Venerdì 31 Ottobre 2014
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

                                                                           ARCHIVIO "STORICO"

                                                                                  link_ristretti_vecchio

Login



 

 

Padova: inaugurato un Centro diurno per i detenuti con libri, pc, psicologi e avvocati

PDF Stampa
Condividi

di Alice Ferretti

 

Il Mattino di Padova, 30 ottobre 2014

 

Un centro ricreativo e sociale diurno per detenuti e condannati in misura alternativa. È stato inaugurato ieri e si trova in via Righi 46, laterale di via Chiesanuova, presso la Casa dei padri Mercedari. Il centro, primo in Veneto e secondo in Italia dopo l'Attavante di Firenze, fa parte di un progetto denominato "Progetto Oasi" e voluto dalla presidente dell'associazione "Granello di Senape Padova", Ornella Favero.

"Si tratta di un servizio di sostegno e tutoraggio di detenuti in permesso premio, o ammessi al lavoro esterno, o in misura alternativa, volto a favorire il loro reinserimento nella società", ha spiegato ieri mattina Ornella Favero durante la presentazione del progetto, a cui hanno presenziato anche il magistrato di Sorveglianza Marcello Bortolato e il direttore del Due Palazzi Salvatore Pirruccio.

I detenuti menzionati potranno dunque usufruire dei diversi servizi del centro, a partire da quelli più pratici, come la lavanderia, l'uso della cucina, internet e skype per la comunicazione con le famiglie, fino ad arrivare a quelli di tipo relazionale, come il sostegno individuale, lo sportello psicologico e i gruppi d'aiuto. Un appoggio ai detenuti che la casa dei padri Mercendari dà già da tempo, ma con qualche importante aggiunta volta all'accompagnamento nella delicata fase di uscita dal carcere. "È il momento più difficile per il detenuto che per la prima volta si assume la responsabilità di quello che farà, rendendosi autonomo", ha detto il magistrato di Sorveglianza Bortolato, che ha sottolineato come sia importante puntare sul reinserimento: "Più si investe nella rieducazione meno persone tornano a delinquere".

Attualmente a Padova i detenuti in misure alternative, che quindi potrebbero beneficiare di questo servizio, sono circa una trentina, da aggiungere a quelli che usufruiscono dei permessi premio, che sono circa 1.000 detenuti in un anno. "Sapere che i detenuti terminato l'orario di lavoro, o durante un permesso, soprattutto per quelli con la famiglia lontana, possono venire qui ed essere supportati invece di girare per la città senza un punto di riferimento tranquillizza anche noi", ha detto il direttore del carcere Pirruccio, che dati alla mano ha dimostrato l'efficacia dei percorsi di reinserimento di questo tipo.

"Prendendo in esame 10 anni il 68% di detenuti che ha usufruito di misure alternative non è tornato a delinquere, mentre chi espia la pena solo in carcere ne esce incattivito e con una probabilità molto più alta di tornare a compiere un crimine". Il progetto Oasi, al quale hanno aderito anche diverse associazioni di volontariato, è stato finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha stanziato 27 mila euro per le spese e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha destinato 15 mila euro per gli arredi del centro.

 

Padova: risarcimento per "trattamento disumano e degradante", lo chiedono 40 detenuti

PDF Stampa
Condividi

di Alice Ferretti

 

Il Mattino di Padova, 30 ottobre 2014

 

Tredici novembre e metà dicembre. Sono le date fissate per le prossime due udienze nelle quali verrà decisa la sorte di una quarantina di detenuti nell'ambito dei risarcimenti per il "trattamento disumano e degradante" al quale sarebbero stati costretti nelle celle durante il periodo di detenzione.

"La prima udienza vedrà coinvolti circa dieci detenuti, tra il carcere di Padova e quello di Rovigo, che richiedono il risarcimento per essere stati in uno spazio inferiore allo spazio vitale (sotto i tre metri quadrati a persona), la seconda, che si terrà nel carcere Due Palazzi di Padova, riguarderà invece circa trenta detenuti", ha spiegato il magistrato di Sorveglianza di Padova Marcello Bortolato.

Entrambe le sessioni sono la conseguenza della nuova normativa introdotta dal decreto legge 92 del 26 giugno scorso che adempie alle direttive dettate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano. Normativa che ha già permesso nel mese di settembre la scarcerazione anticipata e il risarcimento monetario a due detenuti: un albanese quarantenne che ha ottenuto uno sconto di 10 giorni rispetto alla pena definitiva e un ristoro di 4.808 euro, e un italiano trentatreenne uscito dal carcere di Rovigo con 20 giorni d'anticipo e un risarcimento di 2.696 euro.

I due casi hanno ovviamente creato un precedente, per cui da giugno ad oggi all'ufficio Sorveglianza di Padova sono giunte tra 600 e 700 richieste di risarcimenti. "Dopo quelle di novembre e dicembre le udienze sul rimedio compensativo andranno a regime.

Ce ne sarà circa una al mese fino allo smaltimento delle richieste", prosegue il magistrato Marcello Bortolato. Questo per quel che riguarda le richieste dei detenuti all'ufficio di Sorveglianza, poi ci sono anche quelle degli ex detenuti, che usciti dal carcere chiedono i risarcimenti per il periodo trascorso in detenzione e che si rivolgono però al giudice civile.

"Ci sono già un paio di casi di ex detenuti che chiedono il risarcimento. Per questi l'istanza risarcitoria può essere avanzata entro 6 mesi dalla fine della custodia o della detenzione". La norma prevede lo sconto di un giorno ogni dieci scontati in celle inferiori ai tre metri quadrati e un risarcimento di otto euro al giorno se la pena è esaurita.

 

Rimini: detenuti armati di pennello per ripulire le strade dai graffiti

PDF Stampa
Condividi

di Manuel Spadazzi

 

Il Resto del Carlino, 30 ottobre 2014

 

L'hanno già fatto all'Idroscalo a Milano e a Bologna. E ora anche Palazzo Garampi arruola i detenuti per ripulire Rimini da scritte vandaliche e graffiti sui muri della città. Già entro la fine dell'anno un primo piccolo gruppo di carcerati dei Casetti saranno utilizzati per togliere i graffiti per le strade e le piazze di Rimini, grazie all'accordo che è stato raggiunto tra l'amministrazione e la direzione del carcere.

"La richiesta ci è stata presentata in estate da Rosa Alba Casella, che è stata direttore della casa circondariale di Rimini fino a pochi mesi fa - spiega il vice sindaco Gloria Lisi - e l'abbiamo subito accolta: è un ottimo modo per i carcerati di restituire il loro debito verso la collettività. Due i motivi che ci hanno spinto a questa operazione.

Da un lato, ci si era posti con il carcere la questione di come far passare il tempo ai detenuti che devono scontare pene minori, e rispetto ad altri devono restare per meno ore in cella. Dall'altro, c'era l'esigenza di coinvolgere i detenuti in un progetto che potesse aiutarli a reinserirsi e a non commettere altri reati, una volta fuori dal carcere". Ricorda la Lisi come "è dimostrato da vari studi che è il rischio di recidiva si abbassa per quei carcerati che hanno la possibilità di svolgere lavoro socialmente utili e attività di volontariato".

È nata così l'idea di affidare ai detenuti il compito di ripulire i monumenti e i muri della città dalle scritte vandaliche. "Diamo a loro un compito utile, e per il quale al momento il Comune doveva sempre rivolgersi a una ditta esterna. Potevamo far svolgere loro altri lavori, magari l'affissione di manifesti, ma abbiamo pensato sia più utile affidare ai detenuti mansioni che al momento non vengono coperte da nessuno all'interno del Comune".

Oltre alle scritte, in futuro i detenuti potranno essere impiegati anche nella sistemazione di parchi e giardini, e in altri lavoretti di pubblica utilità. Con l'attuale direttore del carcere di Rimini, Gianluca Candiano, l'accordo c'è già, e verrà definito nei dettagli nei prossimi giorni. Ecco perché già a dicembre i primi detenuti dei Casetti potranno iniziare il loro lavoro. Ma quali saranno i carcerati impiegati nell'intervento di pulizia?

"Ci sarà - spiega ancora la Lisi - un'equipe interna al carcere, composta anche dagli ispettori di polizia penitenziaria, a decidere quali saranno i detenuti coinvolti, in base ai reati commessi, al comportamento tenuto nella casa circondariale, infine allo stato del loro procedimento. Si partirà con un gruppo di 5 o 6 persone. Ma il numero di detenuti potrebbe ampliarsi se le cose funzioneranno al meglio, come tutti noi auspichiamo".

 

Monastir (Ca): chiude la scuola di Polizia penitenziaria, ospiterà un Centro per immigrati

PDF Stampa
Condividi

Agi, 30 ottobre 2014

 

È ufficiale: le scuola di formazione per agenti di polizia penitenziaria a Monastir (Cagliari) chiuderà. "Alla base di tale decisione concorrono le direttive del governo per la riduzione delle spese non vincolate, l'attuale numero di scuole di formazione e aggiornamento di cui dispone l'amministrazione, la riduzione strutturale delle autorizzazioni ad assumere, l'esigenza di proporzionare le risorse umane e materiali impegnate nel settore della formazione del personale", ha comunicato ieri il vice capo vicario del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ai sindacati, Luigi Pagano.

La soppressione della scuola spiana la strada al trasferimento (ipotizzato in una nota ufficiale del Dap trasmessa alla prefettura di Cagliari una quindicina di giorni fa) nella struttura di Monastir del centro di soccorso e prima accoglienza per migranti e il centro soccorso richiedenti asilo (Cspa-Cara), al momento dislocata nell'aeroporto militare di Cagliari Elmas.

Secondo quanto preannunciato il 9 ottobre scorso nella comunicazione del Dap al prefetto di Cagliari Alessio Giuffrida, nel carcere di Buoncammino, invece, una volta dismesso, saranno trasferiti gli uffici e i giovani detenuti dell'istituto minorile di Quartucciu, oltre al provveditorato e all'Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe). Nella nota il vice capo vicario del Dap ribadiva la decisione, già comunicata al ministro Orlando, di dismettere la scuola di Monastir e di spostare nel carcere di Buoncammino gli uffici del provveditorato regionale e l'Uepe, che al momento sono ospitati in immobili in affitto. Pagano informava, inoltre, che il ministero dell'Interno era disponibile a contribuire alle spese di trasferimento dei beni della scuola di Monastir, compreso il poligono di tiro usato da tutte le forze di polizia del territorio. Per il trasloco del carcere minorile di Quartucciu, invece, il Dap parlava più genericamente di "disponibilità per un eventuale spostamento presso l'istituto di Buoncammino" in dismissione. Tempi e modi della cessione dell'immobile, nelle intenzioni del Dipartimento, sarebbero stati concordati con la prefettura. Ieri il Dap ha ufficializzato con una nota ai sindacati la soppressione della Scuola di formazione di Monastir.

 

Mura (Pd): errore chiudere scuola penitenziaria

 

"Chiudere la scuola di formazione di Monastir è un errore, altrettanto trasferirci il nuovo Cpsa/Cara per ospitare rifugiati". Lo afferma la deputata del Partito Democratico, Romina Mura. "Chiudere la scuola - spiega - non risponde certamente alla richiesta di razionalizzazione che arriva dal Governo considerato che, per la sua particolare ubicazione, per le strutture ospitate nell'area, a partire dal poligono, e per gli spazi qualificati di cui dispone, potrebbe essere utilizzata come centro di formazione e addestramento per tutti i corpi di polizia e non solo per quella penitenziaria".

La struttura inoltre, secondo la parlamentare sarda, "viste tutte le dotazioni strumentali e informatiche di cui dispone, potrebbe ospitare molti degli uffici dell'amministrazione penitenziaria collocati in diverse zone della città. E con un notevole abbattimento dei costi attualmente sostenuti dall'amministrazione stessa".

Quanto all'ipotesi di trasferire nei locali di Monastir il Centro di accoglienza di Elmas, Mura sostiene che si tratta di "un'altra decisione poco razionale e opportuna. Il centro dovrebbe essere trasferito dentro un contesto urbano in cui sia più facile e immediato attivare la rete di solidarietà e tutte le misure necessarie per garantire un sistema di accoglienza efficiente e sicuro".

 

Socialismo Diritti Riforme: Dap nega insularità con atto arrogante

 

"La decisione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di sopprimere la Scuola di Formazione e Aggiornamento del corpo di Polizia e del Personale ubicata a Monastir per far posto al Centro di Soccorso per Richiedenti Asilo è un atto arrogante che nega la condizione d'insularità degli operatori penitenziari della Sardegna". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", ricordando che "i presunti risparmi ministeriali non giustificano la chiusura ma evidenziano la volontà ancora una volta di negare dignità a quanti lavorano in una realtà insulare".

"Lo smantellamento di Monastir, ufficializzato alle organizzazioni sindacali con una nota firmata dal vice capo del Dap, prelude - sottolinea Caligaris - anche alla chiusura dell'Istituto Minorile di Quartucciu per fare posto al Centro di Soccorso e Prima Accoglienza per immigrati. Ciò che lascia interdetti è che il Dipartimento non considera che la chiusura della Scuola graverà non solo sugli Agenti di Polizia Penitenziaria ma anche su tutti i dipendenti i quali d'ora in poi dovranno varcare il Tirreno per seguire i corsi di aggiornamento".

"La riorganizzazione ministeriale in Sardegna si sta configurando insomma come un'autentica mannaia per il settore penitenziario con atti unilaterali che non lasciano alcuna possibilità di alternative e che si ripercuoteranno in modo negativo sull'efficienza del sistema e sulla qualità del lavoro. Accorpare nella Casa Circondariale di Cagliari gli Uffici del Prap e dell'Uepe nonché l'Istituto Minorile non sembra la strada migliore - conclude la presidente di Sdr - per dare risposte adeguate alle esigenze dei cittadini".

 

Cgil: contrari a chiusura scuola, la Regione intervenga

 

"Siamo nettamente contrari alla chiusura della scuola di formazione e aggiornamento di Monastir e ci opporremo con iniziative di mobilitazione per scongiurare l'ennesimo taglio da parte dello Stato". Così il segretario regionale della Fp-Cgil Nino Cois che sulla decisione presa dal ministero della Giustizia chiede un intervento immediato delle istituzioni regionali.

"Si tratta di una struttura che, insieme al poligono da tiro, è sottoutilizzata - spiega il sindacalista - potrebbe essere punto di riferimento per tutte le forze di polizia della Sardegna". La Cgil in queste ore si sta attivando per ragionare insieme alle altre organizzazioni sindacali sulle iniziative di lotta da intraprendere.

 

Modena: Sappe; caos e proteste in carcere, detenuto si cuce la bocca

PDF Stampa
Condividi

Il Resto del Carlino, 30 ottobre 2014

 

Giovanni Battista Durante e Francesco Campobasso, rispettivamente segretario generale aggiunto e regionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, parlano di "tragedia sfiorata" e chiedono "di commissariare la struttura modenese".

"Tragedia sfiorata ieri nel carcere di Modena dove un gruppo di detenuti ha inscenato una dura protesta, sfociata in atti di aggressione ed autolesionismo". A denunciarlo sono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario regionale.

"Sembrerebbe - scrivono i due rappresentanti del sindacato autonomo di polizia penitenziaria - che un detenuto abbia chiesto di parlare con la direttrice del carcere e al secco rifiuto ricevuto abbia risposto cospargendosi il corpo di olio e minacciando di darsi fuoco.

Un altro detenuto si è cucito la bocca e si è procurato delle lesioni con una lametta. All'arrivo del comandante di reparto, accompagnato da un gruppo di agenti, i detenuti hanno inscenato una dura protesta, cominciando a sbattere gli sgabelli contro le inferriate e il detenuto con la lametta si è lanciato contro il comandante, cercando di colpirlo con la stessa lametta. Uno dei detenuti presenti in sezione è' intervenuto in difesa del comandante ed è stato ferito con la lametta".

Precisando che nella sezione detentiva in questione sono ristretti tutti i detenuti con problemi particolari, anche psichiatrici, e i più indisciplinati, già responsabili di vari atti puniti con sanzioni disciplinari, Durante e Campobasso sottolineano che "l'amministrazione li tiene aperti tutto il giorno, contravvenendo ad ogni buona regola organizzativa, considerato che il regime aperto dovrebbe essere un premio per coloro che si comportano bene".

I rappresentanti del Sappe, poi, lamenta il fatto che a Modena non esiste una sezione chiusa, "tutto questo a danno della sicurezza che ormai non esiste più. Coloro che pagano le conseguenze peggiori sono gli agenti, costretti a lavorare tutti i gironi in condizioni di scarsissima sicurezza per la loro incolumità personale. Ribadiamo la richiesta di commissariare la struttura modenese".

 
<< Inizio < 1 2 3 4 5 6 8 10 > Fine >>

firma_copy

 

04

 

 

 

progetto_carcere_scuole

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it