Lunedì 25 Settembre 2017
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Pakistan: 7 terroristi impiccati, condannati a morte in quattro prigioni

PDF Stampa
Condividi

Ansa, 13 gennaio 2015

 

Sette detenuti condannati a morte per reati legati al terrorismo sono stati impiccati all'alba in quattro diverse carceri del Pakistan, nell'ambito di importanti misure di sicurezza. Lo riferisce DawnNews Tv. I centri di detenzione dove sono avvenute le esecuzioni, riprese dopo la revoca del premier della moratoria imposta nel 2008, sono quelle di Karachi, Sukkur, Faisalabad e Rawalpindi.

 

Libano: dopo raid polizia nel carcere di Roumieh il Fronte Nusra minaccia soldati rapiti

PDF Stampa
Condividi

La Presse, 13 gennaio 2015

 

In risposta al doppio attentato kamikaze di sabato a Tripoli, nel nord del Libano, la polizia libanese ha fatto irruzione oggi in un'ala del carcere di Roumieh, il più grande del Paese, perché è emerso che alcuni dei detenuti hanno collegamenti con l'attacco.

A seguito di questa operazione il Fronte Nusra, gruppo legato ad al-Qaeda che sabato aveva rivendicato l'attentato, ha minacciato su Twitter azioni contro i membri delle forze di sicurezza libanesi che tiene prigionieri. "In conseguenza del deterioramento della sicurezza in Libano, sentirete sorprese a proposito del destino dei prigionieri con noi", afferma il gruppo.

Militanti legati allo Stato islamico (ex Isil o Isis) e al Fronte Nusra detengono una ventina di membri delle forze di sicurezza libanesi che sono stati sequestrati lo scorso agosto in un assalto compiuto nella città di Arsal. Quattro dei soldati in mano al Fronte Nusra sono stati uccisi in detenzione nonostante i negoziati in corso con le autorità libanesi per il loro rilascio. Il ministro dell'Interno del Libano, Nohad Machnouk, si è recato stamattina nel carcere di Roumieh, e ha spiegato a Reuters che l'operazione è scattata dopo che l'intelligence ha appurato il collegamento di alcuni detenuti con l'attentato.

"Abbiamo accertato il loro coinvolgimento negli attacchi bomba tramite il monitoraggio delle comunicazioni", ha spiegato, precisando che i detenuti comunicavano con le organizzazioni militanti usando cellulari e Skype, e aggiungendo che i sospettati saranno trasferiti in una sezione separata del carcere. La prigione di Roumieh, a est di Beirut, originariamente costruita per ospitare circa 1.500 detenuti ne ospita oggi circa 3.700, alcuni dei quali sono membri del Fronte Nusra.

 

Iran: frase su leader opposizione in carcere scatena bagarre in parlamento

PDF Stampa
Condividi

Aki, 13 gennaio 2015

 

Le proteste antigovernative del 2009 sono una ferita ancora aperta in Iran. Lo dimostra la bagarre che si è scatenata in Parlamento dopo che il deputato riformista Ali Motahari ha definito "incostituzionali" gli arresti domiciliari a cui sono sottoposti dal febbraio 2011 i due leader dell'Onda Verde, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi. La frase di Motahari ha provocato la reazione di alcuni deputati ultraconservatori che hanno interrotto il parlamentare riformista gridando "morte ai sedizionisti", ovvero auspicando la condanna a morte di Mousavi e Karroubi, come ha riferito il sito di al-Arabiya. A quel punto il vice presidente del Parlamento, Mohammad Hassan Aboutorabi-Fard, che stava dirigendo i lavori in Aula, è stato costretto ad aggiornare la sessione, che è ripresa dopo circa 30 minuti.

 

Cuba: dopo accordo con Usa liberati 53 dissidenti, ma per l'opposizione lista è incompleta

PDF Stampa
Condividi

di Alessandra Baldini

 

Ansa, 13 gennaio 2015

 

Con un passo definito "una pietra miliare" dall'amministrazione Obama, tutti e 53 i prigionieri politici che Cuba aveva promesso di liberare come parte di un accordo di normalizzazione dei rapporti con Washington sono stati rimessi in libertà.

L'annuncio di alti funzionari al seguito del segretario di Stato John Kerry in Pakistan ha coinciso con il primo commento ufficiale di Papa Francesco sul disgelo del 17 dicembre tra Stati Uniti e l'isola di Fidel Castro. Le fonti Usa non hanno diffuso i nomi dei prigionieri che la Casa Bianca renderà noti ai membri del Congresso.

L'annuncio americano è stato accolto con scetticismo dai dissidenti cubani nell'isola: Berta Soler, leader del gruppo Damas de Blanco, ha parlato della liberazione di soltanto 41 oppositori: "Dove sono finiti gli altri 12?". Nel corso del fine settimana il governo cubano aveva informato l'amministrazione Obama che gli ultimi prigionieri nella lista erano stati messi in libertà vigilata. La sezione di interesse americana all'Avana, che tratta gli affari consolari e altri contatti con Washington, aveva confermato. Gli Stati Uniti continueranno a far pressione su Cuba per la liberazione di altri prigionieri politici ancora in carcere: "Ci sono altri individui detenuti per aver affermato i loro diritti universali il cui caso abbiamo sollevato in passato", ha detto una fonte al seguito di Kerry auspicando che "si proceda anche per loro in futuro". Il governo cubano ha sempre negato di incarcerare gli oppositori e usualmente definisce i dissidenti come mercenari pagati dagli Usa. Parlando al corpo diplomatico in Vaticano, il Papa ha definito la decisione di Stati Uniti e Cuba di "rompere il reciproco silenzio durato mezzo secolo" come "un esempio di come il dialogo può costruire ponti".

Il prossimo esempio tangibile di questo dialogo sarà la prossima settimana, quando Roberta Jacobson, assistente segretario di Stato per l'America Latina, guiderà all'Avana la delegazione Usa di più alto livello in decenni per colloqui sulla migrazione e la normalizzazione dei rapporti. L'annuncio è stato salutato come "rincuorante" per le famiglie degli ex prigionieri dall'ambasciatrice all'Onu Samantha Power che però ha sottolineato come "il più ampio problema dei diritti umani a Cuba" non è ancora risolto.

L'amministrazione sperava che il rilascio degli ex detenuti potesse essere completato nel corso della settimana, prima dei colloqui della Jacobson nell'isola. Adesso, mentre repubblicani vicini agli esuli come il senatore della Florida Marc Rubio denunciano un accordo "in cui Cuba ha avuto più di quanto abbia dato", si aspettano gli ordini esecutivi della Casa Bianca per la normalizzazione dei commerci e dei viaggi: secondo il Washington Post i Dipartimenti del Tesoro e del Commercio potrebbero pubblicare già in settimana i primi regolamenti.

 

Stati Uniti: il Papa plaude all'accordo con Cuba e a chiusura del carcere di Guantánamo

PDF Stampa
Condividi

Agi, 13 gennaio 2015

 

"Un esempio di come il dialogo possa davvero edificare e costruire ponti" secondo Papa Francesco "viene dalla recente decisione degli Stati Uniti d'America e di Cuba di porre fine ad un silenzio reciproco durato oltre mezzo secolo e di riavvicinarsi per il bene dei rispettivi cittadini". "Accolgo con soddisfazione - ha detto nel discorso al corpo diplomatico - la volontà degli Stati Uniti di chiudere definitivamente il carcere di Guantanámo, ringraziando "di cuore" quei paesi che con "generosa disponibilità" si sono resi disponibili ad accogliere i detenuti. In merito, Bergoglio ha voluto esprimere il suo "apprezzamento ed incoraggiamento per quei Paesi che si stanno attivamente impegnando per favorire lo sviluppo umano, la stabilità politica e la convivenza civile tra i loro cittadini".

 
<< Inizio < 5471 5472 5473 5474 5476 5478 5479 5480 > Fine >>

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it