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Giustizia: Marco Pannella si ricovera per continuare lo sciopero della fame per le carceri

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Notizie Radicali, 4 gennaio 2015

 

Ricovero per motivi di "prudenza" in una struttura sanitaria a Roma per Marco Pannella. Il leader dei Radicali ha accettato le condizioni postegli dai medici pur di continuare lo sciopero totale della fame e della sete a sostegno delle condizioni dei detenuti nelle prigioni italiane.

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Giustizia: intervista all'ex Capo del Dap Giovanni Tinebra "Il Protocollo farfalla? Che è?"

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di Tony Zermo

 

La Sicilia, 4 gennaio 2015

 

È andato in pensione da procuratore generale di Catania, ma è anche stato a lungo al centro delle più grandi inchieste di mafia che la storia giudiziaria italiana ricordi. Giovanni "Gianni" Tinebra, 73 anni, non ha mai amato le interviste, ma si concede al vostro cronista che trascorse vicino a lui gli anni delle indagini per la strage Falcone e per la strage Borsellino.

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Livorno: "Sos Gorgona", il carcere sull'isola felice che il governo vuole affondare

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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 4 gennaio 2015

 

È un penitenziario dove si lavora la terra e si allevano gli animali: la recidiva è solo del 20%. Il carcere di Gorgona è l'ultima isola-penitenziario italiana, la più piccola dell'Arcipelago toscano, tra le più verdi: pini, lecci, macchia mediterranea e pure una varietà autoctona di olivo. Un carcere dove le celle sono aperte e i detenuti - attualmente circa 70- lavorano la terra e soprattutto allevano gli animali.

Ma rischia di ritornare ad essere una colonia penale perché il Governo - a causa della famigerata "spending review"- vuole vendere i 165 animali da allevamento. Per questo motivo l'amministrazione comunale di Livorno ha inviato il 3 dicembre, una lettera indirizzata ai ministri Orlando e Galletti, e per conoscenza al presidente del Consiglio Renzi, nella quale si chiedeva di bloccare da subito il procedimento di vendita degli animali legati al progetto per la rieducazione dei 70 detenuti del carcere dell'isola di Gorgona.

"Spero che il governo receda da questa scelta", commenta il sindaco Filippo Nogarin. "Tale procedimento inevitabilmente condurrebbe alla fine del progetto e con esso questo carcere modello, molto apprezzato dal ministero degli Interni, rischia seriamente la chiusura. Va da sé che la vendita di questi animali, che hanno consentito ai carcerati d'intraprendere un percorso virtuoso, porterà inevitabilmente alla soppressione degli stessi.

Tutto questo in nome di una spending review nella quale non si tiene affatto conto che per i detenuti che hanno preso parte a progetti di questo tipo, una volta scontata la pena, la percentuale di recidiva è di un quarto rispetto alla media nazionale di chi esce da case circondariali che non prevedono tali percorsi lavorativi".

Nella lettera veniva inoltre richiesta la convocazione di un tavolo di confronto tra amministrazione carceraria ed enti locali, allargato alle Onlus che si battono per i diritti degli animali. Ma ad oggi il Comune non ha ancora avuto nessuna risposta. Eppure gli animali sono considerati i primi educatori per i detenuti che - come ha ricordato un'assistente capo della polizia penitenziaria - arrivano su richiesta dopo aver scontato più della metà della pena.

Hanno la possibilità, oltre a vivere in un contesto di libertà, di imparare un mestiere. Se le statistiche parlano di una recidiva stimata intorno all'80% tra i detenuti che non lavorano, a Gorgona si attesta sul 20%.

Tanto sono le iniziative sviluppate dagli anni 90 - come l'impianto di una vigna che ora, con l'accordo firmato dal precedente direttore Giampiccolo, vede coinvolta l'azienda Frescobaldi e produce il bianco Gorgona - che hanno fatto della colonia penale una sorta di laboratorio verde. L'isola oggi mostra i segni del tempo, i fondi hanno subito una fortissima riduzione ma si cerca di rilanciare progetti, con la collaborazione del mondo di fuori sempre con lo scopo di formare e fare assumere i reclusi. Dopo il vino potrebbe accadere ad esempio con attività legate all'accoglienza sull'isola, dove si potrebbero "riportare le scolaresche come in passato", anche se il grande scoglio rimangono i collegamenti con la terraferma.

Tre intanto sono stati assunti dalla General appalti che sta sostituendo il vecchio generatore elettrico e ripristinando il fotovoltaico. "L'obiettivo - ha spiegato Carlo Mazzerbo, l'attuale dirigente dell'isola - è fare di Gorgona un'isola dei diritti, dello Stato, dei detenuti e anche degli animali", che, al pari degli uomini - aggiunge Marco Verdone, dal 1990 veterinario a Gorgona dove ha introdotto l'omeopatia - "devono avere una vita e una fine degna".

Per questo si punta a eliminare la macellazione, ai fini anche del percorso rieducativo dal punto di vista animalista. Intanto la 'grazià l'hanno avuta Valentina, mucca di 13 anni, e Bruna, scrofa salva grazie ai bimbi di una scuola.

Il modello Gorgona è esportabile? Mazzerbo osserva che "a parte aprire le celle, come ha imposto l'Europa, si vuole dare un contenuto alle giornate detentive". Ovvero "cambiare la prospettiva" di chi è dentro: non più subire il carcere, ma diventare parte attiva di un progetto, responsabilizzando i detenuti.

Tra loro a Gorgona c'è Yang, cinese di Wenzou, che con l'aiuto dell'agronomo di Gorgona Francesco Presti, cura l'orto certificato biologico: ha spiegato che da piccolo accompagnava il padre nelle risaie, ma è la prima volta che "lavora la terra, mi piace".

"Il giorno vola, altra cosa stare tra quattro mura, è sempre un carcere ma è un'oasi", aggiunge Santo, italiano, ancora 6 anni da scontare, addetto alla vigna di cui non ha mai assaggiato il vino: gli alcolici sono vietati. Samir, Jorge e Yassine, nati in Bangladesh, Spagna e Marocco, stanno al caseificio e hanno imparato a fare i formaggi.

Riccarda e Roberto curano gli animali, Benedetto lavora in cantina, si occupa delle api, realizza sculture: in carcere è da 26 anni, ne deve scontare altri 4: "Qui si riassapora la vita". A Umberto, dentro dal 1996, mancano 18 mesi: lavora in vigna ma non sa cosa farà una volta fuori. Del suo vecchio carcere ricorda le urla e la tv sempre accese. L'isola è "altro" ed è contento quando ci sono visitatori, come in occasione della presentazione della nuova vendemmia del vino Gorgona: "Il mondo si accorge di noi, aspettiamo queste giornate per far vedere il carcere in modo diverso, che le persone si possono anche riscattare".

Ma tutto questo rischia di tramontare se il Governo non ritira il provvedimento di vendita degli animali che metterebbe a serio rischio il successo dell'intero progetto di rieducazione che, piuttosto, andrebbe incentivato, valorizzato e diffuso all'intero sistema penitenziario nazionale.

 

Bologna: alla Dozza corsi per l'integrazione, detenuti islamici a scuola di diritto

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Il Garantista, 4 gennaio 2015

 

Detenuti islamici a lezione di diritto per evitare ogni forma di radicalismo religioso. Tutti i mercoledì, fino a maggio, i cancelli del carcere bolognese della Dozza si apriranno per accogliere insegnanti, professori universitari, mediatori, imam ed esperti di cultura islamica. Si parlerà di primavera araba, del ruolo della famiglia e della donna nel mondo musulmano, di Sharia e in generale delle costituzioni arabo-islamiche.

Sarà lo scopo del corso "Diritti, doveri, solidarietà. La Costituzione italiana in dialogo con il patrimonio culturale arabo-islamico", un percorso di sette mesi e ventiquattro lezioni nato da un'idea di frate Ignazio De Francesco, islamologo e volontario dell'Avoc (associazione volontari carcere), con la collaborazione dell'Ufficio del garante regionale delle persone private della libertà e del Centro per l'istruzione per gli adulti di Bologna, che ormai da anni si occupa dei corsi scolastici all'interno del carcere.

"Si tratta di detenuti che già frequentano la scuola della Dozza - spiega la garante regionale Desi Bruno - e che studieranno il rapporto tra la nostra Costituzione e il diritto islamico. Un'iniziativa molto importante che si propone di facilitare il loro inserimento ed evitare qualsiasi forma di integralismo. Un modello che cercheremo di esportare anche in altri istituti delia Regione".

A seguire i detenuti in questi 7 mesi ci saranno, oltre alle diverse figure previste, i docenti del Cpia. Quest'ultimi, oltre alle lezioni sui temi del progetto, si occupano ormai da anni della scuola per adulti all'interno della Dozza. "Sono circa 200 i detenuti iscritti al nuovo anno scolastico - dice Filomena Colio, insegnante da 23 anni nel carcere bolognese.

Ma le iscrizioni sono aperte sempre proprio perché c'è un flusso continuo tra chi entra e chi esce". Un lavoro, quello di dare la possibilità di studiare ai detenuti, che riguarda tutte le carceri italiane e che ha lo scopo di dare una mano a chi sceglie di ricominciare con una nuova vita partendo dai libri e da un banco di scuola.

"Il sapere e la cultura aiutano a essere più liberi - dice Giovanni Schiavone, dirigente provinciale dell'Ufficio scolastico di Bologna - e questi progetti permettono di realizzare questi obiettivi". Nel frattempo il carcere della Dozza risulta meno sovraffollato rispetto agli scorsi anni. Solo tre anni fa erano in 1.200 a dividersi il poco spazio a disposizione, oggi sono in 622 rispetto però alla capienza massima di 482 persone.

 

Sassari: detenuto morto, ripristinati i filmati per cercare la verità su fine di Saverio Russo

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di Gianni Bazzoni

 

La Nuova Sardegna, 4 gennaio 2015

 

Consulenti tecnici della famiglia di Saverio Russo al lavoro Esperti lettori del labiale stanno ricostruendo i dialoghi. Non si è fermata neppure durante le feste l'attività del team di esperti incaricati dai familiari di Saverio Russo - il detenuto trovato morto in carcere a Bancali il 6 settembre del 2014 - per cercare di chiudere gli accertamenti utili per la ricerca della verità sul decesso del giovane algherese.

L'attenzione dei consulenti di parte è rivolta, in particolare, alle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza interno della struttura penitenziaria di Bancali. E finora, una serie di difficoltà avrebbero impedito di verificare con certezza i movimenti in entrata e in uscita (nel corso della giornata in cui è maturata la tragedia) nella cella occupata da Saverio Russo.

Un Dvd, inizialmente malfunzionante, consegnato al consulente tecnico Mariano Pitzianti sarebbe stato in larga parte ripristinato con programmi sofisticati di recupero. Il filmato, quindi, sarebbe stato riparato e da quel momento sono cominciate le valutazioni tecniche (concorrono altri tre esperti della digital forensics) dalle quali sarebbe emerso che le interruzioni continue del Dvd deriverebbero da una masterizzazione non corretta su un supporto informatico danneggiato.

Il filmato è sotto la lente di esperti lettori del labiale per la trascrizione dei dialoghi che permettono agli esperti di decifrare le frasi, visto che nelle immagini è assente l'audio. In attesa della copia dell'hard-disk (richiesta dai legali della famiglia di Saverio Russo su indicazione dei consulenti tecnici), il lavoro va avanti e presto potrebbe essere definita la relazione da trasmettere all'attenzione del pubblico ministero che coordina l'inchiesta sulla morte in carcere di Saverio Russo.

Su quell'episodio ci sono, al momento, due posizioni contrastanti: quella del carcere e degli investigatori che hanno svolto la prima fase delle indagini che parla di suicidio. E quella della madre e degli altri familiari del detenuto che, invece, sostengono che il giovane algherese non si sarebbe mai ucciso "perché non ne aveva motivo" e, quindi, chiedono che vengano espletati tutti gli accertamenti per cancellare anche il minimo dubbio.

Gran parte delle verifiche si gioca sull'esame dei filmati del carcere. Per questo legali e consulenti tecnici insistono molto, oltre che sulla copia del Dvd con le registrazioni di quella giornata, sulla copia forense dell'hard-disk che tiene in memoria tutto e consente una ricostruzione reale degli accadimenti.

Nei giorni scorsi, nella cella sigillata di Bancali dove è morto Saverio Russo, c'era stata l'ispezione dei legali e dei consulenti della famiglia Russo, tra i quali anche la psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone, con avvocati, medico legale e altri tecnici. Un paio d'ore di foto, misurazioni, simulazioni, annotazioni di orari da collegare con possibili testimonianze. Saverio Russo, 34 anni, era stato trovato privo di vita nella sua cella la sera del 6 settembre 2014, inutili i tentativi dei soccorritori di rianimarlo. Venne formulata l'ipotesi di un gesto dimostrativo finito in tragedia. La famiglia chiede che venga accertata la verità.

 
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