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Messina: Opg di Barcellona e Rems, le criticità al vaglio della Radicale Rita Bernardini

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www.messinaora.it, 23 marzo 2015

 

Lungo weekend siciliano per la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, che sabato mattina con una delegazione di attivisti di Messina, Catania e Palermo ha fatto visita agli internati dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, in vista della chiusura della struttura che al momento ospita 133 detenuti.

Dall'1 aprile, infatti, saranno i Rems (residenze per le esecuzioni delle misure di sicurezza, gestite dalla sanità territoriale in collaborazione col Ministero della Giustizia) a sostituire gli ospedali psichiatrici, anche se il numero delle strutture appare già insufficiente per garantire un passaggio "indolore" per gli utenti e per il personale sanitario e gli agenti penitenziari.

Basti pensare che ogni Rems può ospitare fino a 20 persone. E in Sicilia, che addirittura è considerata tra le più esemplari per il rispetto dei tempi previsti (che da marzo 2013 sono stati prorogati al 1 di aprile 2015 ) sono solo due e addirittura definite "temporanee", una a Caltagirone (Ct) e una a Naso (Me).

"A questa direzione non è pervenuto nulla di ufficiale"- ha sottolineato il direttore dell'Opg Nunziante Rosania, che accompagnando la delegazione radicale ha espresso forte preoccupazione per il futuro degli internati e non solo. "Per il personale sanitario si attende il transito della Medicina Penitenziaria al servizio sanitario regionale (Dpcm del 1 aprile 2008) e non ci sono certezze per medici e infermieri fin adesso contrattualizzati su base libero-professionale. Per il personale di custodia e amministrativo si attende invece l'implementazione della progettata conversione dell'Opg in "Casa di reclusione" - conclude Rosania.

I numeri, del resto, mostrano i limiti della prospettiva offerta dalle Rems: dal 1 gennaio, nonostante la prevista dismissione, all'Opg di Barcellona ci sono stati 21 ingressi, 10 dei quali da altri istituti; 72 sono gli internati siciliani ( 23 per i quali non è previsto alcun progetto), 21 provenienti dalla Puglia, 32 dalla Calabria, 3 dalla Basilicata, 1 dalla Campania e 1 addirittura dal Piemonte, 3 infine, senza fissa dimora.

Ma questo dato era già stato preso in considerazione dallo stesso ministro Lorenzin quando, nella relazione presentata al Parlamento nell'ottobre del 2014, aveva sottolineato che "il numero complessivo dei posti letto nelle strutture in esame che si prevede di realizzare sono 990, con una articolazione di strutture residenziali a differente livello di intensità assistenziale. Tale numero è inferiore al numero dei soggetti destinatari delle misure di sicurezza al 31/12/2011. La riduzione, come già detto, è dovuta alla progressiva attivazione dei programmi di dimissione, che hanno consentito l'uscita dagli OPG dei soggetti "dimissibili"."

I dati raccolti in questo weekend andranno a comporre un report che i Radicali presenteranno in una conferenza stampa alla Camera, seguita alle visite che sono state effettuate in tutti i sette Opg italiani: Castiglione delle Stiviere (Mantova), Aversa (Caserta), Montelupo Fiorentino (Firenze), Napoli, Salerno, Reggio Emilia e, ovviamente Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).

"Non possiamo che evidenziare la grande umanità che contraddistingue il lavoro del direttore Rosania in questa struttura, anche grazie al prezioso contributo di Don Pippo Insana - ha dichiarato Rita Bernardini, nel corso della conferenza stampa seguita alla visita - Nonostante i limiti del sistema imposto dalla carcerazione, abbiamo riscontrato che hanno un rapporto individuale con ciascun detenuto. Senza negare la mancanza di attività trattamentali, denunciate dallo stesso direttore, la cui esperienza, in campo amministrativo ma soprattutto sanitario, riteniamo preziosa per coordinare il passaggio ai Rems anche a livello nazionale. E in questo senso ci spenderemo presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, affinché non si disperda il know how acquisito negli anni".

Restano sul tappeto le perplessità sul Rems di Naso, condivise sia dall'esponente radicale che dal direttore dell'Opg. Partendo anche dalla logistica: poiché sia per i familiari che per il personale il posto è difficilmente raggiungibile, e persino la strada di accesso è dissestata, come testimoniano alcuni operatori dell'Opg barcellonese.

E la visita si chiude con un interrogativo tutto "politico": ovvero come mai è stato scelto il comune di Naso. Un solo piano del vecchio ospedale, per 20 posti letto. Una struttura isolata, a cui sono stati assegnati 3.166.772 euro dei 18,11 destinati dal ministero all'adeguamento dei presidi ospedalieri dismessi, che da programma dovevano essere 3 per complessivi 80 posti letto, distribuiti in 4 strutture situate oltre che a Messina, a Catania e Caltanissetta.

Naso sarà la prima Rems ad aprire i battenti, come annunciato nei giorni scorsi dal primo cittadino Daniele Letizia, che, però attraverso la Gazzetta del Sud ha informato che "l'appalto dovrebbe essere bandito tra pochi mesi dall'Urega di Messina, e che si attende solo la disponibilità finanziaria della somma assegnata".

Certamente non è da sottovalutare l'apporto di due esponenti della politica locale, in primis Giuseppe Laccoto (Pd) Componente Commissione VI - Servizi Sociali e Sanitari e da poco nominato con Bernadette Grasso (FI) nella sottocommissione Ars per verificare i requisiti di accreditamento delle case di cura private.

 

Nuoro: il Magistrato di Sorveglianza "disumane le condizioni di detenzione di Bagarella"

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di Pier Luigi Piredda

 

La Nuova Sardegna, 23 marzo 2015

 

Il Giudice di Sorveglianza accoglie le richieste dei difensori del boss mafioso. "Schermatura dalle telecamere interne per il bagno alla turca in cella".

La detenzione nel carcere di Badu e Carros di Leoluca Bagarella, mafioso di Corleone, cognato del boss dei boss Totò Riina, è troppo dura e soprattutto ai limiti della sopportazione umana. E deve cambiare, soprattutto per quanto riguarda i controlli 24 ore su 24 dei suoi movimenti nella cella con le telecamere e una protezione per la "turca", il water sistemato al centro della gabbia proprio accanto al letto. Ma se nel carcere nuorese non c'è una cella idonea che possa ospitarlo e permettere che la sua detenzione sia umanamente sopportabile e rientri nei canoni previsti dall'ordinamento carcerario, allora il detenuto deve essere trasferito altrove.

Il magistrato del tribunale di sorveglianza di Nuoro, Adriana Carta, ha accolto le istanze dei difensori, le avvocatesse Antonella Cuccureddu del Foro di Sassari e Fabiana Gubitoso del foro dell'Aquila, e, dopo aver anche incassato il parere favorevole del pubblico ministero (nell'aula era presente il procuratore della Repubblica, Andrea Garau) ha predisposto un'ordinanza con due punti ben precisi che dovranno essere rispettati dalla direzione della casa circondariale di Nuoro e dal Dap (dipartimento di amministrazione penitenziaria).

Il magistrato ha ordinato alla direzione di Badu e Carros di provvedere alla schermatura visibile e urgente delle videocamere di sorveglianza inserite all'interno della stanza detentiva di Leoluca Bagarella con termine per l'adempimento di 15 giorni e l'obbligo di comunicare l'avvenuta ottemperanza del provvedimento. Ma Adriana Carta ha anche ordinato al Dap di provvedere entro 30 giorni di assegnare il detenuto a una idonea struttura penitenziaria dove possa essere ristretto in una cella adeguata e fornita di servizi igienici corrispondenti ai minimi stabiliti dall'ordinamento penitenziario.

Una battaglia cominciata nel mese di settembre, quando le avvocatesse Cuccureddu e Gubitoso avevano presentato un'istanza al tribunale di sorveglianza per lamentare "le inumane condizioni di detenzione del loro assistito" sottolineando alcune situazioni che andavano a collidere con la Convenzione europea.

Prima dell'udienza, Leoluca Bagarella ha inviato, tramite i suoi legali, altre lamentele ben circostanziate che hanno rafforzato il quadro e convinto il magistrato di sorveglianza a predisporre l'ordinanza che potrebbe anche mettere in discussione tutto l'impianto del 41 bis, un regime carcerario durissimo che però presenta in alcuni casi dei problemi per i detenuti.

Leoluca Bagarella è ristretto nella stessa area in cui per lunghissimo tempo era stato detenuto il camorrista Antonio Jovine, che dopo il suo pentimento è stato immediatamente trasferito in un'altra struttura segretissima a disposizione dei magistrati ai quali sta raccontando le storia terribile del clan dei Casalesi.

 

Reggio Calabria: una delegazione del Pd ha visitato la Casa circondariale di San Pietro

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Ansa, 23 marzo 2015

 

Una delegazione del Pd guidata dall'on. Micaela Campana insieme al capogruppo alla Regione Seby Romeo, al capogruppo al Comune Antonino Castorina e al vice presidente della Commissione Statuto e Regolamento del Comune di Reggio Calabria Rocco Albanese, ha visitato la casa circondariale di San Pietro di Reggio Calabria.

La delegazione è stata accolta dalla direttrice del carcere Maria Carmela Longo che ha seguito il gruppo durante la visita dell'intero istituto. "L'istituto, ben organizzato - è scritto in una nota - si è presentato in condizioni ordinate con un alta professionalità del personale operante. Non sono emersi fenomeni di sovraffollamento come nella maggior parte degli istituti italiani e la vita interna alla struttura si svolgeva in modo sereno".

"Il Partito Democratico - conclude la nota - si farà carico di interfacciarsi con la regione Calabria per supportare un sistema integrato per una maggiore salute in carcere e di promuovere progetti pilota per un coinvolgimento attivo dei detenuti in attività di formazione in ottemperanza ai principi costituzionali".

 

Cagliari: Maria Antonietta Mongiu (Fai): carcere Buoncammino restituito alla comunità

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La Nuova Sardegna, 23 marzo 2015

 

Le visite del Fondo italiano per l'ambiente nella due giorni di primavera quest'anno giunta alla ventitreesima edizione.. Buoncammino apre le porte al pubblico. A soli 4 mesi dalla chiusura col trasferimento dei detenuti a Uta, il Fai, Fondo ambiente italiano, ha organizzato per ieri e oggi visite guidate nell'ex casa circondariale, presa d'assalto già dalla tarda mattinata da centinaia di visitatori.

"Un evento storico e straordinario per la città - ha commentato la presidente del Fai regionale, Maria Antonietta Mongiu - Buoncammino non è solo un luogo che è stato di sofferenza, ma una delle strutture di maggior pregio dal punto di vista architettonico e sorge in uno dei luoghi più panoramici di Cagliari".

Quella di Buoncammino è la tappa cagliaritana delle Giornate Fai di Primavera, la campagna in difesa dei beni culturali giunta all'edizione numero 23. "Oggi dalle 10 alle 20 i visitatori potranno ripercorrere a gruppi, accompagnati dai volontari e ciceroni di ogni età, il percorso dei detenuti, dal loro ingresso all'immatricolazione alla visita medica, in un itinerario fino alle celle oggi deserte che hanno ospitato, tra gli altri, Emilio Lussu", ha spiegato ancora Mongiu.

Al taglio del nastro ieri erano presenti il governatore Francesco Pigliaru, il sindaco Massimo Zedda, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Gianfranco De Gesu, il neo rettore dell'università Maria Del Zompo, alla prima uscita pubblica dopo l'elezione, e Gianfranco Pala, ultimo direttore di Buoncammino e attuale direttore di Uta. "Tutti d'accordo sul fatto che si debba scongiurare il pericolo del degrado e la struttura debba essere aperta e resa fruibile dalla collettività", ha aggiunto Mongiu".

"Questo luogo è rimasto chiuso per oltre cento anni, l'apertura di oggi è straordinaria per tante ragioni - ha commentato Pigliaru - È soprattutto la grande occasione per pensare un progetto che conservi la memoria di quello che è stato ma lo restituisca alla comunità: ed è difficile pensare al futuro senza un ruolo cruciale dell'ateneo, che ha enorme bisogno di spazi per crescere e diventare ancora più importante". E sulla futura destinazione il governatore non ha dubbi. Il confronto, ha spiegato, "non può avvenire tra pochi, dentro stanze chiuse: per questo la Regione vuole favorire un dibattito che dia vita a una progettazione partecipata. Così entro breve inseriremo online una piattaforma web che metta al lavoro l'intelligenza collettiva". Altrettanto chiaro l'ex governatore Cappellacci: "Il bene deve passare nelle mani della Regione e reso fruibile da tutti, non a pochi eletti che già stanno pregustando l'idea di un ufficio con vista panoramica sul capoluogo". "Buoncammino - ha sottolineato l'esponente di Fi - deve portare benefici a una città che deve riscoprire il proprio ruolo da protagonista sullo scenario nazionale ed internazionale".

 

Foggia: Sappe; tre detenuti con problemi psichiatrici distruggono le celle ospedaliere

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Gazzetta del Mezzogiorno, 23 marzo 2015

 

Danneggiate alcune celle degli ospedali riuniti dove vengono portati e rinchiusi i detenuti malati o hanno bisogno di visite specialistiche. La denuncia è di Federico Pelagatti, segretario nazionale del "Sappe", sindacato autonomo di polizia penitenziaria che parla di 3 episodi registrati negli ultimi 15 giorni. "Sarebbero accaduti in questo lasso di tempo" usa il condizionale il sindacalista "almeno tre episodi in cui detenuti affetti da problemi psichiatrici avrebbero devastato le stanze di degenza", che si trovano al quinto piano degli ospedali riuniti, nel "blocco" del pronto soccorso: sono state riaperte da qualche tempo.

"Nel primo caso un detenuto" si legge nella nota del "Sappe" "avrebbe completamente distrutto il muro in cartongesso che divide la prima stanza dal bagno: nel secondo un altro detenuto avrebbe demolito un muro, sempre in cartongesso, della stanza numero 3, facendo emergere lo scheletro del muro costituito da lamine taglienti, molto pericolose sia per l'incolumità dei poliziotti addetti alla vigilanza sia dello stesso detenuto".

Quanto all'ultimo episodio "un detenuto avrebbe utilizzato la rete del letto a mò di ariete contro il muro e il cancello che fortunatamente ha retto l'urto, altrimenti le conseguenze potevano essere anche drammatiche. In questo caso i poliziotti penitenziari addetti alla vigilanza hanno dovuto chiedere l'arrivo di rinforzi".

Alla luce di questi episodi, il segretario nazionale del Sappe chiede al direttore del carcere foggiano, al provveditore regionale del Dipartimento amministrazione penitenziaria ed alla dirigenza degli ospedali riuniti di "porre in essere, ognuno per la propria parte di competenza, tutte le misure necessarie per migliorare la sicurezza del reparto". Quali misure? "Ripristinare i divisori con muri in cemento o mattoni; ancorare i letti al pavimento per evitare che siano usati come arieti per sfondare i muri; sistemare i servizi igienici per evitare che non siano divelti con facilità; sistemare le telecamere dì vigilanza per evitare che i detenuti possano raggiungerle; impiegare un adeguato numero di poliziotti penitenziari per la vigilanza di chi viene scortato nelle celle ospedaliere, soprattutto quando si parla di detenuti con gravi problemi psichiatrici o appartenenti alla criminalità organizzata, questo al fine" conclude la nota del sindacato "di evitare eventi clamorosi e drammatici quali evasioni o aggressioni che metterebbero a repentaglio la vita dei poliziotti penitenziari in servizio, nonché di personale e degenti dell'ospedale".

 
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