Mercoledì 26 Aprile 2017
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Firenze: le Associazioni protestano "assurdo trasferire internati dell'Opg a Solliccianino"

PDF Stampa
Condividi

La Nazione, 16 aprile 2015

 

"C'è mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo".

Una lettera scritta da alcune associazioni di volontariato che operano nel carcere di Sollicciano e al Gozzini (Solliccianino) esprime la contrarietà di queste associazioni verso la decisione della Regione Toscana di trasferire un gruppo di internati dell'Opg di Montelupo all'interno del Gozzini. A firmarla sono Pantagruel, L'Altro Diritto, Associazione volontariato penitenziario, Gruppo carcere delle Piagge, Associazione Il Muretto, Alessandro Santoro (volontario penitenziario) e Coordinamento chiese evangeliche per le persone detenute di Firenze.

"Questo Istituto è un carcere a sorveglianza attenuata - si legge nella lettera - con celle aperte tutto il giorno, ove è in atto da diversi anni un importante lavoro di recupero e di risocializzazione dei detenuti, organizzato dal personale educativo del carcere secondo un ricco ed efficace programma di attività culturali, sportive e lavorative, ad alcune delle quali collaborano anche nostri volontari.

La decisione della Regione è destinata ad interrompere questa esperienza, considerata l'impossibilità di conciliare, in una medesima struttura, presenze così diverse, che richiedono gestioni completamente difformi. La Legge 81 del 2014, che stabilisce la chiusura degli Opg, prevede l'inserimento degli internati psichiatrici in strutture (Rems) non più carcerarie, bensì a completa ed esclusiva gestione sanitaria, con servizi di sicurezza soltanto esterni.

Non riusciamo a capire come si possa pensare di trasferire internati dei vecchi Opg da un carcere ad un altro carcere, contravvenendo in tal modo alla lettera e allo spirito della Legge 81. Questo anche significa, a nostro parere, mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo. Avevamo avuto notizia che erano state individuate altre soluzioni, a nostro parere del tutto appropriate, come, ad esempio, la struttura sanitaria dismessa di Villanova, sulla collina di Careggi. Ha prevalso evidentemente, su ogni altra, la preoccupazione securitaria, anche se è per noi difficile pensare che detta preoccupazione potesse riguardare la vicinanza dell'ospedale Meyer.

 

Cgil: internati Opg non vadano a Solliccianino

 

Sul futuro degli internati dell'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Montelupo Fiorentino, la Cgil esprime "preoccupazione e forte perplessità per la soluzione individuata dalla Regione" perché "anziché' risolvere un problema si rischia seriamente di crearne due". Se la legge Marino impone la chiusura delle strutture, la gestione degli ex internati, ricorda il sindacato, è demandata alla Regione Toscana e al Servizio sanitario nazionale. La Regione quindi, per quei pazienti in situazione di maggiore gravità, non dimissibili, ha optato per l'ala dedicata alla detenzione attenuata del Mario Gozzini, più noto come carcere di Solliccianino.

Una scelta contestata dai detenuti -preoccupati di dover tornare, almeno parte di loro, nelle carceri ordinarie per far posto agli internati gravi- e dal sindacato che rintraccia "l'evidente rischio di compromettere una esperienza di rilevante valore sociale e civile come quella della custodia attenuata prevista all'istituto Gozzini. Una struttura, quella di Solliccianino, impegnata sin al 1989 nella realizzazione di interventi terapeutici e psico-socio-educativi a favore di una parte della popolazione detenuta. Un fiore all'occhiello nel settore del trattamento riabilitativo e del reinserimento sociale, così come previsto dalla Costituzione".

Per la Fp-Cgil, inoltre, altro fondamentale elemento di preoccupazione sta proprio nella legge Marino, che ha disponendo la chiusura degli Opg, ha escluso che le Rems, strutture residenziali socio-sanitarie per l'esecuzione della misura di sicurezza, siano collocate all'interno di strutture penitenziarie come è appunto l'istituto Mario Gozzini. "Si disattendono in tal modo- sottolinea il sindacato- il senso e le finalità della legge che ha voluto separare il trattamento sanitario, pur in situazione di custodia e di sicurezza, dalla condizione detentiva".

Infine, conclude la Cgil, i lavoratori "che non sono solo dipendenti pubblici, ma anche quelli che lavorano per i servizi esternalizzati, hanno diritto di sapere quale sarà il loro destino lavorativo e come dovranno organizzarsi con le loro famiglie. In questi anni si è costituito un patrimonio di professionalità che non può essere disperso o dequalificato".

 

Caltagirone (Ct): costruzione nuovo padiglione detentivo bloccato dallo scorso novembre

PDF Stampa
Condividi

di Mariano Messineo

 

La Sicilia, 16 aprile 2015

 

Il carcere calatino di contrada Noce attende ancora di essere ristrutturato. Maledetta burocrazia. I lavori per la costruzione di un nuovo padiglione nella casa circondariale di Caltagirone (una delle tre carceri siciliani - le altre sono Trapani e Siracusa - a essere interessate da questi interventi), che comportano un investimento di ben 11 milioni di euro, sono bloccati da novembre a causa del protrarsi dei tempi necessari per alcuni "passaggi".

Il 31 luglio 2014, infatti, sono cessate con decreto le funzioni del commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie. Risale invece al 10 ottobre scorso il decreto ex piano carceri che suddivide le competenze prima commissariali fra il ministero delle Infrastrutture e il ministero della Giustizia, attribuendo al primo la titolarità degli interventi riguardanti il carcere di Caltagirone e altre strutture interessate da interventi con le stesse caratteristiche.

È pertanto il Ministero delle Infrastrutture a subentrare nelle convenzioni, nei protocolli, nei rapporti attivi e passivi, nei contratti di lavori, forniture, servizi e di collaborazione relativi alla struttura penitenziaria calatina. Fatta chiarezza su questo aspetto, si attende adesso la ripresa dei lavori che, stando a notizie giunte da fonti accreditate, dovrebbe avvenire in tempi brevi. Sinora le opere effettuate costituiscono il 25% circa dei lavori complessivi.

Effettuati gli interventi di carpenteria, restano infatti da fare pavimenti, facciate, impianti e altro ancora. "Ci rifiutiamo di pensare che siano solo difficoltà di ordine burocratico - afferma Salvatore Lo Balbo, della segreteria nazionale Fillea Cgil - questo è anche un problema di volontà politica, che va al più presto chiarito, ponendo fine a questa situazione di impasse che riguarda numerosi e attesi interventi nel settore.

Il paradosso - aggiunge Lo Balbo - è che ancora non c'è alcuna notizia ufficiale sui tempi per il riavvio delle opere. Auspichiamo che agli impegni di legalità negli appalti assunti dal commissario per i vari lavori nelle carceri venga adesso data continuità. Occorre che la macchina dei controlli preventivi messa in campo attraverso i protocolli di legalità, venga fatta ripartire al più presto per evitare fenomeni di presenza mafiosa e di abbassamento delle tutele dei lavoratori".

Con il nuovo padiglione, la capienza della casa circondariale calatina sarà aumentata di 200 unità. Attualmente i reclusi sono poco più di 260, ma il penitenziario ne ha ospitati anche 300. È invece già pronto, ma si attende il definitivo via libera per il suo utilizzo, il nuovo reparto (ex infermeria) per un centinaio di ospiti. Ciò significa che, nel giro di un paio di anni, il carcere di Caltagirone è destinato a contenere sino a 600 detenuti e a diventare, quindi, una delle strutture penitenziarie con il maggior numero di ospiti in Sicilia.

 

Genova: la Uil-Pa denuncia "una bombola d'ossigeno nel corridoio della Sesta Sezione"

PDF Stampa
Condividi

www.ligurianotizie.it, 16 aprile 2015

 

Da tempo la Uil-Pa Penitenziari segnala l'incauta e "irresponsabile" presenza di una bombola d'ossigeno nel corridoio del Piano Terra Sesta Sezione. A denunciarlo è Fabio Pagani, Segretario regionale della Uil-Pa Penitenziari - che aggiunge - "fino a qualche giorno fa le bombole di ossigeno erano addirittura due ed erano utilizzate per due detenuti italiani con seri problemi respiratori". Pagani punta il dito contro l'Amministrazione Penitenziaria e soprattutto contro l'Asl che pur avendo a disposizione un Centro Clinico, preferisce curare i detenuti in reparti comuni con tutto il pericolo del caso, come avvenuto in uno scoppio a Milano il 12 aprile scorso, causato da una bombola d'ossigeno che ha praticamente carbonizzando due persone e distrutto l'intero stabile. "Questa volta - precisa il sindacalista - a rischio ci sarebbero circa 80 detenuti nel reparto sesta sezione e soprattutto i Poliziotti Penitenziari in servizio"

 

Avellino: detenuto rischia di morire soffocato, non c'è pace per il carcere di Ariano Irpino

PDF Stampa
Condividi

di Gianni Vigoroso

 

www.ottopagine.it, 16 aprile 2015

 

Un boccone di cibo di traverso e rischia di morire soffocato, pomeriggio rocambolesco per un detenuto cinquantenne rinchiuso nel carcere di Ariano Irpino.

Prima la corsa in ospedale al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Ottone Frangipane accompagnato dai sanitari del 118 (con il supporto mediante staffetta da parte di carabinieri e polizia penitenziaria), dove l'uomo è stato sottoposto a tutti gli esami del caso, poi il trasferimento verso il Moscati di Avellino, interrottosi per strada prima di imboccare l'A16 Napoli Bari, essendosi ripreso quasi per miracolo, dopo aver espulso il boccone rimasto incastrato nella parte iniziale della trachea.

Ai sanitari e agenti non è rimasto altro che fare dietrofront verso la struttura sanitaria arianese, dove il detenuto oramai ripresosi dal problema "ab ingestis", è stato sottoposto ad un una ulteriore visita medica e successivamente dimesso e trasferito nella sua cella.

Ancora una giornata in affanno per il personale della casa circondariale arianese, dopo gli ultimi gravi episodi avvenuti a cascata tra cui l'aggressione a due agenti e il l'ingestione di lamette da parte di un detenuto extracomunitario. Una vicenda quest'ultima, gestita così come le altre in precedenza con grande rapidità e professionalità.

 

Perugia: due detenuti hanno partecipato al premio nazionale "Giornalisti Nell'Erba"

PDF Stampa
Condividi

di Cristina Ventura

 

La Stampa, 16 aprile 2015

 

Si è presentato così: "Ho 28 anni e sono un fine-pena-mai". Ha commesso un omicidio, quando era poco più che un ragazzino. Come lui Emanuele, che di anni ne ha 27, stesso reato, stessa pena e un figlio a casa ad aspettare. Loro sono i due giovani detenuti del carcere di San Gimignano che hanno partecipato al premio nazionale Giornalisti Nell'Erba.

Antonio ed Emanuele hanno una vita da passare dietro le sbarre, ma hanno trovato una nuova finestra per guardare l'orizzonte, un "oltre" per vedersi nel mondo. Gliel'ha portato in carcere una psicologa e tutor del progetto, Michela Salvetti, il giorno che gli ha proposto di iscriversi al premio di giornalismo ambientale.

Mercoledì 15 aprile alle 14, all'Hotel Sangallo di Perugia durante il panel di Giornalisti Nell'Erba, al Festival Internazionale del Giornalismo, si potranno ascoltare Emanuele e Antonio, le loro letture e scritture, il racconto di Michela Salvetti che li ha seguiti, e le riflessioni dello scrittore e giornalista Gaetano Savatteri e di Carmelo Sardo, autore di "Malerba", scritto a quattro mani con Giuseppe Grassonelli, all'ergastolo per crimini mafiosi. Modera Alfredo Macchi.

Attraverso la scrittura, un mezzo nuovo da sperimentare, Emanuele e Antonio hanno trovato un nuovo modo per guardare lontano, per entrare in contatto con il mondo esterno, per essere in un certo senso pari ai coetanei, facendosi leggere da loro. Hanno riscoperto l'importanza delle loro radici e del territorio in cui vivevano, del rispetto della natura da cui l'uomo dipende, ma anche come luogo psichico che li ha profondamente segnati. Antonio viene dalla Sicilia ed ha descritto il legame intimo che lo lega al mare, mentre Emanuele, calabrese, ha raccontato il rapporto con la sua terra e con tutte le persone che gli hanno insegnato ad amarla, in un viaggio nella memoria a partire dai colori e dagli odori.

"L'iscrizione a questo concorso vuole essere una possibilità di confrontarsi con dei coetanei, di andare oltre i confini della loro cella, di ritrovarsi ragazzi e non solo carcerati, di riappropriarsi di un rapporto positivo con l'ambiente in cui sono cresciuti", dice Salvetti. Nei loro articoli, attraverso l'indagine giornalistica nei gesti di un quotidiano passato e nei ricordi di famiglie fortemente legate alla terra, "ritrovano nella salvaguardia dell'ambiente valori diversi da quelli dell'illegalità".

Ed è proprio grazie a questo viaggio nella memoria che sono stati obbligati, attraverso l'esercizio della scrittura, ad ordinare gli eventi della vita, a fare chiarezza, aprendosi a sentimenti e paure e, infine, affrontare anche i crimini. "Non bisogna mai dimenticare che c'è stata una vittima e loro ne sono responsabili" continua la psicologa, "ma la pena dovrebbe divenire un progetto per favorire la riabilitazione". La scrittura giornalistica, la possibilità di scrivere e anche di farsi leggere, sembra che abbia gettato qualche base per il viaggio lungo e difficile del reinserimento nella società.

 
<< Inizio < 4081 4082 4083 4084 4085 4086 4087 4089 > Fine >>

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it