Venerdì 18 Maggio 2012
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Giustizia: Magistrati Sorveglianza; puntare sulla “messa alla prova” e la riparazione del danno

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Ansa, 15 maggio 2012

 

Maggiore attenzione alle vittime dei reati, ai loro diritti e ai loro bisogni, in particolare mediante la valorizzazione di percorsi sanzionatori e rieducativi che responsabilizzino chi ha commesso il reato, lo rendano partecipe della sofferenza della vittima e lo orientino alla riparazione dei danni arrecati.

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Giustizia: donna ucraina suicida in Commissariato a Trieste, possibili altri indagati

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Adnkronos, 15 maggio 2012

 

Potrebbero esserci altri indagati in relazione alla morte della cittadina ucraina, Alina Bonar Diachuk, di 32 anni, che il 16 aprile scorso si è tolta la vita in una stanza nel Commissariato di Villa Opicina, una frazione di Trieste.

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Lecce: su morte detenuto in sciopero della fame proteste e interrogazioni di Pd, Prc e Radicali

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Adnkronos, 15 maggio 2012

 

Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale e tesoriera di Nessuno tocchi Caino è intervenuta oggi in Parlamento per chiedere che il ministro della Giustizia riferisca urgentemente in Aula sulle condizioni del carcere di Lecce, dopo la morte in ospedale, tra la notte di sabato e domenica scorsa, di Pop Virgil Cristria, un rumeno di 38 anni detenuto nel carcere salentino, a seguito di uno sciopero della fame di 50 giorni. Sulla morte di Pop Virgil Cristria, i deputati radicali, prima firmataria Rita Bernardini, hanno presentato un'interrogazione urgente al ministro della Giustizia, nella quale chiedono "se il ministro abbia disposto una specifica indagine sul decesso del detenuto; se al detenuto sia stata assicurata tutta l'assistenza possibile, oltre che umana, competente per le sue condizioni fisiche e mentali; se il ricovero in ospedale avrebbe potuto effettuarsi prima che le condizioni di Pop Virgil Cristria peggiorassero in modo fatale come è avvenuto; se, infine, il ministro non ritenga urgente avviare un'indagine sui decessi che avvengono tra i detenuti delle carceri italiane, inclusi i suicidi, per verificarne le cause reali e scongiurarne di nuovi".

 

Russo Spena (Prc): intollerabile morte detenuto dopo sciopero fame

 

"La morte di Pop Virgil Cristria, detenuto 38enne a Lecce, dopo 50 giorni di sciopero della fame è l'ennesimo, gravissimo episodio che accade nelle nostre carceri. Siamo vicini ai parenti della vittima. Morire in carcere è indegno per un paese civile: nemmeno nei peggiori regimi militari succedevano fatti del genere, oltre tutto in una situazione di abbandono totale di questa persona". Lo rileva Giovanni Russo Spena, responsabile nazionale giustizia di Rifondazione comunista. "I suicidi e il sovraffollamento delle carceri - osserva in una nota - sono un problema enorme sul quale il governo Monti non ha fatto e continua a non fare nulla".

 

Melis (Pd): autorità romene dovevano essere informate su morte detenuto

 

"Il Ministro degli Esteri Romeno, Andrei Marga, ha dichiarato ieri che le autorità diplomatiche romene non sarebbero state informate sulla situazione di salute del detenuto romeno, Virgil Cristian Pop, deceduto a Lecce, dopo uno sciopero della fame durato 50 giorni", - dichiara in una nota il deputato Pd, Guido Melis, presidente del Gruppo Interparlamentare di Amicizia Italia-Romania. "In base alla normativa vigente - continua Melis - i familiari in Romania e le autorità consolari romene in Italia avrebbero dovuto essere informati allo scopo di mettere in atto, pur nel rispetto della volontà dl soggetto, tutte le strategie atte a dissuaderlo dall'esito estremo del suo atteggiamento, cosa che a detta del Ministro degli Esteri Romeno non è stata fatta". "Visto che, a quanto appurato, nelle stesse condizioni (sciopero della fame) si trovano altri 35 detenuti, ho presentato insieme ai colleghi Ria e Touadì un'interrogazione al ministro della giustizia per capire cosa succede esattamente nelle carceri italiane e, infine, se i diritti dei detenuti (in questo caso stranieri) non siano di fatto, in simili casi, conculcati", conclude la nota.

 

Bellanova (Pd): detenuto morto, intervenga ministro

 

L'intervento del ministro della Giustizia perché vengano poste in essere azioni concrete per "contrastare la situazione disumana vissuta quotidianamente dai detenuti e di riflesso da tutti gli attori sociali che operano negli istituti penitenziari sovraffollati" viene chiesto in una interrogazione presentata dalla deputata del Pd Teresa Bellanova, dopo la morte di un detenuto del carcere di Lecce, un cittadino romeno 38/enne, avvenuta dopo 50 giorni di sciopero della fame.

Bellanova sottolinea come "la misura detentiva abbia già di per se stessa un impatto psicologico fortissimo sui soggetti coinvolti, ma ciò ha senza dubbio un riverbero più forte su quei soggetti, quali gli immigrati, che in moltissimi casi si trovano in una condizione di solitudine fisica e psicologica poiché lontani dalla propria rete familiare ed amicale". Tutto questo - secondo Bellanova - viene "amplificato dal fatto che molte di queste persone hanno anche difficoltà ad esprimersi nella lingua italiana". Questo scenario "serio e multiproblematico - sottolinea la deputata del Pd - in diversi istituti italiani è aggravato anche da un allarme igienico-sanitario, basti ricordare l'epidemia di scabbia che ha investito nel gennaio scorso il penitenziario di Bari".

 

Sassari: al carcere San Sebastiano manca l’acqua, detenuti non si possono nemmeno lavare

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di Gabriella Grimaldi

 

La Nuova Sardegna, 15 maggio 2012

 

Tre giorni a secco, tre giorni di emergenza e di pena aggiuntiva per i 220 detenuti del carcere di San Sebastiano rimasto senz’acqua a causa di un guasto alla rete idrica cittadina.
Per evitare una deriva inquietante sotto il profilo igienico è dovuta intervenire la Protezione civile che ha rifornito la casa circondariale di via Roma attraverso le sue autobotti, ma i disagi sono stati tanti.
Nei giorni in cui l’erogazione è stata interrotta dalle 23 alle 4 del mattino (da giovedì 10 fino a ieri) per consentire un intervento nella condotta tra Monte Oro e via Milano, i due serbatoi di San Sebastiano si sono praticamente svuotati. Di conseguenza l’acqua è stata razionata e ai detenuti non è rimasto altro che riempire bottiglie e contenitori nel breve tempo in cui i rubinetti nelle celle erano attivi. Riserve che dovevano bastare per l’intera giornata e per tutte le necessità, compreso il risciacquo del water.
Una situazione al limite, se si considera che la densità di popolazione del carcere cittadino va ben oltre ogni situazione accettabile: in molte celle alloggiano fino a sette detenuti con uno spazio vitale ridottissimo. Per tutti i giorni di black-out idrico - da ieri la situazione sembra essere tornata alla normalità -, nessuno ha potuto fare la doccia o radersi. La direzione ha pensato a distribuire l’acqua potabile - anche se i parenti dei detenuti dicono che fino a sabato le bottiglie di minerale non erano arrivate nelle celle - ma c’è voluta tanta pazienza per sopportare gli inevitabili disservizi.
“Quando manca l’acqua e i servizi igienici non sono agibili le scuole restano chiuse - commenta esasperato il direttore Francesco D’Anselmo. Ma siccome il carcere non si può chiudere vorrei sapere che cosa fare in situazioni come questa. Non è la prima volta che accade, anzi, direi che ci troviamo nei guai con una certa frequenza. E tutto questo senza uno straccio di avviso da parte di Abbanoa”.
Il direttore si scaglia contro il gestore dell’acqua perché già da tempo aveva chiesto, tramite il prefetto, di essere avvisato in anticipo in caso di interventi programmati. “È ciò che viene fatto regolarmente - replica Abbanoa attraverso l’ufficio stampa. Piuttosto non riusciamo a capire perché i serbatoi non vengano riempiti durante il giorno, quando l’acqua non è interrotta”.
Insomma, un battibecco che non risolve i problemi e che lascia i detenuti, già provati da condizioni di vita carceraria di cui purtroppo si parla in tutta Italia, nel disagio più assoluto. “Sono strettissimi nelle celle - dicono le mogli, le madri e le sorelle che tutte le settimane vanno a trovare i propri cari, tutto il quel posto funziona male. Non riusciamo a fargli recapitare una lettera se non dopo tanto tempo, spesso non è possibile versare i soldi perché prendano qualcosa allo spaccio. Davvero stare a San Sebastiano è una pena in più che i nostri parenti devono scontare”.
Intanto, sembra che ieri l’acqua sia tornata e i detenuti che ne avevano necessità si sono potuti fare una doccia. L’approvvigionamento tuttavia resta razionato in attesa di capire se i serbatoi del carcere hanno raggiunto un livello accettabile. Resta in vece il problema delle condotte che collegano l’impianto di sollevamento di Monte Oro alla città, perennemente in panne. Non ci sono soldi e Sassari dovrà accontentarsi chissà per quanto tempo, di un servizio a singhiozzo.

 

Avellino: Uil-Pa; 9 furgoni della Polizia penitenziaria su 10 non sono idonei

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Adnkronos, 15 maggio 2012

 

“Abbiamo motivate ragioni per affermare che lo stato degli automezzi assegnati al Nucleo traduzioni e piantonamenti di Avellino determini fattore di grave rischio per l’incolumità degli operatori della polizia penitenziaria, per gli utenti trasportati e per i comuni cittadini, considerato che i veicoli che non hanno superato i collaudi di affidabilità sono, comunque, utilizzati per soddisfare le esigenze operative del servizio traduzioni”.
Queste sono le parole di denuncia contenute in una lettera che il segretario generale della Uil penitenziari, Eugenio Sarno, ha inviato questa mattina ai vertici del dell’amministrazione penitenziaria. “Più in generale la questione degli automezzi riguarda tutto il territorio nazionale - spiega Sarno - ma ad Avellino credo si registri un vero record: su dieci furgoni della polizia penitenziaria adibiti al trasporto detenuti ben nove non hanno superato i previsti ed obbligatori collaudi di affidabilità ed il decimo non ha effettuato tali controlli. Nonostante ciò tali automezzi sono impiegati ordinariamente e quotidianamente nel servizio su strada. Noi riteniamo che ciò sia in contrasto con il codice della strada oltreché determinare un serio pericolo per gli agenti, i detenuti e per i comuni cittadini”.
“Quella di Avellino è la prima di una serie di denunce particolareggiate e dettagliate che invieremo al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - sottolinea Sarno - così non avranno l’alibi della non conoscenza e se non interverranno non esiteremo a proporre denunce alla magistratura, alla motorizzazione civile, alla Polizia Stradale e persino alle Asl. La questione è troppo seria e troppo grave perché passi sotto traccia. Anche il ministro Severino - conclude il segretario generale Uil penitenziari - farebbe bene ad attenzionare la questione. Vi sono Dirigenti che viaggiano in Suv ed in berline di lusso, mentre il personale della polizia penitenziaria ed i detenuti sono costretti a viaggiare su automezzi vecchi, inidonei, obsoleti e pericolosi”.

 
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