Mercoledì 21 Febbraio 2018
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Aspettando la firma di Mattarella per il Garante dei diritti dei detenuti

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di Franco Corleone

 

L'Espresso, 18 gennaio 2016

 

Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha diffuso i dati sulle presenze in carcere alla fine del 2015 e viene confermato un quadro già ben conosciuto: le prigioni sono una discarica sociale.

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Sinistra Italiana chiede una Commissione parlamentare di inchiesta sugli abusi in cella

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La Presse, 18 gennaio 2016

 

Si svolgerà martedì 19 gennaio alle ore 13.00 presso la sala stampa di Montecitorio la conferenza stampa di Sinistra Italiana per presentare la proposta di istituzione di una commissione d'inchiesta in tema di maltrattamenti e abusi nei confronti di persone in condizione di privazione o limitazione della libertà personale. Partecipano la deputata di Sinistra italiana Celeste Costantino, Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale Sel, Ilaria Cucchi e l'avvocato Fabio Anselmo, legale delle famiglie Cucchi, Uva e Aldovrandi. Lo rende noto in un comunicato Sinistra italiana.

 

Sono 150 le toghe fuori ruolo e aumentano: guerra al Csm

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di Antonella Mascali

 

Il Fatto Quotidiano, 18 gennaio 2016

 

Già da oggi si prospettano battaglie dentro a Palazzo dei Marescialli perché la Terza commissione del Csm deve decidere su alcuni fuori ruolo ad alta attenzione politica. Il giro di vite, ostentato da una parte del Csm, va a sbattere contro quei via libera che contraddicono lo spirito delle regole più stringenti e che vengono giustificati con l'interesse istituzionale, come per la giudice di Milano Carla Raineri, diventata il capo della segreteria tecnica, per 6 mesi, del commissario di Roma Francesco Tronca. Quell'autorizzazione è stata rivendicata dal vicepresidente Giovanni Legnini: "Abbiamo fatto bene".

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Aumenta il cyberbullismo, ma non c'è ancora la legge

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di Virginia Della Sala

 

Il Fatto Quotidiano, 18 gennaio 2016

 

In Italia, secondo l'Istat, il 5,9 % delle denunce per molestie e abusi riguarda episodi vissuti sul web e social network: 2 ragazzi su 3 credono sia un fenomeno destinato ad allargarsi.

Chiuso a forza in un bidone, poi costretto a indossare un sacco dell'immondizia, denigrato e insultato al lavoro e in strada: atti di bullismo in un paese di circa 2 mila abitanti, in provincia di Vercelli, su un 26enne che lo scorso settembre si è impiccato al secondo piano di casa sua dopo un lungo periodo di depressione.

Al di là delle denunce e del fascicolo aperto dalla Procura, il problema è che di quei momenti sono state scattate foto e girati video, il materiale postato su Facebook. Il 4 gennaio, in America, un 16enne si è tolto la vita dopo aver subito atti di bullismo sui social network: abusi, insulti, minacce online. "Oggi i bulli non ti spingono in un armadietto, non ti aspettano dietro un angolo fuori dalla scuola - ha scritto qualche giorno fa il fratello proprio su Facebook - ma si nascondono dietro profili anonimi e usano i social network per insultare e abusare delle persone più buone e innocenti".

Ancora prima, nel 2012, era diventato virale il video (oltre 11 milioni di visualizzazioni) in cui la 15enne Amanda Todd, prima di uccidersi, aveva raccontato con biglietti tutta la sua storia. Vittima di cyberbullismo, ricatti e ritorsioni, era stata costretta a cambiare città tre volte. Tutto era iniziato con la diffusione di una sua foto a seno nudo: a nulla erano serviti psicofarmaci e terapie. Nel 2013, una 14enne in provincia di Novara si è uccisa buttandosi dal balcone di casa: sul web circolava un video che la ritraeva ubriaca a una festa.

Ormai diventato virale, aveva iniziato a raccogliere offese, insulti e minacce anche da parte di persone che non la conoscevano. Prima di morire, Carolina aveva lasciato poco righe: "Le parole fanno più male delle botte. Ma a voi non fanno male? Siete così insensibili?" I numeri italiani dell'epidemia silenziosa Gli americani definiscono il bullismo come "un'epidemia silenziosa", che Internet ha reso ancora più nascosta. Secondo l'ultimo rapporto dell'Istat sul bullismo (Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi), pubblicato a dicembre, tra i ragazzi che usano cellulare e Internet, il 5,9 per cento ha denunciato di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, mail, chat o social network.

Vittime, più di tutti, sono le ragazze: il 7,1% contro il 4,6 dei ragazzi. Si parla di statistiche che riguardano soprattutto adolescenti di età tra i 14 e i 17 anni. Più di nove adolescenti su dieci usano un telefono cellulare, la metà usa un personal computer, sette su dieci usano Internet. E le più coinvolte sono le ragazze. Quelle che hanno tra gli 11 e i 17 anni si registra, infatti, sono le più coinvolte: il 7,1% di loro è stata vittima di vessazioni continue.

Due ragazzi su tre, poi, ritengono che il cyberbullismo sia un fenomeno in crescita. Dati che non tengono conto di chi non denuncia. In Italia non esiste un reato di cyberbullismo, così come non ne esiste uno per il bullismo in generale. "Un comportamento bullo - si legge sul sito dei Carabinieri - è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare. Spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c'è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare".

I reati, di solito, sono quelli che derivano da questo comportamento: stalking, diffamazione online, ingiurie, molestie, furto di identità digitale sui social network. E secondo i dati della Polizia Postale, in Italia nel 2015, ci sono state 6 denunce per stalking, 36 per diffamazione online, 18 per ingiurie, 16 per molestie e 59 per furto di identità digitale. La normativa è ferma alla Camera In Senato, a maggio del 2015, è stato approvato con voto unanime un disegno di legge che è attualmente in esame alla Camera, assegnato alle commissioni riunite di Giustizia e Affari Sociali.

Mira a mettere dei paletti in una materia ancora troppo nebulosa ma senza assumere posizioni sanzionatorie: definisce il fenomeno di cyberbullismo, regola la rimozione dei contenuti offensivi dalla rete, stabilisce quando debba intervenire il garante della privacy e, soprattutto, introduce una misura di ammonimento nel caso di reati commessi da minorenni ma con età superiore ai 14 anni (il questore convoca il ragazzo insieme ai genitori e lo ammonisce sulla sua condotta). Si potenzia poi l'educazione e la sensibilizzazione nelle scuole - in parte già recepita - e si costituisce un tavolo interministeriale permanente per il contrasto al fenomeno. "Si tratta di una misura che ha per lo più carattere educativo - spiega al Fatto la senatrice Elena Ferrara (Pd) prima firmataria del disegno di legge.

È una norma mite per quei minori a cui non è stata data l'opportunità di crescere come cittadini digitali, Non vogliamo che ci siano denunce: il compito è anche cercare di prevenire ed educare in una fascia d'età che è critica. Soprattutto attraverso le scuole e i docenti". Purtroppo, però, dopo ormai quasi un anno e l'approvazione unanime, ancora non c'è il via libera. "Ci sono altre proposte alla Camera ed è un segnale positivo: stiamo lavorando per convogliare tutto in un unico testo".

I social network: ecco come tutelarsi "Per Facebook, il cyberbullismo è un tema prioritario. L'obiettivo è trovare un giusto equilibrio tra la necessità di garantire la possibilità di esprimersi liberamente e tutelare tutti gli utenti, in particolare i giovani". A dirlo è, a dicembre, Laura Bononcini, Head of Public Policy di Facebook Italia, in audizione davanti alle commissioni. Per combattere il fenomeno l'azienda di Zuckerberg ha una procedura per la rimozione dei contenuti: l'utente può segnalare a Facebook qualsiasi tipo di contenuto, dai video alle foto, dai post ai commenti. Si può spiegare quale sia il motivo della segnalazione con maggiori o minori particolari.

La segnalazione, infatti, è presa in carico, da una persona reale e non da un algoritmo ed è chi la analizza a decidere se procedere o meno con la rimozione sulla base della policy aziendale. "Alla segnalazione è attribuito un diverso livello di priorità a seconda dell'oggetto indicato - spiega la Bononcini. La nostra policy è particolarmente aggressiva su tutela dei minori e cyberbullismo. E queste segnalazioni sono quindi prese in carico prima di altre". L'utente segnalante riceve poi risposta sulla presa in carico della segnalazione e sulla rimozione o meno del contenuto. Anche Twitter, poche settimane fa, ha deciso di inasprire la propria policy sul cyberbullismo, in particolare per i tweet che ricadono sotto la definizione di "cattiva condotta".

In pratica sono state aggiunte ulteriori specifiche sul genere di azioni che possono portare alla sospensione di un account, con più attenzione alle "condotte d'odio" su sui si concentra la nuova policy. "L'aggiornamento enfatizza il fatto che Twitter non tollererà comportamenti che intendono minacciare, intimidire o usare la paura per zittire altri utenti", ha detto Megan Cristina di Twitter. La sfida sarà estendere il controllo nelle messaggistica istantanea come Whatsapp e Snapchat.

 

Franco Corbelli "Ne ho salvati mille (con qualche errore). I più ingrati? I politici"

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di Giancarlo Perna

 

Libero, 18 gennaio 2016

 

"Vivo per gli altri, ma una volta ho fatto scarcerare un bandito finto disabile. E che errore schierarmi dalla parte di De Magistris". Il tempo di scendere dal treno e salutare Franco Corbelli venuto a prendermi alla stazione di Paola (Cosenza) che il Gandhi italiano mi travolge con la sua irresistibile comunicativa.

Corbelli, che nei suoi 59 anni di vita ha risolto bizzeffe di casi umanitari, è un uomo spiritato, pallido e inagrissimo. Ha però un'energia furiosa che utilizza per impacchettarmi nella sua Alfetta e impormi seduta stante la visita al Santuario di San Francesco di Paola sul colle cittadino. "Prima dell'intervista, devi vedere questa perla calabrese e diventarne il testimonial nazionale - dice parlando come guida, ossia a scatti, su per i tornanti. Mi sono speso con le autorità per rilanciare il turismo religioso di questo bellissimo convento. Ma ancora senza successo". Fa un'ultima svolta e frena brusco sul piazzale davanti all'ampio cancello d'ingresso.

"Guarda", dice, tirandomi giù dall'auto e indicando l'imponente santuario a mezza costa, tra il monte e il mare. "Superbo", confermo.

"Ah, bella e mal sfruttata Calabria!", esclama Corbelli mentre a passo di corsa mi mostra dove il santo ha risuscitato un agnellino, risanato infermi, ecc. "Io - racconta per affinità - sono riuscito a fare istituire alla Regione l'ufficio del Garante per la salute, operativo 24 ore su 24. Entra in vigore nei prossimi giorni". "Riesci nell'impossibile, come San Francesco - osservo. Affronti burocrazie ottuse, sofferenze e casi umani. Come nascono i tuoi blitz?". "Ricevo una segnalazione e mi metto in moto.

Telefono alle Asl, ai sindaci, ai potenti per sbrogliare la matassa. O do un consiglio. L'importante è ascoltare. Con le autorità spesso latitanti, già questo è un conforto per chi ha bisogno. A volte, mi ispiro a un trafiletto di cronaca. Lessi di una giovane romena imprigionata a Castrovillari per avere arso vivi i suoi tre bambini. Telefonai al carcere per capire meglio. Nulla di vero: la ragazza era vittima di una sentenza balorda del suo Paese. Uscita per procurare cibo ai Aglietti, la stufa dell'appartamento prese fuoco, appiccando l'incendio in cui morirono.

Oltre al dolore, la galera. Incontrai i tre magistrati che si occupavano del caso per supplicarli di impedire l'estradizione e ridare una speranza alla poverina. I giudici, tre donne, che Dio le abbia in grazia, la liberarono e ora quella mamma ha un avvenire".

"Quanti casi hai risolto?", chiedo. "Un migliaio. Ho fatto scarcerare 70 detenuti malati, tra italiani e stranieri. Mi sono battuto con Marco Pannella e Vittorio Sgarbi, per la giustizia giusta e contro l'accanimento carcerario". "Come ti è nata la vocazione di vivere per gli altri?", mi incuriosisco. "Da ragazzo ho vissuto un'ingiustizia di cui fu vittima mio papà. Lui, che è carpentiere, stava costruendo per noi una casetta, ma il Comune di Torano, dove vivevamo e sono nato, lo vessò per impedirglielo.

Vidi mio padre esasperato e giurai di far sparire queste brutture. La mia idea del giusto e dell'ingiusto risale ad allora. Anche per quel torto, mio padre dovette emigrare per mantenerci, lasciando noi in Calabria. Andò prima a Como poi in Germania. Chi conosce lo struggimento della lontananza e del vedersi solo per Natale, si immedesima in chi è costretto a lasciare tutto. Ecco perché, oggi, aiuto strenuamente anche gli emigranti".

Mentre riscendiamo in auto in cerca di un posto per l'intervista, gli chiedo se a spingerlo c'è un elemento religioso. "La mia fede incide - conferma. Sono credente e molto devoto al nostro Patrono (l'onnipresente Francesco di Paola, fondatore dei Minimi, ndr). Nei casi più duri, ho dovuto smuovere montagne. Senza la fede, mi sarei arrestato". E, nel dirlo, stoppa di botto davanti a un alberghetto chiuso. Sullo spiazzo, con vista mare, ci sono alcuni tavoli e sedie abbandonate. Ci sediamo, sotto un solicello caldo che pare uscito apposta per allettarci.

 

Ti sei mai battuto per la persona sbagliata?

"Feci scarcerare un ragazzo in sedia a rotelle. L'anno dopo morì in un conflitto a fuoco. Aveva ingannato tutti: non era mai stato paralitico".

 

Sei stato ripagato con l'ingratitudine?

"Molti dimenticano presto. Soprattutto, i politici che ho fatto scarcerare. Una delle mie prime battaglie per la giustizia giusta fu in favore di Francesco De Lorenzo, l'ex ministro della Sanità. Non l'ho più sentito. Ne ebbi però una notorietà mediatica che mi servì nelle altre battaglie".

 

Sei magro e spiritato per natura o per la vita scelta?

"Spilluzzico cibo e sonno. Ma la magrezza non ti inganni".

 

Come potrei? Sei una trottola.

"Una bomba energetica. Come sai, sono laureato in Economia e insegno nelle scuole industriali economia aziendale. AI di là del programma di studi, coinvolgo i ragazzi nelle mie imprese. Facciamo squadra".

 

Sei solo un apostolo o hai una vita privata?

"L'ho sacrificata senza accorgermene. La mia famiglia è quella del mio unico fratello che mi ha sempre sostenuto. I suoi due figli sono il mio avvenire".

 

Ora sei assorbito dal progetto di un cimitero dei migranti morti in mare.

"Un'opera umanitaria universale che corona il mio itinerario. Ho scelto un'area vicina al campo di concentramento fascista di Ferra monti dove i deportati furono però aiutati dalla nostra gente. Un luogo simbolo della solidarietà".

 

Quanti ne potrà contenere?

"Migliaia. Il cimitero è per tutti, ma soprattutto per i bambini. Lo intitolerò "Aylen Kurdi", il nome del piccolo morto nel mare turco nell'estate 2015. Chiederò che tutti i bimbi, ovunque annegati nel Mediterraneo, siano sepolti qui".

 

Pensi che l'immigrazione vada frenata?

"Non si possono accogliere tutti. L'esodo va governato. Accanto alla solidarietà ci vuole legalità. Io ho forse un eccesso di comprensione. Mi spinge però il ricordo dell'emigrazione di mio padre".

 

Pannella fu tuo compagno di battaglie. Che ne pensi oggi?

"Lo vedo incapace di imporsi. Si accontenta della melliflua telefonata del Capo di Stato di turno per rinunciare alla sua battaglia. Bello se tornasse il combattente di una volta, nonostante l'età".

 

Sgarbi, altro tuo compagno di ideali?

"Avergli inizialmente fatto la guerra è stato il più grande errore della mia vita".

 

Che successe?

"Pubblicai un pamphlet contro di lui e Giuliano Ferrara, spesso in coppia, incolpandoli di attizzare la tv spazzatura, urlata e odiosa".

 

Invece?

"Sgarbi è non solo persona di grande cultura ma un autentico paladino della libertà e dei diritti civili. Tra noi, è successivamente nata un'amicizia che durerà tutta la vita".

 

Anni fa, tu garantista, hai inneggiato a Luigi De Magistris, l'allora pm di Catanzaro, celebre per le accuse a vuoto.

"Anche qui, riconosco di avere sbagliato. Ero convinto di difendere, con De Magistris, la vera giustizia. Trascuravo però i principi garantisti. Oggi, sarei mille volte più cauto".

 

Schierandoti con Gigi Ò flop, ti sei intruppato con Beppe Grillo e Sonia Alfano, due manettari al cubo.

"Eh! Fu proprio questa compagnia, che è agli antipodi della mia cultura garantista, a farmi riflettere. Provai grande imbarazzo".

 

Taci invece su Nicola Cosentino di Fi, in galera da due anni senza uno straccio di condanna per presunta camorra.

(A disagio) "Non... me l'hanno chiesto. Lo avrei fatto... sono pronto a farlo".

 

Gli è perfino impedito di vedere la moglie.

"Un caso che non dà davvero l'idea della giustizia giusta. Farò certamente qualcosa".

 

Tra i malagiustiziati ci metti anche il Berlusca?

"Mi chiedo come sia possibile toglierlo dal Parlamento per evasione fiscale lui che è il maggiore contribuente di questo Paese".

 

Matteo Renzi?

"Ne ho una considerazione molto negativa. Temo un ritorno al peggiore passato. Giudico le sue riforme pericolose per la democrazia. Non voglio una concentrazione del potere nelle mani del Governo e di una sola Camera".

 

Cosa sei politicamente?

"La mia unica tessera è stata quella del Psi. Mi considero però un libertario senza appartenenze".

 

Sei stato consigliere provinciale.

"E ho sempre devoluto l'indennità per campagne umanitarie, dall'Africa all'Ucraina".

 

Come vivi?

"Con i 1.700 euro di docente".

 

Aspiri al Parlamento?

"Mi piacerebbe esserci per dare forza alle mie battaglie. Fare interrogazioni e occupare l'Aula se ci sono stringenti casi umani. Non vorrei mai però l'indennità parlamentare. Me ne vergognerei".

 

Perché?

"In Parlamento si sta per una causa, non per soldi".

 

Come i nostri antenati, eletti per censo e gratis.

"Appunto".

 

Un'unione tra generazioni?

"Un'unità di ideali".

 
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