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Livorno: appello per Gorgona, l'isola delle buone pratiche nella relazione umano-animale

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Il Tirreno, 26 luglio 2015

 

Firmato da Rodotà, Colò, Tamaro, De Luca e esponenti della cultura: "Proseguite con il percorso di salvaguardia".

Dopo la petizione firmata da migliaia di cittadini e la recente mozione approvata in Senato (che impegna il Governo a "valorizzare e promuovere buone pratiche come l'esperienza di reinserimento e recupero dei detenuti del carcere dell'isola di Gorgona attraverso attività con animali domestici"), ora è la volta di importanti persone del mondo giuridico, della cultura e dello spettacolo, che indirizzano l'appello al ministro Orlando, oltre che al presidente Mattarella, al premier Renzi e al governatore Rossi. Titolo: "Appello per Gorgona: l'isola delle buone pratiche nella relazione umano-animale".

Fra i firmatari Stefano Rodotà, Licia Colò, Sveva Sagramola, Susanna Tamaro, Erri De Luca, è significativa l'adesione di un'antropologa che ha redatto una tesi sulla comunità di Gorgona e quella di un ex persona detenuta sull'isola.

L'appello ripercorre alcune delle tappe fondamentali che hanno caratterizzato il percorso di tutela degli animali presenti sull'isola, sottraendoli ai meccanismi di sfruttamento zootecnico e, quindi, alla morte . Chiede, per tutti gli animali presenti sull'isola, che tale percorso, iniziato con la stesura della Carta dei diritti degli animali di Gorgona e proseguito con l'emanazione di Decreti di Grazia per alcuni animali dell'isola, giunga al proprio definitivo compimento.

In uno dei principali punti dell'appello si legge infatti: "Vi chiediamo di tutelare la vita di tutti gli animali presenti sull'isola, riconoscendo la loro soggettività e il loro status di "esseri senzienti" (cosi come affermato nell'articolo 13 del Trattato di Lisbona) e sottraendoli da ogni forma di vendita o sfruttamento per finalità produttive nonché dalla morte per macellazione.

Lo sfruttamento e l'uccisione degli animali sono, infatti, incompatibili con la missione istituzionale del carcere". Dello stesso avviso è anche la prof.ssa Silvia Buzzelli, docente di diritto penitenziario e procedura penale europea e sovranazionale presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, che nel suo contributo al documento "Carceri: materiali per la riforma" richiama esplicitamente l'esperienza di Gorgona come inedita e innovativa nell'ambito della rieducazione delle persone detenute e ispirata alla relazione nonviolenta tra umano e altri animali. Il prossimo 14 settembre una delegazione di parlamentari visiterà l'isola di Gorgona per conoscere sul campo questa innovativa realtà.

 

Volterra (Pi): Shakespeare nel carcere-mondo, detenuti-attori e regia di Armando Punzo

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di Renato Palazzi

 

Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2015

 

I testi scelti dagli stessi detenuti-attori per la regia di Armando Punzo, trasmettono un senso tragico della vita di portata universale. Se il festival di Santarcangelo è parso un lucido aggregato di acri suggestioni mentali, Volterra Teatro è stato un incalzante susseguirsi di pure scosse emotive, come si conviene a una rassegna che si svolge interamente dentro e attorno a un nucleo di sensazioni e sentimenti esasperati, quale è il carcere.

Quest'impressione di una squassante tensione interiore è risultata evidente fin dallo spettacolo inaugurale, quello di Armando Punzo con la compagnia dei detenuti, che si è rivelato uno dei più estremi e definitivi nei ventisette anni di storia di un'esperienza senza pari. Mentre la scorsa estate Santo Genet, concitato collage di brani del grande autore francese "maledetto", era di una forza inaudita, ma improntato a una sontuosa costruzione formale, questo primo "studio" per un nuovo lavoro su Shakespeare - già affrontato più volte da Punzo - sembra celebrare l'irreversibile apocalisse di ogni forma possibile: è anch'esso un tormentato florilegio di situazioni, di oggetti, di frasi estrapolate da opere diverse, di personaggi ridotti a meri fantasmi della scena che si aggirano fra le macerie dell'Occidente, come avrebbe detto Heiner Müller.

Nel suo lugubre furore, esso trascende però la nera visione di Müller, come trascende e corrode ogni certezza acquisita. Shakespeare. Know well è ciò che resta dopo una catastrofe epocale. È un incubo post-shakespeariano, post-teatrale, post-tutto. Come avveniva anni fa, l'azione è ambientata unicamente nel cortile, sotto il rovente sole pomeridiano, e non nel labirinto di stanzette laterali che venivano utilizzate ultimamente.

Lo spazio è un paesaggio di enormi croci lignee e di scale a pioli, quasi un moltiplicarsi di deposizioni di un Cristo assente. È un ideale cimitero dove le labili figure che furono Otello o Calibano vagano senza meta e senza più ruoli definiti. Uomini con libri infilati intorno al collo come gorgiere, una Desdemona meccanicamente aggrappata al suo fazzoletto, una pallida fanciulla intenta a trafficare senza sosta con un vassoio di tazze e bicchieri si muovono intorno a Punzo che, vestito di nero, siede a una sorta di scrivania ai piedi di un grande letto matrimoniale, un po' Amleto, un po' Shakespeare stesso, un po' un'incarnazione dell'uomo d'oggi impegnato a interrogare invano i miti del proprio passato.

Lui prova a interloquire con quelle ombre, le sfiora, sussurra delle parole al loro orecchio o se le fa sussurrare, non si sa se per dare loro qualcosa o per rubarglielo, che è una metafora del suo metodo registico. Ma esse sembrano rivoltarsi e sfuggire al suo controllo. Le voci amplificate e come dissociate dai corpi, la straordinaria colonna sonora ossessivamente ripetitiva di Andrea Salvadori, le movenze da sonnambuli degli attori evocano un clima febbrilmente onirico.

I brani, scelti dai detenuti stessi, che sembrano averli assimilati nella loro stessa carne, per arrivare a recitarli con una misura e una sensibilità sorprendenti, provengono da vari testi spesso difficili da identificare, Riccardo II, Enrico VI, Timone d'Atene, Pericle principe di Tiro, ma soprattutto dalla Tempesta: e sembra centrale, nello spettacolo, proprio l'idea di una terribile tempesta che si è abbattuta sull'umanità mandando a monte i suoi valori e i suoi progetti, separando gli individui da se stessi, confondendo uomini e dei, furfanti e re.

Questo sentore di distruzione, nella circostanza, va ben oltre il dramma della reclusione, riflettono uno smarrimento, uno sconvolgimento universale: l'unico spiraglio di speranza, alla fine, è l'apparizione di un bambino che fa rotolare a fatica un gigantesco globo terrestre: è l'incerta promessa di un possibile futuro? Nel segno dell'emozione sono state anche la festa per gli ottant'anni di Giuliano Scabia, che, fresco come un ventenne, ha letto pagine della sua Commedia di matti assassini, e la presentazione dell'archivio storico della compagnia, intitolato alla memoria dell'avvocato-drammaturgo milanese Augusto Bianchi Rizzi, scomparso di recente, da sempre amico e sostenitore dell'attività di Punzo: un inesauribile patrimonio di immagini e conoscenze messo a disposizione - grazie a un lascito della moglie Rosanna - di chi vuole consultarlo, anche da remoto.

L'archivio, affidato all'Università di Bologna, raccoglie migliaia di ore di materiali video che documentano non solo tutti gli spettacoli, ma anche le prove, le fasi di preparazione, i procedimenti attraverso i quali gli attori-carcerati vengono messi in condizione di accostarsi a testi all'apparenza lontanissimi dalle loro conoscenze e dai loro mezzi interpretativi, studiandoli e approfondendoli fino a padroneggiarli con la sicurezza che mostrano in scena: ed è forse questo l'aspetto più importante di un simile progetto.

Ma si è trasformato in una preziosa occasione dimostrativa anche l'illuminante work in progress - guidato passo passo da Punzo, in quella totale simbiosi che è alla base del suo modo di dirigere - del detenuto- attore-scrittore Aniello Arena, il protagonista di Reality, nel teatro del Larderel di Pomarance: la maschera facciale sghemba, i gesti disarticolati, Arena ha mostrato scene dei precedenti spettacoli in carcere e assaggi di una ricerca in divenire sulla Montagna incantata di Thomas Mann.

E non lasciava certo indifferenti la rappresentazione, da parte della compagnia Archivio Zeta, di una delle tappe del suo percorso nel Pilade di Pasolini in un antico cimitero sulle colline, nel profumo dell'erba e nella luce del tramonto, con costumi fatti di ruvidi panni contadini: quando alla fine, in questo clima sospeso, irrompeva la voce registrata del poeta, l'effetto era davvero irresistibilmente struggente.

 

Libri: "Lettere dall'assassino. Quattro storie dal lato oscuro", di Chiara Prazzoli

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La Presse, 26 luglio 2015

 

"Fabio Savi, uno dei killer della Uno Bianca, ha imparato a sparare da bambino. Da adulto, assieme ai fratelli poliziotti, ha ucciso 24 persone. Non ha mai chiesto scusa. Giovanni Erra, coinvolto nell'omicidio di una ragazzina che si chiamava Desirée Piovanelli, ama i fumetti di Lupo Alberto. Nicola Sapone e Andrea Volpe, due della Bestie di Satana hanno la passione per la filosofia. Carmelo Musumeci, il boss che scatenò la prima faida di mafia del Nord, cerca di sorridere ma ricorda quando desiderò di morire".

Chiara Prazzoli, cronista del settimanale Giallo, ha cercato di andare oltre verbali, processi, resoconti giornalistici, suggestioni. Ha cambiato punto di vista, senza perdere lo sguardo fermo e senza alcuna indulgenza. Ha scritto in carcere ai responsabili di delitti atroci e dalle missive con le risposte ha tratto un libro, un viaggio dal passato al presente attraverso le parole dei protagonisti negativi.

Il volumetto si intitola "Lettere dall'assassino". Racconta "Quattro storie dal lato oscuro". È edito da Informant. La prefazione ha la firma di una criminologa nota al grande pubblico per le apparizioni televisive, Roberta Bruzzone. È online, sulla piattaforma Amazon, a 3.99 euro. A settembre uscirà in formato cartaceo.

 

Iran: giustiziati 11 detenuti durante le proteste degli insegnanti a Teheran

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politicamentecorretto.com, 26 luglio 2015

 

Mercoledì 22 Luglio il disumano regime iraniano, con un atto criminale, ha impiccato collettivamente 10 detenuti nella prigione di Gohardasht (Rajai Shahr) di Karaj. Un altro detenuto è stato impiccato lo stesso giorno nella prigione di Esfahan. Queste atrocità sono state commesse contemporaneamente alle manifestazioni di protesta degli insegnanti che chiedono la libertà per gli insegnanti in carcere e il rispetto dei loro diritti calpestati.

Di fronte alla crescente opposizione e al malcontento popolare, il fascismo religioso al potere in Iran, che il popolo iraniano ha ribattezzato "il padrino dell'Isis", incapace di occuparsi delle giuste richieste dalla maggioranza del popolo iraniano che sta vivendo al di sotto della soglia di povertà, sta continuamente inasprendo la repressione. Nel suo comunicato del 23 Luglio, Amnesty International ha sottolineato il numero scioccante di 700 esecuzioni avvenute in soli sei mesi dicendo: "Lo sconcertante numero di esecuzioni della prima metà di quest'anno mostra l'immagine inquietante di un apparato dello stato che pratica l'omicidio premeditato e legalmente legittimato, su vasta scala".

La Resistenza Iraniana chiede al popolo iraniano, ed in particolare ai giovani coraggiosi, di organizzare delle proteste contro la catastrofica situazione dei diritti umani in Iran e di sostenere le famiglie delle vittime di esecuzione e repressione. Sollecita inoltre la comunità internazionale ad adottare una politica decisa nei confronti del regime iraniano.

 

Tunisia: nuova legge antiterrorismo, reintrodotta la pena di morte

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di Michele Giorgio

 

Il Manifesto, 26 luglio 2015

 

Nel testo approvato due giorni fa dal Parlamento di Tunisi, diversi reati saranno puniti con la pena capitale. Più poteri a polizia e magistratura dopo gli attentati a Sousse e al Museo del Bardo. Società civile, sinistra e islamisti lanciano l'allarme: sarà colpita la libertà individuale.

Scendono in campo in Tunisia la società civile e i centri per i diritti umani per protestare contro la reintroduzione della pena di morte per alcuni reati, dopo una moratoria di 25 anni, nel quadro della nuova legge antiterrorismo approvata con una maggioranza bulgara venerdì sera dal parlamento, alla vigilia della Festa della Repubblica. Un passo che giunge, non inatteso, dopo l'entrata in vigore dello stato d'emergenza annunciato il 4 luglio dal presidente Beji Caid Essebsi. Quella che per lo speaker del parlamento Mohamed Ennaceur "è una legge che renderà più sicuri i cittadini" dopo la strage compiuta a Sousse da un jihadista dell'Isis (38 morti) e quella di marzo al Museo del Pardo (21 morti), per tanti tunisini è invece una minaccia concreta alle libertà individuali.

Proprio a Sousse ieri due uomini a bordo di una moto e armati di un fucile da caccia hanno sparato contro una pattuglia della polizia. Un agente è rimasto ferito alla testa e al petto. Poco dopo la polizia ha annunciato l'uccisione di un "terrorista" a Biserta e il fermo di 16 sospetti a Sousse, Sfax e Kasserine. L'agguato a danno della polizia potrebbe essere legato alla Festa della Repubblica. Il capo dello stato Essebsi per l'occasione ha graziato 1.581 detenuti, in considerazione anche delle pessime condizioni di vita nelle carceri tunisine. Dal provvedimento sono esclusi i responsabili di crimini come terrorismo, traffico d'armi, spaccio di stupefacenti e omicidio volontario.

"Ci sono molte lacune nella legge antiterrorismo che potrebbero aprire la strada a gravi violazioni dei diritti umani", è scritto nel comunicato di protesta diffuso da un raggruppamento di 10 gruppi della società civile tunisina, tra cui l'associazione degli avvocati, il sindacato dei giornalisti e diversi centri per i diritti umani. Il testo approvato dal parlamento rimpiazza la legge antiterrorismo del 2003, in vigore sotto la dittatura di Zine El Abidine Ben Ali (costretto alla fuga dalla ribellione del 2010-11) e largamente utilizzata per reprimere l'opposizione. Tra i vari punti prevede la condanna alla pena di morte - assente dalla legge del 2003 - per una serie di reati di "terrorismo" che potrà essere applicata anche contro tutti coloro che uccideranno intenzionalmente persone che godono di protezione internazionale (i diplomatici) o che commetteranno stupri nel corso di un atto di terrorismo. I servizi di sicurezza potranno detenere e interrogare un sospetto senza la presenza del suo avvocato anche per 15 giorni. I danni a proprietà pubbliche compiuti nel corso di manifestazioni politiche saranno considerati terrorismo. Gli investigatori inoltre potranno utilizzare con più facilità lo strumento delle intercettazioni telefoniche nei confronti di persone che manifesteranno sostegno a presunte organizzazioni terroristiche.

Il testo è troppo vago nella definizione del reato di terrorismo e può aprire la strada ad azioni repressive contro coloro che manifestano dissenso, anche in forma pacifica, spiega la sinistra temendo che alle autorità sia data anche la facoltà di vietare proteste e raduni popolari, come quelli visti durante la rivolta contro Ben Ali. Preoccupazione condivisa anche dalle forze politiche islamiste. "Dobbiamo essere consapevoli che saranno colpiti i diritti religiosi, la libertà di espressione e le conquiste della rivoluzione", ha avvertito Sahbi Atig, un membro del partito islamico Ennahda. Da più parti si sottolinea che la legge piuttosto avrebbe dovuto prevedere provvedimenti per la riforma dei servizi di sicurezza, considerati il punto debole della lotta alle organizzazioni armate jihadiste. Su questo insiste anche l'International Crisis Group che in un rapporto diffuso poche ore prima del sì del Parlamento, sostiene che la legge senza un miglioramento dell'addestramento e delle regole di condotta delle forze di polizia non farà altro che far passare la Tunisia "da una crisi all'altra anche in conseguenza del peggioramento del clima regionale, con il rischio di finire nel caos e aprire la strada a un ritorno della dittatura". Quello che in sostanza è già accaduto all'Egitto figlio della rivolta anti Mubarak.

 
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