Giovedì 30 Ottobre 2014
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Firenze: Osapp; una detenuta muore a Sollicciano, un'altra ricoverata in terapia intensiva

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Ansa, 29 ottobre 2014

 

"Nella sezione femminile del carcere di Firenze-Sollicciano una detenuta è morta questa notte per probabile overdose mentre un altra detenuta, sempre nella giornata di ieri, era stata ricoverata d'urgenza per gli evidenti sintomi del sovradosaggio da stupefacenti" a darne la notizia è l'Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) in una nota a firma del segretario generale Leo Beneduci.

"La morte della detenuta italiana di 36 anni, che risulterebbe essere il 116° detenuto morto in carcere dall'inizio dell'anno, sarebbe stata scoperta solo questa mattina dopo che erano risultati vani i tentativi di risvegliarla e poi di rianimarla - afferma il sindacalista, che prosegue - ma, visto anche il probabile ingente ingresso nel carcere fiorentino di sostanze stupefacenti, non possiamo negare di avere espresso più volte, ad oggi del tutto ignorati, notevoli perplessità riguardo alla attuale gestione anche dal punto di vista della sicurezza del carcere di Sollicciano, da parte di un direttore part-time e colà in missione, nonché per gli istituti penitenziari della regione e in particolare per quelli di Livorno, Pisa e Gorgona. da parte dell'attuale provveditore regionale, di cui appare necessario iniziare ad ipotizzare l'avvicendamento ad altra sede vacante". "L'auspicio - conclude Beneduci - è che gli allarmi di un sindacato di poliziotti addetti al settore, qual è l'Osapp non restino inascoltati da parte dell'Amministrazione penitenziaria centrale e del Guardasigilli Orlando, stanti le situazioni di rischio e di danno che poi, inevitabilmente, si verificano".

 

Dap: aspettiamo accertamento cause morte detenuta

 

"Per quanto riguarda il caso della donna morta nel carcere di Sollicciano, stiamo attendendo le risultanze che stabiliscano con certezza le cause della morte". Lo afferma il direttore vicario del Dap, il Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria, Luigi Pagano, in merito al decesso registrato nell'istituto toscano. "L'azione di contrasto agli stupefacenti nelle Carceri è costante e con tutti i mezzi a disposizione, comprese le unità cinofile. Ma rendere impermeabile al cento per cento tutte le strutture - ammette Pagano - è praticamente impossibile, anche perché i canali attraverso cui una piccola dose entra in carcere possono essere diversi. E anche una piccola dose può essere fatale per un soggetto che magari sta facendo un percorso di disintossicazione".

 

Radicali: la morte della detenuta è frutto di una politica probizionista

 

É stata resa notà dall'Osapp la notizia della morte per overdose di stupefacenti di una detenuta nel carcere di Sollicciano a Firenze. Sul tema sono intervenuti Massimo Lensi, componente della Direzione di Radicali Italiani, e Maurizio Buzzegoli, segretario dell'Associazione radicale fiorentina "Andrea Tamburi": "L'illegalità delle carceri italiane rimane dilagante: la morte della detenuta nel carcere di Sollicciano non è che il frutto di una politica proibizionista e giustizi alista incapace di salvaguardare l'incolumità dei propri cittadini". I due esponenti radicali ricordano come il "problema carceri" non sia superato: "La diminuzione del sovraffollamento carcerario messa in campo dal Governo Renzi non implica il superamento dei trattamenti inumani e degradanti che continuano ad essere perpetuati ai detenuti italiani: la prova tangibile è anche il traffico di sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari ma soprattutto un fallimentare piano di recupero peri detenuti tossicodipendenti". Infine Lensi e Buzzegoli rilanciano la proposta radicale: "Quante morti dovrà continuare a mietere lo Stato fuorilegge prima di approvare i provvedimenti di amnistia e indulto?".

 

Sappe: giovane morta stava scontando pena per spaccio

 

"Le cause della morte sono ancora da accertare, anche se il decesso sarebbe avvenuto per un arresto cardiocircolatorio", spiega il segretario generale del Sappe Donato Capece riferendosi alla detenuta morta a Sollicciano. "La detenuta, una giovane fiorentina di 36 anni, stava scontando una pena per spaccio di droga, pena per la quale le era stata inflitta un fine pena a dicembre 2015", afferma Capece in una nota. A trovare la donna ormai priva di vita è stata una poliziotta di servizio questa mattina. "Questa tragedia - osserva il segretario del Sappe - segue un altro drammatico evento critico accaduto in carcere, sempre a Firenze Sollicciano.

Una detenuta è stata salvata in tempo in ospedale dalla morte a seguito di un grave malore occorsole, pare, per una sospetta overdose di stupefacenti". "Un episodio sul quale sono in corso indagini e accertamenti di polizia", spiega Capece.

Capece mette quindi in evidenza "la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato" delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria di Firenze Sollicciano: "Negli ultimi vent'anni anni, dal 1992 al 2012, abbiamo salvato la vita ad oltre 17.000 detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 119mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo".

 

Padova: nasce Centro ricreativo e sociale per detenuti e condannati in misura alternativa

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Ansa, 29 ottobre 2014

 

Nasce a Padova il secondo centro ricreativo e sociale per detenuti e condannati in misura alternativa. Dopo quello di Firenze oggi è stato presentato il Progetto Oasi (finanziato da ministero del Lavoro e Fondazione Cariparo).

Si tratta di una struttura, gestita dai Padri Mercedari, a cui si potranno rivolgere i detenuti del carcere di Padova in regime di semi-libertà, affidamento o arresti domiciliari. Gratuitamente potranno trovare alloggio, consulenza legale, sostegno psicologico, corsi, computer, una biblioteca, un servizio di scrittura di curriculum vitae e molto altro rendendo così meno traumatico il rientro nella società, soprattutto al termine di lunghe carcerazioni. "Più si investe in rieducazione e meno persone torneranno a delinquere - ha sintetizzato il magistrato di Sorveglianza Marcello Bortolato - in Italia servono meno carceri e più posti così".

 

Padova: nasce Centro ricreativo e sociale per detenuti e condannati in misura alternativa

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Ansa, 29 ottobre 2014

 

Nasce a Padova il secondo centro ricreativo e sociale per detenuti e condannati in misura alternativa. Dopo quello di Firenze oggi è stato presentato il Progetto Oasi (finanziato da ministero del Lavoro e Fondazione Cariparo).

Si tratta di una struttura, gestita dai Padri Mercedari, a cui si potranno rivolgere i detenuti del carcere di Padova in regime di semi-libertà, affidamento o arresti domiciliari. Gratuitamente potranno trovare alloggio, consulenza legale, sostegno psicologico, corsi, computer, una biblioteca, un servizio di scrittura di curriculum vitae e molto altro rendendo così meno traumatico il rientro nella società, soprattutto al termine di lunghe carcerazioni. "Più si investe in rieducazione e meno persone torneranno a delinquere - ha sintetizzato il magistrato di Sorveglianza Marcello Bortolato - in Italia servono meno carceri e più posti così".

 

Lecce: dalle celle al lavoro, i detenuti diventano controllori della sosta auto al "Vito Fazzi"

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www.leccesette.it, 29 ottobre 2014

 

L'accordo tra Asl Lecce e carcere di Borgo San Nicola prevede l'inserimento al lavoro di 10 detenuti. Saranno 10 detenuti a controllare la sosta delle auto all'interno dell'ospedale "Vito Fazzi" e nell'area del Poliambulatorio. Proprio così, dalle celle di Borgo San Nicola all'inserimento nell'attività lavorativa. Asl Lecce e la casa circondariale hanno firmato un accordo che prevede l'impiego, a titolo gratuito e volontario, di non più di 10 detenuti e partirà dal 10 novembre prossimo.

I detenuti saranno seguiti da un tutor e lavoreranno dalle 8 alle 13 in attività di pubblica utilità a favore della collettività. Il progetto ha la durata di 12 mesi e potrà essere annullato da entrambe le parti per motivate ragioni. La Asl si impegna a fornire le attrezzature necessarie (materiale di pulizia e di manutenzione) e le dotazioni di protezione individuali (tute, occhiali); ad individuare un tutor che segua i percorsi lavorativi e segnali inadempienze o comportamenti inadeguati; a provvedere alla copertura dei rischi con polizza Inail. La direzione della Casa circondariale si impegna a selezionare i detenuti, escludendo quelli che hanno commesso reati contro i minori; far rispettare gli orari di lavoro e il controllo; mettere a disposizione un operatore dell'Istituto che seguirà l'andamento dei percorsi di collaborazione.

 

Rimini: accordo con la Giunta, i detenuti dei Casetti coinvolti nella cura decoro urbano

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www.smtvsanmarino.sm, 29 ottobre 2014

 

Approvato dalla Giunta comunale di Rimini lo schema di accordo con la Casa Circondariale per il coinvolgimento di detenuti nella cura del decoro urbano. La convenzione, si legge in una nota, prevede il coinvolgimento di alcuni detenuti in attività di pubblica utilità, in particolare la cura e manutenzione del patrimonio pubblico, a partire dalla rimozione dei graffiti e delle scritte che deturpano gli immobili pubblici e privati cittadini.

Quello siglato oggi - prosegue la nota dell'Amministrazione riminese - è il primo atto del percorso amministrativo che porterà tra qualche giorno alla firma dell'accordo tra Comune e Casa Circondariale e alla definizione nei dettagli dei progetti nei quali saranno coinvolti i detenuti.

"È evidente come questo progetto sia significativo sotto molteplici punti di vista - osserva il vicesindaco e assessore al Welfare, Gloria Lisi: da una parte favoriamo il percorso rieducativo dei detenuti, dandogli l'opportunità di mettersi al servizio della comunità, prendendosi cura di beni che sono di tutti e, allo stesso tempo i detenuti avranno modo di fare esperienze che potrebbero essergli utili in un secondo momento, quando potranno lasciare la casa circondariale e dovranno provare a reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro".

A giudizio di Lisi, "abbiamo già più volte sottolineato come la realtà dei detenuti, dei cittadini che vivono l'esperienza del carcere, deve essere presente in maniera sempre più importante nelle politiche dell'Amministrazione. Questo è un ulteriore passo avanti per mettere a contatto la città con il mondo del carcere, troppo spesso ritenuto marginale, ma che invece rappresenta un'importante realtà del nostro territorio"

 
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