Venerdì 26 Maggio 2017
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Rapporto Antigone. Pochi delitti molti detenuti: il paradosso della sicurezza

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 26 maggio 2017

 

Il carcere ritorna protagonista: aumenta il numero dei detenuti, nonostante la diminuzione dei reati. È quello che emerge dal tredicesimo rapporto dell'associazione Antigone intitolato "Torna il carcere". I numeri sono chiari: negli ultimi 6 mesi si è passati da 54.912 presenze a 56.436.

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Carcerati da paura. Di nuovo celle affollate, nonostante i reati in calo

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di Eleonora Martini

 

Il Manifesto, 26 maggio 2017

 

XIII Rapporto di Antigone. A un anno dagli Stati generali nessuna riforma. Finito l'effetto della reprimenda di Strasburgo e ripreso a spirare il vento elettorale dritto sul fuoco dell'insicurezza, il trend della popolazione carceraria ha cambiato nuovamente di segno. In modo inversamente proporzionale a quello dei reati. Non a caso l'ultimo rapporto di Antigone, il XIII, sulle condizioni di detenzione nei 190 istituti penitenziari italiani, presentato ieri a Roma alla presenza del Capo del Dap Santi Consolo e del Garante nazionale delle persone private della libertà personale Mauro Palma, si intitola: "Torna il carcere".

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Per i detenuti è spesso difficile accedere alle cure. Nel 2016 ben 45 suicidi

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di Laura Pasotti

 

Redattore Sociale, 26 maggio 2017

 

Rapporto Antigone sulla situazione delle carceri italiane nel 2016: in crescita le segnalazioni riguardanti il diritto alla salute e la possibilità di accedere a cure mediche. Nel 2016 sono stati 45 i suicidi, spesso di detenuti in isolamento. Nei primi mesi del 2017 già 19 casi.

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Aumentano i detenuti stranieri. "Colpa della loro criminalizzazione"

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di Laura Pasotti

 

Redattore Sociale, 26 maggio 2017

 

Rapporto Antigone. Sono il 34,1% del totale. In gran parte marocchini, romeni, albanesi e tunisini. Sono dentro per reati contro il patrimonio e contro la legge sulle droghe. Il 54% è cattolico, i musulmani sono l'11,4% ma molti non dichiarano la propria fede per paura di stigma. Quelli su cui si concentrano timori di radicalizzazione sono 365.

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Stranieri detenuti e radicalizzazione: false verità e numeri reali

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di Violetto Gorrasi

 

today.it, 26 maggio 2017

 

Di quali reati sono accusati gli stranieri detenuti in Italia? Esiste davvero un'emergenza legata alla radicalizzazione islamica nelle nostre carceri? Leggende e falsi miti alimentano il razzismo, ma i numeri ridimensionano il fenomeno. Due citazioni per cominciare. "I percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi, nelle carceri e nel web, più che in altri luoghi che abbiamo magari molto seguito negli scorsi anni o decenni. Non c'è un idealtipo uguale per ciascuno dei soggetti che si radicalizzano, sono situazioni molto diverse. Ma bisogna lavorare sulle carceri e sul web per la prevenzione". Parole del premier Paolo Gentiloni al termine di un incontro tenutosi a gennaio con la commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista. "L'Italia ha importato dalla Romania il 40 per cento dei loro criminali", scriveva invece su Facebook il vice presidente della Camera Luigi Di Maio provocando non poche polemiche. I temi degli stranieri detenuti e radicalizzati occupano sovente le pagine dei giornali. E se spesso leggiamo falsità che diventano "verità" nella percezione comune anche in seguito alla diffusione sul web di bufale virali, i numeri ridimensionano il fenomeno per come viene descritto da alcuni media.
Dal XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione elaborato da Antigone, emerge che a partire dai primi anni '90 il numero di stranieri presenti nelle carceri italiane è aumentato senza sosta. Nel 2010 c'era stata una battuta d'arresto e l'inizio di un'inflessione della curva. Adesso però la percentuale ha ripreso a salire. Ad aprile i detenuti stranieri erano 19.268 a fronte di 56.436 detenuti totali (34,1%). Nel 2014 erano il 32,5%, nel 2015 il 33,2%. Il 51,6% della popolazione straniera detenuta risiede nelle carceri del Nord, solo il 26,28% al Centro e il 22,08% al Sud. Per capire chi sono gli stranieri in carcere bisogna guardare ai dati degli stranieri presenti sul territorio italiano. La comunità straniera più numerosa è quella rumena, che rappresenta il 22,9% del totale degli stranieri, seguita da quella albanese (9,3%) e marocchina (8,7%). In carcere invece, i detenuti stranieri più rappresentati sono, nell'ordine, i marocchini (18,2% del totale degli stranieri in carcere), i romeni (14,1%), gli albanesi (13,6%) e i tunisini (10,5%).
I reati per cui si contraddistinguono gli stranieri sono soprattutto quelli contro il patrimonio: sono 8.607 i detenuti trattenuti per questa fattispecie di reato (che comunque rappresenta la prima causa di detenzione anche fra gli italiani, capito Di Maio?). Seguono i reati contro la legge sulle droghe (per cui c'è stato un aumento globale del 5.8% nel 2016): 6.922 sono le persone incarcerate per questi reati, più dei trattenuti per i reati contro la persona (che sono 6.571 e che invece rappresentano il secondo gruppo di pene per gli italiani). Gli stranieri superano infine gli italiani per i reati connessi alla prostituzione (77% del totale) e per quelli connessi alla legge sugli stranieri (92,1% del totale). Come dimostrano i reati di cui vengono accusati, la devianza degli stranieri si connota dunque per essere strettamente connessa a fattori economici e alle ridotte possibilità di sostentamento, il che conferma il legame tra situazione di irregolarità e facilità di accesso al circuito penitenziario.
Altro tema è quello della radicalizzazione. La maggior parte dei detenuti presenti nelle carceri si dichiara cattolica (29.568 detenuti, il 54,7% del totale); seguono i detenuti musulmani, con 6.138 unità (11,4%) e infine gli ortodossi, con 2.263 unità (4,2%). A questi vanno però aggiunti i 14.235 detenuti (26,3% del totale) che hanno preferito non dichiarare la propria fede. Tra questi, circa cinquemila provengono da paesi tradizionalmente musulmani, il che indica una reticenza a dichiararsi musulmani per evitare lo stigma. Le cappelle presenti negli istituti di pena sono più di duecento, almeno una per istituto. 69 gli spazi adibiti a sale da preghiera per detenuti musulmani (salette per la socialità, passeggi per le ore d'aria, teatri, biblioteche e simili). I cappellani presenti nelle carceri sono 411, gli imam 47.
Nessun allarmismo: in Italia ci sono meno persone radicalizzate e meno foreign fighters rispetto ad altri Paesi occidentali. I detenuti su cui si concentrano i timori connessi alla radicalizzazione sono 365, suddivisi dall'amministrazione in tre categorie: i "segnalati" (124), gli "attenzionati" (76) e i "monitorati" (165). I detenuti ristretti per reati connessi al terrorismo internazionale (che rientrano tra i monitorati) sono 44. Le pratiche per le quali si decide di avviare un'osservazione sono diverse: atteggiamenti sfidanti nei confronti dell'autorità, rifiuto di condividere gli spazi con detenuti di altre confessioni, segni di giubilo a fronte di catastrofi naturali o attentati in Occidente, esposizione di simboli e vessilli correlati al Jihad. Fino a qualche mese fa i detenuti accusati di terrorismo islamico erano custoditi nei circuiti cosiddetti "AS2" presso le carceri di Rossano (dove se ne contavano nove) e di Sassari (diciotto presenti). A queste due si è aggiunta un'altra sezione apposita, istituita di recente nel carcere di Nuoro.
A inizio 2016, il numero di persone partite per la Siria o l'Iraq, o comunque implicate a diverso titolo nelle dinamiche del conflitto sirio-iracheno ammontava, al 31 dicembre 2015, a 93 unità (dato rilevante ma senza dubbio inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei), di cui 14 reduci e 21 deceduti. Nel corso del 2015 sono state arrestate 291 persone ed altre 518 sono state indagate in stato di libertà. Sono stati eseguiti 66 provvedimenti di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato/prevenzione del terrorismo nei confronti di soggetti evidenziatisi per il loro avanzato processo di radicalizzazione o per aver fornito sostegno ideologico alla causa dello Stato Islamico. Tra costoro sono stati espulsi anche cinque imam responsabili di iniziative estremiste e di incitamento alla violenza interreligiosa e interraziale.

 
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