Mercoledì 20 Giugno 2018
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Prato: i Radicali "situazione del carcere molto migliorata, ma ancora carenze di personale"

PDF Stampa
Condividi

Il Tirreno, 18 giugno 2018

 

Una delegazione ha visitato il carcere di Prato, presente anche il deputato di Forza Italia Giorgio Silli. Tra i carceri visitati dai Radicali italiani In occasione del 35° anniversario dell'incarcerazione di Enzo Tortora, c'è anche quello della Dogaia.

"Abbiamo voluto toccare con mano la quotidianità dentro il carcere - dichiara il presidente di Radicali Prato Simone Lappano - La vita dei detenuti, prima di tutto, ma anche del personale carcerario: queste persone, infatti, vivono tutte sulla propria pelle le difficoltà che possono verificarsi all'interno della struttura, così come l'effetto positivo di iniziative, attività e condizioni di vita dignitose per tutti".

La delegazione di Radicali Prato, accompagnata dalla comandante Barbara D'Orefice, ha visitato le diverse sezioni del carcere, e ha avuto l'opportunità di dialogare sia col personale carcerario che con i detenuti. "Abbiamo trovato un contesto che, al di là delle ormai conosciute difficoltà burocratiche e organizzative, sta migliorando di anno in anno - ha continuato il presidente - l'atmosfera che si respira è quella di un ambiente collaborativo, dove la comandante Barbara D'Orefice è la prima a dare ascolto alle esigenze e richieste dei detenuti.

Rodrigo, uno dei detenuti nella sezione di media sicurezza, ci ha raccontato delle numerose attività che si svolgono ogni giorno, sottolineando come nei mesi estivi molte di esse si sospendano, a causa della chiusura delle scuole e delle strutture che le promuovono, e questo provochi un certo senso di vuoto nella quotidianità nel carcere. "Menomale che ho il mondiale da vedere" ha scherzato Rodrigo, che essendo brasiliano ha una squadra da tifare!"

Le maggiori difficoltà sono legate alle risorse economiche disponibili: il personale è ridotto al minimo e questo rischia di costituire un freno alle numerose iniziative che gli spazi e la disponibilità dello staff invece potrebbero accogliere. Alla visita ha partecipato anche il deputato Giorgio Silli che ha risposto positivamente all'invito dell'Associazione, rivolto a tutte le forze politiche, a partecipare all'iniziativa.

"C'è sicuramente tanto lavoro da fare, possiamo e dobbiamo contribuire al miglioramento di queste realtà" ha infine dichiarato il tesoriere dei Radicali Prato Matteo Giusti, anche lui presente alla visita, "Ma per riuscire ad essere realmente incisivi ed efficaci c'è bisogno che il tema, per noi di centrale importanza, abbia la giusta visibilità e risonanza. Per questo ringraziamo Giorgio per la sua presenza: nonostante idee e posizioni spesso diametralmente opposte, è bello trovare negli avversari politici la volontà di supportare temi e questioni che stanno a cuore a entrambe le parti".

 

Roma: insegnamento in carcere, per perdere il posto basta il tempo di una gita

PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Iacomini

 

Il Fatto Quotidiano, 18 giugno 2018

 

Estate in arrivo, si chiudono i giochi. In una stessa giornata si può assaporare il meglio e il peggio dell'insegnamento in carcere. La mattina c'è la "gita di fine anno"; il pullman blu della polizia penitenziaria parte dalla Casa di reclusione di Rebibbia al gran completo, con la direzione, l'area educativa, il comandante e, a riempire le ultime file come da tradizione, gli studenti. Solo che questi non hanno chitarre per cantare vecchie canzoni: sono adulti, detenuti.

In programma i Mercati Traianei che, come scopriamo, erano il centro della vita amministrativa e giudiziaria dello Stato, altro che botteghe e mercati.

In una sala dei piani alti con vista mozzafiato sui Fori imperiali, il Colosseo, il Campidoglio, la Colonna, cioè quanto di meglio l'umanità ha saputo costruire e lasciarci, i saluti di rito: il direttore Stefano Ricca, le autorità, il garante regionale dei diritti dei detenuti Stefano Anastasia, l'associazione Zètema del Comune di Roma che, con Monica de Martiis, organizza l'evento. Il clou è la visita guidata alla mostra Traiano - costruire l'impero, creare l'Europa (e di questi tempi, ogni riferimento non mi pare puramente casuale).

Tutti in fila come scolaretti, dalle massime autorità agli studenti dell'ultimo banco, senza più distinzione di sorta, ad ascoltare l'appassionata lezione della responsabile del museo Lucrezia Ungaro. È un momento magico, tra le sale piene di reperti e testimonianze con proiezioni di audio-visivi esplicativi, si è come risucchiati nel passato: i particolari dei bassorilievi, il retro delle statue, le acconciature delle donne ritratte, tutto concorre - attraverso le tecniche più innovative a disposizione della ricerca archeologica - alla riscrittura della storia dei tempi di Traiano.

Scopriamo le dinamiche delle battaglie, i rapporti tra i membri della dinastia regnante e il Senato, il trattamento delle provincie conquistate, la politica delle infrastrutture, in poche parole la creazione di quello che è stato uno dei più vasti imperi di sempre, esteso dall'Atlantico alle sponde dell'oceano Indiano. Un'immersione nella cultura, nel senso più alto del termine, che come per incanto accomuna tutti i partecipanti, con il pregiudicato che rimette il naso fuori per la prima volta dopo 11 anni e scambia serenamente le sue impressioni con l'agente di polizia. Per chiudere in bellezza, i detenuti lavoranti nelle cucine del carcere mostrano tutto il loro orgoglio donando cibo agli ospiti della chiesa di Sant'Eustachio. È il reinserimento sociale, il tentativo di abbattere la recidiva che tutti ci proponiamo.

Non si fa in tempo a riprendersi da tutto ciò che una telefonata mi fa ripiombare nella quotidianità più triste: la scuola da cui dipendo mi comunica che sono "soprannumerario", cioè perdente posto e costretto a fare domanda di trasferimento entro 24 ore. Sulla trentina di insegnanti di Rebibbia, siamo in 17 a rincorrere per ore comunicati ufficiali e ufficiosi, ricostruzioni di carriera, allegati, dichiarazioni, graduatorie, codici di distretti, organici di fatto e di diritto, classi e cattedre, istanze, reclami, gare di solidarietà e un'infinita serie di telefonate ed email davvero sfiancanti.

Fino a prima di cena resta solo il Dsga, cioè il segretario, a gestire la situazione senza segreterie (anch'esse svuotate dai tagli degli scorsi anni) e tenere aperta la scuola senza Ata, cioè personale ausiliario. La mattina, alla consegna delle domande, va tutto in tilt: uffici chiusi, porte sbattute, grida di protesta, minacce di denunce, sindacati sul piede di guerra, organizzazione di sit-in.

Succede tutti gli anni, ormai: quando la stanchezza dell'anno in via di conclusione si fa sentire, il caldo dell'estate romana, particolarmente umido all'avvio, infierisce in un turbinio di zanzare-tigre che aggrediscono i polpacci tra relazioni finali, sintesi di competenze, scrutini agguerriti con sistemi digitali mal funzionanti e misconosciuti ai più, mentre si attende con trepidazione l'inizio degli esami di Stato sperando in commissioni esterne "normali", arrivano puntuali i tagli delle classi e degli organici dei docenti di Rebibbia. Qualcuno, in preda alla disperazione che certamente altera le percezioni, azzarda un'ardita immedesimazione con i profughi della nave Aquarius, anche noi in cerca di un porto sicuro, chissà se c'è un buon carcere a Valencia?

Ed ecco che in un attimo torna il sereno: sullo schermo di un pc appaiono nuovi organici rimaneggiati, alcune classi sono ricomparse, si formano le cattedre-orario, ci sono i completamenti. Tornano i sorrisi ma purtroppo non per tutti: tra quelli che restano soprannumerari compare la situazione più paradossale, la collega che ha già fatto la festa per il pensionamento. Non avendo ancora una disposizione scritta è ancora tenuta a fare domanda di trasferimento. Per dove? Per un posto dove a settembre ovviamente non ci sarà. Tutti si chiederanno chi sia il titolare di cattedra: lei starà al mare, auspicabilmente, a godersi il suo tempo e il posto potrebbe restare scoperto in attesa che sia nominato un supplente; o forse, più probabilmente, i colleghi in attività dovranno farsi in quattro per sostituirla. Piccole incongruenze. Non possiamo che sperare che col nuovo governo questa "buona scuola" diventi migliore.

 

Alessandria: se il carcere diventa una nave diretta in America

PDF Stampa
Condividi

alessandrianews.it, 18 giugno 2018

 

Domenica 17 giugno nel teatro della Direzione degli Istituti Penitenziari di Alessandria, presso il carcere Catiello-Gaeta (ex don Soria), si è tenuto lo spettacolo conclusivo del laboratorio teatrale "Arte espressione del Sé".

L'evento rientrava nell'ambito del Progetto "Il Senso dei Sensi", realizzato dall'associazione di ascolto "La Brezza Onlus" di Torino tratto dal monologo "900" di Alessandro Baricco. A portarlo in scena la compagnia del carcere, creata per l'occasione e destinata, almeno nella speranza degli attori e della direttrice, Elena Lombardi Vallauri, a proseguire l'attività anche in futuro.

La metafora del viaggio oltreoceano, su una nave diretta in America, è stata il contenitore ideale per un lavoro intriso di emozioni e poesia, capace di coinvolgere il pubblico presente, chiamato ad arricchire le performance proposte con suoni prodotti da utensili creati con ciò che è possibile utilizzare in carcere, dalle bottigliette d'acqua alle capsule del caffè.

L'effetto è stato potente, con attori immedesimati nella propria parte e capaci di portare in scena la "terza classe", quella forse più bistrattata ma anche capace di regalare le storie più intense e, come dice Baricco, "non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

Negli oblò dipinti dagli stessi attori sogni e visioni di ciò che si trova all'esterno, meta di un viaggio che può sembrare interminabile, ma che diventa più sopportabile quando ci sono compagni con cui condividerlo, amici con cui fare musica, recitare poesie, lasciarsi andare a una risata o a un passo di danza. Ad accompagnare le diverse performance anche la musica dal vivo, tastiera e chitarra capaci di coinvolgere anche il pubblico in momenti d'improvvisazione ed empatia.

Un risultato complessivo notevole, che ha perfettamente centrato l'obiettivo di fornire strumenti agli ospiti dell'Istituto penitenziario per fare arte ed esprimere se stessi, ma anche per lanciare un messaggio all'esterno, carico di umanità e voglia di non essere dimenticati. È attraverso questo genere di iniziative che il carcere può offrire speranza di cambiamento autentico, di un reinserimento pieno nella società, perché anche se il percorso è lungo, prima o poi ciascuno inizierà ad avvistare l'America, una nuova occasione da cogliere, anche grazie a tutto ciò che si è imparato durante il viaggio per raggiungerla.

 

Migranti. Salvini: aprire hotspot in Africa, basta andare in Ue col cappello in mano

PDF Stampa
Condividi

di Amedeo La Mattina

 

La Stampa, 18 giugno 2018

 

"Con Conte mai uno screzio. Prima i nostri premier a Bruxelles, Berlino, Parigi dicevano: avanza qualcosa?". Matteo Salvini chiederà alle navi italiane e alla Guarda costiera di stare più vicini alle coste italiane. "Nel Mediterraneo ci sono tanti Paesi che possono intervenire, il Nordafrica, Francia, Spagna, Francia, Portogallo: non possiamo permetterci di portare mezza Africa sul territorio italiano".

Il ministro dell'Interno continua a interpretare la linea dura del governo e si muove a tutto campo senza preoccuparsi di invadere le competenze dei suoi colleghi. Tra i 5 Stelle cresce la preoccupazione di lasciare al leader leghista il ruolo di premier ombra. Ma lo stesso Salvini liquida queste voci come fake news e assicura che con gli alleati non c'è "il minimo screzio". Intanto segue ogni mossa del premier. Sta mettendo la massima attenzione sull'incontro di oggi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Angela Merkel. "Il convitato di pietra a Berlino - ha spiegato ai suoi collaboratori - sarà Horst Seehofer".

L'alleato tedesco - Secondo la Bild online, citando fonti della Csu, Seehofer avrebbe posto un ultimatum alla Cancelliera, la quale finora si è rifiutata di approvare il piano del bavarese che prevede la possibilità di respingere migranti che sono stati già registrati in altri Paesi o che sono stati respinti dalla Germania. Merkel vorrebbe aspettare il Consiglio europeo di fine giugno dove verrà discussa la riforma del Regolamento di Dublino.

Ecco, la debolezza interna della Cancelliera viene vista da Salvini come il grimaldello per costringere l'Europa a cambiare rotta e ad aiutare l'Italia. Ma nel mirino del leader leghista c'è sempre Parigi. Si consente pure di essere sarcastico con l'inquilino dell'Eliseo. "Sono sicuro che con il presidente francese Macron, che ha un cuore così grande, dopo la Spagna, toccherà alla Francia accogliere migranti. E poi toccherà a Portogallo e Malta. Adesso non ci sono più servi né schiavi di nessuno al governo".

Modifica Trattato di Dublino - Non è stata ancora definita una proposta organica per modificare Dublino, ma sono chiare le direttrici, a cominciare dalla costituzione di hotspot nei Paesi di transito. In sostanza si tratta di "spostare" in Africa la frontiera dell'Europa con lo scopo di ridurre al massimo le partenze dei migranti dalle coste libiche o tunisine verso l'Italia. Bisognerà capire la fattibilità di queste strutture, affidata a un'agenzia internazionale, il grado di volontà politica da parte dell'Europa e, soprattutto, quante risorse saranno messe a disposizione. Ma se tutti, almeno a parole, dicono di voler lavorare in questa direzione, ancora più complicata è la questione del ricollocamento dei migranti che hanno già raggiunto il nostro Paese. Il braccio di ferro è proprio sui ricollocamenti obbligatori: a rifiutarsi finora sono stati tutti, non solo i Paesi di Visegrad. Salvini punta su meccanismi di distribuzione automatici e obbligatori che devono interessare sia i migranti richiedenti asilo sia quelli che fuggono dalla povertà.

Il responsabile del Viminale si rende conto che trovare un accordo sarà molto difficile. "Deve essere chiaro che chi non rispetta le quote di ricollocamento dovrà subire il taglio dei fondi strutturali. Prima i nostri presidenti del Consiglio andavano a Bruxelles, Berlino, Parigi col cappello in mano dicendo: "Siamo l'Italia, avanza qualcosa per noi?". E di solito ci dicevano: "No, paga, taci e accogli". Ora basta". Un messaggio rivolto anche a quei Paesi come l'Ungheria di Orban che finora hanno fatto muro.

La tela di Salvini - Salvini spera di avere subito dalla sua parte Francia e Germania. Le missioni di Conte a Parigi e a Berlino sono finalizzate a questo obiettivo. Ma sarà lui, il ministro, a tessere una sua tela parallela. Mercoledì incontrerà a Roma il ministro dell'Interno austriaco Heinz-Christian Strache, che è anche vice-cancelliere e leader del Partito liberal nazionale (Fpö) molto vicino alle posizioni della Lega.

 

Svizzera. La "bolla integralista" cresce nelle carceri

PDF Stampa
Condividi

di Guido Olimpio

 

caffe.ch, 18 giugno 2018

 

C'è un doppio fronte che preoccupa le polizie europee. Il primo è rappresentato dal rischio dei veterani dello Stato Islamico, coloro che potrebbero rientrare in patria in seguito alla perdita delle basi in Siria e in Iraq. Il secondo è l'attività di proselitismo svolto da movimenti o associazioni non legate al Califfato, ma vicine a ideologie comunque islamiste. E, negli ultimi mesi, questo tipo di azione ha trovato spinte anche da personaggi religiosi vicini alla Turchia di Erdogan. La recente stretta decisa dal governo austriaco con la chiusura di sette moschee e l'espulsione di alcuni imam ha rappresentato uno squillo di tromba. Per alcuni un allarme vero sui rischi di infiltrazione e propaganda in aree meno esposte.

Torniamo al tema dei volontari dell'Isis. Anche la Svizzera, sia pure in forma minore, ha "offerto" la sua quota. Secondo le autorità sono circa un centinaio, attorno a loro un reticolo di amici e parenti che potrebbe allargare la "bolla integralista" - pericolosa - ad un migliaio di persone. Un paio - secondo un recente rapporto dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) - hanno avuto contatti anche con l'Italia che da sempre è punto di passaggio ed ha "prodotto" circa 130 elementi. Sono però numeri ben lontani dalle realtà francese e belga, dove giovani di seconda e terza generazione forniscono materiale a non finire per i reclutatori.

Gli analisti che seguono gli sviluppi nella Confederazione, ripetendo segnalazioni emerse nel resto del continente, avvertono che l'ambiente svizzero sta mutando. Esiste un pericolo, comune ad altri Paesi, di un reclutamento nelle prigioni. Bastano un paio di estremisti: l'esperienza insegna che possono portare dalla loro parte piccoli criminali comuni. Li convinceranno a "pentirsi" delle loro colpe - in certi casi non gli chiederanno neppure questo - e poi proveranno a usare la loro esperienza nel crimine per aiutare la causa jihadista. Tecnica che purtroppo funziona.

Lo scenario elvetico, così come italiano o spagnolo, potrebbe materializzarsi nella saldatura tra chi non è partito per il Medio Oriente e chi, invece, è tornato a casa. Sempre gli specialisti sottolineano che dalla Confederazione non ci sono state più partenze massicce, anzi il livello si è ridotto quasi allo zero. E se questo è un aspetto positivo, dall'altro potrebbe rappresentare un problema: la testa calda non ha un luogo dove andare a combattere, quindi ripiega sul "teatro vicino", ossia la sua città. Magari dopo aver incontrato un mujahed che è rientrato con il suo bagaglio di esperienza e odio. Oppure aprendo un contatto virtuale attraverso il web, con un ispiratore remoto. Senza poi dimenticare l'impatto delle famiglie. Non pochi guerriglieri islamisti hanno al seguito mogli e figli, alcuni minori, esposti a nefandezze d'ogni tipo e magari persino coinvolti in fatti sanguinosi.

I governi europei non sanno bene cosa fare con i congiunti di un uomo che ha ucciso, decapitato, violentato. Esistono problemi legali ed etici, questioni pratiche e umane. Possiamo far finta di nulla, magari speriamo che siano altri - come i curdi - a occuparsi di questi nuclei. Ma è solo un modo per rinviare la questione: prima o poi si dovrà pensare come cercare di recuperare dei bambini trascinati loro malgrado in un viaggio di guerra. Non è buonismo, ma una necessità per impedire che altri li possano manipolare.

È un tema che ci porta a quello della predicazione dei cattivi maestri. Il parlamentare Boris Bignasca ha presentato l'altro giorno un'interrogazione al Consiglio di Stato per sapere se la minaccia denunciata dall'Austria possa avere dei riflessi anche in Svizzera, dove peraltro operano organizzazioni turche non proprio moderate e che hanno lanciato iniziative dove il sentimento anti-occidentale è abbastanza evidente. Si tratta, se vogliamo, del proseguimento di un lungo cammino che ha portato "istituti" musulmani ad investire da Vienna al Canton Ticino già dalla fine degli anni '90. Oggi il focus è sulla componente che ha nella Turchia un suo riferimento ideologico e politico. Da qui l'interesse di capire che tipo di legame esista con Ankara - finanziario, intellettuale - e il livello di diffusione nella Confederazione visto che gli episodi non mancano.

L'esigenza di sicurezza deve però sempre mantenere una doppia linea: fermezza e saggezza nella risposta. Le generalizzazioni non aiutano, così come sarebbe controproducente alzare toni e livello del confronto. Il muro contro muro è un regalo agli estremisti.

 
<< Inizio < 1 2 3 4 5 6 7 9 > Fine >>

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it