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La Spezia: sospetto caso di tubercolosi nella Casa circondariale di Villa Andreino

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primocanale.it, 2 novembre 2015

 

Detenuto nordafricano sottoposto ad esami in ospedale e ora isolato. Sospetto caso di tubercolosi nel carcere della Spezia. Un detenuto di 30anni, originario del nordafrica, è stato ricoverato per accertamenti nel reparto infettivi dell'ospedale Sant'Andrea ed ora, dimesso, è in isolamento all'interno della casa circondariale Un detenuto di 30 anni, originario del nordafrica, è stato sottoposto tra venerdì e ieri ad approfonditi esami presso il reparto Infettivi dell'ospedale Sant'Andrea della Spezia. Nella serata di sabato l'uomo è stato dimesso. In attesa dell'esito delle analisi specifiche sul possibile insorgere della Tbc, è stato isolato in una stanza del carcere spezzino. Il detenuto era stato trasferito presso la struttura carceraria di via Fontevivo, circa tre settimane fa. I primi sintomi, con una violenta tosse, erano iniziati pochi giorni dopo.

 

Vigevano (Pv): detenuti al lavoro gratuitamente per la pulizia di strade e marciapiedi

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di Andrea Ballone

 

La Provincia Pavese, 2 novembre 2015

 

Accordo con la casa circondariale: si occuperanno gratuitamente della pulizia di strade e marciapiedi. I detenuti lavoreranno per conto del Comune. È stato siglato un accordo tra amministrazione comunale, casa circondariale e Agenzia per il lavoro di Pavia che porterà un gruppo di detenuti, scelti dalla casa circondariale in base al comportamento e al tipo di reato, a lavorare per conto del Comune.

Da anni la legge disciplina questo tipo di interventi, attuati in varie zone d'Italia con il preciso obiettivo non solo di dare un contributo alla comunità, ma anche di reinserire i detenuti. Per lavorare per conto del Comune potranno uscire quattro giorni in un mese nella fascia oraria che va dalle 8.45 alle 12.14, rispettando una turnazione. Nell'accordo non è previsto alcun compenso. La convenzione (firmata da amministrazione comunale, casa circondariale e Apolf, l'agenzia provinciale per il lavoro) durerà tre anni e porterà diversi detenuti a lavorare per la città.

Le mansioni riguardano la pulizia di strade e marciapiedi, ma anche eventuali interventi per l'emergenza neve. I detenuti saranno scelti dalla casa circondariale che, sulla base del piano di trattamento rieducativo, "individua i soggetti per i quali sussistano le condizioni per l'ammissione al lavoro esterno da proporre per l'approvazione al magistrato di sorveglianza". L'Apolf nell'ambito del progetto si occupa del coordinamento delle tempistiche, degli aspetti amministrativi, dell'attività di tutoraggio e del mantenimento dei rapporti fra tutti i soggetti coinvolti. Il Comune predisporrà una serie

di progetti di pubblica utilità della durata minima di dieci giorni e della durata massima di sei mesi, indicando per ognuno il programma di lavoro, il luogo, gli orari e il funzionario responsabile per l'impiego. Saranno individuati anche il luogo e l'orario per il pasto.

 

Como: al carcere del Bassone corso di intaglio, i detenuti creano sculture e bastoni

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di Paola Pioppi

 

Il Giorno, 2 novembre 2015

 

Le risorse forestali della Lombardia diventano protagoniste di un corso professionale all'interno del carcere Bassone di Como. Parte infatti sabato 7 novembre, il secondo ciclo di lezioni realizzate all'interno della casa circondariale comasca, grazie a una sinergia che ha dato vita a un progetto per la realizzazione di bastoni e sculture in legno realizzate dai detenuti, con finalità rieducative e di insegnamento. La prima fase si è già svolta prima dell'estate, quando gli intagliatori del legno di Schignano, si erano trasformati in volontari per il carcere Bassone, docenti di un corso di intaglio professionale, utilizzando le materie prime provenienti dalle aree forestali lombarde.

Oltre al corso teorico-pratico di cinque lezioni di intaglio, ma anche di formazione sulla gestione e conoscenza delle foreste di Lombardia, comprensivi degli gli aspetti etici e di sostenibilità del territorio, ha prodotto bastoni da passeggio in legno di nocciolo, nella prospettiva di ipotizzare una commercializzazione futura, in tutto sotto la guida di personale tecnico dell'Ersaf. Il progetto, varato per la prima volta al Bassone, è stato realizzato dalla casa circondariale comasca in collaborazione con Ersaf, l'ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste, e portato avanti con il consigliere regionale Daniela Maroni, oltre alla disponibilità degli intagliatori.

Parte ora nella sua seconda fase. Cinque giornate di intaglio artistico, sei ore ogni lezione, sotto la guida dei maestri mascherai di Schignano, che si sono messi a disposizione di altrettanti detenuti, scelti tra coloro che hanno dimostrato di avere caratteristiche adeguate a seguire il corso. Prima di tutto, la predisposizione a questo genere di lavori e alla manualità, fondamentale nell'approccio con la materia prima, ma anche al capacità di lavorare in gruppo e di condividere un obiettivo comune.

Il tema del manufatto sarà scelto e studiato insieme, altro aspetto della valenza sinergica di questo laboratorio, che si affianca all'acquisizione di una professionalità. Il risultato di questo percorso, che terminerà a fine novembre, sarà sotto gli occhi di tutti: infatti la scultura finale sarà esposta a Schignano. "Assieme a Ersaf e ai mascherai di Schignano - commenta Daniela Maroni - abbiamo iniziato questi percorsi che hanno dato ottimi risultati".

 

Verona: la Polizia penitenziaria protesta "il carcere è una bomba a orologeria"

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L'Arena, 2 novembre 2015

 

"Una bomba a orologeria pronta a esplodere". È così che gli agenti di polizia penitenziaria definiscono il carcere di Montorio. Timori che si protraggono ormai da tempo e che sono aumentati nelle ultime settimane dopo alcuni episodi particolarmente gravi. L'incendio divampato in tre celle circa un mese fa. Le aggressioni ormai quotidiane nei confronti degli stessi agenti da parte dei detenuti: l'ultima nei giorni scorsi, messa in atto con coltelli rudimentali.

E poi ancora, circa 70-80 cellulari sequestrati nell'arco di un anno: telefoni il cui utilizzo è ovviamente vietato all'interno del carcere, con cui ora si può fare qualsiasi cosa, collegarsi a internet, contattare chiunque e, anche eventualmente commettere reati. "Sono segnali preoccupanti, che evidenziano alcune lacune a livello di sicurezza", spiegano i delegati sindacali degli agenti di polizia penitenziaria, che ieri si sono radunati davanti alla casa circondariale in segno di protesta.

Una manifestazione unitaria, in linea con lo stato d'agitazione aperto nell'agosto del 2013, che ha visto scendere in piazza i rappresentanti di tutte le sigle: Alfredo Santagata dell'Osap, Gerardo Notarfrancesco del Sappe, Giulio Pegoraro dell'Uspp, Daniela Ferrari della Cisl Funzione Pubblica ed Elisabetta Rossoni della Cgil Funzione Pubblica.

"Nel 2011 i detenuti ristretti a Montorio erano oltre un migliaio: ora sono 500, eppure gli elementi di criticità sono triplicati", spiegano i rappresentanti dei poliziotti, che puntano il dito contro la direttrice del carcere Maria Grazia Bregoli. "Negli anni abbiamo assistito al progressivo smantellamento dell'organizzazione del servizio: i vertici, purtroppo, sono evidentemente inadeguati a gestire la situazione, per questo ne chiediamo la rimozione". La direttrice, interpellata da L'Arena per una replica, ha spiegato che in questa fase preferisce evitare commenti.

Attualmente gli agenti operativi a Montorio sono circa 300 ma, come hanno spiegato ieri i rappresentanti sindacali, all'interno delle sezioni detentive spesso un solo poliziotto si ritrova a dover gestire anche 50-60 detenuti. "Questo è particolarmente pericoloso oggi, perché dal 2014 si è passati dal regime chiuso al regime aperto: ciò significa che i detenuti stanno almeno otto ore al giorno liberi nella sezione, non rinchiusi nella propria cella", proseguono. "Gestirli in gruppo diventa molto più difficile, senza contare che spesso si verificano piccoli furti all'interno delle celle, al punto che gli stessi detenuti si danno i turni per non lasciarle incustodite". Alla manifestazione era presente ieri anche il deputato del Pd Vincenzo D'Arienzo, che ha già presentato due interrogazioni sul tema. "Se gli agenti di polizia penitenziaria non lavorano serenamente, ciò fa venir meno la loro capacità di riabilitazione dei detenuti, che è l'obiettivo primario del carcere: i primi a risentire di questa situazione, quindi, sono le stesse persone rinchiuse nell'istituto".

 

Siracusa: rieducazione detenuti, incontro al Liceo Quintiliano con il direttore del carcere

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nuovosud.it, 2 novembre 2015

 

Promuovere un'esperienza significativa di conoscenza e approfondimento dei temi della giustizia, del carcere e della pena, delle condotte antisociali, del pregiudizio, del reinserimento sociale dei detenuti: questa la finalità dell'incontro, organizzato ieri al liceo Quintiliano di Siracusa dalle insegnanti Anna Di Carlo e Ida Toscano, con il magistrato Simona Lo Iacono, il direttore del carcere di Brucoli Antonio Gelardi e il regista Aldo Formosa.

"Attraverso lo schema educativo del carcere che entra nella scuola e della scuola che entra nel carcere - spiega Anna Di Carlo - abbiamo proposto ai ragazzi un confronto su un modello di giustizia inclusivo e riabilitativo in una prospettiva pedagogica e di riscatto, per sensibilizzarli ai valori dell'accoglienza, della solidarietà e del rispetto della dignità della persona".

Il dottor Gelardi ha illustrato agli studenti le attività artistiche e sociali attraverso le quali " si cerca di dare un contenuto alla giornata, diversamente vuota, del detenuto", invitando i giovani a una riflessione su misure limitative della libertà alternative alla pena detentiva. "Una rieducazione è tale se guida la persona alla riappropriazione dei valori lesi della società, recuperando se stessa, il proprio talento, il senso del proprio stare al mondo, anche attraverso l'arte", ha affermato la Lo Iacono, che con la collaborazione di Aldo Formosa ha curato uno spettacolo teatrale dedicato alla vita di alcuni detenuti del carcere di Brucoli, autori della sceneggiatura e protagonisti della rappresentazione.

Propositiva la partecipazione degli studenti delle Scienze Umane al dibattito stimolato dagli interventi dei relatori e dalla lettura di passi tratti dai libri Dei delitti e delle pene di Beccaria, Il processo di Kafla, Il segreto di Luca di Silone, Effatà della Lo Iacono. "L'educazione alla legalità - spiega Ida Toscano - è una delle finalità del progetto My body, my rights che abbiamo promosso al Quintiliano, ritenendo che l'educazione ai diritti umani debba essere una priorità di tutte le forze educative, se vogliamo creare le basi per la formazione di cittadini consapevoli dei propri diritti e delle responsabilità di ciascuno".

Una proposta didattica complessiva, flessibile, interattiva, condivisa dai licei Leonardo da Vinci di Floridia ed Einaudi di Siracusa, realizzata con la collaborazione di Amnesty International ed Emergency, con diverse modalità di intervento ma con un unico filo conduttore: l'educazione alla "cittadinanza planetaria".

 
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