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Puglia: la chiusura degli Opg e la realtà pugliese, tra inadempienti ed aggressioni

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radicali.it, 20 giugno 2015

 

L'attuazione della normativa per l'effettivo e reale superamento degli Opg segna la misura della debolezza in cui versa il nostro Paese, patente responsabile del perpetuarsi di violazioni dei fondamentali diritti di libertà e dignità proprio di ogni uomo. Era il lontano 2011 quando una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dal sen. Ignazio Marino, accertò il degrado in cui versavano gli ospedali psichiatrici giudiziari e le condizioni disumane cui erano costretti i soggetti lì ricoverati. A seguito di tale indagine il Parlamento approvò nel Febbraio del 2012 la legge numero 9 nella quale disponeva la chiusura degli O.P.G entro il 31 Marzo 2013. Tuttavia un successivo decreto numero 24/2013 prorogò tale chiusura al 1 Aprile 2014. Anche questa volta il termine fissato è stato disatteso con la promulgazione di un nuovo decreto numero 52/2014, poi convertito nella Legge 81/2014, che ha disposto un'ultima proroga al 31 Marzo 2015 scorso.

All'indomani dell'entrata in vigore della Legge 81 del 2014 circa il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari il bilancio, nonostante i molti anni passati dal primo termine di chiusura, non è affatto positivo. Se da un lato le novità legislative rappresentano il sovvertimento del principio per cui il ricovero in O.P.G. diventa dalla regola l'eccezione, dall'altro sono l'input acché si metta in moto un meccanismo sincronizzato coinvolgente le ASL, le Regioni e la Magistratura, che assieme devono organizzare la presa in carico e l'assistenza del malato. Tra le Regioni che si stanno adoperando affinché si persegua l'intento normativo non c'è traccia della Puglia che, ad oggi, nulla ha fatto, dal punto di vista fattuale, circa l'adeguamento necessario affinché, chiusi gli O.P.G., gli internati non vengano semplicemente e pericolosamente veicolati verso gli istituti penitenziari presenti sul territorio regionale, del tutto inadeguati ad accogliere ed a gestire detenuti "socialmente pericolosi". Come radicali foggiani richiamammo da subito la Regione Puglia ad un immediato intervento e proprio a Foggia si svolse nel maggio del 2013 un convegno sul superamento degli O.P.G. alla presenza di Elena Gentile, allora assessore al welfare, e dell'On. Rita Bernardini, membro della II commissione giustizia della camera, attualmente segretario di Radicali Italiani. Voci inascoltate le nostre

Non è un caso che nella casa circondariale "Carmelo Magli" di Taranto, il 13 maggio scorso, si sia verificata un'aggressione da parte di un detenuto affetto da disturbi psichici ai danni di un'assistente e di nove agenti, costretti al soccorso presso il locale ospedale. Responsabile morale non può che essere la Regione, che non ha provveduto a garantire l'adeguamento di sezioni sanitarie per la cura e l'osservazione di detenuti psichiatrici con la creazione di micro sezioni videosorvegliate e la presenza di personale medico specializzato.

L'attuale situazione di emergenza pugliese si origina, quindi, dall'inerzia della regione Puglia, congiunta all'immobilismo del Governo nell'attuare i meccanismi di commissariamento della stessa, rispetto ad altre regioni, prima fra tutte l'Emilia Romagna, che si sono spese per la realizzazione delle Rems (residenze per l'esecuzione di misure di sicurezza detentive): strutture accoglienti, dotate di tutte le caratteristiche di sicurezza e inserite in un programma di riabilitazione sanitaria gestito dai Dipartimenti per la salute mentale delle ASL di residenza, in stretto contatto con l'autorità giudiziaria per valutare, caso per caso, l'attivazione di percorsi sanitari individuali alternativi alla detenzione.

Ed è questa la via che deve essere perseguita anche sul nostro territorio non solo nell'interesse dei cc.dd. "detenuti ex Opg", ma anche per evitare di creare ulteriori problematiche all'interno della già malata realtà carceraria, assolutamente inadeguata sia per strutture che per mezzi e personale. La possibilità delle strutture residenziali di porsi come alternativa seria a nuove forme di istituzionalizzazione dell'internato dipende, quindi, da come verranno organizzate dalla Regione e questo non può che essere un banco di prova affinché nasca una nuova cultura circa il fatto lesivo commesso dalla persona con malattia o disturbo mentali. Non è nient'altro che un'operazione di civiltà, i cui frutti porteranno maggiore dignità sociale.

 

Calabria: Idv; no a trasferimento provveditorato carceri da Catanzaro a Lamezia Terme

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giornaledicalabria.it, 20 giugno 2015

 

Il capogruppo di Idv al consiglio comunale di Catanzaro, Mimmo Iaconantonio, ha interessato i vertici del suo partito affinché presentassero un'interrogazione al Governo ed al Ministro competente, per sapere "se corrisponde al vero che è in programma, e con quali tempi, un trasferimento della sede del Provveditorato Penitenziario Regionale della Calabria, da Catanzaro a Lamezia Terme; ovvero se tale possibilità, a seguito di una diversa valutazione delle alternative percorribili, frutto del dialogo con le forze politiche locali, sia stata scartata in favore del mantenimento di tale sede nel capoluogo regionale.

Iaconantonio rende noto che Ignazio Messina, segretario nazionale dell'Idv, il senatore Michelino Davico e il deputato Nello Formisano dello stesso partito hanno presentato una interrogazione per sottolineare il fatto che il trasferimento, della sede, inoltre, determinerebbe certamente un ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale, per violazione di legge, con inevitabili aggravi di spese e perdite di tempo, il tutto in danno della operatività del comparto interessato".

L'operazione programmata - dice Iaconantonio - non pare giustificata da ragioni di tipo economico, poiché già in via ufficiale la città di Catanzaro ha indicato immobili in ottime condizioni manutentive, da poter destinare all'Amministrazione Penitenziaria. Di contro, la struttura di Lamezia Terme, che è un ex convento risalente al 1400, abbisognerebbe di una importante e costosa ristrutturazione, il solo adeguamento alla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro potrebbe comportare un esborso superiore alle 600-700mila euro e in un momento di spending review non mi pare davvero il caso e poi non giustifico e lo condanno duramente questa atteggiamento di spoliazione che da decenni il territorio di Catanzaro deve subire".

 

Davico (Idv): da rivedere il trasferimento del Provveditorato

 

Il senatore di Italia dei valori Michelino Davico ha presentato una interrogazione al Governo ed al Ministro della Giustizia, per sapere "se corrisponde al vero che è in programma, e con quali tempi, un trasferimento della sede del Provveditorato penitenziario regionale della Calabria, da Catanzaro a Lamezia Terme; ovvero se tale possibilità, a seguito di una diversa valutazione delle alternative percorribili, frutto del dialogo con le forze politiche locali, sia stata scartata in favore del mantenimento di tale sede nel capoluogo regionale".

Nell'interrogazione il parlamentare di Idv rileva che "il trasferimento, della sede, inoltre, determinerebbe certamente un ricorso innanzi al Tribunale amministrativo regionale, per violazione di legge, con inevitabili aggravi di spese e perdite di tempo, il tutto in danno della operatività del comparto interessato. L'operazione programmata non pare giustificata da ragioni di tipo economico, poiché già in via ufficiale la città di Catanzaro ha indicato immobili in ottime condizioni manutentive, da poter destinare all'Amministrazione Penitenziaria.

Di contro, la struttura di Lamezia Terme, che è un ex convento risalente al 1400, abbisognerebbe di una importante e costosa ristrutturazione: il solo adeguamento alla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro potrebbe comportare un esborso superiore alle 600-700mila euro e in un momento di spending review non mi pare davvero il caso e poi non giustifico e lo condanno duramente questo atteggiamento di spoliazione che da decenni il territorio di Catanzaro deve subire".

 

Foggia: detenuta di 35 anni tenta di uccidersi utilizzando un pantalone come cappio

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quotidianodifoggia.it, 20 giugno 2015

 

Poteva essere l'ennesima vittima di una conta che non finisce mai, ma che è stata evitata grazie alla professionalità ed al sangue freddo dimostrato dalle poliziotte penitenziarie in servizio presso la Casa Circondariale di Foggia. Il fatto è avvenuto lo scorso 11 giugno, ma la notizia è trapelata solo ora, e riferisce di una detenuta di origine russa di anni 35 in carcere per omicidio aggravato con fine pena 2018. La stessa detenuta nel carcere di Foggia da non molto tempo, verso l'una di notte del 11 giugno, ha tentato di impiccarsi con un jeans legato alla grata dell'inferriata del bagno.

L'allarme è stato dato dalla compagna di cella prontamente raccolto dalla poliziotta in servizio presso la sezione, che con grande sangue freddo ha prelevato un coltello dalla cucina detenuti ed ha tagliato il cappio che legava la detenuta all'inferriata. Dopo i primi soccorsi medici, la detenuta è stata poi accompagnata presso il locale ospedale, ove si trova a tutt'oggi piantonata da personale di Polizia Penitenziaria.

A Foggia circa 550 detenuti sono stipati in appena 350 posti disponibili con una carenza di almeno 50 poliziotti penitenziari. Eppure un Istituto come quello del capoluogo Dauno ove sono rinchiusi detenuti pericolosi della malavita organizzata locale, molto attiva sul territorio(Cerignola, Gargano, San Severo, Foggia stessa ecc.) e fino a circa 10 giorni fa, custodiva un detenuto terrorista dell'Isis, manca un responsabile effettivo della Polizia penitenziaria, poiché l'attuale Comandante è in distacco da Bari, mentre il Dirigente dell'Istituto deve provvedere da solo a tutte le gravi incombenze giornaliere.

Al contrario del Carcere di Bari ove con meno detenuti e problematiche, risultano essere in servizio effettivo 5 Commissari e 4 Dirigenti. Il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria da tempo sta denunciando, tra l'indifferenza dei vertici del Dap e del Prap di Bari che la situazione non è più sopportabile pronta ad esplodere con effetti deflagranti per tutti, se non si pongono i dovuti rimedi. "Se la situazione a Foggia rimane sotto controllo, - commenta il segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti - è grazie alla professionalità ed all'abnegazione della Polizia penitenziaria che però è allo stremo e non c'è la fa più. A questi eroi nascosti che fanno un lavoro oscuro e pericolosissimo il Sappe esprime il proprio ringraziamento considerato che sono figli ripudiati da un amministrazione penitenziaria ingrata, pronta a punire per il minimo errore, ma che si dimentica del sacrificio e della professionalità di questi di lavoratori che dovrebbe ringraziare e premiare ogni giorno, per quello che fanno a tutela della legalità e delle istituzioni all'interno delle carceri Italiane".

 

Fossombrone (Pu): sanità nelle carceri, medici ancora senza contratto

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di Roberto Giungi

 

Corriere Adriatico, 20 giugno 2015

 

Appello alla Regione dei medici penitenziari di Fossombrone e Pesaro perché "la Regione continua ad ignorare che la sanità penitenziaria dal 2008 è passata dal Ministero della Giustizia a quello della Salute". Gli stessi liberi professionisti incaricati "non hanno un contratto, nonostante che la normativa nazionale preveda una regolarizzazione delle figure professionali operanti nei vari istituti di pena, cosa peraltro già avvenuta nella quasi totalità delle regioni italiane".

Oltre a questa anomalia marchigiana "gli operatori si trovano nella imbarazzante situazione di non percepire nessun compenso per le attività svolte dal mese di febbraio". La questione è ancora più grave in considerazione che "chi approva gli ordini di pagamento, in seno alla struttura sanitaria, non è a conoscenza di disposizioni contrattuali relative agli operatori sanitari dell'area penitenziaria". Sono professionisti il più giovane dei quali è in attività da dieci anni "senza ottenere adeguamenti al compenso orario, come per legge, ma subendo più volte tagli del numero delle ore senza tenere in considerazione che si lavora ad alto rischio biologico e comportamentale per insulti, minacce e potenziali aggressioni". Medici che si trovano "in una condizione di impotenza per lo scarso interessamento dimostrato dagli amministratori, contrariamente alla disponibilità a mantenere attivo il servizio a tutt'oggi".

Il perdurare di questo situazione "potrebbe anche essere spunto per sanzioni da parte della Comunità Europea". La lettera, inviata anche all'ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri, alla Cgil funzione pubblica, al responsabile della medicina penitenziaria Area Vasta 1 Fraternali, al direttore Maria Capalbo e a quello generale dell'Asur Marche Genga, è firmata dai medici Stefano Crupi, Massimo Costantini, Alessandro Baldi, Farage Makhluf, Giovanni Montoni, Virginio Landini, Giuseppe Palumbo, Andrea Maroncelli e dal tecnico di radiologia Rinaldo Fabbri. Sempre più lontani tempi di quando il centro clinico del carcere di Fossombrone era un fiore all'occhiello.

 

Sassari: Centro Democratico visita il carcere "urge riorganizzare medicina penitenziaria"

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La Nuova Sardegna, 20 giugno 2015

 

Ieri mattina, i consiglieri regionali Busia e Desini hanno visitato l'istituto di pena sassarese, accompagnati dalla direttrice del penitenziario sassarese Patrizia Incollu e dal coordinatore regionale della Uil penitenziaria Michele Cireddu.

Ieri mattina (venerdì), i consiglieri regionali del Centro Democratico Roberto Desini e Anna Maria Busia hanno svolto un sopralluogo al carcere di Bancali. Accompagnati dalla direttrice del penitenziario sassarese Patrizia Incollu e dal coordinatore regionale della Uil penitenziaria Michele Cireddu, gli esponenti del Cd hanno potuto verificare di persona le condizioni del nuovo istituto di pena. "Bancali è un carcere di nuova costruzione e per questo non presenta particolari problemi logistici", hanno spiegato Desini e Busia, che oltre ad essere consigliere regionale è anche responsabile nazionale Giustizia del Centro Democratico.

"Purtroppo, le problematiche che affliggono la struttura di pena di Sassari sono le stesse che si riscontrano nelle altre carceri della Sardegna, prima fra tutte la necessità, da considerarsi ormai un'urgenza, di una riorganizzazione dell'intero sistema di medicina penitenziaria", sottolineano i due consiglieri regionali. "Servirebbe un dipartimento in grado di assegnare e coordinare il personale medico e paramedico per le carceri; non si può continuare ad affidarsi alla buona volontà e allo spirito di sacrificio dei professionisti che lavorano con grande impegno nelle strutture carcerarie per garantire l'assistenza carceraria ai detenuti".

L'aspetto sanitario è solo uno dei problemi da risolvere nel sistema penitenziario sardo, e molte altre sono le tematiche da affrontare con interventi risolutivi: la perenne carenza di organico fra gli agenti penitenziari, le preoccupazioni legati al regime di detenzione 41bis, il sovraffollamento dei detenuti (problema che sta iniziando a palesarsi anche dopo l'apertura delle nuove strutture isolane), solo per citare le più pressanti.

Il sopralluogo nel carcere di Bancali è solo una tappa del programma di verifica e controllo che il Centro Democratico ha deciso di mettere in pratica in Sardegna visitando tutti i penitenziari dell'Isola. In precedenza, il Cd aveva già svolto un sopralluogo nella colonia penale di Isili, mentre, nelle prossime settimane, i due consiglieri regionali ispezioneranno anche le altre strutture penitenziarie sarde per avere un quadro completo sulla situazione attuale e sui possibili interventi da attuare per migliorare le condizioni dei detenuti e dei numerosi operatori che lavorano all'interno del sistema carcerario della Sardegna.

 
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