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di Caterina Pasolini
La Repubblica, 12 aprile 2011
I suicidi - che dall’inizio dell’anno sono stati 16 - rappresentano l’unico mezzo per sfuggire alla desolazione e alla inattività diffusa negli istituti di pena. Stanziati dal governo 670 milioni per costruire nuove carceri, ma alcune sono vuote per mancanza di personale. Tagli ai fondi per il sostegno psicologico e per il lavoro. “Chi entra in carcere non sa se ne uscirà vivo. La pena di morte è stata reintrodotta nelle prigioni italiane senza neppure il bisogno di legiferare”, scrive Ada Palmonella, psicologa penitenziaria su Ristretti Orizzonti raccontando la realtà quotidiana dietro le sbarre: un inferno che ha visto sedici detenuti uccidersi dall’inizio dell’anno e decine cercare di farla finita. Stanchi, esasperati di vivere rinchiusi in strutture dove “il valore rieducativo della pena” è un’illusione, dove si spende per costruire nuovi penitenziari mentre si tagliano i fondi per i detenuti che lavorano e viene cancellato ogni supporto psicologico. In cella oggi... “Chi entra in carcere oggi non sa se ne uscirò vivo,... Non sa se sceglierà il suicidio per sfuggire alla desolazione di lunghe giornate spese a guardare il muro della cella. Senza più supporti psicologici per esternare ed alleviare la sofferenza, il dolore di chi, oltre aver perso la libertà, è sottoposto al completo abbandono e all’ozio coatto”. Il programma di governo (oltre che la stessa Costituzione) dice di puntare alla rieducazione dei carcerati, rispettando il diritto alla salute. “Per attuare questo programma, il governo ha tagliato quasi tutti i fondi destinati al sostegno psicologico, ormai ridicolo ed avvilente per gli operatori, per gli psicologi e per gli stessi detenuti, che implorano un colloquio. E che è negato. Ha tagliato tutto quello che serve per il reinserimento del detenuto il quale, lasciato solo, diventerà sempre più cattivo e violento. Sempre che riesca a sopravvivere”. Pochi e stanchi anche gli agenti. “Sono ormai stremati, aspettano i promessi “rinforzi” che ancora non arrivano. E quando e se arriveranno, saranno costretti, dopo un breve corso, anche a svolgere colloqui di inserimento e sostegno psicologico. Come se il detenuto possa riuscire ad “aprirsi” davanti ad una divisa da poliziotto, anche se preparato. Si prepara un carcere “duro” che priva della dignità e del possibile recupero di chi ha sbagliato. Anche se solo una volta. Un carcere dove si giocherà a “guardie e ladri”. E il lavoro delle “guardie” diventerà ancora più pesante di quello che è già. Nuovi tagli in arrivo per la rieducazione. “Cosa faranno i detenuti per imparare nuovi lavori, se tutti i soldi saranno spesi solo per costruire nuove carceri? Non potranno imparare nulla. Non potranno neanche lavorare all’interno degli istituti di pena perché sono stati tagliati i fondi destinati ai lavoranti. Uno stanziamento megagalattico di 670 milioni di euro. Quest’assoluta disparità - scrive ancora la psicologa penitenziaria - tra la spesa per i nuovi istituti e i tagli per tutto ciò che servirebbe alla rieducazione e al reinserimento dei detenuti, mi ricorda una frase detta pochi giorni fa da un detenuto che guardava il magnifico, brillante pavimento di marmo nel carcere di Regina Coeli: ‘Dottore, a me piace stare in cella. Mi piacerebbe ci fosse anche lì il pavimento di marmo, perché così mi alleno a stare nella tomba. Le lapidi al cimitero sono di marmo, no?’. La strada per trovare alternative al reato non nasce nelle celle comode. È dentro ogni uomo, che va cercata quella strada. Basta cercarla assieme.” Nuove carceri e vuote. Prosegue, dunque l’intervento di Ada Palmonella: “Il nuovo padiglione allestito a Velletri e il carcere di Oristano sono vuoti per mancanza di personale. Dunque, al momento, vediamo solo una misura messa in atto per sfoltire il carcere: i suicidi dei detenuti, ognuno dei quali, quando si toglie la vita, di fatto lascia un posto vuoto in cella”. Di persone che non ce l’hanno fatta a sopportare il carcere (così com’è oggi) dall’inizio di quest’anno sono 16. Tutti suicidi. A questi vanno aggiunti coloro i quali - sempre dall’inizio dell’anno - sono morti per diversi motivi dietro le sbarre, che sono 40. I suicidi complessivi, dal 2000 ad oggi, nelle carceri italiane sono 672.
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