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Isernia: detenuto morto per trauma cranico, i due compagni di cella indagati per omicidio

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Ansa, 21 novembre 2014

 

Cambia l'accusa per i due detenuti del carcere di Isernia indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di un loro compagno di cella, deceduto alcuni giorni dopo una aggressione in carcere. La procura ora procede per omicidio e non più per lesioni.

Intanto è stato disposto il sequestro di una seconda cella (quella dove è avvenuto l'episodio era già stata sigillata la settimana scorsa) per poter eseguire delle prove irripetibili. L'autopsia, eseguita due giorni fa, ha dato una svolta alle indagini: le ferite trovate sul corpo del 45enne romano Fabio De Luca non sono compatibili con l'ipotesi della caduta accidentale, ma avvalorano l'ipotesi di una aggressione subita in cella.

 

Fossombrone (Pu): Prap; il 4 novembre detenuto si è impiccato, nessun secondo suicidio

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Ansa, 21 novembre 2014

 

Non c'è stato nessun secondo suicidio venerdì scorso nel carcere di Fossombrone, dopo quello di un detenuto italiano avvenuto il 4 novembre.

Il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria delle Marche ha smentito la notizia diffusa il 18 novembre dal segretario del Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria Donato Capece e ripresa il 19 novembre dal Garante dei diritti dei detenuti Italo Tanoni, che sul caso ha inviato una lettera al Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Nella casa di reclusione di Fossombrone, sottolineano al Provveditorato, l'ultimo suicidio prima di quello del 4 scorso risaliva a dieci anni fa.

 

D'Anna: Garante disinformato su fantomatico suicidio

 

Sono "gravissime le dichiarazioni fatte a mezzo stampa dal Garante dei Detenuti delle Marche relativamente ad un fantomatico secondo suicidio di un detenuto presso la Casa di reclusione di Fossombrone". Lo afferma il consigliere regionale Giancarlo

D'Anna, dopo la smentita della notizia diffusa dal Sindacato di polizia penitenziaria

Sappe da parte del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria.

"La divulgazione della notizia infondata di un secondo suicidio - sostiene il consigliere - oltre a destare pericolosi allarmismi all'interno di un istituto di pena della valenza della Casa di reclusione di Fossombrone, meritava da parte del Garante un preventivo riscontro dei fatti con la Direzione e con il Comando della Polizia penitenziaria forsempronese", soprattutto prima di scrivere al ministro della Giustizia.

 

Isernia: detenuto morto per trauma cranico, i due compagni di cella indagati per omicidio

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Ansa, 21 novembre 2014

 

Cambia l'accusa per i due detenuti del carcere di Isernia indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di un loro compagno di cella, deceduto alcuni giorni dopo una aggressione in carcere. La procura ora procede per omicidio e non più per lesioni.

Intanto è stato disposto il sequestro di una seconda cella (quella dove è avvenuto l'episodio era già stata sigillata la settimana scorsa) per poter eseguire delle prove irripetibili. L'autopsia, eseguita due giorni fa, ha dato una svolta alle indagini: le ferite trovate sul corpo del 45enne romano Fabio De Luca non sono compatibili con l'ipotesi della caduta accidentale, ma avvalorano l'ipotesi di una aggressione subita in cella.

 

Padova: nel carcere comandavano Sacra Corona Unita e Nuova Camorra Organizzata

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di Cristina Genesin

 

Il Mattino di Padova, 21 novembre 2014

 

Ben 31 gli indagati, 48 i capi d'accusa: il pm Dini chiude l'indagine sul carcere. Coinvolti 5 agenti, un avvocato, 18 detenuti e sette persone tra parenti e amici,

Scandalo nel carcere Due Palazzi: a cinque mesi dal blitz destinato a provocare l'arresto di 15 persone, tra cui sei agenti di Polizia penitenziaria in servizio nella struttura, le cifre sono più che raddoppiate ora che il pubblico ministero padovano Sergio Dini ha chiuso formalmente l'indagine e si prepara a chiedere il processo. Così gli indagati sono passati a 31. E i fatti contestati da 20 sono saliti a 48. Comandavano i clan, Sacra Corona Unita e Nuova Camorra Organizzata, la famigerata Nco specialista in gioco d'azzardo e omicidi, contrabbando e totonero, spaccio e pizzo.

E anche un super-detenuto come Domenico Morello, classe 1956, affiliato alla Nco del boss di Ottaviano Raffaele Cutolo, già evaso nel 1993 e poi sottoposto al regime duro del cosiddetto 41 bis tanto combattuto dai mafiosi. Erano loro a dettare leggi e regole nel reparto del Due Palazzi affidato a un gruppetto di agenti di polizia penitenziaria, corrotti e tossicomani, guidati dall'agente Pietro Rega, il più "avvicinabile", l'unico ancora rinchiuso in una cella del penitenziario di Santa Maria Capua a Vetere, interrogato appena due settimane fa. Lui (volto noto tra le guardie di scorta ai detenuti in tribunale) e i colleghi facevano entrare di tutto dietro le sbarre: eroina, hashish, cocaina, metadone e pasticche di ecstasy, poi cellulari, schede sim, chiavette usb e pc. In cambio di soldi e di droga. Compravano per i reclusi. E compravano per se stessi, sniffando e fumando durante i turni di servizio oltreché negli alloggi riservati al personale carcerario.

È ormai completo il quadro di un'inchiesta esplosiva che si è lasciata alle spalle due morti suicidi (un detenuto per omicidio, Giovanni Pucci, e un agente arrestato, Paolo Giordano) e un clima di sospetti all'interno di una struttura considerata, da tutti, un vero e proprio modello.

Struttura che sforna un'apprezzata rivista (Ristretti Orizzonti) e offre occasioni di lavoro con il laboratorio di pasticceria gestito dalla cooperativa Giotto e di amicizia con la squadra di calcio Pallalpiede.

Eppure il commercio in carcere era in mano a due boss, Gaetano Bocchetti, padrino dell'Alleanza di Secondigliano, e Sigismondo Strisciuglio, noto come il viceré di Bari vecchia, esponente della Sacra Corona Unita. E com'è nello stile di due boss, erano altri detenuti della loro corte a fare da intermediari con le guardie per procurare quanto ordinavano i due capi che non volevano mai stare senza riserva di stupefacenti.

Un altro personaggio-chiave, pronto a pagare il prezzo della corruzione, era Adriano Patosi, albanese pluripregiudicato che aveva "in libro paga" l'agente Pietro Rega, piegato alle sue richieste. E a quelle dell'avvocato rodigino Michela Marangon che - stando alle accuse della procura - avrebbe versato 500 euro a Rega per garantire il flusso di eroina a un suo assistito (Antonino Fiocco) e alleggerire la vigilanza nei suoi confronti.

Bastava pagare e anche un recluso come Domenico Morello, sottoposto al carcere duro dei mafiosi previsto dalla norma 41 bis, poteva farsi consegnare un cellulare e "parlare" con il mondo. Ecco la marea di accuse: corruzione continuata e aggravata, spaccio di stupefacenti (pure con una valanga di aggravanti), e ancora agevolazioni ai detenuti sottoposti a particolari restrizioni stabilite dall'ordinamento penitenziario, infine favoreggiamento e omessa denuncia di reati. Già perché chi avrebbe dovuto controllare, in realtà commetteva reati gravissimi.

 

Rimini: da Sarti (M5S) un'interrogazione parlamentare sul sovraffollamento del carcere

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www.altarimini.it, 21 novembre 2014

 

Dopo la visita di domenica scorsa, la deputata riminese Giulia Sarti ha presentato una interrogazione relativa alle condizioni del carcere di Rimini. Nel documento la Sarti riassume le difficili situazioni che ha riscontrato nella sua visita e in quelle precedenti. Sovraffollamento, difficoltà di gestione, condizioni igieniche, situazioni lavorative del personale di Polizia Penitenziaria.

 

Testo dell'interrogazione

 

La presente interrogazione si basa su quanto emerso al seguito di due visite ispettive da me svolte, la prima in data 22 settembre 2014 e la seconda pochi giorni fa, il 16 novembre, in quest'ultima occasione insieme al nuovo Garante dei detenuti comunale Davide Grassi, presso la Casa Circondariale di Rimini, sita in via Santa Cristina n. 19, al fine di verificare personalmente le condizioni dei detenuti, del personale e lo stato della struttura. Già a settembre, non mi era stato possibile incontrare il Direttore, la Dott.ssa Benassi, poiché costretta ad occuparsi di due strutture carcerarie, Rimini e Modena; in data 7 ottobre, la dott.ssa Benassi è andata in pensione ed è stato nominato un nuovo Direttore provvisorio, l'avvocato Gianluca Candiano.

Con il nuovo Direttore però, la situazione è peggiorata poiché secondo il provvedimento di nomina deve presenziare alla Casa Circondariale di Rimini solo due volte a settimana e per il resto dei giorni presso il carcere di Castelfranco Emilia; la capienza del carcere è di 136 posti di cui: 22 posti mai utilizzati della seconda sezione completamente ristrutturata ma chiusa; 16 di custodia attenuata riservati alla sezione Andromeda per alcoldipendenti e tossicodipendenti, di cui ad oggi solo 7 posti occupati; 11 posti riservati ai semiliberi di cui occupati 5; 7 posti vuoti perché destinati ai detenuti transessuali (occupati 1).

Quindi, sottraendo dalla capienza totale i posti riservati alle sezioni speciali, quelli della sezione ordinaria in realtà sono solamente 80; ad oggi 19 novembre 2014, i detenuti presenti sono in totale 114, di cui 100 nelle sezioni ordinarie (la prima, la terza, la quarta e la quinta). Ciò significa che, se la capienza come sopra spiegato per i detenuti ordinari è di 80 posti, allora c'è un sovraffollamento di 20 soggetti e paradossalmente le sezioni speciali sono sostanzialmente vuote.

Dalle carte, che non tengono conto del fatto che un normale detenuto non può accedere ai posti assegnati alle sezioni speciali, risulta addirittura che nel carcere Casetti ci siano 22 posti liberi rispetto alla capienza massima (136); del totale dei 114 detenuti gli imputati sono 44, appellanti 16, ricorrenti 5, definitivi 49; sempre con riferimento al totale 55 sono stranieri e 59 italiani; 57 sono tossicodipendenti; l'istituto penitenziario è composto da 6 sezioni più quella assegnata ad Andromeda e quella per i detenuti in condizione di semilibertà.

Delle sei sezioni, però, ne possono essere utilizzate quattro, per diversi motivi: la seconda sezione è totalmente chiusa poiché le società che hanno svolto i lavori di ristrutturazione, non pagate dalla società da cui dipendevano, non hanno mai consegnato i certificati di collaudo. La società in questione, a sua volta, non ha provveduto al pagamento delle società subappaltanti e subfornitrici.

Attraverso la visita, ho potuto verificare che tale sezione vuota è completamente ristrutturata e conforme alle norme di sicurezza, contrariamente alle celle della prima sezione, attualmente ospitante i detenuti che appare fatiscente, in uno stato igienico pessimo con evidenti problemi di infiltrazioni di acqua piovana; la sesta sezione, invece, è stata ristrutturata dai detenuti. Il Provveditore regionale, a seguito dei lavori di ristrutturazione svolti, per renderla adeguata al regolamento di esecuzione rispetto al quale le metrature erano diventate esigue, decideva di buttare giù i muri cosicché da 2 celle se ne ricavasse 1 più ampia e rispondente ai criteri stabiliti dalla sentenza Torreggiani.

Dopo un mese però, lo stesso Provveditore Regionale, stabiliva che, nell'attesa dell'inizio di questi lavori, i detenuti transessuali venissero comunque mandati al Casetti; il cortile ricreativo è un campo di cemento completamente esposto al sole e alle intemperie, contrariamente a quanto previsto dall'ordinamento penitenziario. Un'eventuale copertura deve essere disposta dal Provveditore. Esiste poi un'altra zona più protetta, con anche un tappetino a terra, cosicché se i detenuti giocano a calcio non si facciano male.

Accanto, però, si trova un'area verde ombreggiata per i colloqui tra i detenuti e i figli minori completamente ristrutturata con gazebo di legno e sedie mai utilizzata poiché, a seguito della nevicata del 2012, è crollato il tendone. Per rimetterlo a posto era stata data la disponibilità economica da parte della Camera Penale di Rimini ma poi, venendo a conoscenza del costo elevato di tale opera, circa 7 mila euro, non ha mai versato la somma; le attività ricreative dei detenuti sono ridotte al minimo e quelle lavorative sostanzialmente inesistenti; questo comporta il venir meno della finalità principale della pena ossia la rieducazione e il reinserimento; non solo, i detenuti, in mancanza di attività che occupino il loro tempo in maniera produttiva, finiscono per dar vita a risse e scontri.

Recentemente infatti, precisamente in data 7 ottobre, è scoppiata una rissa per un pacchetto di sigarette in cui due detenuti hanno picchiato a sangue un detenuto tunisino con una caffettiera e con un'asta appendiabiti da armadio rompendogli il naso; qualche giorno prima, l'1 ottobre, due agenti, vedendo un detenuto che perdeva sangue perché colpito da un suo compagno di cella, sono dovuti ricorrere a cure mediche per i colpi ricevuti dal detenuto mentre cercava di divincolarsi.

Nello stesso momento, un detenuto tossicodipendente si era provocato delle lesioni tagliandosi il corpo in più parti perché, a detta del detenuto, non aveva ricevuto la terapia prevista. In tale occasione, il segretario generale aggiunto del Sappe (sindacato degli agenti), Giovanni Battista Durante, dichiarava che le aggressioni, i ferimenti e le azioni di autolesionismo sono sempre più frequenti, ravvisando l'assoluta necessità di un direttore in pianta stabile.

Ad oggi i problemi si stanno sommando: dall'inizio dell'anno i numeri parlano di 12 tentati suicidi, 12 aggressioni agli agenti e 25 tra detenuti, oltre 73 atti di autolesionismo, 12 denunce all'autorità giudiziaria per violenza, minaccia e resistenza al pubblico ufficiale; 52 proteste di sciopero della fame; 9 danneggiamenti ai beni dell'amministrazione; 2 incendi; inoltre, ho ravvisato una carenza di organico importante: il magistrato di sorveglianza è uno solo per le tre carceri romagnole di Forlì, Ravenna e Rimini, mentre per quanto riguarda gli agenti di polizia penitenziaria, in un carcere dove ci sono circa 140 detenuti, per ogni turno il personale di sorveglianza è di appena 8 persone quando ne servirebbero almeno il doppio; basti pensare al caso in cui un detenuto debba essere portato in ospedale è necessaria una scorta di almeno tre agenti, dunque per 136 detenuti rimarrebbero 5 agenti; per quanto riguarda l'igiene e la pulizia delle cella, essa è affidata ai detenuti stessi, tra l'altro come previsto dall'ordinamento penitenziario. Purtroppo però, non dispongono nemmeno di scope e spugne a causa del taglio lineare dei fondi destinati alle mercedi dei detenuti al carcere di Rimini :

se il Ministro sia a conoscenza di quanto sopra descritto e intenda sollecitare affinché vengano superati gli ostacoli burocratici che hanno impossibilitato fino ad ora l'utilizzo delle sezioni ristrutturate e della zona ricreativa; se il Ministro voglia verificare e fornire prova dell'effettivo versamento delle somme dovute alle società che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione della seconda sezione della Casa Circondariale di Rimini, come previsto dal Decreto di Liquidazione emesso dal Provveditorato Regionale dell'Emilia Romagna in data 26.08.2014 e nel caso in cui il Dap risulti inadempiente se il Ministro voglia disporre l'immediata erogazione di quanto dovuto ai fini dell'apertura della seconda sezione; se il Ministro ritenga opportuno disporre che venga nominato un direttore in pianta stabile vista la situazione di assoluta necessità e urgenza sopra esposta; se il Ministro possa adoperarsi affinché venga colmata la grave lacuna a livello di organico per quanto attiene ai turni degli agenti di polizia penitenziaria che, con riferimento al numero di detenuti, per regolamento dovrebbero essere almeno il doppio di quanti ve ne sono oggi.

 
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