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Emilia Romagna: dall'8 al 29 giugno spettacoli teatrali coi detenuti delle Case circondariali

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modena2000.it, 6 giugno 2015

 

Spettacoli teatrali con i detenuti delle Case Circondariali di Bologna, Ferrara, Forlì, Reggio Emilia; degli Istituti Penitenziari di Parma e della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia. Dall'8 al 29 giugno sono in scena i detenuti degli istituti di pena di Bologna, Castelfranco Emilia, Ferrara, Forlì, Parma, Reggio Emilia, con sei spettacoli ispirati alla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso realizzati dalle compagnie teatrali che fanno parte dell'Associazione Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna. L'Associazione ha tra i suoi principali scopi quello di sviluppare progetti e proporre esperienze, laboratori, itinerari nelle carceri volti al recupero e al reinserimento sociale delle persone detenute.

Il teatro dunque non solo come esperienza creativa legata alla rappresentazione scenica, ma come fondamentale funzione di collegamento con la società, per favorire nelle persone detenute il percorso di reinserimento sociale e la tutela del diritto alla salute intesa come benessere fisico, psichico e sociale. Ma il teatro viene visto in quest'ambito anche come veicolo di crescita personale e opportunità di cambiamento per i detenuti-attori, nel contesto di mutate condizioni relazionali per chi vive l'esperienza del carcere. Gli spettacoli rappresentano l'esito finale di un progetto biennale che ha visto tutti i registi del coordinamento impegnati in percorsi diversi a partire dal poema del Tasso.

Scrive Cristina Valenti, consulente scientifico del progetto sulla Gerusalemme Liberata: "Il poema di Torquato Tasso ha rappresentato un terreno di riflessione comune, per un dialogo a distanza che ha dato luogo a un vero e proprio cantiere di lavoro, che ha messo al centro l'importanza dell'esperienza teatrale intesa come processo creativo, e ha consentito incontri e incroci di sguardi quanto mai utili. (...) Il cantiere teatrale sulla Gerusalemme ha evidenziato approcci diversi.

Alla Dozza di Bologna Paolo Billi ha affrontato la struttura metrica delle ottave affidandone ai partecipanti la lettura ("rappata" o cantata secondo la tradizione dei "Maggi") e anche la riscrittura ex novo, a partire dai tre temi cardine dell'opera: gli amori contrastati, le grandi battaglie, la magia. A Ferrara, Horacio Czertok e Andrea Amaducci hanno scelto di lavorare sul combattimento di Tancredi e Clorinda individuandovi l'essenza della tragedia, per riflettere, con gli attori per lo più stranieri, sulle ragioni antiche e attuali dei conflitti.

Attori di diverse culture e provenienze anche a Forlì, dove Sabina Spazzoli è partita dagli interrogativi posti dal poema per rileggere la storia delle guerre da Troia alla Prima Crociata e fino ai giorni nostri.

I riferimenti all'oggi si sono rivelati centrali anche nel lavoro di Roberto Mazzini con gli attori detenuti e semiliberi di Reggio Emilia, che hanno scelto tre canti del poema per lavorare sui temi della guerra, della morte, della lotta, concentrandosi sulla dicotomia buoni/cattivi. A Ferrara e a Modena gli attori detenuti e internati guidati da Stefano Tè si sono dedicati alla battaglia tra Angeli e Demoni, tra Cristiani e Musulmani per penetrare l'intreccio di conflitti e motivi epici che dall'immaginario del Tasso conduce a vicende contemporanee. Infine Corrado Vecchi ha affidato alle "mani parlanti" degli attori detenuti di Parma la rilettura del poema con il linguaggio e l'artigianato dei pupazzi".

Il lavoro dell'Associazione, volto a coordinare le esperienze di teatro carcere attive sul territorio regionale, è riconosciuto e sostenuto da un "Protocollo d'intesa sull'attività di teatro in carcere" tra la Regione Emilia-Romagna e il Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria (Prap) dell'Emilia-Romagna. Fanno attualmente parte del Coordinamento: Cooperativa Teatro Nucleo di Ferrara, Cooperativa Teatro del Pratello di Bologna, Cooperativa Teatro Giolli di Parma, Cooperativa Le Mani Parlanti di Parma, Teatro dei Venti di Modena, Associazione ConTatto di Forlì, Gruppo Elettrogeno di Bologna. Per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - tel: 051 0455830 - mob: 333 1739550

 

Perugia: morte di Aldo Bianzino, confermata condanna dell'agente che non lo soccorse

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quotidianodellumbria.it, 6 giugno 2015

 

Era nel carcere di Capanne a Perugia e non fu assistito. La Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione nei confronti di un agente della Polizia penitenziaria, Gianluca Cantoro, accusato di omissione di soccorso per la morte del falegname Aldo Branzino avvenuta nel carcere "Capanne" di Perugia nell'ottobre del 2007. Bianzino era stato arrestato il 12 ottobre di quell'anno, insieme alla moglie Roberta, per possesso di piante di cannabis. Con questa decisione, emessa ieri sera dalla VI Sezione penale, la Suprema Corte ha confermato il verdetto emesso il 16 ottobre 2014 dalla Corte d'appello di Perugia.

Adesso ci sarà un processo civile per la quantificazione dei danni che spettano ai familiari di Bianzino e che dovranno essere pagati dal Ministero della Giustizia, a quanto si è appreso dall'avvocato Fabio Anselmo che ha rappresentato i familiari di Bianzino e che si è occupato di altri casi di persone decedute in seguito all'arresto, come quello di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. "Questa condanna è poca cosa, ma è già qualcosa: si inizia a fare luce e a riconoscere le responsabilità per la morte in carcere di Aldo Bianzino": così l'avvocato Fabio Anselmo, difensore di parte civile dei familiari di Bianzino, ha commentato la conferma della condanna dell'agente della Polizia penitenziaria accusato di non aver soccorso Bianzino, recluso a Perugia.

 

Milano: l'Expo non sempre occasione; per detenuti e familiari il biglietto Atm costa di più

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Redattore Sociale, 6 giugno 2015

 

Soppressa la navetta con la città, devono utilizzare la metropolitana, ma con tariffa extraurbana. Sono circa 200 che si spostano per lavoro. Il costo grava anche sui familiari che si recano a Bollate (l'istituto è situato proprio di fronte al sito di Expo) per i colloqui con i reclusi.

Non per tutti Expo è un'occasione. Per i circa 200 detenuti del carcere di Bollate che ogni mattina devono andare a Milano per lavoro i costi di trasporto sono diventati un salasso. Prima di Expo, infatti, grazie alla navetta che li collegava a Roserio, dovevano solo pagare il biglietto urbano Atm. Ora questa navetta è stata soppressa e quindi devono utilizzare la metropolitana, ma la fermata di Rho Fiera è extraurbana.

"Si tratta quindi di un costo aggiuntivo notevole, che grava anche sui familiari che si recano a Bollate (l'istituto è situato proprio di fronte al sito di Expo, ndr) per i colloqui con i reclusi", denuncia Alessandra Naldi, garante dei detenuti del Comune di Milano, intervenuta questo pomeriggio a Palazzo Marino durante la seduta congiunta della commissione Expo e della sottocommissione carceri.

Sono invece un centinaio i detenuti delle carceri di San Vittore, Bollate e Opera che lavorano all'interno di Expo. Si occupano anche dell'accoglienza dei visitatori. Lavorano per sei giorni su sette, con turni di 7 ore, per un compenso netto di poco più di 500 euro al mese. Il progetto, promosso dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, dai tre istituti di pena e dalla società Expo, prevede anche la copertura dei costi di trasporto.

 

Firenze: a Sollicciano teatro in carcere e il biglietto d'ingresso rimborsa i detenuti

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Redattore Sociale, 6 giugno 2015

 

Martedì 30 giugno e mercoledì 1 luglio appuntamento, in prima nazionale, con lo spettacolo Ubu Re realizzato dalla Compagnia di Sollicciano.

Martedì 30 giugno e mercoledì 1 luglio (ore 20.45 con arrivo del pubblico entro le ore 20.00 per i necessari controlli per l'accesso) presso il Teatro del Carcere di Sollicciano, la Compagnia di Sollicciano, formata da attori detenuti, con la regia di Elisa Taddei di Krill Teatro, presenta Ubu Re la nuova produzione in prima nazionale. Il progetto ha il sostegno della Fondazione Carlo Marchi e della Regione Toscana, all'interno del progetto Teatro e Carcere.

Lo spettacolo, riscrittura dell'opera del francese Alfred Jarry Ubu Roi, vede in scena gli attori della Compagnia di Sollicciano, che in uno spazio desolato, raccontano al pubblico la terribile storia di come Padre e Madre Ubu riuscirono a conquistare il trono di Polonia. Anche quest'anno al progetto partecipa il gruppo di studenti del Liceo Artistico di Porta Romana di Firenze, che ha curato la realizzazione dell'immagine dello spettacolo presente nel materiale promozionale (manifesti, brochure ecc.) e alcuni elementi della scenografia.

Il progetto Teatro a Sollicciano, accolto dalla Direzione del Carcere di Firenze, nasce nell'ottobre del 2004 sotto la guida di Elisa Taddei. Nel 2004 viene approvato dal Coordinamento Teatro e Carcere, promosso dalla Regione Toscana, a cui aderiscono le principali realtà artistiche che operano nel settore teatro e carcere, presenti sul territorio regionale. Da allora, la compagnia di attori detenuti del carcere di Sollicciano ha prodotto ogni anno uno spettacolo nuovo.

A partire dal 2005 questo progetto viene sostenuto dalla Fondazione Carlo Marchi, che opera "per la diffusione della cultura e del civismo in Italia "e dal Comune di Scandicci. Fino ad oggi la Compagnia di Sollicciano ha realizzato quindici spettacoli, risultato di percorsi annuali di lavoro e ad essa hanno partecipato più di duecentosettanta detenuti tra attori, scenografi, assistenti al suono e alle luci. Negli ultimi anni la compagnia è riuscita ad ottenere i permessi per uscire dal carcere e ha potuto presentare i suoi lavori in teatri come il Teatro Studio di Scandicci. Il biglietto servirà a retribuire la prestazione degli attori-detenuti.

 

Firenze: yoga in carcere, a Sollicciano arrivano i maestri

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Redattore Sociale, 6 giugno 2015

 

Progetto della Regione Toscana, che destina all'Azienda sanitaria di Firenze quasi 100 mila euro per portare tra le sbarre i maestri di yoga che affiancheranno medici e psicologici. Arriva l'esperto in tecniche Yoga a dare mano a medici, psicologi e operatori sanitari che operano negli istituti penitenziari fiorentini, per aiutare i detenuti dipendenti da alcol e droghe ad allontanarsi dallo spettro che li perseguita.

Queste figure professionali, insieme ad un infermiere, vengono attivate nell'ambito del progetto della Regione Toscana "Prevenzione e assistenza dei detenuti tossicodipendenti e alcol dipendenti negli istituti penitenziari" che per l'anno in corso destina all'Azienda sanitaria di Firenze un finanziamento di quasi 100 mila euro.

Il maestro Yoga insegna settimanalmente ad un gruppo di detenuti le tecniche di questa disciplina come pratica di consapevolezza e concentrazione, che sono alla base del concetto di trasformazione della mente. Il primo passo sul sentiero dello Yoga è comprendere i meccanismi della mente ed imparare a lasciare andare le abitudini non salutari, le percezioni erronee e le emozioni negative che creano sofferenza nel singolo e in chi gli sta intorno.

Le ripercussioni all'interno di un contesto carcerario e su persone che devono vivere una situazione di costrizione forzata sono quelle di una diminuzione del livello di aggressività che ciascun detenuto riversa sui compagni e su sé stesso. Inoltre, lo stimolo ad una riflessione collettiva sul tema porta sempre ad una sensazione di maggiore serenità di animo che spinge alla solidarietà ed alla frammentazione delle dinamiche di isolamento ed ulteriore emarginazione di alcuni detenuti.

 
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