Lunedì 25 Settembre 2017
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Banca nazionale del Dna: prelievo di campioni biologici di detenuti e arrestati

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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 26 marzo 2016

 

A 7 anni dalla legge si completa il quadro normativo che renderà possibile l'istituzione di una banca dati del Dna anche nel nostro Paese. Già prevista dal trattato di Prum del 2005, recepito nel 2009 dalla legge n. 85, la banca dati si avvia a diventare realtà dopo che il consiglio dei ministri di ieri ha approvato definitivamente (a 9 mesi dal primo via libera del luglio scorso) il regolamento attuativo.

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Chi predica ai predicatori? Domanda su islam e carceri

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di Claudio Cerasa

 

Il Foglio, 26 marzo 2016

 

In prigione si allena l'estremismo, dice Orlando. Allora al governo conviene fare luce su un'intesa con l'Ucoii È il momento di un'intesa tra stato italiano e comunità islamiche. Anzi no, meglio ancora: diamo l'otto per mille alle moschee.

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Noi, l'Islam e il rispetto dalla legge

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di Ernesto Galli della Loggia

 

Corriere della Sera, 26 marzo 2016

 

I seguaci di Allah che vogliono vivere in Italia non devono contrastare i valori della nostra Costituzione che difende il ruolo delle donne e la libertà di culto e conversione.
Prima di pensare a fare la guerra contro la minaccia islamista fuori dai propri confini i Paesi europei farebbero bene a garantirsi innanzi tutto la sicurezza delle proprie retrovie. La sicurezza di non essere colpiti alle spalle da persone nate o cresciute sul proprio territorio. Che cosa vuol dire? A me pare che oggi, e in questo particolarissimo tipo di scontro, la sicurezza del territorio significhi due cose: innanzi tutto essere ragionevolmente sicuri della lealtà costituzionale delle comunità musulmane residenti qui in Italia - in genere in Europa. Al tempo stesso essere ragionevolmente sicuri della loro disponibilità all'integrazione (dove è evidente il legame sostanziale tra i due aspetti). Si tratta di due condizioni importantissime che hanno a loro volta una conseguenza di grande portata ideale e pratica: e cioè che se ci sono aspetti della religione islamica o del costume da essa influenzati che sono in contrasto con i valori della nostra Costituzione, tali aspetti devono essere inevitabilmente abbandonati o cambiati. Pena, in caso contrario, l'essere combattuti anche con la durezza della legge.

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Vietti: "Una giustizia con al centro il cittadino, non il magistrato"

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di Renzo Rosati

 

Il Foglio, 26 marzo 2016

 

Pm responsabilizzati, riordino delle sedi giudiziarie, mobilità dove serve (basta sprechi), no separazione fra pm e giudici. Parla M. Vietti. La commissione ha concluso i lavori inviando al ministro della Giustizia Andrea Orlando un testo di 108 pagine e centinaia di articoli e commi che modificano le norme in vigore su questi aspetti: geografia giudiziaria, in particolare per le corti d'appello e relative procure generali; accesso alla magistratura; illeciti disciplinari e incompatibilità dei magistrati; valutazioni di merito e carriera; mobilità sia di sede sia di funzione; riorganizzazione degli uffici del pubblico ministero.
Il Foglio ha letto gli articolati e la relazione di 28 cartelle, e ne ha ricavato l'idea di una notevole rivoluzione che tiene fede a ciò che dice Vietti, anche se deluderà chi si aspettava la separazione delle carriere tra giudici e accusatori. "Non c'è nella forma - dice Vietti - e tra l'altro avremmo dovuto toccare la Costituzione. Ma ci avviciniamo a quell'obiettivo nel riorganizzare gli uffici requirenti di primo e secondo grado, riaffermando la natura gerarchica del pubblico ministero e accentuando le responsabilità dirette dei vertici, con obiettivi di efficienza. Gerarchizzazione che finora nella prassi ha incontrato difficoltà ad affermarsi: come dimostra da ultimo lo scontro del procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati con il suo aggiunto Alfredo Robledo".
Testualmente si prevede: "a) le figure apicali degli uffici requirenti stabiliscono criteri di organizzazione dell'ufficio; criteri di assegnazione dei procedimenti ai procuratori aggiunti e ai magistrati del proprio ufficio, individuando eventualmente settori di affari da assegnare ad un gruppo di magistrati; tipologie di reati per i quali i meccanismi di assegnazione del procedimento siano di natura automatica; b) l'eliminazione della discrezionalità del procuratore capo nell'assegnare la delega al procuratore aggiunto o in sua mancanza, ad altro magistrato per la cura di specifici settori di affari; c) l'innovazione del ruolo di coordinamento e vigilanza del procuratore generale della corte di cassazione, che, al fine di favorire l'adozione di criteri organizzativi omogenei e funzionali da parte dei procuratori della repubblica e la diffusione di buone prassi negli uffici requirenti, è chiamato a coordinare periodiche riunioni tra i procuratori generali presso le corti di appello all'esito delle quali vengono formulate linee guida organizzative da trasmettere al Consiglio superiore della magistratura per l'approvazione; d) l'attribuzione al procuratore generale presso la corte di appello della facoltà di acquisire dati e richiedere notizie alla procura della repubblica, che è tenuta a rispondere tempestivamente".
L'efficienza viene anche dal riordino delle sedi giudiziarie, soprattutto le corti d'appello che verranno riorganizzate su base essenzialmente regionale, avendo la mini- riforma del 2012 già ridotto il numero dei tribunali; ma anche qui si dovrà rimediare al vincolo provinciale, visto che le province non esistono più. Con la nuova disciplina della mobilità si vuole eliminare l'autoreferenzialità dei magistrati, in base alla quale solo le sedi richieste o gradite garantivano autonomia. "Questo - nota Vietti - è proprio il punto sul quale confliggono lo 'statuto del magistratò e il principio di efficienza".
Dice la riforma: "Si è stabilito, senza possibilità di equivoco, che il vincolo di legittimazione si applica per tutti gli incarichi conferiti e per ogni tipo di trasferimento, compresi quelli direttivi e semi-direttivi, quelli ufficiosi o altrimenti speciali". Questo "avendo la giurisprudenza amministrativa talvolta continuato, per limitarne l'applicazione ai soli casi di trasferimento a domanda, a valorizzare la locuzione "sede da lui chiesta". Si è reputato pertanto opportuno espungere detta locuzione, onde chiarire che il vincolo di legittimazione non si applica ai soli trasferimenti richiesti dal magistrato".
Commenta Vietti: "D'altra parte si tratta di circa 9 mila civil servant che richiedono molti investimenti per la loro formazione, e dunque devono essere pronti a trasferirsi dove c'è lavoro da svolgere, non a costruirsi carriere in sedi alle quali rischiano di affezionarsi troppo". A sostegno di questa rivoluzione Vietti porta non solo l'affermazione di un principio, ma i dati statistici del ritardo della giustizia: al 30 giugno 2015 i procedimenti pendenti nelle corti d'appello erano 334.928, solo 38.073 in meno rispetto a un anno prima. Spiega il testo: "Da una simulazione sui dati relativi al settore civile emerge che se fosse possibile non incamerare alcun nuovo procedimento il sistema, con gli attuali livelli di rendimento, impiegherebbe circa 2 anni e 8 mesi per smaltire tutto l'arretrato in grado di appello".
D'altra parte la Corte d'appello di Milano, il distretto più grande d'Italia per popolazione amministrata, eroga servizi giudiziari per oltre 6 milioni di abitanti; all'opposto quella di Campobasso serve meno di 314.000 abitanti, con tre tribunali e una media ogni 100.000 abitanti, la soglia di un giudice di pace. Egualmente Piemonte e Val d'Aosta hanno un distretto giudiziario, la Lombardia due, la Puglia tre e la Sicilia quattro. "È la dimostrazione - osserva Vietti - che il focus va trasferito dal magistrato, con lui al centro del sistema, alla giustizia al servizio del cittadino. Che poi oltre all'efficienza richiede un altro requisito: la prevedibilità. Si devono cioè ottenere sentenze omogenee in base a casistiche consolidate e competenza, non affidate al caso, a protagonismi o improvvisazione".
Quindi oltre alla mobilità e alla fine del "vincolo di legittimazione", la riforma prevede un secondo cardine, la specializzazione per settori - economico, di criminalità comune e organizzata, del lavoro e così via - "perché solo con la specializzazione dei magistrati si ha la prevedibilità, che altro non è che la certezza del diritto". Nella proposta di delega ci sono molte altre cose, dall'accesso agevolato per gli studenti con laurea di almeno 108 e media di esami di 28, "perché si inizia troppo tardi e la carriera è troppo breve", fino all'ampliamento dei casi di incompatibilità per i magistrati in politica, a cominciare da quella geografica. Ora però serve la volontà politica. Di Renzi innanzi tutto.

 

Omicidio stradale, carcere fino a 18 anni

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di Silvio Scotti

 

Il Sole 24 Ore, 26 marzo 2016

 

Arresto obbligatorio in caso di consumo di alcolici o stupefacenti. L'omicidio stradale, dopo un iter legislativo complesso, è finalmente legge dello Stato. Da ieri con l'entrata in vigore della legge n.41/2016 un sinistro stradale con esito mortale o con lesioni gravi o gravissime sarà soggetto alle nuove pene, previste rispettivamente dagli articoli 589 bis e 590 bis del Codice penale.
Pene tutt'altro che leggere: in caso di omicidio, la pena base va da 2 a 7 anni, mentre il conducente di veicoli a motore rischia fino a 12 anni di reclusione in caso di guida in stato di ebbrezza o di stupefazione, per arrivare fino a 18 anni in caso di morte di più persone. Anche in materia di lesioni personali stradali il legislatore fa sentire il suo pesante monito, con previsioni fino a 7 anni di reclusione.
Le condotte più gravi I nuovi articoli 589 bis e 590 bis puniscono qualunque violazione del Codice della strada che causi un incidente mortale o con lesioni, ma contempla specificamente alcune ipotesi, punite in modo più grave: - guida di veicolo a motore in stato di ebbrezza in ipotesi qualificate; - guida di veicolo a motore sotto l'effetto di sostanze stupefacenti; - veicolo a motore che proceda in un centro urbano a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/ h, ovvero su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita; - veicolo a motore che attraversi un incrocio con semaforo rosso; - veicolo a motore che circoli contromano; - veicolo a motore che inverta il senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi; - veicolo a motore che sorpassi in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua.
La polizia stradale Per la polizia stradale l'impegno sarà davvero notevole, tanto che il ministero dell'Interno ha già emanato una corposa circolare (n. 300/A/2251/16/124/68 del 25 marzo 2016). In primo luogo, ogni sinistro stradale con lesioni gravi o gravissime diviene un reato perseguibile d'ufficio, mentre in precedenza era necessaria la presentazione della querela. Questo significa una diversa organizzazione dei servizi di polizia stradale, poiché i verbali di rilevamento dovranno essere trasmessi alla competente Procura della Repubblica secondo la tempistica del Codice di procedura penale.
L'introduzione dei casi di arresto, sia obbligatorio, sia facoltativo, metteranno a dura prova le forze di polizia, che dovranno porre particolare attenzione nel raccogliere gli elementi qualificanti del sinistro stradale.
I casi di arresto obbligatorio previsti dalla nuova legge, in caso di esito mortale, sono: - conducente di veicolo a motore sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l; - conducenti che esercitano l'attività di trasporto di persone o di cose, di autoveicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, o trainanti un rimorchio che comporti una massa superiore a 3,5 t, di autobus e di altri autoveicoli destinati al trasporto di persone il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, è superiore a otto, nonché di autoarticolati e di autosnodati, con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l.
In tutti gli altri casi di omicidio o di lesioni stradali gravi o gravissime è previsto l'arresto facoltativo, con l'eccezione del primo comma dell'articolo 590 bis, che riguarda le lesioni gravi o gravissime generiche. Peraltro, anche in quest'ultimo caso (lesioni gravissime) potrebbe scattare l'arresto in caso di fuga del responsabile. La patente Le misure in ordine alla sospensione della patente sono ispirate al massimo rigore. Una volta ritirata la patente a seguito di omicidio o lesioni stradali, misura già prevista, la sospensione temporanea disposta dal prefetto, potrà arrivare a 5 anni, prorogabili a 10 in caso di intervenuta sentenza di condanna non definitiva.
La condanna definitiva, poi, prevede non solo la revoca del documento, ma anche l'impossibilità di conseguire una nuova patente che, nei casi più gravi, può arrivare a 30 anni. Il prelievo coattivo La legge n. 41 non solo ribadisce l'obbligatorietà degli accertamenti per stabilire se il conducente si trovasse sotto l'effetto di stupefacenti o in stato di ebbrezza, ma ne prevede l'esecuzione coattiva in caso di rifiuto dell'interessato. Pertanto, già da ieri, la polizia stradale, su disposizione del pubblico ministero, può accompagnare all'ospedale il conducente sul quale sorgano dubbi di stupefazione o ebbrezza per sottoporlo coattivamente ai prelievi del caso.

 
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