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Burundi: rilasciati 14 cittadini ruandesi sospettati di spionaggio per conto di Kigali

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Nova, 9 settembre 2015

 

Le autorità del Burundi hanno rilasciato 14 dei 29 cittadini di nazionalità ruandese detenuti da alcuni mesi con l'accusa di spionaggio per conto del governo di Kigali. La decisione, secondo quanto riporta il sito d'informazione "Africa Review", è stata presa dopo che nei giorni scorsi il governo ruandese si era appellato a Bujumbura per il rilascio di tutti i detenuti ruandesi, accusando a sua volta le autorità burundesi per aver arrestato cittadini ruandesi.

L'ambasciatore del Burundi in Ruanda, Alexis Ntukamazina, ha confermato che cittadini burundesi sono al momento detenuti in Ruanda, aggiungendo che i due governi stanno lavorando insieme per il loro rilascio. "Posso confermare che siamo a conoscenza di alcuni burundesi detenuti in Ruanda e stiamo lavorando per capire come risolvere questo problema", ha detto Ntukamazina, senza precisare il numero e le ragioni per cui sono stati arrestati.

"Alcuni ruandesi in precedenza detenuti in Burundi sono già stati rilasciati. Sono fiducioso nel fatto che anche gli altri siano rilasciati e crediamo che la questione sarà risolta in breve tempo", ha aggiunto l'ambasciatore. Secondo fonti della sicurezza di Bujumbura, i cittadini burundesi sono stati arrestati tra l'aprile e l'agosto scorsi.

La maggior parte di essi si sarebbero rifugiati, ma sospettati di essere spie o membri delle milizie Imbonerakure (i miliziani filo-governativi burundesi). Le relazioni diplomatiche tra Ruanda e Burundi sono peggiorate negli ultimi mesi dopo che Kigali ha espresso preoccupazione per le violenze nel paese, mentre il governo di Bujumbura ha accusato il Ruanda - che ospita oltre 70 mila rifugiati burundesi - di aver dato un rifugio sicuro ai membri dell'opposizione per consentire loro di riorganizzarsi per proseguire la loro battaglia contro il governo. Il governo ruandese ha sempre negato le accuse.

 

Giustizia: "juristocracy", una via per eludere la democrazia

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di Astolfo di Amato

 

Il Garantista, 8 settembre 2015

 

Il tema dei rapporti tra giustizia e politica è tornato sulle prime pagine. Sono bastate le inaspettate critiche di Cantone verso alcuni aspetti dell'amministrazione della giustizia, per riportare l'argomento al centro del dibattito. E, dunque, aprire un nuovo round di scontri dialettici tra chi vuole che la magistratura rientri nei confini suoi propri e chi vede in ogni tentativo di definire i confini solo un modo per proteggere ladri e corrotti.

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Giustizia: chiusura degli Opg, la difficilissima gestione dei detenuti malati psichici

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di Nadia Francalacci

 

Panorama, 8 settembre 2015

 

Dopo la chiusura degli Opg sono stati trasferiti con i detenuti comuni ma le strutture non sono attrezzate. Con conseguenza drammatiche e pericolose.

Orecchie e falangi delle mani strappate a morsi e sputate in terra. Materassi e abiti incendiati. Sanitari sradicati e poi ridotti in mille frammenti. È l'inferno delle carceri italiane che dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici giudiziari, hanno visto "migrare" decine di detenuti malati di mente nelle strutture carcerarie ordinarie. E le celle già sovraffollate e talvolta in precarie condizioni igieniche, si sono trasformate in gironi infernali.

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Giustizia: la paranza dei bambini nella guerra di Napoli

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di Roberto Saviano

 

La Repubblica, 8 settembre 2015

 

Una faida generazionale dietro all'uccisione del ragazzo di 17 anni. Se vuoi terrorizzare un territorio senza iniziare una lunga guerra tra famiglie criminali, devi fare molte stese. "Fare le stese" significa correre sui motorini e sparare a tutto e tutti. Tutti si buttano a terra, stesi, perché terrorizzati, pietrificati. Poi se qualcuno lo stendi davvero, se lo ammazzi, è danno collaterale. Possibilmente da evitare perché le stese riuscite meglio non dovrebbero provocare danni collaterali. Ma se accade, accade.

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Giustizia: ecco le tre faide che insanguinano il cuore di Napoli

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di Dario Del Porto

 

La Repubblica, 8 settembre 2015

 

Centro storico, zona est ed ovest: la posta in gioco e i clan che si scontrano senza esclusione di colpi. La guerra nel cuore di Napoli. Almeno tre faide attraversano la città: in pieno centro, come nella periferia occidentale e in quella orientale del capoluogo.

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