Mercoledì 17 Settembre 2014
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Trani: nuova aggressione nel carcere, detenuto si scaglia contro medico e agenti

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Il Giornale di Trani, 15 settembre 2014

 

Sono stati aggrediti da uno dei detenuti mentre cercavano di difendere il personale medico di turno, aggredito dallo stesso recluse. È accaduto l'altra sera nell'infermeria del carcere di Trani e, a pagare le conseguenze dell'ira del detenuto violento (il 34enne Michele Mastrorillo, di Canosa di Puglia), sono stati due assistenti capo della Polizia penitenziaria: hanno rimediato lievi ferite ed escoriazioni, giudicate guaribili in pochi giorni.

"È l'ennesima aggressione che evidenzia, ancora una volta, le condizioni di insicurezza in cui lavora personale dell'istituto penitenziario - denuncia Mimmo Mastrulli, segretario generale del Coordinamento sindacale penitenziario, nell'atavica carenza di organico esistente negli istituti di pena della Puglia".

Mastrorillo è detenuto nella nuova sezione "Italia" della casa circondariale di Trani, dove vige la cosiddetta "vigilanza dinamica", vale a dire le celle rimangono aperte. "Il detenuto, con condanna definitiva - racconta Mastrulli, prima ha incendiato uno sgabello (le indagini interne accetteranno cosa abbia utilizzato per compiere questo gesto) poi ha minacciato il medico di guardia dell'infermeria e, quindi, aggredito due degli agenti di polizia penitenziaria accorsi in aiuto del medico". Dell'episodio, oltre che la direzione del carcere, è stata informata l'autorità giudiziaria.

 

Gela (Ct): Osapp; serve Nucleo per tradurre detenuti ed evitare missioni da Caltagirone

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La Sicilia, 15 settembre 2014

 

Da Caltagirone a Gela per tradurre i detenuti dalla struttura di contrada Balate al Tribunale, o dal domicilio agli uffici di via Giovanni Falcone in occasione dei processi penali. Da tre anni la struttura carceraria è aperta, di detenuti ne sono ospitati alcune decine provenienti ogni parte dell'isola.

Se da un lato ci sono molti detenuti che ormai stanno per finire di scontare la pena e stanno chiudendo i loro conti con la giustizia, dall'altro è anche vero che molti detenuti del comprensorio vengono condotti presso la casa circondariale in attesa dell'interrogatorio e poi vengono riportati a casa per gli arresti domiciliari.

E per le traduzioni ogni qualvolta giungono gli agenti dal carcere di Caltagirone. Chilometri e chilometri, spese in più per l'amministrazione giudiziaria. Ora però si cerca di cambiare rotta e a fine mese si terrà un incontro tra sindacati e amministrazione penitenziaria per portare in città, presso la struttura di contrada Balate del nucleo traduzioni.

"Una esigenza sempre maggiore - ha detto Domenico Nicotra, segretario dell'Osapp - una richiesta è già stata presentata e a fine mese ci sarà l'incontro decisivo anche perché la struttura gelese è una di quelle più operative nel territorio". Di problemi ce ne sono parecchi. La carenza di personale penitenziario è elevata, ma rispecchia l'andazzo che si vive anche nelle più grandi e complesse strutture carcerarie.

E poi gli agenti della polizia penitenziaria all'interno della struttura vivono diversi disagi di cui il sindacato già si è fatto carico tant'è che ad agosto il segretario dell'organizzazione sindacale di categoria Osapp ha inviato una lettera al Ministero della Giustizia con la quale si chiede una maggiore dotazione di armadietti per il cambio. Così il Provveditore Regionale per la Sicilia Maurizio Nicosiano ha scritto alla direzione della struttura di contrada Balate per affrontare la problematica evidenziata dal sindacato per apportare migliorie e rendere l'operato e la permanenza degli agenti della Penitenziaria all'interno della struttura di qualità migliore.

 

Roma: nasce l'Atletico Diritti; immigrati, detenuti e studenti assieme grazie a un pallone

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www.linkiesta.it, 15 settembre 2014

 

Cosa hanno in comune studenti universitari, immigrati e detenuti? Una squadra di calcio, per esempio. A Roma giocherà in Terza Categoria, ultimo gradino del calcio nella lunga corsa alla Serie A, l'Atletico Diritti. Un sodalizio che riunisce quei tre mondi di cui sopra.

Con due obiettivi. L'integrazione, ma anche la voglia di non essere semplici comparse: "Se il Brasile ha perso 7 a 1 nella semifinale dei mondiali organizzati a casa sua, noi potremo mai far di peggio?".

Non è la prima volta che in Italia si vede un progetto del genere. L'Atletico Diritti, diversamente da altre realtà, vede l'integrazione di mondi diversi in campo e fuori. Se a mettere gli scarpini sono ragazzi in difficoltà e coetanei pronti a condividere con loro un'esperienza tra un esame e l'altro, a livello organizzativo il club nasce dalla compartecipazione di associazioni di categoria e mondo accademico. A unire le forze sono l'Associazione Antigone, Progetto Diritti e Università di Roma Tre.

Non solo. Hanno dato il proprio contributo Made in Jail - che ha disegnato le magliette della squadra - oltre alla Polisportiva Quadraro Cinecittà, che mette a propria disposizione il campo per le partite in casa dell'Atletico Diritti. "Certamente è una sfida che vale la pena raccogliere, perché l'integrazione si crea attraverso il confronto di esperienze differenti, come in questo caso. Sul campo, gli immigrati dei centri d'accoglienza avranno l'opportunità di conoscere gli studenti romani e viceversa", ha spiegato a Repubblica Carolina Antonucci, protagonista già alcuni anni fa di un altro "storico" progetto legato al calcio: quello dell'Ardita San Paolo, prima squadra nata in Italia dall'azionariato popolare.

Una sfida che ha bisogno di un altro sostegno: quello economico. Al momento sono stati spesi 2.000 euro. Ma come ricorda il sito di Antigone, "l'iscrizione al campionato costa; il tesseramento dei giocatori costa; il magazzino, i palloni, le divise, i biglietti dell'autobus per le trasferte costano". Così è nato un progetto di crowd-funding sulla piattaforma indiegogo, accompagnato da un video realizzato dai ragazzi dell'Angelo Mai. Nono solo: è possibile sostenere l'Atletico Diritti attraverso il conto corrente bancario di Progetto Diritti onlus - Iban IT76V0569603200000006623 X37. Causale: Atletico Diritti. Un motivo in più per sostenerli? L'ironia. Se vedete bene il simbolo della squadra, troverete anche una banana, chiaro riferimento alla frase razzista del neopresidente della Figc Carlo Tavecchio su Optì Pobà.

 

Augusta (Sr): concerto al Castello Svevo con i detenuti della Casa circondariale

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www.siracusanews.it, 15 settembre 2014

 

Grande successo di pubblico per l'evento "Ritorno al castello Svevo", organizzato dalla casa di reclusione di Augusta e dalla commissione comunale di Storia Patria (in collaborazione con Legambiente, Inner whell e altre realtà associative) che ha visto esibirsi i detenuti della Brucoli Swing Brother's band , la corale del carcere di Augusta diretta da Maria Grazia Morello.

L'inizio del concerto era previsto per le 19 ma già mezz'ora prima i 200 posti a sedere erano esauriti: 450 gli spettatori e oltre 1.200 euro raccolti dall'associazione Buon Samaritano per acquisto generi di prima necessità in favore di detenuti indigenti. L'antico cortile della Torre Bugnata, reso agibile dal lavoro dei detenuti protrattosi per una settimana pieno fino all'inverosimile. L'evento è stato l'occasione per riaprire dopo anni alla cittadinanza il bene monumentale, che nella sua storia millenaria è stato utilizzato anche per cento anni dal 1880 al 1978 come carcere, e l'afflusso è stata una testimonianza dell'attaccamento della cittadinanza al castello.

Presenti fra gli spettatori anche gli onorevoli Amoddio e Gianni ed il Sovrintendente ad interim ai beni culturali Rizzutto, che ha promesso che la questione del castello Svevo costituirà una priorità per il suo mandato. Ad assistere al concerto anche il vice prefetto Cocciufa, uno dei tre amministratori straordinari che governano la città, e numerose autorità cittadine. Fra i brani più applauditi "La casa in riva al mare" di Lucio Dalla, le cui strofe (dalla sua cella lui vedeva solo il mare) sembravano scritte da un detenuto del vecchio reclusorio che si affaccia sul mare.

 

Gran Bretagna: è record di suicidi nelle carceri... +64% tra il 2013 e il 2014

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di Paola Battista

 

www.west-info.eu, 15 settembre 2014

 

A rivelarlo è stato il Prisons and Probation Ombudsman in persona, Mr. Nigel Newcomen, nel suo ultimo rapporto annuale. Dove, oltre alle cifre, a preoccupare, come si legge nel dossier, è che "non è ancora possibile capire le ragioni di un simile aumento. Ad ogni modo, il numero riflette lo stato di salute delle nostre carceri e l'elevata disperazione dei condannati". L'unica certezza, ammette Newcomen, è che le attuali procedure di prevenzione dei gesti autolesionisti e suicidi nel servizio penitenziario funzionano poco e male. Segno evidente che è giunto il momento di adottare le necessarie contromisure. Due in particolare i principali imputati sul banco di accusa: 1) Il difficile clima lavorativo in cui versano gli stessi secondini, che non consente loro di rispondere adeguatamente alle difficoltà di ciascun detenuto. 2) L'inadeguatezza dei metodi di identificazione e monitoraggio della popolazione più a rischio di farla finita. Che spesso manifesta chiari segnali di disagio, rimanendo però inascoltata.

 
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