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Massa Carrara: i detenuti puliscono i sentieri delle Alpi Apuane

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La Nazione, 27 agosto 2015

 

I detenuti del carcere di Massa impegnati a ripulire i sentieri di montagna. I detenuti del carcere di Massa impegnati a ripulire i sentieri di montagna. "Libera... mente insieme nella natura": è l'iniziativa che ha coinvolto i detenuti del carcere di Massa, che in questi mesi hanno pulito i sentieri della montagna massese. Un primo bilancio del progetto che vede coinvolti Club Alpino - sezione "Elso Biagi", Comune di Massa, casa di reclusione, polizia penitenziaria e ufficio esecuzione penale esterna di Massa, è stato tracciato oggi alla presenza degli stessi detenuti impegnati nel ripristino dei sentieri.

Sauro Quadrelli, presidente del Cai, ha ricordato "che si tratta di un progetto pilota cominciato qualche mese fa e che proseguirà fino alla fine di ottobre". Tra i 50 chilometri di sentieri della nostra montagna "abbiamo incominciato scegliendone alcuni". Mauro Fiori, assessore comunale al Sociale ha ribattezzato il carcere "un quartiere della città. E questo progetto rappresenta un altro tassello nel mosaico dei rapporti instaurati".

La direttrice della casa di reclusione Maria Martone ha dato atto ai detenuti "d'aver accolto l'iniziativa con entusiasmo e motivazione, finalizzati a realizzare insieme un percorso di pubblica utilità come già accaduto anche con Asmiu".

I protagonisti con i soci del Cai che hanno coordinato il progetto, Fabrizio Bertoneri e Vittorio Antonioli, si sono detti "felici e grati a tutti coloro che gli hanno permesso di tornare a respirare all'aria aperta immersi nella natura, portatrice di energia positiva". Soddisfatta "della sinergia positiva tra i soggetti partecipi" anche la direttrice dell'Uepe. L'augurio di tutti è che il progetto prosegua "per consentire ai detenuti di confrontarsi con la società civile, dimostrando con l'impegno che tranne in certi casi tutti si può cambiare". La cosiddetta "seconda possibilità che non si nega mai a nessuno".

 

Oristano: Calugaris (Sdr); detenuto nel carcere di Massama depresso, negata pet therapy

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corrierequotidiano.it, 27 agosto 2015

 

Voleva vedere il suo cane così come gli aveva consigliato la psicologa del carcere di Massama, ad Oristano, per curare le sue crisi depressive. Ma il detenuto ha ottenuto un no dalla direzione del penitenziario. Il caso è stato portato alla ribalta tramite l'associazione Socialismo Diritti e Riforme (Sdr). Il detenuto aveva avanzato alla direzione dell'istituto la richiesta di vedere il suo cane, ma il direttore Pierluigi Farci non ha potuto accoglierla.

Al detenuto, che soffre di crisi depressive, la pet therapy era stata suggerita dalla psicologa del carcere. "Non può prendersi un provvedimento che poi, a condizioni analoghe, non venga applicato anche agli altri detenuti", ha spiegato Farci, rispondendo alle sollecitazioni della presidente di Sdr, Maria Grazia Caligaris, la quale sintetizza: "La richiesta non può essere soddisfatta per l'assenza di una regolamentazione che ne determini la precisa natura, le modalità e le finalità".

Sdr sollecita "una norma chiarificatrice che non esponga i responsabili delle strutture penitenziarie a rischi interpretativi. Resta, però, un fatto incontrovertibile che è stato possibile non solo far incontrare i detenuti con i cani nelle carceri di Bologna, Livorno, Firenze e Montone, ma addirittura consentire la convivenza in cella con canarini a Padova. E nel 1985 un esponente di Prima Linea, durante il processo, ottenne dal giudice il permesso di incontrare il suo pastore tedesco. Situazioni certamente differenti, così come lo sono i convincimenti personali e il livello di cultura animalista".

Quanto alla pet therapy, ricorda la presidente dell'associazione, "offre opportunità di recupero formidabili soprattutto per i disturbi dell'umore nei casi anche gravi di autismo. Nel rivolgere un appello al responsabile del dipartimento e al ministro della Giustizia, auspichiamo che anche in Sardegna un detenuto possa incontrare almeno un cane, specialmente quando le sue condizioni psichiche sono particolarmente difficili".

 

Forlì: riprende il laboratorio "Manolibera" per i detenuti della Casa circondariale

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forli24ore.it, 27 agosto 2015

 

Riprenderà a fine agosto l'attività di Manolibera, il laboratorio che fa rinascere la carta usata nato nel 2011 presso la Casa circondariale di Forlì, per dare l'opportunità ai detenuti di lavorare e ritrovare il senso della legalità. Il progetto è stato realizzato da Hera in collaborazione con la società consortile di formazione professionale Techné, l'Amministrazione Penitenziaria della Casa Circondariale di Forlì, la Direzione Territoriale del Lavoro di Forlì Cesena, la Provincia di Forlì Cesena, la Camera di Commercio di Forlì Cesena, i Comuni di Forlì e Cesena, l'Unione dei Comuni Rubicone, il Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) e la Cooperativa Cils.

Il laboratorio è stato allestito in locali all'interno del carcere di Forlì appositamente adattati per queste attività ed attualmente è supportato dalla struttura di Techné che ricorre all'attività di ragazzi disabili per il confezionamento del prodotto finale, a seguito della temporanea riduzione del numero di detenuti impiegati nel laboratorio, in attesa del ripristino della piena operatività con 4 detenuti.

Il laboratorio "Manolibera" che si è concretizzato anche grazie al coinvolgimento e al sostegno di diverse istituzioni e attori del territorio che ne hanno condiviso principi e filosofia e successivamente anche grazie all'apporto del mastro cartaio fabrianese Franco Conti, produce carta artigianale realizzata secondo una tecnica di lavorazione arabo-cinese del tutto naturale che si basa sullo spappolamento e l'omogeneizzazione della carta di recupero.

Si tratta di un piccolo atelier, il primo in Italia nato all'interno di un carcere, che tratta carta riutilizzabile, cioè usata ma non ancora diventata rifiuto, fornita dallo stesso carcere. Con questo materiale si realizzano eleganti manufatti artistici, carta da lettere e oggetti vari per enti, istituzioni, negozi e librerie, quaderni, biglietti, album fotografici e scatole decorate.

Manolibera costituisce un lavoro quotidiano per i disabili e i detenuti, per favorire le relazioni sociali tra di loro e verso l'esterno, preparandoli ad un futuro reinserimento sociale. Attualmente è nel pieno della sua fase creativa e coinvolge sia detenuti che operatori qualificati che collaborano alla sua realizzazione.

È stato attivato un sito cartamanolibera.it per l'e-commerce dei numerosi prodotti di Manolibera, fra cui quaderni, biglietti, album fotografici e scatole decorate. L'attività commerciale è stata affidata nel 2014 alla Legatoria Editoriale Berti, che ha avviato un processo di codifica (etichettatura) di tutti i prodotti per la gestione delle forniture e che procederà con la realizzazione di un nuovo catalogo per l'anno 2015-2016.

"Manolibera è un progetto in cui crediamo molto: conferma l'impegno del Gruppo Hera nel coniugare l'attenzione per l'ambiente e la volontà di sostenere iniziative rivolte al sociale. Fa parte del nostro dna e rientra nelle linee guida della nostra responsabilità sociale d'impresa - ha commentato Tiziano Mazzoni, Direttore Servizi Ambientali del Gruppo Hera - Va al di là del semplice assistenzialismo: punta all'autosostentamento, facendo diventare la cartiera una vera attività produttiva. In più, mira alla prevenzione della produzione di rifiuti: prima ancora di buttarla via, questa carta diventa arte e si rigenera, riducendo l'impatto ambientale".

"Manolibera" si aggiunge ad altri progetti in cui Hera è impegnata in prima linea per il coinvolgimento sociale e la diffusione della coscienza ambientale. Come "Raee in Carcere" che, sfruttando l'opportunità di intercettare i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) ha realizzato laboratori all'interno degli istituti penitenziari di Bologna, Ferrara e Forlì, nei quali i detenuti effettuano il trattamento e smontaggio di grandi elettrodomestici conferiti dai cittadini presso le stazioni ecologiche del Gruppo Hera.

Oltreché al progetto Raeebilitando, ideato insieme al Consorzio Remedia e Opimm - Opera dell'immacolata Onlus, che a Bologna organizza attività formative con ragazzi diversamente abili, finalizzate allo smontaggio e separazione di piccoli elettrodomestici e, in tal modo, sono favoriti nell'inserimento lavorativo.

 

Aversa (Ce): Sappe; cinque agenti contusi in colluttazione con un internato dell'Opg

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di Nicola Rosselli

 

Il Mattino, 27 agosto 2015

 

Cinque agenti di Polizia penitenziaria sono rimasti contusi mentre tentavano di riportare alla ragione un paziente ricoverato presso il locale ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito. Ancora alta tensione in una struttura penitenziaria della Campania, dopo l'aggressione di alcuni giorni fa nel carcere di Benevento, ancora agenti di polizia penitenziaria aggrediti. Teatro dell'episodio, questa volta quello che dovrebbe essere l'ex ospedale psichiatrico di Aversa, dove un internato avrebbe violentemente (secondo il sindacato di categoria Sappe, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria) colpito cinque poliziotti.

Una versione non condivisa dai responsabili della struttura aversana oramai in via di dismissione, dove la dinamica è raccontata in maniera diversa. Assente per ferie la direttrice Elisabetta Palmieri, ad illustrare al cronista quanto avvenuto tra le mura dell'ex manicomio criminale dove, comunque, nonostante la chiusura ufficiale a far data dal marzo scorso, vivono ancora oltre ad una cinquantina dì ricoverati in attesa di essere trasferiti presso le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure dì sicurezza) nelle regioni dì appartenenza, è il commissario Villano.

"In verità, - ha dichiarato l'ufficiale dei baschi azzurri - si è trattato di un episodio che possiamo definire di ordinaria amministrazione. C'era un ricoverato, piuttosto ben piazzato, che è andato in crisi psicomotoria, per cui è stato necessario intervenire per praticargli una intramuscolo che lo riportasse alla calma. Sono intervenuti cinque colleghi che, ovviamente, nell'azione hanno riportato, così come accade quasi sempre in casi analoghi, qualche lieve trauma. Non è stato necessario il ricorso al pronto soccorso dell'ospedale cittadino, ma sono stati visitati presso la nostra struttura e tre dì essi sono stati dispensati per qualche giorno dal servizio".

"Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. I numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni e i ferimenti - afferma da parte sua Donato Capece, segretario del Sappe - si verificano costantemente, con poliziotti feriti e celle devastate. Il ministro della Giustizia Orlando ed il Capo dell'Amministrazione Penitenziaria Consolo adottino con tempestività urgenti provvedimenti, a cominciare dalla sospensione della vigilanza dinamica delle sezioni detentive e dalla necessità di dotare i Baschi Azzurri di strumenti di difesa personale".

Relativamente all'aggressione avvenuta presso l'ospedale psichiatrico Filippo Saporito, il segretario del sindacato di categoria maggiormente rappresentativo, afferma: "Quella dì Aversa è l'ennesima grave e intollerabile aggressione a dei poliziotti penitenziari. La situazione nelle nostre carceri resta dunque allarmante, nonostante si sprechino dichiarazioni tranquillizzanti sul superamento dell'emergenza penitenziaria: la realtà è che ì nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Eventi del genere sono sempre più all'ordine del giorno e a rimetterci è sempre e solo il personale di Polizia Penitenziaria.

Il Sappe esprime solidarietà ai poliziotti feriti e augura loro una veloce ripresa e ritorno in servizio. Ma va anche detto - con fermezza - che queste aggressioni sono intollerabili ed inaccettabili". Ad Aversa al 31 marzo scorso, data dì chiusura, gli internati erano 104. Attualmente ve ne sono 58, ma il numero scende di giorno in giorno, segno che il trasferimento alle Rems, sebbene con lentezza, continua in attesa della chiusura definitiva.

 

Grosseto: animazione per i figli dei detenuti, pomeriggio di giochi e divertimenti

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di Barbara Farnetani

 

ilgiunco.net, 27 agosto 2015

 

Oggi sarà una giornata speciale per i carcerati che si trovano rinchiusi nella struttura di via Saffi a Grosseto. L'associazione Le Querce di Mamre che già da diversi anni opera nella struttura carceraria, oggi animerà i momenti di visita figli/padri offrendo un gelato ai bambini avvalendosi della collaborazione di Daniela Seravalle del Progetto fantasia che animerà l'incontro con trucca-bimbi, palloncini e tanta fantasia. L'attività ludica dedicata ai figli minorenni dei detenuti è in linea con i programmi del Ministero di Giustizia previsti anche nel carcere circondariale di Grosseto. Per un giorno i bambini dimenticheranno le mura in cui sono rinchiusi i genitori e vivranno un pomeriggio spensierato, quasi come si trovassero a casa di amici, o a una festa.

 
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