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Emilia Romagna: "c'è poca sicurezza", gli psichiatri hanno paura di lavorare nella Rems

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La Repubblica, 14 luglio 2015

 

A Bologna 41 psichiatri chiedono ulteriori misure di sicurezza nella struttura aperta a marzo. La replica del direttore Bartoletti: "È più sicura di qualsiasi reparto psichiatrico, ma non è un carcere: la legge prevede che le persone scontino la pena in maniera riabilitativa". La difesa dell'ordine dei medici

Una lettera firmata da 41 psichiatri dell'Ausl per denunciare le insufficienti misure di sicurezza nella "Rems" della città, ovvero la "Casa degli svizzeri" in via Terracini a Bologna che ha aperto le porte a 14 ospiti dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio, considerati "i soggetti ad alta pericolosità" a cui devono garantire l'assistenza. Spedita attraverso un avvocato a Giancarlo Pizza, presidente dell'ordine dei medici (che a sua volta l'ha girata al prefetto), la lettera sottolinea, in primo luogo, "l'assoluta inopportunità" della struttura (una casa colonica su due piani), che "non consente un controllo del reparto".

I medici denunciano anche l'inadeguatezza della dotazione di due operatori durante il turno di notte. Infine, segnalano che "il turno di reperibilità del personale medico, potendo essere temporalmente coincidente con la reperibilità in altre strutture, è potenzialmente foriero di un vuoto di tutela." In particolare, si legge, "in materia di sicurezza occorre, come condizione imprescindibile, che vengano emesse linee guida dettagliate sul comportamento degli operatori in caso di emergenza".

La Rems di Bologna, aperta il 27 marzo come conseguenza dell'obbligo di chiusura degli Opg, oggi ospita 14 pazienti giudiziari (la quota massima) ed è una struttura provvisoria in attesa della realizzazione della Rems di Reggio Emilia. È diretta da Claudio Bartoletti, che respinge le accuse: "Quello della sicurezza è un problema affrontato: c'è un sistema di videosorveglianza, una guardia giurata presente 24 ore su 24, una recinzione.

È una struttura naturalmente più sicura di un qualsiasi reparto psichiatrico, ma non è un carcere. Non lo è e non lo sarà: la legge prevede che le persone in Rems scontino la loro pena in maniera riabilitativa. Senza dimenticare che le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria sono misure, come dice il nome, socio-sanitarie".

 

Trentino: chiusura Opg, sarà realizzata a Pergine la Residenza per le misure di sicurezza

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9Colonne, 14 luglio 2015

 

Sarà realizzata presso il presidio della riabilitazione di Pergine, la Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), che accoglierà le persone dimesse dagli ospedali psichiatrici giudiziari di Trento e di Bolzano, in linea con quanto stabilito dalla normativa nazionale che aveva fissato all'1 aprile scorso il termine per completare il percorso di chiusura di queste strutture.

"È stata ormai assodata l'inefficacia degli ospedali psichiatrici giudiziari, eredi diretti dei manicomi giudiziari - spiega l'assessora alla salute e solidarietà sociale Donata Borgonovo Re -. Individuare un luogo dove queste persone, peraltro in numero ridottissimo, possano trovare dignità e cura, sulla base di precisi programmi di riabilitazione, è una dimostrazione di civiltà e di impegno".

Dopo la deliberazione dello scorso marzo con la quale la Giunta provinciale aveva dato mandato all'Azienda sanitaria di realizzare i programmi di intervento terapeutico riabilitativi per le persone dimesse da questi ospedali, oggi l'esecutivo ha approvato le direttive per la realizzazione della struttura di cura e custodia.

 

Abruzzo: dalla Uil servizi di patronato gratuiti per i detenuti nelle carceri regionali

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asipress.it, 14 luglio 2015

 

"In attesa dell'avvento del garante dei detenuti, la cui elezione da parte della Regione Abruzzo sembra essere in dirittura di arrivo, la Uil Abruzzo, attraverso il prezioso contributo dell'Ital Uil, si metterà a disposizione dei detenuti fornendo loro servizi di patronato del tutto gratuiti". Lo annuncia Mauro Nardella, vice segretario regionale della Uil penitenziari.

"Tale importante realtà - spiega Nardella, coordinata dal responsabile dell'Ital Uil Abruzzo, Lucio Giancola, avrà il merito di fornire assistenza in campo previdenziale, assistenziale, fiscale e sindacale nei confronti di chi sino ad oggi ha vissuto marginalmente il rapporto con il diritto del lavoro e non solo".

Obiettivo del progetto, che ha trovato il supporto del segretario Uil Abruzzo Roberto Campo e dalla Uil Penitenziari "è quello di garantire ad ogni livello sociale pari dignità e diritti con l'attivazione di una rete istituzionale e sociale che possa realizzare e promuovere la cultura della legalità. Attraverso la professionalità degli operatori Uil i detenuti riceveranno le risposte alle numerose domande su pensioni, contributi, ammortizzatori sociali, infortuni e malattie professionali oltre che per le disabilità".

I lavori per la predisposizione di questo protocollo di intesa tra Uil e Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria "sono cominciati esattamente un anno fa - prosegue Nardella. L'8 luglio c'è stato il varo con la firma della convenzione con la Casa di Reclusione di Sulmona, il quinto carcere ad avvalersi di ciò dopo quelli di Pescara, Lanciano, Chieti e Vasto. Seguiranno certamente convenzioni con le restanti istituzioni penitenziarie. La Uil contribuirà - conclude Nardella - a fornire supporto alla preziosa opera di tutti gli operatori penitenziari volta al reinserimento sociale del detenuto. Il tutto con la speranza che attraverso questo supporto chi ne usufruirà possa capire che di legalità si vive, di criminalità si muore".

 

Spoleto (Pg): una "freedom room" per liberare la creatività dei detenuti

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di Alessio Sartore

 

Corriere della Sera, 14 luglio 2015

 

Il progetto di un designer vicentino con Aldo Cibic, Marco Tortoioli Ricci e i carcerati della casa penitenziaria di Spoleto. "Un progetto di design è vincente quando chi lo usa se ne può appropriare". A dirlo è Tommaso Corà, designer vicentino e speaker all'ultimo Ted X Vicenza con il tema Planting the Seeds. Fa un esempio.

In Turchia dopo il terremoto del 1976, militari americani arrivarono con una betoniera a spruzzo e stampi in vetroresina e stamparono case in cemento per dare un rifugio alla popolazione terremotata. Dopo sei mesi la popolazione locale aveva costruito delle baracche con dei pezzi di legno dove viveva e nelle case in cemento costruite dagli americani teneva i polli. Questa storia dimostra l'importanza del senso di appartenenza nella progettazione architettonica. Corà, con i designer Aldo Cibic e Marco Tortoioli Ricci, ha dato vita nel 2013 a Freedom Room, un nuovo modo di pensare alla cella in co-creazione con i detenuti del carcere di massima sicurezza di Spoleto.

"L'obiettivo era ridurre ogni centimetro fino a raggiungere l'essenziale - racconta Corà - nove metri quadrati nuovi per due detenuti". La creazione progettuale e manuale in condivisione ha permesso ai carcerati di appropriarsi di un simbolo di redenzione: diventare falegnami e progettisti, non più soltanto detenuti. "Siamo stati travolti da una creatività generalmente molto diffusa nata per necessità proprio nell'immaginare lo spazio in un luogo del limite". Oggi il design ha la grande capacità di attivare processi che derivano dalla relazione porosa tra designer e pubblico in ottica di creazione condivisa: il design come attivatore sociale di benessere.

"Noi ci relazioniamo con gli oggetti tutto il giorno - continua - e questi oggetti influenzano la nostra vita. Occorre vivere la progettazione come un servizio e fare una grande operazione di ascolto. In qualche modo l'oggetto che si produce non è altro che la messa a sistema dei valori che già si trovano ascoltando gli utilizzatori di quell'oggetto".

La tesi è questa: il designer reinterpreta i bisogni dell'utilizzatore migliorandone ancora di più la funzione. Nel prossimo futuro Freedom Room diventerà probabilmente un'impresa sociale all'interno del carcere di Spoleto per creare moduli abitativi appetibili per il mercato. In tempi di consumi sempre più nomadi, il progetto si è infatti già espanso al social housing, agli studentati e agli hotel diffusi. E ha calamitato l'attenzione del New Yorker. Oggi negli Stati Uniti infatti la gestione di uno spazio abitativo ridotto nei centri urbani è un tema caldo. Corà parla del valore sociale del design e suggerisce che la progettazione va fatta prima ascoltando attivamente l'utilizzatore futuro dell'oggetto e poi creandolo insieme. Una volta che il prodotto è finito e migliorato grazie alle competenze del designer, questo processo produce benessere perché permette all'utilizzatore stesso di potersene facilmente appropriare.

 

Bologna: al Pratello la sicurezza va garantita sempre, intervengano gli organi preposti

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di Salvatore Bianco (Fp-Cgil)

 

Ansa, 14 luglio 2015

 

Leggendo alcuni recenti articoli di stampa, in cui la Garante Regionale dei detenuti ha lanciato l'allarme per la chiusura temporanea al pubblico del teatro del Pratello (un ex chiesa all'interno del carcere adibita a palcoscenico) con il rischio concreto di dispersione del patrimonio formativo di tutti questi anni, a seguito della perizia effettuata di recente dai Vigili del Fuoco, la Cgil-Fp non può fare a meno di condividere la preoccupazione e rilanciare l'allarme estendendolo alla tenuta complessiva dell'intera struttura.

Pensiamo pertanto che sia necessario, nell'interesse di tutti i soggetti coinvolti, andare a fondo sui rilievi mossi e sulle eventuali prescrizioni indicate dagli organi preposti, per permettere lo svolgimento dell'attività teatrale in assoluta sicurezza.

Al riguardo, questa ed altre organizzazioni sindacali negli scorsi anni hanno più volte denunciato la scarsa sicurezza della struttura e di vari locali interni alla stessa, denunce finite sistematicamente nel dimenticatoio. Pertanto questa O.S., approfittando della finestra aperta sul Pratello in questa circostanza, ritiene utile, nell'interesse di tutti coloro che a vario titolo frequentano il Pratello, dal personale di Polizia Penitenziaria agli operatori che prestano servizio nella struttura, e soprattutto dei minori ospiti della struttura, rilanciare l'allarme sulle condizioni precarie dell'intero complesso - non solo dei locali adibiti a teatro - che vedono ad esempio un tetto danneggiato da tempo, anche a seguito dei recenti e meno recenti fenomeni sismici ed atmosferici.

La Dirigente del Cgm Dott.ssa Mei, che sollecitamente ha rilasciato dichiarazioni a seguito della perizia dei vigili del fuoco, non ci ha ancora fornito notizie in merito ai lavori che dovrebbero mettere in sicurezza il tetto dell'Istituto e sulle modalità con cui verrebbero eventualmente effettuati.

Siamo convinti che la sicurezza nei locali del Pratello debba essere una preoccupazione costante di chi ne ha la responsabilità, e che non ci si possa limitare a mettere in sicurezza solo gli eventi che garantiscono magari prestigio ed un ritorno d'immagine positivo. Chiediamo pertanto a tutti i soggetti che ne hanno titolo ed alle Autorità politiche di intensificare e approfondire i controlli sulla struttura per giungere alle condizioni di sicurezza da cui fino ad oggi il Pratello, purtroppo, pare ancora assai lontano.

 
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