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Immigrazione: a Castel Volturno diecimila in piazza: "cancellare la legge Bossi-Fini..."

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di Adriana Pollice

 

Il Manifesto, 19 ottobre 2014

 

In corso un tavolo di trattativa con il Viminale per un piano straordinario che permetta l'emersione di oltre mille immigrati irregolari che vivono da anni qui, hanno un lavoro e una famiglia.

In diecimila hanno sfilato ieri lungo la Domitiana, dal Palazzo degli Americani al Municipio di Castel Volturno, per raccontare una storia completamente opposta a quella propagandata dalla Lega a Milano. Sui cartelli "Stop razzismo", "Stop ignoranza". Sullo striscione coloratissimo la scritta "Uniti nella lotta per il salario reale" in italiano e in inglese perché il corteo del casertano ha chiamato in strada l'intera comunità, locali e migranti, a lottare contro la povertà e lo sfruttamento e non contro i poveri e gli sfruttati. Forza Italia e Fratelli d'Italia avevano provato a bloccare l'iniziativa, il neosindaco di Castel Volturno, Dimitri Russo, ha deciso di partecipare nonostante le polemiche della destra: "Condivido lo spirito della manifestazione anche se mi piacerebbe vedere più cittadini locali a sfilate perché il degrado sociale accomuna entrambe le comunità. E trovo assurdo che nel 2014 qualcuno anteponga il diritto degli italiani a quello degli immigrati".

È stata anche l'occasione per fare controinformazione: "Salvini dà falsi numeri sugli immigrati - spiega Mimma D'Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio - dice che su 40.754 richieste di asilo presentate negli ultimi 14 mesi solo 4.288, ovvero il 10%, sono state accettate mentre la restante parte dei richiedenti è ora clandestina. Falso: i quasi 38mila non sono tutti clandestini ma hanno ricevuto altre forme di riconoscimento internazionale". Secondo gli organizzatori, 9.055 richiedenti asilo hanno avuto il riconoscimento dello status di protezione sussidiaria, altri 13.649 quello di protezione umanitaria. Per 12.081 c'è stato il diniego: andrebbero espulsi ma, spiegano, qualcuno fa ricorso in tribunale, qualche altro si rende irreperibile, molti non hanno il passaporto per cui, in mancanza di accordi con i paesi d'origine, l'espulsione diventa impossibile.

Tra le richieste del Movimento migranti e rifugiati di Caserta, la cancellazione della Bossi-Fini, la stesura di una nuova legge che favorisca processi di regolarizzazione, corsi di formazione professionale e forme di sostegno al reddito per tutti, al di là dell'origine. Intanto è in corso un tavolo di trattativa con il Viminale per un piano straordinario che permetta l'emersione di oltre mille immigrati irregolari che vivono da anni a Castel Volturno, hanno un lavoro e una famiglia. In sostanza non sono più rimpatriabili. Si discute anche di finanziamenti per corsi di formazione e di lingua ma un impegno definito del governo non c'è ancora.

Intanto a Napoli andava in scena il flop di Forza Nuova. Il movimento aveva chiamato a raccolta i militanti (anche Bologna, Bergamo, Palermo, Ancona) contro i migranti, sui manifesti la scritta nera in campo giallo, come nei casi di pericolo: "Con loro sbarcano scabbia, meningite, tubercolosi e ebola". A Napoli erano una cinquantina, in camicia bianca come dei renziani qualsiasi: "Ma noi l'abbiamo adottata prima - spiegano - è il simbolo della purezza e della madonna, un omaggio a Evita Peron!". Un centinaio di attivisti si sono radunati per una contromanifestazione, sullo striscione: "Via i fascisti dalla mia città".

 

Pakistan: non lasciamo sola Asia Bibi (e i cristiani perseguitati in ogni parte del mondo)

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di Monica Ricci Sargentini

 

Corriere della Sera, 19 ottobre 2014

 

Speriamo tutti che per Asia Bibi ci sia un epilogo simile a quello di Meriam Ibrahim, la cristiana condannata all'impiccagione per apostasia in Sudan e liberata lo scorso luglio grazie a una mobilitazione internazionale.

Ma le premesse per questa pachistana di 47 anni, cattolica, madre di cinque figli, in cella da 1.943 giorni per aver insultato Maometto, non sono delle migliori. Giovedì l'Alta Corte di Lahore ha confermato la condanna a morte del 2010 nonostante l'inconsistenza delle accuse formulate da due donne musulmane.

Non c'è da stupirsi perché le leggi sulla blasfemia in Pakistan vengono applicate in modo arbitrario diventando così il mezzo per incarcerare persone allo scopo di ottenere vantaggi negli affari o una vendetta. La Commissione giustizia e pace dei vescovi pachistani ha registrato 32 accuse di blasfemia nel 2013. In 12 casi riguardavano cristiani.

"La giustizia è sempre in mano agli estremisti" ha commentato l'avvocato di Asia Bibi, Naeem Shakir. Ed è vero. In Pakistan i musulmani moderati che chiedono di cambiare le "leggi nere" vengono uccisi. "Bisogna continuare a pregare per Asia Bibi - ha detto padre Yousaf Emmanuel, direttore della Commissione nazionale Giustizia e Pace dei vescovi pachistani. Ci sarà un ricorso alla Corte Suprema". Bisogna mobilitarsi, diciamo noi, in nome della libertà di espressione e di religione, per fermare le stragi di cristiani nel mondo. Il 64% della popolazione del pianeta, stima il Pew Research Center, vive in Paesi che limitano o impediscono la libertà religiosa. L'80% delle persone uccise per il proprio credo è cristiano. L'Ocse ha calcolato che ogni cinque minuti un cristiano muore a causa della fede.

 

Pakistan: non lasciamo sola Asia Bibi (e i cristiani perseguitati in ogni parte del mondo)

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di Monica Ricci Sargentini

 

Corriere della Sera, 19 ottobre 2014

 

Speriamo tutti che per Asia Bibi ci sia un epilogo simile a quello di Meriam Ibrahim, la cristiana condannata all'impiccagione per apostasia in Sudan e liberata lo scorso luglio grazie a una mobilitazione internazionale.

Ma le premesse per questa pachistana di 47 anni, cattolica, madre di cinque figli, in cella da 1.943 giorni per aver insultato Maometto, non sono delle migliori. Giovedì l'Alta Corte di Lahore ha confermato la condanna a morte del 2010 nonostante l'inconsistenza delle accuse formulate da due donne musulmane.

Non c'è da stupirsi perché le leggi sulla blasfemia in Pakistan vengono applicate in modo arbitrario diventando così il mezzo per incarcerare persone allo scopo di ottenere vantaggi negli affari o una vendetta. La Commissione giustizia e pace dei vescovi pachistani ha registrato 32 accuse di blasfemia nel 2013. In 12 casi riguardavano cristiani.

"La giustizia è sempre in mano agli estremisti" ha commentato l'avvocato di Asia Bibi, Naeem Shakir. Ed è vero. In Pakistan i musulmani moderati che chiedono di cambiare le "leggi nere" vengono uccisi. "Bisogna continuare a pregare per Asia Bibi - ha detto padre Yousaf Emmanuel, direttore della Commissione nazionale Giustizia e Pace dei vescovi pachistani. Ci sarà un ricorso alla Corte Suprema". Bisogna mobilitarsi, diciamo noi, in nome della libertà di espressione e di religione, per fermare le stragi di cristiani nel mondo. Il 64% della popolazione del pianeta, stima il Pew Research Center, vive in Paesi che limitano o impediscono la libertà religiosa. L'80% delle persone uccise per il proprio credo è cristiano. L'Ocse ha calcolato che ogni cinque minuti un cristiano muore a causa della fede.

 

Giustizia: amnistia e indulto, il "costo politico" che nessuno vuole assumersi

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www.effemeride.it, 18 ottobre 2014

 

Mentre i detenuti restano in attesa di possibili novità dalla commissione Giustizia del Senato della Repubblica dove restano al vaglio i ddl per amnistia e indulto 2014 in attesa del testo unificato Falanga-Ginetti che potrebbe essere presentato dopo il nuovo confronto con il ministro della Giustizia Andrea Orlando non accennano a placarsi i problemi legati al sovraffollamento carceri in Italia contro il quale la Corte europea dei diritti dell'uomo si è espressa con diverse sentenze che definiscono inumane e degradanti le condizioni di detenzione all'interno degli istituti penitenziari italiani.

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Giustizia: il caso di Simone La Penna, morto di fame a 22 anni in cella dello Stato

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di Valter Vecellio

 

Il Garantista, 18 ottobre 2014

 

Questa storia si consuma nel carcere romano di Regina Coeli, cinque anni fa. E la storia di Simone La Penna, 22 anni, deve scontare una condanna di due anni e quattro mesi per stupefacenti. In carcere Simone contrae una grave forma di anoressia, perde una quarantina di chili, alla fine muore. Per casi come questo dovrebbe essere "naturale" che sia, d'ufficio, dichiarata l'incompatibilità con il carcere. E invece no.

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