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Giustizia: Bernardini (Ri); risarcimenti detenuti per "trattamento inumano" non effettivi

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Adnkronos, 24 ottobre 2014

 

La legge che prevede risarcimenti ai detenuti che abbiano subito trattamenti inumani in violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo "non risponde a quanto aveva chiesto all'Italia la corte di Strasburgo, e cioè che i risarcimenti fossero effettivi. Noi abbiamo la prova che tali non sono".

A denunciarlo è il segretario dei Radicali Rita Bernardini. "Abbiamo ricevuto ordinanze di inammissibilità di richieste di detenuti emesse da alcuni magistrati di sorveglianza - spiega Bernardini all'Adnkronos - che hanno dato alla legge una interpretazione in base alla quale la richiesta va accolta solo se il pregiudizio sia attuale, e non riferito al passato".

E spesso per gli stessi magistrati "è complicato ricostruire le passate detenzioni: per farlo si dovrebbe poter disporre di tutte le informazioni relative alle situazioni in cui sono stati ristretti: quali erano le condizioni igieniche, di aria o di luce, quante erano le persone in cella. Un aiuto il tal senso dovrebbe arrivare dal Dap, cosa che non succede".

Il segretario dei Radicali fa l'esempio di quanto accaduto nel distretto di Firenze: il presidente del tribunale di sorveglianza Antonietta Fiorillo, intervenendo alla trasmissione "Radio Carcere" ha fatto presente che su 1.200 istanze presentate per i 18 istituti del distretto, ne sia stata accolta solo una.

 

Giustizia: Provenzano dovrà crepare in carcere, negato il trasferimento in lungodegenza

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di Luca Rocca

 

Il Tempo, 24 ottobre 2014

 

Morirà come un cane. Il boss dei boss, Bernardo Provenzano, giace da più di due anni in un letto d'ospedale del reparto ospedaliero del carcere San Paolo di Milano, al 41bis. Immobile da mesi, col cervello distrutto dall'encefalopatia, con un sondino nasogastrico per nutrirsi, pesa 45 chili. Il suo cuore batte ma non ha più la cognizione dello spazio e del tempo. È un vegetale, e neanche le parole del Santo Padre, che ha definito l'ergastolo "una pena di morte nascosta, un'esecuzione", riusciranno a tirarlo fuori di lì.

Pochi giorni fa il tribunale di Sorveglianza di Milano ha respinto sia la richiesta di differimento pena sollecitata d'ufficio dal magistrato di Sorveglianza, dopo che i medici hanno definito le condizioni del boss incompatibili col carcere, sia la subordinata dell'avvocato di Provenzano, Rosalba Di Gregorio, che aveva chiesto non di trasferirlo a Corleone, ma di lasciarlo in regime di carcerazione nello stesso ospedale, però nel reparto di lunga degenza, invece che in quello del "41bis".

Il no dei giudici, a differenza che in passato, non è stato motivato con la pericolosità del detenuto, ma col suo interesse. Il tribunale, infatti, sostiene che "non sussistano i presupposti per il differimento dell'esecuzione della pena, atteso che Provenzano, nonostante le sue gravi e croniche patologie, stia al momento rispondendo ai trattamenti sanitari attualmente praticati che gli stanno garantendo, rispetto ad altre soluzioni ipotizzabili, una maggior probabilità di sopravvivenza". Per i giudici, dunque, che ormai parlano solo di "sopravvivenza" Provenzano può contare su terapie più adatte nel reparto in cui si trova attualmente, e spostarlo significherebbe garantirgliene di meno efficaci.

Non solo. Il tribunale ha affermato che spostarlo dal presidio ospedaliero, anche solo per 48 ore, potrebbe essergli fatale, e che comunque l'attuale condizione di Provenzano è di "carcerazione astratta", nel senso che lo tengono lì solo per curarlo. E pensare che, fino a pochi mesi fa, nonostante le condizioni di salute fossero identiche a quelle attuali, la sospensione della pena veniva respinta non nell'interesse del paziente ma perché lo si riteneva comunque capace di comunicare con l'esterno e dunque impartire ordini alla mafia.

Giorni addietro i medici del San Paolo, su richiesta del tribunale di Sorveglianza di Roma, nella loro relazione scrivevano: "Il paziente presenta un grave stato di decadimento cognitivo, trascorre le giornate allettato alternando periodi di sonno a vigilanza. Raramente pronuncia parole di senso compiuto o compie atti elementari se stimolato. L'eloquio, quando presente, è assolutamente incomprensibile. Si ritiene incompatibile col regime carcerario".

Intanto il tribunale di Sorveglianza di Roma, che avrebbe dovuto decidere sulla revoca del 41bis per un "vegetale", ha rinviato l'udienza al 5 dicembre. Uno Stato degno di questo nome non lascia un uomo in queste condizioni al career e duro, per nessun motivo, anche se si tratta di un ex capomafia. Noi de Il Tempo, i Radicali e pochi altri garantisti, si battono per chiedere il rispetto dello stato di diritto e la fine di quest'infamia. I medici, già prima dell'ultima relazione, avevano affermato che le cellule celebrali del boss vanno distruggendosi, e presto il cuore, ne è la conseguenza, potrebbe fermarsi. La burocrazia sta uccidendo il boss. Come un cane.

 

Lettere: non di sola prevenzione vivono i progetti di incontro tra persone detenute e studenti

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di Carla Chiappini (Direttrice di "Sosta Forzata")

 

Ristretti Orizzonti, 24 ottobre 2014

 

Ho sempre pensato che la parola prevenzione fosse troppo lunga e stretta, un corridoio utile ma angusto. Un po' buio, dove circola poca aria. Ma non avevo le idee molto chiare; solo pensieri sparsi ed emozioni. Oggi quel sapientissimo vecchio di Zygmunt Bauman mi ha spalancato la mente. A Milano, nell'aula più bella dell'Università Cattolica, ha ragionato per circa un'ora intorno a una parola molto semplice e molto potente: dialogo.

E ha più volte ripetuto che il dialogo è un'arte difficile che ci può aiutare a vivere insieme, un esercizio da praticare con continuità fino ad affermare che accettare il dialogo è una questione di vita o di morte.

All'improvviso ho capito che cosa mi affascina degli incontri che il gruppo di Ristretti Orizzonti - come anche altri impegnati nelle carceri - fa nelle scuole e con le scuole; il fatto di riuscire a creare un dialogo tra mondi distanti, separati dall'anagrafe innanzitutto, poi dalla storia personale e talvolta anche da cultura, religione e provenienza. Gli adulti e i giovani innanzitutto, i detenuti e le persone libere, i colpevoli e i presunti innocenti, gli italiani e gli stranieri.

È il dialogo l'oggetto più prezioso, prima ancora dei racconti e dei contenuti. Il fatto di porsi gli uni di fronte agli altri senza strategie, in un atteggiamento di apertura e di onestà, usando con responsabilità parole che non nascondono. Parole non politiche.

Mi sono sempre chiesta, per la verità, con quali altri adulti questi ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi così a fondo, di porre domande tanto delicate e difficili, ottenendo risposte chiare. Con chi? Non è scontato, proprio per niente. È una scelta di coraggio e di fiducia e, ne sono certa, questo è davvero il primo grande insegnamento: il fatto che sia possibile parlarsi, guardandosi negli occhi, senza mentire e senza fuggire.

Poi vengono le storie con tutto il loro potenziale educativo e preventivo, viene quel lavoro importantissimo di scavo critico che precede e segue gli incontri coi ragazzi. Indispensabile per acquisire piena consapevolezza del ruolo delicato che si ricopre nei momenti del dialogo.

Ma solo dopo. La vera rivoluzione è l'incontro, il dialogo che apre ad altri dialoghi e, forse, a un modo diverso di costruire le relazioni tra esseri umani. Più rispettoso, più empatico, più onesto. E direi anche più interessante.

 

Marche: detenute donne solo il 3%, si trovano nelle carceri di Camerino e Pesaro

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www.pdmarche.net, 24 ottobre 2014

 

Incontro fruttuoso mercoledì tra i rappresentanti del Pd Marche, gli avvocati Nicola Perfetti e Marina Magistrelli con la dottoressa Ilse Runsteni, dirigente generale del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria Umbria-Marche.

Le carceri delle Marche ospitano attualmente 900 detenuti. Si è quindi notevolmente ridotto il problema che affliggeva anche il nostro territorio fino a solo un anno fa. Attualmente il 20% sono in attesa di giudizio e l'80% risultano già giudicati, almeno in primo grado. Il 45% della popolazione detenuta nelle Marche è straniera e il 28% sono i detenuti per reati legati agli stupefacenti. Le donne detenute sono il 3% e si trovano nel carcere di Camerino e Pesaro.

Gli avvocati Magistrelli e Perfetti hanno chiesto chiarimenti al Provveditore sull'ipotesi, allo studio del ministero, che il governo riduca a 16 i Provveditorati regionali, con un accorpamento che vedrebbe le Marche con l'Emilia Romagna ed hanno approfondito i problemi relativi alla mancata nomina dei direttori di Fossombrone e Pesaro. È risultata evidente una carenza straordinaria negli organici: le assistenti sociali sono il 50% in meno; gli educatori il 31% e la polizia penitenziaria tocca il punto massimo ad Ancona-Montacuto con il 50% di unità in meno rispetto all'organico, mentre il carcere di Pesaro (che è il carcere più grande delle Marche) ha una copertura al 90%. Il Pd-giustizia delle Marche intende monitorare con continuità le criticità delle carceri marchigiane e seguire l'evoluzione relativa alla cronica mancanza di organico in modo da garantire, alla popolazione detenuta e agli operatori, una qualità della vita e della rieducazione che porti il sistema fuori dall'emergenza di questi anni.

 

Emilia Romagna: Garante regionale dei detenuti in visita all'Ipm del Pratello, a Bologna

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www.bologna2000.com, 24 ottobre 2014

 

Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, si è recata in visita all'Istituto penale minorile in via del Pratello, a Bologna, accompagnata dal direttore dell'istituto, Alfonso Paggiarino, e dal comandante di reparto della Polizia penitenziaria.

La Garante ha potuto toccare con mano gli "effetti perversi" del DL 92 del 26/06/14 convertito dalla legge 117/2014, rispetto al quale già questa estate aveva espresso una netta contrarietà: alla luce della modifiche apportate all'articolo 24 del decreto legislativo 272/1989, ora l'esecuzione di provvedimenti limitativi della libertà personale secondo le norme e con le modalità previste per i minorenni avviene anche nei confronti di coloro che, nel corso dell'esecuzione, abbiano compiuto il diciottesimo anno di età ma non il venticinquesimo (prima era previsto il ventunesimo).

Così, nei fatti, è avvenuto il passaggio agli istituti penali minorili di coloro che non hanno ancora compiuto i 25 anni e che hanno commesso il reato da minorenni, senza escludere che siano già transitati nelle carceri degli adulti. Immediata è stata la ricaduta negativa sulla vivibilità e l'organizzazione stessa delle attività del "Pratello", che ancora soffre delle note croniche carenze strutturali che non consentono di operare una differenziazione per gruppi d'età, per pericolosità sociale, né tantomeno di dedicare ambienti per il diritto all'affettività del minore, così come richiede la circolare del Dipartimento Giustizia minorile n. 33502 del 30 settembre 2014. Alla data del 22 ottobre, dei 24 reclusi, solo 11 erano i minorenni.

È intenzione della Garante richiedere con urgenza un intervento al ministero competente e ai parlamentari eletti nella regione Emilia-Romagna, puntando ad apportare modifiche alla recente novità legislativa. A causa dell'inagibilità del secondo piano (per le grosse nevicate del 2011 e gli eventi sismici del 2012), con i lavori di sistemazione finanziati e mai partiti, i ragazzi stanno in 4 in cella, sottolinea l'Ufficio del Garante.

Manca un'area verde, con i ragazzi che durante i periodi della giornata che trascorrono all'aria aperta stanno tutti negli spazi del campo di calcetto, che giochino o meno. Permane la mancanza di un sistema di videosorveglianza. E non sono ancora iniziati i lavori di adeguamento dell'area cortiliva e dei luoghi annessi. Il Pratello continua ad essere un cantiere aperto "da un numero di anni ormai intollerabile (con anche gli edifici contigui in condizioni precarie, con il rischio di caduta delle tegole dal tetto e i muri esterni dell'edificio che ospita la Procura scrostati)". Al riguardo, Desi Bruno chiederà un intervento urgente per fare chiarezza sulla vicenda.

Secondo i dati forniti dalla direzione, dall'inizio dell'anno, sono stati 70 gli atti di polizia giudiziaria per eventi di vario tipo (fra gli altri, interrogatori e richieste di informazioni a Consolati nel caso di istanze di autorizzazione, alle telefonate con i familiari). Circa 15 le segnalazioni legate a episodi violenti (fra i ragazzi e il personale e fra i ragazzi stessi); 5 i casi di aggressioni a personale della Polizia penitenziaria, di cui 4 in danno del medesimo poliziotto. Nel corso di questi due anni dell'attuale direzione dell'Istituto, sono stati 80 i casi in cui è stato convocato il consiglio di disciplina, non solo per questioni che attengono a profili disciplinari, ma anche premiali in favore dei minori.

Per quanto riguarda l'offerta trattamentale, sono a regime le attività scolastiche e professionali (col corso di alfabetizzazione, la scuola dell'obbligo, la scuola alberghiera ed il corso professionale di ristorazione) e continua la collaborazione con il regista teatrale Paolo Billi.

 
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