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Cuba: liberi 53 prigionieri politici, i detenuti erano sulla lista statunitense

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Ansa, 7 gennaio 2015

 

Il governo cubano ha rilasciato 53 prigionieri politici che erano sulla lista statunitense. Lo afferma il portavoce del dipartimento di Stato, Jennifer Psaki, sottolineando che la liberazione dei detenuti è importante, ma ancora di più lo è avere un dialogo. La decisione rientra nell'ambito della normalizzazione dei rapporti fra Stati Uniti e Cuba.

 

Svizzera: allo studio l'ipotesi della "esportazione" dei detenuti stranieri

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Ansa, 7 gennaio 2015

 

Non solo orologi e cioccolata, la Svizzera potrebbe in futuro esportare anche detenuti affinché scontino la loro pena in penitenziari stranieri. L'ipotesi - serissima - è emersa in seno alla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia che riunisce i responsabili in materia di ogni cantone elvetico. Con una maggioranza risicata, la Conferenza ha deciso di rivolgersi alle autorità federali affinché esplorino la questione, ha riferito la stampa elvetica.

Durante la discussione è stata evocata la possibilità di inviare detenuti condannati in Svizzera, in Germania e in Francia, due Paesi vicini che disporrebbero di capacità in eccesso, ha detto il segretario generale della Conferenza Roger Schneeberger, citato dall'agenzia di stampa svizzera Ats, ha confermato oggi a Berna Folco Galli, portavoce dell'Ufficio federale di giustizia, ora incaricato di esaminare la questione.

Nessuna scadenza è stata fissata. Secondo i media svizzeri, la Confederazione elvetica registra un deficit di circa 700 posti nei suoi penitenziari, con una situazione particolarmente acuta a Ginevra. La Confederazione elvetica non sarebbe in ogni caso il primo Paese ad esportare i propri detenuti. Vi è infatti il principato del Liechtenstein che invia i propri condannati in Austria o il Belgio che li in Olanda.

 

Francia: droga, soldi e telefoni, i selfie dei detenuti che indignano la nazione

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di Marta Serafini

 

Corriere della Sera, 7 gennaio 2015

 

Aperta una pagina Facebook dove i carcerati di Marsiglia hanno postato le immagini della loro vita quotidiana. "Tutt'altro che dura", secondo alcuni. Con un mazzo di banconote in mano sulla branda di una cella. Al telefono. Con l'hashish sul tavolo. Mentre giocano a poker come a Las Vegas. A torso nudo in pose da machi. I galeotti si fanno i selfie, come studenti di un qualunque liceo. E li postano su Facebook. Accade in Francia, a Marsiglia, dove alcuni detenuti del carcere de Les Baumettes hanno aperto un profilo social raccontando la loro vita quotidiana che appare tutt'altro che dura.

L'amministrazione penitenziaria francese ha aperto un'inchiesta sulla vicenda e la pagina Facebook, che si chiamava Mdr o Baumettes e aveva già raccolto 4.800 like, è stata chiusa (anche se ne esiste un nuova "versione"). "Il profilo è stato aperto da un detenuto appena rilasciato", ha spiegato una guardia a Le Figaro. "Ma le immagini postate sono state realizzate in carcere, non c'è dubbio.

Anche perché molti detenuti hanno il telefono". Il che costituisce una violazione del regolamento penitenziario francese che, come spiegato qui, vieta espressamente il possesso degli smart-phone. Una violazione che gli esponenti sindacali dei secondini giustificano con la mancanza di personale: "Siamo uno ogni 15o detenuti, troppo pochi per poterli controllare tutti".

Mentre si discute sulle cause di questa violazione, la direzione del carcere ha identificato tutti i prigionieri immortalati ma non è chiaro se saranno puniti per la violazione del regolamento anche perché si temono rivolte. La vicenda, sollevata dal giornale La Provence di Marsiglia, ha sollevato un grande dibattito in Francia sulle condizioni dei detenuti. Dalle immagini sembra infatti che chi è in carcere sia libero di fare ciò che vuole, dal gioco d'azzardo passando per la droga, fino all'uso del telefono per comunicare con l'esterno.

"La prigione delle Baumettes è diventata un centro vacanza", scrive il deputato marsigliese Eric Ciotti su Twitter. In realtà, secondo i dati ufficiali del ministero della Giustizia francese, il carcere è stato costruito per la detenzione di 1.373 persone su una superficie di oltre 30 mila metri quadri. Ma, come succede anche in Italia, la struttura in realtà è sovraffollata e a fine 2012 i prigionieri erano 1769 con celle di nove metri quadrati per 3 detenuti.

Inoltre negli Usa e in Gran Bretagna si discute da tempo se sia lecito o meno consentire ai prigionieri l'uso dei social network, proprio come viene permesso fare telefonate di tanto in tanto. E non è la prima volta che i detenuti vengono pizzicati a comunicare con l'esterno.

Una situazione simile a quella de Les Baumettes si è verificata qualche anno fa in un carcere di massima sicurezza britannico, dove un uomo minacciava attraverso i social i componenti di una banda rivale. Già, perché al di là del dibattito sul diritto dei detenuti a un uso di internet controllato o meno, resta il fatto che introdurre telefoni fra le sbarre è davvero facile e non sono mancati episodi di detenuti che hanno molestato attraverso i social le loro vittime che li avevano denunciati.

 

Giustizia: le ambizioni del Governo contro gli evasori e quei dubbi sui troppi condoni

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di Federico Fubini

 

La Repubblica, 6 gennaio 2015

 

La legge di stabilità riesce in una difficilissima quadratura del cerchio sui conti pubblici grazie ad un'arma in più: prevede entrate supplementari dalla lotta all'evasione per 3,8 miliardi di euro. È un'accelerazione dirompente, perché gli ultimi dodici anni avevano portato appena una decina di miliardi. Significa quadruplicare la velocità alla quale lo Stato attacca la montagna da 90 miliardi di euro e da cinque milioni di elettori dell'evasione fiscale.

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Giustizia: tutti i "no" all'indulto ed ai condoni... se c'entra Silvio, non se ne fa più nulla

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di Carlantonio Solimene

 

Il Tempo, 6 gennaio 2015

 

Che poi, a dirla tutta, che una legge favorisca qualcuno è ovvio. Altrimenti sarebbe inutile farla. Il problema, semmai, sorge quando a beneficiarne è una sola persona e non - magari - un'intera categoria precedentemente svantaggiata. Di certo, comunque, non è questo il caso dell'articolo 19bis del decreto attuativo della riforma fiscale.

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