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Napoli: detenuto 52enne muore nel carcere di Secondigliano, disposta l'autopsia

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di Ciro Formisano

 

metropolisweb.it, 24 aprile 2017

 

Sarebbe uscito dal carcere tra qualche settimana, dopo aver espiato una condanna a 9 anni di reclusione. E invece Ciro D'Alessio - pregiudicato di 52 anni di Portici - non tornerà più a casa. È morto la scorsa notte nel carcere di Secondigliano, stroncato da un arresto cardiaco. È morto in circostanze che i familiari definiscono "misteriose". Al punto che i parenti hanno nominato un perito di parte che assisterà all'autopsia sul corpo di D'Alessio. Obiettivo: sapere se in questi mesi è stato fatto tutto il possibile per evitare la morte del 52enne di Portici.
D'Alessio era in carcere dal 2008 perché coinvolto nel blitz "San Ciro", l'inchiesta dell'Antimafia che azzerò la cosca fondata dal padrino Luigi Vollaro. Condannato in primo grado a 10 anni di carcere la pena fu ridotta a 9 anni in appello. Una condanna che D'Alessio avrebbe finito di scontare il 21 giugno del 2017, tra meno di un mese.
"Ho sentito mio fratello per l'ultima volta martedì scorso - le parole di Salvatore D'Alessio - Mi ha detto: "Sto bene non vi preoccupate". Ha avuto dei problemi cardiaci in questi anni in carcere. Problemi che lo hanno costretto a sottoporsi ad accertamenti e cure mediche continue in tutti i penitenziari nei quali era recluso, da Lanciano a Bari. Recentemente è stato visitato anche all'ospedale "Monaldi" di Napoli ed è stato sottoposto ad una coronografia al "Loreto Mare". I medici ci hanno detto che si sarebbe dovuto sottoporre a un intervento chirurgico per un by-pass coronarico. Ma al "Monaldi" non era possibile perché l'ospedale non era attrezzato per ospitare un detenuto".
Trasferito da circa 10 mesi al carcere di Secondigliano dopo un periodo di detenzione a Bari, da circa 2 anni D'Alessio avrebbe avuto quindi problemi cardiaci. Problemi che spinsero il responsabile del carcere di Lanciano ad allertare l'avvocato Giuseppe Perna per porre l'accento sulle condizioni di salute di D'Alessio.
"Abbiamo presentato un'istanza per ottenere gli arresti domiciliari quando Ciro si trovava a Bari - racconta il fratello del detenuto - volevamo che fosse libero di curarsi serenamente. Ma la richiesta non è stata accolta ed è rimasto in carcere dove è morto". Nei mesi scorsi D'Alessio si era sottoposto ad altre analisi. Analisi che avrebbero confermato - come ripetuto dai parenti - la necessità dell'intervento chirurgico a cuore aperto.
"Siamo venuti a sapere che mio fratello era morto dalla moglie del suo vicino di stanza - le parole di Salvatore D'Alessio - Poi abbiamo chiamato in carcere e ci hanno confermato la notizia. Non vogliamo attaccare nessuno, vogliamo solo sapere se è stato fatto tutto quello che si poteva fare per salvare mio fratello. Se in carcere è stato curato come doveva essere". Dubbi che hanno spinto l'avvocato Perna a incontrare, ieri mattina, il direttore del carcere di Secondigliano prima di decidere per la nomina di un perito di parte chiamato ad assistere all'autopsia disposta dal pubblico ministero. "Analizzeremo i dati dell'autopsia e studieremo nei dettagli la cartella clinica di D'Alessio - le parole di Giuseppe Perna - Vogliamo accertare con chiarezza le cause del decesso per poi valutare il da farsi". L'esame autoptico verrà eseguito la prossima settimana ed entro giovedì la salma dell'uomo potrebbe essere liberata per i funerali.

 

Velletri (Rm): tentativo di suicidio in carcere, detenuto ricoverato in coma

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latinaoggi.eu, 24 aprile 2017


Un 55enne trovato impiccato con le lenzuola all'interno del bagno. Il sindacato Ugl Penitenziaria lancia l'allarme. Ennesimo tentativo di suicidio all'interno del carcere di Velletri. Questa mattina un detenuto di 55anni, arrestato cinque giorni fa per stalking, è stato trovato impiccato all'interno del bagno della propria cella ed è ora ricoverato in stato di coma. Il sindacalista Carmine Olanda dell'Ugl Polizia Penitenziaria, pochi giorni fa, aveva denunciato la crescita degli eventi critici in tutti gli istituti penitenziari.
La scorsa settimana un detenuto italiano di 50 anni, a Velletri, si era abbandonato a gesti di autolesionismo, tagliandosi le vene delle braccia e della caviglie. Questa mattina, intorno alle 7, il tentativo di suicidio nel reparto di prima accoglienza. Grazie al tempestivo intervento dell' agente responsabile della sezione e del personale sanitario del carcere è stato possibile, in un primo momento, rianimare il detenuto e successivamente trasportarlo d' urgenza con l'eliambulanza presso l'ospedale di Tor Vergata, a Roma.
Il 55enne, di nazionalità italiana, che ha cercato di impiccarsi annodando le lenzuola, versa ora in gravi condizioni. Non si conoscono ancora i motivi che hanno indotto il detenuto a compiere l'insano gesto, commenta Olanda, ma sembrerebbe che il 55enne, al suo ingresso in carcere, già manifestasse qualche problema di natura psicologica.
"Come sindacato - sostiene Olanda - stiamo notando una forte crescita di autolesionismo in tutti gli istituti penitenziari. Questo dato ci conferma sempre più che il sistema di trattamento, osservazione, educativo e di inserimento del condannato non funziona a regime. Servono assunzioni - continua - di agenti e di figure professionali come psicologi-psichiatri ed educatori. Nel caso del penitenziario di Velletri la polizia penitenziaria è fortemente sotto organico con l'aggravante che la Asl RM6 di Albano Laziale continua a sottovalutare la carenza di personale medico e paramedico ed il personale attualmente in servizio lotta continuamente con il contratto di lavoro instabile con la stessa Azienda sanitaria. Occorre immediatamente - conclude il sindacalista - mettere in funzione il nuovo repartino psichiatrico del carcere di Velletri con il personale sanitario adeguato, non possiamo più tollerare che i detenuti che hanno problemi psichiatrici vengono scaricati alla gestione dagli agenti con disposizioni di servizio di grande, grandissima sorveglianza o sorveglianza a vista.
I responsabili della Asl RM6 di Albano Laziale devono smetterla di fare il gioco delle tre carte cercando di tergiversare più possibile sulla problematica. Il responsabile sanitario del carcere di Velletri si deve prendere le sue responsabilità sulla gestione dei detenuti psichiatrici, perché oltre ad essere retribuita adeguatamente per questo tipo di servizio sono stati spesi anche dei soldi pubblici per adeguare la struttura penitenziaria. Per quanto esposto, chiediamo a tutte le autorità competenti di sollecitare con forza la Asl RM6 di Albano Laziale al fine di garantire il servizio sanitario a 360 gradi e di inviare al più presto possibile nuovo personale di polizia penitenziaria. Ci complimentiamo con gli agenti e con il personale sanitario di Velletri che ancora una volta hanno dimostrato grande capacità d' intervento".

 

Bolzano: carcere senza medici, scattano le precettazioni

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di Silvia Fabbi

 

Corriere dell'Alto Adige, 24 aprile 2017

 

Il nodo bilinguismo crea problemi anche in via Dante. Tait: "Situazione già risolta". Si ripercuote anche sul carcere di Bolzano e sullo standard di sicurezza interna la drammatica carenza di personale dell'azienda sanitaria provinciale. Dopo un periodo durante il quale era rimasta a prestare servizio solo il medico incaricato Maria Elisa Bigarelli, capo dello staff sanitario del carcere, la situazione sembra ora sanata.
"Ci sono volute diverse riunioni ma alla fine fortunatamente abbiamo trovato la soluzione. Lo staff medico è ora composto da quattro sanitari dei quali due sono stati precettati - secondo il nuovo regime approvato nei mesi scorsi e ratificato dalla giunta provinciale - e due hanno deciso autonomamente di accettare - dopo lunghe insistenze e trattative - il contratto a tempo determinato che veniva loro offerto. Intanto l'azienda sanitaria ha pubblicato anche un bando con scadenza al 5 maggio prossimo con l'obiettivo di coprire in modo stabile gli organici sanitari del carcere bolzanino. Il bando non richiede al medico il possesso del patentino di bilinguismo, secondo le nuove linee approvate in materia. "Alla luce di quella selezione verranno stilate delle graduatorie che consentiranno di poter attingere a personale preparato e in possesso delle qualifiche professionali necessarie" chiarisce Bigarelli, che se da un lato tira un sospiro di sollievo per la risoluzione del problema contingente delle scoperture di organico, dall'altro vede lo spetto ripresentarsi "a settembre quando i contratti dei colleghi scadranno".
A chiedere una maggiore stabilità del personale sanitario del carcere è però anche il corpo delle guardie penitenziarie, alle prese con le ricadute delle scoperture di organico di medici e infermieri. "Nelle settimane in cui i medici non avevano ancora firmato il nuovo contratto ci siamo trovati alcune notti a dover portare al pronto soccorso un detenuto che stava male.
Il problema è che, essendo noi in quattro con 70 detenuti durante il turno di notte, ci trovavamo con due persone fuori e solo altre due a garantire la sicurezza dell'intero carcere" è la denuncia di Franco Fato, referente sindacale Uil per gli agenti di custodia in servizio nel carcere di via Dante. "Gli altri istituti penitenziari italiani non soffrono di questi problemi perché qui le regole per il reclutamento del personale sono diverse" precisa Fato, mettendo il dito nella piaga.
"Il problema delle scoperture di organico si è presentato nelle scorse settimane, ma nel frattempo è stato risolto grazie ai nuovi istituti previsti da azienda sanitaria e Provincia" spiega il direttore del comprensorio di Bolzano Umberto Tait, sotto la cui competenza ricade anche lo staff medico del carcere di Bolzano. Anche il direttore generale dell'azienda sanitaria Thomas Schael getta acqua sul fuoco: "Nel prossimo mese di giugno scadono i concorsi che abbiamo bandito per la ricerca di personale medico anche non in possesso del patentino di bilinguismo".
Il direttore dell'azienda sanitaria tiene comunque a precisare che "il servizio sanitario verrà comunque in ogni caso garantito in tutte le sue declinazioni, finché entro la fine dell'anno non avremo - così le nostre previsioni - rimpolpato l'intero organico specialmente in relazione alle branche carenti".

 

Palermo: "Il carcere è ancora l'unica detéstable solution?", seminario a Giurisprudenza

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palermotoday.it, 24 aprile 2017


Giovedì 4 maggio, la facoltà di Giurisprudenza ospita l'incontro, organizzato dalla Comunità Exodos e dalla Fondazione Humanum, "Il carcere è ancora l'unica detéstable solution?".
Micheal Foucoult, nella sua opera "Sorvegliare e punire", riferendosi al carcere come possibile risposta al reato, ne riconosce il valore di unica soluzione seppur detestabile. L'incontro intende esplorare il mondo delle carceri e, individuandone criticità, così come i profili che in alcune ipotesi ne rendono irrinunciabile il ricorso, mira a valutare se oggi la soluzione del filosofo francese sia ancora l'unica e detestabile risposta al reato.
A questo quesito, che si inserisce in un momento storico molto delicato, in particolare per gli allarmanti numeri del sovraffollamento carcerario e il sempre più crescente fenomeno dei suicidi in carcere, risponderanno Rita Bernardini, esponente di spicco del Partito Radicale, e da sempre a fianco dei detenuti, nonché Ann Powe-Forde, giudice della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, la quale ha elaborato il "Diritto alla Speranza" per limitare il ricorso all'ergastolo sulla base della convinzione che si tratti, nei casi di maggiore rigidità nella sua esecuzione, di una pena che rischia di confliggere con la Carta Europea dei Diritti dell'Uomo, traducendosi così in un trattamento disumano e degradante.
Interverranno anche i Professori Manfredi Parodi Giusino e Francesco Viola, e apprezzati saranno anche gli apporti offerti dal pubblico che vorrà intervenire. Il seminario si inserisce all'interno del fortunatissimo ciclo di incontri sul Nuovo Umanesimo inaugurato all'inizio di quest'anno dalla Comunità Exodus di Palermo, che con i suoi giovani componenti è da tempo impegnata sia sul piano culturale che in quello dell'aiuto ai migranti (offrendo loro opportunità di studio e relazioni umane) in un'opera di risveglio umano e sociale.

 

Augusta (Sr): "Spes contra spem, liberi dentro"; non avere speranza, ma essere speranza

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di Lucia Brischetto

 

sicilianetwork.info, 24 aprile 2017

 

È stato davvero un pomeriggio particolare: dopo la proiezione del docu-film e le dichiarazioni dei detenuti, nell'ampio salone dell'Istituto, c'è stato anche il dibattito con i reclusi dell' "alta sicurezza" e con tutti i presenti invitati all'evento. "Spes contra spem" è stato l'ultimo messaggio dello straordinario uomo politico Marco Pannella " il quale ci continua a dire dopo averci lasciato che non basta "avere speranza", bisogna "essere speranza", cioè protagonisti dell'azione e del cambiamento.
E i detenuti dell'Istituto penitenziario di Agusta sono stati davvero i protagonisti dell'evento. Sono stati "la speranza contro ogni speranza, "Spes contra spem, liberi dentro". Del resto, una società può dirsi veramente civile solo quando le persone credono e professano i valori fondamentali che appartengono all'esistenza dell'uomo e quando viene loro consentita la pacifica e gradevole convivenza in stato di uguaglianza e di pari opportunità fra tutti gli uomini di quel Paese. E di questo concetto tutti i detenuti dell'Istituto sono consapevoli e pronti ad operare in tal senso. Infatti, molti di loro sono pedagogicamente intervenuti al dibattito che si è sviluppato dopo la visione del filmato " Spes contra spem, liberi dentro".
Al prestigioso evento penitenziario erano presenti oltre a tutto lo straordinario e laborioso personale pedagogico dell'Istituto con a capo il direttore Antonio Gelardi, la vice direttrice del Penitenziario, la dirigente Emilia Spucches, Cesira Rinaldi, gli ospiti Giammarco Ciccarelli segretario del Partito Radicale di Catania, Sergio D'Elia, Maria Brucale, il docente di Diritto penale Salvatore Aleo, l'avvocato Luca Mirone della Camera penale di Catania, la dottoressa Elisabetta Zamparutti, la psicoterapeuta Simona Macaudo.
Tutti i presenti, ma soprattutto i detenuti, erano entusiasti nel dichiarare la propria condivisione pedagogica all'evento ed hanno affrontato magistralmente la "conversazione" sulla questione atavica del carcere e della libertà. Si è discusso a lungo sulla depenalizzazione, sull'affollamento degli Istituti penitenziari in Italia, sulla limitazione della custodia cautelare in carcere e sul potenziamento oltre che delle misure alternative alla detenzione, sulla riforma del Codice penale e Penitenziario di cui si parla da oltre venti anni e non si è ancora realizzato nulla. Infatti al contrario di alcuni Paesi europei, in Italia, non si è ancora avuta la depenalizzazione di alcuni reati, la limitazione della custodia cautelare in carcere, il potenziamento delle misure alternative alla detenzione, la civiltà della detenzione.
Il docu-fim basato soprattutto sull'ergastolo ostativo "Fine pena mai" fa vivere ai detenuti il carcere non più per "scontare" la pena e quindi avere la possibilità di una risocializzazione all'esterno tramite le misure alternative alla detenzione come stabilito dall'ordinamento penitenziario ottenendo il ricongiungimento con i propri familiari, ma come una vera e propria "pena di morte che scontano da vivi", un ergastolo ostativo che non consente di avere dei benefici quali i permessi premio, la semilibertà, l'affidamento in prova al servizio sociale, la liberazione condizionale. Durante il lungo pomeriggio si è potuto constatare che all'interno dell'Istituto esiste un rapporto positivo e pedagogico tra tutto il personale e i detenuti e che questo ha già portato e continuerà a portare buoni frutti sia ai detenuti che all'istituzione. Presto così come lei stessa ha dichiarato tornerà ad Augusta l'on. Rita Bernardini per continuare il dibattito con i detenuti.

 
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