Lunedì 22 Ottobre 2018
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia: terrorismo, convivere con la paura è combattere il terrore

PDF Stampa
Condividi

di Guido Olimpio

 

La Repubblica, 24 agosto 2015

 

Le minacce sono a basso costo, difficili da intercettare. Serve sicuramente più prevenzione, ma senza troppe illusioni: non si può controllare tutto, dai treni ai mezzi pubblici cittadini. È necessario difendere uno stile di vita il più possibile normale.

Leggi tutto...
 

Giustizia: al Tribunale del Mare di Amburgo l'ora della verità per i marò italiani

PDF Stampa
Condividi

Michele De Feudis

 

Il Tempo, 24 agosto 2015

 

Il Tribunale del Mare si pronuncia oggi sulla sorte di Girone e Latorre. Una giornata cruciale per il futuro dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e per gli equilibri nell'imminente arbitrato internazionale con l'India. Oggi il Tribunale del diritto del Mare di Amburgo si esprimerà sulla doppia istanza dell'Italia: il collegio dei ventuno giudici presieduto dal russo Vladimir Golitsyn dovrà deliberare sulla richiesta "provvisoria e urgente" di liberazione dei due fucilieri e sul congelamento dei procedimenti giudiziari che li riguardano in India. Il governo Modi, di contro, ha chiesto che le due opzioni italiane vengano globalmente respinte. La decisione assunta non sarà appellabile e le parti del contenzioso dovranno allinearsi alla sentenza. Alla Farnesina i nuovi sviluppi sono attesi con la massima cautela e con la convinzione di aver presentato le tesi italiane davanti ai magistrati nella maniera più efficace.

Leggi tutto...
 

Giustizia: per Roma norme delle città di mafia, "stretta" dopo il funerale di Casamonica

PDF Stampa
Condividi

di Ilaria Sacchettoni

 

Corriere della Sera, 24 agosto 2015

 

Giovedì Alfano riferisce al governo: ipotesi di porre il Comune sotto la tutela del prefetto.

Caso funerali: il Comitato per l'ordine e la sicurezza punta ad archiviare le esequie del capo clan (petali e note inclusi) alla voce "da non ripetersi". Insomma non sarà una sessione disciplinare ma propositiva quella fissata per le 15.30 di oggi negli uffici della prefettura. Questo non esclude automaticamente sanzioni nei confronti di chi ha commesso errori all'interno dei vari reparti.

Lo strumento che dovrebbe evitare repliche del brutto film di giovedì scorso al quartiere Don Bosco viene chiamato "Comitato interforze". Più che un ufficio materialmente allestito si tratterà di una funzione individuata a monte. "Una riorganizzazione che prevede anche piani per il controllo del territorio" spiega una fonte interna al tavolo della prefettura.

Una responsabilità in più in capo a un funzionario, reclutato presso gli uffici delle forze dell'ordine. Il funzionario in questione dovrà ricevere ogni informazione dell'autorità giudiziaria e delle forze di polizia. Permessi speciali per un detenuto, arresti eseguiti, misure notificate, nulla osta della polizia giudiziaria.

Se il via libera della Corte d'appello recapitato singolarmente ai tre familiari dei Casamonica non ha innescato allarmi (e neppure un semplice ragionamento) avere il quadro d'insieme sarà invece utile. Una formalizzazione di questo incarico farebbe anche scattare sanzioni disciplinari se la comunicazione venisse saltata a piè pari. "Non cerchiamo un capro espiatorio, sarebbe ingiusto ma occorre voltare pagina" spiega la stessa fonte. Il capro, in teoria, sarà l'inerzia amministrativa, così come si è vista nei giorni scorsi. "Un coordinamento già c'è, ma l'intenzione del prefetto è quella di formalizzarlo come nei comuni ad alta densità mafiosa, ad esempio a Reggio Calabria".

La nuova funzione potrebbe ricevere direttamente da Tribunale e Corte d'appello eventuali autorizzazioni. A quanto emerge l'autorizzazione ad Antonio Casamonica rilasciata senza che ne fosse informato direttamente il presidente della Corte d'appello ha fatto infuriare il Tribunale. Ma la motivazione politica di questo Comitato è un'altra. Ossia superare quanto è successo senza ulteriori traumi istituzionali di cui la città abbonda ultimamente. In una capitale che ha visto finire in carcere assessori e presidenti dell'assemblea capitolina in carica, un ex sindaco accusato di associazione mafiosa, bilanci rivoltati come calzini, sarebbe stato poco praticabile.

Non mancano e forse non mancheranno polemiche. Domenica una troupe della trasmissione "Agorà" di Raitre è stata aggredita durante riprese al Quadraro. "Un uomo mi ha minacciato di morte ripetendomi "ti ammazzo se non mi dai la telecamera", siamo stati circondati da una decina di persone" ha raccontato Alfonso Iuliano. E la destra è tornata all'attacco: "A Roma vige una legge diversa da quella italiana?" è la domanda retorica rivolta da Daniela Santanché al ministro Angelino Alfano. Mentre l'assessore capitolino alla Trasparenza, Alfonso Sabella, annuncia: "Riporteremo la legalità".

Quello di oggi è l'anticipo di una settimana impegnativa. Giovedì Alfano riferirà al governo sui provvedimenti da prendere in base alla relazione di Franco Gabrielli sulle infiltrazioni mafiose. Il caso "Mafia Capitale" insomma. Roma si salverà ma probabilmente sarà commissariato il litorale di Ostia.

Sempre secondo le indiscrezioni Alfano proporrà di mettere l'amministrazione di Ignazio Marino sotto tutela del prefetto con controlli serrati sulle gare d'appalto e la revoca di tutte quelle assegnazioni fatte senza un regolare bando. Una cautela dettata anche dal calendario: l'8 dicembre si aprirà il Giubileo.

 

Giustizia: Casamonica, aggrediti e spintonati cameramen della Rai

PDF Stampa
Condividi

Corriere della Sera, 24 agosto 2015

 

Una coppia appartenente alla famiglia Spinelli ha reagito alle riprese fatte alle abitazioni dove vive il clan. Sabato aggredito un altro giornalista che faceva domande all'eliporto di Terzigno sull'elicottero usato per il funerale di Vittorio Casamonica.

Una troupe televisiva del programma Rai Agorà è stata aggredita a Roma mentre svolgeva delle riprese in via del Quadraro nel quartiere Appio davanti alle abitazioni delle famiglie Casamonica e Spinelli. I due operatori televisivi sono stati aggrediti da una coppia di coniugi di 30 anni appartenente alla famiglia Spinelli. Uno dei cameramen è stato ferito mentre il secondo è stato spintonato e la coppia è riuscita a sottrargli il telefonino con il quale stavano facendo alcune riprese alle abitazioni. Gli aggressori, hanno estratto dal cellulare la scheda di memoria. Sul posto sono giunte le volanti della polizia di Stato e il telefono è poi stato restituito alla vittima. I due coniugi trentenni sono stati arrestati dagli agenti del commissariato Appio.

Solidarietà ai due cameramen aggrediti è arrivata dall'assessore alla Mobilità del Comune di Roma Stefano Esposito: "Sono vicino alla troupe di Agorà aggredita mentre esercitava il diritto di cronaca, un diritto in questo Paese sancito dalla Costituzione. Ma questo fatto conferma che i Casamonica e i criminali di stampo mafioso a loro associati si ritengono padroni del territorio. Per questo continuo a dire che vanno messi nel centro del mirino della legge. Ognuno faccia la propria parte, il Comune e le forze dell'ordine". Anche il vicesindaco Marco Causi ha commentato l'episodio e auspica che "le persone colpevoli dell'intollerabile azione di rapina e violenza vengano adeguatamente punite, come previsto in uno Stato di diritto".

L'aggressione ai due cameramen romani arriva dopo un altro episodio di violenza accaduto sabato ad un giornalista di Fanpage.it, Alessio Viscardi, che è stato aggredito e minacciato di morte a Terzigno dove stava facendo un servizio dall'eliporto, in provincia di Napoli, dal quale è partito l'elicottero utilizzato per il funerale di Vittorio Casamonica.

Dopo aver ripreso la superficie dell'eliporto, da cui era partito l'elicottero monomotore R-22, Viscardi stava cercando i titolari della struttura per chiedere come mai i Casamonica si fossero rivolti proprio ad un'elipista distante 200 km da Roma e perché il pilota - a cui l'Enac ha poi sospeso la licenza - abbia deviato dal piano di volo stabilito sorvolando una no-fly-zone vietata ai velivoli monomotore. Ma mentre era lì, sono arrivate quattro persone in auto e lo hanno aggredito. Nel corso della colluttazione registrata sono volate minacce pesanti: "Io ti uccido proprio, devi posare la telecamera, io ti atterro". Il gesto di violenza nei confronti di Viscardi, è stato duramente condannato dal sindacato dei giornalisti campani Sugc: "È inaccettabile che un giornalista, nell'esercizio della sua attività, venga aggredito, minacciato di morte e indotto al silenzio".

 

Giustizia: caso Yara. Consulente Bossetti: sim telefono prova che corpo fu spostato

PDF Stampa
Condividi

Adnkronos, 24 agosto 2015

 

La sim telefonica del cellulare di Yara Gambirasio svela che il suo corpo fu trasportato sul campo incolto di Chignolo d'Isola solo poco prima del ritrovamento, avvenuto il 26 febbraio 2011. È quanto sostiene Ezio Denti, consulente della difesa di Massimo Bossetti accusato dell'omicidio della 13enne bergamasca. Un dettaglio che combacia - a dire del pool difensivo dell'imputato - con altri già emersi nel corso dell'indagine e che "fa ulteriormente vacillare" un impianto accusatorio in cui è la prova scientifica del Dna l'elemento fondante.

"È sufficiente fare una prova empirica - dice all'Adnkronos il criminologo investigativo - per capire che una sim telefonica lasciata all'aperto non avrebbe l'aspetto di quella trovata, avvolta in un guanto umido, nella tasca destra del giubbotto di Yara. La parte in cui esistono i contatti in rame non ha nessuna patina, sembra 'immacolatà e questo non si concilia con un corpo rimasto per tre mesi alle intemperie, neve compresa".

Non solo: la sim telefonica "non ha conservato nessuna traccia della vittima, né di chi altro potrebbe averla tolta". Il ragionamento di Denti è semplice: "se si sostiene che la sim è stata protetta dal guanto allora bisogna spiegare perché non ci sono tracce di Yara. Il gesto volontario di toglierla dovrebbe portare a trovare una sua impronta, oppure di chi l'ha fatto al posto suo, invece chi ha maneggiato la sim è come se avesse ripulito tutto".

Il consulente della difesa ha visto solo attraverso delle fotografie gli elementi trovati accanto a Yara e per questo chiede - "tramite un'istanza che sarà presentata dai legali di Bossetti" - di poter accedere agli stessi, "in modo da eliminare ogni dubbio", anche sull'Ipod che la 13enne aveva con sé. "Da un'attenta analisi magari si potrebbe capire se la vittima sia stata sorpresa mentre ascoltava la musica e se qualcuno abbia quindi tentato di strappargli via gli auricolari o l'Ipod. Nulla emerge su questo dall'inchiesta".

Ipotesi, dettagli, che non possono essere lasciati al caso e che vanno analizzati nell'insieme. "Lo stato in cui è la sim - spiega Denti - mi convince che Yara sia stata spostata sul campo di Chignolo d'Isola solo poco prima del suo ritrovamento. A pochi giorni dalla scomparsa un elicottero sorvolò quell'area e non vide nulla, le ricerche non hanno trascurato la zona, la posizione della vittima è di chi viene trascinata da due persone, lo stato di conservazione non combacia con un corpo abbandonato per tre mesi".

E se la 13enne di Brembate di Sopra non è morta lì, "qualcuno deve spiegare dove Bossetti - in carcere dal 16 giugno 2014 - ha nascosto il corpo". Un altro tassello del processo che riprenderà l'11 settembre prossimo. "Possiamo dimostrare che il furgone ripreso dalle telecamere non è quello di Bossetti, siamo sicuri che nulla emergerà contro di lui dall'analisi delle celle telefoniche o dalle testimonianze. Niente lega Bossetti alla vittima e - conclude Denti - sulla traccia mista di Dna continueremo a dare battaglia".

 
<< Inizio < 6091 6092 6093 6095 6097 6098 6099 6100 > Fine >>



06


  06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it