Artistico che metterà a disposizione parte dei materiali da sostituire. La Giornata è stata anche l'occasione per un pubblico ringraziamento da parte della Scuola dell'infanzia "Collodi" ai detenuti per l'attività di manutenzione anche straordinaria alla struttura scolastica che è stata da loro svolta durante le recenti vacanze pasquali.
Alla presenza del sindaco Alessandro Canelli, la dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo "Bottacchi" Laura Panziera (I.C. che comprende, appunto, la "Collodi") insieme con la coordinatrice Patrizia Bonelli hanno donato alla Casa circondariale un bellissimo e coloratissimo poster realizzato, con molta creatività, dai bambini sotto la guida delle loro insegnanti per esprimere tutta la gratitudine per il lavoro volontario del quale hanno beneficiato. Due disegni di ringraziamento sono stati donati al sindaco e un calendario con i volti dei bimbi e incorniciato dalle impronte delle loro manine è stato destinato all'Assa rappresentata dal presidente Giuseppe Antonio Policaro. In questo modo i bambini, le insegnanti, e per loro tramite le famiglie e il personale tutto della Scuola dell'infanzia "Collodi" hanno espresso la gratitudine per i lavori di risistemazione dei quali la struttura necessitava e che sono stati eseguiti concretamente dai detenuti coadiuvati dai "cantieristi" grazie all'impegno di tutti i soggetti coinvolti nel protocollo triennale che rende possibili questi tipi di intervento, ossia Comune di Novara, Magistratura di Sorveglianza, Ufficio esecuzioni penali esterne Uepe, Assa e anche l'Atc.
Nella Scuola dell'infanzia "Collodi" di via Spreafico erano stati ripristinati gli intonaci interni ed esterni, imbiancati i bagni, la sala per il riposino pomeridiano, l'ingresso e la sala armadietti, le guaine di copertura delle pensiline di ingresso gravemente compromesse.
Era stato effettuato anche un necessario intervento sulla parte idraulica e si era provveduto alla completa pulizia delle gronde perimetrali, alla pulizia dei pozzetti, a un intervento sul pergolato per evitare l'ingresso di api e vespe nella zona gioco.
Era stata inoltre eseguita una manutenzione della parte esterna in modo che potesse essere utilizzata nelle belle giornate. In particolare erano state dipinte le fioriere, risistemati arredi e panchine con trattamento impregnante, le parti sollevate dei camminamenti e ridimensionata la vegetazione che ostruiva i canali di gronda, eseguiti il taglio e la mondatura dell'erba.
"Siamo anche noi - ha rimarcato Alessandro Canelli rivolgendosi ai detenuti - a ringraziarvi per il lavoro svolto con serietà in questi mesi e che desideriamo fortemente possa proseguire con gli stessi risultati finora ottenuti, risultati che hanno restituito decoro a diverse realtà cittadine.
Viviamo in una città che necessita di numerosi interventi di manutenzione: l'Amministrazione crede che interventi qualificati e specialistici come quelli da voi svolti siano fondamentali per riuscire a raggiungere l'obiettivo di una città sempre più gradevole e siamo pertanto intenzionati a potenziare le iniziative come quella che vi ha reso protagonisti in questo periodo".
Riccardo Basile, responsabile per Assa dei Progetti Sociali, ha ricordato che "i detenuti che in questi mesi escono dalla Casa circondariale di via Sforzesca in permesso premio su base volontaria per partecipare alle Giornate sono otto (sia italiani sia di origine straniera, ndr), con una età media di 37 anni (il più giovane 22 anni, il più anziano 55 anni, uno di 29 anni, uno di 48, gli altri tra i 40 e i 43 anni, ndr).
A loro si affiancano i detenuti attivi in Assa in base ai "Cantieri di lavoro" del Comune di Novara, sulla base della Legge Regionale 34/2008, come prevede il Protocollo. Molto spesso le attività propedeutiche e di affinamento dei vari interventi vedono anche la partecipazione dei "cantieristi" appartenenti alla categoria "disoccupati" in carico ai servizi sociali impiegati da Assa sempre nell'ambito dei cantieri di lavoro del Comune (L.R. 34, ndr). Questo a riprova del fatto che si possono fare anche interventi ambiziosi laddove i vari progetti e le competenze si integrano in un'unica filiera e il risultato è dare un servizio di qualità e finito".
Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Assa Policaro. "I progetti sociali di Assa - ha commentato - stanno dando ottimi risultati e questo grazie alle sinergiche collaborazioni che abbiamo messo in atto con il Comune e gli altri soggetti del Protocollo per l'impiego dei detenuti. Avvalendoci del lavoro volontario dei detenuti ritenuti meritevoli dall'amministrazione carceraria, possiamo contare su forza lavoro gratuita per far fronte alle innumerevoli necessità di decoro urbano.
A loro e a tutti i nostri partner nel Protocollo delle Giornate di recupero del patrimonio ambientale va la nostra gratitudine. I concreti risultati che stiamo ottenendo in termini di vantaggi ambientali, ed economici, per l'intera comunità novarese, con il recupero dal degrado di spazi e aree pubbliche o di edilizia sociale, si uniscono all'altro aspetto positivo del progetto che permette la riabilitazione sociale e lavorativa dei detenuti che una volta scontata la pena detentiva, rischierebbero l'esclusione. Quando poi le nostre attività migliorano le strutture scolastiche o, come oggi, rendono fruibili a bambini, giovani, famiglie, e ai novaresi di ogni età uno spazio pubblico tanto ampio, verde e attrezzato siamo ancor più soddisfatti".

 

Milano: all'Ipm Beccaria detenuto dà fuoco alla cella. Nuovo padiglione, slitta l'apertura

PDF Stampa
Condividi

di Andrea Galli

 

Corriere della Sera, 25 maggio 2017

 

Ancora tensione e paura al carcere minorile Beccaria. Un detenuto italiano ha dato fuoco alla sua cella: salvato per miracolo da due agenti della polizia penitenziaria. "Volevo fare un po' di casino" ha spiegato il giovane, che era stato arrestato per episodi di violenza. I sindacati denunciano la gravità della situazione. Il nuovo padiglione che dovrebbe aiutare a contrastare il sovraffollamento, nonostante mille promesse non ha ancora aperto. Le ultime notizie non sono affatto positive: non risulta a norma e necessita di lunghi lavori. Quattro mesi fa il Beccaria era stato al centro di una rivolta.
Due settimane di prognosi nel reparto ustionati dell'ospedale di Niguarda e gli è andata di lusso, vittima della sua stessa azione dolosa. L'hanno salvato gli agenti del carcere minorile Beccaria dove il ragazzino, un italiano, detenuto da mesi per episodi di violenza, ha dato fuoco alla cella. Il motivo l'ha spiegato lui: "Volevo fare un po' di casino".
Siamo di nuovo qui a parlare del penitenziario in zona Bisceglie, quattro mesi dopo la rivolta di un branco di 13 carcerati contro un compagno, "colpevole" di essere una spia e "di informare gli "sbirri". Era la metà dello scorso gennaio. In quell'occasione i sindacati della polizia penitenziaria avevano sollevato (anche) il problema-mistero del nuovo padiglione che nei piani dovrebbe accogliere 24 detenuti e consentire una migliore gestione esterna: meno sovraffollamento, più spazi e una struttura che non risente della vecchiaia tra celle invivibili e chiuse, muri ammuffiti, condutture da sistemare.
Peccato che, a oggi, il padiglione non sia accessibile, come denuncia il sindacato Sappe. Il motivo: non è completamente a norma e servono interventi che potrebbero durare tutta l'estate e non per forza finire entro l'inizio d'autunno. Sicché è plausibile pensare che le difficili condizioni attuali resteranno tali.
Martedì erano le 11 di sera quando tutto è cominciato. Insieme con un compagno (che già è stato trasferito in un altro istituto) il ragazzino ha incendiato suppellettili della cella. Le fiamme si sono subito alzate e sviluppate. Hanno intaccato il vicino centro di prima accoglienza. Se i soccorsi avessero tardato anche di pochi secondi, probabilmente per il "protagonista" non ci sarebbe stato scampo e nessuno può escludere eventuali altri vittime. A maggior ragione, l'azione dei due agenti che sono intervenuti è meritoria. Non è dato sapere se il rogo nella cella sia "nato" per una precisa protesta o, appunto, "soltanto" per un gesto di ribellione e per farsi notare.
Il giovane carcerato in questione non è uno dei migliori per condotta del Beccaria. Ha già dato problemi e potrebbe darne ancora nel prossimo futuro, ha dentro una rabbia da sfogare. Non si può parlare del carcere minorile esclusivamente in termini emergenziali e di allarme: sarebbe un atto contro la sua stessa natura, il suo servizio e la sua funzione di rieducare. Lo storico cappellano don Gino Rigoldi, pur nel confermare (in tempi non sospetti) le criticità strutturali e dell'organico, ha più volte insistito sulla necessità, da parte di tutti, di guardare all'obiettivo prioritario: i ragazzi. Devono farlo le istituzioni, dal basso come dall'alto (Comune e Governo), deve farlo l'amministrazione penitenziaria, devono farlo gli operatori del Beccaria i quali, come ripetono dal sindacato Sappe, sono "prigionieri di una situazione assurda e grave, che merita interventi immediati". Eppure un aiuto arriverà dall'esterno. Con l'apertura, in Toscana, di un nuovo carcere minorile al quale destinare, nell'eterno rinvio dell'inaugurazione del padiglione, una parte dei detenuti milanesi.

 

Siena: domani il convegno su "Sistema penitenziario e detenuti stranieri"

PDF Stampa
Condividi

ilcittadinoonline.it, 25 maggio 2017


Il 26 maggio alle ore 10 in Aula Magna avrà inizio il Convegno Internazionale dedicato a "Sistema penitenziario e detenuti stranieri: problematiche, risorse e prospettive". Nelle due giornate di lavoro saranno presentati i principali risultati del progetto Riuscire, coordinato dalla prof. Antonella Benucci e finanziato all'interno del programma Erasmus, vincitore del Label Europeo 2016. Si darà spazio al confronto di esperti internazionali su come è possibile trasformare il contesto penitenziario europeo da luogo di esclusione e privazione a luogo di acquisizione di competenze e di preparazione al reinserimento sociale.
La presenza di detenuti stranieri nelle strutture penitenziarie è in crescita nella maggior parte dei Paesi europei: attualmente oscilla tra il 30 e 40% del totale della popolazione reclusa, ed è questa fascia di detenuti a correre più frequentemente i rischi della radicalizzazione e della marginalizzazione, come testimonieranno direttori di carceri, esperti europei e ricercatori.
È opinione diffusa che il detenuto straniero non possa raggiungere l'obiettivo del reinserimento nella società soprattutto a causa dello svantaggio linguistico che impedirebbe un reale immissione in ambiente lavorativo, interno o esterno al carcere. L'esperienza di ricerca dimostra invece che è possibile sfruttare e valorizzare la dimensione interlinguistica e interculturale del contesto penitenziario, trasformandolo in un luogo ricco di risorse. Su questo tema saranno portate esperienze e buone pratiche svolte in Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Italia.

 

Sondrio: spazio senza sbarre per i piccoli in visita ai padri detenuti

PDF Stampa
Condividi

di Sara Baldini

 

La Provincia di Sondrio, 25 maggio 2017

 

Uno spazio dove le sbarre non si vedranno e la luce calda e i colori delle pareti e dei giochi faranno dimenticare, almeno per il tempo dell'incontro, dove l'incontro stesso si stia svolgendo: in carcere. Si tratta della "stanza genitoriale": qui i detenuti potranno abbracciare i propri figli piccoli, trascorrere qualche ora con loro nel modo più simile a ciò che farebbe un padre a casa propria, in una situazione "normale".
Un fumetto o un libro illustrato da sfogliare insieme mentre si fa merenda, una costruzione di mattoncini o le macchinine da disporre in fila, in un ambiente accogliente, intimo, informale. In via Caimi, sede della casa circondariale del capoluogo, le idee non mancano.
E soprattutto, quando vengono, si ha la - buona - abitudine di provvedere a realizzarle mettendo in moto una macchina che, con un ormai oliato meccanismo che unisce chi sta dentro e chi sta fuori, ognuno con le proprie competenze e disponibilità, sta mettendo a segno una serie di obiettivi di tutto rispetto.
L'ultimo in ordine di tempo è stato anticipato dalla direttrice del carcere Stefania Mussio" nel corso di un'allegra serata che ha visto esibirsi nella palestra del carcere in un diluvio di trascinanti melodie dixieland, nel più ruspante jazz targato New Orleans, la nostranissima Kreole Band. All'abbuffata di ottima musica ha fatto seguito una cena a base di pizza e maccheroni del Pastificio 1908. Laboratorio che, all'interno della Casa circondariale coinvolge alcuni detenuti nella produzione di pasta senza glutine. Così, dopo l'inaugurazione a inizio anno della bella biblioteca, il carcere si prepara a un altro battesimo. "Ci vorranno dei mesi - frena la direttrice - ci stiamo muovendo per reperire i fondi, ma il progetto c'è, nero su bianco o, meglio, su molti colori. Io ho già in mente il risultato finale e soprattutto penso al buon uso che se farà".

 

Trento: "Dipingere il buio. In realtà siamo liberi", al museo detenuti e bimbi insieme

PDF Stampa
Condividi

di Gabriella Brugnara

 

Corriere del Trentino, 25 maggio 2017

 

Il percorso "Fratelli e sorelle. Racconti dal carcere" non si è concluso con la mostra che ha da poco chiuso i battenti al Museo diocesano tridentino, riscuotendo un grande interesse da parte del pubblico e della critica. La riflessione prosegue infatti con "Dipingere il buio. In realtà siamo liberi", l'esposizione che da domani raccoglie gli elaborati realizzati dai detenuti della Casa circondariale di Spini di Gardolo nell'ambito del laboratorio Un viaggio per parole e immagini, promosso dal museo e dagli alunni di due classi della scuola secondaria di primo grado di Vezzano.
Si tratta della conclusione di un iter umano e formativo che il Diocesano ha avviato lo scorso febbraio con un gruppo di detenuti della carceri di Spini, condotto dalla direttrice, Domenica Primerano, dall'educatrice museale Valentina Perini, dalla professoressa Riccarda Turrina e dall'artista Michele Parisi.
Niente a che vedere con un corso di pittura, l'impegno si è rivolto invece a stimolare nei partecipanti la capacità di elaborare e trasporre in parole e immagini in sentimenti ed emozioni. Il progetto, cresciuto attraverso una serie di incontri a cadenza settimanale, li ha coinvolti nell'analisi partecipata di opere d'arte antica e contemporanea.
È il caso, ad esempio, del dipinto La fuga in Egitto (1759 circa) di Francesco Fontebasso, proposto per stabilire un legame con le collezioni museali e permettere al contempo l'affiorare di elementi autobiografici che potevano essere oggetto di una rielaborazione autonoma. Con l'esposizione al pubblico degli esiti del progetto si stabilisce ora un contatto tra i cittadini e le persone detenute, in direzione di superare barriere e pregiudizi.
In parallelo, le classi II e III A della scuola secondaria di primo grado di Vezzano, guidate da Turrina e Parisi, hanno affrontato un percorso di analisi, riflessione e rielaborazione di temi inerenti al concetto di carcere, giustizia, pena, libertà, consapevolezza, pregiudizio, perdono.
I ragazzi hanno realizzato a loro volta elaborati di diversa tipologia, dove immagini e parole si intrecciano in uno stretto dialogo fatto non solo di emozioni, ma anche di presa di coscienza nei confronti di una realtà spesso sconosciuta o ignorata. Anche i loro lavori saranno esposti in mostra e la documentazione dell'attività scolastica nelle sua varie fasi sarà presentata in un video realizzato da Valentina Degiampietro.
Al centro dell'iniziativa si pone l'intento del Diocesano di portare un contributo attivo alla promozione della dignità umana e al riscatto umano e sociale, nella convinzione che la cultura possa rappresentare un'importante prospettiva di recupero per le persone recluse.

 
<< Inizio < 1 2 3 4 5 6 7 9 > Fine >>

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it