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Lettere: Renzi e la giustizia, Giano bifronte che non sempre ci piace

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di Tiziana Maiolo

 

Il Garantista, 1 agosto 2015

 

"I senatori non sono passacarte della procura di Trani" ricorda un po' quel "Brr, che paura!" che uscì come uno spontaneo moto dell'animo dalla gola di Matteo Renzi quando i magistrati minacciarono di scioperare contro il taglio delle loro vacanze estive. Questo è il "lato B" del Giano bifronte che alberga nel corpo del Presidente del consiglio.

Ed è quello che ci piace, anche se salta fuori raramente. È una sorta di folletto birichino che pare dire "tiè" prima dì rinfilarsi nell'abito blu fatto su misura dell'abitante di palazzo Chigi. Ma ogni "lato B" ha il suo "lato A", quello che tutti vedono ogni giorno, con le sue luci e le sue ombre. Il "lato A" di Renzi ha la lingua biforcuta dell'astuzia, del calcolo, del cinismo. Quello che lo ha indotto e costruirsi una corazza sicura, imbottita di toghe e ermellini che lo proteggessero dagli spifferi delle Procure, della magistratura militante e dai professionisti dell'antimafia.

Il suo capolavoro è stato la scelta del Presidente della repubblica, l'uomo in grigio che non potrà mai dargli ombra. Che cosa di meglio di un siciliano santificato dall'uccisione del fratello permane mafiosa, e oltre a tutto grato per sempre a chi lo ha messo (con un vero colpo di mano) sullo scranno del Quirinale? Quale Orlando o Crocetta o Lumia potranno mai fare l'esame del sangue per misurare il tasso di anti-mafiosità a chi ha scelto Sergio Mattarella fratello di Piersanti? Se questo è stato il suo capolavoro, non si può dire che le altre scelte di Renzi non siano state oculate. Un bel giorno scoprì un magistrato napoletano di nome Raffaele Cantone, che gli parvo interessante perché proponeva il processo telematico (capirai che originalità) e lo promosse a capo dell'Anticorruzione, ruolo che lui svolge con una certa intelligenza.

Intelligenza che, senza apparire, è anche molto politica. Sarà un caso se Renzi e Cantone la pensano allo stesso modo su "Mafia capitale" e l'eventualità che il Comune di Roma possa essere sciolto per mafia? I due pensano -l'uno con motivazioni politiche, l'altro con argomenti giuridici- che la situazione romana sia gravissima, ma che occorrerebbe ben altro per arrivare a quella drastica decisione dello scioglimento per mafia che per tanti piccoli Comuni e anche per Reggio Calabria fu adottata con distrazione e firmando il provvedimento con noncuranza, quasi con la mano sinistra.

Giustissimo non sciogliere Roma, quindi, visto che lo dice anche Cantone. E che le elezioni immediate sarebbero pericolose per il Pd. La terza carta giocata dal Presidente del consiglio per la propria protezione dalle toglie militanti è un po' meno raffinata delle altre due e porta il nome Hi Nicola Gratteri, il Procuratore di Roggio Calabria che strilla contro ogni possibile riformina della giustizia, dicendo che non sì potrà più fare la lotta alla mafia.

Puntuale, lo ha detto anche per quel che riguarda le intercettazioni fatte da privati a tradimento e con il solo scopo di danneggiare l'interlocutore. Il dottor Gratteri sa benissimo di aver detto una bugia, ma intanto consente a Renzi di mantenere la propria reputazione di bifronte, visto che il magistrato calabrese presiede anche una Commissione per la riforma della giustizia che funge da contrappeso e da freno all'attività riformatrice del ministro guardasigilli Andrea Orlando. Così ieri abbiamo assistito al "lato B" di Matteo Renzi. Quanti giorni, o ore, passeranno prima che ci mostri dì nuovo il "lato A" con gli interventi dì Mattarella o Cantone o Gratteri? O tutti e tre?

 

Lettere: per chiudere gli Opg commissariare subito le regioni inadempienti

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di Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice e Patrizio Gonnella (Comitato StopOpg)

 

Ristretti Orizzonti, 1 agosto 2015

 

Sono passati 4 mesi dal 31 marzo 2015 e gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non sono ancora chiusi. Più di trecento persone sono internate nei 5 Opg superstiti: Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia; e altri 240 sono gli internati nell'ex Opg di Castiglione delle Stiviere, che ha solo cambiato "targa" diventando Rems. Alle dichiarazioni del sottosegretario De Filippo che, nei giorni scorsi in Parlamento, annunciava il commissariamento delle regioni inadempienti non sono seguiti i fatti.

Il commissariamento non è più rinviabile e riguarda le regioni che non hanno ancora accolto i propri pazienti, costringendoli così a restare in Opg.

Ma il commissariamento deve agire per la completa attuazione della Legge 81/2014, che non si limita a far chiudere gli Opg. Tanto più dopo la sentenza della Corte Costituzionale di questi giorni che, respingendo il ricorso del Tribunale di sorveglianza di Messina, ha confermato la piena legittimità della legge 81, con motivazioni che ne sostengono lo spirito innovatore. La nuova legge infatti privilegia misure alternative anche alla detenzione nelle Rems (le strutture regionali di detenzione che stanno sostituendo gli Opg invece di diventare residuali). Il commissario può dare impulso e sostegno a Regioni e Asl che, collaborando con la Magistratura, devono costruire l'alternativa all'internamento delle persone in Opg e nelle Rems: con progetti di cura e riabilitazione individuale, potenziando i servizi territoriali di salute mentale. Come per la chiusura dei manicomi la vera sfida è costruire nelle comunità l'alternativa all'esclusione sociale.

 

Lettere: dall'Opg di Montelupo, dove ho partecipato a "R-Estate a Merenda".

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di Stefano Cecconi

 

stopopg.it, 1 agosto 2015

 

Quello di oggi è il terzo dei quattro appuntamenti organizzati all'interno dell'Opg "aperto al pubblico" (limite di 30 persone): per un incontro con internati e operatori, nel giardinetto abitualmente utilizzato per i colloqui. In tutto eravamo una sessantina di persone. Un incontro conviviale, semplice, in cui è stato possibile parlare con alcuni internati e soprattutto ascoltarli. Un po' di musica (buona) e un buffet (buono pure) preparato dai cuochi dell'Opg (internati ovviamente), mentre due artisti del gruppo provavano a cambiare con disegni colorati un pezzo del grigio muro di cinta.

È sempre bene quando un istituzione totale, come l'Opg o il carcere, apre le porte, seppure solo per un paio d'ore. Il mondo di fuori e quello di dentro si incontrano e questo fa bene, rende tutti più umani. Così è più facile riconoscersi come persone al di là dei ruoli di ciascuno. Grazie dunque agli operatori e alla direzione dell'Opg per questa iniziativa.

Certo il giardino di R-Estate a merenda non è l'Opg quotidiano che, nonostante l'umanità e la professionalità di molti operatori, continua a produrre sofferenza ed esclusione. Me lo ricordano (come sempre quando visito un Opg) gli sguardi, i movimenti e le parole degli internati. E lo confermano alla fine dell'incontro le parole di M: "le cose belle durano poco, hanno sempre un inizio e una fine" o quelle di P. che mi dice: "ora voi uscite e noi torniamo nelle celle, dalla gioia al dolore. Non le sembra falso tutto questo?".

Cosa rispondere, se non che di vero c'è il nostro incontrarci, le parole sincere che ci siamo detti, il ricordo di questi momenti, il buon cibo e la buona musica. E restano i disegni colorati sul muro di cinta. Ma non basta evidentemente.

L'Opg di Montelupo è ancora aperto, complice il vergognoso ritardo delle regioni che dovevano accogliere i loro pazienti (Toscana, Liguria, Sardegna e Umbria). Ma anche gli altri Opg ritardano a chiudere per la medesima ragione, ad esempio Reggio Emilia potrebbe essere chiuso subito se la regione Veneto facesse il proprio dovere. Per questo abbiamo chiesto al Governo il commissariamento immediato delle regioni inadempienti, che non hanno ancora accolto i propri pazienti, costringendoli così a restare in Opg.

Ma abbiamo detto che non basta, per superare la logica manicomiale che sostiene gli Opg bisogna andare oltre le stesse Rems, strutture detentive che stanno diventando l'unica soluzione alla chiusura dei manicomi giudiziari (e che la magistratura sta riempiendo con internamenti di persone in misura provvisoria). La strada buona ce la indica la legge 81/2014, più forte dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ne ha confermato la piena legittimità e lo spirito innovatore. Infatti la legge 81 non si limita a far chiudere gli Opg ma va oltre come abbiamo detto con Stop Opg: "Il commissario grazie alla legge 81 può dare impulso e sostegno a Regioni e Asl che, collaborando con la Magistratura, devono costruire l'alternativa all'internamento delle persone in Opg e nelle Rems: con progetti di cura e riabilitazione individuale, potenziando i servizi territoriali di salute mentale. Come per la chiusura dei manicomi la vera sfida è costruire nelle comunità l'alternativa all'esclusione sociale". Tutto questo, seppur con altre parole, me lo sono sentito chiedere oggi a Montelupo Fiorentino.

 

Sardegna: Osapp; criticità trasferimento detenuti, posti fissi penitenziaria in scali sardi

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Ansa, 1 agosto 2015

 

Istituire all'interno degli aeroporti di Olbia, Alghero e Cagliari posti fissi di polizia penitenziaria. Lo chiede al provveditore regionale Enrico Briglia, Roberto Melis, segretario regionale dell'Osapp, l'organizzazione sindacale autonoma della Polizia penitenziaria. All'origine della richiesta una serie di problemi legati al trasferimento dei detenuti che passano per gli aeroporti dell'isola. "Stanno giungendo lamentele dal personale di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei traduzioni per una serie di difficoltà tecnico-operative che incontrano ogni qual volta debbano fare scalo negli aeroporti della Sardegna - spiega il Melis - viene riferita l'assenza di un posto fisso che possa garantire il supporto in caso di eventi critici. Inoltre, per quanto riferito, si registrano ciclicamente difficoltà nel garantire ai detenuti la possibilità di fruire dei servizi igienici; per non parlare delle difficoltà che le scorte hanno nel fare eventualmente il passaggio di consegne tra due scorte diverse direttamente all'interno degli aeroporti di Alghero, Olbia e Cagliari".

 

Roma: detenuta si impiccò a Rebibbia nel 2013, muore dopo due anni in stato di coma

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Ristretti Orizzonti, 1 agosto 2015

 

Sonia Pentimella è morta. La donna era in coma da 2 anni, non aveva più ripreso conoscenza dopo essersi impiccata in una cella di Rebibbia Femminile. La donna era finita in carcere nel 2006, all'età di 29 anni: fu arrestata assieme al fidanzato, Michele Salvi, per l'uccisione dello zio di lei, Pierino Cantalese.

 
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