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Lettere: introduzione del reato di tortura, alcune istruzioni per l'uso

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di Renato Balduzzi

 

Avvenire, 2 luglio 2015

 

Deve essere ben forte la tentazione tutta italiana di rinviare le decisioni se riusciamo a farne applicazione anche su temi delicati e importanti. Lo si è visto in questi giorni a proposito dell'introduzione del reato di tortura. Una Convenzione Onu del 1984, ratificata dall'Italia nel 1989, attende di essere resa effettiva attraverso una legge che introduca il reato di tortura nel nostro ordinamento.

La questione è stata rinfocolata da una, peraltro non sorprendente, decisione della Corte di Strasburgo a proposito dei fatti accaduti nel luglio 2001 nella scuola genovese Diaz-Pertini, dove si consumarono, secondo la sentenza della Cassazione del 2012, "violenze di una gravità inusitata e assoluta". Stando alla Corte di Strasburgo, l'assenza di una specifica previsione di tale reato rende possibile che prescrizioni o indulti impediscano la punizione non solo dei responsabili degli atti di tortura, ma anche degli autori di trattamenti inumani.

I vertici delle forze dell'ordine hanno manifestato una, peraltro comprensibile, preoccupazione che u-na certa formulazione della nuova fattispecie di reato possa rendere meno efficace il già difficile compito della polizia: in sostanza, che non si riesca poi a distinguere tra i comportamenti dei violenti in divisa e quelli di chi usa la forza per necessità imposta dalla divisa. Nella proposta in discussione alla Camera commette reato di tortura chiunque, con violenza o minaccia, intenzionalmente cagioni a una persona comunque sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine, tra l'altro, di vincere una resistenza. Lo scoglio più grosso mi pare stia nelle parole "al fine di vincere una resistenza": la loro espunzione dal testo non metterebbe in pericolo nessuno dei beni protetti ed eviterebbe interpretazioni o applicazioni distorte.

Un accordo sembra possibile, dunque è doveroso. Purché si condivida una base comune: che lo Stato di diritto non è un optional; che la fiducia verso le forze di polizia non può essere incrinata; che le forze dell'ordine cui va la stima dei cittadini sono quelle che conoscono e fanno proprio il codice etico europeo per la polizia. Abbiamo tante leggi, troppe leggi. Di questa, invece, ce n'è bisogno per rinnovare e rinsaldare il patto tra cittadini e istituzioni.

 

Lettere: "non è Mafia Capitale, ma Corruzione Capitale"

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di Salvatore Buzzi (detenuto a Nuoro)

 

Il Garantista, 2 luglio 2015

 

L'ex presidente della Cooperativa "29 Giugno" respinge le accuse e chiarisce i punti della vicenda che lo vede coinvolto. In merito alle continue e inverosimili accuse che mi vengono rivolte da giorni, intendo precisare quanto segue:

1) Non mi sono mai interessato di un Centro per bambini handicappati sito a Ostia e gestito da Anfass, la cui chiusura, mi pare di aver capito, è stata determinata da carenze strutturali e firmata dal Direttore del XIV Dipartimento del Comune di Roma, con la quale non aveva rapporti, al di là della semplice conoscenza. Quindi è una notizia priva di ogni fondamento e per la quale mi riservo di adire le vie legali.

2) Non mi stanno sequestrando beni per 16 milioni, ma tale sequestro è stato operato il 2 dicembre e riguarda il commissariamento della Cooperativa 29 Giugno, pertanto è il patrimonio della cooperativa. Delle tante accuse che mi sono state rivolte non c'è l'appropriazione indebita né l'elusione fiscale. Nessuno del gruppo dirigente la 29 Giugno si è mai appropriato di nulla e tutte le risorse sono rimaste in cooperativa.

3) Continuo a ripetere che non ho corrotto nessuno, posso solo dire che non ho avuto il coraggio di denunciare la corruzione. Ho riflettuto e compreso gli errori che ho fatto e soprattutto che il fine non giustifica mezzi impropri.

4) Non abbiamo mai fatto parte di un'associazione mafiosa e nessuno di noi della Cooperativa 29 giugno si è mai interfacciato con i nostri interlocutori con intimidazioni o minacce, anzi in tanti ci chiedevano in continuazione donazioni, sovvenzioni a assunzioni, da cui l'uso della metafora della mucca, metafora volgare ma che può rendere lo stato delle cose in cui eravamo costretti ad operare. Altro che Mafia Capitale, io parlerei di Corruzione Capitale.

5) I rilievi del Mef sono esaustivi delle problematiche amministrative del Comune di Roma e solo due pagine due sono dedicate al gruppo 29 Giugno su altre cinquecento pagine di rapporto.

6) Non riesco a stare dietro e quindi a smentire tutte le accuse, anche le più inverosimili, posso solo dire che mi dichiaro estraneo sia al Sacco di Roma dei Lanzichenecchi, sia a quello operato da Alarico. Credo sia molto comodo scaricare ogni nefandezza sulle mie spalle, un modo molto utile per nascondere i tanti problemi del Comune di Roma.

7) Aderisco all'appello del Papa per la lotta contro la corruzione, contenuto nella Bolla, con la quale viene indetto il Giubileo straordinario della Misericordia. Mi auguro di non essere il solo.

 

Lettere: "anche il carcere è un luogo consacrato... dal dolore e dalla misericordia"

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di Totò Cuffaro (detenuto a Rebibbia)

 

Tempi, 2 luglio 2015

 

Nelle carceri si vive nella miseria che impone la legge dell'uomo, ma l'uomo e la legge non hanno la forza di far disconoscere la Misericordia di Dio. La speranza e la fede, per chi l'ha, sorreggono l'uomo detenuto. Grida l'uomo, grida il suo silenzio, gridano la fame e la miseria, grida, si sciupa e si dissecca la vita, e grida il tempo e grida l'anima, e in tutti noi si spezzano i cuori... ma Cristo è in ascolto.

Arriva Cristo, la Sua Misericordia porta con sé i petali della vita e fa del carcere un luogo consacrato. "Dove dimora il dolore il suolo è sacro". Arriva e porta pace alla disperazione degli uomini che sono al varco del confine, nelle urne del pianto. Arriva e libera gli spiriti legati alle catene. È uno dei nostri, fatica con noi per riscattare il nostro passato e per ripristinare i nostri giorni.

Lo sentiamo camminare accanto a noi, consola la nostra libertà crocifissa, e a ogni passo sentiamo che il giogo diventa più sopportabile. Gesù non è nelle nostre giornate di detenuti solo un pensiero, qui riusciamo a dargli del Tu. Allora ci imponiamo di ricominciare.

La vita è un ricominciare sempre, ogni giorno, ogni istante. La realtà provoca e noi non possiamo non prenderla sul serio e ciò vuol dire accettare la sfida che essa ci pone. La chiave di volta sta nel rapporto con noi stessi, tra noi e ciò che ci sta attorno. Da ciò non dobbiamo rifuggire perché è il culmine e la misura della sfida. Pregheremo più intensamente perché la Misericordia sia sempre presente nei nostri cuori e nella nostra vita di detenuti e accarezzi la nostra sofferenza. Il Papa ha annunciato il Giubileo speciale della Misericordia e ha voluto per il 6 novembre 2016 il giorno del Giubileo del detenuto, riaffermando e ribadendo la sua attenzione per chi è privato della libertà. Sarebbe bellissimo che la Giustizia dello Stato desse una giusta risposta a una così forte scelta di attenzione del Papa per il mondo delle carceri consentendo ai detenuti di poter essere presenti per quel giorno in piazza San Pietro.

Ma se anche la Giustizia dello Stato non ci consentirà di esserci e di passare sotto la "Porta Sacra", noi varcheremo la porta delle nostra cella: la Misericordia di Dio e papa Francesco hanno fatto sì che è "parimenti sacra" la porta di sbarre del luogo che custodisce il dolore e priva della libertà. Il carcere non è storie di corpi ma di anime.

 

Modena: la Garante Bruno "Casa lavoro di Castelfranco Emilia, interviene anche il Dap"

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Ristretti Orizzonti, 2 luglio 2015

 

Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia "condivide la necessità di un intervento" sull'istituto di Castelfranco Emilia, la casa-lavoro in provincia di Modena, e pertanto "investirà le competenti articolazioni dipartimentali e territoriali affinché la problematica segnalata venga affrontata costruttivamente in sinergia con la comunità locale".

A renderlo noto è la Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, che riprende una lettera inviatale da Santi Consolo, capo del Dap, in risposta agli atti del convengo "Poveri o pericolosi? La crisi delle misure di sicurezza personali detentive per autori di reato imputabili e pericolosi", che la figura di garanzia dell'Assemblea legislativa si era preoccupata di far conoscere a tutti i portatori di interesse della vicenda in modo che "la questione della Casa Lavoro di Castelfranco trovi finalmente la giusta attenzione nelle sedi competenti".

"Sono molto soddisfatta per l'interessamento del Dap nella persona del suo capo, spero sia l'inizio di un nuovo e decisivo percorso - spiega Bruno - e auspico anche che venga avviata quanto prima la riforma della normativa in tema di misure di sicurezza detentive per imputabili, anche in ragione delle modifiche apportate in tema di misure di sicurezza per non imputabili".

La Garante, inviando gli atti del convegno, aveva scelto di segnalare "la anomalia della situazione dell'istituto di Castelfranco Emilia", sollecitando un intervento. Infatti, aveva rimarcato Bruno, "anche se la struttura presenta notevoli potenzialità, a Castelfranco Emilia manca il lavoro, ovvero il presupposto stesso di esistenza dell'Istituto, nonostante il ricco patrimonio agrario e laboratoriale a disposizione che è da anni del tutto inutilizzato, e che sta nel tempo deteriorandosi. Ci sono due officine che non hanno attività in essere e un'area pedagogica provvista di sale riunioni, aule didattiche, in cui nulla si fa".

Secondo Bruno sarebbe poi opportuno "verificare la possibilità di attuare forme di riorganizzazione tese alla territorializzazione delle misure di sicurezza, consentendo il rientro o l'avvicinamento, ove possibile, degli internati ai luoghi di residenza o comunque di frequentazione abituale, e agevolando così la presa in carico da parte dei servizi territoriali": infatti, concludeva Bruno nel suo appello, "è evidente anche il disagio degli enti locali, Castelfranco Emilia e Modena, e dei relativi servizi che si devono occupare degli internati".

 

Napoli: "no alla chiusura della Comunità di Nisida", appello di magistrati e politica

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Roma, 2 luglio 2015

 

Magistrati, operatori del terzo settore, assistenti sociali, rappresentanti delle istituzioni regionali comunali si sono incontrati al Centro congressi "Tiempo" al Centro direzionale di Napoli, per discutere del futuro della comunità pubblica di Nisida, una struttura residenziale per minori sottoposti a misura cautelare cogestione pubblico e privato (Cooperativa Il Quadrifoglio).

Dal primo giugno sono state sospese a tempo indeterminato le attività della Comunità pubblica con il più alto numero di ingressi in Italia e dove sono presenti 15 tra educatori e operatori di assistenza e vigilanza, rimasti così senza lavoro.

Presenti all'incontro Lidia Ronghi, presidente della Cooperativa "Il Quadrifoglio", Samuele Ciambriello, presidente dell'Associazione "La Mansarda", Padre Carlo De Angelis, presidente dell'Associazione "La Sorgente" e Don Franco Esposito, presidente Consulta regionale volontariato "Carcere e giustizia". Hanno preso parte al confronto anche Enza Amato, consigliere regionale del Pd e Valeria Ciarambino, consigliere regionale del M5S, una presenza che dimostra la vicinanza delle istituzioni regionali al tema della salvaguardia dei minori a rischio. Sono intervenuti anche Luca Sorrentino, responsabile del settore sociale della Lega Coop e Mario Carnevale, dirigente regionale Ugl. I presenti oltre a esprimere solidarietà alla cooperativa "Il Quadrifoglio" hanno sottolineato che occorre liberarsi della necessità del carcere per gli adolescenti che vivono il disagio e la devianza.

 
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