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Giustizia: responsabilità civile magistrati in vigore, tre anni per chiedere il risarcimento

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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 19 marzo 2015

 

Da oggi responsabilità civile più ampia per i magistrati. Sono infatti entrate in vigore le norme che modificano la legge Vassalli allargando la rosa di contestazioni che è possibile muovere alle toghe.

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Giustizia: il segnale di debolezza che offre il governo quando dice "aumentiamo le pene"

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di Beniamino Migliucci (Presidente dell'Unione Camere penali)

 

Il Foglio, 19 marzo 2015

 

La presa di posizione del presidente dell'Anm, Dott. Sabelli, risponde chiaramente a una esigenza strategica e costituisce un esempio lampante di cosa si debba intendere per "populismo penale". Sottolineare, infatti, che la politica non prende "a schiaffi" i corrotti e non "accarezza" i magistrati significa sostenere che la politica è inerte, inconsapevole, se non collusa con i corrotti e delegittima, invece, chi è custode della legalità: il tutto ai fini della ricerca di un facile consenso nell'opinione pubblica. Ci risiamo: siamo al gioco "dei buoni e dei cattivi", all'affermazione di un'idea manichea della giustizia e dei poteri dello stato, secondo cui la magistratura rappresenta il bene e gli altri il male.

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Giustizia: stop al populismo penale, a proposito di terzietà dei giudici e altri tabù

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di Alfredo Bazoli (Deputato del Pd)

 

Il Foglio, 19 marzo 2015

 

Apprezzo l'attenzione che Il Foglio riserva al tema del funzionamento della giustizia nel nostro paese. Un tema decisivo, che attiene alla qualità complessiva della nostra democrazia, perché tocca il delicatissimo equilibrio tra pretesa punitiva dello stato, garanzie dei singoli, e tutela delle vittime, e costituisce altresì una delle leve sulle quali tentare di riavviare lo sviluppo economico del paese.

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Giustizia: la magistratura ha accumulato una grande dose di poteri, urge il riequilibrio

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di Alessandro Maran (Senatore del Pd)

 

Il Foglio, 19 marzo 2015

 

Nei giorni scorsi il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa è tornato, giustamente, sulla "battaglia culturale" che si combatte attorno alla giustizia. Una concezione della giustizia premoderna e una casta di magistrati "che si è autocertificata come elemento salvifico di un tessuto sociale in sé corrotto", da amministrare perciò in nome di superiori valori, è infatti uno degli elementi strutturali dell'odierno paesaggio italiano, del "liberale che non c'è", per dirla con Corrado Ocone. Senza contare che fra le ragioni della "penalizzazione" crescente della nostra società, c'è anche la richiesta di capri espiatori alimentata continuamente dai mezzi di comunicazione di massa.

Ora, non è un mistero per nessuno che la nostra magistratura ha progressivamente accumulato una notevole dose di poteri. Le sue garanzie di indipendenza sono oggi fra le più elevate nell'ambito dei regimi democratici. Il fatto poi di esercitare anche le funzioni di accusa ne ha accresciuto ulteriormente la capacità di incidere sul sistema politico (specie se si considera che il principio di obbligatorietà rende di fatto irresponsabile il pubblico ministero).

Ma nonostante questa posizione di forza, la magistratura presenta anche molti punti deboli. Il primo - quello che interessa più da vicino i cittadini - è la cattiva qualità del servizio che rende. Il che si riflette nel basso tasso di fiducia (e di gradimento) degli italiani nei confronti del nostro sistema giudiziario.

Il paradosso è che, stando così le cose, la magistratura richiede di continuo sostegno e legittimazione proprio alla politica. La delibera con la quale il Csm criticava (2003) alcune dichiarazioni roventi del presidente del Consiglio, faceva appello a tutte le istituzioni perché "sia ripristinato il rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura".

E ne ha bisogno perché svolge funzioni di forte impatto politico, senza disporre di un adeguato sostegno nella società. Infatti, come ha rilevato il prof. Carlo Guarnieri, "numerose analisi hanno messo in luce che una magistratura può essere realmente indipendente non solo quando dispone di adeguate garanzie ma soprattutto quando gode di un forte sostegno nella società, sia in generale sia presso specifici gruppi di interesse" (il riferimento è all'avvocatura e ai gruppi che, specie negli Stati Uniti, operano a difesa dei diritti civili). Ma "da questo punto di vista la nostra magistratura è ancora un corpo separato, che non ha relazioni istituzionali con la società - né con un corpo così importante come l'avvocatura - e le cui basi di consenso fanno sostanzialmente capo alla classe politica, oltre che ai mezzi di comunicazione di massa".

Per questo è difficile "separare le carriere" tra magistrati e giornalisti. Per questo, secondo Guarnieri, anche in Italia, il punto fondamentale della riforma è il reclutamento dei giudici: "È necessario superare progressivamente il reclutamento burocratico e creare canali che siano in grado non solo di selezionare i migliori ma anche di attirare verso la magistratura professionisti di qualità, aprendo così un canale di collegamento con l'avvocatura e l'università".

La magistratura inglese, ad esempio, può essere considerata un'emanazione dell'avvocatura e in particolare dei hamster. In questo modo, i valori predominanti nella magistratura sono sostanzialmente quelli dell'intera professione forense.

Insomma, i limiti dell'assetto che abbiamo ereditato dal passato sono sotto gli occhi di tutti. Perché stupirsi, allora, dei tagli alle ferie, del tetto agli "stipendi d'oro", e ora, della riforma della responsabilità civile? La magistratura fa inevitabilmente parte del processo politico. E nel paese c'è un clima di diffidenza, quando non di aperta disapprovazione, nei confronti di chiunque occupi un ruolo pubblico. Renzi ha colto l'aria che tira (si pretendono regole e pene più severe per tutti) e vuole "cambiare verso" anche in questo campo.

Ma per migliorare il funzionamento della nostra giustizia quel che davvero conta, insiste Guarnieri, è "curare meglio la professionalità - e l'etica - dei magistrati e, soprattutto, dare maggiori poteri e responsabilità ai capi degli uffici". Di esempi ne potrei fare una montagna. Ne faccio uno solo: è trascorso un anno e mezzo dalla sentenza pronunciata il 15 ottobre 2013 dal tribunale di Gorizia, dopo 3 anni e mezzo e 89 udienze, in ordine alla vicenda dell'ex Italcantieri (ora Fincantieri), che ha inflitto ai vertici aziendali una pena complessiva di oltre 55 anni di reclusione per la morte causata dall'esposizione all'amianto di 85 operai del cantiere di Monfalcone. Ad oggi il giudice non ha ancora depositato la motivazione della sentenza. Il che comporta anche l'allungamento dei termini della presentazione del ricorso in appello da parte degli imputati. E l'imminente prescrizione potrebbe ledere il diritto processuale delle parti, nonché il diritto a una giusta riparazione.

Che cosa aspetta il ministro ad attivare i poteri di ispezione di cui dispone per accertare per quali ragioni, a oggi inspiegabili, le motivazioni della sentenza non siano state ancora depositate e, qualora ne ravvisi i presupposti e nei limiti di propria competenza, avviare la richiesta di indagini al procuratore generale?

 

Giustizia: l'Anm ogni giorno avverte il governo che è sotto tiro, il clima è da golpe

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di Piero Sansonetti

 

Il Garantista, 19 marzo 2015

 

L'Anm (Associazione Nazionale Magistrati) non perde un colpo: giorno dopo giorno avverte il governo che è sotto tiro. Martedì, Sabelli ha accusato il governo di essere dalla parte dei corrotti e contro i magistrati. Ieri il segretario dell'associazione, il Pm Maurizio Carbone, ha rincarato la dose: "Renzi - ha detto - con le sue riforme ci delegittima".

Quando dicono "riforme", i magistrati alludono alla riduzione delle loro ferie (che erano di 45 giorni) e all'introduzione delle nuove norme (per la verità assai blande) sulla responsabilità civile. Si tratta di misure davvero molto poco significative, che costeranno ai Pm qualche giornata in più di lavoro durante l'estate, e un paio di cento euro all'anno per assicurarsi contro la responsabilità civile. Possibile che per così poco si arrivi a forme di lotta politica quasi "golpiste"?

Probabilmente i magistrati (o almeno una pattuglia di essi, ma una pattuglia agguerrita e in grado di mandare all'aria tutto il mondo politico italiano, sulla base del potere del quale dispone) non stanno solamente avanzando richieste corporative (che sicuramente ci sono) ma si sentono "toccati" dal punto di vista simbolico. Il fatto che comunque, per la prima volta - più o meno da sempre - il Parlamento approvi riforme non a loro favorevoli, li fa sospettare che potrebbe essere messa in discussione, prima o poi, la loro "intangibilità" il loro essere una "casta" superiore e al di sopra di ogni norma e ogni legge.

È una esagerazione parlare di "azione golpista"? Non lo è, se si esamina il combinato disposto di quello che è avvenuto. La magistratura di Firenze ha compiuto una serie di arresti, mettendo sotto accusa un certo numero di altissimi burocrati (non sappiamo ancora per quale fatto specifico ma prima o poi, si spera, lo sapremo), e divulgando (illegittimamente) intercettazioni che danneggiano un ministro (non indagato).

Contemporaneamente il capo dell'Anm ha divulgato una dichiarazione temeraria, nella quale accusa il Presidente del Consiglio di essere complice della corruzione ("accarezza i corrotti") e lascia intendere una cosa semplicissima: o il governo cambia linea sulla magistratura o un pugno di magistrati coraggiosi potrebbe iniziare a colpire duro, un po' come si fece nel '92 -'93, e magari - come fu allora - radere al suolo la politica italiana. Diciamolo con parole semplici: non sarà un golpe, è un ricatto con minaccia di golpe.

Confermato il giorno dopo dal "Fatto" (che è l'organo ufficiale dell'Anni) con un titolo volutamente comico: "Renzi attacca i giudici". Povero Renzi, si è preso le accuse infamanti e gratuite di Sabelli, ha reagito appena appena dichiarando dispiacere, anziché querelando per diffamazione e calunnia, come sarebbe stato giusto, e invocando l'intervento del Presidente della Repubblica (come sarebbe stato ancor più giusto), e l'organo dell'Anna gli dice pure che è stato lui ad attaccare. Come quando un bambino piccolo viene pestato da tre bulli e poi i bulli gli dicono che a forza di colpi di guancia gli ha fatto male alle mani.

C'è poco da stare allegri. Non solo perché evidentemente la situazione è gravissima, e se Lupi sarà costretto alle dimissioni, sarà una vera e propria capitolazione per la democrazia politica; ma perché non si vede all'orizzonte nessuno che sia in grado di reagire, di porre un freno alla baldanza "cilena" dei Pm. La sinistra sembra un pugile suonato, inebetita, forse, da vent'anni di "tifo" antiberlusconiano, che le ha tolto la vecchia abitudine alla lotta politica e l'ha resa ancella di Palazzo di Giustizia; la destra, un po' salvinizzata un po' impaurita per le bastonate ricevute in questi anni dal suo capo, e oltretutto a disagio nel difendere il governo Renzi o il "traditore" Lupi. È probabile che i magistrati vincano la loro battaglia.

Del resto, forse, l'hanno già vinta. La riforma della giustizia non si farà. Forse si farà invece la contro-riforma, quella di Gratteri, che instaura qualcosa di molto simile a uno Stato di polizia, dove il sospetto, e l'odio, e la smania di manette prendono il posto del rosso, del bianco e del verde della bandiera nazionale.

 
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