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Novara: "timbrava e poi andava a fare la spesa", indagata una guardia penitenziaria

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di Marco Benvenuti

 

La Stampa, 2 maggio 2015

 

In quattro mesi le uscite "illecite" dall'ufficio sarebbero state circa 150: sono state rintracciate con la carta-fedeltà del supermercato.

Pur avendo timbrato in ufficio, usciva e andava a fare la spesa nel vicino supermercato. Non una o due volte. Secondo quanto oggi si contesta alla donna, il suo comportamento era sistematico: nel giro di quattro mesi le uscite "illecite" sarebbero state circa 150. Sotto accusa in tribunale R.N., 63 anni, trecatese assistente della polizia penitenziaria contro cui alcuni colleghi, nell'estate del 2012, avevano presentato un esposto. Tutto era partito da lì. Il via vai della donna dall'Uepe, ufficio esecuzione penale esterna (in sostanza quello che si occupa della gestione dei detenuti ammessi al lavoro fuori dal carcere), non era stato gradito.

Di qui la segnalazione in Procura. Assieme a lei era stata indagata anche la responsabile dell'ufficio, già assolta in udienza preliminare con rito abbreviato. Ieri in aula il carabiniere che ha svolto le indagini ha spiegato il motivo che ha portato alla denuncia per truffa: "Quando la donna andava a fare la spesa al Carrefour utilizzata una fidelity card a lei intestata, che lasciava una traccia ogni qual volta passava alle casse. Ebbene, incrociando i tabulati riferiti alla carta, è stato verificato che gli orari della spesa rientravano in un lasso di tempo in cui lei avrebbe dovuto essere in ufficio, perché aveva timbrato solo in entrata". Sulla vicenda erano state sentite diverse persone e acquisite delle immagini.

L'imputata nega gli addebiti. Sostiene che la carta fedeltà è stata utilizzata da altre persone, come ad esempio i familiari. Nei supermercati, infatti, chiunque può esibirla pur non essendone l'intestatario. Parte offesa del processo è il Ministero della Giustizia, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

 

Mantova: convenzione tra l'Associazione Polriva e il Ministero per lavoro ai detenuti

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Gazzetta di Mantova, 2 maggio 2015

 

Nei giorni scorsi è stata siglata una convenzione tra l'Associazione Polriva e il Ministero della Giustizia, relativa alla possibilità data a determinati imputati, di espiare, su loro richiesta, la pena inflitta, con lavori di pubblica utilità presso l'associazione. Si tratta di una sanzione penale consistente nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso organizzazioni volontariato.

La prestazione di lavoro, ai sensi di legge, viene svolta a favore di persone affette da Hiv, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex detenuti o extracomunitari; oppure nel settore della protezione civile, della tutela del patrimonio pubblico e ambientale o in altre attività pertinenti alla specifica professionalità del condannato.

Originariamente, la sanzione era prevista nei procedimenti di competenza del giudice di pace, poi lo spettro di applicazione della sanzione è stato successivamente allargato a numerose e diverse fattispecie penali, che hanno configurato il lavoro di pubblica utilità come una modalità di riparazione del danno collegata all'esecuzione di diverse sanzioni e misure penali, che vengono eseguite nella comunità. Attualmente trova applicazione anche nei casi di violazione del Codice della strada, nei casi di violazione della legge sugli stupefacenti, come obbligo dell'imputato in stato di sospensione del processo e messa alla prova, congiuntamente alla pena dell'arresto o della reclusione domiciliare, come obbligo del condannato ammesso alla sospensione condizionale della pena.

 

Firenze: vi presentiamo Pantagruel, Associazione per i diritti dei detenuti

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www.gonews.it, 2 maggio 2015

 

Pantagruel è un'associazione Onlus che da anni opera nel carcere di Sollicciano e promuove e gestisce progetti all'interno e all'esterno del carcere per il reinserimento delle detenute e dei detenuti nella società. La realtà carceraria che i volontari dell'associazione vedono ogni giorno è spesso percepita dal "mondo esterno" come qualcosa di lontano e che non ci riguarda.

Quotidianamente i volontari costatano la negazione dei diritti umani e di cittadinanza: in carcere manca tutto, manca lo spazio minimo di sopravvivenza, mancano le condizioni igieniche elementari, manca il diritto alla salute, solo una minima parte dei detenuti lavora e solo una minima parte va a scuola. La maggior parte dei detenuti e delle detenute sono rinchiusi in cella 22 ore su 24. Manca l'acqua calda, manca il riscaldamento, mancano le lampadine nelle celle, manca la carta igienica, mancano gli asciugamani, manca il dentifricio.

I volontari di Pantagruel, che hanno seguito un corso di formazione, instaurano con i detenuti e con le detenute un rapporto che va dagli aiuti materiali (soldi per telefonare a casa o per qualche genere alimentare, vestiti, francobolli, occhiali da vista - la vista è la prima cosa che si perde in carcere); all'informazione sui loro diritti; alla richiesta di contatti con gli avvocati; alle telefonate con i parenti spesso lontani, molto lontani da Firenze e dall'Italia; all'ascolto della loro quotidiana sofferenza, dei loro sbagli , della loro volontà di riscatto, dei racconti di amori perduti e di amori che nascono.

Pantagruel promuove inoltre importanti progetti volti al reinserimento e alla creazione di un ponte con l'esterno, nel tentativo di avvicinare la città al carcere:

- La poesia delle bambole, www.lapoesiadellebambole.it: due laboratori, uno interno a Sollicciano ed uno esterno che coinvolgono circa 25 donne. Si creano bellissime bambole e oggetti di stoffa che vengono esposti nella sede dell'associazione in via di Mezzo 39R, alle fiere e agli eventi che si svolgono in città.

- Educare con gli asini: un'asineria all'interno del carcere femminile. Le detenute, seguite da formatori esperti, allevano e addestrano due asinelle. Il progetto oltre alla formazione delle detenute si propone di creare animazione durante i colloqui con i figli e le famiglie dei detenuti e costruire ponti con l'esterno nella prospettiva di incontrare asili, scuole elementari e feste locali.

- Progetto Bruno Borghi: per la formazione dei volontari e la creazione di borse lavoro per ex detenuti.

- Voci da dentro: progetto volto ad avvicinare la città al carcere promuovendo incontri nelle scuole, convegni e informazione. Sul sito di Pantagruel (www.asspantagruel.org) si dà voce ai detenuti e alle detenute pubblicando i loro racconti, le poesie e le lettere.

- Articolo 32 "informazione e salute in carcere": servizio di informazione sui temi relativi alla prevenzione e tutela della salute e sui servizi sanitari accessibili nel carcere di Sollicciano, e di facilitazione tra popolazione detenuta e area sanitaria. Il servizio, viene svolto da persone detenute appositamente formate, in coordinamento con le autorità sanitarie competenti ed il personale penitenziario.

- Laboratori al fresco: progetto che propone 15 attività culturali a Sollicciano e al Gozzini, tra laboratori, corsi e gruppi di studio: teatro, cinema, scrittura, cucito, ceramica, informatica, scultura, cucina, musica, danza, ecc. svolti insieme alle associazioni partner del progetto: Ciao, Il Muretto, Informatica Solidale. Ogni laboratorio è guidato da operatori specializzati, che lavorano nell'ottica del trasferimento delle competenze, coadiuvati da uno o più co-operatori volontari.

 

Milano: "Prova a sollevarti dal suolo", al via un Festival di teatro nel carcere di Opera

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di Oriana Davini

 

www.milanoweekend.it, 2 maggio 2015

 

Con "Prova a sollevarti dal suolo" apre le porte al pubblico il Teatro Stabile in Opera, sala teatrale da 350 posti all'interno della casa di reclusione di Opera - Milano (via Camporgnago 40). Di cosa si tratta? Della terza edizione del festival di teatro coordinato e promosso dalla Direzione della I Casa di Reclusione Milano - Opera e dall'Associazione Opera Liquida, la compagnia teatrale residente presso lo Stabile in Opera.

Ogni giovedì, a partire dal 7 maggio e fino al 18 giugno, andrà in scena uno spettacolo comico di impegno sociale, da gustare come pubblico insieme ai detenuti del carcere. Luca Klobas, Alberto Patrucco, Rita Pelusio e Claudio Batta, questi gli artisti che si alterneranno sul palco del Teatro del Carcere di Opera ogni quindici giorni.

Il cartellone di Prova a sollevarti dal suolo:

Giovedì 7 maggio, h 21 (prenotazioni entro lunedì 4 maggio) - Visti da est - Luca Klobas (di Federico Andreotti e Luca Klobas, regia Federico Andreotti) - Vizi e virtù della nostra penisola, sotto la lente d'ingrandimento della satira e del paradosso, visti attraverso gli occhi di uno straniero proveniente dall'est Europa e di un veneziano trasferitosi nella metropoli milanese in cerca d'impiego.

Giovedì 21 maggio, h 21 (prenotazioni entro lunedì 18 maggio) - Vedo buio! - Alberto Patrucco - Una panoramica al vetriolo sui tempi che stiamo vivendo, intrisa di comicità vera, sostanza ed argomenti. Lo spettacolo attinge dalla cronaca, ma si alimenta anche di più ampi scenari storici con, sullo sfondo, le tante vicende che segnano il nostro attuale stile di vita.

Giovedì 4 giugno, h 21 (prenotazioni entro lunedì 1 giugno) - Eva-diario di una costola - Rita Pelusio (di Rita Pelusio, Alessandra Faiella, Riccardo Piferi, Marianna Stefanucci, regia Marco Rampoldi) - Quante sono le regole con cui ogni donna deve fare i conti oggi? Rita Pelusio ne incarna una serie: dall'adolescente che deve ribellarsi per trovare la propria identità, all'anziana innamorata; dalla futura madre di un figlio maschio, alla manager multitasking, alla suora in crisi mistica.

Giovedì 18 giugno, h 21 (prenotazioni entro lunedì 15 giugno) - Da quando ho famiglia sono single - Claudio Batta (di Riccardo Piferi, Claudio Batta, regia Riccardo Piferi) - Cosa c'è di più bello che avere un figlio? La grande gioia del nuovo arrivo, piano piano, si stempera col crescere delle responsabilità educative. Lo spettacolo è ricco di umorismo raffinato alternato ad una comicità irresistibile. Si ride molto ma si prova anche una grande tenerezza nei confronti di una generazione (la nostra) che è ancora in bilico tra l'essere figlio e diventare genitore.

I biglietti costano da 10 a 15 euro, ma per assistere agli spettacoli è necessario scaricare il form di prenotazioni dal sito di Opera Liquida e inviarlo, dopo averlo compilato con i dati anagrafici e quelli del proprio documento d'identità, all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

L'ingresso in sala può avvenire sino a 20 minuti prima dell'orario di inizio dello spettacolo: gli spettatori devono presentarsi all'ingresso principale mezz'ora prima per ritirare il pass di ingresso.

 

Nuoro: undici detenuti in pellegrinaggio, ultima tappa a San Francesco di Lula

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di Stefania Vatieri

 

La Nuova Sardegna, 2 maggio 2015

 

In marcia per oltre 140 chilometri tra i boschi e le vallate del Nuorese Per undici reclusi di Badu e Carros e Mamone un'esperienza indimenticabile. Undici detenuti di Badu e Carros e Mamone in cammino lungo i sentieri spirituali della Barbagia. Un pellegrinaggio durato sei giorni,140 i chilometri percorsi a piedi, tra i boschi e le vallate del Nuorese lungo la via dei santuari. Niente guardie e nessuna sorveglianza, ad accompagnarli solo esperti "confratelli".

Sono partiti il 26 aprile dalla Madonna dei Martiri, a Fonni, per giungere poi al Santuario della Madonna di Sa Itria, a Gavoi, e di Nostra Signora di Gonare, a Sarule, fino alla chiesa di Santa Maria della Neve, a Nuoro. Ieri notte hanno concluso l'ultima tappa insieme a centinaia di fedeli in marcia verso San Francesco di Lula. Il viaggio dei detenuti pellegrini termina qui. Il progetto prende le mosse dalle precedenti esperienze portate avanti dalla Confraternita di San Jacopo di Compostela a partire dal 2011, quando 30 detenuti provenienti da diversi penitenziari del Lazio, hanno effettuato un pellegrinaggio devozionale lungo la via Francigena.

L'iniziativa, unica in Sardegna, nasce dalla collaborazione tra la Confraternita, che ha promosso e organizzato il pellegrinaggio, e le Autorità di Giustizia, nell'ambito di un lavoro da tempo intrapreso dalle istituzioni, orientate a realizzare iniziative che possano favorire il processo di revisione e reinserimento dei detenuti.

"Noi da Badu e Carros abbiamo accolto a braccia aperte l'iniziativa, perché il male si combatte con il bene" spiega Carla Ciavarella, direttrice del carcere nuorese. Il cammino si è svolto seguendo lo spirito di Santiago. Zaino in spalla con il necessario, scarpe da trekking e una media di 20 chilometri al giorno, per poi riposarsi nelle "cumbessias", nelle case parrocchiali o in altre strutture di accoglienza, condividendo ogni aspetto del pellegrinaggio.

"La cosa più bella di questa avventura è stato capire che abbiamo ricevuto come confratelli, molto di più di quanto abbiamo dato noi a loro, detenuti", racconta il priore della confraternita Antonio Porcheddu, durante la penultima tappa nella chiesa di S. Maria della Neve a Nuoro. Un'esperienza profonda e indimenticabile per gli undici detenuti di nazionalità e culture diverse, dal sapore inconfondibile di libertà, in un viaggio che unisce fede, voglia di riscatto e speranza. Hanno camminato, pensato, riso e a volte anche pianto. Hanno respirato a pieni polmoni un'aria che profumava di libertà e carichi di speranza sono ritornati dentro le loro celle per affrontare passo dopo passo il loro personale cammino verso il riscatto. L'esperienza è raccontata nel blog del giornalista Luca Fiori sul sito lanuovasardegna.it, attraverso foto, video e racconti.

 

Ottiene la libertà durante il cammino, la gioia di uno dei detenuti

 

"I'm a free man, sono un uomo libero". A metà mattina un urlo di gioia squarcia il silenzio e la quiete delle valli tra Nuoro e Lula. Poche ore dopo la partenza della quarta tappa del Cammino della Visitazione, il pellegrinaggio organizzato dal capitolo sardo della Confraternita di San Jacopo di Compostella in collaborazione con la diocesi di Nuoro e l'amministrazione penitenziaria, gli undici detenuti diventano dieci: uno di loro ha appena ottenuto uno sconto di pena dal Tribunale di Nuoro e improvvisamente - con uno zaino sulle spalle e i piedi gonfi dalla fatica - può assaporare il gusto dolce della libertà.

La notizia arriva da Nuoro per telefono e quando il priore della Confraternita Antonio Porcheddu raduna la comitiva e comunica a tutti che Joshua è un uomo libero in pochi riescono a trattenere le lacrime. "Sono un uomo libero - urla Joshua - ma voglio finire il Cammino con i miei amici".

Dopo gli abbracci e la commozione l'ex detenuto viene fatto salire sulla macchina di un volontario che segue la comitiva e accompagnato nel carcere di Mamone. Il tempo di firmare qualche documento, prendere le sue cose, salutare i compagni di cella e la porta dell'istituto di pena si chiude definitivamente alle sue spalle. Un paio d'ore dopo Joshua riprende lo zaino e raggiunge gli altri pellegrini in Cammino sotto il sole verso Lula. "La mia vita ricomincia adesso - dice raggiante di felicità - oggi è un grande giorno. Il Cammino mi ha portato la libertà - aggiunge - e Dio ha fatto un gran bel lavoro. Spero che i miei amici che sono ancora in carcere - conclude Joshua - possano provare presto la stessa gioia che sto provando io".

La notizia della scarcerazione di Joshua ha reso meno ardua la tappa di 34 chilometri che i pellegrini hanno percorso sotto un sole a tratti cocente. La comitiva ha lasciato la casa diocesana di Solotti (Nuoro) alle 9 del mattino ed è arrivata a San Francesco di Lula solo alle 17.30 dopo una camminata di otto ore e mezza.

 
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