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Varese: "Dona un francobollo", aiuta un detenuto a spedire una lettera ai suoi cari

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www.varesenews.it, 8 gennaio 2015

 

Chi è in carcere non può utilizzare internet, mail e sms. L'unico modo per comunicare i sentimenti privatamente è la tradizionale lettera di carta. Il progetto "Dona un francobollo" serve a questo Chi è detenuto in carcere non può utilizzare internet, mail e sms. Può utilizzare il telefono solo per dieci minuti alla settimana e avere colloqui per un totale di 6 ore al mese. L'unico modo per comunicare i sentimenti privatamente con i famigliari è la tradizionale lettera di carta.

Il progetto "Dona un francobollo" serve a questo, un gesto semplice che può dare felicità ai detenuti. Per chiunque volesse contribuire si può lasciare il francobollo nell'apposita cassetta presso il carcere dei Miogni di Varese, consegnarlo ai volontari o al cappellano del carcere don Marco Casale presso la segreteria della parrocchia della Brunella (via Marzorati 5 Varese, dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 dalle 16 alle 18).

Nel caso si vogliano dare contributi e offerte economiche è possibile farlo a questo Iban: IT11P0306910810000028365132. Intesa San Paolo. L'associazione assistenti carcerari e il cappellano promuovono altre attività come la raccolta di vestiario maschile, prodotti per l'igiene personale e di cancelleria, oltre al corso di italiano per detenuti stranieri, la redazione del notiziario "9m news", la catechesi, l'animazione della messa domenicale e progetti per la manualità.

 

India: per i marò la giustizia indiana funziona con bastone e carota

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di Antonio Angeli

 

Il Tempo, 8 gennaio 2015

 

Prima la "linea dura", poi la mano tesa in modo umanitario: la giustizia Indiana continua (ormai da molto tempo) a sferzare i nostri marò, Latorre e Girone, e poi a rassicurarli, con dimostrazione di amicizia. Un copione che va avanti ormai da tre anni.

Su richiesta dei legali di Massimiliano Latorre, la Corte Suprema indiana si è detta ieri disponibile a discutere l'eventualità di una proroga al permesso di restare in Italia per cure mediche concesso al marò italiano, ingiustamente accusato della morte di due pescatori nel Kerala. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano "The Hindu".

L'udienza fissata dalla Corte si terrà il prossimo 12 gennaio che, casualmente, è l'ultimo giorno utile, visto che il rientro di Latorre era previsto per il 13 (anche se ha già ottenuto una mini-proroga di tre giorni, quindi avrebbe tempo per rientrare fino al 16).

La notizia è stata confermata dalla Farnesina: "L'Italia ha presentato una nuova petizione", ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ieri durante la commemorazione a Reggio Emilia della nascita del Primo Tricolore. "Le condizioni di salute di Massimiliano Latorre sono sotto gli occhi di tutti - ha aggiunto Gentiloni - l'altro ieri è stato sottoposto ad un nuovo intervento al cuore, quindi ci sono tutte le ragioni da parte dell'Italia per proporre una nuova petizione, cosa che abbiamo fatto stamattina e che verrà discussa lunedì".

Sulla vicenda dei marò Gentiloni, che sin dal suo insediamento ha precisato che questa per lui è una vicenda primaria, ha spiegato: "Si sta discutendo da tempo con l'India, i risultati finora ottenuti non sono stati soddisfacenti. Tuttavia il dialogo è in corso, dal punto di vista innanzitutto umanitario ci aspettiamo una risposta dalla Corte Suprema indiana alla richiesta che abbiamo fatto stamattina. Per il resto - ha detto ancora Gentiloni - continuiamo il dialogo con le autorità indiane che finora non ha dato risultati che ci aspettavamo: per questa ragione, prima di Natale, abbiamo richiamato il nostro ambasciatore per le consultazioni".

L'insoddisfazione di Gentiloni è ben giustificata: le autorità indiane sembrano adottare il sistema del "bastone e della carota": alternano momenti di estrema durezza, durante i quali alcuni politici sembrano dare per scontata la colpevolezza (mai dimostrata) dei nostri militari a dimostrazioni di cordiale disponibilità.

Il Cocer, il sindacato delle stellette, in merito ha chiesto un incontro con il governo e il senatore Maurizio Gasparri ha detto che "bene fanno i Cocer a chiedere un confronto sulla drammatica vicenda dei due fucilieri di Marina e ritengo più che doveroso che le commissioni Difesa di Camera e Senato incontrino i rappresentanti dei Cocer sul sequestro dei Marò. A tal fine - ha aggiunto - come membro della commissione Difesa e vicepresidente di Palazzo Madama, ho esortato i presidenti Latorre e Vito ad assumere le necessarie iniziative".

L'eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio, afferma invece che "la questione legata al rientro in India del marò Latorre, tra scadenze e possibili rinvii dell'ultim'ora, dimostra che la misura è colma. Per questo lanciamo un ultimatum al Governo: è bene che quel fantoccio di Renzi sappia che i patrioti non resteranno con le mani in mano".

E ancora: "La decisione della Corte Suprema indiana di discutere l'estensione del permesso di Latorre il 12 gennaio non è un segnale distensivo, ma solo un modo degli indiani di prendere tempo, ingarbugliando ancora di più una situazione a dir poco ridicola - ha aggiunto Borghezio - Dopo i miei interventi nei confronti del presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e del presidente dell'Afet Elmar Brok, prosegue il mio impegno al fianco dei nostri due fucilieri: parteciperò a Roma ad una conferenza per chiederne la liberazione, mentre la prossima settimana farò sentire la mia voce a Strasburgo. È il momento di agire".

 

India: caso marò "Li vogliamo liberi", oggi a Roma convegno dell'Associazione Sovranità

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Adnkronos, 8 gennaio 2015

 

Organizzato dall'Associazione Sovranità, che lancerà anche un boicottaggio dei prodotti indiani. "Il caso dei due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, da tre anni ingiustamente detenuti in India, solleva una questione di giustizia, di libertà e soprattutto di politica sovranista".

Per ribadire tutto ciò, l'associazione "Sovranità" affronterà il caso nel corso del convegno intitolato "I Marò sono innocenti e li vogliamo liberi subito!", che si terrà oggi, 8 gennaio, alle 17.30, presso il Centro Congressi Cavour a Roma, in via Cavour numero 50.

Alla conferenza interverranno il perito giudiziario Luigi Di Stefano, il generale di brigata Fernando Termentini, l'eurodeputato della Lega Mario Borghezio e il direttore de Il Tempo Gianmarco Chiocci. "Nel corso del convegno - spiega l'associazione Sovranità - verrà lanciata una campagna di boicottaggio dei prodotti indiani o prodotti in India, per far sì che la fermezza che non ha mostrato finora il governo sia mostrata dal popolo italiano".

 

Francia: la situazione delle carceri, seppur precaria, è migliore di quella italiana

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di Paolo Padoin

 

www.firenzepost.it, 8 gennaio 2015

 

Un antico proverbio dice che tutto il mondo è paese. La saggezza del detto dei nostri nonni è confermata da un articolo apparso sul giornale parigino "Le Monde" in tema di sovraffollamento delle carceri. Sembra di leggere gli articoli che impazzano periodicamente in Italia quando diversi ministri della giustizia, che si succedono nell'incarico, promettono di ridurre il numero delle persone ospitate nei nostri penitenziari.

Cosa dice in sostanza il quotidiano francese? Che il sovraffollamento delle carceri è ancora una realtà in Francia, anche se il numero di detenuti al 1° dicembre è risultato in calo in confronto all'anno precedente. Le prigioni transalpine denotano un tasso di affollamento del 116 %, secondo le ultime statistiche della Direzione dell'amministrazione penitenziari pubblicate a dicembre. Ecco i dati principali.

La Francia contava 67.105 detenuti contro i 67.738 dell'anno 2013, con una diminuzione dello 0,9%. Di questi 12.441 sono in soprannumero, visto che le prigioni francesi dispongono di soli 57.854 posti , dei quali 979 sono costituiti da materassi posti sul pavimento. La percentuale di sovraffollamento risulta quindi del 116 %. Ben 12.660 detenuti sono ospitati in stabilimenti situati à Paris e in Ile-de-France, dove la densità è pari al 139 %, quella maggiore.

Le prigioni amministrate dalla Direzione interregionale di Marseille, con 8.000 detenuti, vantano il secondo surplus carcerario, pari a una percentuale del 112,5 %. Alla stessa data erano ospitati in tutti gli stabilimenti francesi anche 686 minori, di cui 465 in custodia cautelare e 221 condannati. Questa cifra è pià bassa rispetto al dicembre 2013, quando la Francia contava 737 minori reclusi nei suoi penitenziari.

L'Italia, secondo le statistiche del Consiglio d'Europa, nel 2012 era risultata nella top ten dei paesi con il maggior numero di detenuti rispetto ai posti disponibili. A fronte di 66.271 detenuti esistevano 45.568 posti. C'erano dunque 145 carcerati per ogni 100 posti. Peggio dell'Italia solo la Serbia, con un rapporto di quasi 160 detenuti per ogni 100 posti. La Francia si classificava all'8° posto. Ma la situazione da noi è migliorata nel corso del 2014, tanto che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha potuto annunciare che: "Quest'anno si è affrontato con risultati importanti il sovraffollamento e siamo vicini alla chiusura della forbice tra detenuti e posti" che sono rispettivamente 54.050 e 49.494 (in due anni sono aumentati i posti). Nell'anno in corso, il 2015, l'obiettivo è quello di pareggiare posti e detenuti. Tenendo conto delle cifre la situazione francese è relativamente migliore di quella dell'Italia, anche perché occorre fare una considerazione supplementare. In Francia le leggi e i giudici sono molto meno di manica larga nei confronti dei delinquenti, per cui non molti la fanno franca. E in più politici, governi e ministri non fanno ricorso così di frequente a amnistie, indulti e depenalizzazioni come avviene nel nostro paese, per ridurre l'affollamento carcerario. Nel confronto quindi usciamo largamente perdenti sotto ogni profilo.

 

Giappone: nel carcere di Yogyakarta 4 detenuti attendono l'esecuzione

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www.informazione.it, 8 gennaio 2015

 

Quattro detenuti sono stati condannati a morte e si trovano nel penitenziario di Wirogunan a Yogyakarta e sono in attesa dell'esecuzione, che avverrà entro la fine di questo mese. Il presidente può dare l'amnistia, ma da quando Jokowi è salito al potere ha sempre condannato. I quattro sono: Mary Jane Fiesta Veloso, Hardani, Khoirul Anwar e suo figlio, Yonas Revalusi.

Veloso è stato condannato a morte per il tentativo di far entrare in Indonesia 2.622 chilogrammi di eroina dall'aeroporto Adisucipto International Airport di Yogyakarta il 24 aprile 2010 e ha cercato l'amnistia da parte del presidente, ma non ha ancora ottenuto una risposta.

Hardani, un ex agente di polizia, Khoirul e suo figlio Yonas sono stati condannati a morte per lo stupro e l'omicidio di una studentessa di un liceo professionale in Yogyakarta nel 2013, anche loro hanno chiesto l'amnistia del presidente dopo che il loro appello è stato respinto dalla Corte Suprema.

Il capo della Legge e dell'Agenzia per i diritti umani in Yogyakarta, Endang Surdirman ha detto che in questa prigione ci sono quattro condannati a morte in attesa di esecuzione e sarebbe giusto che il presidente ripensasse alla legge e a punire in modo duro chi sbaglia, ma senza ricorrere alla pena di morte. Il Capo del penitenziario di Wirogunan, Zainal Arifin, ha detto che i quattro detenuti hanno sempre obbedito a tutte le attività quotidiane della prigione e sono stati autorizzati a frequentare la loro chiesa, professando la loro religione, Veloso è un cristiano, mentre gli altri tre sono musulmani.

Il Procuratore generale Prasetya ha recentemente dichiarato che il plotone di esecuzione avrebbe immediatamente eseguito la condanna a morte appena il presidente respingerà le richieste di amnistia fatte dai detenuti.

In questi giorni altri due condannati a morte, coinvolti in casi di droga, sono stati inviati in questo penitenziario e le esecuzioni in programma per il dicembre 2014 sono stati sospese per dare ai detenuti la loro ultima possibilità di presentare una revisione del caso o cercare l'amnistia da parte del presidente.

Il presidente Joko "Jokowi" Widodo, ha sempre rifiutato di dare l'amnistia per i crimini più gravi e per i casi di droga e ha recentemente ordinato l'esecuzione di diversi condannati a morte per far vedere la sua intolleranza verso questi detenuti.

 
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