Sabato 26 Luglio 2014
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Giustizia: torture a premio, la Camera approva

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di Enrico Novi

 

Il Garantista, 25 luglio 2014

 

Ogni dieci giorni nella cella-bestiame si vince un giorno di sconto-pena. e poi se la prendono con De Sade! Il bello è che la curva forcaiola di Montecitorio protesta pure. Secondo Lega e Movimento Cinque Stelle è una vergogna assegnare un risarcimento di 8 euro al giorno a chi è recluso in condizioni subumane. In realtà il decreto detenuti approvato in prima lettura da Montecitorio aggira con astuzia le prescrizioni della Corte europea.

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Giustizia: risarcita l'inumanità, otto euro per ogni giorno di reclusione degradante

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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2014

 

Sì della Camera, testo al Senato. Voto definitivo atteso ai primi di agosto. Dopo il via libera della Camera, ottenuto ieri, per il decreto legge sulle carceri resta solo il passaggio al Senato per il voto definitivo. A fissare la data, probabilmente compresa nella prima settimana dì agosto, sarà la prossima capigruppo.

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Giustizia: sconti e bonus, arriva il nuovo carcere

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di Francesca Angeli

 

Il Giornale, 25 luglio 2014

 

Alla Camera primo sì al decreto: pena ridotta e risarcimenti per le celle sovraffollate e limiti alla detenzione preventiva. Risarcimenti in contanti o sconti di pena per i detenuti che subiscono trattamenti inumani. Limiti alla carcerazione preventiva. Estensione dei benefici previsti per i minori che raggiungono la maggiore età in carcere fino a 25 anni.

La Camera approva, tra le proteste dell'opposizione, il nuovo decreto carceri che passerà ora al vaglio del Senato. Un indulto mascherato per Fratelli d'Italia, Lega e Movimento 5 stelle. Un doveroso e non più rimandabile adeguamento alle norme europee o anche, più semplicemente, al rispetto dei diritti umani per chi invece lo ha votato, ovvero Pd, Ncd, Sel e Led (Migliore e gli altri fuoriusciti di Sel). Forza Italia si è astenuta.

Una pioggia di banconote finte da 8 euro lanciate dai banchi del partito di Matteo Salvini ha concluso la dichiarazione finale di voto contrario esposta da Nicola Molteni che ha accusato il governo Renzi di togliere i soldi ai pensionati mentre regala ai criminali 8 euro al giorno. A tanto infatti ammonta il risarcimento previsto dal decreto per ogni giorno di carcere trascorso in condizioni non accettabili per la dignità umana. In alternativa all'indennizzo uno sconto di pena: un giorno in meno ogni dieci passati in celle "imbottite" di prigionieri oltre i limiti imposti dall'Europa.

Il decreto è un "vergognoso svuota carceri" pure per Edmondo Cirielli di FdI. "Anziché costruire gli istituti penitenziari o ristrutturarli, spedire gli stranieri ed i clandestini ad espiare la pena nei loro paesi di origine e riformare la vergogna della carcerazione preventiva - dice Cirielli - Renzi decide che chi è delinquente con condanne in tre gradi di giudizio non va in carcere".

Gridare allo scandalo e definire il risarcimento una "paghetta" per i criminali è grottesco ed inaccettabile per la presidente della Commissione Giustizia del Pd, Donatella Ferranti. "Il decreto risponde ad un obbligo assunto dall'Italia al comitato dei ministri del Consiglio d'Europa al fine di evitare condanne e multe salatissime - ricorda la Ferranti. Riportiamo il carcere preventivo ad un uso corretto ed equilibrato senza intaccare minimamente le esigenze di sicurezza dei cittadini".

La Ferranti fa riferimento alla sentenza Torreggiani che condannò l'Italia per la situazione di inaccettabile sovraffollamento delle carceri, dove i detenuti hanno meno di 4 metri quadrati a testa a disposizione.

Oltre agli indennizzi nel decreto si prevede pure una limitazione del carcere preventivo. No alla custodia cautelare in caso di pena prevista non superiore ai tre anni. In quel caso potranno scattare soltanto i domiciliari. Dalla norma però restano esclusi i reati considerati di "elevata pericolosità sociale", mafia, terrorismo, rapina ed estorsione ma anche stalking e maltrattamenti consumati in famiglia. Non è ammesso in nessun caso il carcere preventivo per i processi destinati a chiudersi con la sospensione condizionale della pena. Il passaggio dal carcere ai domiciliari potrà avvenire senza scorta. Il detenuto non sarà accompagnato dalle forze dell'ordine. Per i minori sottoposti a provvedimenti restrittivi e che raggiungono la maggiore età mentre stanno ancora espiando la pena le regole cambiano. Le norme più favorevoli vengono estese dai 21 ai 25 anni.

Potranno assumere l'incarico di magistrati di sorveglianza anche i giudici di prima nomina ma soltanto se l'organico risulti scoperto di oltre il 20 per cento. Infine viene incrementato l'organico della polizia penitenziaria: più 204 unità.

 

Giustizia: il decreto carceri solleva l'indignazione di penalisti e politici

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di Martina Cecco

 

Secolo Trentino, 25 luglio 2014

 

Un decreto che ha scatenato la rabbia di molte parti politiche, quello oggi presentato al Senato della Repubblica, il sovraffollamento delle carceri italiane è un problema che va risolto alla base, prevedere forme equipollenti al carcere dovrebbe essere una delle prime operazioni da risolvere, per non cadere nell'indulto mascherato, ovvero quanto in queste ore abbiamo tutti sotto gli occhi.

Dura la posizione dei senatori del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, ma anche della Lega Nord, per voce di Matteo Salvini; lo svuota carceri nella versione 2014 proposto da Renzi non va bene, perché premia chi ha commesso piccoli reati, mentre avvilisce chi, nonostante la crisi e la povertà galoppante, ha scelto di essere un cittadino onesto.

L'impressione che si ha da questa nuova modifica legislativa, alle prime, è che sia un solo e semplice decreto per risolvere la punta di un iceberg che ha dei seri problemi di coerenza all'origine: ovvero chi compie reato minore con la quasi certezza di poter in qualche modo essere poi "salvato" dal carcere manca a uno dei principi fondamentali della legge sulla giustizia italiana: la rieducazione del detenuto/colpevole al fine di prevenire la ricaduta e allo scopo di educare alla legalità.

Il decreto legge presentato dunque dalla deputata Laura Boldrini è conosciuto meglio come Decreto del Governo Renzi in favore dei detenuti, il testo è stato predisposto dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e prevede sconti di pena del 10% e risarcimenti in denaro per i detenuti schiacciati dal problema del sovraffollamento carceri.

L'Italia è già stata sanzionata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dal Consiglio d'Europa che hanno sede a Strasburgo e non ci sono dubbi alla foce, ovvero che il risultato del sistema attuale di pena e detenzione sia una situazione inumana e degradante che non ha nulla a che fare con la dignità della persona e con lo scopo di accompagnamento della persona che delinque verso una scelta di vita onesta e pulita.

Tuttavia la forma attuale ha più a che fare con un indulto mal nato, ovvero premia chi ha una colpa per coprire la colpa di non saper offrire un sistema educativo valido, in Italia abbiamo esempi di sistemi carcerari funzionanti in cui si supera l'aspettativa della rieducazione, che cozzano con altre strutture, troppe, che hanno più un effetto di accomunare e incrementare le conoscenze in materia di mala-cittadinanza, al posto di essere strutture di reinserimento alla vita onesta.

La goccia che ha fatto letteralmente traboccare il vaso in merito alla decisione, sarebbe il rimborso forfetario di 8 euro al giorno, che in un mese sono 250 euro circa, che più di aprire la porta alla speranza per il detenuto, paiono essere un sistema per rammendare una tovaglia conviviale che non sta più insieme: se di decisioni in merito vanno prese, non si può però annichilire chi vive onestamente la crisi, e con 250 euro al mese deve vivere pagandosi vitto, alloggio e eventuali altre spese. Un paragone che in questi tempi fa rabbrividire, che si basa su situazioni ottimali, in cui 8 euro di rimborso non saltano all'occhio, mentre in questo periodo sono certamente una decisione fuori contesto.

Dello stesso parere anche se per motivi del tutto opposti, l'Unione delle camere Penali italiane, che solo nella giornata di ieri ha preso una posizione durissima contro il Governo, lasciando intravedere una spaccatura per l'incapacità di prendere decisioni più importanti in merito al sovraffollamento carcerario italiano, tacciando il Ministro indirettamente di incompetenza, in violazione degli articoli della Corte europea in tema di Diritti umani e Violazioni dei diritti dell'uomo.

Il parere dell'Ucpi è che "il decreto legge contenente i rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subìto un trattamento in violazione dell'articolo 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali produrrà effetti opposti, addirittura ingiuriosi, nei confronti della collettività detenuta, se non sarà modificato in fase di conversione".

Le motivazioni sono le seguenti: "Se già è avvilente pensare di fissare nell'irrisoria cifra di 8 euro al giorno o di un giorno di sconto per ogni dieci di detenzione il risarcimento per essere stati ammassati come rifiuti umani in quelle discariche sociali che sono le carceri italiane, diventa intollerabile l'idea che questo possa essere il prezzo anche di atti classificabili come tortura, che se pur non sono all'ordine del giorno tuttavia accadono".

Seppure partano da opinioni contrastanti, come dare torto all'opinione che discutere di onestà e di diritti umani, non sia una questione di 8 euro? Un decreto che delude e che viola ogni possibile logica rieducativa e diritto umano.

Uno scivolone, dei peggiori, per il Governo Renzi, che mette in luce le falle di una politica di superficie che non ha la capacità analitica di affrontare un problema molto grave del sistema Giustizia in Italia, che poi si potrebbe ampliare anche ad altri settori: la capacità previsionale sugli aspetti concreti dei decreti legge e delle proroghe, a livello sistemico. Metaforicamente parlando sarebbe come curare un tumore alla pelle coprendolo con del buon fondo tinta.

 

Giustizia: Rita Bernardini, a "Radio Carcere", fa il punto sulla lotta nonviolenta in corso

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Notizie Radicali, 25 luglio 2014

 

"Chiederò a Roberto Giachetti (Vicepresidente della Camera) di presentare un'interrogazione affinché si faccia finalmente chiarezza sulla cosiddetta capienza regolamentare delle carceri"- Martedì 22 luglio la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, è intervenuta come di consueto a "Radio Carcere", la trasmissione di Riccardo Arena che va in onda ogni martedì e giovedì sulle frequenze di "Radio Radicale". Bernardini ha fatto il punto sulla drammatica situazione delle carceri italiane e ha aggiornato gli ascoltatori in merito alla sua azione nonviolenta giunta al 22esimo giorno di sciopero della fame.

"Mi sento molto bene perché quando si corrisponde anche fisicamente alle cose in cui si crede, tutto fila liscio". Bernardini ha quindi aggiunto: "Sapere che oltre 230 cittadini si sono associati a questo Satyagraha che vede impegnato Marco Pannella con alcuni giorni anche di sciopero integrale della fame e della sete, è una cosa importante. Chiediamo ascolto, non mostriamo i muscoli ma chiediamo ascolto alle istituzioni colpevolmente latitanti. Chiediamo che nelle carceri si garantisca il diritto alle cure e abbiamo voluto indicare un caso emblematico, quello di Bernardo Provenzano".

Spazio dunque alle ragioni che hanno portato i Radicali ha mettere in gioco il proprio corpo affinché lo Stato non si comporti con Provenzano, peggio di come avrebbe fatto Provenzano stesso: "Provenzano non è più in grado di intendere e volere, l'hanno alimentato per più di un anno col sondino naso-gastrico ma ora non è più possibile. Adesso credo che gli abbiano già fatto un intervento Peg all'intestino per cercare di fargli assorbire qualche nutrimento e le medicine per il tumore alla prostata e per l'Alzheimer.

La stessa delegazione dell'Onu che è stata in Italia dal 7 al 9 luglio scorsi, nel meravigliarsi di come mai le istituzioni non avessero accolto l'appello di Napolitano su amnistia e indulto, ha approfondito altri aspetti sostenendo che il regime del 41bis non risponde ai criteri di giustizia internazionale. In Italia neanche questo viene tenuto in alcuna considerazione ma nel caso del boss mafioso Provenzano abbiamo addirittura l'incompatibilità con la detenzione e non solo col 41bis".

Dalla lotta per il detenuto celebre a quella rivolta alla generalità dei ristretti: "Questo vale anche per i tanti detenuti che muoiono per malattie gravi che non vengono curate, come nel caso di Gioacchino Selvaggio morto al Pagliarelli (79esimo decesso dell'anno nelle carceri italiane) e malato da tempo. Inoltre so per certo che a Opera c'è un trapiantato di fegato e per quanto Opera abbia un centro diagnostico terapeutico, ci sono terapie che in carcere non si possono fare. I detenuti che hanno bisogno di un controllo, ad esempio al cuore, aspettano mesi e mesi in lista d'attesa e se quel giorno la macchina della polizia penitenziaria non è disponibile salta il turno e si aspetta altri mesi".

Un cenno dunque a quanto ci costano le violazioni dei diritti umani dietro le sbarre: "Gradazioni dei trattamenti inumani e degradanti variano da paese a paese ma in Italia tutto ciò costa tre miliardi di euro all'anno e oltre il 90% è destinato al personale, solo il 10% si spende per il trattamento penitenziario ovvero per la rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti. Con un nostro dossier abbiamo trasmesso i dati al Comitato dei Ministri Ue ma oltre all'aspetto del sovraffollamento denunciavamo quanto era previsto dalla sentenza Torreggiani che parlava anche di cure, della vivibilità, del lavoro, della possibilità di studio. In Italia, da quel che so, il lavoro sta diminuendo in quanto i fondi sono stati tagliati. Erano il 20% ma ora dovrebbero essere diminuiti i detenuti che hanno un impiego in carcere".

Bernardini ha quindi parlato dell'iniziativa esposta con l'intervento in diretta di Livio Ferrari, denominata "No Prison": "No prison significa ridurre in un modo sensibile la recidiva, Livio Ferrari ha però scartato il principio abolizionista tuttavia ricordo che anni fa c'era nel Partito Radicale una docente canadese, Marie Andrée Bertrand, che puntava all'abolizionismo del carcere per creare strutture alternative capaci di far intraprendere al reo percorsi migliorativi che con il tempo lo rendano pronto a camminare nella società".

"Siamo vicini - ha detto Rita Bernardini a Livio Ferrari - e mi auguro che sia presto indicato il percorso di quali iniziative concrete proporre, altrimenti si rischia di rimanere nel campo dell'astratto".

La Bernardini è poi tornata sulla sua iniziativa di sciopero della fame ricordando alcune delle personalità che le hanno mostrato vicinanza: "Sullo sciopero della fame giunto al 22esimo giorno affinché lo Stato non si comporti peggio di Provenzano negando il diritto alla salute ai detenuti, posso dire che nessuna risposta è giunta dalle istituzioni ma ho avuto dei sostegni che hanno fatto piacere a me e a Marco Pannella. Davamo per scontati quelli di Luigi Manconi e del dott. Francesco Ceraudo ma sono felice di aver ricevuto la mail dell'ex capo della narcotici di Roma Francesco Di Maio, che ho anche diffuso su Facebook qualche giorno fa". (La mail è quindi stata letta in diretta)

"Se ci pensiamo", ha proseguito Bernardini, "il filo conduttore è la mancata corrispondenza fra quello che si fa, cioè il governo delle cose, e i principi fondamentali scritti nella Costituzione, nella Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, nella Carta Onu con continue violazioni alle leggi che minano alle fondamenta lo Stato di Diritto. Il modo di governare non corrisponde ai principi fondamentali della Costituzione: penso alla rieducazione, ai trattamenti inumani e degradanti, al diritto alla cura, alla dignità della persone, alla presunzione di non colpevolezza. Principi scritti ma tradotti selvaggiamente nei fatti.

Quello che è intollerabile, come ha detto Napolitano nel messaggio alle Camere e come ripete Pannella da una vita, è che quando si rompe il rispetto della dignità umana c'è l'obbligo di intervenire subito per interrompere una violazione inammissibile in uno Stato democratico. Tutto questo non avviene, si pensi alla sentenza Torreggiani con migliaia di detenuti che hanno fatto ricorso. Quella sentenza è dell'8 gennaio 2013, la Sulejmanovic è addirittura del 2009.

La politica si è resa conto del problema per l'incessante opera di Marco Pannella e dei Radicali, vedi indulto del 2006 approvato però senza l'amnistia; poi, a causa del sistema carcerocentrico, la popolazione alla fine del 2009 era giunta a 70mila ristretti con aumento medio di 800 detenuti al mese. Ricordo le iniziative nonviolente e i ferragosto in carcere dove centinaia di parlamentari hanno almeno visto le carceri per la prima volta e per qualcuno è stato anche shoccante".

Sulle parole di Orlando in merito alla necessità di una riforma della Giustizia in ogni caso condivisa, a prescindere da cosa questa riforma debba contenere: "Non si vogliono assumere responsabilità, per loro "condiviso" non significa confronto leale in cui ci sono parti che dialogano sfociando magari in una soluzione terza. Per loro conta prendere qua e là un po' di quello che pretendo le fazioni dei partiti ed è così che vengono fuori i guazzabugli di legge che conosciamo. Si pensi alla vergogna rappresentata dal decreto sui risarcimenti (gli otto euro al giorno per i detenuti "torturati" nelle carceri italiane) che consente alla Lega di fare le solite sceneggiate. Per far passare queste cose hanno bisogno di quelli che si oppongono molto e il prezzo della tortura l'hanno stabilito ingannando la Corte Edu che, invece, aveva chiesto rimedi effettivi e idonei.

Questi ignobili risarcimenti sarà difficilissimo anche ottenerli, quasi impossibile. Insieme a "Ristretti Orizzonti" stiamo elaborando un modello in cui tutto ciò che va indicato possa essere precisato per portare a termine correttamente i ricorsi. Altrimenti, è facile che vengano rigettati in quanto l'istruttoria è complicata. Se si danno indicazioni chiare si supera anche la necessità dell'avvocato. Per il civile, tuttavia, questo è impossibile perché con l'introduzione del processo telematico l'avvocato è necessario. Hanno partorito questa ulteriore schifezza, una presa in giro e si sono rimangiati la riforma della custodia cautelare. Anche le Camere Penali minacciano una protesta sul problema custodia cautelare e sulla vicenda risarcimenti. Il Governo, ancora una volta, si è piegato ai voleri dell'Associazione Nazionale Magistrati. Non dimentichiamo che la Commissione Affari Costituzionali della Camera su questo ennesimo decreto ha sì espresso parere positivo, ma ha contestato alla Commissione Giustizia il fatto che le misure risarcitorie previste non siano corrispondenti ai principi stabiliti dalla Corte EDU nella sentenza Torreggiani e al principio di proporzionalità di matrice costituzionale".

Rita Bernardini ha quindi spiegato come è possibile aderire al Satyagraha, chiarendo che esistono metodi alternativi al digiuno: "Per aderire all'iniziativa basta andare sul sito del Partito Radicale o su quello di Radicali Italiani. Basta compilare un semplice modulo e devo dire che ci sono 230 persone di tutte le fasce sociali, non solo parenti di detenuti, ad averlo già fatto. Un detenuto di Opera mi ha scritto facendomi presente i mille ostacoli frapposti dal carcere per impedirgli di fare il versamento della sua iscrizione e di quella di un suo amico al Partito Radicale: alla fine ci è riuscito minacciando una denuncia. Siamo orgogliosi di queste due iscrizioni e invitiamo anche altri detenuti a farlo. Ricordo che il nostro è l'unico partito a cui, per statuto, chiunque può iscriversi, e ciò vale per tutti i soggetti radicali. Ogni iscrizione è un arricchimento per noi e per chi si iscrive e, inoltre, non abbiamo probiviri. La nonviolenza non è solo digiuno: anche le lettere di sostegno che riceviamo e che vengono spedite ai rappresentanti istituzionali, sono ossigeno, ci danno forza".

Infine, un accenno alle prossime mosse della segretaria di Radicali Italiani in relazione a possibili iniziative da intraprendere anche a livello parlamentare: "Chiederò a Roberto Giachetti di presentare un'interrogazione affinché si faccia chiarezza sui dati che vengono diffusi dal Ministero della Giustizia, in particolare quelli relativi alle capienza regolamentari dei singoli istituti penitenziari."

 
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