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L'allarme sui reati prescritti: "a Roma aumentati del 30%"

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di Ilario Lombardo

 

La Stampa, 31 gennaio 2016

 

I magistrati all'inaugurazione dell'anno giudiziario: sistema da cambiare. Il ministro Orlando a Palermo: dobbiamo fare meglio sui beni dei mafiosi. Prescrizione, confische dei beni e reato di clandestinità. Sono queste le sfide, secondo il Guardasigilli Andrea Orlando, ancora da affrontare. Il ministro sceglie Palermo per l'inaugurazione dell'anno giudiziario e guardandosi indietro, agli auspici formulati un anno fa, esprime soddisfazione per il clima di maggiore collaborazione costruito, seppure faticosamente, con la magistratura. Anche se non risparmia una stoccata, parlando della "timidezza" della politica "nello stabilire regole per chi le regole è chiamato ad applicarle". Ma gli scontri sulla responsabilità civile delle toghe e le ferie sono ormai un pensiero distante, la cui eco svanisce davanti a quanto c'è ancora da fare. Lo ricordano inchieste, scandali, arresti. E allora, dice Orlando, troppo poco è stato fatto sui beni confiscati ai mafiosi: "Troppi spazi di discrezionalità" sono stati lasciati "non regolando i compensi e le modalità di affidamento degli incarichi agli amministratori giudiziari". Così sono nati "fenomeni allarmanti" come il caso emerso proprio qui a Palermo, di Silvana Saguto, l'ex presidente delle misure di prevenzione del Tribunale indagata per corruzione.

L'intesa con i magistrati sembra invece molto più ampia sulla prescrizione. Orlando accoglie la proposta del pg Roberto Scarpinato di raddoppiare i tempi per alcuni reati corruttivi: "In verità - dice - il testo approvato alla Camera va esattamente in questa direzione, con una congrua sospensione della prescrizione dopo la condanna in primo e secondo grado". In un Paese che resta in cima alla classifica della corruzione, la prescrizione è vissuta ovunque come un ostacolo o un salvacondotto scontato. A Napoli, dove i cancellieri si sono voltati di spalle per protesta durante l'intervento del neo-sottosegretario Gennaro Migliore, è diventata "una sorta di amnistia strisciante" lamenta il presidente Giuseppe De Carolis. A Roma, proprio in quella città divorata dai tentacoli di Mafia Capitale, in cui la corruzione, denuncia il pg Giuseppe Salvi, "sembra aver superato il livello di guardia", la prescrizione è aumentata del 30%. A Torino la richiesta del presidente della Corte di Appello Arturo Soprano è la stessa: "Riformare un sistema fortemente illogico".

Anche sul reato di immigrazione clandestina, Orlando sembra in linea con il primo presidente di Cassazione Giovanni Canzio che giovedì lo aveva definito "inutile e dannoso per le indagini". L'ambiguità del governo Pd-Ncd sul tema e il dietrofront di Matteo Renzi sulla cancellazione del reato, hanno convinto i magistrati ad aumentare il pressing, strappando al ministro l'impegno al suo superamento "nel quadro di una ridefinizione delle regole" sull'immigrazione. La fotografia che viene scattata dai presidenti di Corte d'Appello e dai procuratori generali nelle loro relazioni inaugurali ha poi un punto focale: le banche in affanno e i fallimenti hanno provocato l'aumento delle cause dei risparmiatori, soprattutto a Milano. A Siena, città di Mps crescono i reati fallimentari, mentre nelle Marche il dissesto del più importante istituto di credito popolare sta lacerando il tessuto produttivo: e chi doveva controllare, da Bankitalia alla stampa ai politici, accusa il pg di Ancona Vincenzo Macrì, "non è stato all'altezza".

 

Riforma del processo civile. Scompare il tribunale dei minori

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di Ilario Lombardo

 

La Stampa, 31 gennaio 2016

 

Emendamento Pd per razionalizzare e accorpare competenze. Il Tribunale dei minori, per come lo conosciamo oggi, presto dovrebbe scomparire. Lo prevede un emendamento approvato in commissione Giustizia alla Camera, firmato dalla presidente Donatella Ferranti, Pd, e inserito nell'ambito della delega al governo per la riforma del processo civile.

L'emendamento è stato riformulato e prevede un solo, lungo e dettagliato articolo che sopprime il Tribunale per i minorenni e lo accorpa come sezione specializzata ai Tribunali ordinari, sia distrettuali sia circondariali (provinciali). Lo stesso avverrà per le Procure, che saranno trasferite con personale e nuclei di polizia giudiziaria al seguito. "Evitiamo da subito inutili polemiche - spiega Ferranti - Non si tratta di un'abrogazione secca e basta, ma di un trasferimento che comporterà una valorizzazione attraverso una maggiore specializzazione". Attualmente alcune competenze sono proprie del Tribunale ordinario, altre di quello dei minori: "È una separazione che non ha più senso, frutto solo di un aggravio di burocratizzazione".

In questa direzione, Ferranti e gli autori della riforma sono stati incoraggiati dalle parole del primo presidente di Cassazione Giovanni Canzio nel discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario. Specie nel passaggio in cui si sostiene la necessità di trasferire le competenze sulla giustizia tributaria a sezioni specializzate di Tribunali e Corti d'Appello: "È quello che noi vogliamo fare sulla Famiglia - continua Ferranti - Tra l'altro con una tutela maggiore, perché prevediamo una sezione specifica anche in Corte d'Appello, mentre oggi il Tribunale dei minori vale solo per il primo grado".

La legge parla di "sezioni circondariali e distrettuali specializzate per la persona, la famiglia e i minori" e punta a un riordino delle competenze spesso frammentate tra sedi e autorità differenti. Penale (reati commessi da chi ha meno di 18 anni), adozioni, minori non accompagnati o richiedenti asilo, saranno materia delle sezioni dei Tribunali più grandi; stato di famiglia, divorzi, separazioni resteranno in carico a quelli provinciali dove i magistrati non eserciteranno funzioni in via esclusiva ma potrebbero occuparsi, all'occorrenza, anche di altro.

Dietro questo disegno di razionalizzazione c'è anche la volontà di far lavorare meglio quei tribunali per i minorenni che spesso hanno meno cause da trattare, mentre altrove si scoppia di faldoni. A livello distrettuale, invece, ci sarà un giudice e un procuratore aggiunto che si occuperanno, qui sì esclusivamente, di diritto di famiglia e dei minori, e saranno tenuti ogni anno ad aggiornarsi attraverso corsi di formazione organizzati dalla Scuola superiore della Magistratura. Le opportunità di carriera - altro timore delle toghe - non mancheranno, perché a compensare la perdita di posti ai vertici la legge prevede comunque riconoscimenti direttivi.

Per capire cosa cambierà concretamente per i cittadini, facciamo un esempio che si bacia alla perfezione con l'attualità. Ipotizziamo che le unioni civili passino in Parlamento. Dopo qualche giorno una coppia gay che vuole usufruire della stepchild adoption e regolarizzare la paternità o la maternità del figlio per entrambi i genitori si rivolge a un giudice che dovrà dare l'ok per l'adozione. La coppia non andrà più al Tribunale per i minorenni ma a quello ordinario, dal giudice della sezione Famiglia e minori.

 

Mafia capitale, la minaccia in aula contro il cronista

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di Attilio Bolzoni

 

La Repubblica, 31 gennaio 2016

 

L'avvocato difensore di Massimo Carminati, Bruno Naso, aggredisce in aula con frasi ingiuriose e pesanti insinuazioni il giornalista dell'Espresso Lirio Abbate, da anni sotto scorta per le minacce subite dopo aver rivelato gli affari di mafia e crimine a Roma.

Puntare il dito contro un giornalista - sempre lo stesso - è come indicare un bersaglio, prendere la mira. Ma c'è un avvocato, qui a Roma, che forse non ha capito che Lirio Abbate non è solo. Una Mafia Capitale sotto processo si agita e si dimena nelle gabbie cercando disperatamente alibi e vie di fuga, i suoi difensori intanto sono a caccia di capri espiatori e di cronisti "colpevoli " per avere raccontato un potere criminale tollerato per troppo tempo. Chi parla (o chi scrive) sta diventando giorno dopo giorno e udienza dopo udienza obiettivo di insinuazioni e di attacchi spericolati, sta diventando un'ossessione che non annuncia niente di buono ma che al contrario comincia a preoccupare tutti noi giornalisti.

Potremmo chiamarlo il "caso Abbate", ci sembra però più opportuno presentarlo come il "caso Naso". L'avvocato Bruno Naso, difensore del nero Massimo Carminati e di alcuni imputati del dibattimento contro i boss Fasciani, il penalista che all'apertura del processo su Mafia Capitale l'ha battezzato "un processetto". È da settimane, da mesi, che questo legale non perde occasione in pubblico dibattimento di aggredire - con frasi ingiuriose e pesanti allusioni - il giornalista dell'Espresso Lirio Abbate, il primo che nel dicembre del 2012 ha svelato i misteri e le contiguità della mafia della capitale italiana citando i "quattro re di Roma ", Massimo Carminati, Michele Senese, Carmine Fasciani, Giuseppe Casamonica.

L'ultima imboscata dell'avvocato Naso contro Abbate è di ieri mattina, in un'aula di Piazzale Clodio di Roma, al processo d'appello contro i Fasciani, padrini e padroni di Ostia, malacarne di incerta nobiltà mafiosa ma con entrature nel crimine che conta e nelle amministrazioni locali. L'avvocato Naso nella sua arringa finale prima si augura che i giudici "emetteranno una sentenza politicamente scorretta", poi parla della "regia inequivoca" del procuratore Pignatone "che è venuto a Roma pensando che Roma fosse una grande Reggio Calabria ", poi ancora riserva le sue azioni offensive - davanti agli imputati, particolare non insignificante - a "De-lirio" Abbate, il giornalista che prima ancora che i mafiosi di Roma fossero catturati aveva descritto come si muovevano da Sacrofano al Campidoglio, dalle miserabili periferie fino alle stanze della spartizione degli appalti. L'avvocato Naso si chiede perché "non hanno dato a De-Lirio il premio Pulitzer", fa credere che non sia un giornalista ma che agisca praticamente in combutta con investigatori e magistrati: "Abbate, che è casualmente di Palermo, che casualmente ha lavorato a Palermo quando c'era Pignatone, che casualmente frequenta ambienti frequentati da Pignatone.. il cerchio si chiude".

Su un altro palcoscenico, quello di Mafia Capitale a Rebibbia, il 4 gennaio scorso, lo stesso Naso aveva più volte citato "De-Lirio" (interrotto dal pm Cascini e tra le risatine di alcuni suoi colleghi) giustificando i suoi insulti al giornalista "perché se li meritava". E non era neanche quella, la prima volta che gli dedicava la sua attenzione.

L'avvocato Naso ha naturalmente il diritto di difendere i suoi clienti - Carminati, gli amici dei Fasciani, gli ex Nar che ha sempre assistito - con ogni mezzo che la legge gli consente. Quello che non può fare - e non solo in un'aula di giustizia ma anche fuori - è additare un giornalista come "organizzatore" di un complotto, come protagonista di una trama ordita insieme a carabinieri e a pubblici ministeri, come un supporter operativo della procura della Repubblica.

Abbate ha fatto semplicemente quello che sa fare: il giornalista. Trasformarlo in altro, come sta provando l'avvocato Naso fin da prima del dibattimento di Mafia Capitale - è estremamente pericoloso. Lirio Abbate vive sotto scorta dal 2007, negli ultimi anni il livello di protezione intorno a lui si è elevato, nel dicembre del 2013 è stato anche oggetto di una scorribanda (un'auto che ha speronato quella della polizia dove era a bordo) mai chiarita, intercettazioni ambientali e telefoniche ci svelano che Carminati ha più volte manifestato la volontà di fargliela pagare. L'avvocato Naso tenga debitamente in conto tutto questo. Ogni sua parola può venire facilmente fraintesa. Anche da chi sta dentro le gabbie.

 

Veneto: giustizia azzoppata da mancanza di personale, raddoppiano i reati di terrorismo

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La Nuova Venezia, 31 gennaio 2016

 

L'allarme del presidente della Corte d'Appello: il 49% dei processi va in prescrizione e le carceri esplodono, in aumento suicidi e autolesionismo tra i detenuti. Un processo su due (il 49%) finisce in un nulla di fatto, perché la giustizia arriva tardi e il reato è ormai prescritto. La colpa? La cronica mancanza di personale, magistrati e amministrativi. Con una nota dolente che arriva dalle statistiche: sono quasi raddoppiati quelli legati al terrorismo (passati da 12 a 22) e i furti (+60% per quelli in casa).

Sono i passaggi salienti dell'intervento del presidente della Corte d'Appello, Antonino Mazzeo Rinaldi, all'inaugurazione dell'anno giudiziario ha ricordato che i dati in suo possesso sono più o meno in linea con quelli dell'anno precedente, ma ha rilevato che dei 1.400 procedimenti penali che giungono in Corte e 1.200 non sono iscritti perché non c'è il personale per farlo.

"Siamo in crisi di personale - ha detto Mazzeo Rinaldi davanti ai rappresentanti del Consiglio superiore della magistratura e del Ministero della Giustizia - e la Corte riesce a definire tanti procedimenti quanti ne entrano, di fatto a totale invariato. Rimane numericamente la grande mole del pregresso. Si ritiene il Veneto ancora regione prevalentemente agricola, ci si scorda che è la terza regione per numero di abitanti, la terza per Pil prodotto è che è quella con la massima occupazione e con la disoccupazione poco superiore al 6%. Aspettiamo - ha proseguito - che vengano nominati nuovi giudici onorari, ne sono stati nominati nove su 22, e con questi giudici onorari così si potrebbe, in sede civile, raggiungere il limite dei due anni per la definizione di un processo".

Anche il procuratore generale Antonino Condorelli ha affermato che "la situazione del personale è drammatica". "Si è puntato per risparmiare sulle persone - ha sottolineato - investendo in informatica ma senza che vi fossero né l'adeguato funzionamento dei sistemi né quella del personale che andrebbe formato con continuità. Un pubblico ministero senza assistenza è disarmato".

L'affondo lo ha portato il presidente degli avvocati Paolo Maria Chersevani che ha adombrato il rischio di avere una giustizia negata, che "non viene citata nel discorso di fine anno dal presidente della Repubblica", cui segue la "scandalosa vicenda del numero di votazioni in Parlamento per eleggere tre giudici della Corte Costituzionale. È altresì grave l'ammissione del ministro Orlando che "l'importante è il numero e non la qualità delle sentenze", quasi che la giustizia sia merce che si venda a peso".

Le intercettazioni. Sul totale delle intercettazioni di utenze telefoniche, ambientali e altro, il distretto giudiziario Veneto ne ha effettuate 2.990 (escluse quelle per antimafia e terrorismo) con una maggiore incidenza percentuale di quelle di pertinenza delle Procure di Padova e Venezia che utilizzano, rispettivamente, il 37,66% e il 19,2% del totale. La Procura di Venezia, sede Direzione distrettuale antimafia (Dda), intercetta ulteriori 776 utenze telefoniche, oltre le 575 ordinarie. Un dato che è legato anche all'attività dell'anti terrorismo che ha portato ad un aumento di reati da 12 a 22. Dal confronto con i dati del precedente anno giudiziario emerge che le intercettazioni ordinarie sono diminuite (da 3.303 a 2.990).

I dati. I reati contro il patrimonio, con particolare riferimento ai reati di usura, estorsione, furto in abitazione, sono in aumento in Veneto, mentre calano le rapine. Le iscrizioni per i reati di usura sono in netto aumento (+45,9%), essendo passati da 292 a 426 mentre sono diminuite le rapine (da 2.272 a 1.600) con un decremento del 27,7%. I reati di estorsione sono in leggero aumento essendo passati da 520 a 643; cresciuti anche quelli ad opera di ignoti, passati da 123 a 233. In lieve aumento (+1%) i furti in abitazione ad opera di noti (passati da 1.144 a 1.156) mentre sono in fortissima crescita (da 4.739 a 7.623), con un incremento del 60,9%, i furti in abitazione ad opera di ignoti. Le iscrizioni per i reati di riciclaggio sono in diminuzione rispetto allo scorso anno da 195 a 174 (-10,8%); le iscrizioni per i reati di auto-riciclaggio in questo anno giudiziario assommano a 5.

 

Sicilia: apertura anno giudiziario "c'è la mafia, ma anche una corruzione diffusa"

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La Sicilia, 31 gennaio 2016

 

È allarme corruzione anche a nel Nisseno. A sostenerlo il presidente della Corte d'Appello di Caltanissetta Salvatore Cardinale nel suo intervento in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, parlando di "quotidianità della tangente". "La cronaca - ha detto Cardinale - ci offre quasi ogni giorno liste di imprenditori, politici, professionisti e pubblici amministratori colpiti dai provvedimenti emessi dall'autorità giudiziaria e addirittura sorpresi sul fatto mentre intascano mazzette".

L'alto magistrato ha aggiunto: "Emerge un affinamento delle tecniche operative finalizzate a eludere le eventuali ricerche sulle condotte illecite, giacché, accanto al metodo tradizionale del passaggio di denaro, l'accordo corruttivo si realizza spesso sotto altre forme dissimulatrici quali consulenze fittizie, falsi incarichi a prestanome, compensi a società di comodo, assegnazione di posti di lavoro.

Si registra l'incapacità della classe politica di selezionare una schiera di amministratori che si prefiggano unicamente il bene comune e inoltre si registra la forte aspettativa di impunità da parte dei protagonisti dei fatti di corruttela i quali sono convinti, dalla realtà a tutti nota che il rischio di rimanere coinvolti in un inchiesta giudiziaria è un'ipotesi remota, che gli attuali tre gradi di giudizio sono sufficienti a far maturare la prescrizione e che, in caso di malaugurata condanna, soccorrono i benefici penitenziari di cui i corruttori sono i maggiori fruitori se è vero che, tra la popolazione carceraria, quest'ultimi rappresentano una minima porzione".

Sul fronte della lotta alla mafia Cardinale ha ribadito quanto espresso già nei giorni scorsi, nel corso di un incontro con i giornalisti, e cioè che le cosche mafiose, pur avendo subito durissimi colpi da parte dello Stato sono in grado di "autorigenerarsi" e che adesso la mafia guarda anche al settore agroalimentare e cerca di inserirsi nel tessuto economico del nord Italia.

LEGNINI. "I magistrati della Procura di Caltanissetta, con un'indagine coraggiosa e difficile che è tuttora in corso, hanno consentito che emergessero fatti di inaudita gravità nella gestione delle misure di prevenzione antimafia a Palermo, permettendo che la prima Commissione e la sezione disciplinare del Csm potessero sollecitamente esercitare le funzioni di ripristino del prestigio e dell'autorevolezza di quell'ufficio". Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, intervenendo questa mattina al Palazzo di giustizia di Caltanissetta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

"Ho scelto di essere presente a Caltanissetta - ha aggiunto Legnini - per testimoniare la mia gratitudine è quella di tutto il Csm verso i magistrati che prestano servizio in questo distretto. Un distretto competente su un territorio difficile, nel quale molto si avvertono gli effetti più duri della recessione che ha colpito l'Italia e l'Europa, con gravi conseguenze sul tessuto sociale e sulle condizioni di vita e di lavoro, e in particolare sulla drammatica piaga della disoccupazione giovanile".

E sul destino della Corte d'Appello Legnini ha detto: "Il Csm si esprimerà quando il ministro chiederà il previsto parere sul disegno di legge che ad oggi non è definito così come non sono definiti i criteri che dovranno ispirarlo. Ho già raccolto le preoccupazioni della magistratura e dell'avvocatura - ha aggiunto - ed ho espresso le mie preoccupazioni e le mie idee al ministro registrando la sua piena attenzione su questo tema. Chi mi conosce sa che di fronte agli interrogativi, tanto più se riguardanti problemi rilevanti, sono abituato a prendere posizione perché ritengo che ciò sia doveroso per chiunque sia investito di una funzione pubblica".

LARI. "La minaccia del terrorismo internazionale non va sottovalutata, anche se in Italia. In Italia i reati di stampo terroristico non sono, per nostra fortuna, sfociati in eventi sanguinosi e drammatici come quelli verificatisi a Parigi. Tuttavia, è diffuso tra la gente un senso di insicurezza ampiamente giustificato dal fenomeno della immigrazione clandestina di massa e dalla gravità della situazione internazionale. Non va dimenticato però che tantissimi immigrati stazionano nel nostro territorio perché in fuga da guerre e persecuzioni e quindi sono alla ricerca di migliori condizioni di vita".

Lo ha detto il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari, durante il suo intervento in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Lari, ricordando che anche la Procura di Caltanissetta ha condotto un'indagine sfociata nell'arresto di un pakistano che tramite i social network inneggiava al terrorismo, ha auspicato un lavoro di raccordo tra le varie Procure per analizzare e prevenire i rischi. "È opportuno - ha spiegato il procuratore generale di Caltanissetta - che vengano riorganizzati e rafforzati, da parte delle Procure capoluogo di distretto, con innesti di magistrati delle Dda, i dipartimenti antiterrorismo. Inoltre, secondo l'auspicio del procuratore nazionale antimafia, vanno stipulati, nei singoli distretti, protocolli organizzativi tra procure ordinarie e procure distrettuali mirati a selezionare quei reati che potenzialmente riguardano la criminalità terroristico-eversiva".

"Gli scandali che hanno visto coinvolti i magistrati - ha aggiunto Lari - pur trattandosi di episodi isolati, non possono essere sottovalutati e dimostrano come la massima attenzione debba essere posta alla deontologia ed alla questione morale nella magistratura, essendo inammissibili, soprattutto in un'epoca così degradata in altri ambiti istituzionali, cadute etiche da parte di chi deve svolgere l'alto compito del controllo di legalità".

Lari è il magistrato, che ha coordinato l'inchiesta giudiziaria della Procura di Caltanissetta sul "caso Saguto" prima di passare alla Procura Generale: "Secondo una recente indagine di Demos & Pi, mentre nel 1994, all'epoca di mani pulite, 69 cittadini su 100 riponevano fiducia nella magistratura, oggi i consensi non arrivano a superare la soglia del 50%. Si tratta di un calo di fiducia davvero significativo che deve farci riflettere e che non si può escludere sia stato influenzato, oltre che dalla insofferenza dovuta alla scarsa efficienza del nostro sistema giudiziario, anche dalle vicende che hanno visto coinvolti i magistrati. Tuttavia - ha concluso Lari - a chi ha perso fiducia occorre ricordare che è stata la stessa magistratura, non ultima quella nissena, a fare luce su tali vicende, peraltro ancora oggetto di verifica giudiziaria, senza cedere a corporativismi di sorta ed in rigorosa attuazione del principio costituzionale di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge".

 
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