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Giustizia: le accuse al senatore Azzollini e il coraggio di dire basta al bullismo giudiziario

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di Vittorio Feltri

 

Il Giornale, 20 giugno 2015

 

Il senatore Antonio Azzollini ostenta calma e serenità, ma così fanno tutti coloro che sono in attesa del responso della Giunta chiamata a decidere se un parlamentare debba o no essere arrestato in base alle richieste della magistratura. In questo caso è la Procura di Trani a sollecitare l'uso delle manette, avendo ravvisato l'esistenza di reati gravi nel comportamento del suddetto senatore, il quale ovviamente nega ogni addebito e cerca di convincere i colleghi, non solo quelli del proprio partito (Ncd), di essere innocente.

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Giustizia: il magistrato Francesco Di Maggio si oppose alle pressioni di Mannino sul 41bis

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di Paolo Lami

 

Il Secolo d'Italia, 20 giugno 2015

 

Dopo anni di menzogne c'è chi restituisce finalmente l'onore a Francesco Di Maggio, l'ex-numero 2 del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che, morto nel 1996 a 48 anni, viene accusato da un pezzo della magistratura siciliana di aver fatto parte della trattativa Stato-mafia. Di Maggio, rivela ora deponendo al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, Nicola Cristella, per alcuni mesi capo scorta del magistrato, avrebbe ricevuto pressioni dall'ex-politico siciliano Calogero Mannino sull'applicazione del carcere duro ad alcuni mafiosi ma non cedette.

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Giustizia: per combattere la corruzione arrivano nuove regole per gli appalti

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di Vincenzo Musacchio

 

Il Garantista, 20 giugno 2015

 

La strada per una efficace riforma del sistema degli appalti pubblici può essere delineata in modo ragionevole se si affronta il tema non nella sua globalità ma caso per caso, partendo soprattutto dalla distinzione delle varie tipologie di appalto.

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Giustizia: Sottosegretario Ferri; minori, azione educativa non può prescindere da famiglia

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Il Velino, 20 giugno 2015

 

"La Giustizia minorile si realizza mediante l'attivazione di processi di integrazione e inclusione sociale di bambini e ragazzi che hanno vissuto nell'incuria, nel disadattamento, nella sofferenza e nell'abbandono. Pertanto un'azione educativa che sia rivolta al minore deviante non può prescindere dalla considerazione della famiglia".

Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, intervenendo al Convegno Conclusivo del progetto "La famiglia di fronte al reato. Azioni sperimentali a supporto delle famiglie dei minori autori di reato", tenutosi oggi a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e organizzato dal Dipartimento per la Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia e dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

"In questo senso - prosegue Ferri - assume primaria importanza il sostegno dato a famiglie multiproblematiche per assolvere ai loro compiti educativi e di supporto alla prole. Infatti, la complessità dei problemi delle famiglie di minori che sono entrati in contatto con il circuito penale spinge gli operatori del settore a studiare da vicino le fragilità che contraddistinguono certe situazioni e li interroga nella ricerca di risposte, che rischierebbero di essere autoreferenziali se non vedessero il coinvolgimento di coloro che vivono in prima persona il disagio.

È doveroso poi evidenziare che, nei casi in cui si riesce ad attivare un intervento efficace di coinvolgimento attivo delle famiglie in progetti rieducativi pensati per il figlio, tutti i soggetti coinvolti esprimono un alto livello di soddisfazione, nonché un sentimento di fiducia nei confronti del servizio. Sotto questo profilo appare inoltre necessario creare nei territori una rete sinergica di cooperazione tra enti locali, servizi sociali, operatori del Ministero della Giustizia e tutte le agenzie educative e i corpi intermedi chiamati a condividere la responsabilità della condizione dei giovani che devono misurarsi con queste esperienze. In conclusione, anche in questo ambito, il Dipartimento per la Giustizia Minorile e il Dipartimento per le Politiche della Famiglia stanno mettendo la famiglia al centro della loro azione politica e ritengo si possa e si debba lavorare con convinzione "per" e "con" le famiglie dei minori a rischio, perché l'azione (ri)educativa risulti più incisiva, oltre che per prevenire e intervenire positivamente sui fenomeni di recidiva".

 

Giustizia: caso Ilaria Alpi, Hassan scarcerato dopo 16 anni e affidato ai Servizi sociali

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La Repubblica, 20 giugno 2015

 

È stato condannato per concorso nell'omicidio della giornalista e del cineoperatore Miran Hrovatin. Finirà di scontare la pena, fino a dicembre 2017, ai servizi sociali. È stato scarcerato dopo 16 anni Hashi Omar Hassan, condannato per concorso nell'omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin, avvenuto a Mogadiscio (Somalia) nel marzo del 1994. Hassan, per la giustizia italiana finora l'unico responsabile del duplice assassinio, era detenuto a Padova. Finirà di scontare la pena, fino al 5 dicembre 2017, ai servizi sociali.

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono freddati da un commando a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre erano a bordo di un pick-up Toyota che attraversava la capitale somala, dopo essere tornati, da poco, da un incontro fuori Mogadiscio con il sultano del Bosaso. Una Land Rover tagliò loro la strada, ne scesero almeno sette persone armate che uccisero la giornalista del Tg3 e il cameraman.

Dopo una lunga serie di indagini e di processi, e una Commissione parlamentare, Hashi fu condannato dalla Cassazione a 26 anni di carcere. L'uomo, che oggi ha 41 anni, ha scontato in carcere 16 anni, ha ottenuto tre anni di sottrazione pena grazie all'indulto e la liberazione anticipata di quattro anni per buona condotta. Ora, con la destinazione ai servizi sociali, sta cercando anche un lavoro.

Il suo grande accusatore era un altro somalo, Ahmed Ali Rage, detto Jelle, il quale, però, di recente ha ritrattato tutte le sue dichiarazioni sostenendo di aver mentito volontariamente perché pagato per farlo. Una confessione che nell'interminabile storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e delle ragioni che portarono al duplice omicidio, potrebbe riaprire ancora una volta il versante giudiziario. L'avvocato che da sempre assiste Hashi, Douglas Douale, infatti, ha già annunciato che la settimana prossima depositerà "tutti gli atti alla Corte d'Appello di Perugia per chiedere la revisione del processo". Un atto questo, che appare sufficientemente fondato proprio sulla scorta degli ultimi avvenimenti.

In un'intervista all'agenzia Ansa nel febbraio scorso, Hashi aveva detto che probabilmente una volta scontata la pena tornerà in Somalia per "recuperare il tempo perduto". Non sarà la stessa Somalia che lasciò una ventina di anni fa ma rimane comunque il suo Paese, sebbene devastato dalle guerre che si sono succedute negli ultimi vent'anni e più. E aveva menzionato un'altra protagonista della vicenda, Luciana Alpi, la mamma di Ilaria: "Mi ha aiutato molto", aveva affermato.

 
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