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Ungheria. Gli homeless adottano il giornale dell'opposizione chiuso

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di Monica Ricci Sargentini

 

Corriere della Sera, 21 ottobre 2016

 

I senzatetto in soccorso dei giornalisti del quotidiano d'opposizione ungherese Nepszabadsag, chiuso d'imperio l'8 ottobre dal suo proprietario, Mediaworks, per i conti in rosso ma che, secondo molti, è stato messo a tacere per i suoi articoli critici verso il governo Orban. Giovedì 20 ottobre gli articoli del giornale sono stati ospitati in un supplemento di 12 pagine dalla testata degli homeless Fedel Nelkul (Without Home), che viene venduta per le strade di Budapest e ha una tiratura di 12mila copie.
"Quando l'editore ha sospeso le pubblicazioni senza alcun preavviso ci siamo sentiti in dovere di continuare a far sentire la nostra voce" hanno detto i giornalisti. Secondo Mediaworks il quotidiano ha accumulato perdite per 18 milioni di euro a fronte di un calo costante delle vendite. Le politiche repressive del premier ungherese Viktor Orban sono state criticate anche dal premio nobel per la medicina Torsten Wiesel che, in segno di protesta, il 20 ottobre si è dimesso dalla Accademia delle Scienze Ungherese. "La democrazia in Ungheria è minacciata da una nuvola nera che limita la libertà di espressione, i diritti umani e anche la giustizia" si legge in un appello firmato da Wiesel e dal altri scienziati tra cui Thomas Jovin dell'Istituto Max Planck per la chimica biofisica e Stevan Harnad dell'Università di Southampton.

 

Kenya. Rilasciati 7 mila detenuti, "serve spazio per autori di crimini più gravi"

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Nova, 21 ottobre 2016

 

Le autorità del Kenya hanno stabilito il rilascio di circa 7 mila prigionieri dalle proprie carceri, nelle quali occorre spazio per "autori di crimini più gravi". Lo ha annunciato il presidente Uhuru Kenyatta nel corso delle celebrazioni della Giornata degli eroi, nella quale il paese ricorda ogni anno quanti contribuirono all'indipendenza del Kenya. "Adesso ci sarà lo spazio per mettere dentro individui condannati per reati più gravi come la corruzione. In carcere avranno tutto lo spazio e il cibo di cui hanno bisogno", ha affermato il capo dello stato, aggiungendo che a essere scarcerati saranno colpevoli di reati minori come piccoli furti. Kenyatta ha ammesso nell'occasione che la corruzione resta uno dei più gravi problemi del paese, aggiungendo di aver chiesto al nuovo capo della magistratura di prestare più attenzione al fenomeno rispetto al passato.

 

Carceri umane e ri-umanizzanti, la stereofonia di cattolici e radicali

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di Marco Tarquinio

 

Avvenire, 20 ottobre 2016

 

Una pattuglia di pannelliani scrive, stuzzica e ci chiede di sostenere la Marcia che accompagnerà il Giubileo dei carcerati del 6 novembre. L'attenzione è certa. Come la cristiana speranza che l'impegno per la vita di ogni persona si faccia pieno e comune.

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Anche la Cei aderisce alla marcia del 6 novembre per l'Amnistia e la Giustizia

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Il Dubbio, 20 ottobre 2016

 

La Conferenza Episcopale Italiana "aderisce alla IV Marcia per l'Amnistia, la Giustizia, la Liberta" intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco, organizzata per il 6 novembre a Roma dal Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito, in occasione del Giubileo dei Carcerati". Una marcia "che si snoderà tra le vie della capitale dal carcere di Regina Coeli fino a Piazza San Pietro. Lo ha comunicato, fa sapere il Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito, il sottosegretario e portavoce della Cei Don Ivan Maffeis martedì sera a Radio Radicale, durante la trasmissione Radio Carcere, condotta da Riccardo Arena.

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Sì al "decreto Canzio" con la fiducia. I magistrati: "È incostituzionale"

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di Antonella Mascali

 

Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2016

 

Il decreto "ad Canzio", dal nome del presidente della Cassazione e primo beneficiario, doveva passare senza se e senza ma ed è passato. Con la fiducia, la numero 59. Ieri pomeriggio l'ok definitivo del Senato alla conversione del decreto legge di fine agosto voluto da Matteo Renzi, accettato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sancisce la disuguaglianza dei magistrati, in barba alla Costituzione (articoli 3 e 107).

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