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La diffamazione con Facebook fa i conti con l'aggravante

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di Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani

 

Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2015

 

Con sentenza n. 24431 del 2015, la Prima sezione penale della Cassazione ha deciso che delle offese via Facebook si deve occupare il tribunale e non il giudice di pace, poiché la fattispecie di reato in astratto configurabile è la diffamazione aggravata da un mezzo di pubblicità. Una simile affermazione merita forse qualche riflessione. Infatti, le modalità di utilizzo della rete come strumento di diffusione del pensiero sono molte e trovare la disciplina corretta non è facile. Ad esempio, nel caso in esame, l'offesa era avvenuta attraverso l'inserimento di un commento nella pagina Facebook del querelante.

Per capire quale reato si può configurare, sintetizziamo le disposizioni oggi vigenti e la logica sottostante al sistema cosi congegnato. Il codice ritiene l'ingiuria meno grave della diffamazione poiché l'offeso, presente, si può difendere.

La diffamazione, a sua volta, è aggravata se compiuta con un qualunque mezzo di pubblicità, con ciò intendendosi uno strumento che consente di raggiungere un numero tendenzialmente indeterminato di persone. La maggiore entità della pena è giustificata dalla capacità di estensione dell'offesa.

In questo contesto normativo, la sentenza in questione si limita a sottolineare come l'attività di scrivere sulla bacheca di un utente integri in ogni occasione la fattispecie di diffamazione aggravata. La Corte sembra cogliere nella diffusione, meramente potenziale, a un numero ampio di soggetti, la circostanza che determina l'applicazione dell'aggravante. E, dunque, ai principali mezzi di comunicazione, viene equi- parato il comizio, le e-mail inviate in copia a molte persone, e anche la diffusione di un testo tramite inserimento del medesimo sulla pagina di Facebook.

In verità, una simile soluzione sembra peccare di un certo "semplicismo" e una maggiore attenzione al caso concreto, forse, suggerirebbe di operare qualche distinzione. Anzitutto una ipotesi come quella in esame, in cui il messaggio offensivo è diretto anche alla persona offesa dovrebbe configurare il reato di ingiuria oltre a quello di diffamazione.

Così come è stato stabilito dalla Cassazione nell'ipotesi in cui il messaggio lesivo per il destinatario è contenuto in una lettera "aperta", inviata per conoscenza anche a diversi altri soggetti. Per quanto riguarda la tipologia di diffamazione astrattamente configurabile, una giurisprudenza non troppo recente ma che ci pare colga nel segno, collega la sussistenza dell'aggravante del mezzo di pubblicità all'utilizzo di una modalità di diffusione che consentisse di raggiungere un numero alto e imprecisato di persone.

Seguendo questo indirizzo, la diffusione tramite una pagina del social network sembra poter essere ricondotta alla fattispecie di cui all'articolo 595 comma 3 Codice penale solo se coloro che hanno accesso a tali contenuti sono in numero assai cospicuo oppure se si tratta di una pagina "aperta", senza barriere a protezione della privacy. Diversamente, qualora il messaggio possa essere visionato solo da pochi soggetti, ferma restando la sussistenza della diffamazione (per cui bastano due persone) non pare però potersi applicare la circostanza aggravante.

La strada percorsa dalla Corte è, come detto, un'altra. E, come ammoniva Mark Twain, "non è bello che tutti si debba pensare allo stesso modo; è la differenza di opinione che rende possibili le corse dei cavalli".

 

Mediazione delegata, termine perentorio a pena di improcedibilità

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2015

 

Tribunale ordinario di Firenze - Sentenza 4 giugno 2015.

Definito un altro tassello nei rapporti tra mediazione e processo. Il Tribunale di Firenze, con la sentenza 4 giugno 2015, ha infatti chiarito che il termine di 15 giorni per l'attivazione della mediazione delegata dal giudice ha natura "perentoria". Per cui la tardiva proposizione del procedimento comporta l'improcedibilità della domanda.

La vicenda riguardava una controversia per inadempimento parziale di un contratto relativo alla realizzazione di alcuni manufatti. Disposta dal Tribunale la mediazione delegata, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, del Dlgs 28/2010 (e successive modifiche), il tentativo non è stato però esperito da nessuna delle due parti ed il giudice Ghilardini ha dichiarato la improcedibilità delle domande proposte.

Nella sentenza il tribunale osserva in primis che "nessun dubbio può porsi circa la applicabilità della disciplina ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia di mediazione". In assenza di una espressa diversa disciplina transitoria, infatti, vige il principio tempus regit actum. Mentre è "irrilevante e tardivo" il successivo (cioè oltre i termini) esperimento della mediazione ad opera della convenuta.

Natura perentoria - Né prosegue la sentenza "giova obiettare che, in difetto di legale espressa previsione, il termine in questione non avrebbe natura perentoria, ma solo ordinatoria (art. 152 c.p.c.)". Infatti, secondo la giurisprudenza di legittimità "il carattere della perentorietà del termine può desumersi, anche in via interpretativa tutte le volte che, per lo scopo che persegue e la funzione che adempie, lo stesso debba essere rigorosamente osservato" (Cassazione n. 4530/04).

Per cui "apparirebbe assai strano che il legislatore, da un lato, abbia previsto la sanzione dell'improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, prevedendo altresì che la stessa debba essere attivata entro il termine di 15 gg, dall'altro, abbia voluto negare ogni rilevanza al mancato rispetto del suddetto termine". Inoltre, osserva il giudice, anche a voler considerare di natura ordinatoria il termine la mancata proposizione della tempestiva istanza di proroga comporta inevitabilmente la decadenza dalla relativa facoltà processuale.

Nessuna sanatoria - Neppure può farsi riferimento, in via analogica, al meccanismo di sanatoria previsto dal Dlgs 28/2010 in caso di mancato esperimento della mediazione nelle materie in cui la stessa è obbligatoria ante causam (articolo 5, comma 1 bis), perché in quei casi il procedimento è su iniziativa dalle parti. "Ciò - prosegue la sentenza - spiega perché, ove tale incombente non venga assolto, e la questione sia eccepita dalla parte interessata o rilevata di ufficio, sia consentito sanare l'omissione mediante successivo esperimento della stessa.

Si è voluto cioè, in coerenza con analoghe disposizioni processuali (si pensi al caso del tentativo obbligatorio di conciliazione) evitare l'applicazione della grave sanzione dell'improcedibilità per omissione che poteva essere frutto di mancata conoscenza dell'obbligo normativo". L'improcedibilità in tal caso consegue infatti solo al mancato esperimento della mediazione, ove non sia ottemperato l'ordine del giudice di esperire la mediazione articolo 5, comma 1 bis, Dlgs 28/2010. "Del tutto coerente con tale impostazione - conclude la pronuncia - è l'aver previsto che il mancato esperimento della mediazione disposta dal giudice ai sensi del 2° comma della disposizione citata, comporti immediatamente, e quindi senza possibilità di sanatoria, l'improcedibilità della domanda".

 

Lazio: chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, Regione in ritardo con le Rems

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di Antonio Sbraga

 

Il Tempo, 11 giugno 2015

 

Di rinvio in rinvio operativa solo una delle 4 residenze per gli ex internati. Scoppia il caso Palombara: non vuole i "pazzi" accanto alla Casa della Salute.

Sono ancora nel sonno "Rem" tre delle 4 Rems del Lazio, ossia le attese nuove residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria che, dall'aprile scorso, dovrebbero prendere il posto dei 6 vecchi ospedali psichiatrici giudiziari nazionali chiusi per legge. O, per meglio dire, socchiusi, considerato che i ritardi di 10 Regioni stanno imponendo una proroga di fatto alle vecchie strutture, ormai sature come quella lombarda di Castiglione delle Stiviere, ora decisa "a non accettare più pazienti da altre Regioni, fino a una sostanziale modifica migliorativa delle attuali condizioni di sovraffollamento".

Anche il comitato Stop-Opg protesta: "Le Regioni che stanno indietro e non riescono a mettersi al passo vanno commissariate, come prevede la legge". E, tra le 10 Regioni in ritardo, c'è anche il Lazio, che finora ha attivato solo la Rems di Pontecorvo (appena visitata da una delegazione giapponese di psichiatri), con 11 posti della sezione femminile, a fronte di un fabbisogno complessivo previsto di 91 letti.

Attualmente ci sono 68 internati laziali uomini ancora sparsi tra i 6 vecchi Opg nazionali (oltre a Castiglione, Reggio Emilia, Aversa, Montelupo Fiorentino, Barcellona Pozzo di Gotto e Napoli) in attesa di rientrare. La Regione ha prima rinviato "l'apertura a fine aprile" di 2 delle rimanenti 3 Rems, assicurando che i "lavori sono in corso, così come le procedure di selezione del personale". Ma, proprio a fine aprile, l'Asl Rm G ha dovuto posticipare di altri due mesi l'apertura di 2 delle 3 agognate strutture: "Per le Rems tutte le procedure concorsuali si dovrebbero concludere tra fine maggio ed i primi di giugno e quindi, verso fine giugno gradualmente dovrebbero essere attivati tutti i posti tra Subiaco e Palombara". Però, se sono ormai avviate a compimento le procedure per il reperimento di 23 fra medici psichiatri e tecnici della riabilitazione, sono ancora in corso quelle per selezionare i 30 operatori socio-sanitari previsti. I termini per la presentazione delle domande, sia per il bando di mobilità nazionale che per l'avviso a tempo determinato, sono infatti fissati al 22 giugno.

E, siccome la legge prevede che ogni Rems sia dotata di un totale di 24 operatori (12 infermieri, 6 operatori socio-sanitari, 2 medici psichiatri, un tecnico per la riabilitazione psichiatrica, uno psicologo, un assistente sociale ed un amministrativo), rischia di slittare ulteriormente l'apertura delle strutture di Subiaco, Ceccano e Palombara.

Il Comune sabino, poi, è sempre in attesa della fissazione dell'udienza al Consiglio di Stato, dove ha impugnato l'ordinanza del Tar che ha respinto la richiesta di sospensiva sull'apertura della Rems a fianco della "Casa della Salute" palombarese. Il legale incaricato dal Comune, Simone Dal Pozzo, cercherà di far pesare il precedente, disposto il 13 maggio scorso dal Tar Abruzzo su un'analoga contestazione mossa dal Comune di Guardiagrele (Teramo) sulla "effettiva idoneità del progetto approvato dalla Asl a garantire l'assoluta autonomia dei locali destinati a Rems rispetto all'utilizzo attuale della struttura sanitaria e in conformità ai requisiti strutturali e funzionali fissati per le Rems".

In questo caso, infatti, il Tar Abruzzo ha disposto una "verificazione tecnica, demandando al Ministro della Giustizia la più sollecita individuazione di una commissione di tre membri, composta da un membro esperto del Ministero della Giustizia, da un membro esperto del Ministero della Salute e da altro tecnico del settore, che depositerà relazione sul punto entro il 30 luglio". Sul precedente di questa ordinanza puntano molto anche i tre cittadini di Subiaco che, nell'aprile scorso, hanno presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica, con un'analoga contestazione in merito alla compatibilità della coabitazione di un ospedale per acuti (l'Angelucci) con un altro di tipo psichiatrico-giudiziario. Mentre sull'altro ricorso al capo dello Stato tuttora pendente, presentato lo scorso anno dal Movimento 5 Stelle di Subiaco, è intanto arrivata la fissazione dell'udienza al Consiglio di Stato: mercoledì 24 inizierà l'adunanza.

 

Toscana: Amatori Rugby "così porteremo il terzo tempo dentro le carceri"

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di Paolo Federighi

 

Il Tirreno, 11 giugno 2015

 

Amatori Rugby Toscana lancia "La palla difettosa" un progetto di rieducazione attraverso lo sport. Il terzo tempo è un gesto tecnico e atletico fondamentale nella pallacanestro. Ma è anche il momento di comunione alla base del nobile spirito del mondo della palla ovale, in cui vincitori e vinti si riuniscono dopo essersi incontrati sul campo per bere e mangiare insieme condividendo la passione per il loro sport. Il terzo tempo, nel rugby, può essere altro ancora. Per esempio un modo per scalare, come Sisifo figlio di Eolo ed Enarete, il monte Calvario formato dalla stratificazione dei propri errori. A volte anche da un solo errore.

Errori che hanno fatto soffrire altri e che hanno confinato i rei che hanno il mondo in una stanza e lo vedono attraverso sbarre strette. Spingono sul monte Calvario la palla bistonda della propria pena, e per aiutare i molti Sisifo ecco che il rugby entra nelle carceri. Per educare, rieducare, trovare un senso alla vita insolita di uomini non comuni, perlopiù sconosciuti al mondo e distanti dall'universalità dei miti greci. Nasce così l'Amatori Rugby Toscana.

Un progetto per cui i fondatori di questa nuova realtà si sono uniti all'associazione Libera e al presidio Rossella Casini di Castagneto Carducci e San Vincenzo. Una Onlus costituitasi a Castagneto nei giorni scorsi e che promuoverà nelle prigioni gli ideali alla base del rugby.

A fondarla persone tutte provenienti da società rugbistiche della zona, come il Rugby Etruria Piombino, che in tal modo darà continuità ai molti progetti socioculturali di questi anni. Vengono da Piombino, San Vincenzo, Castagneto e dintorni. Sono Michele Scienza (che ne è il presidente), Arienno Marconi (vicepresidente), Sergio Panicucci (segretario), Stefano Maganzi (rapporti con la stampa) e Bruno Deiana (consigliere).

"La palla difettosa" è il nome del progetto che l'Amatori Rugby Toscana porterà avanti. Una palla difettosa come quella da rugby, perché la palla è tale se è rotonda, e se è ovale o non è una palla o è una palla venuta male. Ed è questo difetto che unisce la palla ovale e i detenuti, individui ritenuti non proprio quadrati. "Le cose difettose - dicono i fondatori della società - o si buttano via o si mettono da una parte e lì restano, non interessano più a nessuno.

Con una cosa difettosa non si potrà mai fare nulla. Ma in realtà non è così". No, non è così. Perché a volte anche il mondo è ovale e non è detto che vada lasciato lì, da una parte, dimenticato nell'universo. Il mondo difettoso va migliorato e deve cercare riscatto. Come i detenuti attraverso il rugby.

"Spesso il concetto di carcere come riabilitazione viene dimenticato - proseguono -. Crediamo che il rugby possa essere uno strumento per ridare dignità ai detenuti, alleviare la vita carceraria e, per il futuro, favorire un miglior inserimento nella società civile". Il progetto iniziò lo scorso anno grazie all'educatore Paolo Madonni, che ne ebbe l'idea e che vi coinvolse Massimo Mansani e Marcello Serra, due ex giocatori di rugby. I tre hanno iniziato insieme, con la collaborazione della direzione del carcere di Porto Azzurro, spiegando le regole di questo sport e insegnando a giocarvi. Il progetto ha coinvolto una trentina di detenuti tra i 25 e i 35 anni d'età. Tre detenuti hanno ottenuto il trasferimento alla

casa circondariale delle Molinette a Torino dove l'esperienza del rugby va avanti da anni e dove la squadra che ne è scaturita milita in serie C. Il progetto conta con la collaborazione della Federazione Italiana Rugby. E nei prossimi giorni la nuova sfida inizierà proprio da Porto Azzurro.

 

Ravenna: la Garante regionale in visita "piccole carceri, un'esperienza da salvaguardare"

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Ristretti Orizzonti, 11 giugno 2015

 

Ravenna si conferma ancora una volta "una delle situazioni penitenziarie meno problematiche a livello regionale", e diventa quindi ancora più evidente che "il trattamento penitenziario nelle piccole realtà carcerarie è un'esperienza da salvaguardare", nonostante l'orientamento dell'amministrazione penitenziaria nazionale a chiudere, a lungo termine, tutte le strutture con meno di 100 detenuti.

Ad affermarlo è la Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, che ieri ha visitato la casa circondariale della città bizantina insieme alla direttrice, Carmela De Lorenzo. "Il dato numerico relativo alle presenze è decisamente sotto controllo, non rilevandosi profili di sovraffollamento- riporta Bruno-, i detenuti sono collocati per lo più in celle singole con almeno 3 metri quadri a disposizione, secondo le indicazione della Corte europea dei diritti umani". Sono presenti infatti 69 persone, di cui 39 straniere, a fronte di una capienza regolamentare di 59. Risultano condannati in via definitiva 16 ristretti, mentre 39 sono in attesa di giudizio. I detenuti con problemi di tossicodipendenza sono più della metà, 35.

"Si è avuta la conferma della buona situazione complessiva, in linea con quanto riscontrato nei precedenti sopralluoghi, in una delle situazioni penitenziarie meno problematiche a livello regionale- rivendica la Garante-, sia in ragione delle sue ridotte dimensioni che della capacità, sinergia e collaborazione fra i soggetti istituzionali come direzione, Polizia penitenziaria, Comune e volontariato". Inoltre, aggiunge, "negli ultimi anni si sono in maniera decisamente rilevante abbattuti i fenomeni di autolesionismo".

La direttrice ha spiegato le iniziative che coinvolgono la popolazione detenuta, in corso o in fase di realizzazione: dal prossimo avvio di due detenuti al lavoro all'esterno (andranno a coltivare gli orti solidali gestiti da una cooperativa sociale) alle attività di legatoria e catalogazione dei libri della biblioteca interna, fino al corso di formazione per fornai e pizzaioli. Da segnalare inoltre la preparazione di un musical all'interno del carcere, in occasione del ricorrente appuntamento con la rassegna del Settembre dantesco, in cui i detenuti vanno in scena, anche in collaborazione con le scuole del ravennate, e la società esterna può partecipare allo spettacolo.

Infine, riferisce De Lorenzo, grande attenzione è stata data al diritto all'affettività, la prossima organizzazione di una giornata in cui i detenuti potranno passare alcune ore con i propri figli. Sono inoltre stati presentati progetti, partecipando al bando regionale per la formazione, per azioni formative che coinvolgano i detenuti nella ristorazione e panificazione e per il profilo di tecnici del suono. È invece in attesa del via libera dal Dap l'iniziativa che vedrebbe coinvolti i detenuti che si occupano dei lavori di manutenzione ordinaria dei fabbricati, per rendere comunicanti gli attuali ambienti del magazzino e della palestra per ricavare un unico ambiente di circa 150 mq da adibire a refettorio e sala polifunzionale.

"Sebbene la politica penitenziaria dipartimentale sia orientata, nell'ottica della spending review, all'attuazione di un piano a lungo termine di chiusura degli istituti con meno di 100 detenuti, da cui proprio anche Ravenna, quindi, verrebbe interessata, è un dato di realtà che la detenzione con numeri ridotti consente una maggiore attenzione alla persona detenuta, agevolandone la conoscenza da parte degli operatori, la convivenza e il percorso di responsabilizzazione, nonché aiutando a prevenire situazioni di tensione - conclude la Garante. Il mio auspicio è quindi una valorizzazione delle piccole realtà penitenziarie in ragione del clima positivo che si è potuto riscontrare, sia in termini di attenzione ai diritti dei detenuti che in termini di adeguate condizioni di lavoro per gli operatori penitenziari".

 
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