Mercoledì 25 Aprile 2018
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Diritti dei detenuti: tanti garanti e poche garanzie

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di Laura Arconti (Partito Radicale)

 

L'Opinione, 10 marzo 2016

 

In Svezia, patria del welfare, esiste fin dal 1809 un organo fiduciario del Parlamento che vigila sul funzionamento dell'amministrazione statale, tutelando i cittadini contro eventuali abusi da parte di pubblici funzionari. È chiamato "Ombudsman", letteralmente "uomo che fa da tramite".

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Il paradosso del proibizionismo

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di Patrizio Gonnella (Presidente Antigone e Cild)

 

Il Manifesto, 10 marzo 2016

 

Coltivare cannabis per uso personale resta un reato. A confermarlo ieri è stata la Corte Costituzionale, nel non ritenere fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul trattamento sanzionatorio della coltivazione di piante di cannabis per uso personale. La questione era nata per la disparità attualmente in essere tra due tipi di condotte, entrambe relative all'uso personale. Da una parte, appunto, la coltivazione fai-da-te, dall'altra l'acquisto di marijuana sul mercato nero ed illegale.

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Nei reati economici troppo facile evitare il carcere

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di Gian Antonio Stella

 

Corriere della Sera, 10 marzo 2016

 

Mentre in tutta l'Europa la quota di detenuti condannati con sentenza definitiva per reati economici e finanziari saliva nel 2014 dal 6% al 7,4%, da noi è rimasta inchiodata allo 0,6%. Siamo dodicesimi in Europa. Bancarottieri fraudolenti, banchieri truffatori, sindaci corrotti, funzionari mazzettari e delinquenti fiscali possono tirare un sospiro di sollievo: la #svoltabuona della galera invocata dai cittadini è ancora lontana. Anzi, mentre in tutta l'Europa la quota di detenuti condannati con sentenza definitiva per reati economici e finanziari saliva nel 2014 dal 6% al 7,4%, da noi è rimasta inchiodata allo 0,6%. Nel 2013 avevamo un decimo dei carcerati "colletti bianchi" rispetto alla media Ue e adesso ne abbiamo un dodicesimo. Una figuraccia.

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Truffe e sprechi nella spesa pubblica, nel 2015 danni per 4 miliardi di euro

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di Michelangelo Borrillo

 

Corriere della Sera, 10 marzo 2016

 

I dati della Guardia di Finanza: illegale un appalto su tre (un miliardo su 3,5), crescono gli evasori fiscali totali (8.485), irregolare il 30% delle sale giochi e centri scommesse. Sequestrati oltre 390 milioni di prodotti contraffatti e beni per 2,9 miliardi alla mafia. Tra sprechi nella Pubblica Amministrazione e truffe ai finanziamenti pubblici, lo Stato italiano ha subito nel 2015 un danno patrimoniale superiore ai 4 miliardi. Lo evidenzia il Rapporto annuale della Guardia di Finanza.
Illegale un appalto su tre - In particolare, appalti pubblici per oltre un miliardo, quasi un terzo del totale (3,5 miliardi il valore degli appalti controllati e monitorati), sono stati assegnati in maniera illegale nel 2015. I finanzieri, inoltre, hanno denunciato 1.474 persone, 73 delle quali sono state arrestate.
Evasori in crescita - Aumentano anche gli evasori fiscali totali, vale a dire soggetti che pur avendo prodotto reddito risultano completamente sconosciuti al fisco: rispetto ai quasi 8mila individuati nel 2014, la Guardia di Finanza ne ha scoperti 8.485 nel 2015. Dal Rapporto annuale delle Fiamme Gialle, inoltre, emerge che sono stati denunciati per reati fiscali 13.665 soggetti, 104 dei quali arrestati. Ai responsabili di frodi fiscali sono infine state sequestrate disponibilità patrimoniali e finanziare per il recupero delle imposte evase per 1,1 miliardi ed avanzate proposte di sequestro per altri 4,4 miliardi.
Irregolari il 30% delle sale giochi - Su 5.765 controlli effettuati dalla Guardia di Finanza in sale giochi e centri scommesse, sono state riscontrate irregolarità nel 30% dei casi. Dal Rapporto annuale emerge inoltre che sono stati sequestrati 576 apparecchi automatici da gioco e 1.224 postazioni di raccolta di scommesse clandestine. I finanzieri, inoltre, hanno scoperto oltre 36 milioni di giocate nascoste al fisco.
Contraffatti 390 milioni di prodotti - Nello scorso anno le Fiamme Gialle hanno sequestrato oltre 390 milioni di prodotti contraffatti e pericolosi, per un valore stimato di circa 3 miliardi. Complessivamente, dice inoltre il Rapporto annuale, sono state tolte dal mercato 8.800 tonnellate e 31 milioni di litri di generi agroalimentari contraffatti o prodotti in violazione della normativa sul made in Italy e sequestrati 603 siti internet utilizzati per lo smercio di articoli contraffatti.
Sequestrati alla mafia 2,9 miliardi - Beni mobili e immobili, 316 aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 2,9 miliardi sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nel 2015. Il dato è contenuto nel Rapporto Annuale dal quale emerge che sono stati eseguiti accertamenti patrimoniali a carico di 9.180 soggetti condannati o indiziati di appartenere ad associazioni mafiose e prestanome, e 2.182 società. Le confische hanno invece riguardato 1.819 beni mobili e immobili, 93 aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie per 747 milioni.

 

Associazione Nazionale Magistrati, sconfitte le toghe di sinistra

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di Andrea Fabozzi

 

Il Manifesto, 10 marzo 2016

 

Nelle elezioni per il sindacato unico, giudizio pesante sui primi anni senza l'assillo di Berlusconi al governo. Area perde quasi il 20% e paga le accuse di collateralismo con il governo Renzi, vince ancora Unicost. Molto bene la novità D'Avigo, meno bene la sua lista.
Alla prova del voto dopo quattro anni di governo del sindacato unico dei magistrati - i primi quattro anni senza l'antagonista storico, Berlusconi, a palazzo Chigi - le toghe di sinistra risultano sconfitte. Riunite nella lista di Area come quattro anni fa, le "toghe rosse" perdono nel complesso tra il 18 e il 20 per cento dei voti - le elezioni per il rinnovo del parlamentino dell'Associazione nazionale magistrati si sono chiuse martedì ma mancano ancora i risultati definitivi di Cagliari e Perugia.
Il risultato per la sinistra è doppiamente amaro perché Unicost, la corrente moderata dei magistrati che ha condiviso il governo dell'Anm con Area in questi anni, suo il presidente uscente Rodolfo Sabelli, ha aumentto i voti ed è uscita vincitrice dalle elezioni, alle quali hanno partecipato (in leggera crescita) circa settemila magistrati italiani; l'Anm ne rappresenta poco più di ottomila sui novemila totali.
Novità di questa consultazione, la lista Autonomia e indipendenza nata dalla scissione di Magistratura indipendente, la corrente di destra-centro, non è riuscita nel sorpasso alla lista di provenienza: insieme però le due fazioni hanno aumentato del 50% i voti di centrodestra rispetto a quattro anni fa e assorbito i consensi di Proposta B, uno schieramento che nel 2012 era contro tutte le correnti. Il leader di Autonomia e indipendenza, il giudice ex componente del pool Mani pulite Piercamillo Davigo, ha raccolto su di sé un buon consenso, anche se non eccezionale come molti prevedevano - curiosamente è andato meno bene proprio a Milano e in Cassazione, dove è consigliere da oltre dieci anni.
Tra i 36 componenti del nuovo comitato direttivo centrale dell'Anm, Area ha eletto il sostituto procuratore di Roma Eugenio Albamonte, il giudice della sezione famiglia di Napoli Stefano Celentano, il sostituto procuratore di Milano Luca Paniz, il pg di Cassazione Luigi Orsi (che ha da poco lasciato la procura di Milano dov'era in polemica con l'ex procuratore Bruti Liberati), il capo dell'ufficio gip di Lecce Alcide Maritati (figlio dell'ex senatore e sottosegretario Alberto), Titti Potito, giudice del tribunale di Bari. Nelle altre liste, premiati Corrado Cartoni, giudice civile a Roma per Mi, Giuliano Caputo, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere per Unicost e - assieme a Davigo, unico tra tutti i candidati a superare quota mille preferenze, con un boom a Napoli - Alessandro Pepe, giudice del tribunale di Napoli, per Autonomia e indipendenza.
In piena campagna elettorale, la lista di Davigo, all'opposizione con Magistratura indipendente, ha promosso per la prima volta un referendum consultivo all'interno dell'Anm, chiedendo la definizione di carichi massimi di lavoro per i magistrati e sette giorni di sciopero di protesta contro la scopertura degli organici. Battaglie marcatamente sindacali che hanno gonfiato il malcontento verso la giunta Unicost-Area, assieme all'accusa di collateralismo con il governo Renzi e il ministro Orlando. Magistratura democratica e gli ex "verdi" del Movimento per la giustizia, riuniti in Area, hanno pagato questa situazione più di Unicost: il risultato delle urne rende improbabile la riproposizione della stessa alleanza.
"Paghiamo difficoltà di lavoro sul territorio e lo spostamento della magistratura verso richieste schiettamente sindacali", è la prima analisi di Titti Potito, secondo la quale "le ferie non sono tutto, nel senso che noi non siamo lavoratori come gli altri visto che maneggiamo i diritti dei cittadini, una migliore organizzazione ha senso se è funzionale a una migliore giustizia". Ma Area sconta anche qualche errore tattico, secondo Luca Paniz: "Sbagliando ci siamo schierati contro i referendum definendoli demagocici, mentre Unicost ha lasciato libertà di voto ai suoi iscritti, riuscendo così a gestire il malcontento da una posizione di governo. Area non è stata appiattita sull'esecutivo, tutt'altro, ma è possibile che in certi passaggi abbia rischiato di dare questa impressione".

 
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