Giovedì 30 Giugno 2016
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L'APPELLO DI RISTRETTI ORIZZONTI

 

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Mattarella in pressing per la riforma della giustizia

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di Liana Milella

 

La Repubblica, 29 giugno 2016

 

Intervengono Mattarella e Grasso. Chiedono un'accelerazione secca del disegno di legge Orlando sul processo penale che contiene nuove regole sulla prescrizione, la famosa delega sulla riforma delle intercettazioni e una stretta sui ricorsi in Appello e in Cassazione.

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Davigo: "Italia paese sicuro, non date retta alla tv"

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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 29 giugno 2016

 

Il capo dell'Anm "quasi garantista" a sorpresa: la criminalità è in diminuzione.
Tutto si può dire di Piercamillo Davigo ma non che falsifichi le prove. Non lo ha mai fatto nella sua brillante carriera di magistrato inquirente, non deraglia dal principio di onestà neppure ora che guida l'Associazione nazionale magistrati. Dà anzi dimostrazione di sapersi attenere ai fatti su un terreno tutt'altro che neutro per un conservatore "legge e ordine" come lui: la sicurezza. "Gli italiani sono convinti di vivere in un Paese insicuro", dice a una tavola rotonda sulla legalità. "ma in Italia abbiamo meno omicidi di Francia e Germania, che sono considerati Paesi abbastanza sicuri".

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Intercettazioni, l'allarme del Garante della privacy

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di Tommaso Ciriaco

 

La Repubblica, 29 giugno 2016

 

Le intercettazioni che toccano la vita privata delle persone restino fuori dal processo e lontane dai media. È la linea del garante della privacy Antonello Soro, accompagnata dall'invito a intervenire per evitare abusi o forzature.

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Chiamare di continuo l'ex per i soldi ai figli non è molestia

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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2016

 

Corte di cassazione, sentenza 28 giugno 2016, n. 26776. Nessuna condanna per molestie alla ex moglie che telefona in modo insistente e invia sms all'ex marito anche di notte, se il suo scopo è parlare dei figli e ottenere il rispetto degli obblighi di mantenimento. La Cassazione (sentenza 26776) accoglie il ricorso della signora contro la condanna, inflitta dal Tribunale, per molestia e disturbo. Il consorte separato aveva querelato la ex, che per oltre un mese lo aveva raggiunto ad ogni ora, malgrado l'uomo avesse più volte cambiato il numero di telefono. Secondo i giudici di merito il mezzo telefonico non era stato usato come strumento normale di comunicazione ma per molestare (articolo 660 del codice penale). La ricorrente porta però in Cassazione le sue giustificazioni. Intanto la parte "lesa" nella vicenda era stata condannata per violazione degli obblighi di assistenza familiare. La signora, che era stata sfrattata per morosità e aveva difficoltà a gestire i figli, non chiamava e inviava sms per disturbare l'ex ma per cercare un contatto nell'interesse dei figli.

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Avvocati, turbativa d'asta: il ruolo esecutivo non attenua le esigenze cautelari

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2016

 

Corte di cassazione - Sezione VI penale - Sentenza 28 giugno 2016 n. 26638. No alla attenuazione della misura cautelare - dai domiciliari all'obbligo di firma - per due avvocati amministrativisti accusati di concorso - insieme ad alcuni dirigenti di un Consorzio veneto per la fornitura di energia ai comuni - in tre episodi di turbativa d'asta. Per la Corte di cassazione, sentenza 28 giugno 2016 n. 26638, che ha accolto sotto questo profilo il ricorso della Procura, il ruolo specificamente "esecutivo" attribuito agli avvocati, non è per questo meno rilevante, essendosi al contrario rivelato, come del resto ricostruito nelle fasi di merito, "assolutamente necessario" per la riuscita dell'operazione.
Nel ricorso il procuratore della repubblica di Venezia aveva infatti evidenziato, per un verso, "l'incongruenza fra la "parte motivazionale, scrupolosa e ben articolata", dedicata all'illustrazione dei gravi indizi di colpevolezza, e la successiva attribuzione di "un mero ruolo esecutivo nella commissione dei reati" ai due prevenuti", che si sottolinea essere ""due avvocati, professionisti del settore, inseriti nel più importante studio di diritto amministrativo di Verona", dai quali non sarebbe provenuto alcun segno di resipiscenza". Per l'altro, "l'inidoneità della misura alternativa imposta dal Tribunale "a tutelare alcuna esigenza cautelare".
Secondo la Suprema corte non si può che partire dalla gravità indiziaria così come ricostruita dal giudice del riesame. Risulta dunque che i due legali hanno partecipato alla "consapevole manipolazione di tre gare d'appalto (art. 353 e 353 bis c.p.), perché stabilmente inseriti, per diversi mesi, in un'organizzazione criminosa che delle turbative d'asta aveva fatto una ragione sociale (art. 416 c.p.)". Operando con ruoli ben definiti, commissario l'uno, responsabile unico del procedimento l'altro, "assolutamente necessari per la riuscita delle operazioni".
Non solo, essi "hanno continuato a dimostrare fedeltà, anche dopo aver saputo che il loro "istruttore" era stato denunciato alla Procura di Vicenza ed hanno cercato di manipolare le carte anche dopo l'intervento della GdF. Così ricostruita la vicenda, non trova ascolto la doglianza dei legali secondo cui erano trascorsi diversi mesi dall'adozione del primo provvedimento restrittivo, tradendo il requisito dell'"attualità" introdotto dalla legge 47/2015 per le misure cautelari.
Per i giudici di Piazza Cavour, infatti, l'intervento del Legislatore è "significativo essenzialmente del più pregnante obbligo motivazionale che si è voluto imporre al giudice" a seguito del trascorrere del tempo dalla commissione del reato, "senza che ciò debba far perdere di vista la distinzione tra "attualità" ed "immediatezza" delle esigenze medesime", "nella sostanza esplicitando e dando veste normativa ad un dato già enucleabile dal precedente assetto". In questo senso il riferimento, compiuto dal Tribunale di Venezia, "alla gravità dei fatti ed alla messa a disposizione, da parte dei due indagati, delle funzioni professionali loro proprie al servizio di operazioni chiaramente connotate in senso illecito non costituiscono affatto espressioni di stile" ma anzi "costituiscono i parametri di riferimento che il testo vigente dell'art. 274 del codice di rito indica ai fini della formulazione di una corretta prognosi di recidiva".
Infine, l'affermazione del Tribunale, che fa discendere il "ruolo prevalentemente esecutivo" dal fatto di essersi occupati delle "funzioni che altri [...] avevano loro assegnato" è, in sé corretta, ma, "non è affatto equipollente di ruolo scarsamente significativo" proprio alla luce "delle competenze tecniche di cui sono in possesso, quali avvocati specializzati in ambito amministrativo". "Le considerazioni che precedono - conclude la sentenza - valgono a significare l'indubbia fondatezza delle doglianze del p.m., quanto alla cesura logica che inficia il ragionamento del Tribunale, relativamente all'equazione: ruolo esecutivo dei due indagati in questione = affievolimento delle cautele necessarie".

 
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