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Napoli: Poggioreale, l'inchiesta sui pestaggi nella "cella zero", indagati quattro agenti

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di Antonio Scolamiero

 

Corriere del Mezzogiorno, 24 febbraio 2015

 

Sono quattro le persone finite sul registro degli indagati per i presunti pestaggi all'interno del carcere di Poggioreale. Sono agenti di polizia penitenziaria. Stiamo parlando dell'inchiesta sulle presunte violenze consumate all'interno della cosiddetta "cella zero", luogo di soprusi e botte da orbi all'interno della struttura penitenziaria napoletana, venuta alla luce dopo le denunce il garante dei detenuti della Regione Campania Adriana Tocco. Nel suo ufficio sono arrivate oltre 150 testimonianze dei detenuti.

Sono quattro le persone finite sul registro degli indagati per i presunti pestaggi all'interno del carcere di Poggioreale, sono tutti appartenenti alla polizia penitenziaria. I reati contestati; abuso di autorità, sequestro di persona e maltrattamenti. Stiamo parlando delle presunte violenze consumate all'interno della cosiddetta "cella zero", luogo di soprusi e botte da orbi all'interno della struttura penitenziaria napoletana, venute alla luce dopo le denunce il garante dei detenuti della Regione Campania Adriana Tocco. L'inchiesta prende le mosse lo scorso anno: la procura di Giovanni Colangelo recepisce le oltre 150 denunce che gli ex detenuti hanno messo nero su bianco a inoltrato anche all'ufficio del garante.

E approfondisce i racconti che le sono pervenuti.

Indagine complessa e difficile quella dei sostituti Valentina Rametta e Giuseppina Loreto, coordinate dall'aggiunto Alfonso D'Arino. Ma la vicenda è tutt'altro che chiusa, le indagini proseguono percepire se si sia trattato solo di episodi sporadici oppure di una condotta stabile riservata ai detenuti. Una vicenda, questa dell'esistenza della "cella zero" che allora come oggi suscita grande stupore e l'inchiesta da atto del lavoro del lavoro dell'ufficio del Garante. "L'indagine della Procura partenopea - commenta la garante Adriana Tocco - in seguito alla presentazione delle mie segnalazioni, ha permesso di far cambiare aria a Poggioreale".

"Sono stati cambiati i vertici dell'Istituto (a maggio del 2014 il Dap aveva deciso di avviare le procedure per il trasferimento della direttrice, Teresa Abate, ndr), della Polizia Penitenziaria, dell'area educativa che con l'apertura delle celle e l'aumento di varie attività, mi hanno permesso di riscontrare il fatto che non ricevo più denunce, né verbali né scritte per abusi di violenze". Intanto, sulla vicenda della "cella zero" nei giorni scorsi è stato pubblicato il documentario pubblicato realizzato dal fotoreporter Salvatore Esposito che attraverso le testimonianze di numerosi ex detenuti del carcere partenopeo - ricostruisce una realtà agghiacciante, tragica e, allo stesso tempo, drammatica raccontata dai protagonisti dei presunti pestaggi nel carcere partenopeo.

 

Padova: carcere Due Palazzi senza acqua calda per tutti, la denuncia di Rostellato (M5S)

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Il Mattino di Padova, 24 febbraio 2015

 

La deputata ex Cinque Stelle in visita al carcere di Padova: "Personale non sostituito, ci sono grosse difficoltà. La situazione è grave".

"La situazione al Due Palazzi è molto grave", così Gessica Rostellato, deputata di Alternativa Libera (tra coloro che hanno lasciato il Movimento 5 Stelle), ha commentato le condizioni della struttura carceraria dopo un sopralluogo in mattinata. La parlamentare padovana ha incontrato anche i rappresentanti sindacali della polizia penitenziaria: "Ci è stata ribadita la mancanza di personale. Attualmente sono 280 invece dei 340 agenti previsti e calcolati però su 350 detenuti, mentre attualmente i detenuti sono circa 750", spiega la deputata.

"Inoltre a seguito degli arresti e degli allontanamenti degli agenti coinvolti nella operazione "Apache", il personale penitenziario non è stato sostituito e quindi la situazione di scarsità di personale si è fatta ancora più insostenibile. Tutti gli agenti, in una situazione già difficile, sono costretti a sopperire alla mancanza di personale ad effettuare ogni mese parecchie ore di straordinari. Questo come è evidente non può aiutarli a svolgere in maniera serena il loro lavoro".

Ma c'è di più: " Gli agenti sono costretti a sopperire alla mancanza di psicologi e altro personale che purtroppo è sottodimensionato; non vi sono risorse economiche per la manutenzione delle carceri e quindi spesso ci si trova a non poter avere tutti i sistemi di sicurezza previsti e funzionanti", sostiene la Rostellato. Per quanto riguarda la situazione del carcere c'è una piccola nota positiva: è diminuito il numero degli ingressi grazie agli ultimi provvedimenti in materie di carcere e quindi il numero dei detenuti. Questo ha ridotto anche i disagi dovuti alla convivenza di troppi detenuti in spazi ristretti quindi ci si sta via via adeguando alle disposizioni previste di 3 metri quadri per detenuto.

C'è però un altro problema molto serio: "Non essendoci risorse per la manutenzione ordinaria non è possibile ripristinare o cambiare il sistema di riscaldamento che non funziona, l'acqua calda non è sufficiente per tutti i detenuti, i locali delle docce sono pieni di muffa e mancano i sistemi di aspirazione. Questo porta anche a malattie di molti detenuti e a mancanza di igiene e di certo non aiuta il mantenimento del quieto vivere all'interno della struttura", sottolinea la parlamentare.

 

Rimini: Garante detenuti; ai Casetti celle fatiscenti e manca un direttore in pianta stabile

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di Lucia Renati

 

www.newsrimini.it, 24 febbraio 2015

 

Ieri pomeriggio, in quarta commissione consiliare, il garante dei detenuti l'avvocato Davide Grassi (che si è insediato a novembre), ha relazionato sulle ispezioni svolte nel carcere di Rimini negli ultimi 4 mesi. Presenti l'assessore alle politiche sociali Gloria Lisi, i consiglieri, e i rappresentanti delle realtà che operano nel sociale, dalla Caritas, alla Papa Giovanni XXIII, all'associazione Papillon. Diverse le criticità che persistono. Tra i problemi principali, la mancanza di un direttore in pianta stabile e a tempo pieno. Per ora, è stato nominato un reggente fino ad Agosto che sarà presente solo due volte a settimana.

Attualmente, il carcere ospita 104 detenuti, di cui 50 stranieri. 26 frequentano la scuola per ottenere la licenza media. Nella Sezione Andromeda, per i detenuti in attesa di misure alternative, ci sono 3 persone, a fronte di una capienza di 15. Il nuovo garante dei detenuti, da novembre ad oggi, ha effettuato 4 ispezioni con gli onorevoli Giulia Sarti, Tiziano Arlotti, Ernesto Preziosi e con il garante regionale Desi Bruno, e ha confermato le criticità: il paradosso è che c'è una sezione completamente ristrutturata che però e chiusa perché in attesa del collaudo (e pare che ancora manchino i soldi per pagare la ditta appaltatrice), mentre nella prima sezione ci sono celle fatiscenti con i servizi igienici di fianco alla cucina. Condizioni disumane - le definisce il garante Grassi.

Poi ci sono le lungaggini della magistratura di sorveglianza nel concedere permessi premio ai detenuti. Ispezionata una settimana fa, anche la comunità di San Patrignano che ospita 1.300 persone: 108 in affidamento sociale, 48 ai domiciliari, 14 in detenzione domiciliare. Nei prossimi giorni i controlli continueranno nelle altre strutture del territorio che ospitano detenuti con misure alternative.

 

Udine: Sappe; nel carcere di via Spalato droga e violenze? sono bugie, le vittime siamo noi

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di Mattia Pertoldi

 

Messaggero Veneto, 24 febbraio 2015

 

Affondo del sindacato dopo le accuse sulle condizioni di vita nel carcere di Udine Altomare, segretario del Sappe: "In via Spalato droga e violenze? Sono bugie".

"Le vere vittime del sistema siamo noi, non chi parla di violenze nei carceri soltanto per cercare una sponda favorevole nell'opinione pubblica". Gli agenti di polizia penitenziaria vanno all'attacco dopo lo sfogo, andato in onda su Radio Radicale, di Nico, ex detenuto 54enne della casa circondariale di Udine, sulle condizioni in cui versano i detenuti in città. Giovanni Altomare, segretario regionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), risponde punto su punto alle parole dell'italiano che si è rivolto a Strasburgo chiedendo il risarcimento dei danni, materiali e morali, causati dalla sua detenzione.

I dati diffusi dal ministero della Giustizia, e aggiornati al 31 gennaio, dicono che, in via Spalato, risultano essere detenute 173 persone, a fronte di una capienza regolamentare pari a 100 unità, e che la polizia penitenziaria è composta da 120-125 agenti. Un numero, secondo Altomare, non sufficiente. "Abbiamo bisogno di più uomini - conferma - per garantire un livello di sicurezza adeguato della struttura.

Da quando esiste il regime di carcere aperto e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha inaugurato il cosiddetto sistema di sorveglianza dinamica, il ministero sostiene che i numeri siano adeguati alle necessità, ma non è così". Perchè, per il segretario del Sappe, una cosa "è sorvegliare le persone da presidi fissi come accadeva in passato" e un'altra è "effettuare una specie di ronda continua negli istituti di detenzione".

Specialmente, continua Altomare, se "la tanto decantata implementazione dei sistemi di videosorveglianza è carta straccia per mancanza di fondi". Un problema non da poco per gli agenti soprattutto perchè, secondo la loro tesi, è la stessa legislazione italiana a penalizzarli. "Ci avevano promesso un cambio della normativa - ha spiegato Altomare - relativa alle nostre responsabilità in caso di suicidio, ma non si è mosso nulla. Ditemi voi, però, se è possibile controllare, 24 ore al giorno, centinaia di persone senza avere personale a sufficienza e nemmeno un numero adeguato di telecamere".

Quanto alle presunte violenze comminate ai danni dei detenuti, e denunciate su Radio Radicale da Nico, Altomare è netto: sono tutte bugie. "Nessuno di noi si azzarderebbe mai ad alzare le mani su un detenuto "irrequieto" - ha sostenuto - e chi "spara" certe panzane lo fa semplicemente nel tentativo di instillare dubbi nell'opinione pubblica. Le risse ci sono, non lo nego, ma avvengono quasi sempre tra detenuti, noi interveniamo soltanto per separare i gruppetti di violenti".

La negazione, infine, è (quasi) totale anche sulla presenza di sostanze stupefacenti. "A Udine non ho mai sentito - ha continuato Altomare - nulla di simile. E se è vero che, in linea generale, qualche piccola dose di droghe leggere può sfuggire ai controlli, è altrettanto vero che è la legge a impedirci, troppo spesso, di compiere appieno il nostro dovere.

Lo sapete che noi non possiamo nemmeno perquisire un familiare di un detenuto, se non sussistono fondati sospetti che stia facendo qualcosa di illegale, ma possiamo soltanto controllarli mentre si parlano? La verità è che qui le vittime siamo noi che sempre più spesso dobbiamo sostituirci a figure quali psicologi o educatori che, all'interno delle carceri, sono sempre di meno".

 

Opera (Mi): Sappe; cercasi muratori fra agenti? ridicolo, piuttosto dare lavoro ai detenuti

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Il Velino, 24 febbraio 2015

 

"Coinvolgere i poliziotti penitenziari che posseggano capacità tecniche necessarie ad eseguire specifici lavori di ristrutturazione nelle carceri della Lombardia. È la proposta choc dell'Amministrazione Penitenziaria lombarda, che sta cercando muratori, imbianchini e idraulici per i penitenziari regionali tra gli Agenti". Lo dice il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. "È una cosa ridicola - denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe, che se non fosse scritta nero su bianco in atti ufficiali farebbe davvero ridere. Ed invece è la realtà.

Anziché impiegare i detenuti, che nella stragrande maggioranza dei casi stanno in cella ore e ore a far nulla, si cercano poliziotti per fargli fare il doppio lavoro: un po' poliziotti e un po' muratori, lattonieri, idraulici. Una scelta ridicola e grave: è stato informato ed è d'accordo il Ministro della Giustizia Andrea Orlando?".

Capece cita una Comunicazione di servizio firmata dal direttore del carcere di Milano Opera, Giacinto Siciliano, il 16 febbraio 2015, che cerca appunto tra il Personale di Polizia Penitenziaria dell'Istituto di pena "personale in possesso di abilitazioni tecniche che sia disponibile a prestare attività lavorativa, anche in ambito regionale per opere di ristrutturazione edilizia". Il Sappe sollecita una ispezione da parte del Ministro Guardasigilli presso il Provveditorato regionale di Milano.

 
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