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Sicilia: mense in carcere, le coop siciliane non si arrendono "siamo imprenditori veri"

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di Rosa Maria di Natale

 

Redattore Sociale, 3 febbraio 2015

 

Belle imprese. I loro progetti erano stati finanziati grazie alla Cassa delle ammende e ora, con o senza il finanziamento, le due cooperative sociali, formate anche da detenuti, che hanno curato il servizio andranno avanti con le proprie gambe. Ma è forte il rischio di perdere lavoratori e, per i detenuti, di veder diminuire le ore di occupazione in cucina.

Con o senza il finanziamento della Cassa delle ammende le cooperative sociali siciliane che hanno curato il servizio mensa delle carceri non chiuderanno e andranno avanti grazie alla loro capacità di fare impresa. Ma per le coop è forte il rischio di perdere lavoratori, e per i detenuti di vedersi diminuire le ambite ore di occupazione in cucina.

Come da contratto nazionale, lavorare nella mensa per chi è in carcere rende infatti uno stipendio medio di circa 500 euro al mese per 14 ore settimanali, esclusi straordinari e festivi, senza contare i reali benefici di recupero sociale.

"Negli anni ci siamo radicati e siamo diventati imprenditori veri, rischi e soddisfazioni incluse", dicono Giovanni Romano e Aurelio Guccione, rispettivamente presidenti della Coop "L'Arcolaio" di Siracusa e del consorzio "La Città solidale", a sua volta papà della coop sociale "Sprigioniamo sapori" di Ragusa. Il cambio di passo della Cassa il 16 gennaio ha rimesso in campo il Dap nella gestione delle mense, così come prima del 2004. Un passaggio che di certo non si rivelerà indolore per nessuno.

I due presidenti però non sono affatto scoraggiati. Le uniche due realtà siciliane che rientrano nella lista di dieci coop formate anche da detenuti, che hanno gestito le mense in altrettanti carceri italiane e che ora si trovano orfane dell'importante commessa, continuano il lavoro quotidiano con le proprie gambe. I loro progetti erano stati finanziati negli anni scorsi dalla Cassa delle ammende, il fondo alimentato dalle multe comminate dai tribunali e che a seguito di quanto stabilito lo scorso 21 dicembre, non sosterrà più i servizi di mensa in gestione a cooperative di detenuti come invece accadeva sin dal 2004.

Facendosi forte di un'esperienza cresciuta giorno dopo giorno, a fianco dei detenuti, L'Arcolaio conta come principale attività una produzione dolciaria di agricoltura biologica di raffinata nicchia, e con il marchio "Dolci evasioni" nato nel 2005 produce soprattutto paste di mandorla con la celebre "pizzuta" di Avola, mentre "Sprigioniamo sapori" è divenuto un marchio nel 2013 in grado di sviluppare buone pratiche di economia carceraria, con la produzione di torroni artigianali al miele degli iblei e pistacchi.

Un tripudio per il gusto, ma soprattutto un fatturato di oltre 500 mila euro per i siracusani di "Dolci evasioni" , mentre per i ragusani il 2014 ha fatto registrare un fatturato circa 80 mila euro per l' attività catering, ed altre 80 mila per l'attività collaterale. Ma il cambio di marcia sacrificherà posti di lavoro? "La nostra realtà contava 16 lavoratori detenuti e arriviamo in tutto a 29 operatori che negli anni hanno contribuito alla crescita della cooperativa e del marchio. Una crescita lenta ma costante, come tutte le produzioni di nicchia - dice Giovanni Romano. Se perderemo lavoratori detenuti a causa di questo cambiamento? Quelli che abbiamo dovuto licenziare sono già stati assunti dall'amministrazione penitenziaria. Abbiamo purtroppo dovuto licenziare tre operatori civili".

Per il presidente della coop siracusana l'esperienza della gestione mense "è stata di grande valore umano, sociale e operativo. Siamo cresciuti insieme ai detenuti e abbiamo migliorato costantemente la nostra produzione". Il servizio di mensa di Ragusa fino ad oggi ha dato lavoro a sei detenuti, due professionisti esterni, due cuochi e un tutor.

"Con questa novità per il momento perderemo due cuoche, ma cercheremo di recuperarle nel momento in cui riattiveremo altri progetti - aggiunge Aurelio Guccione- e ai detenuti, che comunque sono regolati da contratti a termine, dovremo diminuire le ore di lavoro. Puntiamo molto sul dialogo con la Cassa anche in questo momento. Dialogo che comunque rimane ottimo".

Le due cooperative hanno già incontrato a Roma il nuovo capo Dipartimento che in ogni caso valuterà il cofinanziamento di nuovi progetti che potranno eventualmente essere presentati dalle dieci cooperative ora del tutto autosufficienti. "L'Arcolaio" di Siracusa punta ad esempio ad un secondo laboratorio dolciario, mentre nel caso di Ragusa l'idea è quella del confezionamento pasti per privati con servizio gestito da detenuti con un progetto di circa 70 mila euro. L'esito dei progetti dovrebbe essere reso noto nel giro di poche settimane.

 

Palermo: la moglie del detenuto trovato impiccato "non credo al suicidio, ditemi perché è morto"

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di Salvo Palazzolo

 

La Repubblica, 3 febbraio 2015

 

L'appello di Simona: "Lo Stato aveva in consegna il mio Ciro, ora voglio sapere tutta la verità". L'inchiesta della procura prosegue. Il giovane rapinatore di Bagheria aveva iniziato a fare dichiarazioni ai pm della direzione distrettuale antimafia.

"L'ho incontrato in carcere due giorni prima che morisse - racconta. Era sereno, parlava di progetti. Voleva pagare il suo debito con la giustizia e poi tornare a casa. Perché lui amava alla follia me e nostro figlio". Simona non crede che il suo Ciro si sia suicidato. "Era un ragazzo pieno di vita", ripete. E adesso vuole giustizia: "Non è possibile che in carcere accadano queste cose - dice - la magistratura deve fare fino in fondo la sua parte, lo Stato deve spiegarmi perché Ciro è morto. Se si è suicidato, voglio sapere il perché. Ma se quello, come credo, non è un suicidio, mi dicano chi ha ucciso Ciro".

È determinata la giovane compagna di Ciro Carrello, il detenuto bagherese trovato impiccato nell'infermeria del carcere di Pagliarelli, la notte fra mercoledì e giovedì. Da una decina di giorni, Carrello aveva iniziato a fare dichiarazioni ai magistrati della procura di Palermo: stava svelando i retroscena di alcune rapine e soprattutto il ruolo svolto da Luca Bellomo, il nipote acquisito del superlatitante Matteo Messina Denaro, in un maxi colpo avvenuto nei mesi scorsi nel deposito Tnt di Campobello di Mazara. Ora, c'è un'inchiesta sulla morte del detenuto e nel registro degli indagati sono finiti due boss, che avrebbero inviato pizzini di minacce a Carrello.

"Voglio sapere la verità - ripete Simona - non credo alla storia del suicidio. Non sapevo della sua scelta di collaborare con la giustizia e delle dichiarazioni che stava facendo ai magistrati, probabilmente mi aveva tenuto all'oscuro di tutto per proteggermi. Però, lo vedevo tranquillo. Ed ero serena, perché sapevo che era ormai deciso a pagare per gli sbagli che aveva fatto nella sua vita. Ciro voleva ricominciare d'accapo, assieme alla sua famiglia, questo avremmo fatto".

La compagna ricorda i momenti di gioia: "L'ho conosciuto quattordici anni fa, eravamo amici. Ci siamo rivisti dopo tanto tempo, ed è stato un colpo di fulmine". Ricorda anche i momenti di dolore: "Tante volte, mi parlava della vita difficile in carcere. Negli ultimi tempi mi diceva che in cella c'era tanto freddo, soffriva". Ciro Carrello era stato arrestato nel febbraio scorso. "Aveva deciso di cambiare vita - racconta la compagna - voleva lasciarsi alle spalle gli errori fatti. Ecco perché non credo che possa essersi ucciso. Lo Stato lo aveva in custodia, adesso deve dirmi perché è morto il mio Ciro".

 

Reggio Calabria: si sta lavorando per istruire il Garante dei diritti dei detenuti

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di Danilo Loria

 

www.strettoweb.com, 3 febbraio 2015

 

Presso la sede del Parlamento Europeo, promosso dal Forum nazionale dei giovani e dall'on. Brando Benifei, è in programma un'importante tavola rotonda dal titolo "Diritti umani e dei detenuti. Quale futuro?".

Ai lavori prenderanno parte, oltre a all'On. Brando Benifei Pse co-promotore dell'iniziativa, Luigi Iorio, coordinatore del gruppo di lavoro "Diritti umani" Fng, Matteo Guidoni, membro del direttivo nazionale Fng con delega alle carceri, Stefano Felician, membro Youth forum, Gianpiero Milani, Advisory council, Antonino Castorina autore del saggio "Viaggio nelle carceri", l'On. Lugi Morgano Pse, l'On.Lara Comi Ppe e il Vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Il problema del sovraffollamento carcerario nel nostro Paese è stato un fenomeno strettamente interconnesso alla tematica della legalità; diventa un paradosso, infatti, far vivere chi non ha recepito il senso di legalità in una situazione di non corrispondenza tra quanto normativamente definito e quanto attuato e vissuto, di norma, in condizione di palese violazione dei diritti umani.

I dati forniscono un quadro in aumento della popolazione carceraria italiana nell'ultimo decennio, il che ha generato un forte sovraffollamento degli istituti di pena ed un consequenziale deterioramento delle qualità della vita dei detenuti. Grazie ad importanti interventi strutturali e ad un interessamento serio di Andrea Orlando sul tema, nell'ultimo anno, però, le cose sono in evidente miglioramento.

Il sovraffollamento delle carceri risulta meno dilagante che in passato. In soccorso alla vicenda sono intervenute diverse leggi cosiddette "svuota-carcere"; da ultima la Legge 10-2014 con la quale il legislatore è intervenuto al fine di implementare le misure alternative, l'istituzione del garante dei detenuti e la ridefinizione del piano carceri.

Da qui l'idea di portare anche in ambito europeo una discussione, spesso ritenuta di secondo piano, ma che riguarda il rispetto dei diritti umani e, quindi, la dignità della vita e la garanzia della costituzione e dei dettami comunitari. Antonino Castorina, capogruppo del Pd in Consiglio comunale di Reggio Calabria e responsabile legalità dei giovani democratici , ritiene "importanti i passi avanti fatti dal governo Renzi ed il lavoro meticoloso di controllo e monitoraggio che fanno alcuni parlamentari come Enza Bruno Bossio, Roberto Speranza o Danilo Leva, di concerto con il partito il cui settore carceri è ben guidato da Sandro Favi.

A Reggio, come in altri importanti grandi comuni del Mezzogiorno si sta già lavorando per istruire il Garante dei diritti dei detenuti che dovrà in modo costante monitorare la situazione carceraria nel Comune di riferimento e supportare l'enorme mole di lavoro presente negli istituti detentivi a rispetto e garanzia dei diritti umani".

 

Foggia: situazione carcere molto critica, in Puglia è la struttura con problemi maggiori

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www.immediato.net, 3 febbraio 2015

 

Il carcere di Foggia versa in condizioni molto complicate. Sovraffollamento, carenza di igiene e difficoltà nel reperire i farmaci sono solo alcune delle questioni più scottanti. Solo poche settimane fa, su l'Immediato, pubblicammo la denuncia di alcuni esponenti dell'associazione Radicali "Maria Teresa Di Lascia" a poche ore dalla loro visita nel carcere foggiano.

Oggi è la consigliera regionale foggiana, Anna Nuzziello ad intervenire sulla situazione delle carceri pugliesi e, in particolar modo, su quella che riguarda la casa circondariale del capoluogo dauno, che resta, proporzionalmente, la più affollata del distretto. Il caos delle carceri, però, riguarda tutti gli 11 istituti penitenziari del territorio pugliese, dove, ugualmente, si verifica un esubero della capienza regolamentare.

"Secondo il calcolo statistico degli organi competenti presente all'interno della relazione datata 31 dicembre 2013, la capienza regolamentare degli istituti penitenziari regionali dovrebbe essere complessivamente di 3.722 soggetti - spiega la consigliera Nuzziello. Il numero dei detenuti, però, è sempre maggiore rispetto alla disponibilità prevista, considerando i soggetti che scontano la pena in pianta stabile e quelli in semi-libertà, tra cui, va ricordato, donne e stranieri. Le difficoltà in cui versano gli istituti di pena pugliesi sono e restano, dunque, sintomatiche di una situazione che va migliorata, se non convintamente riformata".

Tornando a Foggia, "nonostante il grande impegno profuso dalla direttrice della casa circondariale di Foggia, Mariella Affatato, grazie alla quale, di concerto con i tavoli tecnici e istituzionali, sono state attivate numerose iniziative trattamentali - sottolinea la consigliera regionale - che vanno nella direzione giusta, e cioè il fine rieducativo della pena, le criticità, però, restano.

In particolare quelle più impellenti, a tutt'oggi, consistono nella carenza di personale delle varie aree rispetto alla pianta organica prevista; nell'obsolescenza degli impianti idrici e termici; nella scarsa efficienza dell'erogazione del servizio socio-assistenziale, comprensivo del servizio psicologico e dell'assistenza psichiatrica ai pazienti, che dovrebbe garantire un monitoraggio costante non solo sotto l'aspetto sanitario specialistico ma anche generico. Relativamente a quest'ultimo punto esistono modalità, procedure e criteri stabiliti dalla legge e vanno perseguiti con maggior vigore".

Il riferimento della consigliera Nuzziello va al lungo e complesso iter che ha impiegato quasi un decennio per realizzare un cambiamento fondamentale in tema di carceri, e cioè la Riforma della Medicina penitenziaria prevista dal decreto legislativo n. 230/1999 e finalmente approvata nel 2008 dalla Conferenza Stato-Regioni con il "sì" allo schema del provvedimento emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La riforma è finalizzata ad una più efficace assistenza sanitaria e alla qualità delle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione negli istituti penitenziari, negli istituti di pena per minori, nei centri di prima accoglienza, nelle comunità e negli ospedali psichiatrici giudiziari.

"Con il lavoro d'equipe, condotto dal garante regionale dei detenuti, il dottor Pietro Rossi, insieme ai tavoli tecnici degli organi competenti, si sono fatti, fino ad oggi, grandi passi in avanti, grazie anche al protocollo d'intesa tra la Regione Puglia e il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (Prap) - illustra Anna Nuzziello. Bene dunque un'attenta azione istituzionale sulla vertenza delle carceri pugliesi, e, in particolar modo, su quella della casa circondariale di Foggia, attraverso gli accordi di programma, i protocolli di intesa, i vari seminari.

Ma c'è assoluta necessità - continua la consigliera regionale - di guardare anche al di fuori degli istituti penitenziari, per far sì che la gente perbene e le imprese oneste si sentano tutelate e protette, anche alla luce di provvedimenti legislativi come il decreto legge n. 78/2013, il cosiddetto 'Svuota carceri'. In un tempo in cui la crisi economica continua a mordere, e in un contesto cittadino come quello del capoluogo dauno, in cui la sicurezza continua ad essere minata, senza un'adeguata vigilanza, tanto dal malcostume quanto dalla criminalità organizzata, senza contare una disoccupazione giovanile alle stelle e la dilagante indigenza di un sempre maggior numero di nuclei familiari, c'è bisogno di una risposta concreta delle istituzioni, anche per evitare derive delinquenziali che si ripercuoterebbero inevitabilmente sul sovraffollamento delle carceri".

"Ben vengano, allora, le fiaccolate della legalità, le iniziative in tal senso delle associazioni e della comunità operosa, ma i tavoli tecnici della politica e delle istituzioni devono operare più concretamente - conclude Anna Nuzziello - per risolvere davvero i problemi di Foggia, per portare cambiamento e innovazione, per far riemergere un futuro luminoso in fondo al tunnel del degrado, attraverso sinergie ed energie, umane e professionali, senza colore politico. La gente continua a morire di fame. Foggia e i suoi cittadini sono stanchi, offesi, umiliati e chiedono aiuto, rispetto e dignità da parte della politica e delle istituzioni".

 

Santa Maria Capua Vetere (Ce): Sgambato (Pd) incontra il nuovo Capo del Dap Consolo

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www.campanianotizie.com, 3 febbraio 2015

 

"L'istituto penitenziario di Santa Maria Capua Vetere avrà l'attenzione che merita, e tutte le problematiche di cui ci siamo fatti carico nelle scorse settimane, dalla classificazione al potenziamento del personale, dal reparto riservato in ospedale all'attenzione per lo sport e per le visite dei parenti: sono certa che saranno affrontate prontamente, anche con il necessario coinvolgimento della direttrice del carcere".

Lo ha detto Camilla Sgambato a margine di un incontro con il magistrato Santi Consolo, da dicembre a capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. La deputata del Partito Democratico, più volte in visita alla struttura di Santa Maria Capua Vetere e a colloquio sia con gli agenti di Polizia Penitenziaria che con la direttrice Concetta Giaquinto, ha esposto al nuovo capo del Dap le problematiche di Santa Maria: "All'aumento di detenuti con la costruzione di un nuovo padiglione - ha ricordato la parlamentare - non è corrisposto un adeguamento aumento di personale, come dimostrano purtroppo gli episodi di aggressione ad agenti che si sono registrati negli ultimi mesi.

Va pensato uno spazio per le detenute comuni all'interno del reparto femminile, come più volte auspicato anche dai vertici del Tribunale. E poi l'istituto va qualificato come carcere di primo livello, impensabile che sia ancora classificato di secondo livello, al pari di realtà decisamente più semplici e con una popolazione carceraria assolutamente meno numerosa.

Il dottor Consolo ha inoltre accolto le nostre sollecitazioni anche su altre questioni: seguirà anche lui la vicenda del reparto per detenuti inaugurato e mai messo in funzione all'ospedale di Caserta; coinvolgerà il carcere di Santa Maria in progetti che porteranno alla struttura nuove energie e soprattutto nuove risorse; si studieranno iniziative per potenziare le attività sportive, si pensava in particolare a coinvolgere magari il Coni e la locale famosa squadra di rugby. Riprenderemo a lavorare, inoltre, anche ad un progetto per l'accoglienza dei bambini figli di detenuti e detenute, magari anche pensando di utilizzare le detenute".

"Il dottor Consolo - ha poi concluso Camilla Sgambato - sarà presto in Campania in visita al carcere di Poggioreale e ha accolto con molto favore la mia richiesta di visitare, in quella occasione, anche il carcere di Santa Maria Capua Vetere per verificare di persona potenzialità e criticità della struttura".

 
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