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Lettere: pour parler di carcere

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di Gemma Brandi (Psichiatra psicoanalista, Responsabile Salute in carcere AS di Firenze)

 

Ristretti Orizzonti, 19 luglio 2015

 

Ho avuto modo di ascoltare e leggere in successione alcuni commenti sugli ormai dibattuti Stati Generali della Esecuzione della Pena. Il primo a dirne pubblicamente, con una punta di entusiasmo e una dichiarata speranza, fu lo scorso 19 Maggio a Parma il Provveditore della Emilia Romagna, Dottor Pietro Buffa. Eravamo relatori all'interno della brillante iniziativa Dolore in bellezza che in quella città organizza annualmente la Dottoressa Maria Inglese, giovane psichiatra attiva nel carcere cittadino, in collaborazione con la Cattedra di Scienze Sociali.

Il Provveditore arrivava da Milano, dove aveva partecipato all'incipit degli Stati Generali e confidava nella possibilità che fosse questo un modo per convogliare la debita attenzione sul carcere e promuovere scelte innovative utili. Ho poi letto il commento della Dottoressa Antonella Tuoni, Direttore del destruendo Opg di Montelupo Fiorentino, che si interrogava sulla assenza degli organi penitenziari alla presidenza dei diciotto tavoli, mettendo in guardia dal rischio di escludere gli operatori del settore dal dibattito sulla Esecuzione Penale.

A questo si è aggiunto il parere di chi ha deprecato lo scarso coinvolgimento degli ospiti, loro malgrado, delle carceri italiane. Né si può considerare sufficiente al riguardo che qualcuno si sia premurato di raccoglierne le richieste e le considerazioni prima dell'avvio dei lavori, essendo il pubblico scambio di idee sui temi in gioco a rendere interessante una qualsiasi partecipazione, essendo la presenza là dove si discute a rendere proficuo il confronto. L'interposta persona è quanto più danneggia chi soffre di un eccesso di rappresentanza, tra questi i detenuti e chi non ha raggiunto la maggiore età.

Aggiungo una mia sottolineatura: qualcuno ha pensato a quanto sia importante il tema della salute in un carcere in cui la tossicofilia investe una percentuale da brivido della popolazione, in cui la malattia mentale interessa la metà degli ospiti (come peraltro nelle altre carceri del mondo), in cui esplode quotidianamente la sofferenza delle gens sans aveu, degli uomini senza padrone che vengono gettati in barche della disperazione, trasformate in novelle navi dei folli? Come e in che misura sono stati coinvolti i sanitari del settore nei tavoli chiamati a trattare il tema? C'è da confidare che, tra i tavoli 10 e 11 a qualcuno venga in mente di prendere in considerazione gli effetti immediati della Legge 9/2012 e della Legge 81/2014: quelli scontati, che comportano l'invio in carcere, poco importa se in sezioni psichiatriche, peraltro non istituite, i soggetti cui sia applicato l'articolo 148, gli osservandi e i minorati psichici che un tempo soggiornavano in Opg (un bel salto di qualità assistenziale, senza dubbio!); quelli meno scontati, che hanno visto aumentare, per l'atavico scollamento tra assessment peritale e assistenza psichiatrica, tanto il numero di soggetti da ospitare nelle Rems, quanto il numero di folli dichiarati seminfermi e spediti in carcere nelle sezioni ordinarie. Sappiamo bene che taluni desiderano sopprimere anche le Rems e fare del carcere il luogo in cui i malati di mente avranno infine il diritto di scontare la pena, ma si tratta dei vari qualcuno che di carcere e soprattutto di responsabilità della cura in carcere non sanno un'acca, che semmai in carcere vanno per cavalcare una protesta fruttuosa per i loro destini. E ora che qualcuno non risponda, vi prego, che sono state invitate le società scientifiche, noti esperti o docenti universitari che non hanno mai calpestato il marciapiede del carcere!

Non ritengo che coloro che hanno levato la loro fondata protesta sulla costituzione dei tavoli (la cui composizione, a parte i responsabili, non mi pare peraltro essere stata resa pubblica) lo abbiano fatto per il desiderio narcisistico di essere chiamati a prendervi parte, bensì per interesse alla qualità futura del loro lavoro e del loro benessere, nonché per il dovere civico di segnalare una assenza, visto che un posto occupato male è peggio di un posto vuoto e visto che solo chi conosce a fondo i temi da trattare, per viverli al di qua o al di là delle sbarre quotidianamente, potrebbe contribuire alla stesura di norme utili alle pratiche del settore.

Troppe persone in questo Paese parlano di quello che non fanno e, tra quelli che fanno, troppi non parlano del loro operato. È uno dei mali di una Italia in cui le competenze sono spesso considerate frutto di una osservazione della esperienza altrui più che della esperienza sul campo, di una Italia in cui il pour parler e la presunzione hanno la meglio sulla sequenza pensiero, convinzione, azione, con i risultati che siamo costretti a vivere sulla nostra pelle tutti, i detenuti tra i primi, visto che il carcere anticipa e distilla i problemi in fieri di ogni società.

 

Lettere: l'abbraccio che solo l'Italia regala ai figli dei detenuti

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di Agnese Moro

 

La Stampa, 19 luglio 2015

 

"Mi chiamo Sara, ho 17 anni e un padre - al quale sono molto legata - che ha trascorso tanto tempo in carcere. Varcare il portone ed entrare nella sala di attesa, prima del colloquio, mi ha sempre stravolto l'anima, divisa ogni volta tra il desiderio di riabbracciare mio padre e il senso di soffocamento che quel luogo mi provoca: mi sembra che le pareti si stringano, che i corridoi del carcere si trasformino in paludi dalle sabbie mobili, mentre i rumori mi rimbombano nella testa.

Gli anni passati tra il fuori e il dentro di mio padre sono stati, con l'arrivo della mia adolescenza, un crescendo di sensazioni, frustrazioni, traumi ed ansie, che mi hanno trascinata, inconsapevolmente, verso la solitudine. Mi sono chiusa in casa, ho iniziato a frequentare la scuola a singhiozzo e a passare poco tempo con i miei amici, i ragazzi della mia età.

Con l'arrivo della "Carta dei figli dei genitori detenuti", mio padre è uscito per alcune ore e ha festeggiato, per la prima volta dopo tanto tempo, il mio compleanno a casa insieme a me. La sua presenza tra le pareti domestiche mi ha tirata fuori dall'incubo in cui mi ero cacciata, mi ha fatta di nuovo sorridere, mi ha dato la sensazione di una boccata d'aria fresca respirata di prima mattina. Ho capito che a piccoli passi potevo riprendere la mia vita di ragazza".

In Italia grazie alla "Carta dei figli dei genitori detenuti" - il Protocollo d'Intesa firmato lo scorso anno dal Ministero della Giustizia, dall'Autorità Garante dell'Infanzia e dell'adolescenza e da "Bambini senza sbarre" - ai figli di genitori detenuti è riconosciuto il diritto al mantenimento e alla continuità del legame affettivo con loro. E al genitore il diritto alla genitorialità. Questo è possibile per i centomila bambini e adolescenti italiani figli di genitori detenuti. Si tratta di un caso unico in Europa: negli altri Paesi i minori non hanno questa stessa opportunità. Per questo Sara di Bambini senza sbarre ha lanciato un appello alle Istituzioni europee perché la Carta sia estesa a tutti i figli di genitori detenuti d'Europa. Possiamo sottoscriverlo all'indirizzo change.org cercando la petizione "Non un mio crimine, ma una mia condanna".

 

Sardegna: detenuti psichiatrici, a Capoterra nascerà la prima residenza sanitaria

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La Nuova Sardegna, 19 luglio 2015

 

L'alternativa all'ospedale psichiatrico giudiziario sarà presto realtà: una residenza sanitaria per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) sarà inaugurata a Capoterra. Ieri mattina la firma dell'accordo tra l'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru e il prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta. "La Regione ha detto il titolare della Sanità - è tra le prime in Italia ad aver attivato la struttura residenziale psichiatrica alternativa all'Opg, come previsto dalla legge 81/14".

Con questa intesa l'assessorato e la prefettura si impegnano a mettere in atto le misure di sicurezza all'interno della struttura, per il benessere dei pazienti e degli operatori, e allo stesso tempo per garantire la sorveglianza all'esterno. La Regione ha scelto come sede per la Rems il polo della Rsa già esistente di Capoterra. La struttura è affidata al Dipartimento di Salute mentale della Asl 6 di Sanluri. "Grazie a questo passaggio - ha commentato l'esponente della giunta Pigliaru - si dà la possibilità alle persone internate negli Opg della penisola di rientrare in Sardegna per iniziare percorsi di cura nella comunità di Capoterra. Il progetto della Rems non ha solo una valenza terapeutica ma rappresenta un cambiamento culturale di grande portata".

La Rems sarà uno dei nodi della rete assistenziale che è costituita da centri di salute mentale, comunità terapeutiche e psichiatria forense. Per raggiungere questo obiettivo l'assessorato ha collaborato con la magistratura, il dipartimento di amministrazione penitenziaria e gli ordini degli avvocati. All'interno della Rems sarà assicurata agli ospiti protezione e sicurezza, e verranno attivati processi di cambiamento attraverso percorsi partecipativi alle attività della residenza. I pazienti saranno impegnati in attività psico-educazionali e di psicoterapia individuale e di gruppo, interventi riabilitativi quali musicoterapia, arte terapia, attività manuali e sportive.

 

Milano: la Confederazione Italiana Agricoltori porta "Semi in libertà" ad Expo

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globalpress.eu, 19 luglio 2015

 

Anche in Italia saranno presto riconosciuti agli agricoltori i cosiddetti diritti fitogenetici "on-farm" e il cammino per una concreta applicazione del protocollo di Nagoya (accesso alle risorse genetiche ed equa condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo) è vicino al traguardo. L'annuncio arriva da Anabio, l'associazione dei produttori biologici aderenti alla Cia-Confederazione italiana agricoltori, che oggi tiene la sua "Giornata" in Expo, al Teatro della Terra all'interno del Biodiversity Park.

Un'intera giornata dedicata alla biodiversità, alle produzioni bio, alla rinnovata alleanza tra uomo e ambiente, dove "nutrire il pianeta, energie per la vita" diventa "rispettare il pianeta, per nutrire la vita". La giornata è scandita da una tavola rotonda e dall'assemblea nazionale di Anabio, alla quale partecipano tra gli altri il presidente della Cia Dino Scanavino, il vicepresidente vicario Cinzia Pagni, il presidente di Anabio Federico Marchini, il viceministro alle Politiche Agricole Andrea Olivero, il rappresentante della Fao Mario Marino, le parlamentari Susanna Cenni e Alessandra Terrosi, nonché i presidenti delle altre associazioni biologiche italiane (Federbio, Aiab, Assobio, Città del Bio). Da questo think-tank emerge chiarissimo il profilo di una nuova agricoltura che si fonda su tre pilastri: la biodiversità la sua tutela e la sua diffusione, il biologico come sistema avanzato e sostenibile di coltivazione, l'agricoltura multifunzionale e custode. È il perimetro che viene tracciato dall'azione di Anabio che proprio oggi annuncia un decisivo passo avanti nel riconoscimento dei diritti fitogenetici on-farm. "È un passo decisivo - afferma il presidente di Anabio, Federico Marchini - per tutelare il lavoro degli agricoltori che difendono le sementi autoctone, che valorizzano e custodiscono la biodiversità, che operano per diffondere la biodiversità. Ed è anche il solo strumento per arginare il monopolio dei semi detenuto da quattro multinazionali che da sole producono il 70% delle sementi nel mondo. Possiamo dire che oggi qui a Expo Cia e Anabio portano semi di libertà".

 

Avellino: Uil-Pa; risolta l'emergenza idrica a Bellizzi, resta l'allarme per Ariano Irpino

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ilciriaco.it, 19 luglio 2015

 

"Questa mattina mi sono recato presso la Casa Circondariale di Avellino per assumere in via diretta quale fosse la situazione a seguito dei disordini verificatisi giovedì nella sezione A.S - afferma Eugenio Sarno Segretario Generale Uilpa Penitenziari -. Protesta scoppiata a seguito della sospensione della fornitura idrica. In primis ho potuto rilevare ed apprezzare la grande disponibilità e professionalità del personale di polizia penitenziaria in servizio quella notte, ma anche delle unità che sono accorse libere dal servizio per riportare la calma e ripristinare l'ordine.

Con sollievo ho appreso che le condizioni del Sovrintendente, che dovette ricorrere alla cure ospedaliere per un principio di intossicazione da fumi, sono in netto miglioramento. Nel corso della visita ho incontrato il Direttore Pastena con il quale abbiamo condiviso l'apprezzamento per l'intervento dell'Alto Calore che garantirà nel futuro una costante erogazione di acqua senza prevedere più alcuna sospensione. Per tale ragione ho incontrato il Presidente De Stefano, a cui ho partecipato il compiacimento della Uil-Pa penitenziari per aver risolto un problema che aveva indubbi risvolti di ordine igienico sanitario ma anche di ordine pubblico. Se, però, la situazione dell'approvvigionamento idrico al carcere di Bellizzi Irpino può definitamente essere considerata risolta, restano inalterate le problematiche afferenti all'erogazione di acqua al cercare di Ariano Irpino.

Una situazione, per stessa ammissione dell'Amministrazione Penitenziaria, di difficile risoluzione considerato che non esiste alcuna mappa della rete idrica interna (Ariano è tra le c.d. Carceri d'oro) che pur necessità di interventi immediati atti a tamponare le numerose perdite. Per queste ragioni il Provveditore Regionale, Contestabile, ha incaricato l'Ufficio Tecnico del Prap a redigere un progetto che preveda il rifacimento ex novo dell'intera rete idrica del carcere del tricolle. Mi pare evidente che questo impegno deve essere portato a termine nel più breve tempo possibile e non mancherò di sollecitare il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e lo stesso Ministero della Giustizia a garantire l'appostamento dei fondi necessari per la realizzazione dell'opera".

 
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