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L'APPELLO DI RISTRETTI ORIZZONTI

 

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Bologna: "reintegro per direttrice dell'Ipm", confermato no a rimozione Paola Ziccone

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Ansa, 22 luglio 2016

 

La decisione della sezione Lavoro della Corte di Appello. Dopo un'ulteriore pronuncia giudiziaria a favore, che conclude la vicenda amministrativa a suo carico, Paola Ziccone chiede al ministero della Giustizia il reintegro nell'incarico di direttrice dell'Istituto penale minorile del Pratello a Bologna.
Dal ruolo era stata rimossa il 29 agosto 2011: il provvedimento era stato annullato dal giudice del Lavoro nel 2012, con condanna del Ministero a corrispondere a Ziccone gli stipendi dalla data della revoca; la sentenza è stata confermata il 12 luglio dalla sezione Lavoro della Corte di Appello, che ha respinto l'impugnazione ministeriale. In precedenza sempre la sezione Lavoro della Corte aveva confermato la sentenza del tribunale che nel 2013 aveva annullato la sanzione disciplinare della sospensione di tre mesi inflitta a Ziccone, assistita dall'avvocato Giorgio Sacco. Prima ancora c'era stata la sospensione della sanzione con un'ordinanza del 9 luglio 2012, confermata il 28 settembre di quell'anno. Nel chiedere il reintegro e l'esecuzione delle sentenze, il legale fa riferimento ad un comportamento persecutorio che ha provocato alla propria assistita un notevole danno morale, di immagine, alla vita di relazione e alla salute, di cui si riserva di chiedere il risarcimento.

 

Parma: presunte violenze in via Burla, il Gip archivia il caso di Rachid Assarag

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parmatoday.it, 22 luglio 2016

 

Le motivazioni sono state depositate ieri, 21 luglio. Il Giudice ha archiviato le denunce del detenuto Rachid Assarag sulle presunte violenze all'interno del carcere di via Burla a Parma. Il caso di Assarag era nato in seguito alla pubblicazione di alcune registrazioni che sono state effettuate all'interno della struttura penitenziaria grazie ad un registratore che era stato fatto entrare in carcere.
"Si osserva - si legge nel testo delle motivazioni - che a prescindere da ogni questione sulla utilizzabilità delle registrazioni operate dal detenuto all'interno dell'istituto carcerario, le stesse non consentono di collocare nel tempo gli episodi che ne sono oggetto così che non possono, di conseguenza, essere riferite con certezza ad alcuna delle contestazioni oggetto del presente procedimento. Le registrazioni, inoltre, sono di non facile e sicura interpretazione essendo state estrapolate da dialoghi intervenuti tra il detenuto e persone non individuate (agenti, medici, psicologi)".
"È uscita prima di agosto, quando Tribunali e avvocati sono in vacanza o quasi in vacanza - ha dichiarato a Parmatoday Emanuela d'Arcangeli, la moglie di Rachid - non ci vedo niente di limpido. Stiamo parlando di darci la possibilità di fare un processo, invece no. I processi contro di lui sono attendibili sempre mentre qui, che ci sono le prove, si dice che non sono attendibili. Se hanno argomenti per difendersi si difenderanno al dibattimento, invece così non si avvia nemmeno il processo".

 

Sassari: reinserimento sociale detenuti, si conclude la prima parte di "Isola Digitale 2.0"

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buongiornoalghero.it, 22 luglio 2016

 

Venerdì 22 luglio alle 10 del mattino nella sede della Fondazione di Sardegna in Sassari (via Carlo Alberto 7) si terrà la conferenza stampa di chiusura della prima parte di "Isola Digitale 2.0", un complesso progetto finanziato da Ras e Fondazione di Sardegna con il coinvolgimento della struttura carceraria di Bancali, per promuovere il reinserimento sociale di venti detenuti della casa circondariale, più uno in esecuzione penale esterna, permettendo la digitalizzazione ottica di migliaia di documenti degli archivi del carcere di Bachiddu e della dismessa struttura di San Sebastiano.
Grazie a un permesso speciale sarà presente in sala uno dei detenuti protagonisti del progetto, che potrà raccontare questa eccezionale esperienza vissuta nei panni di archivista. All'incontro interverranno Giorgio Oggianu, presidente della Cooperativa sociale Isola Digitale di Oristano, che ha sviluppato il progetto; la dott.sa Ilenia Troffa, educatrice e referente per l'area trattamentale del carcere; la dott.sa Maddalena Sanna in rappresentanza dell'Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) e Simonetta Sanna, vice presidente della Fondazione di Sardegna. Da quest'esperienza nasce anche il libro "Isola Digitale" realizzato dagli stessi detenuti, con le impressioni sul lavoro svolto e sulle tempistiche d'intervento.

 

Treviso: scivoli e altalene nello spazio verde per gli incontri tra detenuti e figli

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Redattore Sociale, 22 luglio 2016

 

Area realizzata dall'associazione Soroptimist International nell'istituto penitenziario di Treviso. I papà avranno la possibilità di stare con le famiglie nell'area esterna due volte al mese, oltre al colloquio settimanale all'interno. Il carcere di Treviso ha un nuovo spazio verde, un luogo accogliente, destinato all'incontro dei detenuti con moglie e figli. Un'area allestita con scivoli, altalene e panchine dove le famiglie in visita potranno trascorrere il tempo con il familiare detenuto, così da eliminare la percezione di freddezza della casa circondariale e creare un ambiente più accogliente e meno aspro, soprattutto per i bambini.
Lo spazio verde, realizzato a favore della Casa circondariale di Santa Bona grazie al contributo dell'associazione Soroptimist International di Treviso, è stato inaugurato ierii. A disposizione dei circa 40 bambini che si recano a trovare i padri (una ventina su una popolazione carceraria di 190 persone) nella struttura di Santa Bona ora vi sono un'altalena, un canestro, una struttura modulare composta da vagoni colorati e un gazebo, oltre a palle e palloni.
"L'allestimento dello spazio gioco esterno - ha spiegato Stefania Barbieri, presidente del Soroptimist International Club di Treviso - rappresenta la prima tappa di un percorso che la nostra associazione ha iniziato qualche mese fa e che potrà continuare con altri interventi a favore delle famiglie dei detenuti di Santa Bona. Dobbiamo tutelare compagne e bambini, non sono loro a dover scontare la condanna".
I detenuti avranno la possibilità di incontrare le famiglie nell'area esterna due volte al mese, oltre al colloquio settimanale all'interno. L'iniziativa risponde solo a una delle tante esigenze presentate dalla casa circondariale trevigiana, un ulteriore passo per umanizzare gli spazi del carcere e rendere più tollerabile il periodo di detenzione.

 

Milano: "Libera Cucina" tra le mura di San Vittore, i detenuti si scoprono chef

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di Simona Ballatore

 

Il Giorno, 22 luglio 2016

 

Ospite una settantina di cittadini; così si sfatano anche i falsi miti sul carcere. Il portone di San Vittore si apre. Una settantina di "liberi cittadini" entra, in punta di piedi, per assaporare i piatti della "Libera scuola di cucina". Ad accogliere gli ospiti Mariangela e Jonathan, li guidano sino alla "Rotonda", mostrano i raggi, rispondono alle domande di chi per la prima volta mette piede in una casa circondariale, sfatando miti e leggende. È l'antipasto della cena didattica che ciclicamente viene proposta dentro le mura di piazza Filangieri.
Arriva il via libera degli chef: i commensali entrano nel cuore della sezione femminile e scoprono un piccolo cortile senza nome, una bolla d'ossigeno, che sembra "altrove", lontana dalle celle, lontana da Milano. Tavoli lilla e verde, candele che scaldano l'atmosfera: 22 chef servono e si siedono accanto ai loro ospiti, rispondono alle domande, respirano quella ventata che entra dall'esterno. In questo angolo di San Vittore, per una manciata di ore, non esiste più "dentro" e "fuori", non si giudica, non importano le storie alle spalle, si guarda oltre e ci si lascia conquistare dal potere del cibo.
"Non è un ristorante - premette Marina De Berti, responsabile della scuola promossa da A&I Onlus, agenzia accreditata per la formazione e per il lavoro in Regione Lombardia -. In una casa circondariale non sarebbe possibile perché è per sua natura un luogo di transito. La scuola di libera cucina è il risultato corale di una collaborazione con la direzione della casa circondariale, A&I, gli educatori, i poliziotti penitenziari e le persone che partecipano".
Tra i provetti cuochi c'è chi è in attesa di giudizio, chi resterà tre mesi o diversi anni. "Sembra inusuale che una scuola di cucina inviti i cittadini dentro il carcere, ma è coerente col mandato costituzionale creare attività educative, permettere l'inclusione sociale, dare strumenti per abbattere il tasso di recidiva. E l'obiettivo è rendere più consapevole la società civile", sottolinea De Berti.
L'idea della scuola è nata così, quattro anni fa, ed è stata premiata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della giornata internazionale della donna. Non vengono utilizzati soldi pubblici, si finanzia da sé, grazie ai contributi dei commensali che entrano nel progetto. Si pagano materiale, ingredienti, si comprano attrezzature per il carcere, si dà una piccola indennità a chi partecipa. La scuola è stata aperta per le detenute (guidate dal funzionario giuridico-pedagogico Francesca Masini), coinvolge in alcuni percorsi paralleli anche l'istituto a custodia attenuata per le madri, e per la prima volta ha aperto le porte alla sezione dei "giovani adulti" coordinati dall'educatrice Fiore Corrao. Altra novità, le lezioni sono tenute da chef stellati, blogger, esperti. Come Sonia Peronaci, la fondatrice di Giallo Zafferano oggi protagonista di nuovi progetti editoriali e culinari.
"L'atmosfera è surreale - commenta - sono stati tutti bravissimi, attenti alle lezioni, partecipi. La cucina è un atto d'amore, che unisce e trasmette emozioni". I detenuti corrono ai fornelli, servono, intrattengono gli ospiti. Roxana per l'occasione si è fatta i boccoli: "Ero scopina (in gergo chi si occupa delle pulizie nel carcere) - racconta - mi piacerebbe lavorare in cucina, ogni tanto impasto in cella". Mirko spiega gli ingredienti di ogni piatto accanto a un poliziotto penitenziario, che lo guarda con occhi orgogliosi: "Sarai bravissimo. Anche fuori".

 
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