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Campania: Sappe; situazione allarmante nelle carceri di Napoli Poggioreale e di Salerno

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Roma, 12 agosto 2015

 

"Per il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze clie avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti. Sovrintendenti. Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili". Così Donalo Capece, segretario generale del Sappe.

I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali della Campania - si legge nella nota - erano, il 30 luglio scorso, 6.926. In calo rispetto a un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 7.257. A non calare, però, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle, secondo la denuncia del Sappe. "I dati - prosegue il leader del primo sindacato della Polizia Penitenziaria con il segretario regionale Sappe della Campania Emilio Fattarello - sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprenderli organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli è operazione mistificatoria. Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 17 carceri della Campania si sono infatti contati il suicidio di 2 detenuti, 40 decessi per cause naturali in cella, 10 tentali suicidi sventali in tempo dai poliziotti penitenziari e 309 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 325 colluttazioni e 55 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri campane ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti".

A giudizio del Sappe "il Dap queste cose non le dice, l'unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell'indifferenza dell'Amministrazione penitenziaria". Napoli Poggioreale e Salerno le due carceri campane con il più alto numero di atti di autolesionismo (quando un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo), rispettivamente 96 e 70 casi".

 

Liguria: Sappe; carceri migliorate? più detenuti del 2014 e più morti e autolesionismi

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Ansa, 12 agosto 2015

 

I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali della Liguria erano, il 30 luglio scorso, 1.404. Più di quelli che c'erano un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 1.381. E questo nonostante l'approvazione di più leggi impropriamente definite svuota carceri. A non calare, però, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle, secondo la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

"Per il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili", sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe.

"I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprenderli organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli è operazione mistificatoria", prosegue il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria con il Segretario regionale Sappe della Liguria Michele Lorenzo.

"Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 7 carceri della Liguria si sono infatti contati il suicidio di un detenuto, 18 decessi per cause naturali in cella e 240 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 36 colluttazioni e 11 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri liguri ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti".

"Ma il Dap queste cose non le dice", denunciano infine Capece e Lorenzo: "l'unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, è evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell'indifferenza dell'Amministrazione penitenziaria". Sanremo, La Spezia e Genova Marassi le tre carceri liguri con il più alto numero di atti di autolesionismo (quando un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo): rispettivamente 69, 62 e 47 casi, mentre Imperia è letteralmente priva di attenzione istituzionale.

 

Sardegna: Sdr; l'Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Cagliari a rischio collasso

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Ristretti Orizzonti, 12 agosto 2015

 

"Situazione paradossale per l'Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Cagliari, competente per le attività di cinque Istituti tra cui Cagliari-Uta e Oristano-Massama per un numero complessivo di 988 detenuti. Nonostante 4.430 casi aperti dall'1 gennaio al 31 luglio scorso, rischia di andare in tilt". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", esprimendo "viva preoccupazione per le contraddittorie azioni del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria che da tempo limitano l'operatività dell'Uepe comprimendone la funzione deflattiva determinante per azzerare la recidiva. Ciò nonostante la riconosciuta efficienza del servizio che, a livello nazionale, per la messa alla prova figura al secondo posto dopo Milano".

"La situazione - sottolinea - è ormai divenuta insostenibile anche in considerazione della nuova normativa sulla probation. Nei primi sette mesi di quest'anno infatti sono state promosse 789 indagini per la messa alla prova e ne sono state attivate 377. Iniziative che si sommano, tra le altre, agli affidamenti in prova (709), alle indagini dalla libertà (1038), alla reclusione domiciliare (489) e alle osservazioni in Istituto (741).

Insomma l'attività dell'Ufficio, che annualmente registra oltre 10mila accessi di pubblico, è indispensabile non solo per il reintegro sociale delle persone private della libertà ma per la prevenzione degli atti illegali e per ridurre drasticamente il numero dei ristretti. Indebolire l'Uepe significa agire a discapito dell'intera comunità".

"Il Dap tuttavia - evidenzia la presidente di SDR - sembra indifferente alla qualità dei servizi offerti dall'Uepe di Cagliari manifestando soprattutto nell'ultimo periodo una immotivata negligenza. In attesa dei decreti attuativi che renderanno pienamente esecutivo il provvedimento di riordino del Ministero della Giustizia con l'accorpamento in un'unica Direzione per gli Uepe e la Giustizia Minorile, l'Ufficio di Cagliari-Oristano appare depotenziato. Al personale insufficiente (32 operatori effettivi, 5 in distacco su 44 previsti in organico), alla non attuata autonomia contabile con una dipendenza umiliante dalla Casa Circondariale di Cagliari perfino per l'acquisto della carta igienica, al mancato rinnovo del contratto di locazione che impedisce la manutenzione ordinaria, si è aggiunto a giugno - e non è stato ancora risolto - il guasto di due termo condizionatori, costringendo gli operatori in condizioni di lavoro particolarmente difficili".

"La situazione diventa assurda in considerazione della insufficienza perfino degli stampati per mantenere in ordine i fascicoli. Il Dipartimento, che finora ha destinato all'Uepe solo il 3% delle risorse del Ministero, dovrebbe finalmente attuare le politiche deflattive, promuovere la prevenzione e il reinserimento sociale dei detenuti. Le norme sulla messa alla prova richiedono significativi interventi negli Uffici preposti altrimenti anche le migliori disposizioni resteranno lettera morta. La realtà cagliaritana - conclude Caligaris - è emblematica di una difficoltà a cambiare rotta. Privilegiare il recupero di chi ha sbagliato offre maggiori garanzie di sicurezza piuttosto che limitarsi ad allontanarlo dalla società chiudendolo in una cella".

 

Teramo: 41enne si uccide in carcere, ha scritto tre lettere prima di impiccarsi

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di Diana Pompetti

 

Il Centro, 12 agosto 2015

 

L'uomo che il 6 maggio ha tagliato la gola a Giandomenico Orlando per i rumori del laboratorio si è impiccato con il lenzuolo annodato all'inferriata della cella verso le 2 di notte. Prima di uccidersi ha scritto tre lettere: alla madre, alla fidanzata e all'avvocato. Nessun riferimento né scuse alla famiglia del pasticciere. In carcere stava male e il suo avvocato aveva chiesto al giudice di verificarne la compatibilità. L'incidente probatorio era stato fissato al 4 settembre. Troppo tardi.

Si è impiccato con un lenzuolo all'inferriata della finestra della cella del carcere di Castrogno, a Teramo: Giovanni Raffaele Grieco, 41 anni, ex buttafuori pescarese era detenuto dal 6 maggio con l'accusa dell'omicidio di Giandomenico Orlando, il pasticciere pescarese di 67 anni ucciso davanti al suo negozio. Due o tre i colpi che Raffaele Grieco ha inferto con forza al collo di Gianni Orlando, morto poco dopo sotto gli occhi del figlio. L'assassino arrestato otto ore dopo a Pineto. Inutili le denunce dopo anni di liti per i rumori provenienti dal laboratorio e le violenze del vicino di casa: la polizia ne aveva chiesto l'arresto, negato dalla procura.

Grieco si è ucciso intorno alle 2 e a dare l'allarme sono stati alcuni agenti che lo hanno immediatamente soccorso, ma per l'uomo non c'era più nulla da fare. Prima di uccidersi ha scritto tre lettere: alla madre, alla fidanzata e al suo avvocato. Massimo riserbo sui contenuti personali delle lettere, e comunque non ci sarebbero richieste di perdono e di scuse alla famiglia del pasticciere. Intanto si è saputo che il 4 settembre era stato fissato l'incidente probatorio richiesto dal suo avvocato, Paolo Marino, per accertare la sua capacità di intendere e di volere e la sua compatibilità con la condizione carceraria. Non è escluso che nelle prossime ore il pubblico ministero di turno decida di disporre l'autopsia. Quello di Grieco è il secondo suicidio dall'inizio dell'anno nel carcere teramano.

 

Pordenone: la morte in carcere del ventinovenne Stefano Borriello rimane un mistero

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di Enri Lisetto

 

Messaggero Veneto, 12 agosto 2015

 

Non erano ecchimosi i segni sul corpo del ventinovenne di Portogruaro. Escluso il decesso per droga o patologie evidenti. Disposti ulteriori test. Resta un mistero, almeno per il momento, la morte del ventinovenne Stefano Borriello. Ieri pomeriggio, quasi tre ore di esame autoptico, eseguito dall'anatomopatologo Renzo Fiorentino, su incarico della Procura, cui ha assistito il perito di parte della famiglia della vittima, Vincenzo De Leo, non hanno fornito una risposta univoca.

Ci vorranno alcuni giorni, ovvero il tempo di analizzare i campioni di organi e liquidi prelevati per l'analisi di laboratorio. L'autopsia, ad ogni modo, ha permesso quantomeno di escludere alcune ipotesi: il corpo del giovane non evidenziava ecchimosi, e pertanto non vi è stata alcuna violenza, il cuore era sano, dunque è stato tendenzialmente escluso un infarto miocardico, il "fuoco di Sant'Antonio" era minimo, e quindi nemmeno questa infezione è stata letale.

Casa circondariale e ospedale hanno ricostruito, per la rispettiva parte di competenza, le ultime giornate e ore del giovane detenuto, morto venerdì sera al pronto soccorso del Santa Maria degli Angeli di Pordenone, dove era arrivato in condizioni molto gravi; atti che sono nel fascicolo del pubblico ministero Matteo Campagnaro, che ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. Stefano Borriello era stato visitato dal medico di guardia del carcere. Gli aveva diagnosticato un herpes alla schiena e prescritto la terapia.

Venerdì sera il malore. L'intervento del personale medico, la corsa in ambulanza all'ospedale. "Alle 20 circa - rileva una nota dell'Azienda per l'assistenza sanitaria 5 - i due infermieri in servizio in quel momento sono stati prontamente allertati dagli agenti di sorveglianza in merito al malore del detenuto e sono accorsi per prestare soccorso: hanno, come da protocollo, allertato il 118 e attuato la rianimazione cardiopolmonare (compresa l'applicazione del defibrillatore automatico in dotazione) fino al sopraggiungere dell'ambulanza.

Borriello è stato trasportato al pronto soccorso dall'ambulanza sopraggiunta rapidamente sul posto, ma purtroppo, nonostante gli sforzi fatti per rianimarlo, le condizioni sono ulteriormente peggiorate ed è deceduto per arresto cardiaco". In sette minuti dalla chiamata, il 118 era nella cella del giovane, in altrettanti, al pronto soccorso. Al proposito, la nota dell'Aas 5 prosegue: "Dal 2014 le funzioni di sanità penitenziaria sono transitate dal ministero della Giustizia alle aziende sanitarie. Pertanto la "Friuli occidentale" si occupa dell'assistenza sanitaria ai detenuti nel carcere locale. Presso la casa circondariale vi è un ambulatorio regolarmente funzionante, grazie a un'équipe di tre medici e quattro infermieri, che si avvicendano in modo da garantire la presenza assistenziale dalle 7.30 alle 21.30 per 365 giorni all'anno".

Tecnicamente il decesso è avvenuto per "arresto cardiocircolatorio" alle 21.15, secondo quanto registra la constatazione medica. Ma l'autopsia non ha rivelato "una causa evidente di morte". Il cuore era sano: escluso, pertanto, l'infarto miocardico. L'anatomopatologo ha eseguito prelievi di organi e liquidi, per esaminare lo stato degli organi vitali. In più, entro 60 giorni saranno disponibili anche gli esami tossicologici: "Nessuna tossicità evidente, quasi nulle le tracce sul sangue". Il giovane aveva un passato di dipendenza, che nel periodo di detenzione, poco meno di due mesi, era governata con l'assunzione di un farmaco. Quanto all'herpes, gli erano state somministrate delle specifiche terapie, tanto che l'esame di ieri pomeriggio ha evidenziato "tracce minimali" del "fuoco di Sant'Antonio", che fanno escludere questa come causa di morte.

Esclusa totalmente la violenza fisica. L'esame autoptico non ha riscontrato alcuna, anche minima, ecchimosi, assenti tracce ematiche nei tessuti, nessuna frattura ossea. Tale refertazione dipana dubbi che erano stati sollevati nell'immediatezza della morte da un amico di famiglia. Il quale aveva descritto una sorta di livido, una macchia viola, dalla testa al ventre dello sfortunato giovane che abitava a Portogruaro. Di tale livido l'autopsia non ha trovato traccia. A questo punto la causa della morte potrà emergere dagli ulteriori accertamenti peritali, per i quali i tempi sono più lunghi rispetto all'autopsia. Il perito Renzo Fiorentino ha eseguito prelievi su tutti gli organi, tra cui cuore, polmone, fegato, cervello, per accertare o escludere eventuali altre patologie, infezioni, virus, o malformazioni "non palesi in prima battuta", che avrebbero potuto causare il decesso.

Tutto ciò ha fatto tirare le somme all'anatomopatologo, che ha consegnato la prima relazione, in attesa di quella definitiva, al pubblico ministero Matteo Campagnaro: l'esame non ha evidenziato cause dirette ed evidenti di morte. Per che cosa sia morto Stefano Borriello, insomma, è un mistero che potrebbe essere sciolto nei prossimi giorni quando anche gli accertamenti di laboratorio conseguenti ai prelievi eseguiti ieri, daranno i loro esiti.

Alle condoglianze della struttura carceraria alla famiglia, intanto, si sono aggiunte quelle dell'Azienda per l'assistenza sanitaria: "Si unisce ai numerosi cordogli alla famiglia del ragazzo, in attesa di conoscere gli esiti del riscontro autoptico disposto dalla magistratura, che potrà fornire elementi più chiari sulla causa del decesso".

 
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