Martedì 29 Luglio 2014
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Giustizia: inchiesta Mose; Galan in carcere non risponde al Gip ma consegna un memoriale

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L'Unità, 26 luglio 2014

 

Fin dagli esordi dello scandalo sulle tangenti del Mose, l'ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan, si è proclamato innocente. Difendendosi dalle accuse di corruzione per aver intascato 800 milioni di euro per la realizzazione del sistema di protezione dall'acqua alta a Venezia con toni anche piuttosto coloriti: "Stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui.

Non mi farò distruggere per misfatti commessi da altri". Ieri mattina, però, nel corso dell'interrogatorio di garanzia tenuto per rogatoria davanti al gip di Milano Cristina di Censo nel carcere di Opera, dove si trova detenuto per ragioni di salute, il parlamentare di Forza Italia ha perso la sua solita vis polemica e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Per contestare tutte le accuse che gli vengono mosse, hanno riferito i suoi legali, Galan ha preferito scrivere un memoriale di suo pugno, accompagnato da una copiosa mole di documenti, per controbattere alle tesi della procura di Venezia, spiegare la provenienza dei suoi conti correnti, il budget destinato al restauro della sua villa (che secondo gli inquirenti sarebbe stata pagata con parte delle presunte tangenti), e per raccontare le ragioni che lo hanno spinto nel 2005 a licenziare la sua allora segretaria Daniela Minutillo, oggi tra i principali testimoni dell'accusa, insieme all'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, e all'imprenditore Piergiorgio Baita.

La Minutillo, si legge nella memoria scritta, "aveva di fatto una gestione esclusiva della segreteria attraverso contatti di cui il presidente non era informato". Nelle carte depositate, Galan farebbe poi riferimento a specifici episodi per evidenziare la sua totale estraneità a qualsiasi vicenda corruttiva e, per quanto riguarda i lavori per la sua villa nel padovano, individuerebbe movimentazioni bancarie riconducibili a propri conti correnti che dimostrerebbero che ogni spesa è stata pagata da lui e non da altri.

Ancora. Relativamente alle accuse di Mazzacurati, l'esponente di Forza Italia ha ricordato che sono molto generiche e che ne lui né Baita hanno mai detto di avergli consegnato del denaro: "Non si comprende a questo punto chi gli abbia mai consegnato dei soldi" ha sottolineato ieri il suo legale. "Risulta poi dalle carte processuali che Mazzacurati si appropriava dei soldi. È comodo quindi affermare di averli consegnati a questo o a quello, per poi coprire le proprie responsabilità". Per l'avvocato, in sostanza, attraverso la memoria depositata, Galan "ha dato una risposta puntuale a tutte le contestazioni".

Sul piano difensivo, intanto, l'attenzione si sposta al primo agosto prossimo quando il Tribunale del riesame dovrà affrontare la questione della richiesta di scarcerazione dell'ex governatore del Veneto: "Lì discuteremo sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari" ha concluso infine il suo rappresentante legale.

Intanto non si ferma la polemica politica sorta in seguito all'arresto, che è stato possibile grazie alla delibera di autorizzazione varata pochi giorni fa dalla Camera dei deputati. Dopo la visita in carcere della collega di Forza Italia, Daniela Santanchè, "ho trovato Giancarlo forte e combattivo", Galan ha ricevuto anche quella del deputato Luca Squeri: "Un terzo di chi è in custodia cautelare risulterà essere innocente" ha scritto, con evidente tono critico, su Twitter.

 

Giustizia: nel carcere di Opera Galan riceve visita dei parlamentari Santanché e Gallera

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Ansa, 26 luglio 2014

 

In attesa di incontrare oggi il magistrato è stata una giornata di visite quella di ieri in carcere ad Opera (Milano) per l'ex presidente del Veneto Giancarlo Galan. Oltre al suo avvocato e amico Niccolò Ghedini, Galan ha incontrato la deputata di Forza Italia Daniela Santanché e il segretario lombardo del partito e consigliere regionale Giulio Gallera.

Ai suoi "ospiti" Galan, come indicano alcuni quotidiani, è apparso "combattivo, determinato a proseguire nella sua battaglia". Al di là degli aspetti politici della vicenda che lo vede coinvolto l'ex ministro avrebbe messo in evidenza una condizione umana di amarezza legata al sentimento d'amore verso la famiglia.

"Mi ha detto che il suo problema più grande - ha riferito Santanché - è quello di non potere parlare con la moglie e la piccola figlia. Non ha ancora ricevuto i libri che aveva portato con sé e per ora passa il tempo leggendo l'ordinanza". Anche Gallera lo ha trovato "reattivo e pronto a combattere". "È molto su di morale - ha sottolineato l'esponente forzista lombardo - ma mi ha confessato di avere chiuso con la politica".

 

Lettere: caro Papa Francesco... ricordati di chi soffre in galera

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di Domenico Letizia (Segretario Radicali Caserta)

 

Il Garantista, 26 luglio 2014

 

Oggi, dopo decenni, la città di Caserta ritorna ad accogliere il Papa. In questa occasione noi dell'Associazione radicale "Legalità e "Trasparenza" aderiremo al Satyagraha in corso del leader radicale, Marco Pennella, della segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, e della comunità penitenziaria per garantire quella assistenza oggi negata a migliaia di detenuti che non possono essere curati nelle strutture carcerarie, ma anche per rilanciare la riforma della giustizia e la proposta di un'amnistia per la Repubblica.

Io ho deciso di intraprendere un digiuno di 24 ore, insieme a Luca Bove, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, ai militanti radicali Giuseppe Ferrara, Giancarlo Autiere e Carmela Esposito e al giornalista Fabrizio Ferrante.

Alla nostra giornata di digiuno nonviolento ha scelto di aderire anche il senatore del gruppo Gal, Vincenzo D'Anna, iscritto alla associazione radicale dì Caserta e da tempo vicino alle iniziative della galassia radicale sulla giustizia giusta.

Unirci all'iniziativa nonviolenta radicale in un giorno così importante per la città di Caserta ha un significato emblematico. Anche Papa Francesco in una passata telefonata a Pannella ha voluto richiamare l'attenzione sul problema di dignità e di diritti violati e calpestati che vive l'intera comunità penitenziaria. Saremo quindi in sciopero della fame per non fax calare l'attenzione sul grave stato delle nostre galere e sulle pessime condizioni di vita a cui sono sottoposti i detenuti in Italia.

Una vergogna che noi radicali denunciamo da sempre, che è stata motivo di ripetute condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'Uomo e che poche settimane fa è finita anche nel mirino dell'Orni (sebbene la recente visita in Italia del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria sia stata censurata dai media, così come le parole del suo presidente, Mads Andenas). Per il nostro ultimo congresso, che si è tenuto il 19 luglio scorso, abbiamo scelto il tema: "Diritti umani e riforma della giustizia per gli Stati Uniti d'Europa".

Ed è proprio dai diritti umani che vogliamo ripartire anche qui a Caserta, dove i gravi problemi della giustizia e delle carceri riguardano anche le comunità penitenziarie presenti sul nostro territorio, come la "Nuova Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere". A questo proposito, sullo stato delle sfrattare penitenziarie locali, abbiamo intenzione di coinvolgere anche la comunità episcopale del casertano. Magari proprio approfittando della visita di papa Francesco nella nostra città.

 

Lettere: Toto Cuffaro e altri 78 scrivono a Rita Bernardini "digiuniamo con te"

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di Micol Ranieri

 

Il Garantista, 26 luglio 2014

 

Del suo nome conosciamo soltanto le iniziali: G. M.. Ma la sua storia la dice lunga sui mali del carcere. G. M. aveva un problema a un occhio, un problema serio, e per questo stava seguendo tutte le cure necessarie.

Poi, all'improvviso, a causa di un vecchio reato è stato portato in carcere, a Reggio Calabria, e dal momento dell'ingresso in cella ha dovuto sospendere ogni cura. Nel giro di poco tempo quell'occhio l'ha perso e ora G. M. rischia di perdere anche l'altro.

Di Giovanni, invece, conosciamo anche il cognome, Pucci, e l'età: 44 anni. Non solo.

Sappiamo che era originario di Lecce, che aveva già scontato diversi anni di carcere e ora godeva di un regime di semilibertà. E che recentemente si era anche sposato.

Ma da ieri Giovanni non c'è più. È stato trovato morto, impiccato, nella sua cella del carcere Due Palazzi di Padova. Poche ore prima era stato sentito dagli investigatori nell'ambito dell'inchiesta su un traffico di droga tra le mura dell'istituto.

E forse si è ucciso per paura di un aggravamento di pena (sarebbe uscito di galera al 2021): non una bella prospettiva, soprattutto in un carcere in cui la popolazione detenuta è il triplo di quella prevista dalla capienza regolamentare. Solo il giorno prima, nel carcere di Trento, si era ucciso un detenuto di appena 32 anni.

Storie di ordinaria mattanza e malasanità in carcere. Due fronti su cui sta conducendo una dura battaglia nonviolenta la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, oggi a! 26esimo giorno di sciopero della fame. Al fianco suo e di Marco Pannello oltre 300 persone, tra cui 78 detenuti del gruppo universitario di Giurisprudenza di Rebibbia che le hanno annunciato la propria adesione in una bella lettera aperta. La prima firma è di Salvatore (Toto) Cuffaro.

 

Lettere: più che la pena poté... la fiducia

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di Emanuela Vinai

 

Avvenire, 26 luglio 2014

 

"Se vi comportate bene fino a dicembre, prima di Natale venite da me e ve le regalo io le scarpe da ginnastica". Tutto si aspettavano, tranne una ramanzina costruttiva i due giovanissimi marocchini arrestati con l'accusa di tentato furto aggravato di un paio di scarpe e di un carica batterie.

Al termine dell'udienza per direttissima al Tribunale di Bergamo, il giudice Donatella Nava, dopo aver convalidato l'arresto dei ragazzini, ha smesso per un attimo i panni del magistrato e ha indossato quelli, se possibile più scomodi, dell'educatore.

Così, come siamo abituati a vedere in innumerevoli puntate di "legal drama" statunitensi, ma regalando un finale inconsueto per le nostre aule di giustizia, il giudice ha voluto aggiungere alla condanna non una pena accessoria, ma una promessa personale. Considerando le situazioni di grave disagio familiare dei due, ha prima di tutto ricordato loro che certi atti possono rovinare la vita per sempre e condurre a cose peggiori, dopodiché si è impegnata in una duplice promessa.

Se i ladruncoli dimostreranno di aver capito la lezione e si comporteranno bene, lei, dal canto suo, regalerà quel paio di sneakers tanto desiderato. Un po' Fata Madrina e un po' Giudice Amy, il magistrato di Bergamo ha voluto dare un'opportunità a chi si aspettava soltanto una punizione, scegliendo di affidarsi alla fiducia reciproca. Solo il tempo dirà se è stata ben riposta. La sceneggiatura, adesso, è in mano ai protagonisti veri.

 
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