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Firenze: Uil-Pa; nel carcere di Sollicciano, dopo i piccioni arriva anche l'invasione dei topi

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Comunicato Uil-Pa, 19 aprile 2014

 

Nonostante le nostre denunce a tutti i livelli il carcere di Firenze Sollicciano continua ad essere un muro di gomma. Questa la denuncia di Eleuterio Grieco, Coordinatore Provinciale della Uil-Pa Penitenziari Toscana. L'istituto è ormai abbandonato a se stesso, dopo il problema dei piccioni ancora non risolto, ora apprendiamo che vi sono anche i topi che da quanto ci è dato sapere albergano nelle nella struttura penitenziaria ed in particolare in ambienti molto sensibili alla salute delle persone come le cucine.

Che vi era un problema igienico sanitario lo abbiamo denunciato a tutte le autorità preposte così come fanno quotidianamente anche le personalità Istituzionali esterne che entrano a vario titolo a Sollicciano.

Non poco tempo fa, abbiamo chiesto un ispezione del Visag Regionale di distanza al Prap Toscana, organo di controllo della salubrità negli ambienti poiché ritenevamo che vi fosse un "rischio sanitario in tutta la struttura" ma a tutt'oggi nessuna azione concreta. Noi crediamo che sia arrivato il momento che l'Asl 10 del dipartimento di prevenzione igiene e sanità pubblica avvii immediatamente una ispezione in tutta la struttura.

-Sottolinea il Dirigente della Uil-Pa Penitenziari -La Direzione del carcere di Sollicciano senz'altro è più impegnata alla prospettiva di carriera che alla risoluzione dei problemi è del personale è dei detenuti, tenuto conto che sembrerebbe favorita al colle regionale del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Toscana, evidentemente, proprio per essersi prodigata in questi anni in termini di efficienza, funzionalità nonché salubrità nel carcere di Firenze Sollicciano.

 

Nuoro: visita Camere Penali; carcere non è sovraffollato, ma ha molti problemi strutturali

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Ansa, 19 aprile 2014

 

"Al carcere di Badu e Carros non c'è sovraffollamento, ma tanti problemi strutturali": lo ha detto il delegato per l'Osservatorio nazionale delle carceri dell'Unione Camere Penali, Michele Passione, in visita ieri nel carcere nuorese.

I numeri del carcere del capoluogo barbaricino sono stati presentati stamattina dall'osservatorio delle carceri della Camera penale di Nuoro, che ha promosso l'iniziativa della visita di ieri: 151 detenuti presenti di cui 37 ergastolani, 103 con condanne definitive, sette stranieri e due detenuti in regime di 41bis.

"Non ci sono condizioni di sovraffollamento - ha detto Passione - ma in alcune ali del carcere si soffre la ristrettezza di spazio. Ciò che colpisce è il fatto che la nuova ala del carcere quasi finita non può essere utilizzata per problemi economici e di contenzioso. Inoltre la riforma sanitaria nazionale delle carceri a Nuoro è stata introdotta con 4 anni di ritardo e le figure previste in alcuni casi sono insufficienti, in altre mancano del tutto come il criminologo e lo psichiatra. Considerato che qui la maggior parte della popolazione carceraria è anziana perché c'è un alto numero di ergastolani e la maggior parte di questi ha più di 50 anni, la cura dell'aspetto sanitario è fondamentale".

L'iniziativa della camera penale nuorese vuole essere un modo "per sensibilizzare e quindi intervenire sui problemi dei carcerati" ha detto l'avvocato Giovanna Serra referente dell'osservatorio delle carceri della provincia di Nuoro. "Ieri abbiamo fatto una ricognizione di tutto ciò che esiste a Badu e Carros - ha proseguito Serra - questo ci servirà per capire dove e quando intervenire in tutela dei detenuti".

Quello dei detenuti è un problema non sempre sentito dalla società, secondo il presidente della Camera Penale di Nuoro, Francesco Lai. "La politica - ha detto - non si interessa ai detenuti forse perché non portano voti. La loro voce si leva solo per l'inasprimento delle pene ma non per le cattive condizioni in cui vivono i carcerati. Noi crediamo invece che i detenuti per la società sono una risorsa e non un peso. La politica torni ad occuparsi di loro".

 

Agrigento: "Un amico per evadere dalla solitudine", un'associazione a sostegno dei carcerati

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di Chantal Capasso

 

www.ilgiornaleditalia.org, 19 aprile 2014

 

Interessante incontro quello con Roberta Lala, presidente dell'Associazione "Un Amico per evadere dalla solitudine" da sempre impegnata nel sociale, oggi coinvolta in un notevole progetto che ha condiviso con la nostra redazione.

Ci spiega il presidente che scopo dell'associazione è quello di tutelare i diritti dei detenuti offrendo loro assistenza legale gratuita. L'Associazione si occuperà inoltre della corrispondenza epistolare e del sostegno psicologico del detenuto al fine di evitare l'emarginazione. Uno degli strumenti principali del trattamento rieducativo e risocializzativo del detenuto è il lavoro, strumento necessario per il graduale reinserimento del detenuto nella società civile. Pertanto verranno promosse le cooperative sociali di tipo B con lo scopo della promozione umana e dell'integrazione sociale dei detenuti, vista la scarsità di posti reperibili nell'amministrazione penitenziaria. Le cooperative sociali di tipo B disciplinate dalla legge 8 novembre 1991 n. 38; adoperano una politica del lavoro innovativa e dinamica, prevedono sgravi contributivi e fiscali a favore degli imprenditori disposti ad offrire opportunità di lavoro ai detenuti ed infine forme contrattuali " flessibili", capaci di modellarsi secondo le esigenze del lavoratore e del datore di lavoro.

Considerato il periodo di crisi economica in cui versa lo Stato Italiano gli sgravi contributivi rappresentano un incentivo all'assunzione. Le cooperative sociali possono effettuale il reinserimento delle persone svantaggiate, attraverso la programmazione di progetti di formazione e preparazione professionale in modo da offrire un attività lavorativa concreta, stabile e duratura.

Altra iniziativa interessante è il programma lavorativo per il reinserimento del detenuto nella società civile potrebbe essere supportato dalla vendita di prodotti artigianali creati all'interno delle carceri e immessi nel mercato. L'associazione promuoverà inoltre iniziative culturali di vario genere in quanto la cultura è un elemento essenziale per combattere la micro criminalità.

Il cuore pulsante dello scopo della nascita dell'Associazione, afferma il presidente Lala, è la lotta contro il pregiudizio sociale nei confronti dei detenuti, i quali una volta scontata la loro pena, possano vivere la loro vita senza alcuna emarginazione in modo che non avvenga la reiterazione del reato.

Particolare attenzione verrà mostrata nei confronti delle detenute madri e dei minori reclusi. I figli minori delle detenute hanno maggiormente necessità di adeguati supporti psicologici onde evitare traumi che possono essere non correttamente elaborati, trasformandosi nell'età evolutiva in problematiche di vario genere. Pertanto l'associazione si avvarrà del supporto di specialisti che interverranno in supporto dei minori. Per quanto concerne i minori reclusi verranno promosse iniziative di vario genere al fine di poter dare loro sostegno rieducativo onde evitare il più possibile il senso di isolamento psicologico.

L'associazione si occuperà dei detenuti che scontano pene per reati minori. La struttura associativa periodicamente provvederà alla raccolta di libri da donare alle diverse case circondariali, e raccolta di beni alimentari da donare alle famiglie dei detenuti più disagiate.

Altro scopo sociale dell'associazione è quello di verificare le condizioni del detenuto all'interno del carcere, cosi come previsto dalle norme della Comunità Europea. Alla luce delle recenti condanne della Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, nei confronti del l'Italia per trattamento disumano e degradante, ledendo la dignità dell'individuo a causa del sovraffollamento delle carceri.

In corso la raccolta in un libro delle testimonianze dei detenuti che vivono la triste realtà delle carceri Italiane, molte le case circondariali che hanno aderito a tale progetto, si prevede la sua pubblicazione per la prossima estate.

Secondo quanto sostiene Roberta Lala, la reclusione è un periodo che dovrebbe rieducare il detenuto onde evitare la reiterazione del reato combattendo così la micro criminalità, non dovrebbe di certo essere un luogo che abbrutisca il soggetto ledendone la dignità. Pertanto ogni società civile dovrebbe concorrere al miglioramento delle condizioni dell'individuo disagiato. Scontare una pena privando il soggetto della libertà personale, deve servire all'individuo stesso a comprendere i valori positivi, rifiutando comportamenti atti a nuocere la società civile. Solo un percorso formativo e rieducativo mirato all'evoluzione culturale e della coscienza può portare al miglioramento personale e quindi ad un vero e duraturo reinserimento nella società civile. Ogni individuo ha il compito morale di aiutare chi si trova in difficoltà senza voltare le spalle, solo così potremo vivere in una società migliore.

 

Prato: detenuto tenta di evadere dal tribunale, ma viene fermato dalla Polizia penitenziaria

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La Nazione, 19 aprile 2014

 

Un detenuto pratese, Simone Ruggia, ha cercato di evadere giovedì mattina ma è stato rincorso e riacciuffato dalla Polizia penitenziaria. Al giovane, che doveva comparire davanti al giudice Massimiliano Signorini per furto e ricettazione, erano state appena tolte le manette per consentirgli di raggiungere il banco e deporre, ma appena libero dai ferri è scappato dalla porta correndo a più non posso. In aula c'è chi è rimasto sbigottito, chi ha urlato, mentre la Penitenziaria ha rincorso il giovane riacciuffandolo dopo una concitata azione, con tanto di agenti refertati dal medico. Ruggia, in seguito, si è scusato con la Penitenziaria e avrebbe detto "non so cosa mi è passato per la mente". Prima, però, il giudice lo ha fatto comunque deporre, consentendo però di lasciargli le manette ai polsi. Poi è stato riportato alla Dogaia.

"Vorrei ringraziare il personale - dice l'ispettore capo Claudio Fais, comandante del nucleo interprovinciale - che ha dimostrato grande professionalità. Anche perché l'età avanza e stare dietro a questi ragazzi non è facile...".

 

Sant'Angelo dei Lombardi (Av): ritrovato dell'hashish in pacco destinato ad un detenuto

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www.irpiniareport.it, 19 aprile 2014

 

Ieri mattina gli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Sant'Angelo dei Lombardi hanno rinvenuto circa 7 grammi di hashish, occultati nel risvolto di un'asciugamani, all'interno di un pacco inviato a mezzo posta ad un detenuto. Ne da comunicazione Domenico de Benedictis, Segretario Regionale della Uil-Pa Penitenziari che così commenta l'accaduto.

"Sottolineiamo con soddisfazione il ritrovamento dello stupefacente perché rende merito alla quotidiana opera di prevenzione dei baschi blu della polizia penitenziaria. I tentativi di introdurre droga in carcere sono sempre più frequenti - sottolinea il Segretario Regionale - e il personale fa di tutto per contrastare questi tentativi, spesso intercettando le sostanze stupefacenti. Nel caso specifico è stata una azione di controllo manuale effettuata dagli addetti all'ufficio depositi effetti personale, il cosiddetto casellario, ad intercettare la droga.

Ma in Campania è attivo un nucleo cinofili antidroga della polizia penitenziaria che costituisce un valido supporto ai vari reparti della polizia penitenziaria della Campania e delle regioni limitrofe. Forse - conclude De Benedictis - un solo reparto cinofili in Campania non basta a garantire una efficace azione di prevenzione. Per questo ci chiediamo se non sia il caso che l'Amministrazione Penitenziaria cominci a pensare alla riconversione in antidroga del Reparto Cinofili di stanza a Bellizzi Irpino che attualmente è dedito a manifestazioni di rappresentanza".

 
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