Martedì 25 Aprile 2017
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Locri (Rc): detenuti bravi attori con la regia di Pino Carella

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di Mario Nirta

 

La Riviera, 24 aprile 2017

 

Ancora una volta è la Locride sana, la Locride colta, la Locride che lavora, la Locride migliore, insomma, che torna a farsi viva col volto rassicurante ed abbastanza noto del regista teatrale ed autore di splendidi programmi televisivi Pino Carella. Stavolta la sua dedizione al volontariato l'ha realizzata con un progetto iniziato nel mese di gennaio nel quale ha impegnato 28 detenuti della casa circondariale di Locri trasformandoli in attori veramente bravi, attraverso un laboratorio teatrale molto impegnativo perché il testo affrontato non era dei più semplici.
Ed in fondo è un bene perché tanto più il testo è difficile e tanto più Pino l'affronta come una sfida, impegnandosi a fondo e diventando nel suo lavoro uno spettacolo nello spettacolo. Con voce a volte imperiosa ed altre suadente, per trarre il meglio da ogni attore si cala in tutti i ruoli, tanto da far pensare che se avesse le tette interpreterebbe persino la Madonna, la Maddalena e le pie donne e tutte in una volta. Ma alla fine il gioco vale non solo la fatidica candela, ma addirittura tutto un candelabro.
Stavolta l'impegno era davvero arduo perché si trattava, nientemeno, che de "Il riscatto di Adamo nella morte di Gesù Cristo" di Filippo Orioles, un palermitano di chiara origine spagnola ed autore di numerose opere, che con questo dramma, totalmente aderente ai Vangeli, si guadagnò la simpatia della Chiesa e del pubblico siciliano al punto che la sua opera è ancora recitata in vari paesi durante la Settimana Santa.
Riadattato da Pino, nel dramma riecheggiano spesso i medioevali temi di Jacopone da Todi, e predomina il tono lugubre tipico degli spagnoli che si esalta nella Passione del Cristo. Ed è soprattutto nella mentalità del "hidalgo" - della quale l'Orioles sembra impregnato sino al midollo - pronto sempre all'estremo sacrificio per le cause buone, che ritroviamo la figura del Cristo talmente buono da voler riscattare con la sua morte tutta l'umanità, Adamo in testa, dal peccato originale.
Il coinvolgente dramma, che comincia con l'ultimo incontro prima della morte tra il Cristo e la madre passando per l'ultima cena, l'orto del Getzemani, il giudizio di Pilato, la crocefissione, la deposizione e il pianto di Maria, è arrivato a Roccella Jonica, in italiano antico, attraverso un manoscritto denominato Opera Sacra del 1877, ed è noto a molti roccellesi.
E se è di per sé valido già all'origine, si sublima addirittura quando ad interpretare il ruolo di Maria madre del Cristo, Pino chiama sua sorella Elisa talentuosa attrice Atrj che ha interagito con gli attori detenuti. Ho avuto il privilegio di ascoltare questa straordinaria attrice teatrale nell'interpretazione del pianto della Madonna di Jacopone da Todi aggiunto da Pino Carella al copione. Ed è da brivido.
Con una voce angosciata che pare uscire non dalla bocca ma dai recessi più profondi di un cuore straziato, il pianto di Elisa travalica i tempi ed i luoghi e ci porta laggiù, mentre imperversa il più furioso dei temporali, ai piedi del Golgota. Si sbiadiscono i contorni, spariscono i vari personaggi, pie donne comprese, che fanno corona alla Passione, e in un fandango di lampi e tuoni restano solo il Cristo ed Elisa nel ruolo della Vergine ed i suoi singulti a rendere ancora più grande, ancora più atroce il già immenso e terrificante crimine dell'umanità.
Notevole anche la colonna sonora realizzata con i testi della tradizione popolare siciliana tradotti in calabrese dallo stesso Carella e cantati da Manuela Cricelli e da Cosimo Papandrea che è anche l'autore delle musiche. Al termine della riuscitissima, e per molti aspetti, commovente rappresentazione, i bravi attori detenuti hanno voluto regalare a Pino Carella un crocefisso in ferro battuto forgiato da loro stessi. Non potevano fare un regalo migliore a Pino che commosso l'ha fatto benedire subito da un sacerdote del suo paese. E che Dio, oltre al Crocefisso e Pino, una volta che si trova benedicendo, benedica anche noi.

 

Mantova: con "Dive... al fresco" il teatro fa tappa in carcere

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Gazzetta di Mantova, 24 aprile 2017


Il 7 maggio show con Madame Sisi e in futuro un progetto che vedrà i detenuti protagonisti sul palco. Madame Sisi in carcere: l'idea di uno spettacolo di Drag Queen per i detenuti, che potranno assistervi insieme al pubblico dei mantovani è l'ultima idea di Annalisa Venturini e della sua associazione Arte dell'assurdo.

Si terrà il 7 maggio alle 16.15 nella casa circondariale di via Poma e per assistervi bisogna soltanto contattare l'artista, farle avere la fotocopia della carte di identità, in modo che la direzione del carcere possa fare i controlli di rito. Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Il 26 aprile in una conferenza stampa verranno diffusi i dettagli dell'iniziativa. Sarà sicuramente uno spettacolo divertente e trasgressivo, perché Madame Sisi nel suo genere è una maestra e porterà altre Drag queen con trucchi e parrucchi.
Intanto è in corso l'allestimento di uno spettacolo teatrale in carcere, con i detenuti protagonisti. Ma, visto che Famille de la rue è stato annullato, Annalisa Venturini si è dedicata di più al carcere. Ha contattato Carlo Tessari, in arte Madame Sisi, che è andato a vedere il teatro interno del carcere e si è detto entusiasta. Lo spettacolo si chiamerà "Dive... al fresco".
Annalisa Venturini spiega di aver trovato grande sostegno da parte della direttrice e dello psicologo della casa circondariale Rossella Padula e Carlo Alberto Aitini. L'associazione Arte dell'assurdo ha iniziato un volontariato in via Poma pensando che i detenuti fano parte della comunità cittadina anche se non li vediamo.
Per iniziare tre conferenze di Riccardo Braglia sui Gonzaga e la storia di Mantova, che sono state apprezzate. Poi l'idea di allestire uno spettacolo, con tanto di casting e provini esaminati da uno studio specializzato di Milano che ha scelto i protagonisti, gli altri detenuti avranno il ruolo di attori sostituti.
"Per i detenuti, autori di reati - osserva Annalisa Venturini - la pratica teatrale offre uno strumento per avvicinarsi a possibili diverse modalità di vivere le emozioni umane. Ne abbiamo parlato con la direttrice e lo psicologo". E il 31 dicembre, l'ultimo giorno dell'anno di Mantova Capitale, in carcere si è tenuto il Cenone al fresco, per 180 detenuti, tenendo conto delle diverse religioni, con cous cous, pesce, e tante torte salate e dolci preparate dalle signore mantovane. "Moltissimi negozi ci hanno aiutato".

 

 

Brindisi: "Il Vangelo dietro le sbarre": presentato il libro di Antonio spagnoli

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di Anna Consales

 

brindisitime.it, 24 aprile 2017

 

Presso l'ex Convento di Santa Chiara, Brindisi, il prof. Antonio Spagnoli ha presentato il suo libro: "Il Vangelo dietro le sbarre", un'esperienza di annuncio in carcere. A dialogare con l'autore, Francesca De Pasquale, Presidente Azione Cattolica, Paola Bacca, incaricata diocesana Ave, don Nino Lanzillotto, Cappellano del Carcere di Brindisi e Tonino Bova, volontario presso il Carcere di Brindisi.
Molto interessante l'intervento di don Nino Lanzillotto che ha focalizzato l'attenzione sulla realtà della casa circondariale di Brindisi, di cui è cappellano da un anno e mezzo. "Basta soltanto un giorno in carcere per rendersi conto di quello che sei mandato a fare". Ci sono circa 200 detenuti, la polizia penitenziaria, e tutti gli altri che lavorano all'interno della struttura, in tutto, più o meno, 500 persone.
È una vera parrocchia e don Nino è il cappellano di tutti. Essendo una casa circondariale, ci sono uomini che scontano una pena massima di cinque anni e altri in attesa di giudizio. I volontari, 13/ 14, fanno la catechesi, qualche laboratorio e, soprattutto, la carità, aiutando i detenuti indigenti. Il vero dramma di tutti questi uomini è il "dopo", cosa troveranno una volta fuori, liberi. Antonio Spagnoli, quindi, ha parlato del libro, che nasce dall'esperienza di alcuni volontari nel carcere di Napoli, nel 2008. Spera che il suo racconto possa essere capace di suscitare qualcosa in chi lo legge.
Le sbarre di cui parla, non sono soltanto quelle del carcere, ma sono le sbarre che ci costruiamo, che ci limitano, ci chiudono, ci siamo dentro tutti. L'esperienza del carcere, alla lunga, fa bene ai volontari, alla Chiesa... viene coinvolta tutta la comunità parrocchiale. Si prega insieme, si sta accanto ai carcerati, si fanno dei percorsi di riscoperta della Fede. La realtà che lui prende in esame, particolarmente, è quella del carcere di Poggioreale. Anche l'autore si sofferma sul problema del dopo, di ciò che troveranno fuori, il vero grande problema dei reclusi. Un libro molto interessante, un'esperienza unica e importante.

 

Gli errori delle élite sulla globalizzazione

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di Mauro Magatti

 

Corriere della Sera, 24 aprile 2017

 

"La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di schiavi produce per un esercito di disoccupati". La formula di Marine Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci troviamo a vivere, la "globalizzazione" viene letta come un modello che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di portare pazienza). É questo il disagio che i sistemi politici registrano. I temi su cui i populisti prosperano sono, infatti, tutti reali.
Pur portando molte responsabilità per quello che è successo, in questi anni la finanza si è mostrata assai poco generosa nei confronti della società circostante. La capacità del sistema di correggere le proprie esagerazioni è stata fino a oggi limitata. Anzi, sfruttando a proprio vantaggio le enormi risorse immesse dalle politiche monetarie ultra-espansive di questi anni, la finanza ha continuato a guadagnare; non solo vanificando buona parte dello sforzo sostenuto dalle banche centrali, ma anche creando le premesse per una nuova crisi, che rischia di essere più grave della precedente. Nell'aprile del 2017, il livello di indebitamento delle famiglie americane ha superato il picco che aveva toccato prima della crisi. Sul piano culturale, la globalizzazione ha deriso la questione dell'identità. Ma un conto è dire che il tema può (e deve) venire rimodulato in rapporto alle nuove condizioni di vita; un conto è dichiararne l'irrilevanza in nome di un generico sogno cosmopolitistico.
Nonostante la crisi migratoria duri da anni, nessuno ha pensato di impostare una politica internazionale seria capace di affrontare e gestire gli enormi flussi umani che, al di la di tutte le generosità, sono alla lunga insostenibili senza misure adeguate. Sia per i paesi di arrivo che per quelli di partenza. Si può dire che la globalizzazione ha sottovalutato le conseguenze della mobilità che essa stessa ha indotto?
Nei decenni passati, buona parte della politica si è abituata a stare al rimorchio degli interessi economici internazionali. Ciò ha provocato una selezione avversa delle classi dirigenti. Tanto più che, nell'era dell'espansione finanziaria, sperperare le risorse collettive (ingigantendo la burocrazia e alimentando la corruzione) era un problema relativo (vedi ahimè il caso italiano). Oggi, invece, il vuoto lasciato dalla fine della globalizzazione espansiva chiama di nuovo in causa la politica. Ma il problema è che mancano le idee e persino la preparazione: i parvenu di questi anni, cresciuti lontano dai Palazzi, più che di risposte sono portatori della domanda di cambiamento. Ma non è questo ciò che storicamente capita quando ci sono i cambi di sistema?
Che Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano cominciato a percorrere una strada diversa da quella battuta negli ultimi 30 anni dovrebbe essere una evidenza sufficiente per spingere anche il più riottoso degli oppositori a riflettere attentamente su quello che sta accadendo. Ci sono dei problemi strutturali nel modello di crescita degli ultimi anni che solo una forte azione politica può tentate di sanare. Bisogna intervenire, e intervenire in fretta. É chiaro, infatti, che le tre questioni ricordate rischiano di ricevere risposte disastrose.
La transizione economica può diventare l'occasione per una svolta neo mercantilistica che produrrebbe più problemi di quelli che é in grado di risolvere. Ma rimane la domanda: come si crea nuovo lavoro e come si produce la ricchezza, se si assume che la finanza da sola non può più risolvere il problema? La domanda di identità può essere trasformata in odio etnico, razziale o religioso. Ma quale significato e quale forma (cioè, quali limiti, quale misura) deve allora assumere l'identità culturale oggi?
Il bisogno di una nuova politica può essere la miccia per far lievitare sentimenti anti-democratici. Ma come tornare a parlare di legame sociale senza produrre odio e contrapposizioni? I problemi posti dai populisti sono reali e urgenti e aspettano risposte adeguate. Dovunque - Italia compresa - occorre al più presto superare lo schema establishment/anti-establishment. Ma ancor prima bisogna ammettere che il disegno di una globalizzazione capace di sostenersi solo attraverso il mercato, la finanza e la tecnologia - al di la dei suoi nobili intenti - si è dimenticato della carne e del sangue delle persone.

 

Migranti. Di Maio attacca: "Le Ong hanno trasportato dei criminali"

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di Davide Casati


Corriere della Sera, 24 aprile 2017

 

Il vicepresidente della Camera: "Ipocrita chi non vede che dietro l'immigrazione c'è un business". Lo scrittore: "Cerca i voti di chi vuole i migranti in fondo al mare".
Continua l'attacco del Movimento 5 stelle alle Organizzazioni non governative (Ong) impegnate nel Mediterraneo. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, alimentate dal blog di Beppe Grillo, a parlare è oggi, da Mondragone (Caserta), il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. "Le Ong sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali". "A chi dice che in questo momento è inopportuno attaccarle", dice, riferendosi poi direttamente all'autore Roberto Saviano, "dico che fanno parte di quella schiera di ipocriti che ha sempre finto di non vedere il business dell'immigrazione". Saviano ha risposto via Facebook, accusando Di Maio di cercare "i voti di tutti quelli che i migranti li vorrebbero morti in fondo al mare".
I migranti diventati italiani - L'attacco si inserisce in un quadro che - come raccontato da Dino Martirano sul Corriere - è di estrema complessità nella gestione dei flussi migratori. Gli arrivi dei migranti nel Mediterraneo nei primi 3 mesi e mezzo del 2017, hanno raggiunto quota 42.974 (36.703 sbarcati sulle coste italiane): secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), sono già 962 i morti in mare dal 1° gennaio al 19 aprile.
Il report di Frontex - Il rapporto cui fa riferimento Di Maio era stato rivelato in anteprima dal Financial Times alla fine dello scorso dicembre. In quel rapporto Frontex - l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera - aveva sollevato le sue preoccupazioni sulla possibile interazione tra Ong e trafficanti di esseri umani. Ai migranti verrebbero date "chiare istruzioni prima della partenza sulla direzione da seguire per raggiungere le imbarcazioni delle Ong". Nello stesso report, Frontex notava come spesso "le persone salvate dalle Ong non erano affatto disposte a cooperare con esperti" per ricostruire l'accaduto: "alcune di loro erano state specificamente istruite a non collaborare con le autorità italiane o con Frontex". L'agenzia europea ha più volte, da allora, sottolineato come l'attività delle Ong - che si spingono vicine alle coste libiche per compiere le proprie operazioni di salvataggio - rappresenti un incentivo per i migranti. Le organizzazioni hanno replicato difendendo il proprio operato. Aurelie Ponthieu, di Medici senza frontiere (l'organizzazione umanitaria Premio Nobel per la Pace nel 1999) ha spiegato che "il nostro lavoro è quello di trovare barche in condizioni di difficoltà. Le troviamo il prima possibile. Questa è una risposta ai bisogni che osserviamo in mare".
L'inchiesta - Poche settimane fa, la Procura di Catania ha aperto un'inchiesta conoscitiva sugli interventi in mare per soccorrere migranti da parte di Ong nel Canale di Sicilia. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha spiegato che, "insieme a Frontex e alla Marina militare stiamo cercando di monitorare queste Ong che hanno dimostrato di avere una grande disponibilità finanziaria". Frontex - che ha un budget di 2050 milioni di euro, e può schierare fino a 1500 persone per supportare un Paese europeo se il numero di sbarchi diviene ingestibile - ha criticato le Ong perché non sono collaborative nell'ambito delle inchieste. "Ma noi salviamo vite, non abbiamo il compito di lavorare come agenzie di sicurezza",ha replicato Save the children.
Saviano: "Di Maio cerca i voti di chi vorrebbe i migranti morti" - "Vogliamo vederci chiaro, sapere chi le finanzia; a chi dice che in questo momento è inopportuno attaccarle, a Saviano e agli altri, dico che fanno parte di quella schiera di ipocriti che ha sempre finto di non vedere il business dell'immigrazione". Saviano ha quindi risposto via Facebook: "Luigi Di Maio mi accusa senza mezzi termini di essere corresponsabile, con il mio "buonismo", dei crimini commessi sulla pelle dei migranti. Mi associa di fatto al Pd e al suo coinvolgimento in Mafia Capitale, perché di questo tratta Mafia Capitale: del business sui rifugiati, di cui mi sono occupato tra i primi attirando, inutile dirlo, l'ira del Pd". "Se fossi uno di loro, un grillino o un piddino, lo querelerei. Ma non mi interessa la politica politicante, dunque non lo farò. Quello che è certo è che Di Maio, con il suo intransigente "cattivismo", parla e compiace, in breve cerca i voti, di tutti quelli che i migranti li vorrebbero morti in fondo al mare. Come nel Cile di Pinochet (o era il Venezuela?)", conclude.
Il vicepresidente della Camera: "Questa non è una sceneggiatura" - Di Maio ha controreplicato sul blog di Grillo: "Saviano parla per sentito dire. Affronta il tema dei migranti come se fosse una sceneggiatura per una serie di successo, non per quello che è, ossia un problema serio che costa migliaia di vite umane ogni anno. Ci sono alcuni dati che non possono essere ignorati se vogliamo parlare con cognizione di causa della questione". "1) Definire taxi le imbarcazioni delle Ong non è un mio copyright. Prima di me, e a ragione, lo ha detto l'agenzia dell'Ue Frontex nel suo rapporto "Risk analysis 2017". Saviano questo lo ignora e parla a vanvera - prosegue l'esponente del M5S e vicepresidente della Camera -. 2) Saviano ignora anche che sempre Frontex ha affermato, dati alla mano, che 'proprio il sovraffollamento sui barconi sta provocando più decessi´ e che 'i trafficanti, aspettandosi di trovare navi che salvino i migranti più vicine, forniscono poca acqua e scarsissimo cibo e carburante´. Quindi le Ong, che Saviano difende senza sapere neppure di cosa parla, stanno causando più confusione e più morti in mare. 3) Le Ong non hanno ridotto il numero di morti in mare".
Renzi: "Solo uno spot" - "Il vicepresidente della Camera sta cercando di fare uno spot. Non ha un'idea di Europa. Guardano i sondaggi, vedono che la questione migranti attira l'attenzione della gente e ci si buttano". Lo afferma l'ex premier Matteo Renzi, rispondendo in diretta Fb sulle frasi di Di Maio su migranti e ong. "Non hanno un'idea chiara, puntano - aggiunge Renzi - ad avere una posizione solo per avere più like, più mi piace".

 
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