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Nuoro: Badu e Carros, un carcere inserito nel territorio

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La Nuova Sardegna, 11 maggio 2015

 

Celebrato il 198° anniversario della Polizia penitenziaria. La direttrice Carla Ciavarella: "Sono orgogliosa di lavora qui". Il Corpo di polizia Penitenziaria ha celebrato il 198° anniversario della fondazione con una cerimonia che si è svolta nel carcere di Badu e Carros. Una festa durante la quale sono stati elencati i risultati conseguiti e sottolineato l'impegno che ogni giorno viene profuso dagli agenti penitenziari per controllare i detenuti e far funzionare una struttura complessa come quella nuorese. "Questo carcere risponde a un modello organizzativo molto complesso -ha ribadito la direttrice di Badu e Carros, Carla Ciavarella. Ogni giorno e secondo i diversi orari di lavoro, nel penitenziario ruotano circa duecento persone. Uomini e donne che svolgono un lavoro composto da diversi elementi collegati tra loro e tutti orientati alla ricerca quotidiana di una sintesi operativa".

"La casa circondariale di Nuoro ha un ruolo importantissimo nel panorama nazionale degli istituti penitenziari - ha spiegato il comandante della guardie carcerarie di Badu e Carros, Alessandro Caria. Il 4 maggio 1977 il carcere di Nuoro era entrato nella geografia strategica di quella crudele guerra consegnata alla storia come "gli anni di piombo" diventando carcere speciale. Superato il pericolo del terrorismo - ha continuato il comandante - il nostro istituto ha continuato a ospitare detenuti di elevatissimo spessore criminale, rimanendo sempre un importante punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata. Oltre al circuito di media sicurezza sono presenti le sezioni di alta sicurezza 1, di alta sicurezza 3 e un reparto riservato destinato ai 41 bis".

Un carcere che è sempre più inserito nel tessuto sociale della città, grazie all'intraprendenza della direttrice e ai progetti realizzati con tutto l'affiatatissimo staff che Carla Ciavarella ha presentato durante la cerimonia, sottolineando con orgoglio la loro altissima professionalità nell'affrontare quotidianamente problemi di non facile soluzione.

"Abbiamo numerosi progetti in corso di realizzazione - ha spiegato la direttrice. Il vigneto tra due anni produrrà uva che dovrebbe diventare vino grazie alla collaborazione con una cooperativa sociale. La falegnameria, che è in grado di lavorare in maniera professionale, produce infissi e mobili di qualità Il parco ricavato da una porzione della nostra struttura - ha aggiunto Carla Ciavarella - sarà presto aperto a tutta la città grazie all'impegno e alla sensibilità dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Bianchi. E poi le azioni riparative realizzate con il contributo delle associazioni . Non posso che essere orgogliosa - ha concluso la direttrice - di fare parte di questa organizzazione così complessa che ci riserva però grandi soddisfazioni umane e professionali".

Alla cerimonia nel carcere di Badu e Carros hanno partecipato il prefetto Ninni Meloni, il procuratore della Repubblica, Andrea Garau, il vescovo Mosè Marcia, il sindaco Sandro Bianchi, il vicequestore vicario Giusy Stellino, il comandante della polizia stradale, Guido Coppola, il comandante della Compagnia carabinieri, Marco Keten e numerose altre autorità che hanno voluto così dimostrare la loro vicinanza al direttore del carcere e al corpo di polizia penitenziarie. Persone che quotidianamente svolgono un lavoro difficile che ha permesso la crescita culturale di decine di detenuti, ma anche favorito l'integrazione con il tessuto sociale della città. Ora Badu e Carros non è un luogo di prigionia cupo, ma un carcere moderno dove i reclusi sono messi in condizione di recuperare la loro vita.

 

Oristano: il nuovo carcere di Massama già al limite della capienza

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La Nuova Sardegna, 11 maggio 2015

 

Nuovo carcere di Massama ai limiti della sua capienza. Attualmente sono rinchiusi 256 detenuti, contro la capacità massima di 266. Numeri consistenti dai quali emergono già i primi problemi, anche per la nutrita presenza dei detenuti in regime di alta sicurezza. Lo ha detto, nel corso della festa della polizia penitenziaria, Pierluigi Farci, provveditore vicario dell'amministrazione penitenziaria della Sardegna, tracciando un bilancio della struttura di Massama.

"Ogni regione comunque deve farsi carico di una quota di detenuti in regime di alta sicurezza e la Sardegna, con circa 600 fa la sua parte - ha spiegato Farci - a Massama una sessantina di detenuti sono impiegati in lavori interni alla struttura carceraria. Quindici hanno potuto seguire il nuovo corso per ragionieri nell'Istituto Mossa e 48, hanno conseguito la licenza media. 21 sono stati impegnati in corsi di pittura e mosaico".

Farci ha, inoltre, messo in evidenza la positiva esperienza vissuta da 4 detenuti, impiegati nelle attività di scavo a Mont e Prama. Nel carcere di Massama sono stati impegnati nella vigilanza quasi 180 agenti. Nel 2014 sono stati "gestiti" 309 detenuti in ingresso e 307 in uscita: 670 sono state le traduzioni, delle quali 93 fuori dalla Sardegna.

Nel corso della cerimonia per la festa del corpo di polizia penitenziaria è stato attribuito anche un riconoscimento agli assistenti capo Massimo Spano e Sergio Flore per l'intervento eseguito durante una rissa scoppiata in carcere, intervento che ha consentito di proteggere due reclusi nel carcere di Massama aggrediti da una decina di altri detenuti.

 

Ivrea: detenuto appicca fuoco alla sua cella, l'incendio in carcere causa dodici intossicati

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La Sentinella del Canavese, 11 maggio 2015

 

È successo sabato pomeriggio. In dodici sono stati medicati al pronto soccorso, dieci agenti e due detenuti. Un incendio è divampato nel pomeriggio di sabato all'interno del carcere. Ad appiccarlo sarebbe stato un detenuto marocchino, che per protesta ha dato fuoco alla sua cella. Una decina gli agenti di polizia penitenziaria intervenuti per mettere in salvo i detenuti e spegnere le fiamme. Lo rende noto il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria Sappe, che in una nota parla di "momenti di grande tensione e pericolo".

L'episodio, aggiunge il segretario generale del sindacato, Donato Capece, è "sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti. E la situazione è diventata allarmante per la Polizia Penitenziaria, che paga pesantemente in termini di stress e operatività". Non è l'unica organizzazione sindacale a intervenire. "Alla polizia penitenziaria di Ivrea devono andare i più sentiti ringraziamenti per come è riuscita a scongiurare, a rischio dell'incolumità personale degli agenti, quella che poteva diventare l'ennesima tragedia": così Leo Beneduci, segretario generale del sindacato autonomo Osapp, a commento di quanto avvenuto ieri nel carcere eporediese, dove un detenuto ha appiccato un incendio nella propria cella. Dieci agenti e due reclusi, rimasti intossicati, sono stati medicati al pronto soccorso.

Il detenuto, di nazionalità marocchina, aveva dato fuoco al materasso, alle coperte, alle lenzuola e ai vestiti. Il fumo ha invaso l'intera sezione (al primo piano destro del complesso) e il personale di polizia penitenziaria ha fatto uscire tutti i reclusi presenti, facendoli affluire nei cortili. "Nell'ultimo anno - dice Beneduci - la popolazione ristretta nelle carceri italiane è diminuita di oltre il 10% ma, nonostante questo, aggressioni, ferimenti e suicidi continuano. A dimostrazione che il problema, più che nelle singole infrastrutture, va ricercato nell'incapacità della politica e dell'amministrazione penitenziaria centrale".

 

Osapp: polizia ha sventato tragedia

 

"Alla polizia penitenziaria di Ivrea devono andare i più sentiti ringraziamenti per come è riuscita a scongiurare, a rischio dell'incolumità personale degli agenti, quella che poteva diventare l'ennesima tragedia": così Leo Beneduci, segretario generale del sindacato autonomo Osapp, a commento di quanto avvenuto ieri nel carcere eporediese, dove un detenuto ha appiccato un incendio nella propria cella. Dieci agenti e due reclusi, rimasti intossicati, sono stati medicati al pronto soccorso. Il detenuto, di nazionalità marocchina, aveva dato fuoco al materasso, alle coperte, alle lenzuola e ai vestiti.

Il fumo ha invaso l'intera sezione (al primo piano destro del complesso) e il personale di polizia penitenziaria ha fatto uscire tutti i reclusi presenti, facendoli affluire nei cortili. "Nell'ultimo anno - dice Beneduci - la popolazione ristretta nelle carceri italiane è diminuita di oltre il 10% ma, nonostante questo, aggressioni, ferimenti e suicidi continuano. A dimostrazione che il problema, più che nelle singole infrastrutture, va ricercato nell'incapacità della politica e dell'amministrazione penitenziaria centrale".

 

Parma: papà detenuti, si può essere buoni genitori anche dal carcere

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www.ausl.pr.it, 11 maggio 2015

 

"Io l'ho detto ai miei figli che sono in carcere, perché voglio essere sincero con loro e perché mi sento responsabile nei loro confronti degli errori commessi": a dirlo è Giuseppe, uno dei personaggi dell'opuscolo "Il genitore detenuto" realizzato dall'Ausl di Parma come esito del progetto "Sostegno al ruolo genitoriale e familiare" che in carcere ha accompagnato le persone detenute ad elabora-re i problemi che possono insorgere come conseguenza della separazione forzata dalla famiglia, con uno sguardo particolare al mantenimento del ruolo genitoriale e del legame parentale con i figli.

Essere padre e detenuto richiede di affrontare diverse questioni, spiega il sito Emilia-Romagna Salute: come superare il timore di trasmettere un'immagine negativa di sé e comunicare ai propri figli la condizione di carcerato, come mantenere stabili e regolari colloqui con i figli e la famiglia, come gestire il rapporto quando arriva il fine pena.

Giuseppe, Mario e Ahmed, nella guida, raccontano la propria esperienza, mediata dagli operatori dell'Ausl. Le difficoltà del padre recluso sono ancora più complesse nel caso in cui sia anche straniero e debba quindi confrontarsi con il fatto che i figli crescano in un ambiente socio-culturale differente dal suo. Una difficoltà che diventa anche conflitto se i due genitori non appartengono alla stessa cultura. L'opuscolo si chiude con un messaggio positivo: si può essere buoni genitori anche dal carcere. La testimonianza di chi si è raccontato conferma come i padri detenuti continuino ad avere un ruolo fondamentale all'interno del rapporto genitoriale.

 

Il genitore detenuto non è per questo un cattivo genitore ed è il genitore con cui il figlio dovrà fare i conti per crescere

 

Essere padre e detenuto richiede di affrontare diverse questioni: come superare il timore di trasmettere un'immagine negativa di sé e comunicare ai propri figli la condizione di carcerato, come mantenere stabili e regolari colloqui con i figli e la famiglia, come gestire il rapporto quando arriva il fine pena. Giuseppe, Mario e Ahmed, nella guida, raccontano la propria esperienza, mediata dagli operatori dell'Ausl che diventa così un utile riferimento per chi legge. Le difficoltà del padre recluso sono ancora più complesse nel caso in cui sia anche straniero e debba quindi confrontarsi con il fatto che i figli crescano in un ambiente socio-culturale differente dal suo. Una difficoltà questa che diventa anche conflitto se i due genitori non appartengono alla stessa cultura. Anche questo opuscolo si chiude con un messaggio positivo: si può essere buoni genitori anche dal carcere. La testimonianza di chi si è raccontato conferma come i padri detenuti continuino ad avere un ruolo fondamentale all'interno del rapporto genitoriale.

 

Pisa: detenuti scrittori al Don Bosco, il libro "Favolare" (Mds) racconta le loro storie

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La Nazione, 11 maggio 2015

 

I curatori e l'illustratore del libro, i rappresentanti della casa editrice Mds e i detenuti del Don Bosco di Pisa I curatori e l'illustratore del libro, i rappresentanti della casa editrice Mds e i detenuti del Don Bosco di Pisa

Scrivere è una grande emozione. Far uscire le emozioni da un luogo dove spesso si trattengono è liberatorio. Lo è stato per otto detenuti della casa circondariale Don Bosco di Pisa che hanno seguito un laboratorio particolare che ha dato poi vita a un libro "Favolare", eidto da Mds, trentadue racconti sul tema del viaggio (con la fantasia, nel passato, con la penna, appunto). Un volume curato dalla collega Antonia Casini, da Giovanni Vannozzi e illustrato dal giovane e talentuoso Michele Bulzomì. Da gennaio fino a maggio (sono ancora in corso) Antonia, Giovanni, Michele a cui si sono aggiunti anche Fabio della Tommasina (Mds) e Sara Ferraioli, presidente di Mds, hanno tenuto lezioni in carcere per due volte a settimana. Un piccolo corso è stato tenuto anche da Alessandro Scarpellini. Da questi incontri sono nati otto scritti, ma anche un legame fra gli insegnanti e questi particolari studenti.

"Perché fare quattro risate fuori dalla cella ha un valore inestimabile", spiegano loro stessi. Alle loro penne si sono unite quelle dei curatori e di altri giornalisti/scrittori (tra cui Ermanno Bencivenga, Alfonso Maurizio Iacono e Alberto Severi). Molti gli autori pisani, come Giovanni Parlato, Chiara Cini, Donatella Marazziti, l'assessore Marilù Chiofalo, l'ex assessore Dario Danti, Francesca Padula, Andrea Bernardini e gli Ottomani ("Sulle spallette alle nove"). Il risultato è un'antologia, 39 fiabe in tutto, con i patrocini di comune, Camere penali d'Italia e consiglio degli ordini degli avvocati di pisa, che raccontano storie di vita.

"Favolare è un messaggio, il nostro, che esce fuori", dicono i detenuti. Parte del ricavato delle vendite sarà destinato al loro reinserimento nel mondo del lavoro. "È la scrittura che fa volare fuori da queste mura, che magicamente, come accade nelle favole, trasforma le persone in altro da sé e che, attraverso il suo esercizio, diventa fonte di liberazione, anche in un luogo fatto di chiavi, cancelli e sbarre. È la scrittura che libera...", afferma Liberata Di Lorenzo, responsabile area pedagogica del Don Bosco.

"Abbiamo cercato in noi stessi e provato a raccontarci. Ed è stato come vivere una favola", spiega Vannozzi nell'introduzione. "Non quello che si è fatto, ma quello che si può fare", recita l'epigrafe. I protagonisti del progetto ci credono molto. Il volume sarà presentato in anteprima al Salone del libro di Torino dal 14 al 18 maggio.

 
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