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Livorno: progetto Frescobaldi, a Gorgona raddoppiano le vigne curate dai detenuti

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Ansa, 27 febbraio 2015

 

Prosegue il progetto sociale Frescobaldi per Gorgona: oggi sono iniziati i lavori per raddoppiare il piccolo vigneto curato direttamente dai detenuti dell'ultima isola-carcere in Italia, nell'arcipelago toscano, sotto la guida di Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi de Frescobaldi, e del suo staff. Un nuovo ettaro di Vermentino si aggiunge a quello già in produzione e che ad oggi ha regalato tre vendemmie. La produzione è un numero selezionatissimo di bottiglie numerate, dalle 2700 del 2012 alle 3200 della vendemmia 2014, di vino bianco a base di uve Ansonica e Vermentino battezzato appunto Gorgona. L'obiettivo Frescobaldi per Gorgona è dare ai detenuti la possibilità di imparare il mestiere del viticoltore e di fare un'esperienza professionale concreta in vigna sotto la supervisione degli agronomi e degli enologi della storica azienda vitivinicola toscana, che ha avuto in affitto per 15 anni le vigne dell'isola.

Il progetto di collaborazione tra l'azienda Frescobaldi e il penitenziario dell'isola Gorgona, è iniziato tre anni fa e prosegue oggi sotto l'occhio vigile del direttore dell'istituto Carlo Mazzerbo. Attualmente nei vigneti della Gorgona lavorano, a rotazione, sei dei settanta detenuti che vivono sull'isola. "Anche questo secondo ettaro di vigna ha uno scopo profondo, coinvolgente ed educativo per i detenuti - ha sottolineato Lamberto Frescobaldi. È un modo per insegnare loro un mestiere e dargli anche qualcosa a cui pensare per portare la mente altrove". "Con questo nuovo ettaro - ha concluso - puntiamo a portare, nei prossimi anni, la produzione a circa 6 mila bottiglie che raccontino l'unicità di questo luogo ma anche l'eccellenza italiana".

 

Teramo: costretti a detenzione "in condizioni inumane", due ex carcerati saranno risarciti

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Il Centro, 27 febbraio 2015

 

Il tribunale dell'Aquila accoglie i ricorsi di due teramani: hanno denunciato come a Castrogno e in altri istituti le condizioni di vita violino la Convenzione dei diritti dell'uomo. Devono essere risarciti perchè costretti a una detenzione "in condizioni inumane".

Due ex detenuti, C.G. di Teramo e C.A. di Campli, hanno vinto il ricorso contro il ministero della Giustizia. Il presidente del tribunale dell'Aquila, Ciro Riviezzo, ha emanato lunedì scorso due decreti in cui dispone che il primo venga risarcito con 25mila euro e il secondo con 8mila, riconoscendo il danno subito per aver espiato la pena in condizioni di palese contrasto dei criteri previsti dall'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

È la prima volta in Abruzzo, e una delle prime in Italia, che viene accolto un ricorso di questo tipo. A rappresentare i due ex detenuti è stato l'avvocato Massimo Ambrosi che spiega come un decreto legge del 2014 abbia "previsto la possibilità, anche per i detenuti i quali abbiano già finito di espiare un periodo di detenzione in contrasto con i principi sanciti dalla Convenzione, di adire il tribunale del capoluogo del distretto in cui risiedono per ottenere il risarcimento del danno subito".

C.G. ha scontato 3.189 giorni di detenzione, tra il 1996 e il 2014, in una serie di istituti di pena: Teramo, Pisa, Pistoia, Massa, Vasto, Lucca e Firenze. Diversi i problemi riscontrati: da uno spazio a disposizione in ogni cella inferiore ai 3 metri quadri, a mancanza di acqua calda, riscaldamento, bagni idonei, sovraffollamento. C.A. invece è stato in carcere circa tre anni. L'ex detenuto racconta che nel carcere di Castrogno era "costretto a condividere una cella singola di forse 5 metri quadri - bagno incluso - con un'altra persona e con letto a castello; le docce erano in pessimo stato". E che "in carcere faceva sempre un freddo insopportabile e che, al più, i termosifoni funzionavano per un'ora al giorno".

Nel ricorso si fa poi notare che "le condizioni generali dell'istituto erano dir poco drammatiche", soprattutto per il sovraffollamento: "solo al 2012 c'erano 400 detenuti a fronte di una capienza massima di circa 270". Ambrosi sottolinea che il decreto ha riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento, stabilito per legge in 8 euro al giorno ,rilevando che la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del gennaio 2013 (la cosiddetta "Torreggiani") e ancor prima la Sulejmanovic "hanno introdotto principi che l'Italia ha dovuto recepire e ha ribadito, anche, che le carenze delle carceri sono strutturali e le condizioni sono tali da costituire un trattamento inumano".

Il direttore del carcere di Castrogno, Stefano Liberatore attende di leggere il decreto "per verificare le situazioni segnalate e se sarà necessario intervenire. Ma noi siamo in regola per gli spazi detentivi: abbiamo trasmesso una stima tecnica a Roma, siamo allineati alle normative della Unione europea. Le celle sono a norma, con oltre 9 metri quadri. E ogni stanza ospita due detenuti. Le docce erano in passato vetuste, ma abbiamo fatto gli interventi di manutenzione. Sul freddo usiamo ancora il riscaldamento a gasolio, abbiamo da anni avviato la pratica per arrivare alla metanizzazione.

Addirittura ci siamo interessati per un impianto fotovoltaico. Il carcere di Castrogno, soprattutto per la sua posizione, è freddo, ma i riscaldamenti funzionano. Siamo sempre attenti a garantire le esigenze di salute dei detenuti. I soldi per fare tutto non ci sono, facciamo tutto quel che è possibile. Il problema del sovraffollamento si è ridotto, da un paio d'anni: ora ci sono 360-370 detenuti rispetto ai 420-430 del passato. Teramo è il carcere più complesso d'Abruzzo e Molise, nonostante sia meno grande rispetto a Sulmona: ci sono 4-5 tipologie di detenuti, comprese le donne. Nonostante le grosse criticità facciamo molto".

 

Il direttore: celle a norma e meno sovraffollamento

 

Il direttore del carcere di Castrogno, Stefano Liberatore (nella foto) attende di leggere il decreto "per verificare le situazioni segnalate e se sarà necessario intervenire. Ma noi siamo in regola per gli spazi detentivi: abbiamo trasmesso una stima tecnica a Roma, siamo allineati alle normative della Unione europea. Le celle sono a norma, con oltre 9 metri quadri. E ogni la stanza ospita due detenuti. Le docce erano in passato vetuste, ma abbiamo fatto gli interventi di manutenzione.

Sul freddo usiamo ancora il riscaldamento a gasolio, abbiamo da anni avviato la pratica per arrivare alla metanizzazione. Addirittura ci siamo interessati per un impianto fotovoltaico. Il carcere di Castrogno, soprattutto per la sua posizione, è freddo, ma i riscaldamenti funzionano. Siamo sempre attenti a garantire le esigenze di salute dei detenuti. I soldi per fare tutto non ci sono, facciamo tutto quel che è possibile. Il problema del sovraffollamento si è ridotto, da un paio d'anni: ora ci sono 360-370 detenuti rispetto ai 420-430 del passato. Teramo è il carcere più complesso d'Abruzzo e Molise, nonostante sia meno grande rispetto a Sulmona: ci sono 4-5 tipologie di detenuti, comprese le donne. Nonostante le grosse criticità facciamo molto".

 

Lanciano (Ch): detenuto risarcito con 8 euro per ciascuno dei 717 giorni trascorsi in cella

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di Stefania Sorge

 

Il Centro, 27 febbraio 2015

 

È stato recluso in condizioni "inumane e degradanti" nel carcere di Lanciano. Per questo motivo il ministero della Giustizia è stato condannato a risarcire un ex detenuto. Dal tribunale dell'Aquila arriva una delle prime applicazioni, in Abruzzo, della norma contenuta nel "decreto carceri", approvato la scorsa estate dal Parlamento. Una norma che prevede il risarcimento in denaro dei detenuti costretti a vivere in celle anguste e sovraffollate e che evita all'Italia, più volte richiamata, di incappare nelle pesanti sanzioni della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Sostanzialmente il decreto prevede, nel caso che il periodo di detenzione sia terminato, un risarcimento di 8 euro per ogni giorno trascorso in carcere in violazione dell'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo. Limitazione degli spazi a disposizione dei detenuti dovuta al sovraffollamento, mancanza di servizi igienici adeguati, illuminazione insufficiente, sono alcune delle condizioni che fanno scattare il risarcimento dei danni subiti. In queste condizioni ha dichiarato di essere stato recluso un ex detenuto del braccio comune dell'istituto penitenziario di Villa Stanazzo. L'uomo vi ha trascorso 717 giorni a partire dal 2012. Assistito dall'avvocato Elvezio Caporale, ha chiesto il risarcimento dei danni, che gli è stato accordato dal giudice Ciro Riviezzo del tribunale dell'Aquila, competente in materia.

All'ex carcerato il ministero di Giustizia dovrà risarcire poco più di 5mila euro. "Il ricorrente ha avuto a disposizione nella cella meno di 3 metri quadrati di spazio", sancisce il decreto del tribunale emesso il 18 febbraio, "con condizioni di illuminazione ed igieniche precarie, mancanza di acqua calda, di doccia e di aspirazione nel bagno privo di areazione naturale, difetto di riscaldamento, in una condizione generale di sovraffollamento carcerario".

Gli ultimi dati che riguardano la popolazione del supercarcere frentano, che ospita anche sezioni di alta sicurezza (416 bis) parlano di 290 detenuti, mentre la capienza regolamentare è di 180. Nell'ottobre 2013 la Uil-Pa penitenziari fotografò le condizioni del penitenziario, dove nelle celle singole vengono stipati tre detenuti e il terzo letto si trova a 45 centimetri dal soffitto. Nel luglio 2012 Antigone, l'Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione, insieme all'angustia degli spazi testimoniò anche di bagni con impianti di areazione mal funzionanti, interruzioni nell'erogazione dell'acqua e macchie di umidità su pareti e soffitti.

 

Vigevano (Pv): al carcere in black-out elettrico per circa dieci ore consecutive

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Ansa, 27 febbraio 2015

 

Un carcere con circa 400 detenuti, quello alla frazione Piccolini di Vigevano, in black-out elettrico per circa dieci ore consecutive, un'intera notte: dalle 22.30 di ieri sera sino a questa mattina, quando la corrente è finalmente tornata. La polizia penitenziaria si è trovata in forte difficoltà, tanto che ha dovuto chiedere l'intervento dei vigili del fuoco, per illuminare con le fotoelettriche gli esterni, e della polizia di Stato come supporto al servizio di ronda perimetrale.

"La corrente - spiega il direttore Davide Pisapia - è saltata in quasi tutto l'istituto. Il guasto è collegato a lavori di ammodernamento appena conclusi alla cabina elettrica di media tensione. Ora è molto sensibile, basta un piccolo sbalzo o un dispositivo guasto per mandare tutto in blocco. Abbiamo un gruppo elettrogeno, ma ad avvio solo manuale, e la notte scorsa neanche quello voleva partire.

Ma dovrebbe essere automatizzato". I sindacati già da settimane denunciavano il funzionamento a singhiozzo dell'impianto elettrico. In una lettera inviata il 16 febbraio al direttore e al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria parlavano di "istituto in costante black-out, con alcune zone assolutamente prive di un minimo di illuminazione. La cinta muraria è illuminata per circa il 10 per cento e la zona antistante il passo carraio e il parcheggio è totalmente al buio, così come l'area del nucleo traduzioni e tutta la zona della block-house, che non si riesce a vedere dalla portineria interna, da dove dovrebbe essere controllata".

 

Taranto: "Dalla progettazione alla confezione", la moda per il reinserimento delle detenute

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www.tarantobuonasera.it, 27 febbraio 2015

 

Un progetto, l'ennesimo, per facilitare il reinserimento sociale dei detenuti o, in questo caso, delle detenute.

La casa circondariale Carmelo Magli di Taranto, nella persona del direttore Stefania Baldassarri, e l'istituto scolastico Archimede, dirigente scolastico Pasqua Vecchione, hanno avviato un rapporto di collaborazione attraverso la realizzazione di un percorso di apprendimento relativo all'indirizzo operatore dell'abbigliamento-moda, dal titolo "Dalla progettazione alla confezione", rivolto proprio alle detenute.

Il percorso mira a far acquisire competenze di base nel cucito, partendo dalle nozioni basilari, per giungere a saper attuare 'trasformazioni creativè su cartamodelli già esistenti. Il via al corso è fissato per domani, e coinvolgerà le corsiste detenute per 30 ore in attività di laboratorio, a cura della professoressa Eugenia Schirone, col coordinamento didattico del preside Salvatore Montesardo e la collaborazione, fondamentale, dell'area pedagogica del penitenziario. L'iniziativa, spiegano dalla Casa circondariale, è volta a favorire "concreti percorsi di cambiamento nella vita e nelle scelte di chi è incorso nella giustizia.

Questo a partire da un tempo detentivo che diventa, per quanti realmente decidono di dare una svolta al proprio modo di vivere, un'opportunità scolastica e di formazione professionale, di orientamento, e quando possibile di collocamento lavorativo".

 
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