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Reato la mancata consegna dei libri al socio

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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 11 novembre 2016

 

Corte di cassazione, sentenza 10 novembre 2016, n, 47307. Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice per l'amministratore della Srl che ignora il provvedimento con il quale gli viene ordinato di far consultare al socio non amministratore i documenti. La Cassazione (sentenza 47307) respinge il ricorso dell'amministratore di una Srl al quale era stata contestata la violazione dell'articolo 2625, comma secondo, per aver ostacolato il socio non amministratore nella sua attività di controllo sull'amministrazione, provocandogli un danno. Atteggiamento dal quale il ricorrente non aveva desistito neppure quando il giudice gli aveva ingiunto di farlo con un provvedimento d'urgenza (articolo 700 del Codice di procedura civile), facendo così scattare anche il reato previsto dall'articolo 388 del codice penale sulla mancata esecuzione dolosa dell'ordine del giudice.
Il ricorrente dal canto suo si era difeso affermando che, essendo la società dotata di un collegio sindacale, il "socio ostile" avrebbe potuto superare la sua inerzia rivolgendosi a quest'ultimo per ottenere i libri contabili. I giudici della sesta sezione penale, precisano innanzitutto che non si trattava di semplice inerzia o rifiuto a mostrare quanto richiesto. L'imputato impediva al socio "con ostacoli e raggiri" di esercitare i suoi poteri ispettivi (articolo 2476 comma secondo del codice civile). Il tutto allo scopo di nascondere una serie di operazioni tese ad assicurare un finanziamento indiretto ad una società terza che faceva capo a lui in danno della Srl e dei suoi soci. La Cassazione precisa che il socio non amministratore è titolare di un vero e proprio diritto potestativo ad avere pieno accesso ai documenti relativi alla gestione e all'amministrazione della società, che prescinde completamente dalla circostanza che questa sia dotata di un collegio sindacale.
Anzi la Suprema corte precisa che nel nuovo impianto normativo per le Srl non è richiesta l'esistenza dei sindaci proprio perché "a ciascun socio è affidato il diritto di esercitare un controllo penetrante". I giudici ricordano anche che il diritto di querela per il reato di impedito controllo spetta a tutti i soci che abbiano subìto un danno patrimoniale, indipendentemente dal fatto che questo sia stato immediatamente determinato dal comportamento degli amministratori o "indirettamente causato dal pregiudizio recato al patrimonio sociale". Mentre il reato previsto dall'articolo 388 comma secondo era scattato per la violazione del provvedimento giudiziario.

 

Paola (Cs): detenuto marocchino muore a 15 giorni dal fine pena, si sarebbe suicidato

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quicosenza.it, 11 novembre 2016

 

Una volta libero intendeva tornare a casa per sposarsi, ma ufficialmente si sarebbe suicidato inalando una bomboletta di gas. "Chiederò subito al Ministero della Giustizia di disporre un'ispezione ministeriale presso la Casa Circondariale di Paola in ordine all'incredibile vicenda verificatasi col decesso del giovane detenuto marocchino".
Lo dichiara Emilio Enzo Quintieri, esponente dei Radicali Italiani, stigmatizzando pesantemente l'operato della locale Amministrazione Penitenziaria, annunciando anche che farà presentare un'interrogazione Parlamentare ai Ministri della Giustizia Andrea Orlando e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni.
Nei giorni scorsi, l'esponente radicale è stato rintracciato dai familiari del giovane marocchino morto nel carcere di Paola. Youssef Mouchine, detenuto nel penitenziario paolano aveva 30 anni ed era stato arrestato lo scorso mese di marzo dai Carabinieri a Lamezia Terme per espiare una pena di 11 mesi per reati comuni (furti ed altro). Da alcuni anni era residente nel Comune di Marostica in Provincia di Vicenza ove era agli arresti domiciliari e dove abitano anche i suoi parenti mentre i genitori vivono ad Ain Sebaa Casablanca in Marocco.
Gli mancavano quindici giorni da scontare prima di essere scarcerato e tornare in libertà. ma è deceduto nella notte tra il 23 ed 24 ottobre. La famiglia che vive in Marocco è stata informata del decesso del congiunto solo dopo diversi giorni dalla sua morte, violando l'Ordinamento Penitenziario e il Regolamento di Esecuzione che stabiliscono che in caso di decesso di un detenuto debba essere data immediata notizia ai familiari. Al papà gli è stato detto da una interprete araba, chiamata dalla Casa Circondariale, che il figlio era morto perché aveva inalato del gas da una bomboletta avvolgendosi la testa con un sacchetto di plastica. L'interprete, inoltre, chiedeva al Mouchine, se voleva che del funerale se ne occupasse l'Amministrazione Penitenziaria. Questi in risposta gli riferiva, espressamente, che la famiglia desiderava occuparsi del funerale per cui chiedeva di conoscere la procedura per la restituzione della salma. I familiari, oltre a cercare di contattare subito l'Autorità Consolare, inviavano subito un amico, italiano, presso il Carcere di Paola al fin di appurare se, realmente, il loro figlio fosse deceduto perché pensavano che fosse uno scherzo.
A questi veniva riferito che il Mouchine era deceduto il 26 ottobre cioè il giorno prima della telefonata, cosa non vera. Una serie di bugie, una dietro l'altra. Infatti, già al momento della telefonata da parte dell'interprete, il Mouchine era stato già sepolto presso il Cimitero del Comune di Paola, col nulla osta della Procura della Repubblica di Paola in persona del pm Fasano, dopo gli accertamenti necroscopici eseguiti da un Medico legale che fra 60 giorni dovrebbe depositare la relazione peritale.
C'è da dire che il Pubblico Ministero, oltre ad aver disposto l'autopsia e l'acquisizione di atti e filmati delle telecamere di sorveglianza, ha chiesto alla Direzione del Carcere di conoscere se il detenuto aveva familiari e parenti o altre persone con le quali era in contatto, eventualmente anche per informarli della possibilità di nominare un proprio consulente di parte per partecipare alle operazioni autoptiche e per la restituzione della salma.
Invece, e non si capisce il perché, pare che il Carcere abbia risposto negativamente chiedendo contestualmente all'Autorità Giudiziaria il nulla osta per il seppellimento a spese dell'Amministrazione. Diversamente, la salma, come prevede l'Ordinamento Penitenziario, avrebbe dovuto essere messa immediatamente a disposizione dei congiunti e solo qualora alla sepoltura non volessero provvedere i predetti, l'Amministrazione doveva farsene integralmente carico.
Per tale motivo, Larbi Mouchine, padre di Youssef, su consiglio del radicale Quintieri, ha nominato l'avvocato Manuela Gasparri del Foro di Paola, conferendole espressamente mandato di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Paola, perché sia fatta piena luce sulla morte del figlio, non riuscendo a credere che si tratti di suicidio atteso che il fine pena era imminente e lui voleva tornare in Marocco per sposarsi ed anche perché durante le pochissime telefonate intercorse questi aveva lamentato di essere ripetutamente maltrattato, di essere messo in isolamento in cella liscia e costretto a dormire sul pavimento a causa delle sue rimostranze poiché non gli veniva consentito di corrispondere telefonicamente con la famiglia.
Nella mattinata odierna, la cugina di Youssef, Zaineb Belaaouej, accompagnata dagli Avvocati Manuela Gasparri e Carmine Curatolo del Foro di Paola, si è recata presso la Procura della Repubblica di Paola ove ha avuto un colloquio con il Pubblico Ministero Fasano, raccontandole tutti i fatti di sua conoscenza. Nei prossimi giorni, si procederà ad inviare una dettagliata memoria scritta all'Ufficio di Procura nonché a sporgere denuncia contro l'Amministrazione Penitenziaria ed a citarla in giudizio per non aver tutelato la incolumità del loro congiunto. Tra l'altro, la Direzione della Casa Circondariale di Paola, non ha nemmeno risposto al Consolato Generale del Regno del Marocco di Palermo, competente anche per la Regione Calabria, il quale il 31 ottobre ha chiesto notizie sulla morte del proprio connazionale. I familiari chiederanno aiuto al Re Mohammed VI ed al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione del Regno del Marocco Salaheddine Mezouar.

 

Paola (Cs): Comunità Marocchina "la famiglia del detenuto avvisata solo dopo sepoltura"

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quicosenza.it, 11 novembre 2016

 

Ahemed Berraou, Capo della locale Comunità Marocchina di Cosenza, dopo aver appreso della misteriosa morte del suo conterraneo chiede chiarezza immediata e si unisce alla protesta dei Radicali Italiani e dall'Associazione Alone Cosenza Onlus. "Esprimo a nome mio personale, del Dipartimento Politiche Immigrazione della Cgil di Cosenza e della Comunità Marocchina, tutto il mio sdegno per la morte del giovane Youssef Mouchine avvenuta, nelle scorse settimane, nella Casa Circondariale di Paola. È assolutamente necessario che si faccia chiarezza anche perché non è la prima volta che accadono fatti del genere".
Queste le parole di Ahmed Berraou, Responsabile del Dipartimento Politiche dell'Immigrazione della Confederazione Generale Italiana del Lavoro di Cosenza e Capo della locale Comunità Marocchina, dopo aver appreso della misteriosa morte del suo conterraneo.
"Sappiamo che da tempo il Carcere di Paola, - dichiara Berraou - ove ci sono tantissimi detenuti stranieri, molti dei quali arabi, è privo di Mediatori Culturali e che tale situazione è stata, più volte, denunciata dai Radicali Italiani e dall'Associazione Alone Cosenza Onlus alle Autorità Penitenziarie competenti ma non è stato preso alcun provvedimento. Inoltre, la Direzione del Carcere, nei mesi scorsi, ha proceduto a revocare l'autorizzazione accordata alla Mediatrice Culturale Shyama Bokkory asserendo, falsamente, che non vi erano più detenuti extracomunitari nell'Istituto.
Per quale motivo non è stata avvisata tempestivamente la famiglia di Mouchine del suo decesso? Per quale motivo, nonostante la richiesta della famiglia di voler restituito il cadavere per il funerale secondo il tradizionale rito islamico, hanno proceduto alla sepoltura in un cimitero cristiano? Per quale motivo non hanno riscontrato la richiesta pervenuta dal Consolato Generale del Marocco di Palermo che chiedeva informazioni sulla morte di Mouchine?
Non è possibile che in uno Stato civile come l'Italia possano esserci delle Carceri gestite in questo modo. Chiediamo, dunque, che si faccia chiarezza e che i responsabili di tali fatti siano subito puniti e rimossi. Se non ci saranno immediati sviluppi su questa gravissima vicenda, come Comunità Marocchina, conclude Ahmed Berraou, insieme ai Radicali ed all'Associazione Alone Cosenza Onlus, organizzeremo un presidio nonviolento dinanzi al Carcere di Paola."

 

Cagliari: detenuto muore dopo il ricovero, la procura apre un'inchiesta

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di Andrea Manunza

 

L'Unione Sarda, 11 novembre 2016

 

Malato da tempo e in cura da anni, costretto a imbottirsi di farmaci per tenere sotto controllo pressione e patologie anche particolarmente gravi, il 41enne Bruno Boi è morto mercoledì all'ospedale Santa Barbara di Iglesias dove era stato trasportato qualche giorno prima in fretta e furia dal Policlinico universitario di Monserrato.
L'uomo, di Sinnai, era stato ricoverato ad agosto per un crollo della sua situazione clinica. Era ospite del carcere di Uta, doveva scontare un residuo di pena relativo a una vecchia condanna per detenzione e traffico di droga e a un più recente arresto per motivi sostanzialmente identici. Sulla vicenda ora la Procura di Cagliari ha aperto un'inchiesta, per il momento priva di ipotesi di reato e indagati: il pubblico ministero Daniele Caria questa mattina darà incarico al medico legale Nicola Lenigno di svolgere l'autopsia che chiarisca cosa sia accaduto.

 

Napoli: è in fin di vita in ospedale, ma i giudici dicono deve tornare in cella

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 11 novembre 2016

 

La Corte di Appello di Napoli ha stabilito che Ciro Lepre è "compatibile con il regime carcerario". Un detenuto versa in condizioni cliniche gravi. È ricoverato in ospedale ma per il tribunale deve ritornare in carcere. Si chiama Ciro Lepre, ristretto da cinque anni con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione. Da tempo soffre di cirrosi epatica, patologia che si è aggravata negli anni.
Quando la malattia era stata diagnosticata, dal carcere di Pavia era stato traferito nell'istituto penitenziario di Nuoro, poi in quello di Cuneo e infine nella casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino, nel padiglione dove è attrezzato il centro clinico, un luogo, quest'ultimo, dove vengono trasferiti molti detenuti da tutta Italia in condizioni di salute che non possono essere trattate all'interno delle carceri.
Le condizioni di Ciro Lepre hanno avuto un peggioramento. Infatti subito i sanitari del centro clinico della struttura penitenziaria di "Lorusso e Cutugno" si sono resi conto che non avrebbero potuto apprestare adeguate cure al detenuto, le cui condizioni diventavano ingestibili. Così, la direzione sanitaria del carcere torinese ha deciso il trasferimento all'ospedale "Molinette" di Torino specializzato proprio per la cura di malattie acute e croniche del fegato.
Il tribunale di Napoli, però, dopo la visita di un perito medico di ufficio, ha deciso di ripristinare la detenzione in carcere. I parenti di Ciro Lepre hanno appreso la notizia con amarezza e incredulità. Stando a quanto hanno riferito i medici che lo osservano 24 su 24, il detenuto versa in una situazione molto grave, tanto che hanno chiesto ai parenti chi contattare in caso di decesso.
I familiari, raggiunti da Il Dubbio, spiegano che non chiedono neppure che sia portato a casa per essere curato. Vogliono semplicemente che il loro congiunto sia assistito in un ospedale - rimane comunque in un reparto di Medicina Protetta per i detenuti - per ricevere un adeguato sostegno sanitario e per avere data la possibilità di andare a trovarlo. La sua condizione di detenuto, non consente, infatti, ai familiari di fargli visita negli ordinari orari di visita ai degenti. I familiari di Ciro Lepre si sono rivolti anche ai Radicali, lanciando il loro grido d'allarme in particolar modo a Rita Bernardini.
Il Dubbio ha potuto visionare la perizia effettuata dal medico del tribunale. Il perito ha comunque effettuato delle conclusioni importanti. Raccomanda che la direzione sanitaria della struttura carceraria di Torino si faccia parte attiva nello stimolare la direzione del reparto dove è degente il detenuto a formulare la diagnosi del complesso delle malattie che egli presenta. Elenca poi il quadro clinico: insufficienza epatica, cirrosi da epatite c in attiva fase di replicazione, vasculite alle mani e ai piedi, tumore del sistema linfatico a basso grado di malignità e altre patologie. Per il problema cardiopatico, il medico raccomanda un ricovero presso un reparto ospedaliero altamente specializzato. Dopo un breve periodo di ricovero, il perito del tribunale spiega che il paziente potrà ritornare nel reparto clinico del carcere. Conclude, comunque, consigliando che la struttura dove il detenuto proseguirà il soggiorno, non faccia da ostacolo alla naturale e comprensibile esigenza di sollievo psicologico offerto dai familiari e dalle persone affettivamente care.
Resta il fatto che la quinta sezione penale della Corte di Appello di Napoli, dopo la perizia del medico, ha stabilito che il detenuto Ciro Lepre è compatibile con il regime carcerario. Il dramma è che nella mattinata di martedì, i medici che hanno in cura il detenuto, hanno chiesto ai parenti il numero telefonico da contattare in caso di decesso.

 
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