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Lettere: perché non possono essere i magistrati a riformare la giustizia

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di Giuseppe Di Federico (professore emerito di Ordinamento giudiziario)

 

Il Foglio, 15 settembre 2015

 

Una delle cose che ho maggiormente apprezzato del governo Renzi è il pieno rinnovo del personale di governo, di ministri cioè che non sono condizionati da precedenti esperienze governative e da tentativi di riforma falliti. Una causa a mio avviso non secondaria delle iniziative di riforma che comunque le si voglia giudicare certamente rappresentano una novità di rilievo rispetto ad un passato di governi tanto cauti da risultare impotenti.

Purtroppo questo orientamento al nuovo non ha contagiato un settore di governo, quello della giustizia, che non è certo secondario per il benessere dei cittadini e per lo sviluppo economico del nostro Paese. Questo appare chiaramente allorquando si consideri la storia delle persone che il ministro della Giustizia Orlando ha nominato nelle due commissioni cui ha affidato il compito di elaborare le riforme di cui necessita la nostra claudicante giustizia. Sono quasi tutti magistrati e buona parte di loro sono stati, in vario modo, protagonisti della elaborazione e/o della gestione delle passate riforme della giustizia. Di riforme cioè che alla prova dei fatti sono spesso risultate dannose o, al meglio, inefficaci.

Se si considerano, infatti, i componenti delle due commissioni, ivi inclusi i tre magistrati componenti di diritto (ex officio), di entrambe le commissioni si può vedere che della prima commissione fanno parte 6 ex componenti del Csm (di cui 4 magistrati e 2 laici) 8 magistrati ordinari (inclusi i tre componenti di diritto), un avvocato-professore, 2 professori di diritto. Vi sono 12 magistrati o ex magistrati su 17 componenti.

Non dissimile la composizione della seconda commissione: 8 ex componenti del Csm (di cui 6 magistrati e 2 laici), 5 magistrati (inclusi i tre magistrati componenti di diritto), un professore universitario, un solo avvocato. In tutto 11 magistrati o ex magistrati su 15 componenti.

La presenza dei magistrati è ulteriormente rafforzata dal magistrato capo di gabinetto, cui è affidato il compito di coordinare il lavoro delle due commissioni e dai 7 magistrati che compongono la segreterie tecnico scientifiche.

Diverse sono le riflessioni utili a valutare la propensione riformatrice di queste commissioni. Ne ricordo solo alcune, le più generali e facili da esporre:

La prima. Così come sempre avvenuto in passato anche questa volta le commissioni di riforma che riguardano importanti questioni ordinamentali (cioè quelle di maggiore interesse/rilievo corporativo per i magistrati) sono composte in assoluta, predominante maggioranza da magistrati, un fenomeno che si ripete da tempo ed è solo italiano. Così come in passato anche questa volta le riforme ordinamentali sono considerate dal Ministro un affare di famiglia dei magistrati. La presenza degli avvocati nelle commissioni è solo simbolica e tale da far pensare che i due avvocati siano stati inclusi per mera cortesia istituzionale.

Come già avvenuto più volte in passato, dalle commissioni sono rigorosamente esclusi coloro che hanno espresso documentate critiche al nostro assetto giudiziario e che sono sgradite alla corporazione dei magistrati perché toccano i loro interessi. Non solo professori ma anche magistrati: ad esempio, non è stato preso in considerazione un magistrato componente dell'ultimo Csm, Aniello Nappi che, in maniera documentata, ha espresso in un suo libro aspre critiche sulla gestione corporativa e clientelare del Csm.

La seconda. Circa la metà dei componenti di entrambe le commissioni sono stati componenti di Csm del passato a partire dal 1986. Sono cioè coloro che in passato hanno contribuito personalmente a creare e solidificare proprio quelle disfunzioni che ora sono chiamati a correggere. E qui l'elenco sarebbe lungo. Solo qualche esempio con riferimento ad alcuni dei molti compiti di riforma assegnati alle commissioni. Dovrebbero riformare il Csm e certamente con esso il fenomeno del correntismo che ne condiziona le decisioni, dovrebbero riformare il sistema delle incompatibilità nonché quello delle valutazioni di professionalità. Affidare proprio a loro questi compiti può sembrare poco comprensibile per almeno tre ragioni:

- Perché anche loro che nei rispettivi Csm sono stati protagonisti della creazione e gestione del sistema correntizio che ormai tutti considerano gravemente disfunzionale.

- Perché anche loro nei rispettivi Consigli hanno contribuito a creare quel sistema di prassi, solo italiana, che garantisce a tutti i magistrati, a prescindere dal reale accertamento del merito professionale, di raggiungere il livello massimo della carriera, dello stipendio, della pensione e della liquidazione (nonostante l'articolo 105 della Costituzione che assegni al Csm il compito di effettuare le "promozioni"). E per comprendere la dimensione del fenomeno basta ricordare che ciascuno dei consiglieri dei passati Csm ha partecipato a circa 4.000 inconsistenti valutazioni di professionalità. Dall' analisi dei verbali dei diversi Csm risulta inoltre che nessuno di loro in sede consiliare si è col proprio voto sistematicamente dissociato da quella prassi

- Perché anche loro quand'erano consiglieri hanno consentito che moltissimi magistrati svolgessero per molti anni, a volte per decenni, compiti diversi da quelli propri del magistrato (di natura politico-partitica, e amministrativa), non solo ma li han-

no anche sempre promossi per merito (quale?) al pari dei magistrati che svolgono funzioni giudiziarie.

- Perché anche loro, con le loro iniziative e il loro voto hanno contribuito a mortificare drasticamente il potere di gestione e supervisione del lavoro dei capi degli uffici giudiziari, cosa e che nel caso degli uffici di procura ha portato al fenomeno della così detta "personalizzazione delle funzioni del PM" a scapito delle esigenze funzionali del coordinamento e della uniformità di azione nel settore delle indagini e dell'iniziativa penale.

Mi sono domandato perché il Ministro della giustizia abbia nominato quelle commissioni di riforma ordinamentale adottando criteri non dissimili dai suoi predecessori della prima Repubblica (tranne Claudio Martelli: ha nominato persino me). Mi sono ricordato che in una conferenza stampa Matteo Renzi rivolgendosi al Ministro della giustizia Orlando lo ha definito un do-roteo. Che sia questa la ragione? Aggiungo due postille.

La prima. So benissimo che le norme sulle valutazioni di professionalità previste dalle leggi del 2006/2007 e che ancor più le circolari del Csm sono molto rigorose sotto il profilo formale, tra le più rigorose e invasive dell'Europa continentale. Il lavoro e l'investimento organizzativo (e quindi anche i costi) che hanno generato sono certamente molto elevati, ma i risultati non differiscono significativamente da quando erano meno rigorose e stringenti. Uno dei pericoli delle riforme fatte da commissioni come quelle appena nominate è proprio che facciano riforme all'apparenza risolutive e che poi a livello interpretativo e operativo risolvano poco o niente.

La seconda. Ho partecipato in varia forma (personalmente o con contributi scritti) a diverse commissioni di riforma degli ordinamenti giudiziari di altri paesi: i magistrati non erano mai in maggioranza. Tra queste ne ricordo, a mo' di esempio, solo una, cioè la "Commission de reflection sur la justice" istituita dal presidente francese Chirac nel 1997 (che doveva, tra l'altro occuparsi dell'assetto del pm).

Dei 20 componenti solo 6 erano magistrati ordinari (3 giudicanti e 3 requirenti), 4 gli avvocati, 2 magistrati del Consiglio di Stato, 2 professori di diritto e 2 di filosofia, un ispettore delle finanze, 2 giornalisti, un prefetto. Lo stesso vale, in varie forme e proporzioni, anche per le commissioni di riforma ordinamentale nei paesi scandinavi, in Germania ed Austria. Oltre ad assicurare il contributo di esperienze e conoscenze differenziate è anche un modo per evitare che prevalgano orientamenti di natura corporativa.

 

Abruzzo: ricorso al Tar "Garante dei detenuti, illegittima l'esclusione di Rita Bernardini"

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di Elisabetta Di Carlo

 

certastampa.it, 15 settembre 2015

 

"L'esclusione della candidatura di Rita Bernardini a ricoprire la carica di Garante dei Detenuti abruzzesi è illegittima: abbiamo presentato ricorso al Tar". Lo dichiara l'avv. Vincenzo Di Nanna, segretario di Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi.

"Oltre alla palese violazione della legge Severino, è stata infatti invasa la sfera di competenza del Consiglio Regionale, a cui spettava, in via esclusiva, il compito di deliberare sull'ammissibilità o meno della candidatura: ci troviamo invece davanti a una decisione politica che è stata presa per via amministrativa. Pertanto, insieme agli avvocati Paolo Mazzotta e Giuseppe Rossodivita abbiamo deciso d'impugnare il respingimento della candidatura, fermo restando che ci auguriamo sia la stessa Amministrazione Regionale a riammetterla in autotutela. La Regione darebbe così un grande segnale in un momento drammatico per le condizioni delle carceri italiane, riparando a questo grave precedente con un primo passo che indichi invece la volontà di cominciare a provvedere a una situazione inaccettabile per l'Italia intera, come ricordato da papa Francesco nella sua richiesta di un provvedimento di clemenza".

"Il curriculum di Rita Bernardini è infatti ineguagliabile non solo per la sua straordinaria competenza ed esperienza, ma anche per via della sua continua e diretta vicinanza alle problematiche dei detenuti afflitti dalla illegalità in cui vertono loro malgrado gli istituti di pena in un paese che, come sottolinea instancabilmente Marco Pannella, è in flagranza di reato contro i diritti umani più basilari.

Correggere autonomamente l'illegittimità della esclusione dell'on. Bernardini sarebbe quindi un atto politico in controtendenza e un modo, una volta tanto, di "essere speranza" a fianco dei Radicali. Nel frattempo, dalla mezzanotte di ieri, la candidata esclusa ha intrapreso uno sciopero della fame dopo l'ennesimo tentato suicidio in un istituto di pena, questa volta a Modena, dove un detenuto che soffre di problemi mentali si trova attualmente in coma: il suo legale aveva presentato ripetutamente istanza di scarcerazione, ma non ha ricevuto risposta in quanto l'ufficio di sorveglianza si trova da due anni sprovvisto del giudice previsto in organico".

 

Modena: Ufficio sorveglianza da due anni senza giudice, Bernardini in sciopero della fame

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radicali.it, 15 settembre 2015

 

In coma il detenuto che si era impiccato in carcere. Bernardini da domani in sciopero della fame

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: "Antonio C. è in coma. Il suo legale a maggio aveva presentato un'istanza all'ufficio di sorveglianza perché il suo assistito, detenuto presso il carcere di Modena, ha seri problemi di salute mentale. Tuttavia, il giudice di sorveglianza non risponde per il semplice fatto che quello previsto in organico non c'è da due anni. Antonio C. - caso segnalato e conosciuto visto che era in cura al centro di igiene mentale di Sassuolo - si impicca nella sua cella, ma non riesce a farla finita tanto che ora è in coma all'ospedale di Modena.

Ho diverse domande da porre nel Paese delle meraviglie dove lo stupore si manifesta anche quando impiccagioni e morti sono con ogni evidenza preannunciate.

Come mai la notizia dell'impiccagione non è trapelata? Come mai chi di dovere non ha ascoltato il drammatico appello sulla scopertura degli organici lanciato nei mesi scorsi dal presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto? Come mai chi di dovere non mi ha ascoltata, visto che dall'anno scorso denuncio l'assenza del giudice di sorveglianza di Modena? Come mai il ministro della Giustizia non ha ancora risposto all'interrogazione presentata dal vicepresidente della Camera Roberto Giachetti il 7 luglio scorso sui problemi urgenti delle scoperture di organico della magistratura di Sorveglianza italiana e, in particolare, di quella di Bologna?

Io ringrazio il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini che il 4 settembre scorso mi ha ricevuta assieme al leader Marco Pannella e al dott. Massimo Brandimarte proprio sulle questioni riguardanti i macroscopici buchi della sorveglianza, ma temo che i tempi del Csm non siano compatibili con le emergenze in corso: emergenze relative ai diritti umani fondamentali dei detenuti. Si sa, i radicali esagerano sempre, sono vittimisti e piagnoni. Io comunque dalla mezzanotte inizio lo sciopero della fame anche perché mi pesa troppo il cappio che Antonio C. si è stretto dalla disperazione intorno al collo.

 

Genova: Uil-Pa; detenuto tenta il suicidio a Marassi, eventi critici in forte aumento

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genova24.it, 15 settembre 2015

 

"La Casa Circondariale di Marassi continua a macchiarsi di eventi critici di una certa entità. Sabato mattina, infatti, un detenuto tunisino con seri problemi psichiatrici ha tentato di togliersi la vita impiccandosi". A darne notizia è Fabio Pagani, Segretario regionale della Uil-Pa Penitenziari.

"Se oggi non stiamo commentando una tragica notizia di suicidio, è solo grazie al tempestivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria che, con grande professionalità, ha evitato il peggio, liberando il detenuto da una corda al collo all'ultimo istante - aggiunge Pagani - quello stesso personale che è costretto ad aspettare mesi e mesi per vedersi retribuito straordinari e missioni, che è privato delle proprie divise, per forniture inadeguate, che viaggia con mezzi obsoleti e che spesso è obbligato a coprire più posti di servizio e che nonostante tutto, espleta il proprio mandato istituzionale a testa alta e senza alcuna limitazione o condizionamento".

"Quello che per Marassi posso affermare con convinzione, è che la carenza di organico di Polizia Penitenziaria, la carenza di educatori, di psicologi e psichiatri (solo uno) e la mancanza di spazi che limita le iniziative trattamentali, rendono ancora più dura la detenzione - conclude il sindacalista - è normale poi che tutte le insofferenze debbano essere sopperite dal personale di Polizia Penitenziaria, che, in prima linea, deve rispondere per tutti i deficit provocati dall'amministrazione".

 

Frosinone: stato di agitazione in carcere, il Sappe pronto per la manifestazione

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linchiestaquotidiano.it, 15 settembre 2015

 

I poliziotti penitenziari aderenti al Sindacato Autonomo Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, manifesteranno domani martedì 15 settembre 2015, dalle ore 9.30, davanti al carcere di Frosinone (in via Cerreto) per protestare contro le criticità e le problematiche di servizio del personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella struttura detentiva del Frusinate.

Spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che domani sarà a manifestare a Frosinone con i Baschi Azzurri del Frusinate: "Il Sappe ha deciso di dare vita a una incisiva forma di protesta presso la Casa Circondariale di Frosinone. Non è più possibile lavorare in sicurezza per chi sta nella prima linea delle sezioni detentive del carcere di via Cerreto.

La recente assegnazione di 200 nuovi detenuti a regime di "Alta Sicurezza", oltre ad aver fatto "lievitare" i detenuti presenti al numero di oltre 660 rispetto ai 500 posti letto regolamentari, ha comportato un considerevole aumento dei posti di servizio (circa 40) per il Reparto della Polizia Penitenziaria, che ha ottenuto un incremento di soli 5 (!) nuovi poliziotti rispetto ai 60 che sarebbero necessari per garantire ordine, sicurezza, trattamento e rieducazione!

E questo vuol dire, per i poliziotti in servizio a Frosinone, ferie e riposi settimanali sistematicamente cancellati, anche per effetto dell'aumento delle traduzioni e dei trasporti di detenuti; turni di servizio che durano fino alle 16 ore (!) consecutive, con buona pace del recupero psico-fisico; accorpamento delle sezioni detentive dalla ore 18 alle 8 del mattino successivo, a tutto discapito della sicurezza del carcere e degli Agenti che fanno servizio; minacce, insulti ed aggressioni contro il nostro Personale". "Per questo", conclude Capece "martedì 15 settembre 2015 manifesteremo davanti al carcere, dove resteremo in presidio permanente fino a quando non otterremo garanzie sull'aumento del Personale e su migliori condizioni di lavoro all'interno".

 
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