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Omicidio stradale con super-sanzioni

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di Maurizio Caprino

 

Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 2015

 

Approvato con polemiche. E col rischio di contenziosi o addirittura di incostituzionalità. Il nuovo reato di omicidio stradale, con pene-base da due a 12 anni e possibilità di arrivare a 18 nel caso delle peggiori aggravanti, ha passato ieri il vaglio del Senato con 149 sì e 91 no. Un risultato non esaltante visto che il Governo aveva posto la questione di fiducia e che, soprattutto, i dissensi non riguardavano tanto questioni politiche ma aspetti tecnici. In ogni caso, il testo andrà con tutta probabilità in vigore così com'è uscito dal Senato: resta un passaggio alla Camera che, vista la fiducia votata, si preannuncia come solo formale. E rapido: il presidente della commissione Trasporti di Montecitorio, Michele Pompeo Meta, si è impegnato a far sì che sia messo in calendario subito dopo la legge di stabilità. Dunque, l'entrata in vigore potrebbe avvenire già ai primi dell'anno prossimo.

Tecnicamente, il nuovo sistema sanzionatorio riguarda tutti i casi di omicidio colposo e lesioni colpose nei quali il responsabile ha commesso infrazioni stradali. Ma la maggior parte di queste violazioni, pur confluendo nel nuovo reato, restano con lo stesso trattamento penale previsto dall'attuale reato di omicidio o lesioni colposi aggravati da infrazioni stradali: pena da due a sette anni. L'inasprimento riguarda una serie di violazioni che il legislatore, dopo discussioni contrastate, ha ritenuto gravi: non solo fattispecie riconosciute molto pericolose da tutti come ebbrezza media e grave (tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi/litro) e alterazione da droghe, ma anche fattispecie spesso controverse come velocità "spropositata" (in città, il doppio del limite, purché si superino i 70 km/h; fuori città, eccessi di velocità per più di 50 km/h), passaggio col rosso, circolazione contromano, inversione di marcia in corrispondenza di curve, dossi o incroci, sorpasso con striscia continua o vicino alle strisce pedonali.

Per questi casi, le pene-base sull'omicidio vanno da cinque a 10 anni; fanno eccezione ebbrezza grave (oltre 1,5 g/l), ebbrezza media (ma per i soli autisti professionisti) e droga, si va dagli otto ai 12 anni. Se ci sono più morti o si aggiunge almeno un ferito, si può arrivare fino a 18 anni. In caso di fuga dopo l'incidente, guida con patente revocata o sospesa e veicolo non assicurato, c'è un aumento di pena minimo di un terzo e massimo di due terzi e la condanna non può mai scendere sotto i cinque anni. Quando invece la responsabilità non è esclusiva dell'imputato (cioè se c'è concorso di colpa, non importa se della vittima o di terzi come altri guidatori, gestore della strada o costruttore del veicolo), la pena va ridotta fino al 50%.

Si aggiungono anche sanzioni sulla patente, che può essere revocata anche per 15 o 30 anni. Nelle situazioni più gravi, l'arresto in flagranza diventa obbligatorio. I tempi di prescrizione raddoppiano e vengono meno alcuni paletti al prelievo di liquidi biologici per dimostrare la presenza di alcol o droga nell'organismo. Questa è solo la sintesi di un quadro complesso e variegato (si veda la scheda qui a destra), che rischia di essere modificato nel giro di uno o due anni dalla Consulta. Infatti, le sanzioni sono superiori a quelle previste dal Codice penale per i responsabili degli infortuni sul lavoro, una fattispecie di gravità che pare assimilabile a quella degli incidenti stradali.

Ma le perplessità non finiscono qui: oltre ai rischi di alimentare pirateria e contenziosi (si veda Il Sole 24 Ore del 29 ottobre), nel dibattito al Senato sono emerse perplessità sulla questione di fiducia, sull'assenza di misure di prevenzione, sul mancato potenziamento dei controlli, sulla graduazione delle sanzioni e sull'eterogeneità delle violazioni scelte per configurare le ipotesi più gravi di reato. Critiche sintetizzate dalla vicepresidente del gruppo Misto, Maria Mussini, che sottolinea per esempio l'inclusione dell'ipotesi di veicolo non assicurato tra le aggravanti: una violazione che prescinde dal comportamento di guida del colpevole.

 

Non ci furono tangenti, Filippo Penati assolto per il "Sistema Sesto"

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La Repubblica, 11 dicembre 2015

 

Il tribunale scagiona l'ex presidente Pd della Provincia di Milano Filippo Penati: "Il fatto non sussiste". Filippo Penati non è stato corrotto da Piero Di Caterina e non lo ha favorito con appalti e contratti per ricompensarlo dei soldi che l'imprenditore gli avrebbe "prestato" per oltre dieci anni. Il tribunale di Monza (presidente Giuseppe Airò) manda in frantumi l'inchiesta sul "Sistema Sesto", assolvendo tutti i dieci imputati, più la società Codelfa, "perché il fatto non sussiste".

Assolto Penati, ex presidente della provincia di Milano ed ex braccio destro di Pierluigi Bersani al vertice del Pd. Assolti anche Renato Sarno, l'architetto considerato dall'accusa "l'uomo dei fondi neri" di Penati, che ha trascorso sei mesi in carcere; Bruno Binasco, ex manager di Gavio, che aveva firmato quella che per l'accusa era una finta compravendita che (su ordine di Penati) garantì due milioni di caparra a Di Caterina; Antonino Princiotta, ex segretario della Provincia di Milano; Norberto Moser, manager di Codelfa; Massimo Di Marco, ad di Serravalle; Gianlorenzo De Vincenzi, manager di Serravalle. Come aveva chiesto l'accusa, assolto il capo di gabinetto di Penati, Giordano Vimercati. No anche alla confisca di 14 milioni incassati da Codelfa. Assolti (ma, per la corruzione ad alcuni amministratori locali, solo per prescrizione) gli imprenditori Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini, gli accusatori di Penati. Per i pm pesa la prescrizione sul processo sulle aree ex Falck, il filone di indagine principale, intervenuta per via della legge Severino.

 

L'assoluzione di Penati e le condanne anticipate

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di Giangiacomo Schiavi

 

Corriere della Sera, 11 dicembre 2015

 

Il caso Penati, assolto dai giudici del tribunale di Monza, dimostra una volta di più che non è un gioco di parole la frase che ripetiamo di continuo: la presunzione di innocenza vale fino in Cassazione. I verdetti anticipati che stravolgono il diritto e trasformano l'imputato in un sicuro colpevole prima ancora dell'inizio del processo si rivelano spesso ingiusti sul versante giuridico e su quello umano: la cultura delle prove e delle garanzie non viaggia alla stessa velocità della delegittimazione, che è immediata e inesorabile.

E questo naturalmente vale per Penati come per tanti altri prima di lui. Per l' ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della Provincia di Milano, ex braccio destro del segretario Pd Pier Luigi Bersani, tutto sembrava già scritto quattro anni fa: corruzione, finanziamento illecito, concussione, pratiche oblique per rastrellare soldi per il partito e le campagne elettorali, mente ingegnosa del "sistema Sesto", il protocollo tangentizio per gli appalti, dalle aree Falck ai trasporti pubblici. Nel verdetto virtuale anticipato dalla pubblica piazza e dal suo stesso partito c'era scritto: colpevole. Il verdetto vero è stato invece un altro: assoluzione.

Una sentenza si rispetta, anche quando restano interrogativi aperti su certe pratiche di presunto malaffare. La prescrizione e alcuni patteggiamenti non cancellano le ombre sulle aree Falck e Marelli, sulle quali resta ancora parecchio da capire. Ci sono fatti storici da spiegare, anche politicamente, e rimane il sospetto sull'utilizzo delle fondazioni come bancomat elettorali. C'era un tempo in cui Penati era al centro di un sistema di potere nel Pci-Pds-Ds e infine Pd: contava molto. Con l'inchiesta ha lasciato tutte le cariche, il partito l'ha sospeso e poi l'ha quasi cancellato. La sentenza chiude, a suo favore, un lungo e difficile capitolo.

 

Impugnabilità del provvedimento impositivo di cauzione. Selezione di massime

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Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 2015

 

Misure di prevenzione - Provvedimento impositivo di una cauzione - Rigetto della richiesta di rateizzazione - Inammissibilità del ricorso per cassazione. È inammissibile, in applicazione del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, il ricorso per cassazione avverso il rigetto dell'istanza di revoca della cauzione, trattandosi di provvedimento non impugnabile autonomamente, ma solo insieme all'appello avverso l'applicazione della misura di prevenzione personale.

• Corte di cassazione, sezione VI, sentenza 2 ottobre 2015 n. 39855.

 

Misure di prevenzione - Provvedimento impositivo di cauzione - Impugnabilità - Esclusione.

Il provvedimento con il quale il giudice della prevenzione impone una cauzione non è impugnabile.

• Corte di cassazione, sezione II, sentenza 30 gennaio 2013 n. 4834.

 

Misure di prevenzione - Imposizione di una cauzione - Richiesta di rateizzazione - Rigetto - Ricorribilità per cassazione - Esclusione. Non è ricorribile per cassazione il provvedimento con cui il giudice della prevenzione rigetta la richiesta di rateizzazione della cauzione di cui all'articolo 3 bis L. n. 575 del 1965 poiché manca un'espressa previsione di legge.

• Corte di cassazione, sezione II, sentenza 17 dicembre 2008 n. 46751.

 

Misure di prevenzione - Provvedimento impositivo di cauzione - Impugnabilità - Esclusione - Ragioni. Il provvedimento con cui il giudice della prevenzione dispone una cauzione non è impugnabile, dal momento che la legge non prevede rispetto ad esso alcun mezzo di impugnazione.

• Corte di cassazione, sezione II, sentenza 12 luglio 2007 n. 27603.

 

Misure di prevenzione - Provvedimento con cui il giudice di appello conferma la cauzione disposta dal Tribunale - Impugnabilità con ricorso per cassazione - Esclusione.

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento con cui il giudice della prevenzione disponga una cauzione, considerato che - in virtù del principio di tassatività di cui all'articolo 568, comma primo, cod. proc. pen. - si tratta di provvedimento inoppugnabile, non essendo prevista dalla legge alcuna forma di gravame, come si desume anche dall'articolo 3 ter, comma secondo, della legge n. 575 del 1965, che, nell'indicare le pronunce adottabili dal Tribunale, a norma dei precedenti articoli 2 ter e 3 bis, soggette ad impugnazione, omette di menzionare quella in questione; né rilevano, a tal fine, gli articoli 111 Cost. e 568, comma secondo, cod. proc. pen., non trattandosi di provvedimenti attinenti alla libertà personale.

• Corte di cassazione, sezione V, sentenza 23 ottobre 2006 n. 35363.

 

Nuove contestazioni in udienza. Selezione di massime

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Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 2015

 

Processo penale - Contestazione suppletiva in udienza - Fatto diverso - Diritto della costituita parte civile ad estendere la domanda.

Nel caso di fatto diverso, a seguito di contestazione suppletiva effettuata dal P.M. in udienza, la parte civile già costituita non deve rinnovare la costituzione, ma può limitarsi a modificare nelle conclusioni la domanda già proposta sia con riferimento alla "causa petendi", che al "petitum".

• Corte cassazione, sezione II, sentenza 9 marzo 2015 n. 9933.

 

Processo penale - Istruzione dibattimentale - Nuove contestazioni - Fatto diverso - Modifica concernente la data del commesso reato - Rilevanza - Condizioni.

La modifica in udienza del capo di imputazione, consistente nella diversa indicazione della data del commesso reato, non costituisce modifica dell'imputazione, rilevante ex articolo 516 cod. proc. pen., allorché non comporti alcuna significativa modifica della contestazione, la quale resti immutata nei suoi tratti essenziali, così da non incidere sulla possibilità di individuazione del fatto da parte dell'imputato e sul conseguente esercizio del diritto di difesa.

• Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 28 gennaio 2015 n. 4175.

 

Processo penale - Istruzione dibattimentale - Nuove contestazioni - Contestazione di una circostanza aggravante - Termine fino alla chiusura del dibattimento.

Il termine entro il quale può essere effettuata la contestazione di una circostanza aggravante coincide con la chiusura del dibattimento.

• Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 maggio 2014 n. 19008.

 

Processo penale - Giudizio - Nuove contestazioni - Limiti temporali - Inesistenza - Ragioni - Fondamento.

In tema di nuove contestazioni, va riconosciuto al P.M. il potere di procedere nel dibattimento alla modifica dell'imputazione o alla formulazione di nuove contestazioni senza specifici limiti temporali o di fonte, in quanto l'imputato ha facoltà di chiedere al giudice un termine per contrastare l'accusa, esercitando ogni prerogativa difensiva come la richiesta di nuove prove o il diritto ad essere rimesso in termini per chiedere riti alternativi o l'oblazione.

• Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 6 maggio 2014 n. 18749.

 

Giudizio - Istruzione dibattimentale - Nuove contestazioni - Modifica dell'imputazione prima della formale apertura del dibattimento - Legittimità.

È legittima la modifica dell'imputazione da parte del P.M. prima della formale apertura del dibattimento, in quanto essa non deve necessariamente fondarsi sugli esiti dell'istruttoria dibattimentale.

• Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 10 dicembre 2014 n. 51248.

 

Processo penale - Istruzione dibattimentale - Nuove contestazioni - Contestazione in udienza di altro reato - Parte civile già costituita - Rinnovazione della costituzione per il nuovo reato (non necessaria) - Estensione nelle conclusioni della domanda già proposta.

Nel caso in cui sia contestato in udienza un nuovo reato, la parte civile già costituita non deve rinnovare la costituzione in relazione a tale nuova contestazione, ben potendo limitarsi ad estendere nelle conclusioni la domanda già proposta sia con riferimento alla "causa petendi" che al "petitum".

• Corte cassazione, sezione II, sentenza 10 novembre 2005 n. 40921.

 

Processo penale - Istruzione dibattimentale - Nuove contestazioni - Parte civile già costituita - Estensione della costituzione alla nuova contestazione nell' udienza - Omissione - Sentenza di condanna al risarcimento anche in relazione alla nuova contestazione - Nullità assoluta - Esclusione.

Qualora il giudice pronunci sentenza di condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile, in relazione ad un reato contestato dal P.M. in via suppletiva, senza che la stessa parte civile abbia esteso alla nuova "causa petendi" il rapporto già costituito, la conseguente nullità, che non è di natura assoluta, non può essere dedotta dall'imputato per la prima volta in cassazione, dovendo essere dedotta o rilevata tempestivamente nel giudizio di merito.

• Corte cassazione, sezione I, sentenza 8 febbraio 2005 n. 4669.

 
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