Giovedì 23 Marzo 2017
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Carceri inumane. Lo dice anche il Garante

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di Dimitri Buffa

 

Il Tempo, 22 marzo 2017

 

La relazione alla Camera del responsabile nazionale dei detenuti Mauro Palma. Celle di nuovo sovraffollate malgrado gli indultini e niente piani di reinserimento.
Sovraffollate e invivibili. Le carceri italiane non funzionano. Lo dice pure Mauro Palma, il garante nazionale dei detenuti, nella sua prima relazione presentata ieri alla Camera. Non rieducano, sono contrarie ai principi minimi dei diritti umani così come stabiliti dalla Corte europea relativa, e, oltretutto, producono insicurezza proprio attraverso quella faccia feroce che tanti partiti e movimenti politici contrabbandano come soluzione securitaria.

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Carcere tra sovraffollamento e degrado, miglioramento dopo la Torreggiani

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 22 marzo 2017

 

Il Garante dei detenuti ha illustrato ieri alla Camera la sua prima relazione sulle carceri. Constatazione della piena maturità raggiunta da numerosi garanti locali e volontà di investire in termini di prevenzione affinché la detenzione non sfoci in trattamenti inumani e degradanti fino a svilupparsi in situazioni che un ordinamento civile non può tollerare.

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Il Garante dei detenuti e il coraggio di chiamare le cose con il loro nome

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di Patrizio Gonnella

 

Il Manifesto, 22 marzo 2017

 

Era tempo che nelle aule parlamentari non si sentiva un discorso di alto profilo sui diritti e sulle libertà. Un discorso che è partito con una citazione di Albert Camus ed è terminato con un testo di Johan Huizinga. L'occasione è stata la presentazione della prima Relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà.

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Mattarella e Boldrini: lo Stato deve offrire occasioni di recupero per i detenuti

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Ansa, 22 marzo 2017


"È la Carta fondamentale a sancire che la pena, nel rispetto della dignità e dei diritti fondamentali dell'uomo, deve favorire il reinserimento sociale di chi ha sbagliato e lo Stato ha il compito di offrire una occasione di recupero attraverso l'impegnativo percorso di rieducazione. Al Garante nazionale spetta di vigilare affinché
sia pieno il rispetto dei diritti fondamentali del detenuto e di promuovere le attività utili al suo reinserimento nella società. Si tratta di una funzione delicata e complessa cui lo Stato deve dedicare attenzione reale ed impegno concreto". Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma. La relazione annuale del Garante è stata presentata oggi a Montecitorio. "L'odierna giornata - sostiene Mattarella nel suo messaggio - rappresenta un'utile occasione per la verifica del lavoro svolto, particolarmente impegnativa nella prospettiva di individuare gli strumenti e le modalità attraverso cui assicurare la piena realizzazione dei principi sulla pena affermati dall'art. 27 della Costituzione".

 

Boldrini: non è buonismo occuparsi delle carceri

 

"Preoccuparci delle condizioni di chi vive e lavora nelle carceri non significa mostrarsi indulgenti verso chi ha commesso reati: qualcuno userebbe questa parola odiosa, 'buonistì. Significa anche preoccuparci della sicurezza collettiva, perché restituire alla società una persona migliore rispetto a quella che ha fatto il suo ingresso in carcere, è nell'interesse di tutta la collettività". Lo ha detto a presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenendo alla presentazione della relazione del Garante dei detenuti presso la Sala della Regina a Montecitorio. Boldrini ha ricordato i diversi provvedimenti approvati dalle Camere che "hanno consentito una significativa riduzione della popolazione detenuta.
E questo è il presupposto - ha detto la presidente della Camera - per fare un buon lavoro, perché in una situazione di drammatico sovraffollamento non solo si condannano i detenuti ad una pena aggiuntiva di particolare disagio che nessun tribunale ha mai deciso e che non consente alcun riscatto, ma è impossibile programmare e svolgere con efficacia tutte quelle attività finalizzate al recupero e al reinserimento sociale del condannato che è, secondo la Costituzione, ciò a cui la pena deve tendere. Come si fa, quando in una cella ci sono 6-8 persone ammassate? Lì esce il peggio della persona, se possibile".
"Adesso - ha proseguito Boldrini - che abbiamo ridotto il numero delle persone, diminuito il sovraffollamento, bisogna fare tutto il resto. E per farlo serve la collaborazione di tutti: delle istituzioni nazionali, degli enti locali e delle forze sociali, perché lo dobbiamo al nostro Paese. In questo contesto il ruolo del Garante Nazionale, così come di quelli regionali, diventa necessario e prezioso per la sua funzione di vigilanza e di garanzia del rispetto dei diritti non solo dei detenuti ma di tutte le persone private della libertà personale: quelle affidate alla custodia nei luoghi di polizia, nei Centri di identificazione e di espulsione; quelle che si trovano nei cosiddetti hotspot, un'altra dimensione sulla quale è forse il caso di andare a fondo, mi permetto di suggerire; quelle che sono nelle residenze in esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche, o sottoposte a trattamenti sanitari obbligatori. Un enorme lavoro da fare, per il Garante".

 

Epatite C in carcere, progetto pilota di educazione e prevenzione

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Adnkronos, 22 marzo 2017


Educare, informare e prevenire l'epatite C nelle carceri, comunità ad alto rischio per questa infezione, trasformando la detenzione in un'occasione di cura e responsabilità, per la propria salute e per il controllo del contagio. È il progetto "Enehide", promosso da EpaC Onlus e Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (Simspe) Onlus, che partirà nella Casa circondariale di Viterbo e coinvolgerà il personale sanitario, la polizia penitenziaria e le persone detenute.
Un'iniziativa che permetterà di mettere a punto un modello da utilizzare, successivamente, a livello nazionale. Basato sulla semplicità. Si avvale infatti di strumenti 'sostenibilì: incontri informativi, attività di educazione e distribuzione di 2mila kit di igiene personale (uno spazzolino e un dentifricio) per spezzare la catena del contagio dell'epatite C. Enehide (Educazione e prevenzione sull'Hcv negli istituti detentivi) - illustrato questa mattina a Roma - partirà venerdì nella Casa circondariale di Viterbo, dove il progetto sarà presentato a tutti i detenuti che aderiranno. Seguiranno altri 20 incontri che coinvolgeranno, oltre ai detenuti, tutti gli operatori, tra i quali 400 agenti e 50 tra medici e infermieri.
"Di grande aiuto - ha spiegato Teresa Mascolo, direttore dell'istituto penitenziario viterbese - saranno i mediatori culturali, fondamentali per una popolazione carceraria che è rappresentata per il 60% da stranieri". Negli istituti di detenzione italiani, infatti, vive una comunità di persone particolarmente esposta all'infezione da Hcv: la prevalenza di epatite C è stimata tra il 7,4% e il 38% su un totale di 56 mila detenuti. Percentuali che salgono ancora di più se consideriamo la popolazione femminile: le donne detenute, pur essendo di meno degli uomini, hanno più spesso problemi di tossicodipendenza, che aumentano il rischio di trasmissione del virus.
"La conoscenza è alla base della possibilità di compiere delle scelte informate: è quindi fondamentale che tutti abbiano gli strumenti per prevenire e limitare l'infezione da Hcv", ha dichiarato Massimiliano Conforti, vice-presidente di EpaC Onlus e responsabile del progetto. "L'obiettivo di Enehide - ha precisato - è aiutare a migliorare le condizioni di salute delle persone detenute, per spezzare la catena del contagio e per combattere lo stigma che ancora avvolge le persone con Hcv".
"L'epatite C è un problema di salute collettiva: si tratta di persone che, una volta tornate in libertà, rientreranno nella società ed è importante che siano consapevoli dei rischi legati a determinati comportamenti e della possibilità di prevenire il diffondersi dell'infezione", ha spiegato Giulio Starnini, direttore dell'Unità di medicina protetta malattie infettive presso l'ospedale di Belcolle, Viterbo, e coordinatore del progetto per Simspe. "Ma è anche un problema di tutela della salute di chi è detenuto, che ha il diritto di essere trattato come gli altri cittadini", ha aggiunto Luciano Lucania, presidente di Simpse Onlus.
Diritto che passa per l'accesso alla diagnosi, anche perché oggi solo una minima parte dei detenuti è effettivamente sottoposta a screening per la presenza di Hcv. "In un momento in cui si parla molto di epatite C e di accesso ai farmaci - ha proseguito Lucania - pensiamo sia opportuno puntare i riflettori su una realtà spesso ignorata, ma di fronte alla quale non possiamo voltarci dall'altra parte. Alle persone detenute va garantito lo stesso standard di trattamento che avrebbero fuori dal carcere, perché la salute è un diritto primario".
La Casa circondariale di Viterbo è uno dei 14 istituti detentivi del Lazio, terza fra le regioni in quanto a numero di detenuti ospitati: a gennaio 2017 la popolazione carceraria laziale era di 6.211 persone (su un massimo di detenuti previsti di 5.235), di cui il 43,6% stranieri. "È anche per questo motivo che si spiega l'attenzione della Regione Lazio verso progetti come questo", ha evidenziato Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, membro della Commissione Politiche sociali e Salute del Consiglio regionale. "Riteniamo necessario raggiungere risultati concreti anche nel campo dell'assistenza e della prevenzione: a questo scopo - ha ricordato - la Regione ha avviato un tavolo di lavoro con le associazioni dei pazienti di epatite C, dal quale è nato un Osservatorio permanente che ha tra gli obiettivi quello di aggiornare il registro delle persone con Hcv, monitorare la prevalenza dell'infezione, promuovere una prevenzione mirata ed effettuare campagne di sensibilizzazione e screening in popolazioni come quelle detenute. Ecco perché, siamo felici che il progetto Enehide parta proprio da qui". Il progetto pilota durerà 6 mesi e vuole dimostrare per prima cosa che un'azione di questo genere è realizzabile. "Abbiamo stabilito degli indicatori di efficacia che ci aiuteranno a capire cosa funziona e cosa no", ha concluso Conforti.

 
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