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Santa Maria Capua Vetere (Ce): carenza di acqua potabile nella struttura penitenziaria

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campanianotizie.com, 7 giugno 2015

 

"La questione della fornitura dell'acqua è stata affrontata anche nella recente visita al carcere con il capo del Dap, il dottor Santi Consolo e con il provveditore dell'amministrazione penitenziaria campana, il dottor Tommaso Constestabile. Ora con l'amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere, in particolare con il sindaco Biagio Di Muro è già partito il lavoro per trovare la strada più veloce ed efficace per affrontare e risolvere il problema".

Così Camilla Sgambato a fronte delle lagnanze dei detenuti dell'istituto penitenziario di Santa Maria Capua Vetere che in queste ore stanno lamentando la carenza di acqua potabile nella struttura. "Stiamo capendo come dare attuazione ad un protocollo tra Ministero e Regione Campania che nell'ambito di un finanziamento di dieci milioni di euro per istituti penitenziari in Campania, ne destinava 900mila euro a Santa Maria Capua Vetere per consentirci di collegare il collettore di Sant'Andrea con il carcere. Confidiamo che, anche grazie al nuovo governo regionale, riusciremo a sbloccare la faccenda", ha spiegato il sindaco di Santa Maria Capua Vetere che lunedì si recherà al carcere assieme alla deputata del Partito Democratico e al provveditore regionale Contestabile.

"Non è di ora la mia attenzione al carcere, alle condizioni dei detenuti e anche dei tanti agenti che vi lavorano. La recente visita del dottor Consolo e l'interessamento costante del provveditore Contestabile mostrano che c'è massima attenzione per questa struttura: certamente troveremo il modo di risolvere presto e bene anche questo problema", ha rassicurato Camilla Sgambato in queste ore in contatto con i vertici della struttura, in particolare con la direttrice Carlotta Giaquinto, per monitorare la situazione.

 

Genova: Sappe; il Ministero non paga traghetto per la Sardegna, detenuti e agenti a terra

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primocanale.it, 7 giugno 2015

 

"Quel che è accaduto venerdì sera a Genova ha dell'incredibile. Una scorta della Polizia Penitenziaria del carcere genovese di Marassi, che stava trasportando dei detenuti in Sardegna, non è stata fatta salire a bordo della nave Tirrenia perché il Ministero della Giustizia non paga i biglietti alla Compagnia di navigazione ed è dovuta rientrare nel carcere della Valbisagno.

Una cosa assurda, che poteva creare seri problemi alla sicurezza dei poliziotti, dei detenuti, dei cittadini e dei viaggiatori per colpa di burocrati che trascurano evidentemente le priorità della sicurezza con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Il Ministro della Giustizia Orlando faccia chiarezza su questa vicenda incredibile". Lo denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri.

"Non è possibile che l'articolazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria che si occupa del rinnovo delle convenzioni con le Compagnie come la Tirrenia, ossia la Direzione generale dei beni e servizi, non abbia provveduto per tempo ad assicurare i pagamenti alla Compagnia di navigazione per i viaggi fatti e quelli da fare. Il Ministro della Giustizia disponga una ispezione e accerti le responsabilità di chi ha fatto fare questa "figuraccia" ai nostri poliziotti penitenziari".

Capece denuncia "una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi".

E conclude: "La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli indiscriminati e ingiustificati. E la realtà è che con sei miliardi di tagli che i vari Governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno operato dal 2008 ad oggi, i cittadini sono meno sicuri perché ci sono meno poliziotti a controllare le loro case e i quartieri, meno poliziotti penitenziari nelle carceri a fronte di un numero di detenuti che sta tornado ad aumentare esauriti gli effetti "taumaturgici" della sentenza Cedu - Torreggiani, meno forestali contro le agromafie e le ecomafie per la tutela dell'ambiente, meno vigili del fuoco a difenderci da disastri e calamità, a garantire sicurezza e soccorso pubblico".

 

Cagliari: agente aggredito detenuto gli sferra un pugno e gli rompe un dente

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L?Unione Sarda, 7 giugno 2015

 

L'aggressione è arrivata durante una perquisizione. Un detenuto del carcere di Uta ha sferrato un pugno contro l'agente di polizia penitenziaria che lo stava controllando all'interno di una cella. Immediatamente è scattato l'allarme e dopo alcuni minuti il giovane è stato bloccato. Al poliziotto, che ha riportato diversi ematomi e la rottura di un dente, sono stati assegnati 12 giorni di cure. Nella colluttazione anche un altro poliziotto è rimasto lievemente ferito. L'allarme sulle condizioni di sicurezza degli agenti in servizio nelle carceri della Sardegna è del coordinatore regionale della Uil penitenziari, Michele Cireddu: "Purtroppo episodi come quello appena segnalato si ripetono con troppa frequenza".

 

Monza: un multischermo per raccontare la vita dei detenuti del carcere di Sanquirico

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Redattore Sociale, 7 giugno 2015

 

Un allestimento multi-schermo a più livelli, con video-proiezioni mappate su elementi scenografici, sorprende gli spettatori, accompagnandoli in un breve ma intenso viaggio nelle emozioni e nella quotidianità delle persone detenute.

L'opera, in mostra giovedì 11 giugno 2015 dalle ore 21:00 alle ore 24:00 sotto i portici dell'Arengario di Monza, è il risultato del corso "Diventare Videomaker" che Diego Capelli, Carlo Concina e Cristina Maurelli hanno tenuto da ottobre all'interno della Casa Circondariale di Monza. Il corso, che rappresenta una assoluta novità, rientra fra le attività organizzate regolarmente all'interno dell'Istituto.

Dopo aver appreso le tecniche di base di ripresa e montaggio, i corsisti detenuti, con grande entusiasmo e impegno, hanno realizzato i video per una suggestiva video-installazione sul tema "Violenza & Libertà". La realizzazione del progetto è stata possibile grazie anche alla preziosa collaborazione di tutto il personale della Casa Circondariale di Monza Sanquirico.

Il lavoro vuole abbattere il pregiudizio che separa il "dentro" dal "fuori" avvicinando studenti e cittadini alla realtà del carcere e sottolineare l'importanza degli interventi formativi e educativi all'interno delle mura della Casa Circondariale di Monza.

L'originale interpretazione del tema permette riflessioni e confronto sull'argomento della legalità, della violenza e della libertà. Questa forma d'arte permette infatti un contatto tra realtà lontane e diverse e favorisce il misurarsi con qualcosa di insolito, aprendo nuovi orizzonti.

Diventare Videomaker e L' arte porta fuori fanno parte del progetto V&L Violenza e Libertà, realizzato con il sostegno del Csv di Monza e Brianza. Per maggiori informazioni visita il sito del Csv di Monza e Brianza.

 

Norvegia: contro il sovraffollamento arriva "l'export" di detenuti verso l'Olanda

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di Roberto Giardina

 

Italia Oggi, 7 giugno 2015

 

L'Olanda aveva troppe celle vuote. Oslo doveva costruire altre carceri. Si sono accordati.

La spazzatura la esportiamo in Germania. I tedeschi hanno trasformato l'industria dello smaltimento in un grande affare. Importano spazzatura da tutto il mondo, perfino dal Brasile. Senza paragoni offensivi con gli esseri umani, perché non esportiamo anche i nostri detenuti, che facciamo soffrire ammucchiandoli in celle fatiscenti? Oppure non mandiamo neppure in galera, perché possano continuare nella loro specialità illegale? Quanti ritengono che sia da mandare in carcere chi ha commesso un reato, vengono accusati di essere giustizialisti.

Un modo sleale per non risolvere il problema. Perfino la Chiesa ti assolve dopo averti assegnato una penitenza. L'esempio viene dalla Norvegia. Il paese è grande, poco abitato, ha poche carceri. E Oslo ha cominciato a esportare i suoi detenuti in Olanda. Uno scambio proficuo per i due paesi: i norvegesi risparmiano quattrini per costruire nuovi penitenziari. L'Olanda si preoccupa per la disoccupazione crescente, e la nuova attività crea posti di lavoro. I 240 addetti al carcere di Drenthe, nella parte nordorientale del paese, erano preoccupati: le celle sono quasi tutte vuote, e il governo dell'Aja, per far quadrare il bilancio, minacciava la chiusura. Ora è stata trovata la soluzione. Il governo del premier Mark Rutte, altrimenti, dovrebbe chiudere una ventina di carceri, licenziando oltre 2 mila dipendenti.

I secondini olandesi parleranno con gli ospiti in inglese. Intanto seguiranno dei corsi intensivi per studiare la storia e la società norvegese, per meglio capire le necessità dei carcerati. Il primo contingente di 242 condannati arriverà a settembre. Sono previsti dieci voli charter, e una sessantina di "accompagnatori" alla volta sorveglierà il viaggio di una ventina di prigionieri. Il programma andrà avanti per almeno tre anni, e verrà prolungato in caso di successo. Com'è ovvio, il costo, calcolato intorno ai 25 milioni di euro, sarà sostenuto dalla Norvegia. Costruire nuovi penitenziari sarebbe costato molto di più. In Olanda sarà inviato anche un direttore di carcere norvegese per garantire che tutto proceda per il meglio. Le celle individuali sono di 8 metri quadrati e dotate di ogni comfort. Unico handicap: i norvegesi non potranno godere di permessi in libertà vigilata.

"Siamo molto soddisfatti dell'accordo", dichiara il deputato liberale Foort Van Oosten, del partito Vvd, che fa parte della coalizione di governo. Di diverso avviso il populista Geert Wilders: "I posti di lavoro sono una scusa. Ci sono criminali olandesi a sufficienza che girano indisturbati in libertà. Basterebbe avere la volontà di tutelare l'ordine nel nostro paese". I giudici olandesi di rado condannano gli imputati a pene detentive, preferendo alternative sociali, obbligando i colpevoli a svolgere lavori socialmente utili.

L'Olanda ha allo studio altri simili accordi con il Belgio e con la Svizzera. Perché non l'Italia? In Olanda, come in Germania, ci si preoccupa di non "mischiare" i detenuti: chi ha commesso colpe lievi non finirà in compagnia di serial killer o maniaci sessuali. Anche per i politici che hanno deviato dalla retta via ci sono reparti riservati. Certamente, l'Olanda offre un clima e un vitto migliore rispetto a quelli della Norvegia. Per gli italiani lo scambio non sarebbe altrettanto vantaggioso. Ma il governo di Roma potrebbe risparmiare miliardi.

 
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