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Emilia Romagna: la Garante; convivenza minori-maggiorenni nell'Ipm ha effetti perversi

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Tm News, 24 ottobre 2014

 

Il secondo piano del carcere minorile Pratello di Bologna è ancora inagibile dalle nevicate del 2011 e dai danno provocati dal terremoto del 2012, per questo in una cella vivono fino a quattro detenuti. Manca un'area verde e il sistema di videosorveglianza non è funzionante. È il reparto del garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, per la quale la legge che consente la convivenza di minori con maggiorenni sta producendo "effetti perversi".

Il Pratello, ha riferito Bruno, continua ad essere un cantiere aperto "da un numero di anni ormai intollerabile (con anche gli edifici contigui in condizioni precarie, con il rischio di caduta delle tegole dal tetto e i muri esterni dell'edificio che ospita la Procura scrostati)". Per questo verrà chiesto un intervento urgente per fare chiarezza sulla vicenda.

Secondo i dati forniti dalla direzione, da inizio 2014 vi sono stati 70 atti di polizia giudiziaria per eventi di vario tipo (tra queste interrogatori e richieste di informazioni a Consolati nel caso di istanze di autorizzazione, telefonate con i familiari).

Circa 15 le segnalazioni legate a episodi violenti (fra i ragazzi e il personale e fra i ragazzi stessi); 5 i casi di aggressioni a personale della Polizia penitenziaria. Negli ultimi due anni sono stati 80 i casi in cui è stato convocato il consiglio di disciplina, non solo per questioni che attengono a profili disciplinari, ma anche premiali in favore dei minori.

 

Zampa (Pd): giovani adulti in carceri minorili problema

 

"La norma in base alla quale negli istituti di detenzione minorile possano essere accolti anche giovani adulti può rappresentare un problema. Le preoccupazioni della Garante regionale per i detenuti Desi Bruno e del direttore dell'Istituto minorile di Bologna, Alfonso Paggiarino, sono fondate. Ho già chiesto al ministro Orlando di poter affrontare con lui la questione, tanto più ora che è allo studio la riforma della giustizia minorile".

Lo ha reso noto la vicepresidente Pd della commissione bicamerale sull'Infanzia Sandra Zampa. "È necessario - ha aggiunto- che il ministero della Giustizia avvii un monitoraggio per verificare il vero impatto dell'applicazione di questa norma, in questi primi mesi, così da poter provvedere subito ai possibili disagi a carico dei minorenni trattenuti".

 

Piemonte: il progetto Parol e "Good morning poesia" nelle carceri di Torino e di Saluzzo

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www.politicamentecorretto.com, 24 ottobre 2014

 

È un progetto europeo, si chiama "Parol - Scrittura e Arti nelle carceri, oltre i confini, oltre le mura". Iniziato nel 2013 si concluderà nell'aprile del 2015. Coinvolge cinque paesi: Belgio, Italia, Polonia, Serbia, Grecia, con circa 200 detenuti di 20 carceri europee.

Cascina Macondo è l'associazione italiana partner co-organizzatore.

Laboratori di scrittura, lettura ad alta voce, ceramica, pittura, poetry slam, scultura, haiku, renga, haiga, haibun, mosaico, fotografia, video, terranno impegnati i detenuti in un percorso di formazione e creatività.

Il progetto Parol aspira a costruire connessioni creative tra il sistema penitenziario e la società, promuovendo i valori dell'inclusione e della cittadinanza. Una duplice direzione della responsabilità sociale: dai detenuti alla società; dalla società ai detenuti. Parol ha l'obiettivo di attivare, attraverso la molteplicità degli interventi, significative relazioni, riflessioni, partecipazione, scambi e confronti tra i detenuti, gli artisti, tra gli artisti e i detenuti, tra il personale del carcere, le famiglie dei detenuti e quelle delle vittime, le istituzioni cittadine, tra il mondo prigioniero e il mondo libero.

Tra le diverse iniziative particolare rilievo riveste l'attività "Good morning poesia". Si tratta di appuntamenti settimanali in carcere durante i quali i detenuti del carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino e quelli di Alta Sicurezza del carcere "Rodolfo Morandi" di Saluzzo, leggono al microfono ad alta voce poesie, haiku, racconti, durante gli orari in cui i detenuti sono a passeggiare nei cortili e tutti possono ascoltare. Sono state dislocate alcune cassette di raccolta all'interno del carcere dove è possibile "imbucare" una propria poesia o il testo di un autore che è stato apprezzato desiderando di sentirlo leggere ad alta voce dal gruppo Parol. In questo modo tutti i detenuti residenti nel carcere, ma anche gli agenti di custodia, sono coinvolti e invitati a partecipare segnalando i testi che amano.

Ogni settimana anche il mondo esterno al carcere partecipa all'appuntamento con un gruppo di lettori volontari che affiancano i detenuti. A proporre i lori testi ad alta voce si alternano i Narratori di Macondo: Anna Abate, Melania Agrimano, Sara Amaiolo, Giusy Amitrano, Arianna Barbarossa, Riccardo Di Benedetto, Annunziata Di Matteo, Luisa Gnavi, Vittoria Iozzo, Marianna Massimello, Gaia Manuela Napoli, Giulio Cesare Schiavone, Emanuela Squadrelli.

L'obiettivo è far diventare Good Morning Poesia una consuetudine, un rituale, una "tradizione" dell'Istituto Penitenziario che la ospita, gestita alla fine in maniera autonoma e responsabile dai detenuti. I detenuti che inizieranno questa tradizione, nella previsione che essi possano essere trasferiti in altre sedi o che possano abbandonare il carcere, avranno anche il compito di "tramandare" ad altri detenuti la ritualità di leggere a voce alta ogni settimana una poesia. Una sorta di "passaggio del testimone" affinché la tradizione possa continuare.

Pietro Tartamella, direttore artistico di Cascina Macondo, spiega: Good Morning Poesia prima di tutto vuole dare ai detenuti l'opportunità di continuare ad esercitarsi con la lettura ad alta voce (le cui tecniche sono state apprese nei laboratori Parol di Cascina Macondo) di fronte ad un pubblico formato dalla popolazione carceraria di quell'Istituto. In secondo luogo mira a responsabilizzare i detenuti nella gestione autonoma di una iniziativa che durerà a tempo indeterminato, il cui impegno è minimo, ma dove le soddisfazioni potrebbero essere molto incentivanti e il "confronto" un momento di crescita personale, emotiva e intellettuale.

Ogni settimana con l'ascolto di poesie diverse si forniscono stimoli culturali in modo piacevole. Il coinvolgimento affettivo e intellettuale farà apprezzare autori nuovi, antichi e moderni, stili diversi, che possono suscitare interessi, approfondimenti, riflessioni. Rendere familiare la poesia e, attraverso l'ascolto, umanizzare le diversità. Ottenere con la ritualità e gli appuntamenti settimanali costanti un' attenzione al tempo che passa, mettendo in risalto la magìa, la bellezza, l'importanza della parola essenziale, della parola viva, del pensiero, dell'emozione, della sensibilità. Ottenere altresì una familiarità con "il punto di vista altro". Good Morning Poesia fornisce a tutti quei detenuti che scrivono poesie un'opportunità di "raccontarsi" affidando i loro testi al gruppo che si sarà preparato per la lettura pubblica al microfono. Ma anche di "raccontarsi" attraverso un interposto autore i cui testi i detenuti potrebbero suggerire e desiderare di ascoltare e far conoscere. L'iniziativa consente anche di attivare un interscambio di testi fra tutti i detenuti di tutte le carceri europee coinvolte nel progetto Parol al fine di mantenere viva l'idea di transnazionalità e di "comunità che è in relazione" e che collabora per il raggiungimento dello stesso fine.

Good Morning Poesia infatti è già stata attivata nel 2013 nel carcere di Dendermonde in Belgio, e nel 2012 presso il Liceo Segrè di Torino. Studenti, detenuti, cittadini, possono scambiarsi i testi da leggere ad alta voce, costruendo così, attraverso la poesia, una rete attiva che porta con sé il senso della "comunità".

Il progetto Parol è stato sovvenzionato dalla Comunità Europea, ma ancora non è stata raggiunta la cifra per coprire tutti i costi. Mancano ancora 19.000 euro!

Cascina Macondo ha lanciato una campagna di raccolta fondi: "Adotta una bolla di sapone". Molti cittadini hanno già adottato bolle di sapone (1 bolla = 1 euro). La Fondazione Crt ha dato un contributo per il progetto Parol (ma ha tolto quello che da molti anni dava per le attività di Cascina Macondo rivolte alla disabilità!). Chi volesse dare il proprio aiuto, ecco l'Iban per fare un versamento di solidarietà: IT13C0335901600100000013268.

 

Lucca: Marcucci (Pd); il Governo avvii indagine interna sul suicidio in carcere

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www.luccaindiretta.it, 24 ottobre 2014

 

"Un giovane detenuto, recluso da meno di 24 ore, si è suicidato nel carcere di Lucca. Che cosa non ha funzionato nel meccanismo di sorveglianza e di sicurezza? Il governo avvii una indagine interna per affrontare risolutamente i tanti problemi della Casa circondariale". Lo chiede in una interrogazione urgente al ministro della Giustizia Andrea Orlando, il senatore del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione cultura a Palazzo Madama.

"La situazione dell'istituto San Giorgio è particolarmente disagiata, per la vetusta della struttura, per l'assoluta inadeguatezza delle celle e delle aree di socialità-sottolinea il parlamentare dem - oltre che per il cronico sottodimensionamento degli organici della polizia penitenziaria. Il tema della dignità dei detenuti e della sicurezza va posto con grande forza". Per il senatore Marcucci "è insostenibile anche l'assoluta marginalità del Comune di Lucca.

Un ordine del giorno del consiglio comunale imponeva l'istituzione del garante dei diritti dei detenuti ed è rimasto lettera morta. La città è praticamente l'unica in Toscana a non avere una figura di garanzia e di verifica della situazione del carcere. Mi auguro che il sindaco Tambellini non ignori anche questo fatto drammatico", conclude l'esponente dem.

 

I radicali: Governo e Regione affrontino l'emergenza

 

"I proclami del governo Renzi sulla risoluzione del problema carcerario vengono quotidianamente sconfessati dai suicidi negli istituti penitenziari italiani: si tratta di un'emergenza ancora in corso che può essere risolta solo con i provvedimenti di amnistia e indulto". Così Maurizio Buzzegoli, segretario dell'Associazione radicale Andrea Tamburi, alla notizia del suicidio di un detenuto nel carcere di Lucca.

L'esponente radicale si sofferma sul carcere toscano: "Secondo i dati del Ministero della Giustizia sono 141 i detenuti presenti a Lucca a fronte di una capienza regolamentare di 91 detenuti nonostante il messaggio del Presidente Napolitano e la condanna della Cedu, la nostra politica continua ad infliggere trattamenti inumani e degradanti che inducono inevitabilmente a gesti estremi come quelli del 25enne lucchese". Infine un invito al presidente della Toscana, Enrico Rossi: "Spero che dalla Regione ci si assuma un impegno concreto per far fronte al dramma carcerario convocando un consiglio regionale straordinario".

 

Modena: 93 agenti positivi al test della tubercolosi, ma nessuno ha la malattia "attiva"

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www.modenatoday.it, 24 ottobre 2014

 

Nessuno di loro ha ancora contratto la malattia "attiva", ma il contagio è stato diffuso. Il Garante ha fatto visita a Sant'Anna, verificando in particolar modo le condizioni. Dei detenuti.

La Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, si è recata lunedì 20 ottobre alla Casa circondariale di Modena, accompagnata dalla direttrice, Rosa Alba Casella, e dal comandante del reparto della Polizia penitenziaria, Mauro Pellegrino: la visita è stata l'occasione per verificare il primo caso in regione di regime aperto, cioè la possibilità per i detenuti di frequentare sei ore al giorno ambienti completamente separati da quelli delle camere di pernottamento.

Bruno si è inoltre premurata di verificare la situazione sanitaria dell'istituto, dopo recenti notizie di stampa che riferivano di presunti casi di tubercolosi: come risulta anche dall'ultimo verbale dell'Asl locale, redatto il 19 settembre 2014, a fronte di 93 positività su 251 test di Mantoux, "i successivi accertamenti radiologici hanno sempre escluso la malattia tubercolare attiva".

In merito alla popolazione carceraria, in linea con i dati regionali non si sono ravvisati profili di sovraffollamento: 380 i detenuti presenti, di cui 26 donne; 127 i tossicodipendenti; 234 gli stranieri. Si registra attualmente una forte caratterizzazione in termini di presenza di detenuti autori di reati sessuali, per cui però mancano puntuali progetti terapeutici atti a prevenire il rischio di recidiva.

Sono 239 i condannati in via definitiva, 76 quelli in attesa di primo giudizio, 27 gli appellanti e 38 i ricorrenti; 19 gli ammessi al lavoro all'esterno, 6 i semiliberi, 1 semidetenuto. Come riferisce Bruno, è compiutamente in atto la separazione degli imputati dai condannati. Contrariamente al progetto originario, nel nuovo padiglione sono collocati coloro che non hanno una posizione giuridica definita, attualmente 150: inizialmente era destinato alle persone condannate in via definitiva con cinque anni da espiare, anche tossicodipendenti, che non avessero possibilità di accedere alle misure alternative.

Le sezioni risultano tutte "aperte", anche nella vecchia struttura, con i detenuti che passano più di otto ore al giorno fuori dalla cella. La misura riguarda anche gli autori di reati sessuali, ora tutti collocati esclusivamente nello stesso ambiente.

Da ieri nella parte vecchia della struttura è poi operativo, e si tratta del primo caso in Regione, il cosiddetto regime aperto per circa 50 detenuti, destinati in seguito a diventare 100, selezionati dalla direzione fra coloro che hanno un grado di pericolosità di lieve significatività: trascorrono quotidianamente sei ore in appositi ambienti comuni organizzati per la socializzazione e per la frequentazione dei corsi scolastici, separati da quelli in cui ci sono le camere di pernottamento.

Grande parte della visita è stata dedicata ai colloqui con le persone detenute, durante i quali sono state sollevate, oltre alle singole vicende, anche diverse problematiche di carattere generale.

Tra queste le più frequenti sono state il razionamento dell'utilizzo dell'acqua, i prezzi particolarmente elevati per alcuni generi alimentari del sopravvitto e il mancato rispetto del principio di territorialità della pena, con molti detenuti che non sono nell'istituto penitenziario più vicino alla propria famiglia: in tal senso è stata consegnata alla Garante una lettera collettiva, da trasmettere al Provveditorato regionale, in cui un gruppo di detenuti avanza istanza di trasferimento verso altre sedi penitenziarie, in particolare nel territorio dell'Emilia-Romagna.

Resta poi sempre la criticità relativa al potenziamento del progetto relativo all'offerta trattamentale, con particolare riguardo alle attività lavorative. I detenuti, analogamente a quanto manifestato dagli internati di Castelfranco Emilia nelle settimane scorse, hanno inoltre espresso forte disagio e preoccupazione in relazione alla perdurante vacanza del magistrato di sorveglianza di Modena che ha competenza territoriale sulla struttura, il cui ruolo è temporaneamente affidato, in supplenza, ad altri magistrati di sorveglianza. La mancanza o la supplenza del magistrato possono infatti determinare, e in alcuni casi si è già verificato, il blocco dell'attività ordinaria di esame delle istanze presentate dai detenuti e dagli internati, con conseguente interruzione dei percorsi trattamentali esterni.

 

Firenze: la Consulta "libera" la madre dal carcere, ora Giacomino spera

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di Massimo Mugnaini e Franca Selvatici

 

La Repubblica, 24 ottobre 2014

 

Il bambino di sei anni cresciuto a Sollicciano e poi affidato a un istituto minorile. Per la Corte Costituzionale la detenzione domiciliare spetta anche alle mamme autrici di reati gravi Per i giudici è "preminente l'interesse del bambino" che non può essere penalizzato dalla gravità dei reati commessi dal genitore.

Si riaccende la speranza per Giacomino, il bambino di 6 anni cresciuto nel carcere di Sollicciano insieme con la mamma detenuta e affidato ad un istituto minorile lo scorso luglio, dopo oltre 5 anni di vita passati dietro le sbarre come un condannato.

Presto potrà andare a vivere fuori dal carcere con la madre, che è stata condannata per reati gravissimi (riduzione in schiavitù e tratta di persone), ma ora potrà essere ammessa alla "detenzione domiciliare speciale" prevista per le madri di bambini di età inferiore ai 10 anni. Accogliendo la questione di legittimità sollevata dal tribunale di sorveglianza di Firenze, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo un articolo contenuto nella legge del 1975 sull'Ordinamento penitenziario, che vietava di concedere la "detenzione domiciliare speciale" alle madri condannate per reati particolarmente gravi.

I giudici costituzionali hanno stabilito che questa norma viola gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, che tutelano la famiglia come società naturale e sanciscono il diritto-dovere dei genitori di educare i figli.

Concordando con il tribunale di sorveglianza di Firenze, la Corte costituzionale spiega che la "detenzione domiciliare speciale" "tutela il preminente interesse del figlio minore a recuperare al più presto un normale rapporto di convivenza con la madre al di fuori dell'ambiente carcerario". Facendo invece prevalere la pretesa punitiva dello Stato, si riversano "sulle fragili spalle del minore" le conseguenze delle gravi responsabilità penali della madre e della sua scelta di non collaborare con la giustizia.

L'interesse del bambino è "preminente" su ogni altro, come affermano le convenzioni internazionali. Impedendo alla madre condannata per gravissimi reati e non pentita di accedere alla "detenzione domiciliare speciale" - afferma la Consulta - si fa pagare "il costo della strategia di lotta al crimine organizzato a un soggetto terzo, estraneo tanto alle attività delittuose che hanno dato luogo alla condanna, quanto alla scelta del condannato di non collaborare".

Le esigenze di protezione della società dal crimine possono prevalere sull'interesse del bambino solo nel caso in cui venga verificata in concreto l'esistenza di "un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti". Compito che spetterà, nel caso di Giacomino e di sua madre, al tribunale di sorveglianza di Firenze. Se il "concreto pericolo" verrà ritenuto insussistente, la donna potrà lasciare il carcere di Sollicciano per scontare il resto della pena con suo figlio, probabilmente in una struttura di accoglienza messa a disposizione dal Comune di Firenze.

 
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