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Pisa: la Caritas vuole aprire casa per ex detenuti, c'è raccolta di firme contro il progetto

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di Mario Neri

 

Il Tirreno, 15 gennaio 2016

 

Forte dissenso all'idea di ricavare il centro in una canonica "Impatto negativo sulla zona". Don Cecconi: "Sarà graduale". Lo hanno chiamato "Calci Serenamente", ma il piglio è decisamente battagliero. E per ora serenità in questa storia non se ne avverte moltissima. Tanto che l'appena nato comitato contro la casa di accoglienza per detenuti ed ex detenuti che Caritas e Arcidiocesi hanno annunciato di voler aprire a Sant'Andrea a Lama ha già iniziato una raccolta firme per chiedere che il progetto venga ritirato.

"Puntiamo a dare legittimità a un dissenso molto diffuso - dice uno dei portavoce Gianluca Gentili. Dopo l'assemblea del 15 dicembre, in cui il parroco ci illustrò l'idea di ristrutturazione della canonica nel borgo, abbiamo raccolto moltissime voci critiche. Soprattutto perché ci sono molti aspetti che non tornano". In quell'assemblea, parecchio burrascosa, gli abitanti della frazione di Calci elencarono i motivi del no: un borgo troppo piccolo "per ospitare persone che potrebbero essersi macchiate di reati gravi e su cui nessuno dà garanzie", le difficoltà di accesso dovuto alla strada stretta, il carico "esagerato" su utenze e consumi per un paesino che in estate soffre già di problemi di approvvigionamento idrico e, ovvio, "la paura, l'impatto negativo sul valore delle case nella zona e quello sulle aziende agrituristiche".

"La paura dei cittadini è incomprensibile ma è un sentimento irrazionale, in alcuni casi cavalcato anche da certe forze politiche - disse don Antonio Cecconi, parroco di Calci e promotore del progetto "Misericordia Tua". Ma voglio rassicurare tutti: procederemo con gradualità. L'idea è di costruire una casa di accoglienza che ospiti dieci persone, ma inizieremo con due o tre detenuti o ex detenuti".

Secondo i membri di "Calci Serenamente", però, quella previsione è disattesa dalle piantine allegate ai documenti di presentazione del progetto di ristrutturazione pubblicati sul sito della Caritas. "Nel corso dell'assemblea si è parlato di collocare un numero esiguo di detenuti; nel progetto di ristrutturazione prevista invece la predisposizione di 20 posti letto: ci sono quattro stanze da 4 posti letto ognuno, più altre due stanze da 2 posti", dice Gentili che, insieme a Egon Boerger, Elio Cerrina, Raffele Elmi, Gianluca Gentili, Gianluca e Giacomo Paoletti, Angelo Pomicino e altri, nei giorni scorsi ha scritto all'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, al prefetto Attilio Visconti e al sindaco Massimiliano Ghimenti.

"Il progetto - rispondono dalla Caritas - prevede 14 posti letto perché è chiaro che l'investimento sulla canonica comporta la completa ristrutturazione dell'edificio e sarebbe assurdo lasciare a metà il lavoro, ma confermiamo che la volontà è quella di un avvio graduale e di una accoglienza massima per dieci persone, senza contare che quella struttura, in futuro, potrebbe venir utilizzata per ospitare anche persone in difficoltà". Netto il sindaco Ghimenti: "La lettera del comitato è arrivata il 31 dicembre e comunque per ora la protesta e la contrarietà è fondata su documenti non ufficiali. Per ora non c'è nessun progetto presentato al Comune o alla Soprintendenza. Vorrei fare valutazioni su dati certi".

 

Gorizia: il Sottosegretario Ferri alla Senatrice Fasiolo "il carcere sarà completato"

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Il Piccolo, 15 gennaio 2016

 

Risposte positive e concrete del sottosegretario alla Giustizia all'interrogazione della senatrice. "Il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ed il Ministro della Giustizia sono già al lavoro e presto ci saranno risposte concrete alle considerazioni sollevate dalla Senatrice Fasiolo in merito alla situazione della Casa circondariale di Gorizia. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione dei lavori per permettere la massima utilizzabilità della struttura e per procedere con forza e determinazione sul percorso di rieducazione dei detenuti". Lo ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, intervenendo in merito alla situazione della Casa circondariale di Gorizia. Le dichiarazioni ci sono state "girate" dalla stessa Fasiolo che, nei giorni scorsi, ha effettuato un accurato sopralluogo al carcere di via Barzellini.

"Condivido le parole della senatrice Fasiolo sulla necessità di migliorare alcuni servizi all'interno della struttura, per evitare che la detenzione possa risultare una situazione di staticità, ozio. Bisogna mettere a disposizione gli spazi più adatti agli incontri con la famiglia, al fine di utilizzare gli affetti come stimoli per un più rapido ed efficace percorso di crescita e di risocializzazione. Dobbiamo lavorare per migliorare la vivibilità anche del carcere di Gorizia al fine di stimolare i detenuti a riflettere e ad essere consapevoli dei propri errori, a sviluppare un concreto desiderio di reinserirsi. Occorre pertanto lavorare insieme, migliorando le strutture, incrementando le attività lavorative, culturali e ricreative e investendo in trattamenti personalizzati e professionalizzati".

"Dopo aver ormai risolto il problema del sovraffollamento, stiamo costruendo una nuova idea di carcere e di detenzione, tramite un potenziamento del dialogo tra tutte le parti coinvolte, portato avanti con grande impegno e serietà dal ministro Orlando con gli Stati Generali dell'esecuzione. È forte in noi la consapevolezza della sfida che abbiamo di fronte e siamo pronti a mettere il nostro massimo impegno e passione per ottenere i risultati prefissati". Conclude Ferri: "Colgo l'occasione di ringraziare la senatrice Fasiolo per il suo serio e concreto interessamento sulla vicenda. Mi preme inoltre ringraziare la direttrice, la Polizia penitenziaria, gli operatori e i volontari che, in questi mesi, stanno portando avanti i progetti con grandi sacrifici, dimostrando un alto grado di professionalità, un encomiabile senso del dovere e grande impegno.

 

Ancona: Slow Food; con "Sprigioniamo il gusto" nuove opportunità lavoro ai detenuti

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Ansa, 15 gennaio 2016

 

Il cibo "rappresenta dall'inizio dell'umanità la base indispensabile perché gli uomini possano vivere in pace, crescere culturalmente e civilmente. E può essere anche un mezzo di riscatto sociale". Per questo la Condotta Slow Food di Ancona e Conero ha organizzato una serie di incontri nel carcere di Montacuto. "Sprigioniamo il gusto" è il titolo del progetto di educazione alimentare, organizzato in collaborazione con il carcere, e prevede laboratori del gusto e pratici incentrati sul tema del cibo, dei prodotti locali, del riuso.

L'obiettivo è offrire ai detenuti un'opportunità di conoscenza e quindi di lavoro che potrà essere utilizzata nel momento in cui torneranno a far parte attivamente della comunità. "Non solo - spiega Slowfood, attraverso questi corsi si vuole offrire una speciale forma di 'libertà', seppur puramente mentale, sensoriale, di crescita personale, di distrazione nella routine quotidiana della detenzione". I corsi, che prenderanno avvio il 18 gennaio.

 

Terni: "mia figlia non può stare in carcere, invalida al 100% per gravi problemi psichici"

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umbriaon.it, 15 gennaio 2016

 

"Mia figlia è stata sbattuta in carcere come i criminali ma è invalida al 100% per gravi problemi psichici. Oltre a non essere in grado di intendere e di volere, era stata lei stessa a chiedere aiuto agli assistenti sociali, a dire di non essere in grado di accudire i figli. Nessuno si è mai attivato, colpevolmente, ma si è preferito sbattere il mostro in prima pagina e ora io sono qui a chiedere giustizia. Perché mia figlia, anziché in una struttura psichiatrica, è in cella a Perugia e mi scrive lettere terribili in cui parla di minacce da parte degli altri detenuti e dice di 'volerla fare finità. E perché chi non si è mai attivato, nonostante le segnalazioni anche mie, paghi di fronte alla legge".

La denuncia - A parlare è la madre della 28enne ternana arrestata lo scorso 14 dicembre insieme al compagno di 46 anni per gravi maltrattamenti sui due figli minori di 4 e 6 anni. Giovedì mattina si è seduta davanti al tribunale, cartello in mano, per gridare la sua rabbia. Dopo la morte di un figlio di appena 15 anni, la vita - lei di anni ne ha 56 - l'ha messa di fronte ad un'altra dura prova: "Sì, purtroppo ho perso mio figlio lo scorso novembre per una grave malattia, ma anche questa vicenda chiede giustizia perché il padre, nonostante le sentenze del tribunale, non ha mai versato un solo euro per curarlo e io sono stata costretta a chiedere le elemosina. Dopo neanche un mese, quest'altra tragedia. Che però, ascoltatemi, si sarebbe potuta evitare".

"Nessun intervento" - "Ieri ho denunciato alla polizia l'assistente sociale che ha avviato il procedimento che ha portato all'arresto di mia figlia e del suo compagno. Questo perché, nonostante un decreto esecutivo del tribunale dei minori di Perugia emesso nel 2013, la stessa non si è mai attivata per l'affidamento dei due piccoli e per la presa in carico dei genitori da parte del Sim adulti, visti i loro evidenti problemi. Io, alle prese con il dramma di mio figlio, non mi sono potuta occupare direttamente di ciò che accadeva in quella casa ma già al 2013, agli operatori del Sim infanzia che assistevano i miei nipoti affetti da epilessia, avevo chiesto di approfondire la situazione perché li vedevo sempre tristi. Tutto questo tempo è passato invano, ma si è preferito fare lo scoop di Natale".

"C'era tutto" - "Mia figlia è invalida al 100% con indennità di accompagnamento, disturbi di epilessia e borderline. I disegni che mi manda dal carcere (ce li mostra, ndr) sono quelli di una bambina, perché tale è. Sono la prima a dire che ha deficit cognitivi e psichici pesanti, con conseguenze anche sulla sua vita sentimentale incasinata, e che i figli andavano tolti a lei come al compagno che l'ha plagiata. Posso dire però che in quella casa non mancava nulla, né il cibo né i giochi. Si sarebbe potuta seguire una strada diversa, anziché questa che la vede costretta in carcere e minacciata".

Lettere dal carcere - "Da Capanne mi ha scritto che non può andare all'ora d'aria perché, così le ha detto un'altra detenuta, ci sono persone a cui "non va a genio". Mi chiede di aiutarla a uscire da lì, per andare in una struttura di recupero. E mi dice "se non ci riesci, mammi ti dico addio e mi dispiace". Io ci metto la faccia perché sono una persona ferita sì, ma onesta, e non mi interessa se continueranno a non darmi ascolto come hanno fatto finora. Io ho lottato quattro anni contro il cancro, non mi spaventano le battaglie".

I nipoti - I due piccoli sono ora in una struttura protetta: "Sono convinta che stiano bene ma la mattina che hanno arrestato mia figlia li avrei voluti salutare e rassicurare dicendo loro "mamma è malata, vi manda un bacio e state tranquilli perché dove vi porteranno ora starete benissimo". Non me lo hanno permesso come non mi permettono di vederli, ora. Ma cosa c'entro io in tutto quello che è accaduto?".

 

Bari: rissa in carcere, trenta detenuti si sono scontrati con armi rudimentali e lamette

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antennasud.com, 15 gennaio 2016

 

I clan di Bari in cerca di equilibrio. E non sempre ci riescono. Forse è da qui che si deve partire per comprendere le cause della maxi rissa a colpi di lamette avvenuta lunedì nel cortile del carcere di Bari. La rissa scoppiata nel carcere di Bari lunedì fra due boss e i loro seguaci è segno che gli equilibri tra i clan sono ormai spaccati in città. Questa la Bari che si trova il boss Savinuccio di nuovo in città dopo due anni di carcere. Lorenzo Caldarola da qualche tempo a questa parte starebbe facendo incetta di giocani rimasti orfani di capi perché arrestati o uccisi.

Al quartier San Paolo, dove prima comandavano Giuseppe Misceo legato al clan Montani, Arcangelo telegrafo e il suo luogotenente Alessandro Ruta, tutti detenuti, in affari con gli Strisciuglio. Il San paolo, dunque, come terra di reclutamento. Forse è qui che si deve cercare per comprendere le cause della maxi rissa a colpi di lamette avvenuta lunedì nel cortile del carcere di Bari. Da un lato Giuseppe Misceo, suo figlio Paolo, il fedelissimo Emanuele Grimaldi e altre due persone, dall'altro il capoclan del quartiere San Girolamo Leonardo Campanale e Alessandro Ruta.

Tra loro una trentina di persone che si sono sfidate a suon di calci e pugni. Ad avere la peggio Ruta che ha riportato un profondo taglio alla gola, per cui è stato necessario un intervento nel reparto di Chirurgia estetica al policlinico. Ferito ad una guancia Campanale, mentre Misceo dall'altra parte ha riportato un taglio alla mano.

La rissa è scoppiata quando l'unico Poliziotto penitenziario che li aveva accompagnati nel cortile per le due ore di passeggio stava tornando indietro per spostare gli altri detenuti. L'Agente ha diviso i litiganti rischiando la vita. Il sindacato di Polizia Penitenziaria insorge. Poteva finire in un bagno di sangue. Le telecamere di videosorveglianza interne all'istituto intanto sono rotte da tempo. Sull'episodio indaga la Direzione distrettuale Antimafia.

 
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