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Pisa: Sappe; rissa tra 20 detenuti nordafricani, feriti anche tre poliziotti penitenziari

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La Repubblica, 15 settembre 2015

 

Ancora violenza nel carcere Don Bosco di Pisa. Dopo un'aggressione agli agenti penitenziari avvenuta nei giorni scorsi oggi si è verificata una rissa tra una ventina di detenuti stranieri. Lo rende noto il Sappe, il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, aggiungendo che l'episodio è avvenuto "poche ore fa". Il sindacato spiega che "venti detenuti nordafricani se le sono date di santa ragione e se non fosse stato per il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari le conseguenze della rissa potevano essere peggiori visto che nel cortile è stata trovata anche un'arma bianca".

Per il segretario generale del Sappe Donato Capece il fatto "è sintomatico di un'emergenza penitenziaria che permane, nonostante tutto". "Mi auguro - aggiunge Capece - che i poliziotti siano premiati per l'ottimo intervento operativo. Un saluto particolare va ai tre poliziotti feriti colpiti dai detenuti mentre tentavano di separarli. Ora si trovano al pronto soccorso per le cure. La rissa poteva avere più gravi conseguenze, visto che i poliziotti hanno sequestrato nel cortile un rudimentale coltello".

"Ho già avanzato proposte specifiche al provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per aumentare la sicurezza dell'istituto e del personale". Lo ha detto all'ANsa Fabio Prestopino, direttore del carcere Don Bosco di Pisa, commentando la rissa. "Auspico che le proposte che ho formulato, specificatamente connesse alla sicurezza, e che preferisco non anticipare - ha aggiunto Prestopino - siano accolte dall'amministrazione perché sono sicuro che avranno effetti positivi". Infine il direttore ha spiegato che "la rissa, stando alle prime informazioni, sarebbe stata originata da questioni legate allo spaccio di sostanze stupefacenti all'interno del carcere, un fenomeno a Pisa purtroppo ampiamente diffuso".

Pasquale Salemme, segretario regionale Sappe della Toscana, aggiunge: "Mi preoccupa il continuo ripetersi di eventi critici e violenze contro i poliziotti nel carcere di Pisa. Sono troppi gli Agenti che subiscono le violenze dei detenuti: dovrebbe fare riflettere il consistente numero di poliziotti assenti per malattia. Ma mi sembra che il direttore del carcere non adotti alcun intervento risolutivo per modificare questo stato di cose, come una organizzazione del lavoro più funzionale alle necessità di sicurezza e tutela dei Baschi Azzurri. Per fortuna nostra e delle Istituzioni a Pisa lavorano poliziotti penitenziari molto determinati, che credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d'identità e d'orgoglio. Agenti, Sovrintendenti, Ispettori, Funzionari che lavorano ogni giorno, nel silenzio e tra mille difficoltà ma con professionalità, umanità, competenza e passione nel dramma delle sezioni detentive pisane e italiane. A loro va il plauso mio personale e del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sappe".

 

Ferrara: Sappe; sovraffollamento risolto, ora pensiamo alla Polizia penitenziaria

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estense.com, 15 settembre 2015

 

Il sindacato denuncia la carenza di mezzi e risorse economiche non solo in via Arginone.

"È giunto il momento di smetterla di parlare della condizione dei detenuti perché il problema del sovraffollamento nelle carceri è risolto, è ora di affrontare la situazione del personale di polizia penitenziaria che opera in carenza di mezzi e risorse economiche".

È questa la denuncia lanciata dal Sappe in visita alla casa circondariale di via Arginone. Una denuncia che sa di provocazione: "Non è possibile fare tagli in questo settore a meno che non chiudiamo le carceri" commenta il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante, accompagnato dal segretario regionale Francesco Campobasso.

"Il sovraffollamento in carcere - spiegano i rappresentanti del sindacato di polizia penitenziaria - è stato regolamentato con l'ampliamento della detenzione domiciliare, l'affidamento in prova al servizio sociale e l'aumento degli sconti di pena con una liberazione anticipata speciale, caratterizzata da una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata. Questi provvedimenti hanno permesso di avere in Italia 14mila detenuti in meno rispetto al 2012".

Una diminuzione di presenze riscontrata anche in Emilia Romagna dove i detenuti sono passati da 4200 a 2853, quasi in linea con la capienza regolamentare di 2802 posti. Di questi 1841 sono i condannati, 897 gli imputati e 115 gli internati. A livello locale, i detenuti dell'istituto penitenziario ferrarese sono 290 (di questi 201 sono definitivi e 89 in posizione giuridica diversa) a fronte di una capienza di 256 posti.

"La situazione è molto migliorata per quanto riguarda il sovraffollamento dei detenuti - afferma Durante - ma è peggiorata per il personale di polizia penitenziaria che opera in strutture fatiscenti dove mancano mezzi efficienti e risorse economiche. Il ministro continua a convocare gli stati generali per l'esecuzione della pena e non si preoccupa del personale che lavora senza il toner per il fax e la carta per le fotocopiatrici, guida mezzi che hanno già fatto 400mila km e compra la divisa al supermercato perché non viene offerta dall'amministrazione". A peggiorare la situazione è anche la mancanza di un rinnovo contrattuale da quasi 6 anni nonostante le promozioni ei miglioramenti di carriera. "Anche questo governo voleva prorogare il blocco contrattuale, già attivo dal 2010, fino al 2018 - denuncia Durante - ma il sindacato, con l'appoggio della corte istituzionale, è riuscito a sbloccare le varie indennità e il contratto. Da luglio è previsto un incremento economico di 5 miliardi ma sembra che ne verranno assegnati solo 2 alle qualifiche più basse. Come li daranno questi aumenti?".

Per rispondere a questa domanda, il sindacato ha annunciato una manifestazione a Roma entro fine settembre o inizio ottobre per sollecitare il governo ad aprire le trattative e per chiedere un riordino delle carriere per le forze di polizia penitenziaria. Che sono sempre meno. "Ogni anno vanno in pensione 1200-1300 agenti e ne vengono assunti solo 200-300: abbiamo avuto 7mila perdite negli ultimi anni ma il fatto che i detenuti siano diminuiti non cambia il nostro lavoro perché la struttura e i servizi sono gli stessi" nota il segretario generale che offre dei dati anche a livello locale.

La Casa circondariale di Ferrara conta 196 agenti mentre quelli previsti sono 211. Una mancanza di personale che per ora non incide sulla sicurezza della struttura dove non si registrano atti di autolesionismo da parte dei detenuti, definiti "gestibili", o gravi episodi di aggressione al personale a parte un pugno sul volto ricevuto un paio di settimane fa da una guardia carceraria per aver richiamato all'ordine un detenuto.

Ben diversa la situazione in regione. Nel primo semestre del 2015, in Emilia Romagna, ci sono stati da parte dei detenuti, 298 atti di autolesionismo, 1 tentativo di suicidio, 3 suicidi, 53 decessi per cause naturali, 173 colluttazioni, 41 ferimenti, 19 mancati rientri da licenze di internati e 1 dalla semilibertà. Mancano dati riguardanti la salute della polizia penitenziaria "ma in varie strutture i colleghi sono stati infettati da tbc, vaiolo e scabbia - dichiarano i sindacalisti - e costretti a pagarsi le cure da soli perché non c'è più nessuna copertura sanitaria per le patologie contratte in servizio, anche se stanno aumentando perché il 35% dei detenuti sono stranieri e provengono da paesi in cui queste patologie ci sono ancora".

A Ferrara i detenuti stranieri sono 180 e gli agenti lamentano "difficoltà nel capire la lingua, usi, costumi e religioni" e quindi "diventa più difficoltoso l'insegnamento del rispetto delle regole". In generale, la "mancanza di un percorso di rieducazione" (rispetto delle regole, formazione e lavoro) viene percepita dal sindacato come un problema perché "aumenta il rischio di recidiva per quando i detenuti dovranno reinserirsi in società" e perché "l'ozio aumenta le possibilità di fare scuola del crimine in carcere".

"Siamo servitori dello Stato e vorremmo che lo Stato ci mettesse nelle condizioni di operare al meglio" concludono i sindacalisti che ci tengono a sottolineare che "se i livelli di criticità nella casa circondariale di Ferrara sono bassi è merito della professionalità del personale di polizia penitenziaria". "Una responsabilità che vorremmo venisse riconosciuta dal governo - chiosa il Sappe - perché l'utenza, ad esempio, vive in condizioni logistiche e igienico-sanitarie migliori degli agenti che svolgono un lavoro delicato".

 

Milano: detenuta fugge dal lavoro in Expo, quando l'evasione è tra i padiglioni

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di Luca Fazzo

 

Il Giornale, 15 settembre 2015

 

Doveva fare poca strada: dai tornelli di Expo ai cancelli del carcere di Bollate. Ogni giorno, insieme a decine di altri detenuti del carcere a bassa sorveglianza, la giovane transessuale brasiliana si recava a lavorare all'esposizione universale, nell'ambito del progetto di reinserimento lavorativo cui era stata ammessa. Ma una sera, all'inizio di luglio, la detenuta ha deciso che quel breve tratto di strada era troppo lungo per lei. E che troppo lungo era soprattutto il percorso che ancora la separava dalla fine della sua condanna: meno di due anni e mezzo, che visti da fuori possono sembrare pochi. Ma che a lei sono apparsi una eternità invalicabile. Così, ha preso la sua strada ed è andata. Sparita nel nulla. Evasa, tecnicamente parlando. E anche ora, passati ormai due mesi, della detenuta evasa da Expo non si è più saputo nulla.

É una storia inattesa, quella con cui si sono trovati a fare i conti i funzionari del ministero della Giustizia che hanno seguito il progetto di lavoro presso Expo dei detenuti dei carceri milanesi (oltre a Bollate, il progetto ha coinvolto anche Opera e Monza). La transessuale che è sparita nel nulla era considerata infatti tra i detenuti più affidabili, visto il percorso che aveva seguito negli anni precedenti: condannata per omicidio preterintenzionale, aveva seguito senza scossoni tutti i passaggi del trattamento rieducativo, usufruendo di diversi permessi premio e rientrando sempre regolarmente in carcere.

Ormai era vicina al "fine pena" e avrebbe già potuto chiedere l'affidamento ai servizi sociali. Invece, nella sera di luglio, dopo una giornata passata tra il Decumano e l'imbocco dei padiglioni fornendo informazioni ai plotoni dei turisti, la giovane trans ha preso un'altra strada. E si è messa nei guai. Adesso è ricercata per evasione, insieme alla nuova accusa le piomberà addosso la revoca di tutti i benefici carcerari concessi finora, e se verrà presa dovrà scontare fino all'ultimo giorno la vecchia condanna.

Un gesto così insensato che in carcere chi conosceva la donna lo riesce a spiegare solo come un gesto d'impeto, una fuga non pianificata, nata lì per lì in un momento di umore particolare. Ma anche se la scelta di scappare è stata presa all'ultimo istante, la fuga è comunque riuscita in pieno: nonostante da due mesi venga ricercata attivamente, passando al setaccio tutta la sua rete di conoscenze e di appoggi, della detenuta-cicerone non si è trovata neppure l'ombra. Che sia sparito uno solo del centinaio di detenuti impegnati in Expo, d'altronde, è per i promotori dell'iniziativa un segno della sua riuscita: il 99 per cento di chi ha lavorato sul sito di Rho ha fatto il suo dovere fino in fondo e senza sgarrare. Quando il 31 ottobre l'esposizione chiuderà i battenti, avrà un casella in più da barrare nel curriculum del proprio reinserimento sociale. E avrà anche messo da parte qualche soldo, anche se i semiliberi sono pagati (come prevede la legge) un terzo in meno dei loro colleghi.

 

Fermo: detenuti a scuola da aiuto cuoco, con gli chef della dieta mediterranea

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informazione.tv, 15 settembre 2015

 

Studiare da aiuto cuoco, per ricominciare a costruire il futuro. È la nuova proposta della direzione della casa circondariale di Fermo e dell'area trattamentale che, col supporto dell'Ambito sociale XIX e della Caritas, hanno messo in piedi un percorso formativo dedicato alla dieta mediterranea. L'iniziativa, possibile grazie all'impegno del comandante Nicola De Filippis e degli agenti di Polizia penitenziaria, è stata presentata nei giorni scorsi proprio all'interno del carcere, otto i detenuti che hanno chiesto di partecipare, alcuni giovanissimi e tutti già impiegati nella cucina della casa di reclusione.

Protagonisti gli chef del Laboratorio della dieta mediterranea ma anche il diabetologo Paolo Foglini e il medico Lando Siliquini che si occuperanno della parte scientifica. A illustrare il progetto Adolfo Leoni che è uno dei fondatori del laboratorio: "Tutto è nato da una ricerca scientifica portata avanti dall'università del Minnesota negli anni '90, a dimostrare che il fermano è il luogo nel quale c'è l'alimentazione più sana del mondo, motivo di grande longevità. Quello che facciamo è cercare di portare avanti la passione per il territorio e per il buon vivere, raccontiamo che si può e anzi si dovrebbe tornare ad un certo tipo di alimentazione per vivere a lungo e vivere bene. Anche questo corso è un modo per cambiare la cultura, per fare attenzione a certe cose". Lando Siliquini e Paolo Foglini hanno sottolineato che durante il corso ai detenuti verranno fornite anche competenze di igiene e la capacità di abbinare gli alimenti per ottenere piatti sani e completi.

Gli chef saranno Sandro Pazzaglia, Mauro Donati e Benito Ricci, artigiani esperti, tre assolute eccellenze del fermano, protagonisti tra l'altro nei giorni scorsi all'Expo di Milano dove si sta parlando proprio di dieta mediterranea. Per i detenuti saranno 12 lezioni, metà teoriche e metà pratiche, con alcune verifiche finali, a partire dal prossimo 23 settembre. Tra i partecipanti anche tre stranieri, dal Marocco, dalla Tunisia e dall'Albania, che potranno dare suggerimenti con le preparazioni dei loro paesi, per uno scambio di culture che arricchisce tutti. La direttrice della casa di reclusione Eleonora Consoli si è detta felice di poter offrire un percorso formativo tanto valido, punto di partenza per una vita diversa. Il responsabile dell'area trattamentale Nicola Arbusti ha selezionato i detenuti, augurando loro di poter cogliere un'occasione unica di crescita, per ritrovarsi tra le mani un mestiere buono da spendere fuori.

 

Europa: il ritorno delle frontiere

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di Anna Maria Merlo

 

Il Manifesto, 15 settembre 2015

 

Consiglio dei ministri degli Interni a Bruxelles. Le quote sfumano, i reticenti alzano la voce. Molti paesi seguono la Germania e ripristinano le frontiere.

Crisi dei rifugiati. Consiglio dei ministri degli Interni a Bruxelles. Le quote sfumano, i reticenti alzano la voce. Molti paesi seguono la Germania e ripristinano le frontiere (la Francia potrebbe rimettere i controlli al confine italiano). Aut aut a Italia e Grecia: hotspot e controlli nel paese di primo arrivo, poi (forse) la redistribuzione. Intanto c'è il via alla fase 2 della missione navale EuvNavForMed, che permette attacchi agli scafisti

La libera circolazione rischia di venire travolta dal panico in cui sta cadendo la Ue in queste ore. I ministri degli Interni dei 28 paesi Ue mettono la sordina sulle "quote obbligatorie", mentre la Germania, domenica, seguita ieri da Austria, Slovacchia, Repubblica ceca e nel tardo pomeriggio anche dall'Olanda, ha sospeso Schengen ristabilendo i controlli alle frontiere. Polonia e Belgio potrebbero fare la stessa scelta nelle prossime ore. Il ministro degli Interni francese, Bernard Cazeneuve, si piega alle richieste delle destre e afferma da Bruxelles che "sono già state disposizioni" per ripristinare i controlli alla frontiera con l'Italia "se si ripeterà una situazione simile a quella di alcune settimane fa" (a Ventimiglia), ma giudica "stupido" fare la stessa cosa al confine con la Germania. L'Ungheria da oggi impone lo stato d'emergenza, con l'arresto per chi entra illegalmente, l'utilizzazione di containers per ospitare i tribunali alla frontiera con la Serbia che giudicano senza la presenza di interpreti i profughi trattati come criminali, richiusi in campi di detenzione.

La decisione più concreta di ieri, presa in mattinata prima dell'incontro dei ministri degli Interni (e della Giustizia) a Bruxelles, è stato il varo della fase 2 della missione navale EuNavForMed, che permette l'uso della forza contro gli scafisti. Le operazioni dovrebbero partire da inizio ottobre. Per la redistribuzione dei profughi, invece, i ministri degli Interni si riuniscono di nuovo l'8-9 ottobre, ma già si parla di "flessibilità" nell'applicazione del ricollocamento dei 120mila del piano Juncker. Se i blocchi continuano, dovrà venire convocato un vertice dei capi di stato e di governo, che rischia di sancire la frattura che ormai mina la Ue.

Francia e Germania, che cercano di mantenere una parvenza di unione anche se la decisione di Berlino di sospendere Schengen è stata accolta come una sberla da Parigi, chiedono "immediatamente" l'apertura di hotspots in Italia e Grecia (e Ungheria, ma Orban si autoesclude), e affermano che faranno un forte "pressing" sui partner. Per François Hollande, "far rispettare le frontiere esterne è la condizione per poter accogliere degnamente i rifugiati". Il ministro degli Interni della Baviera, Joachim Herrmann, che non risparmia critiche a Merkel per aver incitato i profughi a venire in Germania, punta il dito contro Italia e Grecia, paesi di primo arrivo, secondo lui responsabili del "caos".

In pratica, riprende alla grande nella Ue lo scaricabarile dei profughi. Angelino Alfano chiede che "i rimpatri" vengano organizzati da Frontex "con i soldi Ue". Bruxelles promette che "gli stati invieranno subito funzionari di collegamento" per aiutare i paesi di primo arrivo a fare la distinzione tra chi ha diritto all'asilo e chi deve venire espulso. Cazeneuve parla di "umanità e responsabilità", sperando di convincere i reticenti alla distribuzione. Per il momento, c'è il programma presentato a giugno, per la ricollocazione di 40mila persone (con offerte solo "volontarie" per ricollocare 24mila persone già presenti in Italia e 16mila che sono in Grecia), mentre è sempre in alto mare il meccanismo di ripartizione per "quote" di altri 120mila. Nei fatti, gli arrivi delle ultime settimane rendono ormai caduche queste cifre, inferiori di molto alla realtà. La Commissione ha messo nel cassetto la minaccia di multe per chi non partecipa alla redistribuzione.

Le richieste dell'Onu, ancora ribadite ieri, per "quote obbligatorie" e gli appelli della Commissione a favore di una soluzione "comune" rischiano di cadere nel vuoto, così come l'allarme del gruppo S&D: "la politica comune di immigrazione e asilo è l'unica strada per salvare l'Europa dalla disintegrazione". La posizione tedesca si è di fatto indebolita, con il voltafaccia di Angela Merkel di domenica, anche se sembra fosse destinato a far pressione sull'est reticente. Il portavoce di Merkel, Steffen Steibert, assicura che rimettere i controlli alle frontiere "era necessario, ma nulla cambia" nella politica di accoglienza di Berlino. Per il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, deve essere però chiaro che "i richiedenti asilo devono accettare il fatto che non possono scegliere il paese europeo a cui chiedere protezione". Per il ministro degli Esteri polacco, Rafal Trzaskowski, "l'Europa rischia una crisi istituzionale se impone quote obbligatorie", impegno ormai sfumato nei documenti di Bruxelles. Il fronte del "no" al piano Juncker sulla ridistribuzione dei 120mila profughi si è ricompattato, Ungheria ormai fuori dalle regole Ue, con Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia, Romania (c'è anche la Danimarca, ma il paese ha l'opt out su questi temi, come Gran Bretagna e Irlanda). In Francia, l'ex presidente Nicolas Sarkozy chiede uno statuto speciale per i rifugiati di guerra, che dovrebbero rientrare in patria una volta tornata la pace (questa clausola in effetti esiste, ma è la Commissione a doverla attivare).

 
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