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Teramo, certificati medici in carcere senza visite, condanna per il medico, detenuto assolto

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cityrumors.it, 23 ottobre 2015

 

Erano finiti a processo nell'ambito di un'inchiesta su un agente di polizia penitenziaria accusato di aver fatto tutta una serie di favori a detenuti ed ex detenuti del carcere di Castrogno. Processo che oggi ha visto l'assoluzione di Vincenzo Varriale, all'epoca detenuto a Castrogno, dalle accuse di corruzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, e la condanna ad 8 mesi per falso in atto pubblico, con sospensione della pena e non menzione nel casellario giudiziale di una dottoressa, Alessandra Pilotti.

Condanna arrivata per un solo capo di imputazione relativo ad un certificato medico rilasciato all'agente di polizia penitenziaria (che aveva già definito la sua posizione con un patteggiamento) e di cui è stata dichiarata la falsità ideologica. Sempre la dottoressa è stata invece assolta da altri capi di imputazione sempre di falso relativi ad altri certificati e dall'accusa di truffa (connessa al rilascio dei certificati, che l'agente avrebbe utilizzato per assentarsi dal lavoro). La vicenda che aveva visto i due finire a processo è quella scoppiata nel 2014, quando sul tavolo del pm Luca Sciarretta era arrivato uno stralcio di un'indagine della Dda di Napoli.

Quest'ultima, indagando su alcune persone legate al clan dei Casalesi, aveva acceso i riflettori su strani rapporti tra l'agente di polizia penitenziaria Giancarlo Arononi e alcuni detenuti ed ex detenuti del carcere di Castrogno. Da qui l'apertura di un fascicolo da parte della Procura di Teramo, che lo scorso anno aveva portato alla sospensione dal servizio dell'agente, accusato di corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio, falso in atto pubblico e truffa.

Accuse per le quali a luglio 2014 Arnoni aveva patteggiato una pena di due anni ed otto mesi, con il fascicolo a carico dell'uomo che aveva portato anche al rinvio a giudizio di altre due imputati: l'ex detenuto Varriale, accusato di aver corrotto l'agente, dietro il pagamento con formaggi, salumi e vino, per far entrare la droga in carcere, e la dottoressa, accusata di aver rilasciato all'agente dei certificati medici senza visitarlo. Certificati che l'agente avrebbe utilizzato per assentarsi dal lavoro percependo indebitamente stipendio ed indennità di malattia. La Procura aveva chiesto la condanna a 4 anni per Varriale e ad un 1 anno e 6 mesi per la dottoressa.

 

Brescia: detenuta tenta il suicidio nel carcere di Verziano, salvata dall'agente in servizio

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Il Giorno, 23 ottobre 2015

 

Angela Toni, 36enne che sta scontando 16 anni per avere ucciso a colpi di pistola la compagna, Angela Ciofalo, nella loro abitazione di Gussago. Era il 10 marzo 2013. Salvata in extremis da una poliziotta, che si è accorta appena in tempo del sangue gocciolato sul pavimento. Un tentato suicidio. È successo stamani all'alba nel carcere di Verziano di Brescia. A provare a togliersi la vita è stata Angela Toni, 36enne che sta scontando 16 anni per avere ucciso a colpi di pistola la compagna, Angela Ciofalo, nella loro abitazione di Gussago. Era il 10 marzo 2013. La donna confessò che non sopportava che la compagna avesse una nuova relazione.

Alle 5,30 del mattino l'agente della Polizia penitenziaria ha notato la detenuta adagiata a letto, come se fosse immersa nel sonno. A terra i realtà c'era del sangue. Angela Toni infatti si era tagliata i polsi e la gola con una lametta e la poliziotta si è accorta che qualcosa non andava. "Situazioni come queste mettono in luce la delicatezza del compito della polizia penitenziaria - dice il coordinatore nazionale del sindacato Sinappe, Antonio Fellone - un corpo al quale è affidata la custodia di vite umane che vanno rieducate ma anche salvaguardate. Dal canto nostro nel complimentarci con la collega per la grande prova di professionalità e umanità dimostrate ci attiveremo per sensibilizzare la direzione perché si adoperi per l'ottenimento dei riconoscimenti formali ai protagonisti della vicenda".

 

Ventimiglia (Im): il pane prodotto dai detenuti donato al Centro per immigrati

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di Mario Guglielmi

 

rivierapress.it, 23 ottobre 2015

 

Dallo scorso luglio la cooperativa "Pausa Cafè" rifornisce gratuitamente con dell'ottimo pane (prodotto presso alcune carceri piemontesi e distribuito negli stand dell'Expo di Milano) il centro di prima assistenza della città di Ventimiglia, mettendo in opera un bellissimo gesto di generosità e solidarietà verso le persone migranti che transitano sul nostro territorio. Nella giornata di oggi presso l'Expo di Milano si è tenuto un incontro di ringraziamento e conoscenza di questa splendida realtà.

L'Amministrazione di Ventimiglia pur non potendo essere presente direttamente ha voluto, per il tramite del Vice Sindaco Silvia Sciandra, ringraziare sia la cooperativa produttrice sia la rete Coop del Nord Est che si è assunta l'onere della consegna. "La vostra generosità verso la nostra Città in un periodo di grave emergenza seguito all'improvvisa chiusura delle frontiere verso la Francia è stato il segno tangibile e concreto di quanto la generosità e l'altruismo delle persone sia lontano - e ben più in alto - delle scelte politiche e dell'agire degli Stati. Grazie a nome dei cittadini di Ventimiglia e grazie a nome di tutte quelle persone in cammino che hanno dovuto sostare presso la nostra città".

Il fine della cooperativa è creare un centro di produzioni agro-alimentari che rispondano a requisiti d'eccellenza qualitativa organolettica, sociale ed ambientale, l'opportunità di crescita professionale alle persone recluse, dando vita a percorsi finalizzati al reinserimento sociale, (riducendo in tal modo la possibilità di recidive) e sensibilizzare verso le problematiche delle relazioni economiche internazionali e delle condizioni di vita delle popolazioni più colpite dagli squilibri economici mondiali. L'attività produttiva della cooperativa sociale si svolge all'interno di vari istituti penitenziari piemontesi. I detenuti, regolarmente assunti dalla cooperativa, sono impegnati in tutte le fasi della lavorazione e sono affiancati da personale qualificato in grado di offrire loro un percorso formativo e di avviamento al lavoro.

 

Venezia: garza come legame tra madre e figlio, in Biennale l'arte delle detenute

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di Benedetta Pintus

 

La Repubblica, 23 ottobre 2015

 

All'Arsenale prenderà vita il progetto multimediale realizzato dagli studenti del College of Design della Iowa State University attraverso laboratori nei carceri di Rebibbia a Roma e della Giudecca a Venezia: video, foto, un'installazione e una sfilata in cui si esplora attraverso un materiale antico e simbolico il tema della maternità in un luogo di costrizione.

Ruvida, avvolgente, elastica. La garza è un materiale duttile e antico, carico di significato: ci ricorda il dolore delle ferite, ma anche il legame profondo tra madre e neonato. Per questo è stato scelto come mezzo d'espressione da un gruppo di studenti americani della Iowa State University per comunicare con le madri detenute dei carceri di Rebibbia a Roma e della Giudecca a Venezia.

Dal loro incontro sono nate una performance, una serie di installazioni e una sfilata, un progetto artistico multimediale intitolato "Legame - Bond", che prenderà vita alla Biennale di Venezia dal 22 al 24 ottobre. All'Arsenale, dove saranno presenti anche alcune detenute, gli studenti di arte, grafica e architettura di interni mostreranno il video e le foto del laboratorio tenuto a Rebibbia, realizzeranno delle statue con le garze e sfileranno con gli abiti di garza realizzati dalle donne della Giudecca.

Un'esperienza unica, che ha coinvolto dieci professori e 50 studenti, resa possibile grazie alla collaborazione dell'associazione "A Roma, Insieme - Leda Colombini" e la Cooperativa Sociale Onlus "Il cerchio" di Venezia. "Ogni anno - spiega Pia Katharina Schneider, direttrice dell'Iowa State University Rome Program e coordinatrice del progetto - gli studenti del College of Design trascorrono un quadrimestre in Italia.

Già l'anno scorso avevano partecipato alla Biennale con un progetto di architettura, ma questa volta volevamo dare un carattere sociale alla loro esperienza". Il tema dell'edizione 2015 dell'esposizione internazionale d'arte, "All the world's futures" (Tutti i futuri del mondo), è stato interpretato focalizzando l'attenzione sull'inizio della vita e in particolare sul legame tra le madri e i loro bambini in una situazione difficile come quella del carcere.

"È stata un'esperienza molto forte, ma anche gioiosa, che ha coinvolto teatro, danza, movimento, dimostrando che anche il gesto può essere un'opera d'arte", afferma Jole Falco, 60 anni, scultrice e insegnante d'arte, volontaria da oltre dieci anni dell'associazione "A Roma, Insieme - Leda Colombini", fondata nel 1994 per far conoscere il mondo oltre le sbarre ai figli delle detenute che crescono con le madri in carcere fino a quando compiono 3 anni.

"Le prigioniere coinvolte nel progetto - racconta Falco - hanno potuto giocare e sperimentare". All'inizio erano colpite, stranite da questo esperimento originale. Gli studenti erano intimiditi. "Ma poi sono riusciti a comunicare tra loro, anche attraverso l'inglese, che una delle detenute sapeva parlare. L'atmosfera è diventata allegra". C'è chi attraverso le garze ha simulato un parto, chi si è fatta avvolgere, chi ha ballato. "Gli è stato regalato un senso di libertà, la possibilità di uscire per un po' dalla realtà carceraria, rompere l'agonia del tempo scandito solo dalla detenzione".

"Per i nostri studenti - commenta Schneider - è stata una sfida e un insegnamento importante affrontare un tema così complesso e controverso". Un tema di cui si discuterà anche alla Biennale attraverso il dibattito - che si terrà il 24 ottobre dalle 10.30 alle 12.30 - al quale interverranno Gabriella Straffi, direttrice dell'istituto penitenziario femminile della Giudecca; Alessia Davi dell'Università Cà Foscari di Venezia, ricercatrice sulla detenzione femminile negli Usa e Julie Stevens, architetta del paesaggio, esperta in giardini terapeutici e ambienti carcerari.

"Il nostre obiettivo - conclude la direttrice dell'Isu Rome Program - è sensibilizzare questi futuri artisti ai temi sociali, alle culture diverse. Lavoreranno in contesti internazionali e devono imparare a confrontarsi, ad essere esposti a idee e concezioni differenti dalle proprie: solo così l'arte può diventare uno strumento di sensibilizzazione. Anche questo è un modo per costruire un futuro migliore".

 

Parma: "Liberarsi dalla necessità del carcere", incontro con Pannella e Bernardini

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parmatoday.it, 23 ottobre 2015

 

"Il carcere, non solo tradisce il dettato costituzionale, i diritti fondamentali della persona, il diritto e lo stato di diritto ma non ha neppure alcuna funzione di utilità nei confronti della sicurezza del cittadino. Ne discuteremo Sabato 24 Ottobre alle ore 9:30, presso la Sala dell'Assistenza Pubblica in Viale Gorizia 2/a". "Per quanto si voglia trasformare e perfezionare il carcere non lo si può modificare in senso sostanziale. Più penso al problema del carcere e più mi convinco che non c'è che una riforma carceraria da effettuare: l'abolizione del carcere penale". Altiero Spinelli, dalla rivista "Il Ponte", numero speciale, 1949".

"Queste le parole di Altiero Spinelli, uno dei Padri della Patria e del sogno Europeo - scrivono gli organizzatori - che il carcere ha conosciuto durante il periodo fascista, dichiarano l'inutilità del carcere al fine di attuare l'articolo ventisette della Costituzione.

Relatori: Marco Pannella: Presidente del Senato del Prntt, Rita Bernardini: Segretario di Radicali Italiani, Sergio D'Elia: Segretario di Nessuno Tocchi Caino, Desy Bruno: Garante dei detenuti Regione Emilia-Romagna, Don Umberto Cocconi: Presidente della Associazione San Cristoforo e Responsabile Pastorale, Universitaria della Diocesi di Parma, Paolo Moretti: Presidente Camera Penale di Parma, Carlo Berdini: Direttore degli Istituti Penitenziari di Parma, Paolo Volta: Direttore attività socio-sanitarie Azienda Ausl di Parma. Coordinatori della tavola rotonda: Marco Maria Freddi: Segretario LiberaMenteRadicale - Radicali Parma, Sandro Capatti: Fotoreporter.

 
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