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Lanciano (Ch): 150 detenuti rinunciano al vitto "contestiamo l'Ufficio di Sorveglianza"

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di Stefania Sorge

 

Il Centro, 9 marzo 2015

 

Circa 150 detenuti del carcere di Villa Stanazzo hanno intrapreso, dai primi di marzo, una protesta contro i provvedimenti adottati dall'Ufficio di sorveglianza di Pescara. "Per ristabilire la centralità della legge nel sistema giudiziario e a salvaguardia della nostra dignità", sostengono in una lettera sottoscritta da tutti i detenuti ostativi delle sezioni 1, 2, e 3B e inviata, tra gli altri, al ministero della Giustizia, "abbiamo deciso ciò in quanto in possesso di copie di ordinanze di magistrati di sorveglianza di altri uffici nazionali, Bologna, Roma e Napoli, per citarne alcuni, le cui decisioni favorevoli riflettono e rispettano gli ultimi decreti leggi promulgati in materia di liberazione anticipata speciale e risarcimento del 10%.

Il magistrato di sorveglianza di Pescara, contrariamente e diversamente dai suddetti colleghi, non applica alcun beneficio. L'inammissibilità delle richieste è motivo preponderante e unico nei rigetti che formula, creando in tal modo anche i presupposti della non ricorribilità alla decisione ad organi superiori, quale il tribunale sorveglianza dell'Aquila o la Cassazione.

Per non dire poi che le istanze vengono corrisposte a distanza di mesi e anche di anni. Nelle more di una decisione che il magistrato, se tempestivamente rispondesse, potrebbe dimagrire i termini del fine pena consentendo la scarcerazione, qui a Lanciano", sottolineano, "i detenuti scontano la pena fino all'ultimo giorno di detenzione.

Quando, dopo lunghe attese, è ottenuta la decisione per il beneficio, ovviamente negativa e sfavorevole, per ricorrere non si ha più tempo. Questa situazione ci umilia", continua la lettera, "così risultano inutili anni e anni di percorso tratta mentale e viene inficiato l'operato dell'amministrazione della Casa circondariale, le valutazioni e i pareri dell'area educativa e della direzione".

Senza contare le condizioni disumane in cui sono reclusi i detenuti di Villa Stanazzo. È del 18 febbraio scorso il decreto del tribunale dell'Aquila, uno dei primi in Abruzzo, che condanna il ministero al risarcimento di un detenuto recluso, per 717 giorni, in condizioni "inumane e degradanti" nel carcere di Lanciano.

Come protesta i detenuti hanno intrapreso la battitura giornaliera contro le sbarre delle celle, lo sciopero della spesa del sopravvitto e la rinuncia del vitto giornaliero.

 

Cagliari: Socialismo Diritti Riforme; detenuta 82enne festeggia compleanno in cella a Uta

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Ansa, 9 marzo 2015

 

Il simbolo della giornata è la nonnina detenuta di 82 anni: sta scontando la pena nel carcere di Uta e proprio oggi ha festeggiato, insieme alla ricorrenza dedicata alle donne, anche il compleanno.

È una delle venticinque donne ospiti dell'istituto penitenziario alle porte di Cagliari che hanno partecipato ad un incontro con una delegazione femminile nell'ambito del progetto "Un sorriso oltre le sbarre", iniziativa di solidarietà giunta alla sesta edizione. Promossa dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme", coordinata da Maria Grazia Caligaris, con la collaborazione della sezione cagliaritana della Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari), presieduta da Silvia Trois, l'iniziativa intende sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sulla condizione delle donne detenute e delle agenti della Polizia Penitenziaria.

C'erano, insieme a Trois e Calligaris, anche la consigliera regionale Anna Maria Busia, suor Angela Niccoli, Giuseppina Pani, dell'Area educativa, e Alessandra Uscidda, comandante delle guardie. In occasione dell'appuntamento, ciascuna detenuta ha ricevuto un pacchetto contenente dei prodotti per la cura personale. Si tratta di un kit con spazzolino, dentifricio, bagnoschiuma, crema per il corpo e sapone per l'igiene intima. Nel contenitore, grazie alla solidarietà di farmacie e profumerie, anche campioncini di shampoo, balsamo e altri prodotti per la cura del viso. Sarà inoltre donata una pianta per la sezione femminile della Casa Circondariale.

"La lontananza del centro urbano dell'istituto penitenziario - sottolineano Caligaris e Trois - richiede da parte delle istituzioni una maggiore attenzione e richiama l'opinione pubblica a una più intensa partecipazione alle problematiche della perdita della libertà. Per le nostre associazioni acquista un particolare significato soprattutto in questo momento dell'anno.

La Festa della Donna è infatti un momento anche per riflettere sulla realtà di chi sconta una pena. La condivisione di idee, sentimenti, sensazioni in una mattinata da vivere insieme è un modo per dare significato all'8 marzo senza cadere nella retorica". Tre le donne incontrate anche due rom incinte di sei e tre mesi. Il parere delle detenute su Uta? Hanno raccontato di trovarsi molto bene, anche se qualcuna ha parlato con nostalgia del clima, definito più raccolto, di Buoncammino. Per le recluse in arrivo dei corsi con un progetto portato avanti dalle studentesse del liceo Siotto che presto le incontreranno. Nelle prossime settimane partiranno anche lezioni di cucina e allestimento della tavola.

 

Torino: sì del Consiglio comunale all'impiego di detenuti in lavori di pulizia della città

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Ansa, 9 marzo 2015

 

Sì del consiglio comunale alla mozione per l'impiego di detenuti in lavori di pulizia della città durante i grandi eventi che Torino ospita nel 2015, in particolare l'Ostensione della Sindone. Primo firmatario del documento il capogruppo di Sel Michele Curto. L'assessore all'ambiente Enzo Lavolta ha sottolineato: "nel 2015 vari eventi necessiteranno di interventi straordinari per la cura e la pulizia della città ed è utile avere questo tipo di risorse straordinarie.

Questi lavoratori - ha poi precisato - non svolgeranno attività sostitutive dei lavoratori dell'Amiat (l'azienda pubblica di igiene ambientale, ndr)". È stato approvato anche un ordine del giorno presentato dalla consigliera del Pd Domenica Genesio che invita Governo e Parlamento "a riprendere i progetti di lavoro in carcere nel settore della ristorazione che nella loro sperimentazione - ha sottolineato - hanno permesso di migliorare la qualità della vita in carcere e consentono l'inserimento lavorativo una volta usciti dal carcere".

 

Ancona: Sappe; detenuto tenta il suicidio in carcere, salvato dalla Polizia penitenziaria

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www.vivereancona.it, 9 marzo 2015

 

È stato salvato dalla Polizia penitenziaria il detenuto che, venerdì, ha tentato di farla finita tentando di impiccarsi nella sua cella. Attimi di paura a Montacuto.

Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere di Montacuto, ad Ancona. Protagonista, venerdì mattina, un detenuto tunisino di 32 anni, che scontava una pena, fino al 2016, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Fortunatamente tempestivo l'intervento dei poliziotti penitenziari. Anche se Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria del Sappe ricorda che questo è "l'ennesimo evento critico accaduto in un carcere italiano è sintomatico di quali e quanti disagi caratterizzano la quotidianità penitenziaria".

Ancora critica la situazione nei carceri locali. "Al 28 febbraio scorso erano - precisa il segretario regionale delle Marche Nicandro Silvestri - detenute a Montacuto 166 persone. Nel penitenziario, negli ultimi dodici mesi del 2014, si sono contati il suicidio di un detenuto, 7 tentati suicidi sventati in tempo dai Baschi Azzurri, 103 episodi di autolesionismo e 36 colluttazioni.

Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere - come a Montacuto - con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici. Ma devono assumersi provvedimenti concreti: non si può lasciare solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri marchigiane e del Paese tutto".

 

Trento: detenuto picchia due agenti, riceve ordinanza di custodia e reagisce con violenza

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Il Trentino, 9 marzo 2015

 

Violento episodio nel carcere di Spini di Gardolo. Un detenuto tunisino ieri ha ricevuto la notifica di un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare e ha reagito con violenza scagliandosi contro due agenti della polizia penitenziaria. Un episodio che preoccupa e dimostra come dietro le sbarre del nuovo carcere la situazione sia peggiorata. Alcuni mesi sempre a Spini si sono registrati due suicidi e la morte di un giovane detenuto.

Adesso arriva anche questa aggressione. Il sindacato degli agenti penitenziari Sappe è preoccupato: "La situazione resta allarmante nelle nostre carceri. Ieri mattina si è registrata un'aggressione ai danni di due agenti di Polizia Penitenziaria, ad opera di un detenuto di nazionalità tunisina, ristretto per vari reati tra i quali spaccio droga, che li ha improvvisamente colpiti con calci, pugni e sberle. Il fatto è successo durante una normale operazione di notifica di alcuni atti per altri episodi violenti commessi dal carcere.

Parliamo di un soggetto che giusto l'altro ieri era uscito da un isolamento proprio per la sua turbolenza e che, improvvisamente, ha aggredito due poliziotti e sputato su un terzo collega. Eventi del genere sono sempre più all'ordine del giorno e a rimetterci è sempre e solo il personale di Polizia Penitenziaria. Il Sappe esprime solidarietà al personale coinvolto e augura una veloce ripresa e ritorno in servizio. Queste aggressioni sono intollerabili e inaccettabili. Noi non siamo carne da macello ed anche la nostra pazienza ha un limite".

La notizia arriva dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe per voce del segretario generale Donato Capece: "La situazione, a Trento e nelle carceri italiane, resta grave e questo determina difficili, pericolose e stressanti condizioni di lavoro per gli agenti di Polizia Penitenziaria, nonostante vi sia chi non sta in prima linea a contatto con i detenuti ma si affretta sempre a dire che va tutto bene".

Giovanni Vona, segretario nazionale Sappe per il Triveneto, sottolinea le criticità delle carceri italiane e interregionali: "Nei 201 penitenziari del Paese il sovraffollamento resta significativamente alto rispetto ai posti letto reali, quelli davvero disponibili, non quelli che teoricamente si potrebbero rendere disponibili. A Trento, nei dodici mesi del 2014, abbiamo contato il suicidio di 2 detenuti, 6 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 17 episodi di autolesionismo e 6 colluttazioni".

 
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