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Lazio: il Garante; con il progetto "L'orto e il viva-Io" si sconfigge la cultura dell'illegalità

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Il Velino, 20 marzo 2015

 

Grazie all'innovativo progetto "L'orto e il vivaIo" il Comune di Valmontone (Rm) si appresta a formare e ad avviare al lavoro, nel settore agricolo e florovivaistico, cinque ex detenuti, che si occuperanno della produzione di piantine da orto e piante ornamentali da utilizzare per gli arredi a verde e nei giardini pubblici.

L'iniziativa è stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Daniele Leodori, il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, il Sindaco di Valmontone Alberto Latini, il vice Sindaco Eleonora Mattia (delegata alle Politiche Sociali) e l'assessore all'Ambiente Veronica Bernabei.

Il progetto "L'orto e il vivaIo" beneficerà di un finanziamento di 50mile euro della Regione Lazio del bando "Innova Tu".

L'iniziativa - incentrata sul reinserimento sociale e lavorativo di soggetti a fine detenzione - è stata realizzata insieme alla Cooperativa Sociale Gestcom, alla Cooperativa La Sonnina e all'associazione L'umana Dimora, in sinergia con il carcere di Rebibbia.

Su un terreno agricolo comunale sarà realizzata una serra dove i lavoranti, dopo la formazione curata da due tecnici agronomi, produrranno piante da orto ed ornamentali. L'Amministrazione comunale sosterrà il progetto creando un circolo virtuoso che, attraverso la filiera corta, permetterà di creare un mercato per i prodotti del vivaio. Al progetto partecipano anche l'Università Agraria di Valmontone, che fornirà altri terreni, e la Coldiretti Roma, per promuovere con la rete dei Farmer's Market di Campagna Amica i prodotti del vivaio.

"Regione Lazio e Comune di Valmontone hanno fatto una scelta coraggiosa - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni: investire sul recupero degli ex detenuti. Secondo i dati del Dap, a fine 2014, in Italia i detenuti lavoranti erano 14.450 su 54.500 reclusi. L'84% di questi, 12.226 detenuti, lavoravano alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria. Anche se il Lazio è la seconda regione per numero di detenuti lavoranti (1518) dietro la Lombardia (2327) e davanti a Campania (1491) e Sicilia (1189), giudico questi numeri incoraggianti ma insoddisfacenti. Istruzione e lavoro sono le migliori armi a nostra disposizione per sconfiggere la cultura della illegalità e per avviare, in carcere, il percorso di recupero dei detenuti stabilito dall'articolo 27 della Costituzione. Su istruzione e lavoro il Garante ha investito molto: basti pensare che il nostro "Modello Lazio" ha consentito di incrementare, in dieci anni, del 600% il numero di detenuti iscritti all'Università e di avviare al lavoro, tramite le coop sociali oltre mille ex reclusi".

"Questo progetto - commenta Eleonora Mattia, vice sindaco e assessore alle politiche sociali - nasce dalla volontà di essere vicini alle situazioni di disagio non con il semplice assistenzialismo bensì creando i presupposti per un recupero reale degli ex detenuti che conduca ad un reinserimento concreto nel mondo del lavoro. L'auspicio è che il vivaio diventi presto autonomo e sia un punto di riferimento per rendere più bella e vivibile Valmontone. e, ancora una volta, l'Amministrazione regionale si è mostrata molto sensibile".

"È il nostro modo di interpretare le politiche sociali - sottolinea il sindaco Alberto Latini - ai 5 posti per ex detenuti se ne aggiungono ulteriori 5 con l'altro progetto, anch'esso con la Regione Lazio, per l'inclusione sociale e lavorativa di disabili psichici e fisici di lieve entità che, attraverso i cosiddetti "buoni voucher", potranno prendersi cura della città, sistemando e accudendo parchi e giardini. Un grazie speciale a coloro, professionisti e istituzioni, che ci sono vicini e hanno reso possibile tutto questo".

"Con iniziative come questa - conclude l'assessore all'ambiente Veronica Bernabei - riusciamo a coniugare due importanti priorità: il recupero e la valorizzazione delle aree verdi e dei parchi pubblici di questo territorio e, in sinergia con le Politiche Sociali, l'investimento su formazione e occupazione nell'ambito dell'agricoltura e della botanica, aspetti fondamentali nell'economia di una città come la nostra, visto il grande patrimonio di terreni a disposizione".

 

Toscana: il Garante Corleone; a Pistoia convento garantirebbe spazi per la semilibertà

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Adnkronos, 20 marzo 2015

 

"Fino ad un paio di anni fa il carcere di Pistoia era quello con il tasso di sovraffollamento più alto, fino a 180 detenuti per una capienza di 64. Oggi siamo scesi a 85 presenze di cui 7 detenuti in semilibertà e 7 ammessi al lavoro esterno".

Così interviene il garante regionale dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, al termine del sopralluogo di questa mattina. L'istituto penitenziario, costruito negli anni 30, consiste in 4 reparti destinati alla media sicurezza, alla semilibertà, al transito-isolamento ed alla custodia attenuata. Corleone ha sottolineato le migliorie effettuate alla struttura e l'ottimo rapporto che il carcere ha con il Comune, "è stato siglato un protocollo - ha detto il garante - per l'impiego di due detenuti in lavori di pubblica utilità".

Il garante ha parlato della ristrutturazione dell'area esterna per i colloqui, un "piccolo giardino degli incontri" e dello spostamento dei locali adibiti alla scuola per dare più spazio all'attività teatrale che "qui - ha detto Corleone - è molto partecipata e seguita dal regista Pedullà".

Tra le criticità segnalate, le celle che non sono a misura d'uomo, "troppo piccole, anche con due letti a castello oppure troppo grandi, anche con 9 detenuti". "L'istituto penitenziario farebbe un salto di qualità - ha concluso Corleone - se il Comune gli concedesse in comodato gratuito il convento che si trova vicino al carcere, da utilizzare per le forme di semilibertà, di detenzione alternativa o per progetti di accoglienza".

Nel pomeriggio di ieri Corleone ha visitato il carcere di Grosseto, "una microstruttura dalla capienza di 15 detenuti - ha detto - che ne ospita 20, dei quali due in semilibertà". Il garante ha parlato di un progetto del ministero della Difesa, che "sta valutando l'ex caserma Parco Artiglieria di Grosseto dismessa, da destinare a struttura carceraria per 600 posti". "Questa ipotesi - ha detto Corleone - potrebbe rappresentare una soluzione a livello regionale per una redistribuzione delle presenze carcerarie".

 

Sicilia: solo 2 detenuti su 5 lavorano, il Garante dei diritti manca da due anni

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di Chiara Borzì

 

Quotidiano di Sicilia, 20 marzo 2015

 

In 266 su una popolazione di 5.932 risultano iscritti ai 28 corsi professionali, in Campania sono 1.278. L'Isola è comunque la quarta regione d'Italia per numero di carcerati lavoranti. La condizione delle carceri siciliane è certamente da considerare tra le più critiche in Italia. I numeri che contraddistinguono il nostro sistema penitenziario sono tra i più alti nel Paese ed è al limite il rapporto tra numero di detenuti ospitati e possibilità di capienza. Con 23 istituti presenti sul territorio la Sicilia ha il numero più alto di carceri in Italia. Continua a pesare in questo contesto l'assenza di un Garante dei Diritti dei Detenuti, una figura assente da quasi due anni. Il Quotidiano di Sicilia lo ha ricordato recentemente, ma già nel mese di gennaio scorso la polemica è tornata ad incalzare con un attacco al presidente della Regione Rosario Crocetta, colpevole di non aver ancora provveduto a nominare un successore all'ultimo garante.

All'Ars sono stati alcuni deputati della Lista Musumeci a far notare come: "Tale figura, prevista dalla legge regionale n. 5 del maggio 2005 oggi è importantissima per la riabilitazione sociale del detenuto" considerato che tra i compiti del garante "rientrano la promozione e la agevolazione dell'inserimento lavorativo, il recupero culturale e sociale, la formazione scolastica e universitaria, il sostegno alla famiglia e ai figli minorenni, la vigilanza sull'esercizio dei diritti fondamentali dei detenuti e dei loro familiari".

Nel passaggio tra il 2012 e il 2013, grazie all'utilizzo più frequente delle misure alternative alla detenzione, anche all'interno delle carceri siciliane si è registrata una diminuzione delle presenze - tuttavia - questa possibilità non ha costituito una panacea all'interno di un contesto "senza diritti" come quello isolano. Proprio il tema dell'inserimento occupazionale dei detenuti è particolarmente scottante in Regione. Secondo le ultime stime fornite dal Ministero della Giustizia, nelle carceri isolane sono appena 1.097 i detenuti lavoranti su 5.932 presenti. 878 lavorano in servizi d'istituto, nessuno in colonie agricole, 88 nelle cosiddette lavorazioni, 74 nella manutenzione ordinaria dei fabbricati, 57 in servizi extra-murari (ex art.21 L 354/75).

Sulla totalità dei detenuti citati, il numero di definiti come "lavoranti" in Sicilia è il quarto più alto in Italia. Il maggior numero di detenuti lavoranti si trova in Lombardia (1.656), poi nel Lazio (1.322), infine in Campania (1.289). Inferiore, invece, il numero di detenuti siciliani iscritti a corsi professionali. Secondo i dati diffusi ancora dal Ministero della Giustizia (secondo semestre del 2014), sono solo 266 gli iscritti ai 28 corsi attivati nelle carceri regionali.

Di questi 266, 44 sono composti da detenuti stranieri. A Sud la Campania fa (a differenza della Sicilia) un ottimo utilizzo della possibilità di attivare corsi professionali nelle carceri. Nel secondo semestre dello scorso anno sono stati 97 i corsi attivati e ben 1.278 gli iscritti, di cui 91 stranieri.

Come anticipato, ulteriore problema siciliano è l'affollamento delle carceri. All'interno del sistema nazionale sono le carceri del Centro-Nord a dover sostenere una situazione molto critica. In Lombardia sono 7.858 i detenuti presenti per una capienza di 6.057 persone, in Emilia-Romagna i detenuti sono 2.940 per una capienza di 2.793, nel Lazio 5.743 per una capienza di 5.270. Gravi problemi di affollamento si registrano a Sud, in particolare in Campania, dove nelle carceri sono ospiti 7.278 detenuti per una capienza di 6.079. Simile problema si registra in Puglia, regione in cui sono presenti 3.358 detenuti per una capienza regolamentare di 2.376.

Da questo contesto la Sicilia è apparentemente esclusa: sono presenti 5.873 detenuti su un totale di 5.932 posti disponibili. Come ha dichiarato in una recente intervista al QdS l'ex Garante dei detenuti per la Sicilia, Salvo Fleres, "la favola della capienza regolamentare e della capienza effettiva è nota da tempo e ormai non ci crede neppure chi la racconta. Il Dap fornisce dati 'accomodatì che spesso non tengono conto di reparti chiusi o inagibili. E poi, il problema del sovraffollamento è solo uno dei tanti, forse persino il meno grave".

 

Il sovraffollamento è ancora una realtà per alcuni istituti

 

Andando ad analizzare i dati diffusi dal Ministero della Giustizia relativamente alla presenza e la capienza delle carceri provinciali siciliane, si scopre immediatamente come si viva una realtà di reale sovraffollamento. Gli istituti delle grandi città sono tutti soggetti alla problematica. Se nel calcolo complessivo il nostro sistema carcerario non risulta sovraffollato, a livello provinciale si concretizzano singole realtà di grave e gravissimo sovraffollamento. I dati parlano chiaro, su 23 carceri presenti 16 sono in condizione di sovraffollamento. La condizione più grave si registra ad Augusta dove sono presenti 372 posti occupati da 481 detenuti; a Siracusa i presenti sono 435 per 330 posti; al "Pagliarelli" di Palermo 1.212 presenti sono ospitati in 1.182 posti. Nella provincia di Catania entrambi i carceri presenti, "Bicocca" e "Piazza Lanza", sono sovraffollati. Nel primo istituto sono presenti 233 detenuti per soli 138 posti, nel secondo 356 per 313 posti. Termini imerese e Ragusa sono, infine, altri istituti dove il sovraffollamento è una realtà. Secondo quanto ancora diffuso dal Ministero, nel primo carcere sono presenti 110 detenuti per 84 posti, nel carcere ibleo 165 per 139 posti.

 

Milano: suicidio in carcere "non prevedibile", assolte psichiatra e psicologa

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di Mario Consani

 

Il Giorno, 20 marzo 2015

 

Non era prevedibile "un rischio suicidario imminente". E solo "un controllo continuo, senza lenzuola, nell'arco di 24 ore" avrebbe forse potuto evitarlo. Ma nemmeno la pubblica accusa ha pensato a un presidio del genere. Non era prevedibile "un rischio suicidario imminente". E solo "un controllo continuo, senza lenzuola, nell'arco di 24 ore" avrebbe forse potuto evitarlo. Ma nemmeno la pubblica accusa ha potuto arrivare ad immaginare un "presidio" del genere, per quel ragazzo. La psicologa e la psichiatra del carcere di San Vittore, del resto, "si erano poste il problema, impegnandosi nella elaborazione di un progetto che rispondesse alle peculiari esigenze del paziente, visto anzitutto come tale, utilizzando le risorse di cui disponevano".

Ecco perché entrambe le professioniste sono state assolte tre mesi fa, dalla corte d'appello, dall'accusa di concorso nell'omicidio colposo del giovane Luca Campanale, detenuto a San Vittore ma con gravi problemi psichici, che si tolse la vita nel 2009. Per la Corte, né la psicologa Roberta De Simone, che in primo grado era stata condannata a otto mesi di reclusione, né la psichiatra Maria Marasco, già assolta dal tribunale, avrebbero insomma potuto fare qualcosa di diverso per evitare il suicidio.

Per il pm Silvia Perrucci, che sostenne l'accusa nel primo processo, le due professioniste invece non avrebbero fatto nulla di concreto per scongiurare il gesto disperato di quel ragazzo da curare. Però il sostituto procuratore generale Gianni Griguolo, che rappresentava l'accusa in appello, aveva chiesto l'assoluzione di entrambe le imputate. E i giudici - presidente Antonio Nova - hanno dato ragione a quest'ultimo. Nelle motivazioni della sentenza, appena depositate, la Corte valuta che il rischio "connaturato ai limitatissimi margini di libertà lasciati al paziente, derivanti dalla mancata attivazione di un presidio totale" rientrasse nella categoria del "rischio inevitabile". Quella inflitta a suo tempo alla psicologa era stata la prima condanna di un tribunale per un caso di suicidio dietro le sbarre. E pure il ministero della Giustizia era stato condannato a un risarcimento di 500 mila euro alla famiglia di Luca, assistita dall'avvocato Andrea Del Corno.

 

Campobasso: detenuto di 34 anni trovato morto in cella, sarebbe uscito tra pochi mesi

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Ansa, 20 marzo 2015

 

Il campobassano Alessandro Ianno è stato ritrovato senza vita dai compagni di cella: scontava una pena per furto ed era stato arrestato dai carabinieri a fine febbraio. Il ragazzo avrebbe avuto un infarto: è probabile che il magistrato disponga l'autopsia per escludere qualunque ipotesi

Era stato arrestato dai carabinieri per furto a fine febbraio: un'esecuzione di pena da scontare nel carcere di via Cavour. Pochi mesi e poi Alessandro Ianni, campobassano di 34 anni, sarebbe tornato libero. Purtroppo quella cella è stata l'ultima cosa che ha visto: intorno alle 15 di oggi il ragazzo è deceduto. A dare l'allarme i compagni che hanno chiamato subito gli agenti della polizia penitenziaria e un medico.

Morte naturale: sarebbe stato un infarto a stroncare la vita del giovane detenuto per il quale il magistrato potrebbe disporre l'autopsia nel caso in cui una prima ispezione esterna evidenziasse qualche anomalia sul corpo di Ianni.

 
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