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Asti: tre detenuti del carcere di Quarto lavorano gratuitamente per il Comune

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www.atnews.it, 21 agosto 2014

 

Hanno preso servizio i primi tre detenuti del carcere di Quarto, che lavorano in regime di volontariato per la Città di Asti e altri tre saranno inseriti a partire da settembre. L'idea nasce da un protocollo sottoscritto dal sindaco Brignolo e dall'assessore ai servizi sociali Vercelli, per la Città di Asti, con la direttrice della Casa Circondariale, Elena Lombardi Vallauri lo scorso 20 maggio, che prevede la possibilità di inserire in lavoro volontario (non retribuito) i detenuti che avrebbero titolo per svolgere attività lavorativa all'esterno del carcere ma non hanno trovato un posto di lavoro vero e proprio.

Com'è noto, infatti, i detenuti che si avvicinano alla fine della pena e che hanno tenuto una buona condotta, possono essere autorizzati a lasciare il carcere per un certo numero di ore per andare a lavorare. La crisi del momento, però, fa si che pochi detenuti trovino un posto di lavoro e quindi possano fruire del beneficio. Con l'accordo siglato tra il Carcere e la Città di Asti, il lavoro volontario presso le strutture comunali a beneficio della cittadinanza viene equiparato al lavoro retribuito.

"Il vantaggio per i detenuti è evidente, perché possono svolgere, seppure senza retribuzione, attività lavorative che sono comunque formative, agevolano le relazioni con altre persone e quindi facilitano il futuro reinserimento sociale e professionale" commentano il Sindaco Brignolo e l'Assessore Vercelli. "La Città anche ne ha un doppio beneficio, perché può contare sul lavoro gratuito di queste persone, per erogare servizi a tutti i cittadini e nel lungo periodo un miglior inserimento sociale dei detenuti può prevenire il loro ritorno al crimine" aggiungono Brignolo e Vercelli.

Due dei tre detenuti attualmente in servizio sono al lavoro come operai (presso il Servizio Aree verdi e presso il Servizio Provveditorato) e uno come impiegato presso gli uffici dell'Urbanistica. I prossimi tre inserimenti, relativi a detenuti che sono già stati sottoposti ai colloqui e alle verifiche del caso e sono già stati selezionati, sono previsti per il mese di settembre. Non appena verrà concessa l'autorizzazione da parte del Tribunale di Sorveglianza si aggregheranno agli operai delle Aree Verdi della Città. Il Costo per la Città è minimo (polizza di assicurazione e buono pasto).

Questa è solo una delle forme di collaborazione tra il Carcere e la Città: ad esempio l'azienda agricola gestita dai detenuti del carcere di Quarto fornisce frutta e verdura alla mensa sociale. "Queste forme di collaborazione sono importanti dal punto di vista formativo, ma anche morale, perché le persone che hanno sbagliato oggi hanno la possibilità di ristorare una parte del danno arrecato alla comunità, lavorando direttamente per la Città o producendo alimenti per i bisognosi" concludono Brignolo e Vercelli.

 

Biella: "Cascina Aurora" è in vendita, naufragato progetto per il reinserimento dei detenuti

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di Elena Lovero

 

www.newsbiella.it, 21 agosto 2014

 

 

Era stata ristrutturata perché doveva diventare un luogo per reinserire i detenuti nella vita lavorativa dopo aver scontato la loro pena. Stiamo parlando della cascina "Aurora" e delle serre che si trovano a Castellengo, che sono ben visibili dalla provinciale che da Cossato porta a Mottalciata.

Alla fine degli anni 2000 i locali della cascina erano disabitati da tempo e la Cooperativa Sociale "La Betulla", ora sciolta, ha acquistato il cascinale ai piedi della riserva naturale della Baraggia e iniziato la ristrutturazione al fine di realizzare un centro di accoglienza per detenuti ed ex detenuti.

Il "progetto Aurora" avrebbe dovuto offrire un'abitazione, un lavoro ed un supporto socio-educativo, per il graduale reinserimento nella vita di tutti i giorni, per coloro che erano stati in carcere. Tra le attività previste vi era l'apertura di un agriturismo, l'avvio dell'attività agricola grazie alle serre e dell'allevamento di animali e un progetto di pet therapy.

I lavori di ristrutturazione, durati diversi anni, si sono conclusi nel 2011, ma lo scioglimento della cooperativa "La betulla", non ha permesso che il progetto si realizzasse. Ora la cascina Aurora può essere acquistata con concordato preventivo, tramite il commissario che si occupa della liquidazione dell'azienda, ma trovare un acquirente non è così semplice.

"È un peccato - è il commento dell'assessore alle politiche sociali di Cossato - perché il cascinale è nuovo e si sarebbe potuto dare il via, a diverse attività, per aiutare gli ex detenuti. Purtroppo, comprare la struttura e tutto il terreno circostante, è troppo costoso e il comune non è in grado di affrontare una spesa simile, per portare avanti il "progetto Aurora". Un piano, che, per essere portato avanti, avrebbe bisogno di numerose risorse sia a livello economico, che umano. Quindi, soprattutto, in questo momento, l'unica possibilità è che qualche privato proceda nell'acquisto, per lo meno perché non vada perduto tutto il lavoro di ristrutturazione".

 

Ivrea (To): progetto "Cambio di rotta", la Compagnia di San Paolo per i tirocini in carcere

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La Sentinella, 21 agosto 2014

 

Si chiama "Cambio di rotta" ed è un progetto finanziato con 50 mila euro dalla Compagnia di San Paolo a sostegno di attività che riguardano il reinserimento dei detenuti. Il Comune di Ivrea è capofila dell'iniziativa e lavorerà con il Comune di Cuorgnè, l'Ufficio esecuzione penale esterna di Vercelli e Biella, i consorzi Inrete e Ciss 38, il Sert dell'Asl/To4, il dipartimento di Scienze sociali dell'università di Torino, la Fondazione Ruffini e l'associazione Mastropietro.

"Cambio di rotta" ha l'obiettivo di promuovere il lavoro e lo studio all'interno del carcere e l'inserimento sociale e lavoratori di detenuti in uscita dal carcere. Il Comune di Ivrea coordinerà il progetto, quello di Cuorgnè parteciperà al gruppo di lavoro sui tirocini formativi e attiverà un tirocinio formativo nel proprio ente cercando anche un'azienda nel proprio territorio disponibile ad aderire all'iniziativa. Parteciperanno ai tirocini anche i consorzi socio assistenziali e mentre all'Università toccherà il compito di valutare l'insieme e l'efficacia del progetto.

 

Padova: Fp-Cgil; troppi agenti "distaccati" senza motivo e superlavoro per chi è rimasto

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Il Mattino di Padova, 21 agosto 2014

 

Non è un buon momento per la Polizia penitenziaria del carcere Due Palazzi: organici ridotti all'osso, un'inchiesta che ha smascherato un giro di droga destinato a coinvolgere otto agenti e alcuni detenuti e un nuovo filone d'indagine su pestaggi all'interno della casa di pena (indagati due agenti e sei reclusi).

"Siamo venuti a conoscenza dell'ennesimo distacco di personale di Polizia penitenziaria presso il Gruppo operativo mobile nonostante nel predetto servizio vi sia un esubero di personale di agenti penitenziari. Tale distacco, nel pieno svolgimento delle ferie estive, sta minando i diritti minimi del personale di Polizia penitenziaria" denunciano il segretario regionale Daniele Giordano e il coordinatore regionale della Polizia penitenziaria Giampietro Pegoraro del sindacato Fp (Funzione pubblica)-Cgil Veneto.

"Non riusciamo a capire l'utilità del distacco quando l'Amministrazione penitenziaria si sta adeguando ai dettati della Corte Europea in materia di detenzione. Come Fp-Cgil Veneto penitenziari denunciamo il metodo usato dall'Amministrazione e chiediamo sia fatta piena luce sul perché di questi distacchi in pieno agosto".

Intanto per gli agenti è superlavoro nel carcere Due Palazzi, 780 detenuti e una capienza sulla carta pari alla metà. Il direttore Salvatore Pirruccio precisa solo: "Il Ministero ha ritenuto di trasferire in altri istituti del Triveneto gli agenti indagati (quelli arrestati sono ai domiciliari)". E conferma: "Il personale mancante non è stato sostituito: andiamo avanti lo stesso con qualche sacrificio in più in attesa delle sostituzioni".

 

Benevento: rissa tra detenuti del reparto di Alta Sicurezza della Casa Circondariale

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www.tvsette.net, 21 agosto 2014

 

A sole 24 ore dal comunicato stampa nel quale le Organizzazioni Sindacali della Polizia Penitenziaria Cgil, Sinappe Ugl e Uil denunciavano l'interruzione delle relazioni sindacali con l'attuale direzione della Casa Circondariale e il conseguente stato di agitazione, le suddette Organizzazioni Sindacali sono costrette a denunciare nuovamente preoccupanti falle nella maglia della sicurezza della Casa Circondariale di Benevento.

Questa volta, l'ennesimo evento critico ha riguardato lo scontro, in un crescendo di turpe violenza, tra due distinti gruppi di detenuti, uno composto da ristretti di origine calabrese, l'altro da napoletani, entrambi sottoposti al regime di Alta Sicurezza con reati di associazione a delinquere .

Tali reiterati momenti di elevata tensione potrebbero essere, con ovvia probabilità, la conseguenza di una controversia relativa a contese interne al contesto penitenziario beneventano, da sempre questioni rischiose e delicate per le loro possibili e immaginabili ripercussioni sul territorio.

Da un iniziale acceso diverbio, contenuto grazie all'intervento del personale di Polizia Penitenziaria, i detenuti, poco dopo, sono passati alle vie di fatto affrontandosi in una violenta colluttazione, il cui bilancio è stato di 7 feriti non gravi, immediatamente soccorsi e curati dal Personale Sanitario dell'Istituto.

"Solo l'alta professionalità e la tempestività dell'intervento dei pochi Agenti presenti - dichiarano le organizzazioni sindacali Cgil , Sinappe Ugl e Uil - ha evitato epiloghi ben più seri". "Appena 24 ore orsono, avevamo segnalato sia la carente percezione ed osservanza degli standard minimi di sicurezza sia l'evidente assenza di equilibrio tra necessarie esigenze di sicurezza dell'Istituto penitenziario beneventano e il permanente e imposto aumento di attività trattamentali onerose e dal dubbio valore riabilitativo, a favore dei detenuti da parte della dirigenza, anche nel periodo concomitante con le ferie estive del personale, non tenendo conto, secondo una prassi negativa e antiprofessionale, ormai cronica e più volte criticata, della riduzione della forza lavoro di quest'ultimo".

"Tali attività, dipendenti da accordi fittizi con i coordinatori di alcune unità operative per la gestione del Personale da "indirizzare opportunamente" verso lo spasmodico aumento di tali attività trattamentali, sottraggono ineliminabili risorse del personale al controllo del restante contesto, costituito e condiviso da Operatori e detenuti, da lungo tempo ormai, troppo bisognosi dell'attento ascolto e della comprensione dei reali aspetti controversi dell'Istituto, da chi potrebbe e dovrebbe in maniera più competente, regolare, adeguata e globale, concretamente e repentinamente risolverli".

"In ultimo - concludono i Sindacati - alla luce dei recenti eventi e di quanto già ampiamente evidenziato in passato, a tutela della sicurezza dell'intera struttura, degli Operatori e utenti, nonché ai fini del rispetto delle imprescindibili prerogative sindacali per nulla considerate o sminuite dalla direzione, non possiamo far altro che ribadire, con più forza, l'attuale stato di agitazione e con obbiettiva fermezza, l'urgenza di un immediato ed irrevocabile avvicendamento al vertice della dirigenza".

 
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