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Avellino: altri undici agenti di Polizia penitenziaria in arrivo al carcere di Ariano Irpino

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di Maria Elena Grasso

 

Il Mattino, 29 settembre 2015

 

Dal primo ottobre assumeranno servizio presso la Casa circondariale di Ariano Irpino altri undici agenti di polizia penitenziaria. L'istituto arianese è stato inserito nel piano di potenziamento degli organici, dei servizi e delle infrastrutture. Ad annunciare il provvedimento è Aldo Di Giacomo, responsabile regionale del Sindacato Polizia Penitenziaria, nel corso di un vertice sindacale svoltosi nella città del Tricolle.

"Questa volta - spiega Di Giacomo - non partiamo dalle solite notizie negative, ma da un provvedimento che contribuisce a garantire maggiore sicurezza nell'istituto arianese, dove non sono mancati negli ultimi tempi episodi di aggressione ai danni di agenti penitenziari, proprio per la mancanza di personale".

"Il fatto estremamente positivo - aggiunge Di Giacomo - è che queste unità lavorative arrivano qui per restarvi. In pratica sono distaccate in attesa di trasferimento. Non si tratta quindi assegnazioni temporanee, ma definitive. Certo, non si risolvono tutti i problemi relativi alla carenza di organico, ma qualcosa si muove e altro è in arrivo".

Per Di Giacomo va affrontato con immediatezza anche un altro problema: il comandante di reparto non è sempre presente nella struttura arianese perché impegnato anche altrove. "Ebbene sia con il direttore - continua - che con l'interessato pongo una questione di fondo: molti episodi interni al carcere potrebbero essere dipesi anche da un mancato coordinamento della forza. Insomma, qui il comandante di reparto deve essere sempre presente".

Il carcere dì Ariano Irpino, come hanno evidenziato anche le viste di esponenti politici, dì associazioni che si richiamano ai diritti dell'uomo e di rappresentanti sindacali interni, ha bisogno, inoltre, di ulteriori urgenti interventi strutturali. "C'è davvero tanto da fare - ribadisce con determinazione Di Giacomo. Per esempio, ci sono ascensori che non funzionano. Non più tardi di qualche giorno fa abbiamo assistito alla difficoltà di un detenuto disabile di potei essere tempestivamente trasportato altrove per cure. Ma dopo un confronto con il Provveditore è arrivato l'impegno non solo per riparare gli ascensori, ma anche per migliorare diverse strutture interne. Certo, bisogna fare i conti con le risorse disponibili. Si farà qualcosa entro i prossimi mesi". Al palo, tuttavia, restano le aspettative per realizzare qualche impianto sportivo.

L'area sulla quale è stato ultimato il nuovo moderno padiglione, c'era un campo sportivo. I detenuti, pertanto, per le attività sportive devono arrangiarsi. O al chiuso o nello spazio destinato all'ora d'aria. Ci sono progetti di associazioni esterne (Rotary Club Centenario Avellino Est o Lions Club di Ariano) per realizzare mini impianti, ma sono tutti da verificare.

 

Cremona: Sappe; agente aggredito da detenuto extracomunitario armato di una lametta

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Adnkronos, 29 settembre 2015

 

Un poliziotto penitenziario è stato aggredito da un detenuto extracomunitario armato di una lametta al rientro dalle attività al campo sportivo. È accaduto nei giorni scorsi ma lo rende noto oggi il Sappe. L'agente era solo in mezzo a trenta detenuti e si è salvato grazie al tempestivo intervento di un altro ristretto e di altri poliziotti in servizio accorsi nell'immediatezza.

Per Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria "non capisco come possa esserci chi dica che "adesso nel carcere di Cremona si respira aria nuova", schierandosi tout court dalla parte del direttore reggente, che per altro non ha neppure la titolarità del carcere cremonese, senza invece domandarsi perché accadono sistematicamente eventi critici in questo carcere e quanto invece incidano sul verificarsi di tali eventi la pessima organizzazione del lavoro e della vita detentiva come organizzata da direttore reggente e comandante di reparto?.

Noi, primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria ?aggiunge Capece- continueremo a pretendere una trasparenza reale della gestione della cosa pubblica, un reale rispetto delle regole e della democrazia in materia di organizzazione del lavoro dei poliziotti di Cremona, di salubrità dei posti di lavoro, di rispetto dei diritti inviolabili di ogni singolo Agente, Sovrintendente, Ispettore di Polizia Penitenziaria. Ad ognuno la libertà di scegliere da che parte schierarsi: i numeri delle adesioni sindacali parlano da soli".

 

Roma: Teatro Libero di Rebibbia, i detenuti attori protagonisti in "Dalla Città Dolente"

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rbcasting.com, 29 settembre 2015

 

Martedì 13 ottobre alle ore 16.00 al Teatro della C.C. Roma Rebibbia N.C. - nell'ambito del Festival dell'Arte Reclusa, organizzato dal Centro Studi Enrico Maria Salerno - si terrà un nuovo interessante appuntamento che vedrà protagonisti i detenuti attori del Teatro Libero di Rebibbia. Il teatro della casa circondariale ospiterà infatti Segnalibro, Teatro - Carcere - Editoria - II Edizione, dove verrà presentato il volume "Dalla Città Dolente - Colpa, Pena, Liberazione attraverso le visioni dell'Inferno di Dante", dalla Divina Commedia, copione teatrale annotato e illustrato presentato dai detenuti attori del Teatro Libero di Rebibbia - G12 A.S. Drammaturgia e Regia sono a cura di Fabio Cavalli. Ingresso libero con accreditamento obbligatorio entro il 04 Ottobre 2015.

 

Radio: la prigione è davvero in grado di rieducare? Ne parla "Pane Quotidiano" (Rai 3)

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Askanews, 29 settembre 2015

 

Otto anni dietro le sbarre per scoprire di essere un grande attore. Consacrato dal film "Cesare deve morire", dei fratelli Taviani, l'ex detenuto Salvatore Striano è un esempio di riabilitazione attraverso il carcere. Ma quanto rappresentativo? La prigione è davvero in grado di rieducare?

Se ne parla nella puntata di Pane Quotidiano, il programma di Rai3 condotto da Concita De Gregorio, in onda martedì 29 settembre, alle 12.45.

Oltre a Striano, risponde a questa domanda Luigi Manconi con una proposta che può sembrare provocatoria: abolire il carcere, luogo di recidive che mescola ladri di polli a criminali efferati, per i reati meno gravi, allineandosi così ai paesi europei che stanno drasticamente riducendo le aree di detenzione.

 

Cinema: al Festival di Annecy due premi per il cortometraggio "A tempo debito"

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Ansa, 29 settembre 2015

 

Il documentario "A tempo debito" vince il Grand Prix du Documentaire e il Premio della Giuria Giovani al 33mo Festival del cinema italiano di Annecy, in Francia. Un riconoscimento internazionale importante che premia la produzione padovana e che consacra questo documentario come uno dei più interessanti prodotti cinematografici indipendenti dell'ultimo anno. A confermare l'importante successo, il fatto che è la prima volta in 33 anni che un documentario vince entrambi i premi.

La premiazione del regista Christian Cinetto è avvenuta di fronte a 1.000 spettatori, tra cui Ettore Scola e Sergio Castellitto. Annecy Cinéma Italien, fondato nel 1983 e il più grande festival del cinema italiano in Francia, si svolge ogni anno in ottobre ed ha come presidente onorario Ettore Scola.

"A tempo debito" è un "road movie", un viaggio tra i corridoi, le stanze e gli spazi angusti del carcere; la mini troupe della casa di produzione padovana Jenga Film ha frequentato per cinque mesi la casa circondariale di Padova. L'idea era quella di offrire ai detenuti in attesa di giudizio la possibilità di frequentare un corso di cortometraggio, a seguito del quale sarebbe stato prodotto il corto "Coffee, Sugar and Cigarettes".

Da questa esperienza, umana prima che artistica, è nato il documentario "A tempo debito", che racconta 5 mesi di incontri e di volti. Si è portati a pensare che i film ambientati in carcere parlino di necessariamente carcere, di sbarre, di violenza, di soprusi.

Ci si aspetta di vedere il lato oscuro di un luogo, di sentire parlare i detenuti di libertà, di pena, di delitti, di ingiustizia. "A tempo debito" ha molto poco di tutto ciò. Vederlo serve a dare risposta alla domanda sul senso del corso di cortometraggio, ma questa è l'unica risposta data. Per il resto, è un lavoro che lascia pieni di nuove domande, non sul carcere, ma su di noi, che eravamo così convinti, prima, di sapere dov'è il giusto e dove lo sbagliato.

 
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