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Genova: la manutenzione di giardini e spiagge tocca ai carcerati... una rivoluzione

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di Erica Manna

 

La Repubblica, 18 agosto 2014

 

Hanno iniziato tagliando l'erba ai Giardini Govi di Punta Vagno, e a pitturare il cancello. Passeranno l'estate a ripulire le spiagge libere di Corso Italia, dalla Foce a Boccadasse, i detenuti in messa in prova. Ma il progetto è molto più ambizioso: impiegare questa forza lavoro - a costo zero - per sistemare i parchi e i giardini della città che da troppo tempo sono invasi da sterpaglie e sporcizia, e che restano all'abbandono per mancanza di fondi. A partire da Villetta Dinegro.

Mettere a disposizione la propria opera per restituire qualcosa alla collettività: ed evitare il carcere. È questa la "rivoluzione copernicana", come la definiscono gli addetti ai lavori, della nuova riforma diventata legge, la numero 67 del 28 aprile 2014: "Prima di aprile questo tipo di messa in prova - spiega l'avvocato Ferdinando Stucci - era possibile solo per i reati legati all'alcol, come la guida in stato di ebrezza, per esempio.

Ora è stata estesa a tutti quei reati che prevedono una pena di quattro anni come guida in stato di ebrezza, ma anche furto, riciclaggio, falso. In questo modo si crea un sistema all'inglese in cui il fine più importante è la rieducazione. E gli assistenti sociali assumono un ruolo decisivo, facendo una valutazione della persona ".

"Detenuti", in ogni caso, non è la parola giusta: perché è proprio per evitare il carcere che le persone sotto processo per reati che prevedono una pena di quattro anni, giudicati da un tribunale monocratico, dopo aver risarcito il danno possono scontare la loro pena lavorando. In questo modo, possono reinventarsi, imparare un mestiere. E restituire qualcosa agli altri. L'ultima parola, ovviamente, spetta al giudice: che dà il via libera, e decide il monte ore di lavoro.

A Punta Vagno, l'esperimento è già diventato realtà: con la Scab Molassana, onlus di volontariato Antincendio boschivo e Protezione civile già convenzionata con il Tribunale di Genova, che sta impiegando i nuovi lavoratori in messa in prova. "Hanno iniziato con il giardinaggio, sistemando i giardini Govi. Poi sono passati alla manutenzione delle spiagge libere - spiega Remo Giacometti, volontario della Protezione Civile che sovraintende i lavori - il progetto è nato in seguito a una convenzione con il Tribunale e con il supporto di Aster e del Municipio Medio Levante".

Il prossimo passo è ambizioso: utilizzare questa forza lavoro (gratuita) per colmare i buchi neri della città. Come il giardino di Villetta Dinegro, sempre attraverso la Scab Molassana. E altre aree verdi trascurate, segnalate di volta in volta dai Municipi. "Oltre ad alleggerire il carico giudiziario - riflette l'avvocato Stucci - in questo modo si supplisce anche ai tagli di bilancio". Tra i nuovi lavoratori, c'è M. È accusato di ricettazione, per il furto di una ruspa davanti alla stazione dei Carabinieri. Ora proverà a ripartire da capo: come giardiniere.

 

Foggia: "Masseria Giardino", gli ortaggi dei detenuti donati dal Comune alla Caritas

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www.teleradioerre.it, 18 agosto 2014

 

Solidarietà e valorizzazione delle proprietà comunali. Sono i due obiettivi che l'Amministrazione di Palazzo di Città sta perseguendo attraverso la Convenzione stipulata tra il Comune e l'Istituto Penitenziario di Foggia e finalizzata al reinserimento lavorativo dei detenuti. Al centro dell'intesa la possibilità che i detenuti siano impegnati in attività agricole presso l'azienda "Masseria Giardino".

"Un'iniziativa di grande valore, che offre ai detenuti la possibilità di mettere a disposizione della comunità il loro lavoro - commenta il sindaco di Foggia, Franco Landella. Aprire le porte di Masseria Giardino significa infatti declinare in modo concreto ed operativo il concetto di reinserimento sociale, che per parte nostra abbiamo voluto coniugare con il principio di solidarietà".

Il Comune di Foggia ha infatti destinato all'attività dei detenuti un appezzamento di terreno di 3.000 metri quadrati. Dall'aprile scorso, ogni giorno un mezzo di trasporto dell'Ataf accompagna a "Masseria Giardino" 6 detenuti, che si occupano della preparazione del terreno, dell'impianto di irrigazione e della coltivazione di piantine di pomodori, angurie, peperoni, insalate, cicorie, sedano e prezzemolo.

"Con l'approssimarsi della maturazione dei prodotti, ci siamo posti il problema della destinazione degli ortaggi - spiega l'assessore comunale alle Politiche Agricole, Francesco Morese -. In ragione della natura sociale della Convenzione stipulata con l'Istituto Penitenziario di Foggia e dell'attività stessa dei detenuti abbiamo deciso di consegnare i prodotti alla Caritas". Quotidianamente l'Associazione invia dunque un proprio mezzo presso la "Masseria Giardino" e i detenuti provvedono alla raccolta dei prodotti da inviare alla Caritas per fini umanitari.

Alla luce della disponibilità dei prodotti coltivati, che risulta essere maggiore della capacità di consumo della Caritas, l'Amministrazione comunale ha verificato la possibilità di allargare il campo della solidarietà e delle donazioni. "Abbiamo immaginato quindi che l'eccedenza della produzione potesse essere donata al Santuario dell'Incoronata - afferma l'assessore Morese . Una proposta che abbiamo avanzato al Rettore del Santuario, Don Felice Bruno, con il quale abbiamo concordato modalità e tempi della consegna".

"Masseria Giardino è un patrimonio dell'intera città di Foggia. Le sue produzioni, specie in un momento di crisi economica, possono dunque essere utili alle straordinarie attività di solidarietà che il mondo della Chiesa e la Caritas mettono in campo - conclude il sindaco Landella. Attraverso questo percorso il Comune fornisce il suo contributo".

 

Brescia: l'obbligo di dimora per lo scippatore? su una panchina del parco

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Corriere della Sera, 18 agosto 2014

 

L'avevamo lasciato in ospedale, con i polsi fasciati. E senza una casa in cui andare. A processo era finito per aver scippato una signora a bordo della sua motocicletta in quel di Rovato. Per il 40enne ufficialmente residente nella casa di famiglia a Lumezzane il giudice non aveva potuto fare altro (visto il decreto svuota carceri) che disporre l'obbligo di dimora in quel Comune, dopo il "no" dei genitori ad accoglierlo in casa agli arresti domiciliari. Venerdì la sentenza.

"Ragionevole", la definisce l'avvocato Mario Moneghini: un patteggiamento a un anno, un mese e dieci giorni. Ma fino a che il verdetto non sarà esecutivo, resta come misura l'obbligo di dimora. Dove? Su una panchina. Posizionata al centro del percorso "vita" nel parco della frazione di Mosniga, a Lumezzane.

È lì che il 40enne (con precedenti specifici) ha formalmente eletto il suo domicilio, per ora. Firmando davanti ai carabinieri. Si può fare. A pochi centimetri dalla panchina c'è pure una casetta, di quelle colorate dove giocano i bambini: "Sì, ogni tanto ci entro" ha ammesso. Ed è pur vero che per un piatto di pasta e una doccia i genitori hanno aperto la porta di casa, lì vicino. Quando la condanna diventerà esecutiva, dice l'avvocato Moneghini, "cercheremo di trovare una struttura che lo accolga per scontare i domiciliari. Oppure, dovesse trovare un lavoro, chiederemo l'affidamento in prova". Ma è ancora presto. Nel frattempo lui se ne sta lì. Tra la panchina e la casetta colorata.

 

Cagliari: agente aggredito nel carcere di Buoncammino, salvato da un collega

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L'Unione Sarda, 18 agosto 2014

 

Aggredito da un detenuto con problemi psichiatrici e salvato da un collega. E' successo ieri sera nel carcere di Buoncammino, a Cagliari, dove un agente della Polizia penitenziaria è stato soccorso da un collega. Stava cercando di calmare un detenuto, affetto appunto da problemi psichici, quando lo stesso si è scagliato contro di lui colpendolo con un pugno al volto e stringendogli le mani attorno al collo. Solo il tempestivo intervento di un altro agente della Penitenziaria ha evitato il peggio.

"Questi episodi - afferma il coordinatore provinciale della Uil Penitenziari, Raffaele Murtas, che ha reso noto quanto accaduto - non fanno altro che avvalorare quanto sosteniamo da tempo: numerosi detenuti dell'istituto cagliaritano soffrono di problemi psichiatrici ed il carcere cagliaritano non è sicuramente mai stato il posto adatto per poterli curare. Dopo lunghissimi anni, sembra che il nuovo istituto di Uta a breve verrà avviato. Certamente le condizioni strutturali saranno migliori ma se la tipologia di detenuti, rimarrà quella dell'istituto cagliaritano, il progetto della sorveglianza dinamica, per assicurare la sicurezza e le attività rieducative, si potrebbe rivelare un fallimento".

Ma non solo. "Preoccupa non poco l'immobilismo dell'Amministrazione regionale rispetto le dinamiche che avvengono negli Istituti Penitenziari - evidenzia il sindacalista - siamo veramente amareggiati, il personale è costretto a lavorare in condizioni, anche igieniche, proibitive nel silenzio assordante dei vertici dell'Amministrazione".

 

Sassari: uno spazio riservato ai detenuti dall'emittente radiofonica "Radio Venere"

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La Nuova Sardegna, 18 agosto 2014

 

Una iniziativa decisamente bella e lodevole quella che da alcune settimane l'emittente radiofonica Radio Venere 89.9, ha deciso di dedicare ai meno fortunati. Infatti, tutte le domeniche dalle 10 alle 13, all'interno della trasmissione di canzoni folk sassaresi, "Raccontu di Sassari" oltre ad accontentare con messaggi e telefonate in diretta i radio ascoltatori che richiedono i brani vecchi e nuovi della canzone dialettale, i conduttori della trasmissione Giuseppe Piroddu, Pinuccio Cossu e Piero Garau, con la fattiva collaborazione al centralino di Marta e Nicola Nuvoli, hanno deciso di dedicare uno spazio particolare ai detenuti del carcere di Bancali, ed ai loro familiari, che possono richiedere le loro dediche, scrivendo all'indirizzo Radio Venere via Gramsci 38A 07100 Sassari. Ma l'invito è esteso anche a gli ospiti delle case per anziani, quelle di cure ed a tutte quelle persone sole che attraverso le canzoni folk, possono passare alcune ore in allegria.

 
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