Martedì 03 Maggio 2016
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L'APPELLO DI RISTRETTI ORIZZONTI

 

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Mettiamo le mani sulle nostre prigioni

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di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 2 maggio 2016

 

Le carceri italiane costano ai contribuenti tre miliardi di euro l'anno e generano uno dei tassi di recidiva tra i più alti d'Europa. Ora il governo ha promesso novità. "L'utopia è come l'orizzonte. Cammino due passi e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana dieci passi. E allora a che cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare".

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La corruzione in Italia e l'Europa spaccata e moritura

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di Eugenio Scalfari

 

La Repubblica, 2 maggio 2016

 

Onestà e libertà rappresentano un binomio che ha illuminato alcuni fasi della storia occidentale ed anche di quella italiana. Ci sono molte magagne in Italia e in Europa ed una delle principali, specialmente nel nostro Paese, è l'affievolirsi della democrazia e l'accrescersi della corruzione. Sono due fenomeni diversi ma interconnessi. Per chiarire la natura del primo cito qui un passo del mio libro intitolato "L'allegria, il pianto, la vita", uscito un paio di anni fa. "La democrazia declina e declina anche la separazione dei poteri costituzionali che Montesquieu mise alla sua base.

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Petizione di Ilaria Cucchi "Necessario introdurre il reato di tortura in Italia"

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di Paolo Borrello

 

agoravox.it, 2 maggio 2016

 

Il reato di tortura non è stato ancora introdotto nel codice penale italiano, nonostante il nostro Paese abbia ratificato, fin dal 1989, la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Un disegno di legge, i cui contenuti peraltro non sono pienamente condivisibili, è da tempo fermo in Parlamento. Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ha quindi deciso di promuovere una petizione per chiedere l'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento entro il 2016.

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"L'orco" pestato in carcere: una barbarie a cui dobbiamo ribellarci

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di Angela Azzaro

 

Il Dubbio, 2 maggio 2016

 

Nessuna presunzione di innocenza per R.C.: l'accusa di avere ucciso e violentato Fortuna Loffredo è diventata subito una condanna. Senza appello. Il linciaggio nei confronti di R.C., l'uomo accusato di aver violentato e ucciso Fortuna Loffredo, si poteva prevedere. Il giorno in cui all'uomo, già in carcere sempre con l'accusa di pedofilia, è arrivata la nuova accusa, un gruppo di persone a Caivano ha tentato di dare fuoco alla casa della moglie che è ai domiciliari.

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Caccia all'orco. Ma se l'orco fosse innocente?

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di Piero Sansonetti

 

Il Dubbio, 2 maggio 2016

 

Speriamo che sia colpevole, questo disoccupato napoletano che è stato incriminato ieri, accusato di pedofilia e di omicidio volontario. Perché se invece è innocente allora ci troveremmo di fronte a una vera e propria mostruosità giudiziaria. Gli hanno consegnato il mandato di cattura l'altra mattina. Accusandolo di avere violentato e ucciso una bambinetta di sei anni. Poi hanno dato il suo nome ai giornalisti e lo hanno indicato come bersaglio per chi volesse dare il via al linciaggio.
Nome cognome, indirizzo di casa e indirizzo di casa della sua compagna. Il linciaggio è iniziato immediatamente. Sui network, sui siti dei giornali (impressionante il linguaggio medievale che si legge sul sito di un giornale moderno e progressista come Repubblica, dove su centinaia di commenti uno solo, firmato da un certo "nonstoconoriana", aveva le caratteristiche della ragionevolezza e del minimo rispetto del diritto). Poi è iniziato il linciaggio vero e proprio. Fisico. Un gruppo di giustizieri è andato a casa della compagna di questo signore e ha lanciato delle molotov, rischiando di provocare un incendio e una tragedia.
Noi non trascriveremo il nome dell'imputato, anche se tutti i giornali lo hanno scritto e hanno anche spiegato che è colpevole. Ci limitiamo a raccontare la storia. Anzi, quel poco che riusciamo a sapere della storia e delle accuse. Nel giugno del 2014 a Caivano, in provincia di Napoli, una ragazzina di sei anni, Fortuna Loffredo, vola giù da un balcone del sesto piano e muore. Si pensa a un incidente. Poi invece la polizia sospetta che sia omicidio. Fortuna abitava in un condominio molto grande e dove pare ci fosse un tasso alto di criminalità. I giornali sostengono anche che ci fosse un tasso alto di pedofilia. Chissà se è vero, o se è leggenda metropolitana. Dal punto di vista statistico è un fatto curioso che molti pedofili siano raggruppati in uno stesso edificio.
Fatto stà che molti sospettavano di questo disoccupato che viveva lì con la sua compagna e con i figli suoi e della sua compagna. E sospettavano di lui perché qualche anno prima era successo un incidente simile ed era successo proprio alla bambina della compagna di questo signore. Che era morta anche lei cadendo da un balcone. Però sembra che all'epoca i due ancora non si conoscessero. E comunque nessuno fu indiziato di omicidio. I sospetti contro il disoccupato sono cresciuti quando, qualche mese fa, è stato accusato di molestie e violenza sessuale nei confronti della propria figlia. Una ragazzina di 12 anni. Ed è stato arrestato.
Poi nei giorni scorsi la svolta sulla morte di Fortuna. Gli inquirenti ritengono di avere raccolto sufficienti indizi e di avere abbattuto quello che definiscono il muro dell'omertà. Come? Nessun adulto ha visto niente, ma hanno visto qualcosa tre bambini. E dopo un anno questi tre bambini hanno ricordato alcuni episodi, e lo hanno detto alla polizia e al magistrato che ha fatto scattare il mandato di cattura.
Si sa talmente poco su questa vicenda, che è insensato dire se le accuse possono avere o no un fondamento. Anche se così, d'istinto, viene da osservare che se le prove stanno tutte nel racconto tardivo di tre bambini, beh, allora praticamente è un castello sull'acqua. Vi ricordate della famosa inchiesta sulle maestre di Riano, vicino a Roma, seppellite in una mare di fango e di orrore e poi assolte con formula strapiena? Ecco, magari proprio questo precedente - o se vi piace di più ci sarebbe il precedente del povero Girolimoni, annientato dalle calunnie quasi un secolo fa e poi riabilitato - avrebbe dovuto spingere a un po' di prudenza.

 
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