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Venezia: due sottosegretari alla Giustizia in Tribunale e tra i detenuti

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La Nuova Venezia, 18 maggio 2016

 

Giornata veneziana, ieri, per i sottosegretari alla Giustizia Gennaro Migliore e Federica Chiavaroli. In mattinata hanno fatto visita negli uffici della cittadella della Giustizia di piazzale Roma, alla presidente del Tribunale facente funzioni Giuliana Galasso, che ha illustrato loro le carenze d'organico degli uffici giudizari veneziani sia per quanto riguarda i magistrati - ne mancano 7 ma si avviano a mancarne 9 se tra poco Manuela Farini e Antonella Magaraggia saranno nominate presidenti di Tribunale di Venezia e Verona dal Consiglio superiore della magistratura - sia per quanto riguarda il personale amministrativo (- 30 per cento). Quindi Galasso ha illustrato l'ennesimo problema di carenza di mezzi: sono finiti i soldi per acquistare la benzina delle due auto a disposizione del Tribunale. I due sottosegretari hanno dichiarato che si faranno parte attiva nei confronti del ministro Andrea Orlando per affrontare al più presto questi problemi. Infine, Migliore e Chiavaroli si sono recati prima nel carcere femminile della Giudecca, poi in quello maschile di Santa Maria Maggiore. Hanno incontrato le direttrici Gabriella Straffi e Immacolata Mannarella, ma anche i detenuti e in particolare al maschile hanno ascoltato le loro richieste. A Santa Maria Maggiore
uno dei problemi irrisolti è quello del lavoro, sono pochissimi i detenuti che possono lavorare e lo hanno spiegato ai due esponenti politici. I quali hanno voluto anche vedere le bocche di lupo e quello veneziano è uno degli pochi carceri dove ci sono ancora, impedendo alla luce di entrare.

 

Caserta: carcere di Santa Maria Capua Vetere, sbloccati i fondi per l'acqua corrente

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di Marilù Musto

 

Il Mattino, 18 maggio 2016

 

Il carcere di Santa Maria Capua Vetere è stato costruito, negli anni 90, senza un collegamento con la rete idrica comunale. Manca l'acqua corrente perchè non c'è la condotta legata alla rete pubblica dell'acquedotto. Da sempre, i detenuti, usufruiscono di acqua conservata in cisterne e serbatoi, ma nel periodo estivo, per metà giornata, gli ospiti della struttura carceraria, 964 in tutto, utilizzano acqua in bottiglia per cucinare e bere. Dei quasi mille detenuti, 340 sono ristretti in regime di alta sicurezza perchè accusati di reati mafiosi, ottanta sono donne.

In estate, l'acqua viene prelevata da un pozzo artesiano e viene filtrata attraverso un impianto di potabilizzazione. Tuttavia, con il caldo l'erogazione idrica si riduce al minimo per la minore quantità presente nella falda, causando enormi disagi ai detenuti, che restano per la maggior parte delle ore senz' acqua. Qualcosa, però, negli ultimi mesi si è mosso.

La Regione Campania ha sbloccato due milioni di euro per la costruzione di un impianto che possa garantire la presenza d'acqua in carcere e il collegamento alla rete idrica: "Abbiamo vinto la battaglia contro la burocrazia, finalmente si darà la possibilità ai detenuti di usufruire dell'acqua potabile", ha dichiarato la deputata Pd Camilla Sgambato la quale, in sinergia con la regione e il Ministero della Giustizia (Dap) ha ottenuto il finanziamento per la creazione dell'impianto.

 

Lecce: il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, in visita al carcere

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Agenparl, 18 maggio 2016

 

Mauro Palma, presidente del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, ha visitato nella giornata di ieri la Casa circondariale di Lecce, ed è stato ricevuto dalla direttrice Rita Russo, dal comandante dell'istituto Riccardo Secci e dal provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Carmelo Cantone. E' quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa del Garante nazionale dei detenuti.
All'incontro – prosegue la nota – erano presenti anche il magistrato di sorveglianza Emanuela Foggetti e il garante regionale Piero Rossi. Il garante ha visitato il nuovo blocco psichiatrico realizzato in collaborazione con la Asl di Lecce che, sul piano strutturale, potrebbe entrare in funzione prima dell'inizio dell'estate; a regime potrà ospitare venti detenuti in osservazione psichiatrica o comunque bisognosi di terapie dedicate.
Tuttavia il garante ha osservato che "prima dell'apertura deve essere definito un protocollo d'intesa tra l'Amministrazione penitenziaria e quella sanitaria al fine di assegnare le unità di personale specialistico necessario e identificare con precisione le procedure operative che riguardano il coordinamento dei rispettivi interventi di cura e sicurezza" aggiungendo "va inoltre previsto all'interno dell'articolazione psichiatrica un presidio di medicina generale per affrontare le eventuali emergenze di natura somatica". Il garante nazionale, accompagnato dal commissario Massimiliano Bagaglini, attualmente assegnato all'Ufficio del garante, ha poi visitato il blocco femminile, intrattenendosi con alcune delle donne e raccogliendo le loro testimonianze sulle condizioni della vita detentiva. Come previsto dalla legge sull'istituzione di questa figura di garanzia, un breve rapporto sulla visita sarà inviato all'amministrazione penitenziaria nelle prossime settimane.

 

Roma: così la camorra truccava il concorso per guardie carcerarie

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di Valentina Errante

 

Il Messaggero, 18 maggio 2016

 

Il sospetto è che la camorra abbia tentato di infiltrarsi nelle carceri italiane e che per farlo abbia intrapreso la via ordinaria del concorso ministeriale. E non è un caso che il fascicolo sullo scandalo della selezione per 400 agenti di polizia penitenziaria, sospesa dal Dap perché 88 concorrenti sono stati trovati durante le prove con radiotrasmittenti, auricolari, bracciali con le risposte ai quiz, cellulari contraffatti, cover dei telefonini con le soluzioni, sia all'esame della procura distrettuale antimafia della Capitale. A coordinare l'indagine a carico degli 88, che alla fine di aprile erano sbarcati alla Fiera di Roma dalla Campania per superare le prove, è il procuratore aggiunto Michele Prestipino.
Sono state le dichiarazioni di alcuni dei concorrenti finiti sotto accusa e i primi accertamenti sui candidati, bloccati all'esame con le risposte in tasca, a suscitare i sospetti della magistratura. I nomi di terze persone coinvolte, rivelati proprio dagli indagati che non hanno potuto negare le circostanze, avrebbero portato gli inquirenti dritto ai clan. La procura ipotizza che dietro alla falsificazione dei test potesse esserci una vera e propria connection che puntava a inserire uomini dell'organizzazione all'interno delle carceri. Le verifiche sono ancora all'inizio ma Prestipino potrebbe decidere in tempi strettissimi di modificare in associazione mafiosa il reato nel fascicolo inizialmente aperto per falso e tentata truffa.
Le indagini puntano anche ad accertare eventuali complicità all'interno del Dipartimento. A suscitare allarme e forti dubbi sulla possibilità di infiltrazioni della criminalità orgnizzata sono state anche le cifre che sarebbero state pagate per ottenere le soluzioni ai test. Troppo elevate per trattarsi di semplici mazzette e ordinaria corruzione. In alcuni casi raggiungerebbero i 25mila euro. Soldi che difficilmente un normale concorrente, che abbia la licenza media, può permettersi di pagare per superare un concorso. Gli accertamenti riguardano pure la ditta che si era aggiudicata l'appalto per le selezioni, anche quella con sede in Campania e le idoneità fisiche ottenute dai candidati.
Il concorso, che si è svolto dal 20 al 22 aprile, è stato sospeso dallo stesso Dipartimento dopo la verifica delle irregolarità. Intanto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiesto una relazione urgente a Santi Consolo, responsabile del Dap, per chiarire tutti gli aspetti della vicenda. Adesso spetterò all'Avvocatura dello Stato, interpellata dal Dipartimento, pronunciarsi e stabilire se sia possibile annullare la prova. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare le prime risposte, ma riguarderanno soltanto, il piano amministrativo. Le indagini invece risultano molto più complesse. Ad accorgersi di quanto stava accadendo nei locali della Nuova fiera di Roma, nei tre giorni delle prove, è stato il personale della stessa amministrazione penitenziaria, che, dopo le voci circolate alla vigilia del concorso, aveva predisposto una task force del Nic, il Nucleo investigativo centrale del Dap, e da due commissari. Dopo lo scandalo, anche i controlli rinforzati hanno suscitato i dubbi e le domande da parte di alcuni sindacati di polizia penitenziaria, come il Sappe, che adesso premono per l'annullamento del concorso. Alle prove per 400 posti (300 uomini e 100 donne) hanno partecipato undicimila persone. Tutti e tre i giorni, le operazioni di verifica e il sequestro del materiale, da personale della polizia penitenziaria, hanno allungato a tal punto i tempi di svolgimento dell'esame che le prove sono andate avanti fino a notte fonda, le tre del mattino il 22 aprile. È stato lo stesso Dipartimento, dopo un'indagine interna, a inviare gli atti in procura.

 

Rimini: al "Caffè corretto" poesia, arte e sport per vincere la noia in carcere

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di Stefano Rossini

 

Redattore Sociale, 18 maggio 2016

 

Alla Casa circondariale Casetti di Rimini è attivo uno spazio di confronto e incontro gestito da un operatore della Caritas per far socializzare i detenuti e farli interagire in un contesto diverso. Dallo scorso ottobre sono diversi i laboratori che si sono susseguiti.
Il più frequente compagno di cella, in carcere, è la noia. Ma questa inattività non procura alcun vantaggio, né a chi la subisce, né a chi la propina come punizione per chi è finito in prigione per qualsiasi motivo. Il carcere può e deve essere qualcosa di più, un luogo in cui il tempo viene impiegato in modo proficuo, per conoscere se stessi, per imparare qualcosa di nuovo, e per cercare di uscire meglio di come si è entrati.
Nasce con questi intenti il Caffè Corretto, uno spazio di confronto e incontro gestito da un operatore della Caritas, che si svolge tutti i martedì dalle 13 alle 15. Queste attività sono finanziate dal Comune di Rimini attraverso il Piano di Zona per la Salute e il Benessere Sociale e realizzati dall'associazione Madonna della Carità grazie anche all'importante ruolo rivestito dai volontari del progetto "Sportello carcere - centro di ascolto".
La finalità è quella di far socializzare i detenuti e farli interagire in un contesto diverso, fornendo una seria di impegni diversi da quelli che solitamente il carcere offre; un momento di pausa e socializzazione assimilabile a quello di un caffè al bar appunto, di un caffè letterario per meglio dire, di un caffè "corretto" (nella doppia valenza di "conforme ad educazione" ma anche di "bevanda con aggiunta di un qualcosa in più"). Dallo scorso ottobre sono diversi i laboratori che si sono susseguiti all'interno dei Casetti, la casa circondariale di Rimini, tra cui uno di teatro, a cura dell'associazione Klangwelt, e un altro dedicato alla realizzazione dei regali per la festa del papà (in particolare delle cornici).
Tra le varie forme espressive capaci di regalare un momento di libertà autentica anche dietro le sbarre, non poteva mancare la poesia, "veicolo d'eccellenza dei sentimenti e delle ragioni del cuore" usando le parole della poetessa e insegnante Silvia Bernardi, dell'associazione Scuola e Società: da poche settimane ha concluso con un gruppo di ospiti dei Casetti un laboratorio articolato in cinque incontri, al suo secondo anno, proprio dedicato alla poesia e letteratura in chiave educativa e pedagogica. "Desideravo molto fare questa iniziativa con i carcerati che non avevo mai avuto occasione di visitare. E alla fine posso dire che per me è stata oltre che una grande gioia, un'opera di misericordia e un'esperienza culturale di altissimo livello", afferma la professoressa che ha lavorato con una media di 12-13 persone.
Il programma didattico non è stato meno rigoroso di quelli già attuati in altri contesti e con altri "alunni" speciali, nelle varie iniziative seguite dall'associazione sul territorio. Ma ai Casetti la poesia è stata vissuta soprattutto nel suo aspetto più umano, non senza un approccio a tratti ludico, con gli stessi detenuti pronti anche a iniziare ad abbozzare qualche testo poetico.
"Nel contesto del carcere, dove non esistono i ruoli e le etichette che fuori, nella vita di tutti i giorni, ci impediscono di conoscere veramente le persone, ho potuto incontrare prima di tutto degli uomini", commenta Silvia Bernardi. "Ho trovato persone che nella loro nudità, hanno tirato fuori sentimenti profondissimi, soprattutto l'amore per la propria famiglia, la madre, i figli. Persone belle, ci tengo a dirlo, disarmate e disarmanti al tempo stesso, che mi hanno arricchita. Nessun uomo in nessuna condizione e in nessuna condanna può esaurire se stesso: siamo più grandi dei nostri imiti e dei nostri sbagli". È quello che la poetessa ha sperimentato in prima persona con questo laboratorio. "La poesia in particolare è un elemento di umanizzazione estremo, il più grande veicolo di sentimenti profondi ed inconsci: paradossalmente, dentro il carcere, la poesia ha concesso un vero momento di libertà".
Tra i laboratori appena conclusi anche un ciclo di 3 incontri di libero sfogo della creatività rivolto ai detenuti della sezione Vega (transessuali). Il breve corso, condotto da Cristina Brolli, volontaria dell'Associazione Nati per Leggere, biblioteca di Rimini, si è proposto di realizzare con i materiali a disposizione, tra cui vari tipi di carta, riviste, quotidiani, colla, tempere o acrilici, o matite, e altro, un lavoro espressivo, grafico pittorico. "Il fine di questa attività - dice Cristina - non è il bel risultato, il disegno grazioso, ma dare la possibilità di esprimersi con i mezzi a disposizione. Non è una lezione tecnica sul come, ma un momento di condivisione, di parole e di sguardi, di divertimento e di libertà".
Altri due corsi sono invece appena cominciati. Il primo è a cura di Davide Curradi, giovane laureato in scienze della formazione e personal trainer, che sta conducendo un laboratorio su salute e benessere e sport. "Ho fatto due incontri, entrambi molto partecipati - racconta Davide - nel quale abbiamo parlato di salute, attività fisica e alimentazione. Mi è piaciuto molto l'approccio perché non è quello classico della lezione, ma c'è un continuo scambio e tanta attenzione. Ho cercato di insistere sull'importanza dell'attività fisica per il benessere.
Alcune delle persone presenti hanno svolto nella loro vita lavori pesanti e per questo erano già avvezze all'attività. "Un altro aspetto importante - continua Davide - è quello dell'alimentazione. Qui si riscontrano anche delle difficoltà, perché ovviamente in carcere non c'è la libertà di mangiare quello che si vuole. Per questo l'incontro è stato molto seguito, e devo dire che sono davvero contento".
Ora Davide sta strutturando un percorso come personal trainer nella sezione a custodia attenuata Seatt che si svolgerà da martedì 17 maggio fino a metà giugno, una volta a settimana dalle 9 alle 11.
L'ultimo laboratorio - tra quelli appena cominciati - è invece dedicato ai detenuti della sezione Vega, ed è un corso di Danza Movimento Terapia, a cura di Giulia Landi dell'associazione Art Therapy Italiana di Bologna. Si tratta di una forma di terapia che utilizza il movimento e l'espressione del corpo come mezzo di integrazione e crescita emotiva.
"Lavorare con un linguaggio non verbale - spiega Giulia - può essere un modo per esprimere la parte più autentica di sé. D'altronde siamo in una situazione in cui il corpo ha già parlato molto, è stato un elemento importante delle loro vite. Il tema scelto per gli incontri è quello del paesaggio. Lavoriamo non solo col corpo, ma anche con materiali artistici e immagini.
"Il laboratorio è appena cominciato ma sono soddisfatta - conclude Giulia - perché i corsi sono partecipati, tutti si sono impegnati molto e sono entrati nel lavoro proposto". Tante le attività proposte dal centro di ascolto della Caritas - a cui partecipano una media di 10, 15 detenuti - tra cui anche corsi più "pratici" come l'orto disinvolto, e attività di artigianato, di cui parleremo le prossime volte.

 
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